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La dequalificazione professionale può ledere i diritti fondamentali del lavoratore

La valutazione del danno viene svolta dal Giudice in via equitativa

Il demansionamento professionale di un lavoratore non solo viola lo specifico divieto di cui all'art. 2103 c.c. ma ridonda in lesione del diritto fondamentale, da riconoscere al lavoratore anche in quanto cittadino, alla libera esplicazione della sua personalità nel luogo di lavoro, con la conseguenza che i provvedimenti del datore di lavoro che illegittimamente ledono tale diritto vengono immancabilmente a ledere l'immagine professionale e la dignità personale del lavoratore. La valutazione di siffatto pregiudizio, per sua natura privo delle caratteristiche della patrimonialità, non può che essere effettuata dal giudice alla stregua di un parametro equitativo, essendo difficilmente utilizzabili parametri economici o reddituali.



(Cassazione - Sezione Lavoro, Sentenza 26 maggio 2004, n. 10157)

Le disposizioni sui buoni pasto sono state convertite in legge?

Dopo il sì della Camera dei Deputati si attende il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri

La Camera dei Deputati in data 30 luglio 2005 ha definitivamente approvato, nell'ambito della legge di conversione del decreto n. 115 del 2005 sulla Pubblica Amministrazione (c.d. "decreto omnibus"), le disposizioni riguardanti la questione dei buoni pasto.

Sarà un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare su proposta del Ministro delle Attività Produttive entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione, a dettare la nuova disciplina dei buoni pasto, tra cui i criteri per l'aggiudicazione delle gare secondo l'offerta economicamente più vantaggiosa e i requisiti degli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, delle mense aziendali ed interaziendali, nonché degli altri esercizi convenzionabili per l'erogazione dei servizi sostitutivi di mensa.


L’orario massimo della prestazione lavorativa

La Circolare del Ministero del Welfare 3 marzo 2005 ha chiarito le disposizioni del D.Lgs. 66/2003

Un aspetto importante del D.Lgs. 66/03, approfondito dalla Circolare del Ministero del Welfare del 3 marzo 2005, riguarda la durata massima dell'orario di lavoro, che non può essere superiore a 48 ore.

Occorre precisare che non è più previsto esplicitamente un limite giornaliero di durata della prestazione lavorativa; l'unica limitazione può ricavarsi dalla combinazione degli articoli 7 e 8 del decreto 2003 nella misura di 13 ore giornaliere, ferme restando le pause.

Ma, come si calcolano queste 48 ore? Il calcolo della prestazione massima di lavoro si può considerare uno degli aspetti più innovativi della nuova disciplina e su cui si attendevano chiarimenti.

Ai fini del calcolo della media il gestore non deve computare le giornate di ferie e malattia.

Il Ministero ha ritenuto di poter equiparare a tali assenze anche quelle dovute a infortunio e gravidanza: questo perché tali eventi si ricollegano allo stato di salute del dipendente.


Che cosa prevede l’ordinamento in tema di crediti dell’albergatore?

La tutela fornita dal Codice Civile

La tutela dei crediti dell'albergatore è la ratio dell'art. 2760 C.C. (Crediti dell'albergatore), il quale così dispone:



"I crediti dell'albergatore per mercedi e somministrazioni verso le persone albergate hanno privilegio sulle cose da queste portate nell'albergo e nelle dipendenze e che continuano a trovarvisi (1783 e seguenti).

Il privilegio ha effetto anche in pregiudizio dei terzi che hanno diritti sulle cose stesse, a meno che l'albergatore fosse a conoscenza di tali diritti al tempo in cui le cose sono state portate nell'albergo".


Quando l’infortunio del lavoratore è considerato “in itinere”?

Il Decreto legislativo n. 38/2000 ha ampliato la copertura assicurativa dei lavoratori contro tali infortuni

Nel caso di infortunio, il lavoratore è coperto dalla tutela assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, facente capo all'INAIL, Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.

E' sufficiente che lo svolgimento dell'attività lavorativa abbia creato un rischio specifico, rispetto a quelli generici cui il lavoratore è esposto, come ogni altro individuo.

Il caso dell'infortunio "in itinere" (durante il percorso) è l'esempio più chiaro e ricorrente di questo principio.

Se il dipendente si infortuna mentre si reca sul posto di lavoro o da questo fa ritorno, l'evento si considera come avvenuto nel corso dell'attività lavorativa.

La copertura assicurativa dei lavoratori contro gli infortuni "in itinere" si è particolarmente ampliata con il decreto legislativo n. 38/2000, perché l'art. 12 ha di fatto stabilito che questa ha inizio nel momento in cui il lavoratore esce di casa, e termina nel momento in cui il medesimo vi rientra, salvo alcune precise eccezioni.

Si ha infatti infortunio "in itinere", secondo la normativa vigente introdotta nel 2000, durante il normale percorso del lavoratore:

a) di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;

b) tra due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro;

c) di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione del pasto in assenza di mensa (circostanza rara, ma teoricamente possibile anche nel settore dei bar e della ristorazione).

L’orario di chiusura dei distributori automatici di sigarette

Sentenza del TAR del Lazio n. 991/2005

Con la sentenza n. 991/2005 il TAR del Lazio ha disposto che i distributori automatici di sigarette devono restare chiusi dalle sette alle ventitrè per tutelare la salute dei minori.

E' stato così sospeso il provvedimento dei Monopoli di Stato che autorizzava il funzionamento dei distributori automatici di sigarette nelle ore e nei giorni di chiusura dei rivenditori, andando a modificare anche la fascia oraria di chiusura delle macchinette fissata non più dalle sette alle ventitrè, ma dalle sette alle ventuno.



Il TAR ha constatato che tale provvedimento, liberalizzando la vendita di tabacchi self-service senza alcuna restrizione negli orari di chiusura degli esercizi, consentiva di fatto ai fumatori minorenni un comodo acquisto dei prodotti loro vietati.

