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E il naufragar m’è dolce in questo mare (di vini)

Nuovi mondi –

Accade in Cile. Per affinare i propri vini la Casanueva di Bulnes, nella valle di Itata, li chiude con particolari tappi in silicone e poi li butta in mare. Da 2 a 6 mesi, dipende dal tipo

Quindici metri sotto il mare per un affinamento di 2/6 mesi, un’immersione sui fondali del Pacifico che neanche il migliore dei sub potrebbe sostenere così a lungo. Cavas Submarinas produce a tutti gli effetti vini con lo “scafandro”: chiusi ermeticamente nella loro bottiglia di vetro, e sigillati da un tappo di silicone con un tessuto interno spugnoso, riposano sotto le acque dell’Oceano davanti alla costa sud del Cile. Due le località di affinamento sottomarino di Cavas Submarinas: Concepcion (500 chilometri a sud di Santiago) e Zapallar (a 100 chilometri). Sono quattro invece le etichette di questo originale mix tra Bacco e Nettuno, dio del mare: il Pinot Noir-Carménère (85% e 15%); il Cabernet Sauvignon (con un 14% di uve merlot e 1% di carménère); il Moscat-Chardonnay (75% e 25%). Il quarto è il Pinot Noir-Carménère, stessi uvaggi, ma Riserva Marina. I primi tre hanno un prezzo di 15 euro, l’ultimo di 23 euro. La produzione è limitata, circa 8 mila bottiglie a etichetta.

Distribuzione. Da un anno sono in distribuzione anche in Italia attraverso la Global Link Point (www.globallinkpoint.com) e si trovano in alcuni punti vendita specializzati delle principali città del nord, da Milano a Pavia.
Il produttore è un artista cileno, Hugo Casanueva, proprietario insieme al figlio Patricio, giovane vitivinicoltore, della Casa Vinicola Vina Casanueva, con sede a Bulnes, nella Valle di Itata, 447 chilometri a sud di Santiago del Cile.
Produzione. La valle è una delle aree più soleggiate del grande Paese, caratterizzata da un terroir particolare, ideale per varietà che maturano in ritardo, come il carménère. I 125 ettari di vigneto dell’azienda sono in un ambiente caratterizzato da suoli profondi arenosi, sottosuoli argillosi, terreni tufacei di origine vulcanica. E poi da venti freddi in arrivo dal Pacifico, venti ascensionali più caldi, umidificati da un sistema di lagune, infine da una lunga illuminazione naturale in estate. I vini hanno una mineralità più accentuata, forse indotta dall’affinamento sotto il mare. Dopo sei mesi di barrique le bottiglie trascorrono un periodo di due-sei mesi, a seconda della tipologia, in un ambiente sottomarino caratterizzato da una maggiore pressione (1,5 atmosfere) e da una temperatura costante di 8-9 gradi che preserva il prodotto da escursioni termiche improvvise. L’illuminazione è filtrata attraverso la rifrazione dei raggi solari e le bottiglie sono costantemente “cullate” dal leggero movimento delle correnti.

Tasting vini
Muscat chardonnay Cavas Submarinas
Bel colore giallo profondo con riflessi verdognoli per questo uvaggio di muscat  al 75% e chardonnay al 25% annata 2005 (è un Itata valley Do). Aromi decisamente fruttati (pera, pesca)  e leggeri toni floreali e mineralI. In bocca è armonico con una buona vena acida e un finale di bocca molto pulito e fresco. Visto il suo passaggio in mare, impossibile non abbinarlo a crudità di crostacei,  sushi o sashimi.

Cabernet sauvignon Cavas Submarinas
A denominazione  di origine Itata Valley, annata 2005, ha
un bel colore rosso con riflessi violacei  e aromi di frutta matura, confettura, fieno stagionato  e spezie (pepe). Il sapore pieno, caldo, robusto e lungo con tannini morbidi. Alcol al 13,2%. Nell’uvaggio anche il 14% di merlot e un accenno (1%) di carmenère. Si sposa a carni rosse alla griglia e formaggi erborinati o stagionati.

