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Ristorazione Collettiva novembre/dicembre 2008

Archivio Cover Horeca –

Il Punto                                                                                11 Mense in ristrettez…

Il Punto                                                                               

11 Mense in ristrettezze. Il cuoco dei “miracoli”
È quello che, con 4,60 euro di media, deve mettere insieme un pasto. Una situazione ormai al limite, denunciano le associazioni Angem e Ancst, che minaccia la sopravvivenza degli operatori seri e la salute degli utenti


  Business News                                                                
12    Panorama
  
18   Techno


          22   Mondo Food

Innovazione                                                                        
27 La forma è burger la sostanza è soia 
La novità della linea “Amica Natura Veggie” di Alcass è la materia prima: vegetale e di altissimo valore proteico. Che è stata trasformata in tre secondi piatti “meat-free” (burger, appunto, cotoletta e polpettine), capaci di appagare il palato e la vista, come gli “originali” di carne



 
 Fuoriitalia                                                                       
32 Sapori della strada
La formula è quella del mercato: tante specialità riunite in uno stesso luogo. Ogni banco propone una sua idea di cucina, all’interno di una comune cultura gastronomica: quella asiatica



 
  Attualità                                                                        
37 Buoni pasto: è l’ora di cambiare
Il recente Forum svoltosi a Genova durante
Più Menù Expo ha fatto il punto sulla questione dei servizi sostitutivi di mensa. Che vanno riorganizzati a fondo, con il contributo di tutte le categorie interessate



 Progetti educativi                                                                
40 Fondazione L. Bonduelle e Slow insieme per educare
Tre progetti e un accordo triennale: per difendere i principi di una corretta alimentazione si parte nelle scuole con “Orto in condotta

       


Indagini                                                                            
44 I bambini di Milano “promuovono” la mensa scolastica
Per quattro su dieci il pasto che si consuma a scuola è addirittura super buono. E, di conseguenza, sono soddisfatti anche i genitori: nel 60% dei casi



 







 _ Fast news                            
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62     Da leggere, da guardare



 




Rose, viole e iris, fiori per decorare

Cocktail –

I fiori giusti e quelli sbagliati, le regole per selezionarli e le tecniche per sfruttarli nelle vostre decorazioni senza combinare dei minestroni.

Petali di rose e violette. I fiori convivono da sempre con ombrellini di carta, intagli di frutta e altre decorazioni. Danno un profumo delicato ai Martini e un tocco di colore ai long drink. Per sfruttare al meglio viole, rose & co. bisogna però seguire le regole della sobrietà e delle giuste proporzioni tra bicchiere e guarnizione: eviterete di proporre cocktail troppo affollati di petali e steli, che sembrerebbero minestroni e zuppe, non certo ricette da concorso. Meglio quindi un fiorellino ben piazzato che un “mazzo di fiori” legato con lo spago intorno al tumbler.
Per cominciare bisogna avere molta cura nel selezionare i fiori “buoni”. Nella lista dei fiori commestibili ci sono iris, viole, fiori di pesco, garofano (già ai tempi dell'Antica Roma era famoso il vino al garofano) e gelsomini da cui tra l'altro si ricava una bevanda chiamata acqua di gelsomino.
Prima di usarli vanno lavati bene (i pesticidi e altri pericolosi residui chimici sono in agguato) con acqua fredda e fatti asciugare su un panno.
Consigliamo di utilizzare fiori appena sbocciati perché mantengono inalterati profumi e freschezza. In ogni caso non vanno mai usati fiori pericolosi, addirittura velenosi, come il ciclamino, l'anemone, l'oleandro, la camelia, le azalee. Se siete indecisi sulla sua bontà del fiore scelto meglio non osare: chiedete un consiglio a un erborista o un botanico, oppure munitevi di cutter, zester e altri oggetti per intagliare e il fiore fatevelo da soli. Ma con frutta e verdura.

La brigata al servizio degli spumanti

Ristoranti –

Alla Locanda Margon di Ravina (Tn), Walter Miori propone ricette studiate per gli spumanti Ferrari. Un’idea che è valsa la stella Michelin.

Un connubio ideale fra le seduzioni del paesaggio, del vino e dei sapori del Trentino. Con questa aspirazione ha preso avvio, circa un anno fa, il progetto della Locanda Margon a Ravina (Tn) , il ristorante Ferrari dove il buon bere si sposa a una rielaborazione creativa della cucina trentina più tipica, proposta in menu rallegrati da bollicine a tutto pasto.

Il nome deriva da Villa Margon, splendida dimora cinquecentesca di proprietà della famiglia Lunelli, che sorge a poche centinaia di metri di distanza. Attorno alla villa si estendono vigneti da cui nasceranno le uve della Riserva Margon, un cru destinato a scalare le vette dei grandi spumanti metodo classico al pari del consacrato e ormai mitico Giulio Ferrari.