L'orario attuale di chiusura dei distributori automatici è dunque quello originario, e cioè dalle 7 alle 23.

Recedere dall’acquisto di una vacanza

La disciplina del d.lgs. n. 111/1995



L'art. 10 del decreto legislativo n. 111 del 1995, attuativo della direttiva comunitaria 90/314 concernente i viaggi e le vacanze "tutto compreso", prevede espressamente che il viaggiatore che si trovasse nell'impossibilità di usufruire del viaggio prenotato può cedere la propria prenotazione, a condizione che:

a) l'organizzatore sia informato per iscritto entro quattro giorni lavorativi prima della data fissata per la partenza, e riceva contestualmente le generalità dell'amico-cessionario;

b) il cessionario abbia gli stessi requisiti del cedente (ad es. sia in regola con il passaporto, i visti, i certificati sanitari richiesti, ecc.)

c) il cessionario rimborsi all'organizzatore tutte le spese da questi sostenute per procedere alla sostituzione.

Si noti che il cliente rinunciatario dovrà in ogni caso corrispondere la propria quota d'iscrizione e sarà solidamente responsabile con il cessionario per il pagamento del saldo del prezzo, nonché degli importi di cui alla lettera c).

Qualora il consumatore non sia in grado di farsi sostituire, sarà costretto a recedere dalla vacanza. La legge distingue due tipi di recesso: quello per giusta causa e quello senza giusta causa.

Il recesso per giusta causa - caratterizzato dal fatto che il recedente non è tenuto a corrispondere alcunché - è previsto dalla legge nei seguenti casi:

a) revisione del prezzo al rialzo superiore al 10% dell'importo originario avvenuta dopo la conclusione del contratto, ma comunque non oltre i 20 giorni antecedenti la partenza;

b) aumento di prezzo resosi necessario per l'organizzatore in prossimità della partenza (ad es. è aumentato il costo del carburante degli aerei), e quindi anche nei 20 giorni a questa antecedenti, e non accettato dal consumatore;

c) annullamento del viaggio da parte dell'organizzatore (ad es. perché non è stato raggiunto il numero minimo previsto di partecipanti) e rifiuto da parte del consumatore di usufruire di un pacchetto turistico alternativo.

Nel caso di recesso senza giusta causa, legato a motivi strettamente personali del consumatore, il recedente è invece sempre tenuto al pagamento delle spese d'iscrizione ed a versare, a titolo di penale per il recesso, una somma di denaro tanto più alta quanto il diritto di recesso è esercitato in prossimità della partenza.

Quali sono i familiari che possono entrare a far parte di un’impresa familiare?

Il legislatore fa riferimento ad un concetto di famiglia “estesa”



Il riferimento normativo che disciplina l'impresa familiare, istituto molto diffuso nelle gestioni di alberghi, ristoranti e bar, è l'art. 230-bis del Codice Civile.

Secondo il codice civile, il termine "familiare" indica il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo.

Si noti che i familiari non devono necessariamente essere conviventi, ma solo prestare in modo continuativo il loro lavoro nell'impresa, senza essere legati da un contratto di lavoro con l'imprenditore.

Se il lavoratore presta mansioni superiori a quelle per le quali è stato assunto…

L’ipotesi è espressamente disciplinata dall’ordinamento (art. 2103 C.C.)



Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.

Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi.

Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.


I contratti a tempo parziale

Decreto legislativo n. 276/2003, attuativo della legge n. 30 del 14 febbraio 2003

Il rapporto di lavoro "stagionale" può oggi essere disciplinato secondo nuove tipologie, tra cui spicca in particolare il contratto a tempo parziale.



In Italia i contratti a tempo parziale (part-time) sono soltanto 9 su cento, contro il 18 per cento della media europea, il 25 per cento della Gran Bretagna, il 42 per cento dell'Olanda.

Il part-time era in passato sgradito alle imprese, perché regolato in Italia più rigidamente rispetto agli altri paesi europei.

La riforma mira ad equilibrare l'esigenza dei lavoratori di disporre ed organizzare una parte del tempo per finalità diverse dal lavoro, con quella dei datori di ampliare o modificare il numero dei lavoratori e tempo di lavoro, in relazione all'emergere delle esigenze stagionali.

Il lavoro a tempo parziale può trasformare in un rapporto a tempo indeterminato forme di lavoro precarie o sommerse.

Sul problema della stagionalità, basti pensare alla possibilità di sostituire i periodici contratti di lavoro stagionali, per definizione precari, con contratti a tempo indeterminato di part-time cosiddetto "verticale" (lavoro a tempo pieno per settimane o mesi, alternato a periodi di non lavoro).

Riforma del settore del commercio

Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114

Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114

"Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59"



pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 1998 - Supplemento Ordinario n. 80



Titolo II



Requisiti per l'esercizio dell'attivita' commerciale



Art. 5.



Requisiti di accesso all'attivita'



1. Ai sensi del presente decreto l'attivita' commerciale puo' essere esercitata con riferimento ai seguenti settori merceologici: alimentare e non alimentare.



2. Non possono esercitare l'attivita' commerciale, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione:



a) coloro che sono stati dichiarati falliti;



b) coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale e' prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;



c) coloro che hanno riportato una condanna a pena detentiva, accertata con sentenza passata in giudicato, per uno dei delitti di cui al titolo II e VIII del libro II del codice penale, ovvero di ricettazione, riciclaggio, emissione di assegni a vuoto, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina;



d) coloro che hanno riportato due o piu' condanne a pena detentiva o a pena pecuniaria, nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attivita', accertate con sentenza passata in giudicato, per uno dei delitti previsti dagli articoli 442, 444, 513, 513-bis, 515, 516 e 517 del codice penale, o per delitti di frode nella preparazione o nel commercio degli alimenti, previsti da leggi speciali;



e) coloro che sono sottoposti ad una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza.