Ciò che vogliono gli italiani

Consumi –

Una ricerca Swg, per Santa Margherita, spiega gli atteggiamenti dei nostri connazionali in fatto di vino. Sì ai consigli, no a prezzi troppo alti. Sì ai giornali, “nì” a internet

Pù abitudinari che sperimentatori, molto più sensibili al passaparola che ai consigli di Internet. E molto attenti al portafogli (costo della vita o parsimonia?) ma ben disposti a spendere di più per il vino da regalare. Però anche esigenti al ristorante, e forse un po' stufi della rigidità dell'offerta di molti locali: oltre alla classica bottiglia da 0,75 litri gradirebbero infatti una proposta più ampia di mezze bottiglie, vini sfusi e al calice.

Aspetti. Sono alcuni degli aspetti che emergono da una ricerca sulle abitudini di consumo, i criteri di scelta e gli atteggiamenti degli italiani rispetto al vino, condotta dall'azienda Santa Margherita in collaborazione con Tomorrow Swg. La ricerca, presentata ad aprile, è stata condotta a novembre 2007 su un campione di 800 italiani, maschi e femmine dai 18 ai 64 anni, attraverso interviste telefoniche. Rispetto alle abitudini di consumo, il vino è presente nel 75,7% delle famiglie italiane (600 bevitori su 800 intervistati) e vede ancora la supremazia della casa (58,7%) rispetto al fuoricasa (21,1%) come luogo di consumo.

Pasti. Quasi sette persone su 10 lo bevono solo ai pasti, il 17% anche in altri momenti, il 14,6% soltanto in altri momenti. La frequenza media di consumo è di 3 volte a settimana, ma tre persone su dieci (anche le donne) bevono vino tutti i giorni o quasi, in particolare nella fascia di età tra 55 e 35 anni, più al nord che al sud e più tra i pensionati, i dirigenti e i colletti bianchi rispetto alle altre categorie. Tra i canali di informazione prevale nettamente il passaparola, ma anche la pubblicità, la stampa specializzata, la stampa generalista, radio e tv non vanno male.

Internet. Chi invece non passa l'esame è internet, agli ultimi posti come mezzo di informazione sul prodotto vino, nonostante la grande offerta del web e contrariamente a quanto ci raccontano molte agenzie online cresciute come funghi in questi anni. Un altro argomento della ricerca aveva come tema l'acquisto. Più di sei persone su dieci quando entrano in un negozio, più o meno specializato, hanno già in mente un vino, il 36,1% del campione (386 responsabili di acquisto su 800 intervistati) decide invece al momento.

Prezzi. Sui prezzi il 41,7% è disposto a spendere qualcosa in più rispetto al suo prezzo soglia, ma il 41,2% spende al massimo 3 euro a bottiglia e il 30,9% tra i 3 e i 5 euro per il consumo a casa e in famiglia. Quando però si tratta di regalare un vino l'italiano scuce qualcosa di più: il 76,5% spende da 5 euro a oltre 10 euro a bottiglia. Nel consumo fuoricasa si beve più a cena che a pranzo, più al ristorante e in trattoria che in bar, winebar, enoteche e locali notturni. A tavola il consumatore si lascia in genere consigliare (38,3%), consulta attentamente la carta (26%), ordina il vino della casa (19%), oppure indica al sommelier una generica tipologia di vino (16,7%).
Consumo. Quando invece l'acquisto è per il consumo personale, in casa, il 37,9% compra quasi sempre lo stesso vino, il 35,8% sceglie tra due/tre vini che già conosce o che ha già comprato, appena il 26,4% decide volta per volta, per sperimentare.

Io, la terra e l’energia dell’universo

Personaggi –

E’ Nicolas Joly, da Savennières, sulle rive della Loira, guru della viticoltura naturale. Che oggi racconta in un libro come ha applicato alla vigna la filosofia biodinamica

Corno di vacca colmo di letame oppure intestino bovino riempito di camomilla, sotterrati in inverno prima di utilizzarli in vigna in primavera. Sono soltanto due dei preparati biodinamici “che mobilizzano forze straordinarie” e che servono ad aumentare la spirale della vita organica tramite un’accelerata attività batteriologica. «Ma non chiamateci stregoni» dice Nicolas Joly, 63 anni, passato senza indugi dai campi dell’alta finanza a quelli delle sue vigne al Château de la Roche aux Moines a Savennières, sulla riva destra della Loira. È lì che Joly, il grande divulgatore del biodinamico applicato, mette a frutto la lezione teorizzata per primo nel 1924 in Germania nella Tenuta di Koberwitz dall’epistemologo ungherese Rudolf Steiner, tutta sintetizzata nei tre vini dell’azienda di famiglia, la Coulée de Serrant. Joly, vignaiolo e scrittore, propone un nuovo modo di gestire la terra, vecchio quanto il mondo, nel rispetto delle regole della natura, senza uso di chimica di sintesi e diserbanti.