Progetto che lega vini d'eccellenza e ristorazione
Un progetto enoturistico, quello dei Lunelli, di cui la Locanda Margon è parte fondamentale. A soli tre mesi dall’apertura, il locale ha già ricevuto la stella Michelin, che accompagna lo chef Waler Miori fin dai tempi del Ristorante Fior di Roccia di Lon di Vezzano (Trento). Da un quarto di secolo Miori propone una linea di cucina fondata su valori assoluti, come la promozione del territorio, il rispetto della stagionalità, la scelta delle materie prime. Con in più, questa volta, il sostegno di una linea di vini assolutamente coerente con tali valori.
La Locanda, affacciata sulla valle dell’Adige, gode di una posizione panoramica invidiabile, ed è - ça va sans dire - immersa nei vigneti. Sì, perché il vero layout del locale richiama sempre il vino, naturalmente bianco. Non a caso, gli interni della locanda, luminosi e dalle linee sobrie e ariose, giocano sui toni del bianco, del cammello, del grigio con variazioni verde salvia.
Il resto lo fanno gli spumanti Ferrari e, naturalmente, gli anfitrioni della Locanda, Walter (in cucina) e Franca Miori (in sala). L’idea enogastronomica di fondo è chiara. «Noi crediamo che le bollicine si possano abbinare a tutto pasto - spiega Walter -. Ecco perché consigliamo tranquillamente un Perlé Ferrari con un canederlotto alla verza e puzzone di Moena piuttosto che con un risotto ai porcini e ragù di vitello. A chi desidera un abbinamento un po’ più marcato, proponiamo magari il Perlé Rosé, che si presta perfettamente a secondi di carne».

Ricette calibrate sui vini della casa
A vincere la diffidenza degli avventori restii a rinunciare al rosso basta un sorso di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, spumante che regge qualsiasi piatto. Ma non tutte le etichette griffate Ferrari nascondono bollicine: protagonista della carta dei vini è anche lo Chardonnay Villa Margon, un bianco fermo, chardonnay in purezza, elegante e dal profumo ampio e persistente.
Lo chef utilizza spesso e volentieri il vino anche come ingrediente. Un esempio? La scaloppa di foie-gras al Maso Grill (vendemmia tardiva di Villa Margon) e acini di uva chardonnay.

Bontà francesi sfornate a ogni ora

Tipicità –

IT Boulangerie importa a Piacenza il concept di cucina francese, con una proposta che spazia dal croissant allo champagne. Una molteplicità d’offerta che s’incrocia con più occasioni di consumo.

Una formula nuova che rappresenta una scommessa per il mondo della ristorazione italiana. È questa la connotazione di ITBoulangerie, locale aperto a Piacenza lo scorso settembre e che in pochi mesi è già diventato un punto di riferimento per la città. Certo, la location aiuta. Un'ex fornace tutta in mattoni, situata alla periferia di Piacenza, in un quartiere residenziale e lungo una strada di gran passaggio. Un grande contenitore post-industriale da 850 mq strutturato in modo da accogliere spazi diversi, destinati a rituali di consumo e pubblici differenti: caffè, panetteria, cioccolateria, sala da tè, bar per aperitivi e brunch. Infatti, la novità di IT Boulangerie è proprio il concept, incentrato sui cardini della gastronomia francese, non quella altisonante e intimorente, ma quella easy e golosa proposta nelle miglior pasticcerie e nelle panetterie alla moda. Prodotti che gli italiani ben conoscono: dal croissant pur beurre al pain au chocolat, dalle madeleine alla baguette, dal pain aux noix ai macarons, dallo Champagne alla tarte tatin.
La maggior parte viene prodotta in loco da uno staff di 31 persone, di cui 8 arrivate dalla Francia, divise nelle due brigate panetteria e pasticceria e impegnate a garantire un prodotto all'altezza della fama francese.

Ma il caffè è italiano

Così la IT Boulangerie è prima di tutto un laboratorio continuamente in attività, che ogni giorno fa da 3 a 5 sfornate di baguette, e da 1 a 3 di croissant e che raccoglie un'offerta al top di prodotti di pasticceria, torte e cioccolatini provenienti dai migliori produttori francesi: cioccolato Valrhona, tè Mariage Frères, Champagne etichettato IT Boulangerie - Duménil. Ma il caffè è italiano ed è rigoromente piacentino: Musetti. È proprio la qualità dei prodotti a rappresentare il vero punto di forza, in questo grande spazio su due piani. Con una pluralità di offerta che ha un obiettivo ambizioso: attrarre clienti dalle 6 del mattino alle 9 di sera, che diventano le 24 nel fine settimana. Si spazia infatti dal brunch con cucina a vista per un'ordinazione in diretta allo chef al salone da tè con pasticcini fino all'aperitivo tutte le sere.
Quello di Piacenza non è un mero esperimento: i fondatori di IT Groupe, il francese René Imbert e litaliano Fabio Trotto, sono pronti ad aprire altri punti di IT Boulangerie, sempre di proprietà, in diverse città. Le prime in programma sono: Parma, Brescia e Treviso.

La caffeina, finalmente libera dai falsi miti

Caffè –

Non dà assuefazione, favorisce la diuresi, dona sazietà e non è controindicata ai cardiopatici. A patto di non abusarne.

Tra i numerosi componenti del caffè, uno è oggetto di particolare attenzione, la caffeina. Sostanza alla quale il mondo scientifico attribuisce un nome assai meno familiare: 1,3,7 trimetilxantina.
In verità la si trova in quantità minori in altre bevande come il tè, la cioccolata, il matè e nelle bibite analcoliche a base di cola. Fu scoperta nel 1819 da un giovane medico tedesco, Friedlieb Ferdinand Runge e da allora la ricerca attorno a essa è continua. Negli ultimi tempi si stima sia stata soggetto di 1.500 -2.000 lavori scientifici l'anno. La magia della caffeina risiede in primo luogo nel fatto che è capace di dare vita a un'insolita situazione: una tazza di buon caffè migliora l'attenzione e la vigilanza, dunque allerta, ma al contempo dà rilassamento: una combinazione di effetti assolutamente unica. L'ansietà, infatti, subentra solo in caso di intolleranza o di un eccesso di presenza della sostanza nel corpo.

