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Il benessere entra nei bar

tendenze –

Dare un accento di benessere alla proposta non è cosa difficile. Per cominciare si può creare spazio nel menu a prodotti funzionali. Ma anche il clima giusto può contribuire al relax degli ospiti.

A livello mondiale il settore a miglior tasso di crescita di tutto l'universo del tempo libero. E l'Italia non fa eccezione: qui da noi, il benessere fa girare circa 10 miliardi di euro di business. E sta evolvendo rapidamente: se fino a pochi anni era sinonimo di terme o beauty farm esotiche, oggi è un universo alla portata di tutti, fatto di destinazioni fuoriporta e templi cittadini del benessere. Ma soprattutto la ricerca dello star bene è diventato un prezzemolino che si inserisce ovunque: dalla cucina all'ambiente. È evidente che nemmeno al bar si può rimanere insensibili a questa nuova tendenza.
Come può un bar soddisfare l'esigenza sempre più sentita di benessere? Per la paletta dei colori ci sono molte scelte: quelli caldi hanno un effetto eccitante perché accelerano la frequenza cardiaca e l'attività respiratoria, mentre quelli freddi risultano rilassanti e distensivi. In particolare l'abbinamento blu/verde rimanda a un relax naturale e sensoriale, mentre i colori neutri creano un'atmosfera più rarefatta e mentale, come si nota al Panta Rei di Capri, uno spazio multifunzionale incentrato sulla volontà di creare sensazioni ed emozioni. Individuare il codice colore giusto per il proprio locale è quindi molto importante, perché quelli visivi sono i primi stimoli che gli uomini colgono. Fatto questo passo, ci vuole coerenza con tutti gli elementi che compongono l'ambiente: le luci, che devono essere morbide e avvolgenti; la climatizzazione mai scioccante o troppo spinta, la disposizione degli arredi, che va fatta con equilibrio evitando il troppo vuoto (che crea smarrimento) o il troppo pieno (che provoca ansia).
Quindi luci soft, atmosfera rilassata, tavolini ben distanziati e un servizio cortese ma discreto. E poi la musica giusta, bassa, da adattare ai vari momenti del giorno, ma comunque scelta con intelligenza e con la capacità di miscelare suoni e generi diversi (non la solita bossa nova o i mix da lounge bar) per evitare quell'effetto tipo sottofondo da ascensore che banalizza immediatamente qualsiasi locale. Ma anche all'opposto la musica a palla che disorienta. Così il nuovo Lounge Aperitif Fantini Club di Cervia ha puntato su una ricercata musica di sottofondo selezionata dai migliori dj e su live show d'atmosfera.
Infine, per chi ha spazio e vuole dare una forte connotazione al proprio locale facendone un vero e proprio bar benessere ci sono attrezzature dedicate, come le postazioni che erogano ossigeno aromatizzato, dall'effetto rigenerante, come succede all'Oxy bar di Padova, o come la camera anecoica, una stanza a zero decibel, dove i clienti possono meditare in silenzio rannicchiati in comode poltrone, come succede alle terme di Chianciano. Tutto ciò va di pari passo con quello che oggi i consumatori chiedono più insistemente: spremute e succhi di frutta fresca, smoothies e tisane, caffè con ginseng e orzo in tazza, cocktail analcolici e bevande funzionali.
Diciamolo, negli ultimi anni l'offerta di prodotti salutistici al bar si è notevolmente ampliata. Ma su questo fronte si può ancora fare molto per innovare e osare di più in chiave beauty&relax. La prima mossa consiste nel ripensare l'offerta articolandola in funzione del “contenuto benessere” di bevande e alimenti. Facciamo un esempio con un prodotto che si trova in ogni bar: il succo di ananas. Se lo prendiamo in se e per se è quasi un prodotto banale, ma se lo consideriamo dal punto di vista nutrizionale diventa un prezioso concentrato di bromelina, un enzima che favorisce la digestione delle proteine, ricco di un tessuto di vitamine. Quindi perché non indicarne questa proprietà nel menu oppure proporlo in abbinamento a panini e piatti che contengano salumi e formaggi, dalla bresaola alla fontina? Oppure prendiamo il vino rosso. Che sia ricco di antiossidanti ormai lo sappiamo, ma quanti finora hanno usato questo argomento per proporlo, al bicchiere, come “integratore antietà” di un pranzo veloce, com'è stato fatto in molti wine bar di Bologna in concomitanza con la fiera della comestica e del benessere Cosmoprof.
