I progetti green finalisti della Torres Brandy Zero Challenge 2026

Torres Brandy Zero Challenge 2026 finale
A Barcellona dal 16 al 19 aprile la finale globale del concorso di Torres Brandy che promuove la sostenibilità nel fuori casa. In gara 12 professionisti da altrettanti Paesi del mondo con i progetti a basso impatto. Al vincitore 30.000 euro per realizzare la sua iniziativa

Da audaci interventi ambientali a iniziative incentrate sulla comunità ad approcci creativi all'economia circolare. Spaziano su un ampio fronte di azioni virtuose i 12 progetti green selezionati per la finale della Torres Brandy Zero Challenge 2026, la competizione internazionale dedicata alla sostenibilità nel mondo dell’ospitalità.

Alla sua quarta edizione, il concorso organizzato da Torres Brandy, il marchio catalano di brandy fondato nel 1928 da Juan Torres Casals, ha coinvolto quest’anno i professionisti del mondo bar e della ristorazione di 12 Paesi da tre continenti, Europa, Asia e Americhe, sfidandoli, come sempre, a ideare progetti innovativi in ambito della sostenibilità, che contribuiscano a ridurre l'impatto socio-ambientale del comparto del fuori casa.

Dopo la fase nazionale, la Torres Brandy Zero Challenge ora si appresta al suo ultimo atto, la finale globale, che andrà in scena a Barcellona dal 16 al 19 aprile, con i campioni di ogni Paese che presenteranno i loro progetti sostenibili a una giuria di esperti internazionali che decreterà il vincitore assoluto. Giuria nella quale figurano, tra gli altri, la giornalista e drink consultant Mandy Naglich, Julianne Caillouette-Noble, amministratrice delegata della Sustainable Restaurant Association, e François Monti, presidente dell'Academy di The World's 50 Best Bars. I giudici valuteranno le candidature in base a quattro criteri chiave: l'idea, ovvero il problema che affronta, la rilevanza della soluzione proposta e la fattibilità; la misurabilità del suo impatto; il piano aziendale per metterlo in atto; lo sviluppo futuro, ovvero la scalabilità e riproducibilità dell'idea. Al vincitore andrà un assegno di 30.000 euro per trasformare in realtà il suo progetto.

I progetti finalisti

A rappresentare l'Italia ci sarà Luca De Marco con il progetto Fast Food Vegetale per il grande pubblico, costruito su quattro pilastri: menu standardizzati, produzione scalabile, comunicazione inclusiva e profitto sostenibile. Un’iniziativa che punta a rivoluzionare il fast casual dining e che offre già circa 30.000 pasti plant based all’anno, con un impatto significativo, grazie al risparmio di 90 tonnellate di emissioni di CO₂ e di 15 milioni di litri d'acqua annualmente.

Sulla stessa lunghezza d'onda, ma con un approccio centrato sul recupero degli scarti del bar, il tedesco Tim Freitag, service manager e bartender del Bonvivant Cocktail Bistro di Berlino, che trasforma bucce d'arancia, fondi di caffè, gambi di erbe aromatiche e ritagli di frutta in ingredienti per cocktail, dimostrando come la sostenibilità possa diventare anche una risorsa creativa e sensoriale.

Il canadese Jason Strohan, co-proprietario dello St Tropez Bistro e Parlor Bar di Saskatoon, porta in gara Forgotten Fruit, un progetto di comunità che mobilita una rete urbana di raccoglitori di prodotti agricoli, recuperando raccolti trascurati o dimenticati, riducendo gli sprechi e rafforzando il tessuto sociale locale.

La tecnologia digitale è al servizio dello spreco alimentare nell’iniziativa di Jaakko Suokas (Finlandia) del Pitkän Päivän Ilta di Tampere: un’app che permette a bar e ristoranti di condividere o ridistribuire ingredienti in eccedenza, mettendoli a disposizione dei locali vicini gratuitamente o a costo ridotto. Una soluzione che riduce sprechi, abbassa i costi operative e favorisce la collaborazione tra i le realtà del fuori casa.

Ha preso il via dal 2018 #FromTheBarToTheFarm, progetto del colombiano Jean Trihn, proprietario dell'Alquímico di Cartagena. Una fattoria nell'Eje Cafetero che lui e il suo team hanno trasformato in modello di agricoltura rigenerativa, dove ingredienti, comunità e biodiversità si alimentano in un ecosistema a ciclo chiuso che ridisegna il rapporto tra il bar e la terra che lo nutre.

Agave Loop è il nome dell’iniziativa firmata dalla spirit e wine consultant Elisa Villareal (Messico), dove la bagassa di agave, ovvero il residuo fibroso che rimane dopo l'estrazione del succo dalle piante, viene trasformato in bricchette, un combustibile solido sostenibile. Un progetto che riduce inquinamento, rafforza le economie locali e offre un modello replicabile in tutte le aree produttrici di agave del Messico.

Azzerare gli sprechi è il cuore anche del progetto del bartender Alexis Ortega (Usa), che con Second Press Citrus ha creato un sistema centralizzato di raccolta e di lavorazione degli agrumi usati dai bar partner, che vengono trasformati in cordial e sour mix. Pronti all’uso e con una lunga conservazione, i prodotti vengono rivenduti ai locali, garatendo un risparmio sui costi degli ingredienti ed efficienza operativa.

La sostenibilità diventa uno dei pilastri della formazione degli operatori del fuori casa nell’iniziativa di Alberto Díaz (Spagna) del cocktail bar El Patio de Butacas a Pola de Siero. Il progetto educazionale messo a punto unisce corsi online a esperienze immersive in presenza, con un laboratorio dedicato, il Rebar, dove i sottoprodotti del bar diventano nuovi ingredienti e i bartender di domani imparano a fare dell'innovazione responsabile un vantaggio competitivo.

Con Oasis Green & Wood, Nicolás Castro (Cile) mira a introdurre un tetto verde, un giardino integrato e orti verticali all'interno di Casa Brotherwood, il locale da lui cofondato a San Miguel. L'iniziativa si concentra in particolare sul riciclo e il riutilizzo delle acque grigie e piovane per produrre ingredienti freschi e materie prime sia per la cucina sia per il bar.

Guarda al benessere dei lavoratori, Side Hustle Water, il progetto di Paul Aguilar (Norvegia), head of R&D dell'Himkok di Oslo. Un'acqua arricchita di vitamine pensata per chi lavora oltre il tradizionale orario di lavoro. È confezionata in lattine di alluminio leggere che si integrano perfettamente nell'efficiente sistema di riciclo norvegese con cauzione, e i proventi delle vendite vengono destinati a un fondo a sostegno dei turnisti.

Giannis Wang (Cina), manager del rinomato Hope & Sesame di Shenzhen, ha lanciato Blueprint, una piattaforma che offre alle aziende del settore beverage cinese una roadmap concreta per definire e raggiungere obiettivi di sostenibilità misurabili.

La rassegna dei progetti finalisti della Torres Brandy Zero Challenge si chiude con The Rose di Lottie Barnard (Regno Unito), un orto comunitario dove coltivare gli ingredienti per il bar locale e funziona al tempo stesso come spazio sociale aperto, dove i residenti del quartiere imparano a coltivare in autonomia.

 

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