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Da barman a pr, il salto della barricata

Serate –

A Rho Salvatore Bongiovanni è manager tutto fare. Abbandona i pr e le serate se le fa da sé, occupandosi di comunicazione e art direction. Un successo, tanto che i suoi “eventi stupefacenti” vanno in tour per l’Italia

Spesso per organizzare una serata ci affida a pr o a direttori artistici, a persone cioè che possono costruire e organizzate le serata garantendo la presenza di un certo pubblico. Ma c’è chi ha scelto una terza via, quella del fai da te, e con buoni risultati. Il signore in questione è Salvatore Bongiovanni, food & beverage manager dell’Extrò Grill Cafè di Mazzo di Rho, spazio multifunzionale che offre intrattenimento dal pranzo all’aperitivo, alla cena. Nel suo locale l’F&B deve affrontare una realtà complessa.
«Offriamo - spiega Bongiovanni - quattro serate a tema, dal mercoledi al sabato e un aperitivo musicale la domenica. Ho deciso di prendere in mano la gestione diretta degli artisti e del personale che lavora per me e con me all’Extrò». Nasce così l’idea di “Eventi Stupefacenti”, un vero marchio delle serate a tema organizzate nel suo locale che contraddistingue tutta l’attività manageriale intrapresa da Bongiovanni nelle gestione degli spettacoli e degli artisti che li interpretano.
«Dagli anni ‘80 in poi la figura del “pr” che crea serate e porta gente in un locale è vista come indispensabile. A mio parere invece oggi è possibile agire diversamente e creare un team di lavoro che controlli tutta la gestione di un evento, compresa la parte artistica. Per questo, con “Eventi Stupefacenti” abbiamo dato vita a un nuovo modo di gestione degli artisti, sviluppando un prodotto ben fatto e adatto al mio locale ma nello stesso tempo vendibile anche altrove. Proprio perché organizzato e gestito in modo professionale». Ecco allora che Bongiovanni oggi è non più solo gestore e promotore di un locale ma anche manager artistico con ottimi risultati. Durante le serate a tema con animazione e con musica live infatti le presenze nel locale aumentano in media sempre del 30-40% e in alcuni casi raddoppiano. Le sue “Ragazze Stupefacenti” inoltre non solo animano per due venerdi al mese le serate dell’Extrò con spettacoli in stile “Coyote Ugly” o “Moulin Rouge”, ma sono protagoniste di un piccolo tour anche in altri locali italiani.

Cachet diversi per notti stupefacenti

Il cachet per un loro spettacolo parte dai 120 euro ad artista, escluse le spese di trasferta. Allo stesso modo girano i musicisti “Stupefacenti” che suonano per Bongiovanni jazz e bossanova nelle serate live e negli aperitivi musicali. Per una loro performance servono dai 180 ai 600 euro a secondo del numero di musicisti. Ma per fare questo salto in avanti dal ruolo di puro manager e arrivare a organizzare e gestire in toto una serata cosa non deve mancare? «Un briciolo di fantasia e tanta comunicazione - conclude Bongiovanni. La comunicazione è fondamentale e curo personalmente ogni aspetto dell’immagine, comprese locandine e menu. E non dimentico Internet. Oggi la Rete è una risorsa indispensabile: grazie al portale Myspace (myspace.com), per esempio esempio, posso fare provini virtuali e contattare artisti senza alzarmi dalla scrivania. E su Facebook (facebook.com) ho creato una pagina del locale garantendomi migliaia di contatti.

La lista dei cocktail deve essere chiara

Menu –

Presentare i drink con il solo nome non basta. Occorre descriverli bene per aiutare il cliente nella scelta

Elenco di nomi e cose o il foglio di carta sul quale è scritto tale elenco: questa è la definizione, secondo il vocabolario della lingua italiana, della parola lista. Definizione generale però, che non contiene un importante caratteristica che molte liste, in particolare quelle che presentano ai clienti di un locale i drink o i piatti tra i quali scegliere, devono avere. Tra cui, in primis, la capacità di comunicare e suggerire una scelta. E poi presentare un “prodotto” in modo che colpisca la fantasia di chi legge, spiegare davvero cosa si va a proporre, anche nei dettagli se è necessario, catturare in modo positivo l'attenzione del cliente. «La cosa più difficile non è attirare un cliente, ma convincerlo a ritornare». In questa frase del barman David Colombo si esprime l'importanza della comunicazione all'interno della compilazione di una lista di drink per un locale e, anche, si riassume la filosofia di lavoro che sta alla base del progetto Toi Même Bistrot di Monza.