3. L'accertamento delle condizioni di cui al comma 2 e' effettuato sulla base delle disposizioni previste dall'articolo 688 del codice di procedura penale, dall'articolo 10 della legge 4 gennaio 1968, n.15, dall'articolo 10-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575, e dall'articolo 18 della legge 7 agosto 1990, n. 241.



4. Il divieto di esercizio dell'attivita' commerciale, ai sensi del comma 2 del presente articolo, permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena e' stata scontata o si sia in altro modo estinta, ovvero, qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena, dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza.



5. L'esercizio, in qualsiasi forma, di un'attivita' di commercio relativa al settore merceologico alimentare, anche se effettuata nei confronti di una cerchia determinata di persone, e' consentito a chi e' in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:



a) avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla regione o dalle province autonome di Trento e di Bolzano;



b) avere esercitato in proprio, per almeno due anni nell'ultimo quinquennio, l'attivita' di vendita all'ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari; o avere prestato la propria opera, per almeno due anni nell'ultimo quinquennio, presso imprese esercenti l'attivita' nel settore alimentare, in qualita' di dipendente qualificato addetto alla vendita o all'amministrazione o, se trattasi di coniuge o parente o affine, entro il terzo grado dell'imprenditore, in qualita' di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all'INPS;



c) essere stato iscritto nell'ultimo quinquennio al registro esercenti il commercio di cui alla legge 11 giugno 1971, n. 426, per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b) e c) dell'articolo 12, comma 2, del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375.



6. In caso di societa' il possesso di uno dei requisiti di cui al comma 5 e' richiesto con riferimento al legale rappresentante o ad altra persona specificamente preposta all'attivita' commerciale.



7. Le regioni stabiliscono le modalita' di organizzazione, la durata e le materie del corso professionale di cui al comma 5, lettera a), garantendone l'effettuazione anche tramite rapporti convenzionali con soggetti idonei. A tale fine saranno considerate in via prioritaria le camere di commercio, le organizzazioni imprenditoriali del commercio piu' rappresentative e gli enti da queste costituiti.



8. Il corso professionale ha per oggetto materie idonee a garantire l'apprendimento delle disposizioni relative alla salute, alla sicurezza e all'informazione del consumatore. Prevede altresi' materie che hanno riguardo agli aspetti relativi alla conservazione, manipolazione e trasformazione degli alimenti, sia freschi che conservati.



9. Le regioni stabiliscono le modalita' di organizzazione, la durata e le materie, con particolare riferimento alle normative relative all'ambiente, alla sicurezza e alla tutela e informazione dei consumatori, oggetto di corsi di aggiornamento finalizzati ad elevare il livello professionale o riqualificare gli operatori in attivita'. Possono altresi' prevedere forme di incentivazione per la partecipazione ai corsi dei titolari delle piccole e medie imprese del settore commerciale.



10. Le regioni garantiscono l'inserimento delle azioni formative di cui ai commi 7 e 9 nell'ambito dei propri programmi di formazione professionale.



11. L'esercizio dell'attivita' di commercio all'ingrosso, ivi compreso quello relativo ai prodotti ortofrutticoli, carnei ed ittici, e' subordinato al possesso dei requisiti del presente articolo. L'albo istituito dall'articolo 3 della legge 25 marzo 1959, n. 125, e' soppresso.



Art. 18



Vendita per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione



1. La vendita al dettaglio per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione e' soggetta a previa comunicazione al comune nel quale l'esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede legale. L'attivita' puo' essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.



2. E' vietato inviare prodotti al consumatore se non a seguito di specifica richiesta. E' consentito l'invio di campioni di prodotti o di omaggi, senza spese o vincoli per il consumatore.



3. Nella comunicazione di cui al comma 1 deve essere dichiarata la sussistenza del possesso dei requisiti di cui all'articolo 5 e il settore merceologico.



4. Nei casi in cui le operazioni di vendita sono effettuate tramite televisione, l'emittente televisiva deve accertare, prima di metterle in onda, che il titolare dell'attivita' e' in possesso dei requisiti prescritti dal presente decreto per l'esercizio della vendita al dettaglio. Durante la trasmissione debbono essere indicati il nome e la denominazione o la ragione sociale e la sede del venditore, il numero di iscrizione al registro delle imprese ed il numero della partita IVA. Agli organi di vigilanza e' consentito il libero accesso al locale indicato come sede del venditore.



5. Le operazioni di vendita all'asta realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione sono vietate.



6. Chi effettua le vendite tramite televisione per conto terzi deve essere in possesso della licenza prevista dall'articolo 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.



7. Alle vendite di cui al presente articolo si applicano altresi' le disposizioni di cui al decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali.



Art. 19.



Vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori



1. La vendita al dettaglio o la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio dei consumatori, e' soggetta a previa comunicazione al comune nel quale l'esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede legale.



2. L'attivita' puo' essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1.



3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti di cui all'articolo 5 e il settore merceologico.



4. Il soggetto di cui al comma 1, che intende avvalersi per l'esercizio dell'attivita' di incaricati, ne comunica l'elenco all'autorita' di pubblica sicurezza del luogo nel quale ha la residenza o la sede legale e risponde agli effetti civili dell'attivita' dei medesimi. Gli incaricati devono essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5, comma 2.



5. L'impresa di cui al comma 1 rilascia un tesserino di riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare non appena esse perdano i requisiti richiesti dall'articolo 5, comma 2.



6. Il tesserino di riconoscimento di cui al comma 5 deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalita' e la fotografia dell'incaricato, l'indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto dell'attivita' dell'impresa, nonche' del nome del responsabile dell'impresa stessa, e la firma di quest'ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita.



7. Le disposizioni concernenti gli incaricati si applicano anche nel caso di operazioni di vendita a domicilio del consumatore effettuate dal commerciante sulle aree pubbliche in forma itinerante.



8. Il tesserino di riconoscimento di cui ai commi 5 e 6 e' obbligatorio anche per l'imprenditore che effettua personalmente le operazioni disciplinate dal presente articolo.