A differenza di altre sostanze psicostimolanti (come le anfetamine o la cocaina), tuttavia, i suoi effetti sono alquanto modesti e soprattutto non dà assuefazione e la dimostrazione si ha nel fatto che chi abitualmente la consuma (e ne trae beneficio) non sente la necessità di aumentarne la dose.
A chi afferma che fa male alla salute si può tranquillamente rispondere che non è vero: non c'è alcuna prova scientifica che dimostri che un consumo moderato abbia effetti negativi per il corpo.
Un'altra convinzione errata è quella che faccia male al cuore: le ricerche condotte sino ad oggi hanno dimostrato che un consumo moderato non è associato allo sviluppo di problemi cardiovascolari. A lungo si è ritenuto che aumentasse la pressione sanguigna, ma gli ultimi studi scientifici hanno smentito questa tesi. Tra gli effetti benefici, favorisce la diuresi con l'eliminazione delle tossine accumulate nei tessuti e può aiutare chi è a dieta ad avvertire meno il senso di fame. Il tutto ovviamente a patto di non esagerare. Se qualcuno sente ancora il bisogno di caffè a poca distanza dall'assunzione di un espresso, nessun problema: ben venga il decaffeinato.

Le discoteche devono ritrovare la formula giusta

Locali –

Il fatturato del settore è calato fino al 40%: per reagire non basta tagliare i costi ma occorre investire in formazione. Il punto di esperti e operatori

Negli ultimi anni abbiamo conosciuto nuovi modelli di discoteca. Spazi dove clubbing e ristorazione convivono sinergicamente (disco-restaurant), locali dove ci si può scatenare ma anche rilassare (lounge-disco, bed club), oltre a una schiera nutrita d'ambienti tecnologici, pieni di laser ed effetti speciali. Nonostante queste fortunate esperienze, il settore dei locali da ballo attraversa un periodo di difficoltà. La realtà è sotto gli occhi di tutti gli operatori della notte.

L'industria del divertimento, a metà degli anni '80, snocciolava cifre impressionanti, con oltre 5mila tra discoteche e locali da ballo, fatturato superiore ai tre miliardi di lire ogni anno (tra ingressi e consumazioni), 80mila posti di lavoro, compreso l'indotto. La stessa realtà, oggi, registra 2.500 locali, un calo di consumazioni pari a circa 2,5 milioni di euro e una prevedibile perdita per migliaia di posti di lavoro.

L'ultimo colpo al sistema l'ha inflitto la legge n. 160/07, quella che impone il divieto di somministrazione di alcolici dopo le due di notte. Segnali della flessione erano evidenti già la scorsa estate, ma ora sono i numeri a confermarlo. Una ricerca Axis (“Legge 160/07: la parola agli operatori”), commissionata da Silb-Fipe e realizzata compiendo 66 interviste a rappresentanti sindacali provinciali di tutta Italia, mette ancora meglio in luce lo stato di crisi del settore.

Tagli di personale e ingresso gratis
La diminuzione media del fatturato dei locali da ballo è pari al 21,5%, le presenze scendono al 21% e il fatturato, a Roma come a Milano, precipita del 40 per cento. Antonio Flamini, presidente Silb Roma e Lazio e vicepresidente nazionale, non vuole però sentir parlare di crisi: «Penso più a una fase di mutamento. In un periodo complesso dell'intero sistema economico, il nostro obiettivo deve essere quello di sapersi adattare in fretta. Il grande errore è la staticità. Per il nostro settore è vitale stare al passo con i tempi e le mode».

Dinamismo, questa potrebbe essere la ricetta anticrisi secondo Flamini. E, in effetti, alcuni imprenditori sono stati reattivi come cobra. Specie nel tagliare il personale. Barman, camerieri, vocalist, grandi dj: tutti fuori. Altri hanno deciso di tagliare le serate, scegliendo di restare aperti solo una o al massimo due sere ogni settimana. Altri ancora hanno offerto l'ingresso libero o l'hanno ridotto (all'osso). Altri hanno reagito proponendo l'entrata gratuita con drink in omaggio, “giusto per alimentare il giro”.

«Nessuno - analizza il giornalista e critico musicale Pierfrancesco Pacoda - è più disposto a spendere delle cifre per andare a ballare. Specie i giovanissimi si sono disaffezionati alla musica. Se crolla la discografia, crolla anche perché gli adolescenti non hanno vissuto l'era in cui il vinile e i cd erano feticci da collezionare. Preferiscono scaricare file digitali, perché pensano alla musica come qualcosa che debba essere libero».

Prezzi e budget, variabili da rivalutare
Insiste sull'utilità di una revisione dei prezzi anche Joe T. Vannelli, nella tripla veste di dj superstar, proprietario del club Area Venezia e consulente della discoteca Canniccia in Versilia. «Se prima si lavorava un'ora - spiega Vannelli - adesso si deve lavorare il doppio, ma per ricavare la metà. La faccenda è complessa. Da una parte, bisogna aiutare il pubblico con biglietti d'ingresso a prezzi più contenuti, dall'altra pianificando con accuratezza il budget delle serate».

Le operazioni di sconto e controllo del bilancio sono vitali ma serve anche dell'altro, come fa notare Davide Nicolò, esperto di tendenze nel mondo della notte: «Nei club della Romagna la stagione estiva è stata nera, ma per qualcuno meno. L'ha spuntata chi ha investito sulla professionalità delle risorse umane e sulla loro formazione. E i risultati si sono visti. Finalmente in locali come il Peter Pan o il Nu Echoes siamo tornati a un servizio di qualità ovunque: dal bar ai tavoli, dalla pista al guardaroba».

