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Una drink list farcita di aneddoti

Cocktail Bar –

Dalle polibibite futuriste al Rose della Regina Vittoria, al Black Russian, mix simbolo della Guerra Fredda. Queste e altre “storie liquide” nello speciale menu del lounge bar L’Agape di Vercelli

Da Parigi a Milano si festeggia un secolo di Futurismo. Cent'anni da quando Le Figaro pubblicò il Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti che esordiva gagliardo “noi vogliamo cantar l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità”. Mentre fuori il mondo “tuona e corre rapidissimo”, a Vercelli al lounge del ristorante L'Agape, il mescitore (in “lingua” futurista) Fulvio Piccinino rilegge ne “La cucina futurista” di Marinetti e Fillia, le ricette di alcune “polibibite”: probabilmente i cocktail più sconclusionati della storia. Miscele ardite come Scoppioingola (Parmigiano macerato nel Marsala), Giostra d'alcol (cedrata, barbera e Campari) e il Diavolo in tonaca nera con topping di cioccolato (succo d'arancia, grappa, cioccolato, liquido e tuorlo d'uovo sodo). «Sono cocktail difficili da “digerire” - commenta Piccinino -. Per questo mi sono permesso di rivedere un po' la storia e modificare alcune ricette. Del Diavolo in tonaca nera ho preparato la versione Diavolo in tonaca rossa. Decoro la coppetta con topping di cioccolato, poi aggiungo crema di menta bianca, frullato di fragole e alcune gocce di Cointreau». Il barman dell'Agape, nome greco per “amore”, ha pensato di inserire anche questo drink nella sua Liquid History, una lista che è un atto d'amore verso la storia dei cocktail. Il menu, oltre al nome e agli ingredienti dei cocktail, contiene indicazioni sulle loro origini e sull'inventore (reale o presunto). Tra tanti menu esangui, si tratta di un modo originale per incuriosire e intrattenere l'ospite. Si racconta per esempio del Rose, creato nel 1870 in onore della Regina Vittoria dal maitre Sidney Knight dell'Hotel Cecil di Londra, e del White Lady, una variante del Sidecar, con il gin al posto del brandy, ideata nel 1920 da Harry McElhone dell'Harry's Bar di Parigi, in onore di un'affascinante dama di bianco vestita.
Seguono in ordine cronologico cocktail degli anni '50 e '60 come il Black Russian, ricordo della Guerra Fredda, il Golden Cadillac, dedicato a Bette Davis, e il God Father, nome d'arte di Marlon Brando ne “Il Padrino”.

Miscelati d'epoca e musica a tema
Le sorprese dell'intraprendente Piccinino, barman con importanti esperienze anche a Londra, non si esauriscono qui. Organizza una tantum anche serate tematiche, in cui i cocktail sono abbinati a musiche e atmosfere a tema.
I cocktail degli anni Venti suonano bene con la musica charleston e lo swing, i drink degli anni Cinquanta si sposano con le musiche di Califano, Fred Buongusto e Bruno Martino. Per i cocktail degli anni Ottanta, come il Long Island Iced Tea, niente di meglio di un bel mix di Madonna, Michael Jackson e altri idoli pop.

Per l’estate 2009 il gelato da passeggio si fa gourmet

Rassegna gelati da passeggio –

Non più prodotti rivolti ai giovani ed ai più piccoli. Aumentano infatti le specialità premium con ingredienti d’alta gamma a denominazione d’origine o studiati per le intolleranze

Non più prodotti rivolti ai giovani ed ai più piccoli. Aumentano infatti le specialità premium con ingredienti d'alta gamma a denominazione d'origine o studiati per le intolleranze

Scopri come spillare bene per vendere meglio

Celli e Bar University lanciano il primo Master in spillatura d’eccellenza –

Imparare tutti i trucchi per ottenere il massimo dal proprio impianto, in termini di rendimento e di qualità del prodotto erogato, e per tradurre un servizio eccellente in un ottimo business: è il tema centrale della tre giorni di corso, dal 18 al 20 maggio