Altri prodotti su cui si sta incentrando l'attenzione dei nutrizionisti e che possono essere presentati in chiave benessere sono il cranberry (che svolge un'azione protettiva sulle cellule cerebrali), il tè verde (che combatte l'invecchiamento delle cellule) e la melagrana, un perfetto integratore naturale dall'effetto antiossidante, depurativo e rimineralizzante. Sono prodotti ancora non così diffusi nei bar e quindi rappresentano un'estensione del mercato. In questo senso si può anche valutare l'opportunità di creare un menu benessere ad hoc, dove raccogliere tutti i prodotti a spiccato valore nutrizionale enfatizzandone le caratteristiche funzionali e anche l'aspetto innovativo. Un modo alternativo per comunicare alla clientela la capacità del locale di essere sempre “connesso” con quello che di nuovo si muove nel mondo.
Un altro spunto di attualità che si intreccia con la ricerca del benessere è il tema delle allergie alimentari, in continua crescita o comunque percepite come un problema da molti italiani. Non è un tema che riguarda solo i ristoranti o i locali specializzati, ma che si riflette anche nella scelta dei bar da frequentare. Facciamo un esempio: il prosciutto cotto, un classico dei panini. Perché non fare attenzione ai fornitori e predisporre anche un cotto privo di lattosio o polifosfati, comunicandolo sul menu in modo da conquistare allergici o intolleranti a queste sostanze? È solo un semplice punto di partenza, per capire come resti molto da fare nei bar italiani per costruire un'offerta capace di leggere realtà e tendenze. Così come in passato era d'obbligo per un bravo barista avere almeno una proposta per i vegetariani, oggi teniamo conto degli allergici al lattosio, alla caseina e al glutine.
E poi c'è il discorso calorie: anche avvalendosi delle tabelle nutrizionali ufficiali pubblicate su internet, si possono calcolare le calorie di piatti e panini e indicarle nel menu, segmentandolo in funzione dell'energia. Ad esempio, creando il gruppo dei panini light o di quelli classici alleggeriti, magari semplicemente usando al posto degli ingredienti necessari ma calorici per la linea (come la maionese) la loro versione light come fa il nuovo risto wellness bar di Red Pepper a Bordighera. Oppure si possono costruire proposte speciali per clienti “muscolari”, con menu incentrati sulle proteine (anche nei primi piatti) come fa il Punto K bar di Medicina (Bo). Facendo un passo in più, ci si può avvalere di esperti naturopati che suggeriscano alimenti e abbinamenti per ottenere un menu sano ed equilibrato, come avviene al caffè della beauty Spa Mirage di Napoli. Ma tutti gli sforzi del mondo che un gestore può fare per rendere “wellness oriented” il suo locale, purtroppo, da soli possono non bastare. O meglio: possono funzionare sulla clientela già acquisita, ma hanno un impatto minore sulla conquista di nuovi clienti. In questo caso si può puntare sull'appeal degli eventi. Un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti: dai festival alle kermesse alle mostre, gli italiani tendono sempre più a muoversi attirati da manifestazioni di ogni genere. Proviamo a ribaltare la filosofia dell'evento sul mondo dei locali pubblici. Per un locale significa proporre l'aperitivo con massaggi (filone aperto a Milano dal Moresko café e a Roma da Wai Thai), l'happy hour con il personal trainer, le serate con l'iridologo o un ciclo di incontri (con eventuali consulenze personalizzate) con nutrizionisti, maestri di yoga, naturopati o esperti di gestione dello stress.
Anche in questo caso l'importante è che il bar sia davvero percepito come un locale dinamico, che fornisce sempre stimoli nuovi e che ha sposato in modo concreto e ampio la filosofia dello star bene. Ad esempio, mentre i clienti si gustano un cocktail dopo il lavoro possono farsi fare una seduta di digitopressione o imparare qualche esercizio di ginnastica isometrica. Due discipline che non richiedono spazi dedicati o speciali e che possono essere proposte anche in pubblico. Ma qualche anno fa fu un grande successo anche un ciclo di incontri con i chirurghi estetici e i dermatologi che, tra un beverone antiossidante e un drink multivitaminico, raccontavano gli ultimi progressi delle terapie e degli interventi anti-età.