Polifunzionale con spa inclusa
Spazio lounge e raffinato, il Toi Même si interseca nell'omonima spa - struttura che offre trattamenti estetici e di remise en forme, hammam, piscina e idromassaggio - e con la quale dà vita a un ambiente polifunzionale dove tutto è pensato per completare la soddisfazione degli ospiti. Il locale stesso è uno spazio a 360°, aperto dalle 10 del mattino per la colazione, alla sera tardi per la cena e il dopocena. «Dare un suggerimento al mio cliente, colpirlo nel suo desiderio, è il primo scopo del lavoro che faccio quando preparo un menu e di conseguenza ancora prima quando creo un cocktail - spiega Colombo». E detta da un professionista che ha inventato circa 200 mix in appena tre anni e che ha vinto la giornata Luxardo della Barfestival Cocktail Competition, questa dichiarazione d'intenti fa ancora più impressione. Ma David Colombo va oltre. «Il menu deve essere chiaro e comunicativo al massimo. È per questo che ho deciso di fare una lista dove i miei cocktail sono raccontati davvero al cliente, attraverso la descrizione precisa di come sono preparati. Ovvero scrivendo ad esempio i nomi “reali” degli ingredienti e non le marche dei prodotti». Il Negroni shakerato alla gelatina di arancia per esempio viene descritto come “il classico a base di vermouth rosso, campari bitter e gin, shakerato con gelatina di arancia e gocce di angostura bitter”. Della filosofia creativa di David Colombo fa poi parte l'idea che il menu debba anche raccontare il momento giusto per ordinare quel certo cocktail. Come quelli speciali creati insieme allo chef Andrea Longo che vengono serviti al posto del dolce per concludere una serata: per esempio lo Sweet Caramel, un mix che unisce succo di lime, caramello e vodka in un drink che esprime il profumo e l'essenza del creme caramel.

Laboratorio di idee
Insomma, come si racconta e come si presenta una lista di cocktail sta diventando sempre più un vero lavoro di sviluppo del settore bar e ristorazione. E in questa dimensione più ampia del semplice lavoro di gestione di una struttura, David Colombo porta avanti la sua opera con gli amici Beppe Fondacaro e Gianmarco Nardo e la società di consulenza e gestione No Way. I quali, chiamati poco prima dell'estate dai titolari della spa Toi Même a dare una direzione allo spazio caffetteria e ristorante interno al centro benessere hanno dato vita a un vero laboratorio di proposte e idee per un nuovo modo di fare ristorazione.

Jazz e classica live, ma fuori orario

Club –

Il Take Five di Bologna ha fatto la differenza sulla piazza emiliana programmando musica classica e jazz al martedì e al mercoledì. Tutto dal vivo. Una strategia che ha generato surplus del fatturato del 30-40%

La concorrenza spietata di una miriade di altri locali, il disturbo (presunto) dei vicini, gli alti costi… Sono davvero tanti, e non di poco conto, i problemi che rendono dura la vita agli esercizi con musica dal vivo. A maggior ragione in una città come Bologna, dove l’offerta è amplissima, e il tema del disturbo alla quiete pubblica è di stretta attualità. Tutto ciò, fortunatamente, non basta a impedire l’affermazione di modelli vincenti, basati su punti forti irrinunciabili: da una parte una programmazione artistica di riconosciuto spessore, dall’altra quel plus di “passione-professione” che riesce a tirar fuori, in chi si butta nell’impresa, il meglio di sé, inteso come creatività, caparbietà e un pizzico di voglia di osare.
È la lezione che arriva dal Take Five Genuine Music Club, che in appena due mesi è emerso in un panorama molto affollato. Con un’idea, sopra le altre: proporre spettacoli di qualità in giorni e orari non canonici.

Programmazione fuori dagli schemi

Sotto la direzione artistica di Marco Tomasso, il Take Five ha ideato due rassegne, i “Martedì della Classica” e i “Mercoledì nel jazz”, in due set differenziati, alle 19.30 e alle 21. «L’altra grande scommessa del club - dice Tito Meci, titolare con il fratello Antonio, musicista e figli di musicisti - è la programmazione di musiche da esecuzione. Finora sta andando bene. La distinzione nei due set permette poi di mantenere quel senso di intimità con il pubblico che rispetta le dimensioni del club e la sua naturale acustica. Puntiamo infatti sull’incontro tra timbri strumentali molto vari, come varia è la natura interpretativa degli artisti».