D'altro canto, qualcosa va fatto per uscire dalla palude. Riflette Frankie P, dj e direttore artistico del Des Alpes Madonna di Campiglio: «Il nostro settore deve entrare in una logica d'impresa. Deve strutturarsi esclusivamente con professionisti, curare il servizio, la comunicazione e puntare con maggior attenzione alla musica di qualità e a una sana promozione dell'arte e dello spettacolo». Altrimenti i “Signori della Notte” rischiano l'ennesima fuga di clienti verso altre realtà, come i locali del cosiddetto “new entertainment”: lounge, discobar, bar sulla spiaggia. Ma anche verso realtà ai limiti della legalità, come i rave party.

Aprirsi alle nuove mode, senza strafare
«Molti si sono avvicinati ai rave - commenta Pacoda - un po' perché non c'è l'ingresso da pagare, un po' perché rappresentano una forma di rottura generazionale». La morale è che oggi come non mai, occorre dimostrarsi sensibili e ricettivi verso i nuovi gusti artistici. Senza tralasciare, come avviene nel campo della moda, anche i segnali che vengono dall'estero o dall'universo underground. «Molti locali - commenta Vannelli - preferiscono l'omologazione, la stessa musica, gli stessi dj. D'altra parte non si deve essere troppo “avanti”. Se si è sperimentali, si corre il rischio che il pubblico non comprenda il messaggio».

Crescono le vendite del Franciacorta

Vini –

Nel 2008 oltre 9 milioni e mezzo di bottiglie sono state immesse sul mercato, il 16% in più rispetto al 2007

Il 2008 è stato un anno positivo per il Franciacorta, il vino spumante Docg tipico del bresciano. Secondo quanto riferisce Consorzio per la tutela del Franciacorta, nel corso dell'anno sono state 9.671.564 le bottiglie di Franciacorta immesse sul mercato, con un incremento del 16% rispetto al 2007. Il dato positivo è stato favorito anche dalla progressiva destagionalizzazione del consumo di questo prodotto: secondo i dati raccolti dal Consorzio, il Franciacorta è acquistato soprattutto per i brindisi di Natale e Capodanno, ma sta diventando sempre più una bevanda consumata anche durante il resto dell'anno. A conferma della crescita del sistema Franciacorta c'è anche l'aumento della superficie viticola sul territorio della denominazione, salita a 2.215 ettari (+5% rispetto ai 2.115 del 2007) e l'incremento dei soci aderenti al Consorzio: 15 in tutto, fra i quali 7 viticoltori e 8 imbottigliatori, per un totale di 366 associati. «Sono risultati confortanti - ha dichiarato il presidente del Consorzio, Ezio Maiolini - che ripagano l'impegno di tutti gli attori della filiera per produrre rispettando le rigide regole del Disciplinare».

È nata la torta per gli atleti

Pasticceria –

Un dessert ad alto valore energetico, certificato dall’Asl. Creato per gli sportivi, adatto ai celiaci e protetto da marchio. È l’idea di Marco Marangotto, pasticcere a Varese.

È stato il suo Mondiale. Non tanto per la passione per le corse in bicicletta che accomuna tutti i varesini (da queste parti sono nati due “assi del pedale” come Luigi Ganna e Alfredo Binda!), ma perché il Mondiale ha dato al pasticcere Marco Marangotto l'idea dell'anno: creare il “dessert de l'Athlète”, una torta a base di lamponi freschi, cacao e farina di quinoa dell'America Latina, con ingredienti a prova d'intolleranze alimentari. Una torta per tutti, dunque, non solo per i campioni delle due ruote che, in settembre, si sono cimentati nel Cycling Stadium di Varese, dove ha vinto l'italiano Alessandro Ballan.
È un dolce senza saccarosio e farina, adatto ai diabetici, agli insofferenti al glutine e al lattosio, numerato e firmato, con tanto di scheda nutrizionale eseguita dalla Asl e marchio brevettato in Camera di commercio. «Per me, a dire il vero, non è una novità - confessa Marangotto, 42 anni, pasticciere di Casciago alla periferia della città - già prima producevo dolci e pasticcini contro le allergie al glutine. Il 30% della mia produzione è per celiaci. Tanto che i clienti vengono da Gallarate e da Milano per comprare i miei dolci».

Puntare su qualità e ricette originali

Marco Marangotto ha esordito nell'82, lavorando nella zona; nel 2001 si mette in proprio a Luvinate e nel 2004 si sposta a Casciago nell'attuale sede, un ex ristorante in affitto. Il locale, dotato di due laboratori, è un bar-pasticceria-gelateria-cioccolateria e nel week-end non disdegna l'happy hour, su prenotazione.
«Il mio segreto? Studiare, rinnovarmi e rispettare la clientela - spiega Marco -. Scarto i resti del giorno prima, costi quel che costi. Produco sempre fresco, in base alla richiesta giornaliera. Ho investito tempo e quattrini e piano piano sono cresciuto. Altre mie ricette originali sono il gelato allo zenzero fresco, la torta saracena, a base di farina di grano saraceno, marmellata di lamponi e ribes, o quella con semi di papavero e mele».
Il dessert degli atleti ha funzionato? «Si, l'avevo messo a punto un anno prima del Mondiale e ho avuto tutto il tempo di provarlo, di farlo assaggiare e correggere la formula senza dichiararne il nome. L'idea di base era buona. Avevo pensato a ingredienti che dessero forza come il cacao, togliendo farina, zucchero e burro che possono provocare intolleranze. Per legare gli ingredienti avevo aggiunto i lamponi, ricchi di fosforo. La farina di quinoa faceva al caso mio perché è priva di glutine, ma ha un sapore forte che non a tutti piace, così l'ho miscelata con farina di riso. Gli ingredienti sono lamponi freschi, maltitolo, farina di quinoa, uova, olio extravergine, cacao, tuorlo, lievito in polvere e sale». La Asl di Varese ha preparato la scheda nutrizionale della specialità e quando sono usciti i primi articoli sui giornali è partito il passaparola. Marangotto ha aggiunto un pizzico di spirito imprenditoriale e nei giorni prima delle gare ha fatto promozione, stampando 2.500 brochure in 5 lingue e distribuendole in tutti gli alberghi di Varese.