Regni.
«Perché la biodinamica - ricorda Joly - è la prima agricoltura, da qualche secolo almeno, che restituisce al coltivatore la possibilità di agire sul comportamento delle sue piante in un modo diverso rispetto a quello fisico». Così la biodinamica tiene conto dell’interdipendenza tra tutti i regni (minerale, vegetale, animale) e aiuta le viti a essere più ricettive alle influenze astrali. Un vortice di forze della natura racchiuse nei quattro stati della materia: calore, luce, liquido, terra. E che Joly nel suo libro La Vigna, il vino e la biodinamica (vedi box) rappresenta come elementi che influenzano la vite e ogni pianta nelle rispettive fasi dello sviluppo dell’impianto radicale, della fruttificazione, della fioritura, della crescita e, in cantina della fermentazione.

Conoscenza. Nicolas Joly ha presentato il suo ultimo libro lo scorso aprile all’inaugurazione del Ca’ Scapin a Santa Maria di Zevio vicino Verona. Un evento dedicato al biodinamico e promosso dalla Velier di Genova. C’era anche il presidente Luca Gargano l’ispiratore dei Triple A (agricoltori-artigiani-artisti) e in Francia del movimento Renaissence des Appellations. «L’agricoltura biodinamica aiuta un luogo a essere ricettivo delle leggi del vivente, dunque del macrocosmo senza il quale la Terra sarebbe un cadavere - conclude Joly -. Ma per fare un buon vino, non basta solo applicare la biodinamica, bisogna conoscere i preparati, le viti, il vitigno e le forze di crescita che il suolo contiene».

Ricette per l’estate

Barfestival 2008 –

Una selezione di ricette originali dalla prima semifinale della nostra Cocktail Competition. Destinate a fare la differenza al bar e sotto l’ombrellone

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/570_32.pdf” target=”_blank”>Ricette per l’estate
Bargiornale giugno / pdf / Numero pagine: 2 / Lingua: italiano / di Stefano Nincevich

Resort di lusso nella costa ionica

Hotel –

Nova Yardinia vuol fare dell’identità mediterranea una sintesi e un marchio. Con cultura, cucina e benessere. E un’organizzazione hi-tech per uomini d’affari e gruppi

Non è difficile in Italia trovare siti di pregevole effetto paesaggistico ma è decisamente raro imbattersi in un'area di pochi chilometri con tre siti Unesco. Nova Yardinia è complesso alberghiero poco distante da Taranto vicino a quella Castellaneta dove nacque Rodolfo Valentino. Ispiratore e ideatore del progetto è Nicola Putignano, senatore e attuale presidente del gruppo Nuova Concordia srl, società della So.f.in. spa, holding finanziaria di famiglia.«Abbiamo voluto creare un complesso moderno per un turismo leisure e business», afferma Nicola Putignano «in una location unica, a pochi chilometri dai trulli di Alberobello, dai Sassi di Matera e dal magnifico Castel del Monte. Siamo sicuri di poter offrire ospitalità di ottimo livello quanto a servizi ma quello che più conta in un contesto storico ambientale unico». Su una superficie di 5 chilometri (di cui edificati 3.500 metri quadrati), al confine della riserva biogenetica Stornara, Nova Yardinia si sviluppa su quattro strutture, due hotel a cinque stelle, Kalidria Grand Hotel & Thalasso Spa e Alborea Eco Lodge Suites, e due village a quattro stelle, il Valentino e Calané. Un totale di 790 stanze, di cui 230 nei cinque stelle, 6 piscine all'aperto, 9 ristoranti, 13 campi da tennis, 6 campi da calcetto. E poi spazi per pallacanestro, pallavolo e beach volley e un grande centro Thalasso spa. Il tutto c'è ma non si vede, o quasi.

