Santoni fa tripletta al Vinitaly Design Award

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La casa toscana si aggiudica tre riconoscimenti in tre diverse categorie al Vinitaly Design Award 2026. Premiato il progetto di packaging realizzato con lo studio internazionale Stranger & Stranger, un lavoro che unisce identità e visione e trasforma quasi settant'anni di storia in un sistema di immagine contemporaneo

A Vinitaly Design Award non vinci per caso. E soprattutto non vinci tre volte nello stesso anno. A Vinitaly 2026 Famiglia Santoni – Liquori Italiani lo ha fatto, portando a casa un risultato che va letto con calma perché dice più cose di quante sembri. Vermouth al Rabarbaro Black, categoria Liqueur Wines, massimo riconoscimento nella categoria; Rabarbaro Santoni Silver, categoria Dark Spirits; Gin al Rabarbaro Bronze, categoria Clear Spirits. Tre premi, tre categorie diverse, una sola firma.

Un progetto fatto di identità e visione

Non è una questione di etichette riuscite, è un progetto che tiene insieme un binomio ideale composto da identità e visione, e che passa sotto lo sguardo di una giuria che non si limita a giudicare ma orienta, composta da professionisti di primo piano del design e della comunicazione visiva. In questo contesto, il fatto che il presidente onorario della giuria sia Michelangelo Pistoletto aggiunge un ulteriore livello di lettura: qui il design entra nel territorio della cultura, non resta fermo alla funzione.

E dentro questo quadro si inserisce anche il lavoro degli autori, lo studio Stranger & Stranger, una delle firme più riconoscibili a livello internazionale nel packaging degli spirits, capace di costruire identità che non stanno sullo scaffale ma lo muovono, lavorando su colore, tipografia e struttura. In questo contesto, il riconoscimento pesa, perché non premia solo la forma ma la coerenza di un progetto complessivo.

La bottiglia diventa racconto

Quando incontriamo Stefano Santoni a Vinitaly, la domanda è semplice solo in apparenza: qual è stato il percorso che ti ha portato fin qui? La risposta non è lineare, ed è proprio lì che diventa interessante. «Il percorso è stato molto complesso. Parliamo di un’azienda che sta raggiungendo i 70 anni. Non è facile intraprendere strade nuove. Mi sono guardato intorno, ho provato a vedere l’azienda da fuori, capire che cosa cercavano i clienti, oltre alla qualità».

Non si parla subito di prodotto, ma di sguardo. «Abbiamo scelto un’agenzia internazionale come Stranger & Stranger. Hanno costruito un abito su misura. Il design racconta la storia. Ogni dettaglio della bottiglia racconta qualcosa». La bottiglia diventa racconto, non esercizio estetico. Dentro c’è Casa Santoni, che non è solo un nome ma una dichiarazione di appartenenza, c’è il 1960 inciso come origine e c’è Chianciano Terme come coordinate precise. «Siamo ospiti della natura in Toscana, con i giardini botanici e la campagna intorno». E poi c’è il rabarbaro, che torna sempre, non come ingrediente ma come radice. «È il seme da cui è partito tutto, mio padre Gabriello, un garage, pentole e mestoli».

La storia familiare diventa sistema contemporaneo

La parte più interessante, però, arriva prima delle medaglie, quando qualcosa succede davanti allo stand. «I giovani arrivano, vedono la bottiglia, si fermano e assaggiano». Era uno degli obiettivi dichiarati, rinfrescare l’immagine senza tradire la sostanza, riportare attenzione e curiosità su un patrimonio che rischiava di restare fermo. «Siamo stati la sorpresa del premio».

Ed è una parola che pesa, perché sorpresa significa che il fuoco si è acceso adesso. Il payoff Liquori Italiani, a quel punto, smette di essere una sintesi e diventa una posizione. Diretti, senza deviazioni, con l’idea che oggi l’italianità non sia un dato acquisito ma qualcosa da costruire e rendere leggibile anche fuori dai confini. Il lavoro fatto da Famiglia Santoni va in questa direzione, trasformare una storia familiare in un sistema contemporaneo, capace di stare nei mercati internazionali senza perdere l’accento e il carattere toscano. Il design, alla fine, non serve a essere belli ma a essere capiti, e quando qualcuno si ferma, prende in mano una bottiglia e decide di assaggiare, forse è lì che si misura il risultato vero. Il resto, anche quando sono tre premi nello stesso anno, è solo la parte visibile.

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