Spiegare come "spremere" il massimo da un impianto di spillatura: è questa, in estrema sintesi, l’idea che ha dato vita al primo "Master in spillatura d’eccellenza", ideato da Celli Spa in collaborazione con Bar University. Un corso di tre giorni, dal 18 al 20 maggio, presso la sede riminese del produttore di impianti di spillatura, per raccontare a gestori e manager di bar due cose: come gestire in modo ottimale il proprio impianto e come valorizzare il prodotto erogato con le vendite.
Un mix di competenze
«Abbiamo scelto di dar vita a un corso insieme a Bar University - spiega Goffredo Celli, presidente di Celli Spa - perché siamo convinti che la conoscenza degli strumenti di lavoro debba andare di pari passo con la capacità commerciale. Offrire un prodotto eccellente è la base, ma occorre anche saperlo sfruttare in modo appropriato e saper valorizzare vendere. Per spiegare quest’ultimo aspetto abbiamo voluto coinvolgere gli esperti di Bar University».
Così il primo giorno di corso, curato dalla scuola di formazione di Bargionale, sarà dedicato agli aspetti più specificamente commerciali: dalle tecniche di vendita agli standard di servizio, dai trend del settore alla costruzione del menu. Tra i vari argomenti affrontati, non mancheranno soluzioni e proposte per sviluppare e valorizzare i consumi alla spina: si parlerà dell’impostazione del menu, di metodi per fidelizzare i clienti, delle possibili promozioni, delle tecniche di pressing studiate per aumentare le vendite. Non mancherà, infine, una carrellata sulle tendenze a livello mondiale legate all’uso della spina.
La scelta dell’impianto
I successivi due giorni saranno dedicati a raccontare tutti i segreti della spillatura. Nel primo verrà fatta una panoramica sulle varie tipologie di impianti: da quelli per birra e soft drink (pre-mix e post-mix) a quelli per vino e acqua: «Vogliamo dare ai gestori - spiega Celli - tutti gli strumenti per scegliere in maniera più autonoma e consapevole l’impianto più adatto al proprio locale e per poterlo gestire in modo da garantire ai clienti un prodotto di alta qualità». L’ultimo giorno sarà dedicato interamente alla birra.
«Purtroppo - dice Celli - molti esercenti fanno ancora l’errore di trattare l’impianto di spillatura della birra come se fosse un rubinetto dell’acqua potabile. La realtà è ben diversa: per mantenere costante la qualità del prodotto è per esempio necessario sterilizzare le linee ogni 15 giorni, altrimenti il gusto si deteriora». Non mancheranno i trucchi del mestiere: «Non tutti, ad esempio, sanno - anticipa Celli - che i bicchieri per la birra vanno lavati senza brillantante».

PROGRAMMA
* 18 maggio Master a cura di Bar University - tecniche di vendita - standard di servizio - tecniche di composizione dei menu food & beverage - opportunità di business - tematiche gestionali
* 19 e 20 maggio Master a cura di Celli S.p.A. - tecnologie e impianti di spillatura - tecniche di spillatura
orari:  dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14 alle 17
sede:  Celli S.p.A, via Casino Albini, 605 S. Giovanni in Marignano - Rimini
costo:  350,00 euro + Iva

L'iscrizione si intende attivata al momento del ricevimento da parte de Il Sole 24 Ore Business Media srl della scheda di Iscrizione che puoi trovare qui 
, debitamente compilata in tutte le sue parti. Il pagamento dovrà essere effettuato solo dopo il ricevimento della nostra accettazione e conferma di partecipazione. A cui dovrà seguire l'invio della copia del bonifico bancario al n. fax 02 39 844 800. Il pagamento dovrà essere efffettuato entro 15 gg. dalla nostra conferma di partecipazione.



Informazioni: Segreteria Bar University 0362 805134 int. 32 



È l’alta gamma il faro degli spirit

Prodotti –

Le performance mondiali dei distillati in un report che fa luce sugli ultimi trend di consumo, che premiano prodotti luxury e invecchiati. Uno scenario con rum e vodka protagonisti.