Home, show room e ristorante

marketing –

Dall’equazione design e cibo nasce a Milano Home. Non un locale vetrina, ma un pozzo di idee.

Una targa di fianco al portone indica di comporre sul citofono il numero 64. Dentro, un cortile della vecchia Milano popolare e artigiana. In fondo, una porta in vetro e metallo introduce in un corridoio che sfocia in un giardino d'inverno, in un living con divano e tavolini bassi e nella sala con veranda e verde alle pareti. Siamo da Home, ultima fatica e scommessa di Monica Bagnari, food enthustiast direbbero negli Usa, che dopo essersi fatta le ossa per 7 anni con il precedente locale 360° (cucina casalinga, servizio a buffet, apertura solo a pranzo) ha deciso di voltare pagina. Ha ristrutturato lo spazio e ha dato vita a questo locale, dove sentirsi a proprio agio, come a casa.
E proprio come una casa è arredato lo spazio, agevole per 30 coperti all'interno e 10 nel giardino, progettato e arredato da Riccardo Salvi e Luca Rossire che hanno creato un ambiente anni '50 rivisitato in chiave contemporanea.
Non a caso la zona è quella di Via Tortona, al centro del quartiere della moda e del design, della creatività e dell'arte, dove i capannoni artigianali e industriali si sono trasformati in musei, spazi per eventi (qui il Superstudio è il centro di gravità delle iniziative del FuoriSalone), alberghi trendy (il Nhow), sedi di griffe famose (Armani).
Dall'equazione moda-design-food è nata l'idea, geniale, di coinvolgere i fornitori in qualità di sponsor: Iris Ceramca per i pavimenti, Emu per le sedute, Deroma per i vasi ecc. In veranda, poi, fa bella mostra di sé la vasca da bagno di Agape, oggetto scultoreo simbolo di rottura tra privato e pubblico. «Abbiamo avuto la disponibilità immediata delle aziende, che hanno colto al volo la possibilità di avere una vetrina privilegiata, una sorta di showroom in questa zona» puntualizza Luca Rossire, che è stato l'artefice del mix vincente. Ma nel ripensare allo spazio, è stato ridisegnata completamente anche la formula dell'offerta che oggi Monica, affiancata in cucina dallo chef Roberto Melziade propone in quattro varianti.
Così a pranzo, prezzo fisso a 15 euro per business lunch veloci e informali a buffet con selezione di affettati e di formaggi, un primo e un secondo caldi, dolce, acqua e caffè serviti in stoviglie informali e smart di Seletti. Alla sera, invece, l'atmosfera di Home cambia completamente: tovaglie in lino, piatti in bone china, calici di Riedel, luci soffuse e candele sui tavoli per una carta che offre piatti della tradizione a fianco di creazioni più personali (ma senza esagerazioni), che comprende 5 varianti di antipasti, primi e secondi e che varia ogni quindici giorni, per uno scontrino di 50-60 euro (vini esclusi). Filo conduttore è una cucina light con particolare predilezione per prodotti particolari e del territorio, come il sale di Cervia della Riserva Camillone. Home utilizza infatti i prodotti dei Presidi di Slow Food, con l'obiettivo, in un futuro non lontano, di metterne in vendita una selezione. Il sabato e la domenica, la maison propone invece il brunch, con piatti speciali e dolci fatti in casa (35 euro). Al lunch quotidiano si affianca invece la terza idea che sostanzia il progetto: l'home delivery. Prenotazione rapida in pochi click sul sito, con scelta tra due menu predefiniti (gli stessi piatti del pranzo al ristorante, per ottimizzare il lavoro di cucina), la scelta delle bevande, la definizione dell'ora di consegna. E poi, una telefonata di conferma da parte di Monica e la consegna del packet lunch in un sacchetto che sembra un pacchetto regalo, in contenitori di cartoncino alimentare che possono andare anche in microonde. Antipasto, primo, secondo e dessert a 20 euro (con contributo fisso di 5 euro per la consegna).

Clavette pet per Sanpellegrino

Bevande –

Da comprare al bar e da bere a spasso, grazie al nuovo comodo formato in clavetta da 33 cl

Da comprare al bar e da bere a spasso, grazie al nuovo comodo formato in clavetta da 33 cl. Sono la aranciate Sanpellegrino - la classica e l'amara - e il chinotto Chinò, da oggi disponibli proprio in queste nuove bottigliette “on the go” che si affiancano alle clavette da 20 e da 50 cl e alla lattina da 33 cl. sanpellegrino.it

Pizzeria Brickoven, gestione da manager

catene –

Gestione centralizzata di flussi, costi e semilavorati. Il management muove una serie di pizzerie-steakhouse: a Milano l’ultimo nato Brickoven.

La specializzazione è una strada obbligata per farsi largo in un'arena ricca di formule e ipercompetitiva come Milano. Questo è stato il primo pensiero di Marco Montorfano, direttore finanza in una società operante nell'ambito delle tecnologie ambientali, che nella seconda metà degli anni '90 decide di dare una svolta alla sua vita professionale e di buttarsi nel business della ristorazione.
Nasce così, siamo nel 1997, il primo Brickoven in via Marsala a Brera. La formula piace immediatamente, anche perché allora il binomio pizzeria e steakhouse rappresenta una novità. E poi c'è la pizza, ovale ed estremamente sottile e fragrante, frutto di un impasto speciale realizzato senza lievito.
Da questa esperienza Montorfano comprende che Brickoven può diventare una realtà forte e per consolidare la formula decide di prendere le redini della società: liquida i soci con cui aveva avviato il prototipo e si mette umilmente a fare la gavetta, vestendo i panni di lavapiatti, aiuto pizzaiolo, aiuto cuoco ecc. L'obiettivo è comprendere i segreti del mestiere e dare all'attività un'impronta manageriale con un rigoroso controllo di processi e costi di gestione. Crea un laboratorio-magazzino a Casorate (Va) che funge da centro di stoccaggio delle materie prime e produzione di semilavorati come gli impasti per il pane o le palline per la pizza. Qui si porzionano anche le carni che vengono confezionate sottovuoto e consegnate ai locali. Anche gli ingredienti che servono per farcire le pizze vengono preporzionati e confezionati sottovuoto in mini pack. Un sistema che serve a predeterminare in modo scientifico il food cost di ogni piatto e quindi ottimizzare i flussi di acquisto.
Nel frattempo, Brickoven cresce: nel 2002, apre un secondo locale sempre a Milano, in via Tadino, l'anno seguente è la volta di Gallarate e nel dicembre 2007, viene inaugurato l'ultimo nato della catena, ancora a Milano, in via Castel Morrone 7 (tel 02 36596810), in zona corso Indipendenza, con le pizze (una sessantina di specialità servite su taglieri in teak) ma anche insalate, carni e uno sfizioso menu messo a punto dallo chef Andrea Giansanti: piatti creativi pensati per alcune forme di intolleranza alimentare.«Tutti i nostri locali sono collegati in rete con il centro di Casorate - spiega Montorfano - e siamo in grado di monitorare quotidianamente non solo gli incassi ma il venduto di ogni singolo prodotto». Un circolo virtuoso che ha dato frutti: l'ultimo locale della catena ha raggiunto in meno di 6 mesi il break even e Montorfano già pensa in grande con l'apertura entro l'anno di un punto bandiera niente meno che a Londra.

