Al bar come in Borsa i prezzi fluttuano

Tra i tanti tentativi fatti negli ultimi anni da diversi locali newyorchesi di corteggiare il mondo della finanza (il cui fascino, dopo la crisi, è peraltro in deciso ribasso), cercando di “parlare il loro linguaggio”, quello del nuovo The Exchange Bar & Grill è forse il più riuscito, sicuramente il più originale. Il nuovo lounge, al n. 256 della Third Avenue, a pochi passi dal Gramercy Park, zona ricca di pub, negozi ed hotel di gran lusso, è una vera e propria “borsa” dei drink. L’idea è originale, oltre che divertente: all’Exchange, infatti, il prezzo dei drink è determinato dalla richiesta dei clienti, con un meccanismo simile a quello che avviene per i titoli del mercato azionario, con tanto di quotazioni che scorrono, di continuo, illuminate in rosso, su un tabellone luminoso computerizzato, lungo più di 10 metri, che sovrasta l’intero bar.
Si può anche passare una nota al bartender, con una frase per agganciare una ragazza, per fare gli auguri di compleanno o per qualsiasi altro motivo: il tabellone, oltre alle quotazioni, trasmette infatti i messaggi lanciati dai clienti. A differenza di Wall Street – dove, specie di questi tempi, le quotazioni sono quanto mai “ballerine” – i prezzi delle consumazioni aumentano o diminuiscono con incrementi di soli 25 centesimi per volta. I limiti minimi e massimi sono fissati a più o meno 2 dollari dal prezzo di riferimento: per esempio una Guinness (da listino a 6 dollari) può raggiungere al massimo gli 8 dollari e non può scendere sotto i 4: tutto dipende dalla sua popolarità in quel momento. La richiesta, ovviamente, aumenta il prezzo; ma, nel contempo, fa anche diminuire il valore dei prodotti similari, permettendo così di risparmiare un po’ di dollari se si scelgono i drink “meno desiderati”. Ogni tanto i bartender introducono il cosiddetto “reverse market”: diverse persone si raggruppano scegliendo tutte lo stesso drink, per ottenere uno sconto collettivo. E se il barman suona la campana, annunciando improvvisamente “market crash!”, le birre scendono di colpo a 2 dollari, i liquori meno costosi a 3 e le grandi marche a 4. Il listino di borsa comprende tutti i drink e anche alcuni piattini serviti al bar, come le hot wings (le alette di pollo, 7 dollari per 6 pezzi) o i fried calamari (9 dollari).
La curiosa idea è venuta, tre anni fa, a una coppia di amici, ex economisti, entrambi 35enni: Levent Cakar e Damon Bae. «Vogliamo ricreare l’atmosfera dello stock market – spiega Cakar -, con la differenza che qui da noi non ci sono stress o perdite di soldi». Ed aggiunge: «Perché non dovremmo giocare con i prezzi, come succede nello stock market?». E rivela che quando menzionò questo suo progetto ai distributori di liquori, gli risero dietro: «Io risposi: un giorno verrete a cercarmi per mettere i vostri prodotti sul mio tabellone».

Una gestione ottimale del magazzino
Cakar, con alle spalle tanti anni di esperienza nella ristorazione, arrivò a New York dalla Turchia per studiare economia; a un certo momento pensò anche di lavorare a Wall Street. Spiega: «Exchange rappresenta la fusione perfetta delle mie due grandi passioni: l’economia e la ristorazione. Se ci pensate un po’, è un modo intelligente di condurre un locale – afferma Cakar -.
Quando un articolo non vende di norma cala di prezzo e in seguito viene eliminato; noi invece, attirando l’attenzione verso i prodotti meno costosi, evitiamo l’esaurimento dei più richiesti e riduciamo l’invenduto. È tutto basato su domanda e offerta: un modo efficiente di gestire il nostro inventario».

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