Un’acustica paragonabile a un teatro

La Rassegna “Il Martedì della Classica” propone un repertorio molto vario e ricco di strumenti, con una parte di primo piano per il pianoforte, senza escludere la voce, completamente in acustico. Con “Il Mercoledì nel Jazz” che il Take Five Genuine Music Club fa emergere le sue caratteristiche architettoniche. Per dimensioni e collocazione il palco vuole avere un certo peso sulla platea. Questo permette un’acustica dall’ottimo rendimento, paragonabile a quella di un teatro.«Abbiamo la presunzione di creare un’atmosfera unica, dove la musica si fonda con l’anima e l’architettura del locale e diventa un tutt’uno», aggiunge Meci. La musica “traina” il lavoro del club, generando un indotto del 30-40% in più. Il martedì il Take Five mantiene i prezzi normali delle consumazioni al tavolo, e solo il mercoledì richiede un supplemento coperto di 5 euro.
L’offerta beverage è basata essenzialmente sul vino, da 3 a 8 euro al calice, in media 15 euro a bottiglia, con una cinquantina di referenze in tutto. Il calice di vino rosso, curiosamente, risulta l’ordine prevalente del pubblico che viene apposta per il concerto. Nel set delle 19.30 è molto richiesto anche lo spritz (4 euro). È disponibile anche una carta food con alcuni piatti caldi e altri freddi (tortino al formaggio, spianate, piadine ecc.) ma il cavallo di battaglia, oltre al vino, è l’offerta cocktail (7 euro con stuzzichini inclusi) con i gettonatissimi Mojito e Long Island: due mix in vetta alle preferenze anche al momento del dopocena.

La cucina fa più bella la bottega

Store –

I clienti mangiano circondati da oggetti, prodotti gourmet e libri di cucina. Siamo al Cucchiaio di Legno a Milano, apripista di un nuovo modo d’integrare vendita e ospitalità

La ristorazione si fa largo. Basta vedere come le insegne della grande distribuzione stanno interpretando in chiave espansiva la loro mission alimentare, spaziando dall'asporto alla somministrazione con corner o punti dedicati. Stesso discorso per il piccolo dettaglio alimentare dove “vendere” dei prodotti non basta più. Emblematico il modello de Il Cucchiaio di Legno in via Ponte Vetero 13 a Milano, creato appena un anno e mezzo fa dai coniugi quarantenni Mauro e Barbara Magnoni, un eat &shop elegante posizionato in area “strategica” (tra Brera, corso Garibaldi e il Teatro Strehler), dove oggettistica, cucina e cultura del cibo convivono senza conflitti di interessi e che di recente, in quel di Chicago, si è aggiudicato il prestigioso Global Innovator Award 2008 (premio internazionale attribuito ai punti vendita dei cinque continenti che ogni anno si evidenziano per eccellenza e innovazione).

Il Cucchiaio di Legno, ovvero, un punto vendita con un menu nutrito e un calendario fitto fitto?

Sì effettivamente - conferma Mauro Magnoni - offriamo oggettistica da taglio e da cottura di qualità (Global, Berti, Zani&Zani, Riedel, Zak, Joseph & Joseph, Lekuè, Emile Henry, Staub, tanto per fare dei nomi), prodotti alimentari eccellenti (salumi di cinta senese, cioccolato Domori, chutney di Alpe Pragras, pasta di Gragnano, pelati La Monticella) e specialità gastronomiche griffate (Davide Oldani, Moreno Cedroni, Massimiliano Alajmo, Gualtiero Marchesi ecc.). Ma, nel nostro piccolo spazio cerchiamo di far vivere sia i prodotti sia gli oggetti. Per questo organizziamo incontri, cene a tema, corsi di cucina, degustazioni (di recente ne abbiamo ospitata una di agnello scozzese organizzata da Food for Britain). Da poco abbiamo aggiunto inoltre la possibilità di degustare i nostri piatti a mezzogiorno, in negozio (dove abbiamo un tavolo con 12 posti), oppure d'asporto in eleganti lunch-box. E al banco ci sono pure sandwich e panini sfiziosi.

Da dove è nata l'idea di creare uno spazio dalle molteplici funzioni come il vostro?
La mia famiglia possedeva un negozio di oggettistica per la casa da più di 60 anni, ma in tutt'altra zona di Milano. Nel corso degli anni notavo sempre più spesso che per vendere la cucina e la tavola mi toccava parlare tanto di cibo. Oggi forse avviene proprio il contrario, si vende il cibo attraverso gli oggetti e il design.

Spaziando dalla vendita al dettaglio alla ristorazione come vi siete organizzati nella gestione?