Un dolce per te, dessert Eraclea

Preparati per dessert –

Preparato (busta 400 g) per crema al gusto mascarpone, per gustosi tiramisù

Preparato (busta 400 g) per crema al gusto mascarpone, per gustosi tiramisù con frutta o cioccolato: è Dolce per Te Eraclea. Da servire nel bicchierino in plexiglass Kubis (in foto) con coperchio. Sciogliere in un litro di latte, versare nel granitore. ww.eraclea.it

Tuborg second generation

Birra –

È la nuova identità della birra danese Tuborg, che rafforza la propria personalità

È la nuova identità della birra danese Tuborg, che rafforza la propria personalità, lanciando un nuovo logo e un nuovo design che includono nel nome il colore verde, la parola “green” e immagini musicali, caratteristici del marchio. Nuove anche le bottiglie “profile” da 33 e 66 cl. www.tuborg.it

Discoteca, un format da ripensare

Clubbing –

Il borsino dei club è in picchiata. Come risolvere la situazione? Un convegno, tra esperti di club e culture giovanili, tenta di dare la soluzione. Nel futuro meno cubiste e privé. Più spazio a musica, arte e pure teatro

Tremila. Questo secondo stime recenti è il numero delle discoteche italiane. A metà degli anni '80 erano 5.000, con un fatturato di oltre 3 miliardi di lire l'anno (tra ingressi e consumazioni) e 80.000 posti di lavoro, compreso l'indotto. Per fronteggiare la crisi gli imprenditori hanno puntato su spazi polifunzionali dove con successo è entrata anche la ristorazione. Di contro sembra estinto il tradizionale modello di discoteca, quello lanciato nel '77 dal film “La febbre del sabato sera” e dallo Studio 54 di New York, fatto di mirror ball, cloni di Tony Manero e pavimenti luminosi. In difficoltà sono anche format più recenti, quelli delle discoteche con privé esclusivi, tanto in voga a partire dagli anni Novanta.

Un seminario tra gli attori della notte

A confermare lo stato di crisi le testimonianze che abbiamo raccolto a un recente seminario sui mutamenti avvenuti nel mondo della notte, che si è tenuto all'ultima edizione del Sib a Rimini Fiera (sibinternational.com), che ha avuto tra i relatori Fabio De Luca (esperto di club culture e giornalista di Rolling Stone), Andrea Girolami (Qoob - Mtv), Marco Mancassola autore del libro Last Love Parade, la sociologa Pina De Angelis, Michele Moretti (vice presidente del Silb) e Andrea Rosso, direttore creativo di 55Dsl. Moderatore dell'incontro Pierfrancesco Pacoda autore insieme a Claudio Coccoluto del nuovo “Io, Dj”, viaggio tra storia e personaggi che hanno fatto la club culture. Un libro - nella pagina a lato con maggiori dettagli - che tenta di dare spiegazioni alla crisi e allo stesso tempo getta uno sguardo sulla discoteca che verrà. Secondo Coccoluto, tra i protagonisti del djing internazionale, il club del futuro sarà un luogo di aggregazione, basato su un atteggiamento culturale che porti i ragazzi ad andare in discoteca per incontrarsi e scambiare emozioni, accantonando i freddi canali di comunicazione come le chat.
«Nella mia visione, la musica, al di là delle mode, torna a essere strumento di aggregazione, come avveniva con i concerti rock e come è successo con la prima stagione dei rave illegali. Bisogna ripartire dalla musica e coinvolgere altre forme d'arte, portando all'interno di strutture dance polifunzionali il balletto, il teatro, il cinema. Per quale motivo la danza, il teatro, non possono andare in scena in un capannone industriale, seguiti dalla selezione di un dj?».
Esperienze recenti dimostrano che quando ci sono buoni contenuti il club funziona. Con successo per esempio alcuni hanno puntato sul vjing e le video proiezioni, altri sulle celebrità che mettono i dischi, altri hanno coinvolto attori e artisti. Ci sono spazi spogli, veri capannoni con pochi effetti speciali, come il Goa di Roma che propongono una selezione musicale meno commerciale, ma di qualità e registrano da sei anni il tutto esaurito. « Il pubblico si è disaffezionato da tempo alla discoteca tradizionale. Si è stancato delle starlette, delle celebrità che fanno solo presenza nel privé, facendoti intuire la loro bellezza. Oggi chi vuole ammirare una bella ragazza va direttamente al sodo ed emigra nei locali di lap-dance che infatti stanno spuntando ovunque».

Un esodo di clienti verso nuovi spazi

La testimonianza è dell'architetto Beppe Riboli. Il suo è un punto di vista privilegiato. In oltre venti anni di onorata carriera, tra la progettazione di una discoteca e l'altra, si è occupato anche di uno spazio come Lilì La Tigresse di Milano che ha segnato lo sdoganamento dei locali di lap-dance, da localacci di serie B a vetrine patinate. Riboli oggi è l'alfiere del post-cubismo, nel senso che le ragazze cubo e tutto quello che ci sta attorno, non lo può più vedere. «Se le discoteche vogliono arginare il proliferare di spazi di nuovo entertainment, come i lounge o i beach club, devono ripensare la loro proposta. La politica del tavolo presto non pagherà più. Col sistema tavolo-privé si è creata una frattura non ricomponibile tra vip e pubblico”. Il risultato? Clienti in fuga.

