
Un cocktail a New York costa 16 dollari, una birra alla spina 9 e un calice di vino 14. Il Margarita è la ricetta più diffusa nelle drink list, seguito da Martini e Spritz. E se il prezzo dei cocktail cambia sensibilmente da un quartiere all'altro, gli analcolici restano una proposta ancora minoritaria, presente in meno di un menu su cinque. È la fotografia scattata dal 5PM Barometer Report – Fall 2026, pubblicato il 19 ottobre da 5PM NYC, piattaforma specializzata nella rilevazione dei prezzi e delle offerte dei locali newyorkesi. L'indagine prende in esame 109.975 prezzi pubblicati da 2.254 bar e ristoranti, distribuiti nei cinque borough della città, con rilevazioni aggiornate alla fine di settembre 2026.
Il rapporto offre uno spaccato dell'evoluzione dell'offerta nel mercato della miscelazione newyorkese, in un contesto americano caratterizzato dal rallentamento delle vendite di alcolici e dalla trasformazione delle abitudini di consumo.
Margarita, Martini e Spritz: i cocktail più presenti nei menu
Secondo il 5PM Barometer Report, il Margarita compare nel 48% delle carte dei cocktail analizzate, con un prezzo mediano di 15 dollari. Seguono il Martini, presente nel 41% delle drink list e proposto a 17 dollari, e lo Spritz, che raggiunge una penetrazione del 39%, con un prezzo mediano di 16 dollari. Più distanziati l'Espresso Martini, presente nel 30% dei menu, l'Old Fashioned (28%) e il Negroni (27%), tutti con un prezzo mediano di 17 dollari. Chiudono la graduatoria delle dieci ricette maggiormente presenti Sangria (24%), Mule (20%), Bloody Mary (20%) e la categoria che raggruppa Mimosa e Bellini (20%). Per lo Spritz è un risultato significativo, perché documenta quanto la categoria sia diventata parte integrante dell'offerta dei locali newyorkesi.
Un elemento interessante riguarda anche il valore attribuito alle varianti dei classici. Il Barometer rileva che un Margarita in versione Spicy viene proposto mediamente a 16 dollari, uno in versione “top shelf” a 18. Per l'Espresso Martini, le varianti Dirty e Vanilla raggiungono un prezzo mediano di 22 dollari, cinque in più rispetto alla ricetta standard. È necessario distinguere la diffusione delle ricette nei menu dal loro successo commerciale. La ricerca misura l'offerta e i prezzi pubblicati, non il numero di cocktail effettivamente venduti. Le percentuali rappresentano quindi la presenza nelle drink list del campione, non quote di mercato.
Il prezzo dipende dal quartiere. E l'happy hour vale uno sconto del 38%
La geografia della città incide sul prezzo più della semplice appartenenza a un borough. Secondo il rapporto 5PM NYC, a Manhattan un cocktail costa mediamente 17 dollari, contro i 15 di Brooklyn, i 14,45 del Bronx e i 14 di Queens e Staten Island. Le differenze diventano più marcate confrontando i singoli quartieri: a NoMad il prezzo mediano raggiunge 19,50 dollari, mentre a Bayside, nel Queens, si ferma a 12 dollari. Uno scarto di 7,50 dollari che riflette differenti posizionamenti commerciali, caratteristiche dei locali e contesti immobiliari. Il prezzo resta una leva importante anche nelle strategie promozionali. Il 26% dei 2.254 esercizi censiti propone un happy hour verificato dalla piattaforma. Nei locali che lo praticano, lo sconto mediano sui cocktail è del 38% e il prezzo mediano promozionale scende a 10 dollari. Per la birra alla spina il valore passa da 9 a 6 dollari, mentre per il vino al calice da 14 a 8.
Il rapporto segnala inoltre una forte concentrazione delle offerte nei giorni feriali. Il 98% degli happy hour (che qui è uno sconto sul prezzo delle consumazioni) pubblicati comprende il giovedì, contro appena il 39% che include il sabato o la domenica.
Un altro dato riguarda gli analcolici. Soltanto il 17% delle carte dei cocktail esaminate contiene almeno una proposta senza alcol. Nei 297 locali che offrono entrambe le tipologie, il cocktail analcolico viene proposto a un prezzo mediano di 10,49 dollari, contro i 16 della versione alcolica, con uno sconto mediano per locale del 33%. Un differenziale che suggerisce un posizionamento commerciale ancora distinto tra le due categorie, nonostante la crescente attenzione del mercato verso il consumo analcolico.
NielsenIQ: negli Stati Uniti il Margarita è anche il preferito dai consumatori
La diffusione del Margarita nelle drink list newyorkesi trova riscontro anche nelle preferenze dei consumatori a livello nazionale. Secondo l'analisi Getting the Recipe Right for the On-Premise Cocktail Opportunity, pubblicata il 9 aprile 2026 da NielsenIQ (NIQ), il Margarita è il cocktail di riferimento del mercato americano del fuori casa. Lo indica tra i preferiti il 44% dei consumatori più giovani, il 48% di quelli tra 35 e 54 anni e il 57% degli over 55. Il successo della ricetta si accompagna alla popolarità del Tequila, indicata dal 45% dei consumatori intervistati come distillato preferito per i cocktail. Il rum raccoglie invece circa il 25% delle preferenze, pur essendo protagonista di tre delle cinque ricette più apprezzate: Daiquiri, Piña Colada e Mojito.