Purtroppo, siamo solo in quattro. Io e mia moglie Barbara (che si occupa soprattutto della comunicazione) selezioniamo i prodotti da mettere in vendita e studiamo anche i modi per riproporli in forma di degustazione o incontro ad hoc. Poi c'è il giovane (23 anni) e talentuoso chef Andrea Valentinetti (con esperienza a Le Calandre e da Peck) che crea i nostri piatti all'insegna di una cucina italiana semplice, leggera, poco cotta e profumata (ad esempio: spaghettino freddo con tartare di manzo, aneto e polvere di caffè, oppure, fiori di zucca ripieni alla ricotta con purea di cipolle di Tropea). Il menu cambia quasi giornalmente e i piatti sono tutti preparati al momento con materie prime freschissime e di alta qualità. Infine il jolly, Maurizio Berti (30 anni) che segue il banco del fresco, dai salumi ai formaggi, dalle centrifughe di frutta e verdura alle tartare di carne e pesce crudo.

Una rivoluzione che è stata compresa dal vostro target tradizionale di clientela?

Bisogna tenere conto che il nostro cliente di riferimento è l'appassionato di cucina - prosegue Barbara Magnoni - con un identikit ben preciso: uomo o donna tra i 30 e i 45 anni, preparato e attento, sensibile al buon gusto e al buon design con tanta voglia di provare. Tenga conto che i nostri piatti costano dai 7 euro in su, quindi prezzi decisamente accessibili anche all'ora di pranzo.

A livello autorizzatorio quali passi avete fatto per essere in regola?

All'inizio avevamo una licenza di vendita per l'oggettistica, poi è stato necessario conseguire l'abilitazione professionale sia per la vendita degli alimentari che per la somministrazione, oltre alle varie licenze comunali. Lo store rispecchia la polifunzionalità del business: in tutto sono 180 mq di cui 30 di cucina e 70 tra esposizione e posti a sedere al piano terra. Altri 80 mq si trovano al piano inferiore con il laboratorio e il magazzino.

Newslot è boom, ma occhio ai paletti

Attualità –

Il mercato delle slot machine di nuova generazione fa gola a tutti. Si stima un ricavo di 5.600 euro per ogni apparecchio installato fino a un massimo di quattro per un bar di 200 metri quadrati

Nessun altro gioco, in Italia, ha saputo far meglio delle newslot, le slot machine di nuova generazione. Hanno saputo rapidamente imporsi nel mondo dei giochi, scalando posizioni in relazione al volume del giocato, appassionando sempre più italiani e versando nelle casse dell’erario un fiume di miliardi di euro. Il tutto in appena quattro anni, visto che la loro regolamentazione, con la conseguente introduzione sul mercato, risale soltanto al 2004.

Crescita a due cifre per il settore

Nei primi otto mesi del 2008 questo settore ha raccolto quasi 14 miliardi di euro, contando sulla presenza di oltre 270mila apparecchi installati e collegati alla rete informatica dei Monopoli di Stato. Da questi dati si comprende come mediamente ogni apparecchio abbia raccolto, soltanto da gennaio al termine di agosto, oltre 50mila euro in giocate da suddividere poi tra gestore, produttore, costruttore ed erario. Al termine del 2008 il mercato, secondo le stime dell’agenzia specializzata Agicos, potrebbe così arrivare a valere oltre 21 miliardi di euro, con una crescita dell’11,7% rispetto ai 18,8 miliardi del 2007.
Ma di questo importo, quanto finisce direttamente nelle tasche dell’esercente? Difficile fare un calcolo preciso: secondo As.tro (l’associazione che rappresenta gli operatori del settore), su un importo giocato di 50mila euro, che costituisce per l’appunto il valore annuo di gioco standard per una slot, il ricavo dell’esercizio sottoposto a tassazione ammonterebbe a 5.600 euro. Un valore che può variare in base al volume totale del giocato, agli accordi stipulati tra l’esercente e il gestore della slot e, infine, in base al numero delle slot presenti nel locale visto che, stando alle statistiche, a un raddoppio delle slot corrisponde un quadruplicamento delle giocate.

Una slot ogni 15 metri quadrati

Esistono però i paletti posti dall’articolo 2 del decreto interdirettoriale del 27 ottobre ‘03 in applicazione al Tulps (Testo Unico delle Legge di Pubblica Sicurezza). Al comma 1 si stabilisce che in ciascun bar ed esercizio assimilabile è installabile un apparecchio ogni 15 metri quadrati di superficie destinata alla somministrazione. Il numero di tali apparecchi non può essere superiore a 2 fino a 50 metri quadrati di superficie, elevabile di una unità per ogni ulteriori 50 metri quadrati, fino a un numero massimo pari a quattro. Il comma 2 riguarda invece i ristoranti, ai quali si applica il limite massimo di un apparecchio ogni 30 metri quadrati di superficie destinata alla somministrazione con un margine di 2 newslot fino a 100 metri quadrati di superficie, e tre per ulteriori 100 metri quadrati fino a un numero massimo pari a quattro. La violazione di tali norme è valutata come abuso della licenza e comporta una sanzione amministrativa pecuniaria e la valutazione di gravità da parte delle Autorità che hanno rilasciato il titolo autorizzatorio, le quali possono considerare l’adozione di provvedimenti motivati di sospensione della licenza nei casi in cui si ravvisi la necessità di porre rimedio a una situazione di ordine pubblico.