9. Alle vendite di cui al presente articolo si applica altresi' la disposizione dell'articolo 18, comma 7.



Art. 20.



Propaganda a fini commerciali



1. L'esibizione o illustrazione di cataloghi e l'effettuazione di qualsiasi altra forma di propaganda commerciale presso il domicilio del consumatore o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi di lavoro, studio, cura o svago, sono sottoposte alle disposizioni sugli incaricati e sul tesserino di riconoscimento di cui all'articolo 19, commi 4, 5, 6 e 8.



Art. 21.



Commercio elettronico



1. Il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato promuove l'introduzione e l'uso del commercio elettronico con azioni volte a:



a) sostenere una crescita equilibrata del mercato elettronico;



b) tutelare gli interessi dei consumatori;



c) promuovere lo sviluppo di campagne di informazione ed apprendimento per operatori del settore ed operatori del servizio;



d) predisporre azioni specifiche finalizzate a migliorare la competitivita' globale delle imprese, con particolare riferimento alle piccole e alle medie, attraverso l'utilizzo del commercio elettronico;



e) favorire l'uso di strumenti e tecniche di gestione di qualita' volte a garantire l'affidabilita' degli operatori e ad accrescere la fiducia del consumatore;



f) garantire la partecipazione italiana al processo di cooperazione e negoziazione europea ed internazionale per lo sviluppo del commercio elettronico.



2. Per le azioni di cui al comma 1 il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato puo' stipulare convenzioni e accordi di programma con soggetti pubblici o privati interessati, nonche' con associazioni rappresentative delle imprese e dei consumatori.



Titolo VII



Sanzioni



Art. 22.



Sanzioni e revoca



1. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 5, 7, 8, 9, 16, 17, 18 e 19 del presente decreto e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 5.000.000 a lire 30.000.000.



2. In caso di particolare gravita' o di recidiva il sindaco puo' inoltre disporre la sospensione della attivita' di vendita per un periodo non superiore a venti giorni. La recidiva si verifica qualora sia stata commessa la stessa violazione per due volte in un anno, anche se si e' proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione.



3. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 11, 14, 15 e 26, comma 5, del presente decreto e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 1.000.000 a lire 6.000.000.



4. L'autorizzazione all'apertura e' revocata qualora il titolare:



a) non inizia l'attivita' di una media struttura di vendita entro un anno dalla data del rilascio o entro due anni se trattasi di una grande struttura di vendita, salvo proroga in caso di comprovata necessita';



b) sospende l'attivita' per un periodo superiore ad un anno;



c) non risulta piu' provvisto dei requisiti di cui all'articolo 5, comma 2;



d) nel caso di ulteriore violazione delle prescrizioni in materia igienico-sanitaria avvenuta dopo la sospensione dell'attivita' disposta ai sensi del comma 2.



5. Il sindaco ordina la chiusura di un esercizio di vicinato qualora il titolare:



a) sospende l'attivita' per un periodo superiore ad un anno;



b) non risulta piu' provvisto dei requisiti di cui all'articolo 5, comma 2;



c) nel caso di ulteriore violazione delle prescrizioni in materia igienico-sanitaria avvenuta dopo la sospensione dell'attivita' disposta ai sensi del comma 2.



6. In caso di svolgimento abusivo dell'attivita' il sindaco ordina la chiusura immediata dell'esercizio di vendita.



7. Per le violazioni di cui al presente articolo l'autorita' competente e' il sindaco del comune nel quale hanno avuto luogo. Alla medesima autorita' pervengono i proventi derivanti dai pagamenti in misura ridotta ovvero da ordinanze ingiunzioni di pagamento.



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AUTORIZZAZIONE PUBBLICI ESERCIZI

Legge 25 agosto 1991, n. 287



Aggiornamento della normativa sull'insediamento e sull'attività dei pubblici esercizi Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 3 settembre 1991, n. 206.



Articolo 1



Ambito di applicazione della legge e abrogazioni espresse.



1. La presente legge si applica alle attività di somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande. Per somministrazione si intende la vendita per il consumo sul posto, che comprende tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti nei locali dell'esercizio o in una superficie aperta al pubblico, all'uopo attrezzati.



2. La presente legge si applica altresì alla somministrazione al pubblico di alimenti e bevande effettuata con distributori automatici in locali esclusivamente adibiti a tale attività.



3. Sono abrogati la legge 14 ottobre 1974, n. 524 , e l'articolo 6 della legge 11 giugno 1971, n. 426 . Restano abrogati gli articoli 89,90,91,95,96,97 e 103,terzo e quarto comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R.D.18 giugno 1931, n.773, nonché le disposizioni contenute nei decreti legislativi del Capo provvisorio dello Stato 28 giugno 1946 n. 78, e 10 luglio 1947 n.705, ratificati con legge 22 aprile 1953 n. 342, e le disposizioni di cui alla legge 8 luglio 1949 n. 478.



4. Le disposizioni della presente legge si applicano nelle regioni a statuto speciale in quanto compatibili con le norme dei rispettivi statuti.



5. Restano ferme le disposizioni della legge 5 dicembre 1985, n. 730 , nonché l'articolo 5, sesto comma, della legge 8 agosto 1985, n. 443.



Articolo 2



Iscrizione nel registro degli esercenti il commercio.



1. L'esercizio delle attività di cui all'articolo 1, comma 1, è subordinato alla iscrizione del titolare dell'impresa individuale o del legale rappresentante della società, ovvero di un suo delegato, nel registro degli esercenti il commercio di cui all'articolo 1 della legge 11 giugno 1971, n. 426, e successive modificazioni e integrazioni, e al rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 3, comma 1, della presente legge.