Anche nella notte il rilancio è possibile

Disco –

Il fatturato dei locali notturni è calato anche del 40%. Colpa della crisi e di una legge anti alcol che penalizza incassi e presenze. Tagliare i costi non basta. Occorre investire in formazione e managerialità. Il punto di esperti e operatori.

Negli ultimi anni abbiamo conosciuto nuovi modelli di discoteca. Spazi dove clubbing e ristorazione convivono sinergicamente (disco-restaurant), locali dove ci si può scatenare ma anche rilassare (lounge-disco, bed club ecc.), oltre a una schiera nutrita di ambienti a tutta tecnologia, pieni di laser e di effetti speciali che manco “guerre stellari”. Nonostante queste fortunate esperienze il settore dei locali da ballo attraversa un periodo di difficoltà. La realtà è sotto gli occhi di tutti gli operatori della notte. L'industria del divertimento, che a metà degli anni '80 snocciolava cifre impressionanti, oltre 5.000 tra discoteche e locali da ballo, fatturato di oltre 3 miliardi di lire l'anno (tra ingressi e consumazioni), 80.000 posti di lavoro, compreso l'indotto, oggi registra 2.500 locali, un calo di consumazioni pari a circa 2,5 milioni di euro e una prevedibile perdita di migliaia di posti di lavoro. L'ultimo colpo al sistema lo ha inflitto la legge n. 160/07, quella che impone il divieto di somministrazione di alcolici dopo le 2 di notte. Norma punitiva, come sostengono molti, che ha portato i ragazzi, gli stessi che prima consumavano in discoteca, a rifornirsi di alcolici nei banchetti abusivi fuori dai locali o direttamente dal sedile delle loro auto. Una legge, che lontano dal tenere a riparo i giovani dell'abuso di bevande alcoliche, un risultato concreto l'ha ottenuto: il crollo delle vendite. Segnali della flessione erano evidenti già la scorsa estate, ma ora sono i numeri a confermarlo. Una ricerca Axis (“Legge 160/07: la parola agli operatori”), commissionata da Silb-Fipe e realizzata effettuando 66 interviste a rappresentanti sindacali provinciali di tutta Italia, mette ancora meglio in luce lo stato di crisi del settore.

Tagli di personale e ingresso gratis

La diminuzione media del fatturato dei locali da ballo risulta pari al 21,5%, le presenze scendono al 21% e il fatturato, a Roma come a Milano, precipita del 40%. Antonio Flamini, presidente Silb Roma e Lazio e vicepresidente nazionale, non vuole però sentire parlare di crisi: «Penso più a una fase di mutamento. In un periodo complesso dell'intero sistema economico, il nostro obiettivo deve essere quello di sapersi adattare e in fretta. Il grande errore è la staticità. Per il nostro settore è vitale stare al passo coi tempi e le mode».
Dinamismo, questa potrebbe essere la ricetta anticrisi secondo Flamini. E, in effetti, alcuni imprenditori sono stati reattivi come cobra. Specie nel tagliare il personale. Barman, camerieri, vocalist, grandi dj, tutti fuori. Altri hanno deciso al posto del personale di tagliare le serate, scegliendo di restare aperti solo una, al massimo due, sere la settimana. Altri ancora hanno offerto l'ingresso libero o l'hanno ridotto (all'osso). Altri hanno reagito proponendo l'entrata gratuita con drink in omaggio, “giusto per alimentare il giro”.
«Nessuno - analizza il giornalista e critico musicale Pierfrancesco Pacoda - è più disposto a spendere delle cifre per andare a ballare. Specie i giovanissimi si sono disaffezionati alla musica. Se crolla la discografia, crolla anche perché gli adolescenti non hanno vissuto l'era in cui il vinile e i cd erano feticci da collezionare. Preferiscono scaricare file digitali, perché pensano alla musica come qualcosa che debba essere libera e a disposizione. E, nota bene, nessun ragazzino si mette più in coda per acquistare un disco».

Prezzi e budget, variabili da rivalutare

Insiste sull'utilità di una revisione della politica dei prezzi anche Joe T. Vannelli, nella tripla veste di dj superstar, proprietario del club Area Venezia e consulente della discoteca Canniccia in Versilia. «Aiutati che Dio ti aiuta - esordisce - se prima si lavorava un'ora adesso si deve lavorare il doppio, ma per ricavare la metà. La faccenda è complessa. Per questo motivo si deve stare attenti, lavorando su più fronti. Da una parte bisogna aiutare il pubblico con biglietti d'ingresso a prezzi più contenuti, dall'altra pianificando con accuratezza il budget delle serate». Le operazioni di sconto, di taglio prezzo, di controllo del bilancio sono vitali ma serve anche dell'altro, come mette in evidenza Davide Nicolò, esperto di tendenze nel mondo della notte: «Nei club della Romagna la stagione estiva è stata nera, ma per qualcuno meno. L'ha spuntata chi ha investito sulla professionalità della risorse umane e sulla loro formazione. E i risultati si sono visti. Finalmente in locali come il Peter Pan o il Nu Echoes siamo tornati a un servizio di qualità ovunque: dal bar ai tavoli, dalla pista al guardaroba, alla porta».
Gli investimenti sul capitale umano sono necessari, come precisa Antonio Flamini del Silb, anche se per questa riqualificazione sono necessari forti investimenti. D'altro canto però qualcosa va fatto per uscire dalla palude. Riflette Frankie P, dj e direttore artistico del Des Alpes Madonna di Campiglio: «Il nostro settore deve entrare in una logica di impresa. Deve strutturarsi esclusivamente con professionisti, curare il servizio, la comunicazione e puntare con maggiore attenzione alla musica di qualità e a una sana promozione dell'arte e dello spettacolo». Altrimenti i “Signori della Notte” rischiano l'ennesima fuga di clienti verso altre realtà, in direzione di spazi che in questo periodo gongolano. Ci riferiamo ai locali del cosiddetto “new entertainment”, lounge, discobar, bar sulla spiaggia. Ma anche verso realtà ai limiti della legalità, ma estremamente vitali, come i rave party.