A Londra il ristorante digitale è già realtà

Tecnologia –

I clienti dell’Inamo gestiscono comande, clima e colori attraverso tavoli interattivi. Basta solo sfiorare un monitor

Appena inaugurato a Londra, il ristorante Inamo propone una soluzione centrata attorno al concept del “customer control” e della “display technology”. Si tratta di un locale completamente interattivo che offre al cliente la possibilità d gestire attraverso la tecnologia touch screen la propria esperienza gastronomica. Ciò avviene grazie a strumenti come il tavolo interattivo, che permette di ordinare direttamente i piatti in cucina o di manovrare i proiettori sul soffitto e mutare completamente il clima del proprio spazio personale all'interno del locale. Il cliente può anche variare il look della propria tavola cambiando il design della sua “e-tovaglia” (tovaglia virtuale) disponibile in 7 design e colori diversi e “spiare” lo chef grazie all'apposita “chef cam” (una webcam puntata sui fornelli in cucina) attivabile con un semplice tocco. I tavoli fungono da menu e mostrano, a richiesta, immagini appetitose di ogni piatto elencato sulla lista, che può poi essere ordinato con un semplice sfioramento della superficie. Il tavola opera come una vera e propria mappa “aperta”: si possono, dunque, visionare cartine della città, chiamare un taxi o chiedere il conto e in futuro ci si potrà anche sintonizzare su canali televisivi di news, musica o entertainment o controllare la propria posta elettronica. Dietro a questa originale idea ci sono due imprenditori inglesi, Danny Potter e Noel Hunwick, che hanno commissionato la progettazione del locale allo studio di designers e architetti Blacksheep, che ha già vinto diversi premi con locali come il Whisky Mist o lo Zeta Bar.

Tecnologia intuitiva
Ai fornelli di Inamo c'è Anthony Sousa Tam, noto chef di cucina fusion, ex-Nobu e Hakkasan. Dall'esterno il locale ricorda una moderna taverna giapponese. E anche gli interni sono d'ispirazioni orientali con luci basse e soffuse. Nonostante il massiccio utilizzo di tecnologia, il fattore umano ha comunque un ruolo importante: lo staff di servizio gira continuamente tra i tavoli, serve le portate e illustra ai clienti le specialità in menu. I tavoli hanno una base nera e un piano bianco in Corian con un pannello touch screen creato appositamente da Blacksheep per attivare i comandi e la selezione di applicazioni grafiche presenti su ogni monitor-tavolo. Spiega Benjamin Webb, project designer di Blacksheep: «La tecnologia che abbiamo applicato all'Inamo è di immediata comprensione. Basta un pizzico di intuizione e anche i clienti meno tecnologici sono in grado di navigare con facilità all'interno del menu interattivo». Il ristorante con 60 coperti e un bar con 30 posti a sedere è in breve tempo diventato una delle mete più gettonate della capitale inglese: un prototipo, secondo diversi analisti, di come potrà essere la ristorazione del futuro.

La cucina vegana sposa la formula take away

Ristorazione –

Un locale di Monza propone cibi biologici, macrobiotici e vegetariani a prezzi popolari

Per l'85% degli italiani lo stato di salute dipende dalla scelte di vita, prima tra tutte quelle in campo alimentare. In pieno accordo con questo trend è Glauco Isella, giovane imprenditore lombardo che ha aperto a Monza un locale che fa del cibo biologico e “pulito” il proprio punto di distinzione. Fibra, questo il nome della sua nuova attività, propone una cucina dietetica con bio pasticceria e panetteria.