2. L'iscrizione nel registro di cui al comma 1 è subordinata al possesso dei seguenti requisiti:



a) maggiore età, ad eccezione del minore emancipato autorizzato a norma di legge all'esercizio di attività commerciale;



b) aver assolto agli obblighi scolastici riferiti al periodo di frequenza del richiedente;



c) aver frequentato con esito positivo corsi professionali istituiti o riconosciuti dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano, aventi a oggetto l'attività di somministrazione di alimenti e di bevande, o corsi di una scuola alberghiera o di altra scuola a specifico indirizzo professionale, ovvero aver superato, dinanzi a una apposita commissione costituita presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un esame di idoneità all'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e di bevande.



3. Sono ammessi all'esame previsto al comma 2, lettera c), coloro che sono in possesso di titolo di studio universitario o di istruzione secondaria superiore nonché coloro che hanno prestato servizio, per almeno due anni negli ultimi anni, presso imprese esercenti attività di somministrazione di alimenti e di bevande, in qualità di dipendenti qualificati addetti alla somministrazione, alla produzione o all'amministrazione o, se trattasi di coniuge, parente o affine entro il terzo grado dell'imprenditore, in qualità di coadiutore.



4. Salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione, e fermo quanto disposto dal comma 5, non possono essere iscritti nel registro di cui al comma 1 e, se iscritti, debbono essere cancellati coloro:



a) che sono stati dichiarati falliti;



b) che hanno riportato una condanna per delitto non colposo a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni;



c) che hanno riportato una condanna per reati contro la moralità pubblica e il buon costume o contro l'igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro secondo, titolo VI, capo II, del codice penale; per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti; per reati concernenti la prevenzione dell'alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d'azzardo, le scommesse clandestine e la turbativa di competizioni sportive; per infrazioni alle norme sul gioco del lotto;



d) che hanno riportato due o più condanne nel quinquennio precedente per delitti di frode nella preparazione o nel commercio degli alimenti, compresi i delitti di cui al libro secondo, titolo VIII, capo II, del codice penale;



e) che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui all'articolo 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o nei cui confronti è stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni ed integrazioni, ovvero sono sottoposti a misure di sicurezza o sono dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza;



f) che hanno riportato condanna per delitti contro la personalità dello Stato o contro l'ordine pubblico, ovvero per delitti contro la persona commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione.



5. Nelle ipotesi di cui al comma 4, lettere b), c), d) ed f), il divieto di iscrizione nel registro di cui al comma 1 ha la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata o si sia in qualsiasi altro modo estinta ovvero, qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena, dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza.



Articolo 3



Rilascio delle autorizzazioni.



1. L'apertura e il trasferimento di sede degli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, sono soggetti ad autorizzazione, rilasciata dal sindaco del comune nel cui territorio è ubicato l'esercizio, sentito il parere della commissione competente ai sensi dell'articolo 6, con l'osservanza dei criteri e parametri di cui al comma 4 del presente articolo e a condizione che il richiedente sia iscritto nel registro di cui all'articolo 2. Ai fini del rilascio dell'autorizzazione il sindaco accerta la conformità del locale ai criteri stabiliti con decreto del Ministro dell'interno, ovvero si riserva di verificarne la sussistenza quando ciò non sia possibile in via preventiva. Il sindaco, inoltre, accerta l'adeguata sorvegliabilità dei locali oggetto di concessione edilizia per ampliamento.



2. L'autorizzazione ha validità fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello del rilascio, è automaticamente rinnovata se non vi sono motivi ostativi e si riferisce esclusivamente ai locali in essa indicati.



3. Ai fini dell'osservanza del disposto di cui all'articolo 4 del decreto-legge 9 dicembre 1986, n. 832 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1987, n. 15, i comuni possono assoggettare a vidimazione annuale le autorizzazioni relative agli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande ubicati in aree a particolare interesse storico e artistico.



4. Sulla base delle direttive proposte dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato - dopo aver sentito le organizzazioni nazionali di categoria maggiormente rappresentative - e deliberate ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera d), della legge 23 agosto 1988, n. 400 , le regioni - sentite le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, a livello regionale - fissano periodicamente criteri e parametri atti a determinare il numero delle autorizzazioni rilasciabili nelle aree interessate. I criteri e i parametri sono fissati in relazione alla tipologia degli esercizi tenuto conto anche del reddito della popolazione residente e di quella fluttuante, dei flussi turistici e delle abitudini di consumo extradomestico



5. Il comune, in conformità ai criteri e ai parametri di cui al comma 4, sentita la commissione competente ai sensi dell'articolo 6, stabilisce, eventualmente anche per singole zone del territorio comunale, le condizioni per il rilascio delle autorizzazioni.



6. I limiti numerici determinati ai sensi del comma 4 non si applicano per il rilascio delle autorizzazioni concernenti la somministrazione di alimenti e di bevande:



a) al domicilio del consumatore;



b) negli esercizi annessi ad alberghi, pensioni, locande o ad altri complessi ricettivi, limitatamente alle prestazioni rese agli alloggiati;



c) negli esercizi posti nelle aree di servizio delle autostrade e nell'interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime;



d) negli esercizi di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), nei quali sia prevalente l'attività congiunta di trattenimento e svago;



e) nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli cooperativi e degli enti a carattere nazionale le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell'interno;



f) esercitata in via diretta a favore dei propri dipendenti da amministrazioni, enti o imprese pubbliche;



g) in scuole; in ospedali; in comunità religiose; in stabilimenti militari, delle forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;



h) nei mezzi di trasporto pubblico.



7. Le attività di somministrazione di alimenti e di bevande devono essere esercitate nel rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica e igienico-sanitaria, nonché di quelle sulla destinazione d'uso dei locali e degli edifici, fatta salva l'irrogazione delle sanzioni relative alle norme e prescrizioni violate.



Articolo 4



Revoca dell'autorizzazione.