Aprirsi alle nuove mode, senza strafare

«Molti si sono avvicinati ai rave - commenta Pacoda - un po' perché non c'è l'ingresso da pagare, un po' perché rappresentano una forma di rottura generazionale». La morale è che oggi come non mai, occorre essere sensibili e ricettivi verso i nuovi gusti artistici. Senza tralasciare, come avviene nel campo della moda anche i segnali che vengono dall'estero o dall'universo underground. «Molti locali - commenta Vannelli - preferiscono l'omologazione, la stessa musica, gli stessi dj. D'altra parte non si deve essere troppo “avanti”. Se si è sperimentali si corre il rischio che il pubblico non recepisca il messaggio». E se lo dice uno dei grandi innovatori della musica dance, un fondo di verità deve esserci.

Anche il pranzo arriva dai distributori automatici

Vending –

Si moltiplicano le macchinette che sfornano piatti caldi, pizze e prodotti di largo consumo

La tecnologia sta cambiando le abitudini dei consumatori, aumentando a dismisura, nel tempo e nello spazio, le occasioni di consumo. Una delle leve di quest'evoluzione è il diffondersi di macchine automatiche per la distribuzione di qualsiasi genere di merce e, in particolare, di cibo e bevande. Le consumazioni fatte dagli italiani attraverso le “vending machine” ammontano a sei miliardi l'anno, di cui due terzi di caffè, come attestano i dati forniti da Confida, l'associazione italiana della distribuzione automatica.

Grazie al cibo la formula "vending" si evolve
Negli ultimi tempi è cresciuto il peso degli snack: 663 milioni di consumazioni l'anno, di cui quasi 50 milioni di cibi freschi. Questo passaggio dal semplice bicchierino di caffè al pasto completo è indice di un profondo cambiamento nelle abitudini degli italiani, che si concretizza in una sempre maggior tendenza a moltiplicare le situazioni di consumo alimentare anche nell'ambito del fuoricasa. Crescono, infatti, le macchine sempre più raffinate, in grado di erogare velocemente un piatto caldo, in alcuni casi preparato addirittura sul momento.

Un esempio concreto sarà la trattoria automatica Jak Fox a Bologna: 35 mq attrezzati con distributori automatici di tutto quanto serve a un pasto completo, dalle posate ai tovaglioli, dai bicchieri alle pietanze calde come tortellini, lasagne, risotti, per menu proposti al costo medio di cinque euro. Simile l'idea di Pane&Vino, un punto vendita automatico di vino sfuso, aperto con una prima postazione pilota a Milano. Si preleva la bottiglia vuota e si colloca nell'erogatore, scegliendo tra diversi tipi di vino rosso o bianco. Tutto avviene senza contatto con il prodotto, né da parte dei clienti né da parte dell'assistenza, in modo rapido, informale e anonimo.

Dal negozio automatico alla pizza hi-tech
La formula vending funziona così bene che da poco in Italia è nata anche una catena in franchising di punti automatici. Si chiama Brekky e vi si può acquistare di tutto, dagli snack ai surgelati, dai cerotti alle bibite fino ai generi di prima necessità, per mettere insieme un pasto completo anche quando i supermercati sono chiusi: latte fresco, spaghetti, sugo di pomodoro, affettati, formaggio. Un vero e proprio negozio automatico che funziona no stop. Per non parlare poi di Wonderpizza, un'ingegnosa macchina automatica, dotata di frigorifero per gli ingredienti e di forno per la cottura, in grado di sfornare in pochi minuti una pizza fumante. Non l'hanno inventata giapponesi e americani, ma un'ingegnosa azienda dell'hinterland torinese.

La scodella fa il vino buono

Sodalizi –

Nasce l’Accademia dal Piston, Barbera piacentina da bere nella scudlei, la scodellina bianca smaltata simbolo di un territorio e di un modo più normale di approcciarsi al vino

Una piccola premessa: questo articolo è scritto in evidente stato di conflitto di interesse, dato che chi lo scrive fa parte egli stesso (anche se cooptato a sua iniziale insaputa, tessera 047) della neonata accademia in oggetto. Però il lettore stia tranquillo. Chi scrive non ha ricevuto denaro o beni materiali per convincersi a scrivere. E dunque il conflitto ha ben pochi interessi in ballo. Se non quello di una buona idea che vi andiamo a raccontare.