Spazio concepito come un centro di lusso
Il design delle strutture è, infatti, stato affidato all'architetto Emilio Ambasz, teorico del “green over the grey” e specializzato nella mimesi dei suoi complessi architettonici come dimostrano i 124 lodges dell'Alborea. Poco distante il Kalidria, la Thalasso spa di 3.500 mq attrezzata con piscina interna ed esterna di acqua di mare riscaldata, cabine per idro e cromoterapia, sauna, bagno turco, area relax, centro fitness. «Abbiamo concepito quattro formule di accoglienza» spiega Putignano, «destinate a clienti che concepiscono la vacanza in modo diverso». Kalidria nasce sul concetto di benessere come remise en forme. I suoi servizi sono accessibili anche agli ospiti degli altri complessi, anche se ogni struttura dispone di un proprio centro benessere. Alborea è uno spazio concepito come un contesto di lusso (Iacuzzi in ogni lodge, area wifi, ecc.) completamente immerso nel silenzio e nella natura. I due hotel village Il Valentino e Calané sono strutturati per rispondere alle esigenze di famiglie e gruppi in un ottica di maggiore socializzazione (anfiteatro, attività sportive e animazioni per adulti e bambini). I piaceri della tavola non sono secondari. Qui all'incrocio tra Puglia e Basilicata si trovano sapori eccezionali. Vito Semeraro, della Nazionale italiana cuochi, è lo chef executive che propone gusti e sapori del mediterraneo, differenziando le proposte in base a una ricerca gastronomica che coniuga il gusto a un regime equilibrato.

Programmi che valorizzano i soggiorni brevi
Il progetto è nato 15 anni fa. Affidato per qualche tempo a Hilton International è tornato ora gestione dei suoi ispiratori. Parole chiave del nuovo corso sono mare, benessere e business. Cinque chilometri di spiaggia bianchissima, confortevolmente attrezzata, lambita dal fiume Lato e circondata da 16 ettari di pini d'Aleppo, cespugli di mirto e rosmarino, confortata dalla trasparenza del mar Ionio: non stupisce che questa struttura in estate raggiunga una copertura del 90% nei villaggi e dell'80% negli hotel. «La stagione estiva non è un problema» annota Putignano. «La Puglia ha una fortissima vocazione turistica. Il nostro impegno è tutto volto ad operare in direzione di una destagionalizzazione delle presenze, attraverso l'incremento del settore benessere e Mice (Meeting, Incentive, Congress and Events) che possono essere la grande risorse del sud del Mediterraneo». Attualmente il settore mare rappresenta il 50% del giro d'affari di Nova Yardinia mentre il benessere è ancora sul 20 e il Mice sul 30%. La messa a punto di appositi programmi che valorizzano anche soggiorni brevi inizia a dare i suoi frutti. «Il Mediterraneo e la Magna Grecia sono concetti fortemente evocativi soprattutto per una clientela internazionale», racconta l'imprenditore. «Negli ultimi tempi stiamo avendo riscontri molto positivi nelle risposte delle aziende per meeting e convegni tanto con grandi marchi nazionali che con multinazionali e imprese estere. Stiamo progettando l'apertura di un polo congressi in grado di accogliere 2500 persone».

Ambienti flessibili anche per eventi aziendali
Già in questa fase Nova Yardinia si presenta come un luogo dalla logistica strategica. I 38 spazi, poliedrici e modulari per meeting e riunioni si adattano con sorprendente versatilità a diverse esigenze, da 10 a 1500 persone. «Contiamo di poter offrire ai clienti d'affari una struttura attrezzata per il lavoro e per il relax. Il clima mite consente di godere a lungo degli spazi all'aperto e beneficiare delle benefiche inalazione della pineta che circonda la spiaggia. Ossigenare il corpo per riattivare la mente è la combinazione ideale per un weekend di lavoro» spiega Putignano. La flessibilità degli ambienti e dei servizi consente di affiancare le aziende nella creazione di eventi plasmati sulle specifiche esigenze di ciascuna organizzazione. Ma non è solo con i supporti tecnici e la buona cucina che Nova Yardina intende affrontare la clientela business. La filosofia che ispira la proposta per il Mice è in linea con le più avanzate tendenze in fatto di politiche di Human resources management, che interpreta il rapporto tra persona e azienda in termini olistici. «Siamo partiti da un concetto caro a quei sapienti che proprio su queste coste aprivano le loro scuole di filosofia, e che oggi sono la chiave di interpretazione delle dinamiche aziendali: l'uomo è il centro di una esperienza sinergica, in cui natura, corpo e spirito sono uno», conclude Putignano.