Una panoramica su trend di vendite e consumi di distillati nel mondo, con un occhio di riguardo per il rum. E non potrebbe essere diversamente visto che a promuovere questo inedito report (“Authentic Caribbean Rum: un prodotto ad alto potenziale”) è Wirspa, l'associazione dei produttori di rum e spirit delle Indie Occidentali (Caraibi). Ma andiamo con ordine. Il mercato complessivo dei distillati vale, secondo i dati del report forniti da Iwsr (International Wine and Spirit Record) circa 2,24 miliardi di casse. A livello mondiale, il mercato più importante per i superalcolici è l'area Asia-Pacifico (47%), mentre l'Europa si posiziona, con una quota del 30%, al secondo posto. Da notare, per quanto riguarda il continente asiatico, che la Cina da sola rappresenta ben il 26% delle vendite continentali. Al terzo posto si piazza il continente americano con il 18% (la quota dei soli Stati Uniti è l'8%). E veniamo al rum: a livello globale rappresenta il 5% delle vendite complessive di distillati ed è una delle categorie a maggior crescita, con quasi il 40% di incremento nel periodo 1990-2007, equivalente a oltre 120 milioni di casse nel 2007.

È l'India il primo mercato del rum

A livello di consumi, il Paese leader per volumi è l'India con la maggior parte degli acquisti concentrati però su prodotti locali. Al secondo posto ci sono gli Usa, dove l'introduzione dei rum invecchiati sta favorendo la crescita della categoria, e, a seguire, si piazzano le Filippine. A livello extraeuropeo, il Paese dove il rum ha registrato il maggior sviluppo è il Cile con un incremento del 36% tra il 2006 e il 2007 (pari a 1,2 milioni di casse). Nel vecchio continente, invece, la palma del Paese più “rumero” va alla Spagna, che ha segnato nel 2006 un incremento delle vendite pari al 6% (per un totale di 5 milioni di casse nel 2007). A livello tendenziale, dopo un periodo di crescita costante, dal 1990 in poi i consumi mondiali di rum bianco sono scesi del 2% nel 2006 a 33,9 milioni di casse, registrando poi l'anno seguente una certa ripresa (+1%) ma non più ai livelli passati. Viceversa, i rum scuri e invecchiati rappresentano il segmento più dinamico a livello mondiale con una quota di consumo che si è attestata intorno al 61% a fine 2007 e una crescita complessiva del 10% negli ultimi 5 anni. Un trend mondiale, quello dell'ascesa dei prodotti premium, che non riguarda solo il rum ma è comune ad altri distillati: vodka, tequila e gin. Non è certo un caso che tutti i grandi player mondiali abbiano attuato acquisizioni o espansioni di gamma dirette a consolidare l'offerta di prodotti che si collocano nell'area premium e che si caratterizzano per packaging raffinati e luxury. A livello mondiale, le vendite dei rum super premium sono raddoppiate negli ultimi cinque anni, allargando considerevolmente il mercato a nuovi brand generati dai big del superalcolico o da produttori di nicchia che hanno sfruttato le opportunità offerte da una platea di consumatori maggiormente consapevoli delle specificità e delle origini dei diversi distillati.
ln Italia crescono vodka e rum

In Italia, nel 2007, il mercato dei distillati ha registrato un giro d'affari di oltre 4 miliardi euro (fonte: Iswr): nel nostro Paese si registra, ormai da una decina di anni, un calo dei consumi di alcolici (distillati ovviamente compresi) e la tendenza è quella di un spostamento verso prodotti premium all'insegna del bere meno, bere meglio. Una tendenza non comune però a tutte le categorie di distillati. Per quanto riguarda il rum, il consumo generale è cresciuto, secondo il report dal 1990 al 2007, del 191%. Solo la vodka è cresciuta di più, del 247%. Decisamente negative, invece, le performance di brandy e whisky che, sempre nello stesso periodo, hanno registrato consumi in calo rispettivamente del 28% e del 51%. Nello stesso periodo il report segnala, a prova sempre di una tendenza generalizzata a privilegiare prodotti di pregio invecchiati o certificati, che il consumo dei soli rum scuri è cresciuto del 298%. Se si confronta questo dato, annota sempre il report, con il 37% di crescita registrato dal mercato del rum a livello globale, emerge che, nel periodo 1990-2007, il consumo di rum invecchiati è cresciuto in Italia di 8 volte rispetto alla tendenza mondiale. Un altro punto di forza del rum e che spiega in parte questo boom è la sua trasversalità di consumo (caratteristica simile per certi versi al fenomeno vodka). Miscelato o in purezza riesce ad attrarre target eterogenei di consumatori per età, estrazione sociale e professione. Senza contare che, come era una volta per il brandy, la bottiglia di rum scuro nella sua confezione luxury sta diventando un nuovo status symbol.