NielsenIQ colloca il Mimosa al secondo posto tra i cocktail preferiti dagli americani, confermando il peso delle occasioni diurne e del brunch nelle abitudini di consumo. La ricerca evidenzia anche il ruolo della stagionalità. Negli Stati Uniti il 60% dei consumatori di cocktail nel fuori casa preferisce ricette fruttate e dolci durante l'estate, mentre nei mesi freddi cresce l'interesse per preparazioni a base caffè (47%), cocktail caldi (42%) e ricette cremose e alcolicamente strutturate (37%). Il valore percepito dipende anche dagli ingredienti. Secondo NielsenIQ, il 53% dei consumatori americani di cocktail è disposto a pagare un sovrapprezzo per una preparazione che riporti esplicitamente spirit di marca.
Spirit, un mercato da 36,4 miliardi di dollari. Corrono soltanto i ready-to-drink
L'evoluzione dell'offerta nei bar si inserisce in uno scenario di rallentamento dell'industria degli alcolici. Secondo il rapporto economico annuale del Distilled spirit Council of the United States (Discus), pubblicato il 5 febbraio 2026, il mercato americano degli spirit ha chiuso il 2025 con vendite dei fornitori pari a 36,4 miliardi di dollari, in calo del 2,2% rispetto all'anno precedente. I volumi sono invece aumentati dell'1,9%, raggiungendo 318,1 milioni di casse equivalenti da nove litri. La crescita dei volumi è sostenuta principalmente dai cocktail premiscelati, compresi i ready-to-drink a base spirit, che hanno raggiunto 3,8 miliardi di dollari di vendite, con un incremento del 16,4%.
Un andamento in controtendenza rispetto alle principali categorie di distillati. La vodka mantiene il primato per fatturato, con 7 miliardi di dollari, ma perde il 3%. Seguono Tequila e mezcal, a 6,4 miliardi (-4,1%), American whiskey a 5,1 miliardi (-0,9%) e cordiali e liquori a 2,7 miliardi (-3,2%). Discus evidenzia come, escludendo il comparto dei cocktail premiscelati, il mercato degli spirit avrebbe registrato una flessione del 4% a valore e del 2,7% a volume.
Il dato segnala un cambiamento nella composizione delle vendite: la crescita non è distribuita tra le categorie tradizionali, ma si concentra su un segmento caratterizzato dalla praticità di consumo e da un'offerta sempre più articolata.
Gallup: solo il 54% degli americani dichiara di bere alcolici
Il rallentamento del mercato si accompagna a una trasformazione più ampia delle abitudini dei consumatori. Secondo l'indagine Gallup pubblicata il 20 agosto 2026, soltanto il 54% degli adulti statunitensi dichiara di consumare bevande alcoliche. La percentuale, invariata rispetto al 2025, è la più bassa nella serie storica dell'istituto, avviata nel 1939. Nel 2023 la quota raggiungeva il 62%: in tre anni la diminuzione è stata quindi di otto punti percentuali. Il dato riguarda la propensione dichiarata al consumo e non i volumi di bevande acquistate.
Il cambiamento è accompagnato da una maggiore attenzione alla salute. Secondo Gallup, il 51% degli adulti americani considera dannoso consumare anche uno o due drink al giorno. La percentuale era del 27% nel 2001, quando l'istituto aveva iniziato a monitorare questo orientamento. Le alternative analcoliche stanno inoltre entrando nelle abitudini di una parte della popolazione: il 17% degli americani intervistati dichiara di aver sostituito almeno una volta, nell'ultimo anno, una bevanda alcolica (si legga “cocktail”) con una birra, un vino o uno spirit analcolico.
Tra classici e nuovi consumi, come cambia il mercato americano dei cocktail
L'incrocio delle quattro rilevazioni restituisce un mercato che segue traiettorie differenti. Da una parte, a New York Margarita, Martini e Spritz occupano posizioni consolidate nelle drink list, mentre prezzi e promozioni assumono un ruolo centrale nell'offerta dei locali. Dall'altra, a livello nazionale, gli spirit tradizionali perdono fatturato e i ready-to-drink continuano a crescere. Il dato Gallup introduce un elemento ulteriore: la diminuzione della quota di americani che dichiara di bere alcolici. Non significa necessariamente una contrazione uniforme di tutti i segmenti, ma impone agli operatori di considerare una domanda sempre più diversificata.
Per i produttori di spirit e per le imprese del fuori casa, la sfida consiste nel presidiare occasioni di consumo differenti, valorizzando le ricette riconoscibili, il ruolo dei marchi e l'equilibrio tra prezzo e qualità percepita. Le opportunità esistono, come dimostrano i ready-to-drink e la resilienza dei cocktail classici. Ma per interpretarle occorre distinguere tra presenza nelle drink list, preferenze dichiarate e vendite effettive. Tre indicatori che raccontano aspetti complementari, e non sovrapponibili, di un mercato da miliardi di dollari.