Quanti guadagni con il granitore! RASSEGNA di suggerimenti e prodotti

Nuovi consumi, nuovi Business –

Non più solo i classici frappè o granite: Oggi la stagione calda ha come protagoniste al bar le creme fredde. Che garantiscono ottimi margini con un investimento limitato

Fino a qualche anno fa non esistevano neppure. Ora sembra che non se ne possa più fare a meno, soprattutto d'estate. Le creme fredde, inizialmente pensate come sostitutivi del caffè durante la stagione calda, si sono via via sempre più differenziate ampliando la gamma con gusti accattivanti e facendo crescere il settore in maniera esponenziale.
Si pensi, per fare un esempio, a Natfood, azienda emiliana leader di mercato, che è passata dai 2 milioni di porzioni di creme fredde del 2005 ai 30 milioni di porzioni nel 2007, prevedendo un'ulteriore crescita nel 2008.
 La stessa proliferazione di produttori grandi e piccoli di preparati liofilizzati per granitori è indice dell'attrattività di questo mercato. Si può oggi dire che le creme fredde si siano pian piano ritagliate spazi sempre più rilevanti nelle abitudini di consumo degli italiani, divenendo anche un valido sostituto di altri prodotti tradizionali: per esempio le creme al caffè al posto dell'espresso e quelle allo yogurt con aggiunta di frutta e cereali come sostituivi del pasto.
Ma il mercato è tutt'altro che saturo. Come spiega Roberto Pregnolato, group product manager di Antica Gelateria del Corso, «esistono ancora dei margini di crescita, legati perlopiù alla diversificazione dei gusti (con le relative proposte di ricette) e delle occasioni di consumo. Le creme fredde si prestano a innumerevoli interpretazioni e saranno in futuro sempre più presenti nei consumi fuoricasa».
Ed ecco quindi che le aziende attente ai trend si sbizzarriscono con proposte sempre più innovative e soprattutto sempre più vicine all'esercente: oltre ad Antica Gelateria del Corso, che con il suo Gelato da bere offre semplicità di esecuzione, razionalizzazione degli spazi (grazie all'utilizzo di una sorbettiera piccola e versatile), ci sono, tra gli altri, Natfood con un ampio catalogo i cui prodotti di punta sono Espressino Freddo, Cremosito e Mascarpone Latino; Eraclea, con Crema Eraclea al caffè e Yoclea fra le sue numerose proposte; Sirea, che punta su Crema al caffè e all'innovativo Orzoshake, bevanda cremosa a base d'orzo da preparare con il mixer.

Le aziende, ognuna con modalità diverse, richiedono investimenti minimi, spesso offrono il granitore in comodato d'uso e garantiscono ottimi margini di guadagno. Per Sirea l'investimento va da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 2.200 euro e consente un fatturato da 5.000 a 15.000 euro; secondo Natfood si parte con 700 euro si guadagna 4 volte tanto; Antica Gelateria del Corso prevede un fatturato annuale di circa 4.000 euro con il 70% di margine per l'esercente. Le aziende fornitrici offrono anche molto supporto in termini di materiale di comunicazione, che senza dubbio incuriosisce il consumatore. Ma, come afferma Lorenzo Losappio, product manager di Sirea, «bisognerebbe introdurre in fase di inserimento una prova d'assaggio, cioè offrire gratis ai clienti per 2-3 giorni una piccola degustazione del prodotto: il riscontro da parte dei consumatori è pressoché immediato».

CONSIGLI UTILI
Più gusti e più momenti di consumo
Proporre un'ampia gamma di gusti e diversificare le occasioni di consumo: le creme fredde non prendono più solo il posto del caffè ma diventano anche sostitutivi del pasto o come rompidigiuno durante la giornata.

Messo in bella mostra
Il prodotto deve essere visibile: al consumatore si deve offrire quindi non solo qualità ma anche completezza dal punto di vista di gamma e materiali di comunicazione.

Ci credo se lo vedo
Spesso il problema per il bar è trovare una collocazione al granitore, che un po' di spazio lo occupa. Anche se molte aziende si stanno attrezzando in questo senso, proponendo apparecchi sempre meno ingombranti, si tenga comunque presente che la preparazione a vista rassicura il cliente.