Rum, ron o rhum, purché sia maturo al punto giusto

Prodotti –

La nostra selezione di distillati invecchiati provenienti da ogni angolo del mondo. Paese per Paese, i campioni per aromi, alcuni adatti anche alla miscelazione. Per dare una marcia in più ai vostri cocktail

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/rum.pdf” target=”_blank”>Rum, ron o rhum, purché sia maturo al punto giusto
Maggio 2009 / pdf / Numero pagine: 5 / Lingua: Italiana / di Stefano Nincevich e Roberto Barat

La vera storia di Howard Schultz, alias Mister Starbucks

Imprese&mercati –

Un libro racconta la genesi di Starbucks, colosso mondiale delle caffetterie all’americana

Nel Belpaese c'è chi non dorme la notte e non vive (di giorno) al pensiero che, prima o poi, Starbucks approdi in Italia. Per Taylor Clark, giornalista originario di Ashland in Oregon, la catena di Seattle che serve espresso e cappuccino in cinquanta Paesi del mondo è un'ossessione, iniziata per gioco e culminata nel best seller “Starbucks, Il buono e il cattivo del caffè (284 pagine, 19 euro, www.egeaonline.it). Con un'assoluzione a sorpresa. Clark, pur criticando i diversi aspetti del business, mostra come siano infondati alcuni degli attacchi più ricorrenti. Come l'accusa di rovinare le piccole caffetterie a gestione familiare, come Wal-Mart con i minimarket o, da noi, Esselunga con i negozi di vicinato. La verità è che nel 1989 gli Stati Uniti contavano 585 caffetterie e oggi sono 24.000: come a dire che all'agnello conviene metter su casa vicino al lupo. Di più: prima (di Starbucks) un americano spendeva tra i 25 centesimi e il dollaro per un caffè (pessimo), oggi spende in caffè 4,05 dollari a visita.

Quel viaggio illuminante in Italia
La Starbucks che conosciamo è figlia della visione che Howard Schultz, storico amministratore delegato, ha sviluppato in occasione di un viaggio a Milano nel 1983. Ai suoi occhi ciò che rendeva bella la vita dei milanesi non era la moda o la Scala, sollazzi per pochi, ma gli immancabili caffè, conforto per molti. Sui banconi dei bar, riassume l'autore, “preferirebbero porgere al cliente una vecchia scarpa puzzolente che servirgli il caffè in un bicchiere di carta da asporto”. Ricreare in America l'autenticità della caffetteria italiana diventò il pensiero dominante di Schultz fino a quando non si accorse che il consumatore americano si attendeva altro e la forza dell'impresa, oggi, è quella di riuscire a vendere come caffè, a prezzi impensabili qualche anno fa, bevande a base di latte dai sapori più disparati. Tanto che per consentire ai clienti di padroneggiare le 55.000 ordinazioni possibili è stato sviluppato un vero e proprio gergo per iniziati, che contribuisce a creare fedeltà.
Con il tempo però l'attenzione alla qualità si è “annacquata” al punto che la pubblicazione Consumer Reports è arrivata a sostenere che il caffè di McDonald's sia migliore di quello di Starbucks (sic!). E l'inizio della fine? Voci di corridoio bisbigliano di 900 punti vendita chiusi nell'ultimo anno. Ma Schultz ha un altro asso nella manica. O, perlomeno, è quanto si auspica il giornalista, Riccardo Staglianò, nella prefazione. “L'economia non va bene, la gente stringe la cinghia su tutto ed è probabile che ci penserà due volte prima di pagare 4 dollari per un caffelatte…ma fuori listino si può ottenere lo “short” da 8 once, che è pur sempre più abbondante di un nostro cappuccino… Sembra la misura ideale anticrisi. La Fed riduca gli interessi, Starbucks sdogani il “corto”.