1. L'autorizzazione di cui all'articolo 3 è revocata:



a) qualora il titolare dell'autorizzazione medesima, salvo proroga in caso di comprovata necessità, non attivi l'esercizio entro centottanta giorni dalla data del rilascio ovvero ne sospenda l'attività per un periodo superiore a dodici mesi;



b) qualora il titolare dell'autorizzazione non sia più iscritto nel registro di cui all'articolo 2;



c) qualora venga meno la rispondenza dello stato dei locali ai criteri stabiliti dal Ministro dell'interno ai sensi dell'articolo 3, comma 1.



2. Alle autorizzazioni di cui all'articolo 3 non si applica l'articolo 99 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 .



Articolo 5



Tipologia degli esercizi.



1. Anche ai fini della determinazione del numero delle autorizzazioni rilasciabili in ciascun comune e zona, i pubblici esercizi di cui alla presente legge sono distinti in:



a) esercizi di ristorazione, per la somministrazione di pasti e di bevande, comprese quelle aventi un contenuto alcoolico superiore al 21 per cento del volume, e di latte (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari);



b) esercizi per la somministrazione di bevande, comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, nonché di latte, di dolciumi, compresi i generi di pasticceria e gelateria, e di prodotti di gastronomia (bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari);



c) esercizi di cui alle lettere a) e b), in cui la somministrazione di alimenti e di bevande viene effettuata congiuntamente ad attività di trattenimento e svago, in sale da ballo, sale da gioco, locali notturni, stabilimenti balneari ed esercizi similari;



d) esercizi di cui alla lettera b), nei quali è esclusa la somministrazione di bevande alcooliche di qualsiasi gradazione.



2. La somministrazione di bevande aventi un contenuto alcoolico superiore al 21 per cento del volume non è consentita negli esercizi operanti nell'ambito di impianti sportivi, fiere, complessi di attrazione dello spettacolo viaggiante installati con carattere temporaneo nel corso di sagre o fiere, e simili luoghi di convegno, nonché nel corso di manifestazioni sportive o musicali all'aperto. Il sindaco, con propria ordinanza, sentita la commissione competente ai sensi dell'articolo 6, può temporaneamente ed eccezionalmente estendere tale divieto alle bevande con contenuto alcoolico inferiore al 21 per cento del volume.



3. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro dell'interno, con proprio decreto, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , sentite le organizzazioni nazionali di categoria nonché le associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative a livello nazionale, può modificare le tipologie degli esercizi di cui al comma 1, in relazione alla funzionalità e produttività del servizio da rendere ai consumatori.



4. Gli esercizi di cui al presente articolo hanno facoltà di vendere per asporto le bevande nonché, per quanto riguarda gli esercizi di cui al comma 1, lettera a), i pasti che somministrano e, per quanto riguarda gli esercizi di cui al medesimo comma 1, lettera b), i prodotti di gastronomia e i dolciumi, compresi i generi di gelateria e di pasticceria. In ogni caso l'attività di vendita è sottoposta alle stesse norme osservate negli esercizi di vendita al minuto.



5. Negli esercizi di cui al presente articolo il latte può essere venduto per asporto a condizione che il titolare sia munito dell'autorizzazione alla vendita prescritta dalla legge 3 maggio 1989, n. 169 , e vengano osservate le norme della medesima.



6. È consentito il rilascio, per un medesimo locale, di più autorizzazioni corrispondenti ai tipi di esercizio di cui al comma 1, fatti salvi i divieti di legge. Gli esercizi possono essere trasferiti da tale locale ad altra sede anche separatamente, previa la specifica autorizzazione di cui all'articolo 3.



Articolo 6



Commissioni.



1. Nei comuni con popolazione superiore a diecimila abitanti è istituita una commissione composta:



a) dal sindaco, o da un suo delegato, che la presiede;



b) da un funzionario delegato dal questore;



c) dal direttore dell'ufficio provinciale dell'industria, del commercio e dell'artigianato o da un funzionario dallo stesso delegato;



d) da due rappresentanti designati dalle organizzazioni del commercio, del turismo e dei servizi maggiormente rappresentative a livello provinciale;



e) da un rappresentante designato dall'azienda di promozione turistica, ove esista;



f) da tre esperti nel settore della somministrazione di alimenti e di bevande, designati dalle organizzazioni nazionali di categoria maggiormente rappresentative;



g) da un rappresentante designato dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore maggiormente rappresentative a livello provinciale;



h) da un rappresentante designato dalle associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative a livello nazionale.



2. La commissione di cui al comma 1 è nominata dal consiglio comunale entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.



3. Per i comuni con popolazione non superiore a diecimila abitanti è istituita un'unica commissione per ciascuna provincia, composta:



a) dal presidente della giunta provinciale o da un suo delegato ovvero, per la regione Valle d'Aosta, dal presidente della giunta regionale o da un suo delegato, che la presiede;



b) dal sindaco del comune di volta in volta interessato o da un suo delegato;



c) da un funzionario delegato dal prefetto;



d) da un funzionario delegato dal questore;



e) dal direttore dell'ufficio provinciale dell'industria, del commercio e dell'artigianato, o da un funzionario dallo stesso delegato;



f) da due rappresentanti designati dalle organizzazioni del commercio, del turismo e dei servizi maggiormente rappresentative a livello provinciale;



g) da tre esperti nel settore della somministrazione di alimenti e di bevande designati dalle organizzazioni nazionali di categoria maggiormente rappresentative;



h) da un rappresentante designato dalle aziende di promozione turistica della provincia;



i) da un rappresentante designato dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore maggiormente rappresentative a livello provinciale;



l) da un rappresentante designato dalle associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative a livello nazionale.



4. La commissione di cui al comma 3 è nominata dal presidente della giunta provinciale ovvero, per la regione Valle d'Aosta, dal presidente della giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.



5. Le commissioni di cui ai commi 1 e 3 durano in carica quattro anni. Nei sei mesi antecedenti la scadenza, il sindaco per la commissione di cui al comma 1 e il presidente della giunta provinciale ovvero, per la regione Valle d'Aosta, il presidente della giunta regionale, per la commissione di cui al comma 3, richiedono le prescritte designazioni; qualora queste non siano pervenute alla data di scadenza, il sindaco e il presidente della giunta provinciale ovvero, per la regione Valle d'Aosta, il presidente della giunta regionale, procedono comunque alla nomina delle commissioni.