La sfida della gestione
«Dopo quattro anni di esperienze di vario tipo, maturate nell'ambito della ristorazione e dell'alimentazione biologica - racconta Isella - ho progettato e realizzato questo locale come una sorta di laboratorio, nel quale cercare di replicare in chiave biologica, macrobiotica e vegana (che esclude cioè totalmente l'uso di prodotti animali e loro derivati come latticini e uova, ndr) i sapori e le ricette della cucina tradizionale». L'idea è quella di dare una veste semplice al mangiare sano. Una sfida anche dal punto di vista commerciale. La vera difficoltà di un locale solo biologico infatti sta nella gestione dei prodotti più di nicchia, quelli che danno valore aggiunto ai piatti. «Il nostro mestiere è anche quello di essere sempre informati, non solo sulle tendenze e le novità degli alimenti naturali, ma anche sulle modalità e sulle tempistiche di ordinazione e consegna di quegli alimenti e ingredienti su quali fondiamo la nostra diversità e che non sono disponibili nella normale rete distributiva. Alcuni fornitori ad esempio sono realtà produttive piccolissime e si rapportano con noi da una settimana all'altra, costringendoci a una meticolosa pianificazione delle risorse e delle materie prime. È anche vero però che i nostri piatti improntati alla cucina macrobiotica e vegana non contengono proteine e grassi animali e sono quindi conservabili più a lungo di quelli tradizionali, senza perdere le loro qualità nutritive».

Listini in linea con la media di mercato
Fare diventare “normale” il bio o il cibo vegano è dunque la missione di Fibra e, anche per questo, i listini sono assolutamente in linea con la media del mercato. Si passa dai 5 euro per una singola porzione (pasta, riso o verdure) da asporto ai 7 euro per il piatto unico, completo di tre porzioni, da consumare sul posto o take away. Altri cibi preparati quotidianamente sono invece venduti a peso e costano dai 19,90 euro al kg (per il “salato”) ai 24,90 euro al kg (per il “dolce”). Il pane costa infine al massimo 7 euro al kg. In questo senso, Fibra è anche un esempio di ibridazione tra somministrazione e vendita sul modello delle antiche gastronomie, ormai sempre più rare.

Il turismo in Italia rallenta la crescita

Analisi –

Il Focus Aica presentato nei giorni scorsi delinea un trend positivo ma evidenzia la frenata iniziata nell’ultimo biennio. Bisogna agire sull’aggregazione delle imprese e sulla qualità

Il settore del turismo in Italia vale nel complesso 150 miliardi di euro, l’11,4% del Pil, contro l’8% dell’industria automobilistica. Si basa su un bacino di oltre 30mila imprese che fanno “ospitability” e che occupano circa 2,5 milioni di addetti. Si tratta di una massa critica che parla da sola, ma che nel tempo non è bastata per far mantenere al nostro Paese la posizione di dominio che aveva quarant’anni fa.
Secondo il Focus Aica presentato nei giorni scorsi dall’associazione di Confindustria che riunisce le catene alberghiere e i villaggi turistici, da meta più ambita nel mondo nel 1970 siamo diventati lo scorso anno la quinta destinazione preferita, dopo Francia, Spagna, Usa e Cina. E siamo scivolati addirittura al 28° posto nella graduatoria del World Economic Forum per la competitività nel turismo.

Le cifre del 2007 e del 2008
L’Italia continua per fortuna a beneficiare di un trend in decisa e costante crescita a livello mondiale (+6,6% in termini di nuovi arrivi nel 2007, per un totale di 900 milioni di turisti), fatto che ci ha garantito per lo scorso anno un incremento di arrivi negli hotel del 2,6% e ricavi in salita del 2,92% (dati Aica riferiti alle catene alberghiere). Ma il rallentamento rispetto all’andamento dei ricavi del 2006 (+5,4%) è evidente.
I costi della produzione, inoltre, sono nel frattempo aumentati, con particolare riguardo a quelli energetici, che sono scalati in un anno del 9,7%.
Purtroppo, ma senza destare stupori, i dati riferiti al 31 ottobre 2008 accentuano il declino già chiaramente manifestatosi nell’ultima parte del 2007. L’Aica ha registrato una diminuzione dell’occupazione delle camere durante tutti i primi 10 mesi dell’anno. Risultati particolarmente negativi (e qui un po’ di stupore dovrebbe animarcci) nelle principali città d’arte dove l’occupazione è diminuita di 12,5 punti percentuali.
Secondo le previsioni dell’Associazione, il 2008 dovrebbe quindi chiudersi in flessione del 6,6%, il valore più basso dal 2002.