Sodalizio che promuove tradizioni e territorio
L’accademia è quella “dal Piston”, ovvero una Barbera dei Colli Piacentini Doc prodotta dall’azienda vitivinicola Il Poggiarello di Scrivellano di Tavo, in provincia di Piacenza. Messa così sembrerebbe una notiziola tra le tante, ovvero dei produttori un po’ furbi che cercano di far parlare di sé con un’iniziativa nemmeno troppo originale, anche considerato il fatto che la Barbera in questione viene prodotta in poche migliaia di bottiglie e solo in magnum (che i piacentini chiamano appunto piston), formato che molti ristoratori non amano nemmeno in modo particolare. E allora? E allora l’idea è più ampia di quello che sembra. Non solo libera associazione di amici che promuove un vino, ma progetto di promozione del territorio e della tradizione enogastromomica del territorio. Tradizione che viene ripresa con la scodella, la scudlei, tradizionalmente usata nei dintorni di Piacenza per degustare, anzi, per bere il vino, messa in bella mostra già nell’etichetta del vino. Una bella scodella bianca smaltata come quella che usavamo da piccoli per bere il caffellatte. La quale, pure se ne fa un baffo degli aromi del vino, è capace di creare convivialità grazie proprio alla sua aura ancestrale, e quindi rassicurante. Ma torniamo all’Accademia che, ovviamente, non poteva non dotarsi di uno statuto. E così ha fatto il sodalizio, che lo ha largamente improntato a un modo diverso e meno formale di bere come di rapportarsi alla vita quotidiana.

Statuto e iniziative promozionali
«Il Piston - c’è scritto nella carta fondativa - è un vino che va bevuto in compagnia di qualche amico, davanti ad una fetta di salame o giocando una rumorosa briscola». I soci si impegnano inoltre a “tramandare i valori dell’amicizia e della qualità contenuti in ogni “scudlei” di questo vino”. Impegni per i soci? Anche quello di diffondere l’uso e la mentalità della scodellina smaltata. Un simbolo di convivialità in un mondo, come quello del vino, dove sono in molti a prendersi troppo sul serio.

Ma non solo questo ovviamente: la cantina del Poggiarello è spesso sede di eventi legati al vino e in generale alla produzione piacentina. Lo scorso ottobre, per esempio, presso la sede aziendale è stato presentato il volume “L'analisi sensoriale dei salumi dop piacentini” di Alessandra Scansani. Quasi ovvio dire che il Poggiarello condivide la filosofia del Movimento del turismo del vino a cui aderisce fin dalla sua fondazione.

Prima colazione, prove di rilancio

Consumi –

Frugale o salutistica, tradizionale o energetica, la prima colazione rappresenta per il bar una leva strategica di fatturato. Un’occasione di consumo a cui molti italiani sono però costretti a rinunciare a causa del carovita. Riconquistarli è possibile, prima che ne approfittino hotel e distributor

Tempi duri, questi, anche per i miti della dolcevita italiana. La difficile situazione economica sta rischiando di compromettere lo status di un'icona nazionale come i bar, dove ogni giorno entrano almeno 15 milioni di consumatori: secondo Fipe, circa il 41% dei clienti ha ridotto la frequentazione e un altro 25% prevede di ridurla ulteriormente nei prossimi mesi. Nemmeno un grande classico come l'abbinata cornetto& cappuccio gustata ogni mattina al bar esce immune dal virus della crisi dei consumi che sta attanagliando il nostro Paese. Dei 28 italiani su 100 che hanno dovuto ripensare i loro consumi a causa dei problemi economici, l'8,8% ha diminuito la frequenza settimanale con cui fa colazione al bar contro il 6,7% del pranzo fuoricasa. Evidentemente, dovendo ridurre le spese, il breakfast viene considerato un rito più voluttuario o più costoso rispetto al momento del pranzo, che molti lavoratori sono comunque costretti a consumare fuori casa. Se tutte le ricerche concordano sulla centralità del problema dei prezzi, non vanno comunque tralasciati altri fattori che concorrono a togliere clienti alla colazione al bar.

Il peso del prezzo è diventato decisivo

I diversi prodotti che compongono il paniere del bar hanno avuto, nell'ultimo anno, dinamiche inflazionistiche diverse. Secondo le elaborazioni Fipe su dati Istat, dopo un lungo periodo di bassa inflazione, nell'anno terminante ad agosto 2008 la tazzina di caffè ha subito un incremento del 4,1% mentre il cappuccino si è fermato al 3,3%. Morale: rivalutando i prezzi e confrontandoli con l'andamento dell'inflazione, Fipe afferma che caffè e cappuccino costano oggi un centesimo ciascuno meno di otto anni fa.
Ma il fatto che, ogni anno, i listini dei bar siano stati ritoccati fa sì che la percezione dei consumatori sia molto diversa. Secondo un sondaggio condotto da Axis per Fipe, il 55,5% dei clienti dei bar è convinto che i prezzi proposti siano troppo elevati contro il 38% che li giudica giusti. Due numeri su cui è bene riflettere, anche perché gli italiani, forse in maniera stabile, hanno acquisito un'elevatissima sensibilità al prezzo e faticano a star dietro a tutti gli aumenti che sono loro piovuti addosso su tutti i fronti. Secondo la ricerca “I soldi nel piatto” realizzata da Format per La Salute Repubblica, il prezzo è diventato infatti il secondo criterio con cui gli italiani scelgono cosa mangiare, dopo la sicurezza alimentare. Il costo di un alimento è prioritario per il 65,4% dei consumatori, e in particolare appare preponderante per le donne (le più coinvolte nella gestione quotidiana del budget domestico), per gli over 35enni (e in particolare gli ultra55enni), i pensionati, le casalinghe, i lavoratori dipendenti e gli individui con un titolo di studio medio-basso. Non solo: una maggiore sensibilità al fattore prezzo del cibo si rileva nelle regioni del Nord Italia e nelle grandi aree metropolitane del paese, dove evidentemente il carovita si fa più sentire o è maggiormente temuto. Una diretta conseguenza di quest'atteggiamento è la crescita di 4 punti percentuali, avvenuta nell'ultimo anno, di coloro che ammettono di aver dovuto cambiare le abitudini di consumo in relazione alle difficoltà di carattere economico. Nel fuori casa questo ha comportato soprattutto la drastica riduzione di cene al ristorante e colazioni al bar.