Discoteche più accessibili per tutti

Oggi è necessaria una discoteca di forma più democratica, in cui ogni cliente deve essere trattato con riguardo e dove anche la struttura del locale sia ripensata, magari con più privè, ma aperti a tutti. Dove tornino i Tony Manero, commessi di giorno, re della pista la notte. I clubber se lo meritano. Soprattutto se si considera che oggi andare in disco, con tutti gli ostacoli che ci sono da superare, è già un inferno: arrivare, parcheggiare, fare la fila, oltrepassare il ragazzo delle liste, scavalcare il buttafuori, sperare che il dj metta buona musica e che il barman non ti propini una bomba chimica, augurarsi che nessuno importuni te o la tua ragazza, e via così.

Da Babette, a tavola con i figli senza stress

ristoranti –

Non siamo a Oslo, ma a Bologna. Qui il locale da Babette ha fatto tesoro dell’esperienza dei family restaurant nordeuropei con menu e servizi su misura per i piccoli ospiti. E i genitori ringraziano.

Pargoli urlanti che si inseguono tra i tavoli. Personale stressato. Fughe anticipate dai tavoli. Scene ordinarie, nei (pochi) ristoranti frequentati da famiglie. Una tipologia di clientela, diciamolo, non troppo gradita - a torto, però - soprattutto nei locali di un certo livello. Al nuovo Da Babette, inaugurato da un paio di mesi a Bologna, l'accoglienza dei piccoli, invece, assume il ruolo centrale. Anzi, diventa punto di forza e distinzione.
È, in pratica, la reinterpretazione dei “family restaurant” di stile nordeuropeo. Un concept stranamente ancora raro in Italia, dove non vi sono che le particolari eccezioni dei ristoranti in quota nelle stazioni sciistiche o degli esercizi estivi e balneari (ma che spesso si limitano a offrire un parco giochi esterno). «Ho una bimba di 2 anni - racconta Paul Picinno (uno dei soci insieme con Alessandro Lisi e Amedeo Ceccarelli) - e sia io che mia moglie amiamo cenare fuori: subito abbiamo avvertito il problema sulla nostra pelle. Di qui mi è venuta l'idea». Idea che nel Da Babette si è concretizzata in due situazioni tra loro complementari: la prima, una carta “classico-moderna” - per i grandi - affiancata da una ricca carta per bambini, con proposte ben studiate in fatto di ingredienti, tecniche e porzioni; la seconda, un baby parking (dai 2-3 ai 10-11 anni) allestito con i giochi dell'azienda partner LudoVico, e seguito da una “tata” a disposizione dei bimbi per tutta la serata. Sabato e domenica è presente in ristorante anche uno staff di animatori di un'agenzia specializzata, che intrattiene i bimbi in attività creative, come il disegno: non esiste il videoregistratore per i cartoni animati, sarebbe troppo facile!
La saletta baby si trova in fondo al locale, separata da un vetro antisfondamento e antirumore. Altri accorgimenti che caratterizzano il locale sono la scaletta di accesso costruita a misura di bimbo, i corrimano e i parapetti arrotondati per la sicurezza che separano anche l'area tavoli, leggermente rialzata; e ancora, il fasciatoio d'emergenza, con salviette e pannolini, allestito in un bagno apposito, i bavaglini ad hoc, i seggioloni, la poltrona speciale per l'allattamento.La carta per bimbi presenta 7 proposte menu (appena 5 euro l'una), ispirate a temi o personaggi, e spiegate in modo accattivante per i bimbi. Per esempio, il menu “Harry Potter” prevede scaloppina della pietra filosofale con bacchettine magiche di patate, spiedino di frutta, succo di mela bio dell'Alto Adige (che appare anche evidenziato nella carta dei vini per i grandi sotto la voce “vino dei bimbi”). Il coperto bimbi, che dà accesso anche al baby parking, è di 2,5 euro.
Il pasto normale adulti, invece, si aggira sui 25 euro circa escluso bevande. Non è prevista una saletta a parte per far mangiare separatamente i bambini: solitamente genitori e figli si siedono assieme allo stesso tavolo (80 coperti). Ordinano tutto assieme, ma per primo arriva il piatto dei bimbi. Così, i genitori possono mangiare assieme ai bimbi o, al contrario, godersi la cena in pace, mentre loro sono già in altre faccende affaccendati, nella sala giochi! E il servizio ne guadagna.

Angolo benessere di tecnologia, colore, design

Bagno –

Nuove tendenze e gusti disegnano un bagno come luogo di benessere ed espressione di sé: tecnologia e design si uniscono per realizzare ambienti unici e funzionali, progettati su misura come un abito di haute couture.