Le direzioni virtuose
Il principale difetto del nostro sistema ricettivo è tipico di tutti i settori produttivi del made in Italy: l’estrema frammentazione del tessuto di imprese: 33.768 strutture che offrono 1 milione e 34mila camere, con una media di 30,6 camere per albergo, contro le oltre 46 della Spagna. Bisognerebbe, come sottolinea Elena David, presidente di Aica, aumentare la dimensione delle imprese, favorire l’aggregazione, spingere lo sviluppo delle catene.
Il secondo parametro su cui agire è la qualità dell’offerta: spostarsi maggiormente su categorie a 4 e 5 stelle, quelle tipiche delle catene alberghiere (ora l’80,7% degli alberghi è di categoria 1, 2 e 3) significa anche agire immediatamente sulla leva dei guadagni.
Quello che manca, poi, è la capacità di valorizzare il patrimonio paesaggistico, culturale e gastronomico di cui disponiamo: l’Italia non sfrutta le proprie potenzialità perché non si promuove abbastanza, soprattutto all’Estero. Basti pensare che i musei italiani insieme fatturano 100 milioni di euro, mentre il Louvre da solo ne genera 700.
In attesa di mosse concrete concertate ai piu alti livelli, le compagnie alberghiere di Aica hanno deciso di muoversi investendo per il biennio 2008-2009 circa un miliardo di euro, tra nuove aperture e ristrutturazioni. Un incremento di offerta, qualità e anche un impulso per l’occupazione che dovrebbe tradursi in circa 1.000 nuovi posti solo tra gli occupati diretti.

Mezzi da lavoro

Trasporto –

Van, furgoni mini e medi, pick up. Quattro categorie di veicoli commerciali sotto la lente per scegliere quello più adatto alla propria attività. Consigli per gli acquisti e le ultime novità in tema di ecoincentivi e contributi rottamazione

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/automezzi.pdf” target=”_blank”>Mezzi da lavoro
Bargiornale novembre 2008 / pdf / Numero pagine: 6 / Lingua: Italiana /

VINI novembre 2008

Archivio Copertine Horeca –

RITRATTIBrera, ZoninLe Vin de Merde, SpezialeSalco Evoluzione 2003, SalchetoLa Mora, CecchiMONDOVINO a cura di Rossella De Stefanotesti di Riccardo Oldani TODAYsalute un buon bicchiere è la migliore medicinadi Riccardo Oldanisalutescopri qual è la dose idealedi Riccardo Oldanistriscia/salutetutte le virtù del vino nel menudi Riccardo Oldaniillustrazioni di Cristiana Tavernabuoni modellistasera magnum in mescitadi Fabio Bottonelliin vignatipicità valore aggiunto dei vi…

RITRATTI
Brera, Zonin
Le Vin de Merde, Speziale
Salco Evoluzione 2003, SalchetoLa Mora, Cecchi
MONDOVINO
a cura di Rossella De Stefano
testi di Riccardo Oldani
TODAY
salute
un buon bicchiere è la migliore medicina
di Riccardo Oldani
salute
scopri qual è la dose ideale
di Riccardo Oldani
striscia/salute
tutte le virtù del vino nel menu
di Riccardo Oldani
illustrazioni di Cristiana Taverna
buoni modelli
stasera magnum in mescita
di Fabio Bottonelli
in vigna
tipicità valore aggiunto dei vini di domani
di Guido Montaldo
iniziative
io racconto i vini se tu prepari la cena
di Guido Montaldo
vitigni
istantanee della Vernaccia
di Roberta Perna
club
Pinot Nero, che passione!
di Nicolò Regazzoni
interviste impossibili
Barolo confidential
di Filippo Larganà
personaggi
il Morellino la mia vita
di Roberta Perna
tecniche
il barricoccio salva gusto
di Nicolò Regazzoni
GUIDA
spumanti
bollicine dalla A alla Z
di Nicolò Regazzoni
spumanti/uve
Sagrantino, da rosso austero a brut
di Roberta Perna
spumanti/mercato
un mercato tutto d’oro dove vince soprattutto il rosa
di Claudia Ferronato
spumanti/ristoranti
la brigata al servizio degli spumanti
di Marco Bevilacqua
spumanti/abbinamenti
bollicine a tutto pasto, mission possible
di Marina Bellati
spumanti/tasting
metodo charmat, Prosecco, rosé,
metodo classico e Champagne
di Roberto Barat, Guido Montaldo e Nicola Taffuri

EXTRA
iniziative
ancor più buono quando è solidale
di Filippo Larganà
sociale
il vino fa del bene ai figli di un dio minore
di Nicolò Regazzoni
internet
l’esperto della comunicazione è online
di Massimiliano Rella
mostre
il design racconta i vini del Piemonte
di Teresa E. Baccini
packaging
chi bello vuole apparire di nero deve vestire
di Martino Ragusa
sodalizi
la scodella fa il vino buono
di Roberto Barat
professione
che charme ’sti sommelier
di Claudia Ferronato
utili
tecnologia amica mia
di Rossella De Stefano
libri
novità in libreri



Bargiornale dicembre 2008

Archivio copertine Horeca –

NEWS Consigli Legali, prodotti e tecnologie novità, eventi 10 commercio Progetto vuoti a rendere nei locali del Trevigiano. Passaporto, nuovo servizio in tabaccheria. Solidarietà dei locali milanesi contro i rincari 12 market Ruolo strategico delle fiere, bere responsabile, l’impegno delle aziende del settore. Acquisizioni di brand  18 normative Quando ristrutturare l’immobile fa chiudere il dehor. Chiedere i danni da insegne oscurate da ponteggi, come fare. Gli ad…