Un'occasione strategica

Eppure sul ruolo e l'importanza di una bella colazione gli italiani non discutono: sempre secondo l'indagine condotta da Format viene considerata importante dal 73,6% degli intervistati. Anni e anni di martellante informazione sui benefici di iniziare la giornata con lo stomaco pieno hanno divulgato i risultati di molti studi scientifici, che sono giunti a due conclusioni condivise: fare colazione regolarmente predispone meno al sovrappeso e l'abitudine a consumare un breakfast bilanciato migliora l'umore, la memoria e l'attenzione. Anche in virtù di queste notizie, gli italiani hanno dunque modificato le loro abitudini, tra cui quella di saltare la colazione o di ridurla a una semplice tazzina di caffè. Oggi solo l'8,5% degli italiani non fa colazione, la metà rispetto a un decennio fa, anche se c'è sempre meno tempo per farla. Se nel 2007 il pasto del mattino si risolveva in meno di 5 minuti per il 43,5% degli italiani, ora questa percentuale è salita al 62,3%. Tanto che il partito di coloro che giudicano la loro colazione “frugale e veloce” è il più radicato, con una percentuale che sfiora il 48% del totale. Sette punti percentuali più sotto troviamo il secondo gruppo, quello di coloro che invece sono molto attenti a quello che consumano appena svegli. Rientrano in quest'area gli italiani che fanno una colazione “attenta e salutista” (20,6%) oppure “ricca ed energetica” (20,5%), e che per nulla al mondo rinuncerebbero a questo appuntamento.

La concorrenza di alberghi e distributori

Va detto che bar e caffè non sono più i soli depositari della colazione all'italiana. Negli ultimi tempi si è andata sviluppando una concorrenza orizzontale sempre più serrata. Da un lato le vending machine e i free shop si stanno diffondendo in modo capillare e stanno conquistando spazi sempre maggiori in virtù anche di un'offerta allargata di prodotti, di un upgrading qualitativo e di una politica di prezzo decisamente aggressiva, che rende la colazione alla macchinetta molto più conveniente di quella fatta al bar. Dall'altro lato a togliere i clienti dal bar la mattina sono anche panetterie e pasticcerie, che sempre più spesso affiancano al laboratorio di produzione e alla vendita da asporto, anche la possibilità di consumare in loco in uno spazio caffetteria. Anche in questo caso a prezzi che il consumatore giudica competitivi. Anche se in modo finora più limitato vanno segnalate le iniziative che arrivano dal mondo della ristorazione. Se in principio è stato il brunch a drenare parte di coloro che si concedevano la colazione della domenica al bar, ora appaiono nuove formule.
Come il “power breakfast”, appuntamento gastronomico che si celebra a cavallo tra colazione e pranzo, e che arriva dritto dritto da Londra. Così gli hotel stellati delle grandi città italiane e i ristoranti di lusso hanno trovato una soluzione per riempire i loro tavoli in una fascia oraria finora morta (tra le 7 e le 11) e hanno ideato un'offerta culinaria che unisce breakfast e lunch, prevedendo caffè, tè aromatici, frullati di frutta, dolci e brioche appena sfornati, omelette, uova e bacon.
nuove direzioni di lavoro
Dunque, da un lato cresce la consapevolezza dell'importanza di fare colazione, dall'altro lato la mattina molti bar sono sempre più deserti. E sul banco degli imputati parrebbe sedere un solo colpevole: il carovita. Ecco perché la variabile prezzo merita un approccio nuovo anche da parte delle piccole e piccolissime imprese, come i bar, finora poco sensibili rispetto a questa leva. Così nella campagna “Un Prezzo da Amico” varata dalla Fipe ci sono anche attività promozionali specifiche. Come la formula “Bentornato al lavoro!”, che il lunedì mattina, in fasce orarie precise applica sconti sul caffè e/o sulla brioche, oppure i menu a prezzo fisso con l'abbinata cappuccino più brioche. La formula “happy hour” viene applicata alla colazione in Sicilia, Calabria e Marche dove i bar propongono diversi tipi di sconto su una vasta gamma di prodotti in funzione delle varie fasce orarie. Ad esempio, cappuccino più brioche costano meno se ordinati la mattina presto di domenica. A Torino e provincia 150 bar ogni venerdì mattina, fino al 28 febbraio 2009, propongono un “pacchetto-colazione” costituito da un caffè o cappuccino più una brioche ed una lattina di caffè da 250 g, il tutto al prezzo fisso di 4,20 euro.
L'opportunità delle intolleranze

Indipendentemente dal fatto che diventi legge, la proposta di regolamento europeo avanzata dal commissario europeo alla Sanità Markos Kyprianou che propone di segnalare l'eventuale presenza di allergeni anche nei menu dei ristoranti, nelle mense e nei prodotti sfusi venduti nei bar, ci si può già attrezzare per assecondare le esigenze di chi ha problemi di intolleranze alimentari.
Un esercito di consumatori che attualmente non fanno colazione al bar non per disinteresse ma per oggettiva impossibilità, come accade ai celiaci (65.000 quelli riconosciuti, ma 600.000 quelli non diagnosticati). Così, nell'ambito delle sue iniziative dedicate all'alimentazione fuori casa, l'Associazione Italiana Celiachia (celiachia.it) ha sviluppato recentemente il “Progetto Colazione - Bar Caffetterie Informate”. L'obiettivo è quello di informare i baristi su come offrire un servizio senza glutine permettendo così anche ai celiaci di iniziare la giornata facendo colazione al bar.

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