All'opera con fantasia e "malizia"
Il barista deve metterci del suo per incrementare le vendite: il valore aggiunto è dato infatti dalla sua fantasia e professionalità nel trasformare la crema utilizzando topping e decorazioni. I prodotti sul mercato si prestano infatti a innumerevoli interpretazioni.

RASSEGNA – Novità bevande alla frutta

Bevande –

Si arricchisce l’offerta di bevande a base frutta:ecco le novità con o senza gas

Scopri i budini alla frutta

Novità –

Rapidi da preparare, nei gusti limone, fragola e mango. Sono i nuovi budini Carte d’Or, da personalizzare a piacere

Sebbene i consumi di frutta siano in calo da anni, i prodotti a base di frutta come rompidigiuno o dessert sono in continua espansione. Segno di un'attenzione da parte di consumatori e professionisti a soluzioni non solo ad alto contenuto di servizio, ma anche nutrizionalmente corrette. I budini alla frutta Aquerelle di Carte d'Or-Alsa s'inseriscono in questo trend. Si tratta di una novità di Unilever Italia nei sapori limone, fragola e mango da proporre al momento del dessert, ma anche come snack o cocktail. Ogni gusto è in scatola da due buste di 230 g, utili per realizzare 12 porzioni ciascuna. La preparazione è semplice: è sufficiente unire a un litro di acqua calda il contenuto di una busta da stemperare con cura, versare nello stampo e poi mettere in frigorifero. In breve, il prodotto è pronto per essere servito come un budino all'acqua di frutta sformato oppure lasciandolo nel suo bicchiere o nello stampino. Le varianti alla ricetta base sono tante e comprendono la presenza di spirits o di frutta fresca. Al prodotto, infatti, si accompagna un ricettario con tante idee come Fruit chéri. Suoi ingredienti sono Aquerelle Budino alla Fragola, liquore alla ciliegia e ciliege. Per prepararla unire ad Aquerelle 900 ml di acqua e 100 ml di liquore. Versare quindi negli stampi con una ciliegia al centro e mettere in frigorifero. Prima di servire sformare e guarnire a piacere. C'è poi una versione stile Mojito. Ingredienti: Aquerelle Budino al Limone, 100 g zucchero di canna, 150 ml rum bianco, 850 ml acqua bollente, 15-20 foglie di menta fresca. Stemperare il prodotto nell'acqua bollente e aggiungere il rum. Pestare le foglie di menta con lo zucchero di canna nei bicchieri e coprire con Aquerelle al limone. Mettere in frigorifero. Prima di servire, guarnire con fette di lime.

Il buono pasto ha perso la faccia

Inchiesta –

Il valore nominale defiscalizzato dei buoni pasto è fermo da 11 anni a 5,29 euro. Ciò paralizza tutta la filiera e genera usi impropri e distorti dei ticket

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/buonipasto.pdf” target=”_blank”>Il buono pasto ha perso la faccia
Bargiornale giugno / pdf / Numero pagine: 2 / Lingua: italiano / di Sergio Redaelli

Spesa e pausa pranzo, a scelta tra biologico e ayurvedica

Boutique –

In provincia di Milano, Madre Bio lancia menu biologici e certificati a prezzi da trattoria

È un punto vendita specializzato nel bio, ma non solo. Perché a fianco del supermercato ci sono anche una caffetteria e una trattoria che propone specialità biologiche a prezzi accessibili. Una vocazione multifunzionale che il nuovo locale di Muggiò (Mi), aperto lo scorso aprile, ribadisce anche nell’insegna “Madre Bio – shop and lunch” e che vuole connotare il punto vendita come un luogo multiservizi dove fare un’esperienza completa di un preciso stile di vita, dal cibo bio alle consulenze di medicina ayurvedica (tel. 039/2789337). Negli oltre 400 mq, dall’accattivante e fresco design, si possono acquistare oltre 3.000 prodotti certificati biologici, scegliere riviste e libri, comprare prodotti di gastronomia fresca da asporto. Ma, soprattutto, concedersi una pausa nella caffetteria o pranzare nella trattoria. Il punto di forza del bar è l’offerta ampia e improntata al salutismo: oltre ai prodotti classici della caffetteria italiana, propone centrifugati, frullati e spremute. E tanti prodotti destinati a chi ha problemi di intolleranze (es. cappuccini con latte di soia o di riso). Invece la trattoria propone ogni giorno un menu diverso, cucinato in giornata con ingredienti tutto biologici, e proposto a un prezzo “calmierato”: 13 euro per primo, secondo, contorno, caffè e mezzo litro di acqua o un quarto di vino. «Vogliamo promuovere il biologico come parte della quotidianità, rendendolo accessibile a molti. Ecco perché i nostri listini non si discostano da quelli di una comune trattoria» spiega la titolare di Madre Bio Julienne Frustaci.