NEWS
Consigli Legali, prodotti e tecnologie novità, eventi

10 commercio Progetto vuoti a rendere nei locali del Trevigiano. Passaporto, nuovo servizio in tabaccheria. Solidarietà dei locali milanesi contro i rincari


12 market Ruolo strategico delle fiere, bere responsabile, l’impegno delle aziende del settore. Acquisizioni di brand 


18 normative Quando ristrutturare l’immobile fa chiudere il dehor. Chiedere i danni da insegne oscurate da ponteggi, come fare. Gli adempimenti per le lotterie di fine anno 


22 giochi Bingo su internet, monitor per puntate notturne, poker on line con denaro reale 


24 tecnologia Piastra ventilata per panini perfetti, mini impianto ad alta fedeltà. Vassoi professionali anti scivolo


26 made in italy Il calendario del caffè che celebra i miti  nostrani, grappe in vetri da collezione, guida del Gastronauta 


28 agenda Eventi, fiere e appuntamenti da non perdere



ATTUALITA'
Tendenze, Inchieste, Ricerche di Mercato, Stili di Consumo


32 acquisti Le industrie horeca mettono in atto promozioni di prezzo e iniziative di marketing per aiutare i gestori a superare la crisi. Utili strategie, purché ne beneficino pure i clienti  


36 acquisti La mappa delle iniziative in corso tra promozioni, eventi nei locali, concorsi e nuovo merchandising 


40 acquisti Promozioni: analisi del settore insieme ai  grossisti del beverage e del food 


44 formazione  Tecniche di vendita, strategie per ottimizzare i profitti. Bilancio positivo per i primi corsi di Bar University


46 fiere Incontri prefissati, nuovi contatti e sinergie. È Matching, la fiera che crea il business 


48 vini Il vino Novello risente di un calo di fatturato. Fotografia del mercato e nuove strategie anticrisi 


50 giochi Le newslot promettono ottimi ricavi ai gestori. Ma chi non è in regola rischia forti sanzioni 


52 risorse A volte è  utile avere personale in più. Le soluzioni a portata di gestore



LOCALI
Formule, Protagonisti, Modelli di Gestione e buone idee
80 consumi La prima colazione è una voce importante di fatturato del bar, ora in flessione. Le idee per reagire alla crisi e tenersi i clienti
84 colazione Rivitalizzare il momento della prima colazione al bar. L’impegno dell’industria
86 consumi Nuove miscele, ricettati e formazione. Le ricette anticrisi dei torrefattori
90 pasticceria A Varese nasce il dolce per gli sportivi. Con tanto di certificazione Asl
91 pasticceria Al via un centro di formazione sul dolce, dove i corsi sono gratuiti
92 mixability Cocktail fruttati e finemente decorati. Le tendenze in rosa, dalla sfida Lady Drink
94 serate Serate live o a tema. Tutto fai da te. L’esempio dell’Extrò Grill di Rho
96 disco I locali della notte reagiscono alla congiuntura difficile. Tagliando costi e con incentivi ai clienti
98 club Jazz o classica, purché live. La musica dal vivo dà impulso al locale. L’esempio del Take Five di Bologna




QUADERNO
Ricette, Consigli, Approfondimenti, Prodotti e Attrezzature

FARE
60 piatti freddi Dalla sfida di Snackfestival per il piatto freddo dell’anno, le idee vincenti per la pausa pranzo. Le ricette più innovative in tema di salumi e carpacci
62 piatti freddi Saporiti e leggeri, ingredienti di mare sono sempre più gettonati. Le proposte dalla sfida di Bargiornale
64 piatti freddi A pranzo si fanno largo porzioni maxi, in piatti corretti dal punto di vista nutrizionale
PROVARE
66 distillati Grappe da uve aromatiche, invecchiamenti speciali. Le grappe barricate da meditazione
68 distillati Bianche e aromatiche, grappe intriganti da vinacce di uve doc degustate per voi
70 distillati Acquaviti da uve aromatiche tipiche, dedicate ad un pubblico di giovani e donne
72 distillati Brandy e acquaviti da vini di pregio, dai particolari invecchiamenti. Speciali da meditazione
76 distillati Frutta ed erbe officinali per acquaviti che privilegiano morbidezza di corpo e aromi intensi
78 vini Gli spumanti Charmat o metodo classico dimostrano la loro versatilità. Dall’aperitivo, al pranzo, fino al dolce


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