Vizi e virtù dell’espresso

Imprese&mercati –

Il caffè all’italiana si sta trasformando in una bevanda globale. E per la filiera si aprono grosse opportunità. Dietro l’angolo c’è però il rischio di perdere l’identità di un rito italiano

Bisogna ammetterlo, il costume dell'espresso in Italia gode di connotati unici: da nessun altra parte si beve il caffè in piedi in una sorta di rito che premia la centralità del bar. E anche nelle case è difficile immaginare un risveglio senza una moka fumante. Tuttavia, lo spazio per crescere diviene sempre più stretto, il che sta spingendo l'industria ad aprire nuovi orizzonti. L'estero costituisce la più grossa opportunità per i torrefattori in possesso di quella struttura organizzativa e competenze minime per approcciare mercati diversi. Per gli altri, le occasioni sul mercato interno saranno tanto maggiori quanto più alto sarà il livello di servizi offerti, soprattutto in termini di aiuti finanziari, vista la crisi che attanaglia il bar. Questi gli scenari, presenti e futuri, sui i quali indaga il volume “100% Espresso - Futuro dell'impresa italiana nell'evoluzione del mercato globale” (p. 231, 38 euro, www.coffeecolours.it). Dati alla mano, anche se il 90% di noi beve caffè, consumiamo una quantità che è meno della metà di quella bevuta dai finlandesi. Nonostante ciò, il margine di crescita è ristretto. «Nell'analisi del consumo di caffè - spiega Maurizio Cociancich, curatore del volume - vanno considerate due variabili: la quota di penetrazione e la frequenza di consumo. Entrambe in Italia sono molto elevate, indice di un mercato ormai maturo. Si può dunque desumere che il trend di crescita nelle importazioni di caffè verde in Italia non sia causato dall'aumento nel numero delle tazzine sorseggiate, bensì dall'incremento delle esportazioni di caffè torrefatto». Merito dei grandi player che hanno contribuito a diffondere nel mondo un'autentica cultura del caffè all'italiana o, perlomeno, la promessa di autenticità. Così, per anni, il materiale pubblicitario della catena inglese Costa Coffee ha posto l'enfasi sul fondatore della catena, Gino Amasanti, italianissimo.

Made in Italy il 70% delle macchine

Interessanti, a questo proposito, le conclusioni cui giunge Jonathan Morris, ricercatore di storia europea moderna presso l'Università di Hertfordshire. “La globalizzazione ha creato nuove opportunità per l'industria italiana in un momento in cui il mercato nazionale è diventato saturo. Fra le torrefazioni e i produttori di caffè, le vendite all'estero sono diventate il motore di crescita principale. Nel 2005, ad esempio, le esportazioni salirono dell'11,4%, mentre il consumo domestico subì un calo del 2%. Ora il 30% del caffè torrefatto in Italia è esportato e, delle 120.000 macchine prodotte ogni anno, il 70% è firmato da aziende italiane”.
La vera sfida per l'industria caffeicola italiana è semmai conservare il proprio primato sul mercato nazionale. Morris tranquilizza tuttavia quanti vivono con lo spauracchio di un ormai prossimo sbarco delle catene di caffetterie americane. E questo “anche solo per le differenze nelle abitudini dei consumatori e nell'atteggiamento verso il caffè. Mentre il modello del caffè all'americana richiede un prezzo superiore perché si basa sul fatto di vendere al cliente 'una consumazione da venti minuti', il bar caffè italiano sopravvive con la promessa di servire una tazza di espresso a basso costo e da consumarsi rapidamente”. A noi, dunque, il compito di valorizzare quest'unicità.

Il caffè visto da clienti e baristi

Imprese&mercati –

Una ricerca di ApertaMente indaga sul rapporto tra gli italiani e l’espresso. E rivela che: un consumatore su tre ha un locale di fiducia, che le donne sono più fedeli degli uomini e che i baristi sono convinti di usare un’ottima marca

