Cristina Caroli, un’unificazione complessa, mondo specialty sempre più protagonista

Il bilancio di un biennio difficile, che ha comunque visto il mondo specialty acquisire maggiore peso e credibilità a livello nazionale.

Il 22 maggio scorso è stato comunicato il nuovo Chapter di Sca Italy, che vede coordinatore nazionale Alberto Polojac e responsabili di eventi Fabio Sipione, marketing e comunicazione Daniela Mauro, coordinamento dei soci Stefania Zecchi e formazione Andrea Matarangolo. In occasione del Turin Coffee abbiamo chiesto alla coordinatrice uscente Cristina Caroli un bilancio del suo mandato. «Prima di tutto faccio i migliori auguri di buon lavoro al nuovo gruppo che parte con entusiasmo: spero possa fare tantissimo. Credo nell’alternanza, che arricchisce l’associazione e crea le migliori condizioni affinché chi magari in questi anni si è allontanato, ora possa avvicinarsi di nuovo e dare il proprio contributo”.

Bilancio positivo «Il mio mandato si è snodato su due anni un po’ difficili a causa dell’unificazione tra le Associazioni americana ed europea che ha portato a un’unica realtà Sca. Come ogni passaggio così radicale e importante, non è stato facile da gestire: c’erano diversi modi di operare in cui trovare i punti su cui sviluppare un nuovo corso comune, nuovi riferimenti da individuare e una complessa macchina da riavviare; i tempi di qualsiasi decisione a livello centrale sono diventati molto lunghi. In questo contesto ho cercato di esser un elemento uniformatore, il trait d’union tra un’entità in via di definizione (questa è stata la maggiore difficoltà), il barista con le sue richieste molto operative e le aziende con i loro programmi. Ci siamo sforzati di essere presenti a molti eventi; non siamo mancati a quelli legati agli specialty, come il Milano Coffee Festival e il Milan Coffee Festival, agli appuntamenti annuali con Sigep e molto altro. Ci siamo impegnati per uscire dal quel “guscio” autocelebrativo che qualcuno ci rimprovera e abbiamo cercato di sfruttare ogni occasione per fare divulgazione con i nostri esperti. La soddisfazione delle aziende è confermata anche da manifestazioni come il Turin Coffee che in questi giorni vede tre grandi nomi del panorama produttivo e commerciale quali Vergnano, Costadoro e Lavazza collaborare tra loro dando vita a una manifestazione bellissima che parla alle persone e a tutte le figure del mondo del caffè. Hanno dato un importante esempio: senza aziende come loro non possiamo pensare di raggiungere in modo tanto efficace e capillare il grande pubblico. Negli ultimi anni le realtà produttive hanno raggiunto dei livelli elevati di sponsorizzazione dei diversi eventi: questo sforzo economico è un importante segnale di fiducia nell’oggi e nel futuro».

Chi è il socio. Alcuni associati lamentano di non avere dall’iscrizione a Sca un ritorno, o il ritorno che si aspetterebbero; cosa rispondi a queste osservazioni? «Sca è un’associazione no profit di cui i soci, versando una quota diventano i sostenitori. Si aderisce perché si è interessati a un percorso educativo per il quale si ha diritto ad alcuni sconti. Abbiamo ottenuto ingressi gratuiti per tutti a Sigep e Host: tre giornate a Rimini e due a Rhofiera valgono più della quota associativa. È gratuito l’accesso anche al World of Coffee. Oltre a ciò, penso che la cosa più importante sia sentirsi dentro l’associazione, viverne i momenti aggregativi e di confronto. È poi importante che i soci diano il loro parere; se hanno qualcosa che non piace o suggerimenti, si facciano sentire: chi vive l’associazione dal di fuori, spesso ne ha una visione più chiara o, comunque, può contribuire a far fare dei passi avanti importanti per tutti». Cristina Caroli ora è tornata “la Cristina di Aroma” e vuole dare il suo contributo nella divulgazione della cultura del caffè di qualità. In chiusura le chiediamo cosa più apprezza e il maggior rimpianto del suo mandato.

Il mondo specialty avanza «In Italia abbiamo sempre più visibilità, Sca è considerata un punto di riferimento per il caffè di qualità; questo mi rende felice; è un risultato di cui sono molto contenta».

Lentezza “imposta” «Avrei voluto avere maggiore velocità di azione legate all’identità dell’Associazione in Italia, ma la legislazione del nostro Paese non lo ha permesso. E ho desiderato giornate di 60 ore per potere fare di più, ma ho avuto i limiti che tutti i volontari (tali sono i membri del chapter, ndr) hanno: devono svolgere il proprio lavoro e dedicare il tempo libero all’associazione. A fronte di ciò sento di avere “costruito” abbastanza».

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