6. Il parere della commissione di cui al comma 3 del presente articolo, previsto dall'articolo 3, comma 1, ai fini del rilascio dell'autorizzazione, si intende favorevole qualora siano trascorsi quarantacinque giorni dalla richiesta di parere da parte del sindaco, senza che la commissione medesima si sia espressa in merito.



Articolo 7



Subingresso.



1. Il trasferimento della gestione o della titolarità di un esercizio di somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande per atto tra vivi o a causa di morte comporta la cessione all'avente causa dell'autorizzazione di cui all'articolo 3, sempre che sia provato l'effettivo trasferimento dell'attività e il subentrante sia regolarmente iscritto nel registro di cui all'articolo 2.



Articolo 8



Orario di attività.



1. Il sindaco, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l'azienda di promozione turistica nonché le associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative a livello nazionale, determina l'orario minimo e massimo di attività, che può essere differenziato nell'ambito dello stesso comune in ragione delle diverse esigenze e caratteristiche delle zone considerate.



2. È consentito all'esercente di posticipare l'apertura e anticipare la chiusura dell'esercizio fino a un massimo di un'ora rispetto all'orario minimo stabilito e di effettuare una chiusura intermedia dell'esercizio fino al limite massimo di due ore consecutive.



3. Gli esercenti hanno l'obbligo di comunicare preventivamente al comune l'orario adottato e di renderlo noto al pubblico con l'esposizione di apposito cartello, ben visibile.



4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano agli esercizi di cui all'articolo 3, comma 6.



5. Il sindaco, al fine di assicurare all'utenza, specie nei mesi estivi, idonei livelli di servizio, predispone, sentite le organizzazioni di categoria interessate nonché le associazioni dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative a livello nazionale, programmi di apertura per turno degli esercizi di cui alla presente legge. Gli esercenti devono rendere noti i turni al pubblico mediante l'esposizione, con anticipo di almeno venti giorni, di un apposito cartello ben visibile.



Articolo 9



Tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica.



1. Per i fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, il sindaco comunica al prefetto, entro dieci giorni dal rilascio, gli estremi delle autorizzazioni di cui all'articolo 3.



2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, gli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza effettuano i controlli e le autorità di pubblica sicurezza adottano i provvedimenti previsti dalle leggi vigenti.



3. La sospensione del titolo autorizzatorio prevista dall'articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, non può avere durata superiore a quindici giorni; è fatta salva la facoltà di disporre la sospensione per una durata maggiore, quando sia necessario per particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica specificamente motivate.



Articolo 10



Sanzioni.



1. A chiunque eserciti l'attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande senza l'autorizzazione di cui all'art. 3, ovvero quando questa sia stata revocata o sospesa, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire un milione a lire sei milioni



2. Alla stessa sanzione sono soggette le violazioni alle disposizioni della presente legge, ad eccezione di quelle relative alle disposizioni dell'articolo 8 per le quali si applica la sanzione amministrativa da lire trecentomila a lire due milioni .



3. Nelle ipotesi previste dai commi 1 e 2, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 17-ter e 17-quater del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773



4. L'ufficio provinciale dell'industria, del commercio e dell'artigianato riceve il rapporto di cui all'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 , e applica le sanzioni amministrative .



5. Per il mancato rispetto dei turni stabiliti ai sensi dell'articolo 8, comma 5, il sindaco dispone la sospensione dell'autorizzazione di cui all'articolo 3 per un periodo non inferiore a dieci giorni e non superiore a venti giorni, che ha inizio dal termine del turno non osservato.



Articolo 11



Disposizioni transitorie



1. A coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono in possesso delle autorizzazioni previste dalla legge 14 ottobre 1974, n. 524 (14), e successive modificazioni, e dall'articolo 32 del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 4 agosto 1988, n. 375 , ovvero di altro titolo per l'esercizio delle attività disciplinate dalla presente legge, sono rilasciate d'ufficio le corrispondenti autorizzazioni previste dalla medesima.



2. Sono fatti salvi i diritti acquisiti da coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge,



risultano regolarmente iscritti al registro degli esercenti il commercio di cui all'articolo 1 della legge 11 giugno 1971, n. 426 .



Articolo 12



Regolamento di esecuzione



1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è emanato il relativo regolamento di esecuzione da adottarsi, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , con decreto dei Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dell'interno, di concerto con il Ministro della sanità, sentite le organizzazioni nazionali del commercio, del turismo e dei servizi.



2. Il regolamento può prevedere, per le infrazioni alle norme in esso contenute, sanzioni amministrative pecuniarie da lire duecentomila a lire otto milioni applicate dall'ufficio provinciale dell'industria, del commercio e dell'artigianato e, nei casi più gravi, la sospensione dell'autorizzazione di cui all'articolo 3 della presente legge, disposta dal sindaco per una durata non superiore a quindici giorni.



Nota: Il regolamento di esecuzione, a distanza di nove anni, non è ancora stato emanato.



PUBBLICA SICUREZZA



REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL TESTO UNICO LEGGI P.S.



R.D. 6 maggio 1940, n. 635 ARTICOLO 180



I pubblici esercenti debbono tenere esposte nel locale dell'esercizio, in luogo visibile al pubblico, la licenza e l'autorizzazione e la tariffa dei prezzi. Hanno pure l'obbligo di tenere in luogo visibile al pubblico l'elenco delle bevande alcoliche indicate nell'art. 89 della legge (1) che trovansi in vendita nell'esercizio, nonché la riproduzione a stampa degli artt. 96, 97 e 101 della legge (1) e 173 176 a 181 e 186 del presente regolamento.(2)



(1) Trattasi del R.D. 18 giugno 1931, n. 773, con il quale è stato approvato il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.