Le lame giuste per la carne

Strumenti –

Forgiati o stampati, ma sempre a lama liscia. A punta o a sciabola, con il filo sempre rinnovato con l’acciarino. E la fiorentina si taglia che è un piacere

Per il ristoratore che propone piatti di carne o punta sulla bistecca alla fiorentina è fondamentale mettere a disposizione del cliente ottimi coltelli. È facile capire, infatti, quanto sia irritante per l'avventore ingaggiare una lotta nel tagliare braciole e costate con lame prive di filo (o peggio con coltelli a lama seghettata) o spuntate.
Sicuramente è l'aspetto funzionale a consigliare la scelta di un valido coltello da carne; senza sottovalutare il fatto che “spaiare” posate, piatti o bicchieri rispecchia un nuovo gusto per l'apparecchiatura della tavola, purché ne riflettano lo stile. Bene quindi, in una mise en place elegante, i coltelli con manici pregiati (argento, madreperla) o naturali (corno, osso, legno); meno impegnativi quelli dalle impugnature in materiali tecnologici, che spesso hanno anche il pregio di essere colorati (corian, plexiglass, polipropilene o altri materiali plastici).
Ciò detto, l'importante è saper scegliere il prodotto giusto. Al momento dell'acquisto bisogna verificare che il coltello sia ben equilibrato, sia dotato di un'impugnatura ergonomica, che si possa stringere comodamente nel palmo della mano: una condizione essenziale per eseguire un taglio efficace. Se il manico è fissato con rivetti, questi non devono sporgere e devono essere solidali con la lama, senza alcun “gioco”.
Ancora. I coltelli d'acciaio inossidabile più utilizzati sono sostanzialmente di due tipi, entrambi validi: forgiati o stampati. La forgiatura è l'operazione che (con ripetute battiture grazie a una pressa o un maglio) rende tenace l'acciaio e di conseguenza dà origine a una lama molto resistente. I coltelli forgiati si riconoscono dal “nodo,” caratteristico ispessimento che divide la lama dal manico. I coltelli stampati sono invece tranciati da una lastra d'acciaio inossidabile spesso arricchito da vanadio, molibdeno, titanio, che aumentano la resistenza della lama.
Per tagliare la carne (e quasi ogni altra materia prima, salvo il pane, il pomodoro, la buccia della melanzana, che si tagliano con lame a seghetto) servono coltelli a lama liscia, affilatissimi e generalmente dotati di punta, utile quando si serve carne con osso o se il cliente vuole levare facilmente nervature o venature di grasso. I più comuni sono quelli a scimitarra, che consentono un taglio della carne in un unico movimento oppure a punta centrale, indicati per lo scalco di tagli di carne con osso.

Pago succhi 100%

Succhi –

I succhi di frutta 100% Pago senza zucchero aggiunto possono essere miscelati in rinfrescanti cocktail analcolici. Come Orange: nello shaker versare 1 cl sciroppo mango, 1 cl sciroppo fragola, 10 cl Pago Arancia. O come Sinfonia: nello shaker versare 4 cl Pago Pompelmo, 3 cl Pago Ace, 2 cl succo di limone, 1 cl sciroppo di fragole. www.pagoitalia.it

I succhi di frutta 100% Pago senza zucchero aggiunto possono essere miscelati in rinfrescanti cocktail analcolici. Come Orange: nello shaker versare 1 cl sciroppo mango, 1 cl sciroppo fragola, 10 cl Pago Arancia. O come Sinfonia: nello shaker versare 4 cl Pago Pompelmo, 3 cl Pago Ace, 2 cl succo di limone, 1 cl sciroppo di fragole. www.pagoitalia.it

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