L'ambiente bagno cambia e si evolve, seguendo le nuove tendenze del lifestyle: l'acqua diventa esperienza emozionale, rispondendo a una sempre più diffusa necessità di cura per il corpo e per la mente, e si integra con soluzioni tecnologiche e di design che permettono di coniugare funzionalità e personalizzazione estrema, realizzando un ambiente plasmato sulle diverse esigenze del cliente.
Bagno su misura
Il bagno esce così dagli schemi con una serie di prodotti funzionali e innovativi, dall'estetica raffinata e con particolare attenzione a forme e colori che passano dall'avanguardia al revival anni 70. Come nella vasca Kalì-Kolor di Blu Bleu, perfetta per chi desidera nell'ambiente bagno un elemento distintivo e ricco di appeal: il rivestimento in resina è disponibile in 192 colori e 5 finiture diverse per un totale di 960 combinazioni possibili. Nel rivestimento in resina si può anche riprodurre un disegno oppure una scritta, ottenendo una vasca esclusiva e di grande impatto visivo.
La personalizzazione è del resto uno dei leit-motiv delle nuove tendenze bagno: un angolo benessere ridisegnato in modo che ognuno possa comporlo secondo i suoi gusti ed esigenze, per ottenere un ambiente unico: un trend che ben si adatta alle esigenze di flessibilità tipiche del mondo alberghiero.
“Qualcosa di completamente diverso dal solito” è proprio il motto cui si è ispirato Philippe Starck per creare insieme ai ricercatori Axor, il marchio design Hansgrohe , il sistema docce Axor Starck shower collection: nato per trasformare l'angolo doccia in una spa (salus per aquam) privata, il nuovo sistema docce è progettato in moduli da assemblare in tutta libertà.
Il colore ritorna anche nella rubinetteria con Colour, il nuovo miscelatore di M&Z Rubinetterie, che sfrutta tecnologie d'avanguardia impiegate nel settore aerospaziale per la realizzazione di tonalità inedite e raffinate con tinte piatte, cangianti, metallizzate, dalla finitura lucida o opaca. Colour viene proposto in tre collezioni: Glam, cangiante e camaleontica grazie a speciali pigmenti; Techno, particolarmente resistente ai graffi; Architect, dalle colorazioni rigorose e contemporanee in colori di design.
Funzione e design
Lo stile intimo e personale del nuovo bagno è ben rappresentato dalla nuova linea di lavabi da appoggio di Ceramica Globo, realizzati interamente in ceramica (piletta di scarico inclusa): il minimalismo esasperato tramonta, a favore di un disegno morbido e di linee arrotondate di grande impatto visivo. Forme che esaltano la purezza della ceramica fino a renderla parte integrante del lavabo. Linee essenziali ma ispirate alla natura anche per la nuova linea di lavabi soprapiano di Roca: un'onda in ceramica bianca che porta un tocco di movimento e stile nell'ambiente bagno, unendo a funzionalità e praticità di manutenzione l'estetica dell'oggetto.
Un design ipertechno e organico, all'insegna di multifunzionalità e sintesi, caratterizza invece il sistema lavabo-piano-contenitore del Progetto Bip di Colbam, che rivoluziona l'idea stessa di “accessori”: piano d'appoggio, lavabo, mensola porta-asciugamani sono riuniti in un unico oggetto. I lavabi si alzano dal piano o si generano come catini incassati, mentre i maniglioni porta-asciugamani sono inseriti direttamente nel piano di appoggio: una soluzione perfetta per un bagno piccolo, ma fortemente caratterizzante anche per un grande ambiente. La nuova linea nasce dallo studio dei materiali: il lavabo/piano del progetto Bip viene infatti realizzato da un'unica lastra di Polimineral, dando vita ad un unicum che unisce al piacevole effetto estetico i numerosi vantaggi di un materiale igienico, robusto, resistente e impermeabile.
Il radiatore multifunzionale "Eclissi" di Brandoni combina due elementi (radiatore e stenditoio) in un'unica soluzione, funzionale e innovativa, per rispondere efficacemente alle esigenze di risparmio energetico, praticità e spazio. Eclissi occupa lo stesso spazio di un classico radiatore e può essere installato senza modificare l'impianto esistente: basta utilizzare particolari valvole che consentono la rotazione della massa radiante.
Tradizione e tecno
Linee progettate trent'anni fa ma che mantengono ancora intatto il loro fascino: Rubinetterie Stella ripropone la serie Box, nata negli anni 70 con l'intento di creare un prodotto che racchiudesse in un solo gesto tre funzioni distinte: apertura/ chiusura, miscelazione di acqua calda e fredda e controllo della portata. La serie Box è stata completamente rivista nella meccanica lasciando l'estetica inalterata. Per chi ama invece forme asimmetriche e raffinata, la nuova serie Stella è caratterizzata da un design inusuale, che presenta un equilibrio armonico delle forme nonostante il prevalere di linee squadrate e asimmetriche.
Quiktronic di Silfra, è invece un progetto articolato di rubinetti elettronici per lavabo ed orinatoi nei quali il comando di apertura e chiusura dell'acqua si aziona attraverso un sensore elettronico che avverte l'avvicinarsi o l'allontanarsi dell'utente. Apertura e chiusura dell'acqua possono essere regolate mediante un pratico e coloratissimo telecomando, che permette di scegliere il tempo di erogazione dell'acqua secondo i valori impostati.