(2) Gli artt. 89, 96 e 97 T.U. sono stati abrogati dall'art. 1 comma 1 legge 25 agosto 1991 n. 287



LA SORVEGLIABILITA' DEGLI ESERCIZI PUBBLICI



D.M. 17 dicembre 1992, n. 564.



Regolamento concernente i criteri di sorvegliabilità dei locali adibiti a pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande .



IL MINISTRO DELL'INTERNO



Visto l'art. 3, comma 1, della legge 25 agosto 1991, n. 287, contenente: "Aggiornamento della normativa sull'insediamento e sulla attività dei pubblici esercizi"; Visto l'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;



Visto il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;



Visto il regolamento per l'esecuzione del testo unico 18 giugno 1931, n. 773, delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635;



Visto l'art. 19, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, contenente: "Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382";



Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nell'adunanza generale del 5 ottobre 1992;



Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri a norma dell'art. 17, comma 3, della citata legge n. 400 del 1988;



Adotta il seguente regolamento:



Articolo 1



Sorvegliabilità esterna



1. locali e le aree adibiti, anche temporaneamente o per attività stagionale, ad esercizio per la somministrazione al pubblico di alimenti o bevande devono avere caratteristiche costruttive tali da non impedire la sorvegliabilità delle vie d'accesso o d'uscita.



2. Le porte o altri ingressi devono consentire l'accesso diretto dalla strada, piazza o altro luogo pubblico e non possono essere utilizzati per l'accesso ad abitazioni private.



3. In caso di locali parzialmente interrati, gli accessi devono essere integralmente visibili dalla strada, piazza o altro luogo pubblico.



4. Nel caso di locali ubicati ad un livello o piano superiore a quello della strada, piazza o altro luogo pubblico d'accesso, la visibilità esterna deve essere specificamente verificata dall'autorità di pubblica sicurezza, che può prescrivere, quando la misura risulti sufficiente ai fini di cui al comma 1, l'apposizione di idonei sistemi di illuminazione e di segnalazione degli accessi e la chiusura di ulteriori vie d'accesso o d'uscita.



Articolo 2



Caratteristiche delle vie d'accesso.



1. Nessun impedimento deve essere frapposto all'ingresso o uscita del locale durante l'orario di apertura dell'esercizio e la porta d'accesso deve essere costruita in modo da consentire sempre l'apertura dall'esterno.



Articolo 3



Sorvegliabilità interna.



1. Le suddivisioni interne del locale, ad esclusione dei servizi igienici e dei vani non aperti al pubblico, non possono essere chiuse da porte o grate munite di serratura o da altri sistemi di chiusura che non consentano un immediato accesso.



2. Eventuali locali interni non aperti al pubblico devono essere indicati al momento della richiesta dell'autorizzazione di cui all'art. 3, comma 1, della legge 25 agosto 1991, n. 287, e non può essere impedito l'accesso agli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza che effettuano i controlli ai sensi di legge.



3. In ogni caso deve essere assicurata mediante targhe o altre indicazioni anche luminose, quando prescritto, l'identificabilità degli accessi ai vani interni dell'esercizio e le vie d'uscita del medesimo.



Articolo 4



Caratteristiche dei locali adibiti alla somministrazione di alimenti e bevande annessi a circoli privati.



1. I locali di circoli privati o di enti in cui si somministrano alimenti o bevande devono essere ubicati all'interno della struttura adibita a sede del circolo o dell'ente collettivo e non devono avere accesso diretto da strade, piazze o altri luoghi pubblici. All'esterno della struttura non possono essere apposte insegne, targhe o altre indicazioni che pubblicizzino le attività di somministrazione esercitate all'interno.



Articolo 5



Norma transitoria.



1. I locali per i quali è già autorizzata, alla data di entrata in vigore del presente regolamento, la somministrazione di alimenti e bevande, dovranno essere resi conformi alle disposizioni degli articoli 2 e 3 del presente decreto entro il 31 ottobre 1994. Entro la stessa data, i circoli privati o enti che siano stati autorizzati, alla data di entrata in vigore del presente regolamento, a somministrare alimenti e bevande, devono altresì ottemperare al divieto di apporre all'esterno dei locali insegne, targhe o altre indicazioni che pubblicizzino l'attività di somministrazione effettuata all'interno.(1)



2. Le comunicazioni interne fra i locali adibiti a pubblico esercizio e i locali aventi diversa destinazione, esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento debbono essere chiuse a chiave durante l'orario di apertura del pubblico esercizio e deve essere impedito l'accesso a chiunque. (1) così sostituito dall'art. 1 del D.M. 5 agosto 1994 n. 534.


























E se il cliente del bar non paga?

A seconda dei presupposti varia l’iter per il recupero del credito

Gli strumenti sono diversi a seconda del tipo di documento dal quale risulta il debito del cliente.

A volte il gestore ha in mano un assegno, a volte una cambiale, a volte nulla.

Con la cambiale e con l'assegno si può subito procedere all'azione esecutiva, chiedendo il protesto del titolo non pagato e inviando subito l'ultima intimazione di pagamento, il cosiddetto "precetto", al debitore.

Si ricorda che l'assegno postdatato può comunque essere presentato per l'incasso, anche se la data di presentazione non è ancora giunta.

Se non si hanno né assegno né cambiale, tutto sarà più lento, perché il titolo (decreto ingiuntivo o sentenza) bisogna ottenerlo.

Si dovrà innanzitutto inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno al debitore per metterlo in mora.

Poi si potrà chiedere un decreto ingiuntivo al Giudice di Pace (fino a euro 2.582) o al Tribunale (oltre euro 2.582), se si è emessa una fattura al cliente.

Se la fattura non c'è, si dovrà cominciare una causa ordinaria che ha costi certi e durata incerta.

Ottenuta la sentenza, si potrà procedere con precetto (una semplice notifica), pignoramento e, se il debitore è un imprenditore commerciale, istanza di fallimento.

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