Oggi come ieri l'espresso si identifica con un concetto di piacere che fatica ad appropriarsi di parametri oggettivi in grado di definire e valutare la sua effettiva qualità, un terreno sul quale la strada da compiere è davvero molta. È quanto emerge da uno studio di mercato articolato in due parti che hanno coinvolto l'una il barista, l'altra il consumatore finale e che è stato condotto da ApertaMente, unità di ricerche di marketing ad hoc di Talos-AM, e presentato in occasione del quarto Forum Scientifico sul Caffè organizzato dall'Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori.
La prima parte, dunque, ha riguardato il bar e il suo rapporto con l'offerta, analizzata attraverso cento operatori di tutta Italia. Il giudizio degli intervistati sulla marca utilizzata nel proprio locale, su una scala di 5 punti, da 1 (pessimo) a 5 (ottimo), ha visto una forte concentrazione sul voto massimo (66%), mentre il 44% ha detto che è buono (la voce immediatamente precedente). Nessuna sufficienza né tanto meno bocciature. Nella valutazione del caffè utilizzato sono state esaminate le caratteristiche dell'espresso (tutte con giudizio molto positivo), del prodotto caffè (con una decisa flessione sull'aspetto dei grani, la tostatura e l'origine del verde che probabilmente l'operatore non conosce o si è solo sentito “raccontare” dal produttore), del fornitore (giudicato serio e competente, ma a volte caro), infine il gradimento del cliente, nuovamente molto alto. Il 77% dei baristi intervistati ritiene di utilizzare la migliore marca disponibile sul mercato. Interessanti i motivi per cui la ritengono tale. Il 23% afferma che è la migliore perché “piace ai clienti”, il 14% “perché è oggettivamente un buon caffè”, il 30% “per il suo sapore”, non eguagliabile da altre miscele.

Uno su tre è un habitué

La ricerca in esame risponde anche al rapporto tra il consumatore e il bar grazie a interviste qualitative telefoniche su un campione di 500 individui e quattro focus group. E mette subito in luce che l'espresso viene consumato una o più volte al giorno dal 30% degli intervistati e almeno una volta la settimana dal 50%. E che ben un intervistato su tre ha un bar “preferito”, dove si reca con regolarità per il proprio espresso. Una prerogativa, questa, che sembra più femminile che maschile, ma che in termini di giudizio paga molto. In generale, gli habituè hanno infatti una valutazione decisamente alta del bar che frequentano (i giudizi buono/ottimo raggiungono un notevole 87%). I più assidui bevitori si trovano in prevalenza nel nord ovest e nel centro Italia. I consumi decrescono con il crescere dell'età: i minori sono relativi ai 55/65enni, mentre i giovani tra 25 e 44 anni hanno una frequenza di consumo decisamente più elevata che raggiunge l'apice - 1 o più volte al giorno - nei 45-54enni.

Pulizia e personale i più apprezzati

Le motivazioni per cui un italiano sceglie un bar piuttosto che un altro? Diverse. In cima alla classifica però troviamo l'ambiente pulito e l'affabilità del personale. Tanto che un locale che fa sentire a proprio agio è anche quello che fidelizzerà più clienti. Non sembrano così importanti per la maggioranza (anche se per qualcuno lo sono) invece, l'eleganza dell'ambiente o la presenza di diverse varietà di miscele o monorigini.
Infine va sottolineato che, nonostante tra le caratteristiche del bar che influenzano positivamente la valutazione globale da parte del consumatore finale vi siano un caffè fatto molto bene e di ottima marca, emerge che solo il 53% sa la marca che sta consumando, una condizione che non permette la creazione di un approccio critico e di una selezione nei confronti di un non meglio specificato “caffè della casa”. A conti fatti, però, il rito della tazzina è abitudine che scandisce la giornata e riferimento sicuro nella mente del consumatore che merita sempre attenzione da parte dell'operatore.

Bargiornale maggio 2009

Archivio copertine Horeca –

LOCALIcase history13 La Tosca, Motta di Livenza (Tv). L’allenatore delle barlady16 L’Agape, Vercelli. Una drink list farcita di aneddoti18 Mi Vida, Morciano di Romagna (Rn). Gelati, grappe e       “astroaperitivi”tendenze e progetti24 G Glace, Crema. E la gelateria cambia volto dal mondo28 The Wine Theatre, Londra Un palcoscenico per i vini30 Relais Desserts International, Francia. La carica dei 100    eccellenti32 Biobar a Londra e…