Hotel, in arrivo la classificazione Ue

Normative –

Il parlamento di Strasburgo ha dato un’indicazione precisa: la classificazione degli alberghi deve diventare omogenea per garantire trasparenza al consumatore

Nell'Europa a 25, che cosa guida il viaggiatore nella identificazione degli standard alberghieri? Un tre stelle a Roma offre lo stesso livello di servizi e attrezzature di un tre stelle a Bucarest? O a Stoccolma? Con l'intento di fissare nuove norme a tutela dei viaggiatori e un sistema comune europeo sulla sicurezza e sulla qualità dei servizi di sistemazione alberghiera, si è mosso il Parlamento europeo. A fine novembre l'Assemblea di Strasburgo ha votato una proposta, preparata dal presidente della commissione trasporti Paolo Costa, con la quale, tra le altre misure volte a favorire una politica comune per promuovere il turismo in Europa, chiede l'adozione di criteri comuni nell'attribuzione e valutazione delle stelle. E prefigura la creazione di un marchio CE “comprendente criteri comuni paneuropei che garantiscano al consumatore quel livello minimo di qualità che può aspettarsi, a prescindere dal paese dell'UE che si visita”.

Segnali di qualità
La questione dell'armonizzazione degli standard alberghieri non è nuova. Nuovo è invece il punto di vista che tende a far nascere un sistema basato sulla trasparenza, la confrontabilità e la protezione del consumatore. Già nel 2005 se ne era occupato Hotrec, l'associazione di hotel, ristoranti e caffè in Europa, che aveva elaborato un documento contenente quindici raccomandazioni alle quali attenersi in caso di formulazione o revisione dei sistemi di classificazione nazionale o regionale degli alberghi. Ma senza grandi risultati. «La classificazione alberghiera è ormai diventata un problema», afferma il presidente di Federalberghi-Confturismo Bernabò Bocca. «E riteniamo che difficilmente si possa trovare a livello europeo una soluzione che stentiamo a trovare in Italia. Da sempre è nostra convinzione che sia il mercato a stabilire le regole del gioco. È quindi opportuno per i consumatori avere dei “segnali” che identifichino il livello qualitativo dell'offerta ricettiva, ma essa deve fortemente tenere conto della qualità che l'impresa offre». Perché una cosa è un arredo economico, un'altra è un arredo di design e in materiali pregiati. Di certo, non è facile districarsi nella selva di classificazioni vigenti in ognuno dei 25 Paesi europei: in Francia, per esempio, non esistono le cinque stelle, e per un tre stelle la superficie di una doppia deve essere almeno di 15 mq in Spagna e di 10 in Francia.

La necessità di una riforma
«È vero che in Europa esistono vari metodi di classificazione alberghiera», conviene Paolo Costa «tuttavia non credo che un'armonizzazione porterà a disorientare le imprese del settore. Semmai è vero il contrario. Il rapporto che ho stilato pone degli obiettivi fra cui appunto quello di garantire che un "tre stelle" in Polonia offra servizi e sistemazioni perfettamente comparabili con i servizi e le sistemazioni garantite da un "tre stelle" in Italia. Al momento non è così. Detto ciò, spetterà ora alla Commissione europea elaborare le applicazioni esecutive in merito, incidendo proprio sui metodi di classificazione alberghiera degli Stati membri». In Italia questa materia, così come i provvedimenti che riguardano il turismo, dopo la riforma del Titolo Quinto della Costituzione, è di competenza esclusiva delle regioni. Ognuna, quindi, stabilisce i criteri in maniera autonoma e disomogenea. Con il risultato di alimentare confusione, allontanando il consumatore da una chiara identificazione degli standard di qualità. Ma il sistema delle stelle, che dà ampio rilievo agli aspetti strutturali e meno alla qualità dei servizi (l'anima dell'ospitalità), è ritenuto obsoleto e inadeguato alle richieste dei consumatori e all'evoluzione dell'offerta. «La definizione di una seria politica della qualità e di procedure organizzative per l'erogazione dei servizi, l'adozione di nuove azioni correttive tese al miglioramento organizzativo, l'impiego di personale addetto al servizio in forma più o meno esclusiva e con orario più o meno prolungato possono costituire invece un supporto di grande rilievo per incrementare lo standard qualitativo di una struttura alberghiera», sostiene Renzo Iorio, presidente di Aica-Confindustria. L'avvento di una nuova classificazione omogenea e generale, che dovrà superare i localismi, potrà, secondo Aica, non solo difendere e qualificare l'eccellenza nell'accoglienza, ma anche consentire lo sviluppo di un'offerta di ricettività economica, in linea con gli standard europei.

Iter avviato
 In concreto, che cosa ci si deve attendere dopo il passo compiuto dal Parlamento europeo, che, di fatto ha dato l'avvio all'iter legislativo per porre mano alla regolamentazione di un settore decisivo per l'economia di molti Paesi, visto che il turismo contribuisce al 4% del Pil europeo? L'omogeneizzazione delle classificazioni alberghiere prefigurato dal Rapporto fa esplicito riferimento alla creazione di un marchio CE. Non è però chiaro su quali elementi dovrà basarsi, considerando che esiste una forte disparità di regolamentazioni, per esempio, sulla superficie delle camere, che, tra l'altro, impedisce lo sviluppo di catene low cost in Italia, contraddicendo uno dei cardini su cui riposa la libera concorrenza in Europa. «Spetterà alla Commissione elaborare la strategia», annota Costa. «Credo comunque che, per favorire una classificazione comune a livello europeo, sia necessario utilizzare tutti gli strumenti a disposizione dell'Unione europea per colmare il divario economico e sociale ancora persistente fra gli Stati membri». Tra questi vi possono essere i marchi di qualità, come quello messo a punto da Isnart che va sotto il nome di Ospitalità italiana, una certificazione già assegnata a quasi 2000 alberghi di tutte le categorie, basata su un disciplinare che pone l'accento sui servizi al cliente più che sugli aspetti strutturali (per di più soggetto a controlli annuali, al contrario della classificazione attuale), che avrebbe il merito, secondo l'Istituto emanazione di Unioncamere, di essere sufficientemente flessibile per lasciare spazio, valorizzandole, alle diverse realtà territoriali e alle politiche regionali.

Cucina fusion e vini top al Noble Lounge

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A Monza, il Noble Lounge si fa notare per un’impronta metropolitana nel menu, di stile fusion, e nella ricercatezza dei vini e degli abbinamenti.

Un solo nome, Silvarte, per tre locali esclusivi di Monza, e un'unica società per tre punti di riferimento per i cultori del cibo e del “bien vivre”. Il più nuovo in termini temporali e di concept è il Noble Lounge, spazio suggestivo ed unico per la città, un locale pensato con un mood contemporaneo per cui piatti raffinati ed inediti e atmosfera soft sono alla base di un'offerta di nicchia. Anzitutto perché la cucina non è certo quella tradizionale. Qui il menu è a base di sushi e sashimi, di carni pregiate, di pesce cucinato al vapore o preparato al carpaccio. Senza contare i dessert, vere e proprie leccornie dove trionfa il cioccolato finissimo di Peyrano, come nel caso dell'assortimento di pralineria.
Dietro a tutto questo, il Gruppo Meregalli, nome d'eccellenza nel settore del vino, che firma anche il wine bar Mulino a Vino e il ristorante Noble, locali sinergicamente legati al lounge. E, dunque, il vino la fa da padrone con in carta più di 200 etichette esclusive di bianchi e rossi, di spumanti, Champagne, e vini da dessert selezionati da tutto il mondo e gestiti da un sistema informatico all'avanguardia. Ma il Noble va anche oltre, soprattutto se si considera una città come Monza, dove questa formula è unica nel suo genere. Tanto che viene da chiedersi come sia riuscito ad inserirsi in un mercato così difficile e tradizionale. «Proprio perché uno spazio di questo tipo mancava completamente, abbiamo deciso di aprire il Noble Lounge, complementare al vicino ristorante Noble anche dal punto di vista spaziale - spiega Marcello Meregalli, presidente della Meregalli VinoèArte. Conosciamo bene il target alto della clientela monzese, un po' sofferente proprio perché, per trovare qualcosa di diverso dal solito, deve spingersi fino a Milano». Oltre all'apertura serale nel fine settimana, durante il giorno il Lounge è a disposizione di aziende per piccoli riunioni e mini corsi di formazione, business breakfast e lunch. Una doppia vita, quindi, per un locale eclettico e concorrenziale considerando i prezzi dei competitor milanesi: il menu completo di vini costa circa 40 euro.

Cucina liquida per i drink

Formazione –

Ad Arona s’inaugura il primo corso di cucina liquida. S’insegnano le tecniche per realizzare martini speziati, batide riviste con mais e inediti drink flambé. Con tecniche, strumenti e ingredienti presi in prestito dagli chef.

Tutto è in continua evoluzione. Il barman classico nel corso degli anni si è trasformato nella figura più complessa del bartender che, oltre ad adottare il metodo di lavoro noto come “americano”, ha iniziato ad interagire con il cliente attraverso la tecnica del working flair e ad ampliare la sua area lavorativa, non limitandosi alla realizzazione di cocktail, ma anche accostandosi al vasto mondo degli snack e del finger food.
Il bartender del nuovo millennio chiude il cerchio e si trasforma in “bar chef” prendendo in prestito le metodologie di lavoro, gli strumenti e gli ingredienti della cucina per proporre un modo diverso di realizzare i cocktail, fatto di sapori insoliti e nuove texture. “I grandi classici sono così riproposti in veste nuova. Il Martini Cocktail viene aromatizzato con spezie, il dissetante Margarita si ammorbidisce grazie all'impiego di agrumi come il mandarino o il pompelmo rosa e di sali aromatizzati, i freschi Collins si trasformano con l'impiego di centrifugati di verdura e frutta”. Così spiega Fabiola Fabiani, docente del nuovo corso di Liquid Kitchen, che si tiene a cadenza mensile nella sede della “Raf, food & beverage”  di Arona (No). Nelle 12 ore di corso full immersion in “cucina liquida” si insegna tra l'altro a utilizzare in modo innovativo lo shaker per miscelare ingredienti con consistenza diversa dai soliti liquori e distillati (marmellate, salse e puree) e vengono introdotti anche nuovi strumenti di lavoro.
Per citarne due: la piastra ad induzione e la pentola per la preparazione home made di sciroppi di zucchero aromatizzati, riduzioni di liquori, infusi di distillati spezie e puree. Tra le novità sono inseriti anche le measuring cups e gli spoon calibrati per dosare ingredienti granulari; viene mantenuta la comodità dell'uso del free pouring ma accompagnata dal vecchio metodo di misurazione con jigger e dosatori calibrati per lavorare meglio con prodotti a maggiore densità come il mascarpone o il miele. Una Liquid Kitchen in cui, messi da parte i premiscelati, si dà spazio a centrifugati di frutta e verdura. Si apre così la strada a una nuova mixability dove si abbandonano le ricette standardizzate per creare alchimie di sapori innovative e stuzzicanti.

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