LOCALI
case history
13 La Tosca, Motta di Livenza (Tv). L’allenatore delle barlady
16 L’Agape, Vercelli. Una drink list farcita di aneddoti
18 Mi Vida, Morciano di Romagna (Rn). Gelati, grappe e  
    “astroaperitivi”
tendenze e progetti
24 G Glace, Crema. E la gelateria cambia volto dal mondo
28 The Wine Theatre, Londra Un palcoscenico per i vini
30 Relais Desserts International, Francia. La carica dei 100
    eccellenti
32 Biobar a Londra e New York. Spirit e mix come la natura crea
attività
34 Evento speciale: l’occasione che fa il business. I maestri pasticceri che hanno partecipato al nostro Grand Prix della Pasticceria si mettono in mostra
46 Da Palermo a Milano, uniti contro il pizzo. Intervista a   Vincenzo Conticello dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo
50 L’Europa dice sì all’Iva ridotta al 10%. Ma l’obiettivo è arrivare ad un’aliquota del 5%: misura che rilancerebbe tutto il settore
52 Il nuovo bar fa il pieno con i servizi. Parlano
Lottomatica e Index
60 Intervista esclusiva ad Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Comunitarie riguardo la direttiva servizi ex Bolkenstein: “Più opportunità per le imprese

tecnologia
64 Frigoriferi, aiuti solo spot. Le apparecchiature professionali per la refrigerazione soffrono dell’assenza di incentivi pubblici mirati. Intervista a Paolo Bocchini, presidente Gruppo Bocchini
68 Oggi il ghiaccio arriva a domicilio
giochi&scommesse
70 Rapporto Nomisma. L’industria dei giochi batte la crisi e vola sul web
la dispensa del gastronauta
74 Caro vecchio toast non ti riconosco più! Ma se ci sei ancora batti un colpo
layout
75 Come allestire un sandwich bar. Il modello del nuovo concept di Marks & Spencer
protagonisti
78 Ursula Chioma, Cristallo Palace di Cortina d’Ampezzo (Belluno) “Gli ospiti mi regalano gli spunti migliori”
il cliente misterioso
PROFESSIONI
80 Cambiate i menu stile elenco del telefono professione norme&fisco
81 Studi di settore: fisco più morbido a causa della crisi
84 Prima si riscuote la fattura, poi si paga l’Iva. Così le piccole e medie imprese riprendono fiato
86 Dipendenti agevolati grazie al Fondo Est
gestione
88 Saper gestire bene le lamentele permette di evitare situazioni critiche
90 Scopri come spillare bene per vendere meglio
92 Guida agli incentivi per la sicurezza
94 Come organizzare una festa privata
FOOD&DRINK
rassegne
96 Rum, ron o rhum, purché maturo al punto giusto. Ricca rassegna di distillati invecchiati da tutto il mondo
102 Nuovi vini metodo classico e Charmat per l’aperitivo e il pranzo
104 Per l’estate 2009 il gelato da passeggio si fa gourmet
ricettario
110 Gelati in formato cocktail. Una guida suggerisce come trasformare un gelato in una bevanda miscelata
112 Cocktail a base di grappa sempre più misurati
drink da raccontare
114 Nella storia del Mojito, corsari, Nobel ideologi
vini al bar
116 Abbasso il disegno sui finti rosati
letti al bar
118 Tecnica e savoir faire a portata di shaker
birra & co.
120 Utili consigli per bilanciare l’acidità del pomodoro della pizza
IMPRESE&MERCATI
top management
124 Intervista a Stefano Leonangeli, amministratore delegato di Martini&Rossi: “Siamo pronti alla sfida sugli aperitivi sodati”
zoom
125 Vizi e virtù dell’espresso: intervista al curatore del libro “100% Espresso Italiano”
130 Il caffè visto da baristi e clienti
132 Le catene all’attacco in attesa di Starbucks
136 Il blitz di Campari sui bourbon whiskey
138 Warsteiner punta su beer mix, zero alcol e tradizione
140 Quando la stretta sui fidi paralizza i pagamenti e mette in crisi la filiera
giù il cappello
141 Calici che profumano di solidarietà
agenda
142 Appuntamenti, tour, eventi, fiere per i professionisti del bar
annunci
144 Domanda e offerta lavoro e attività
indirizzi
146 Aziende e personaggi in questo numero




Pianetahotel – l’informazione per l’hotellerie che si rinnova

Novità –

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