La new economy del gelato

Addio a coni e coppette, a Minneapolis il gelato diventa snack, panino, drink, burger e perfino piatto da condividere. Succede alla Milkjam Creamery, dove più nulla è scontato

Milkjam Creamery è un concept che interpreta il gelato come uno snack, uno sfizio, un dessert anche da condividere tra amici. Il cono scompare, o quanto meno si nasconde. Non siamo nel mondo gourmet ma in una nuova funzione d’uso del gelato. In fondo il gelato è “solo” una diversa consistenza di una materia prima (cioccolato, frutta o verdura, ecc) o di una ricetta (la crema, la stracciatelle, ecc), e l’interpretazione in cono o coppetta è una tradizione tipica dell’Italia ma che oggi può essere ripensata da zero. Da Milkjam Creamery siamo ben oltre la coppa gelato anni ‘70. È un concept trasversale per età e frequentazione che offre prodotti per le singole esigenze, ma invita a una frequentazione di gruppo perché offre, cosa unica nel mondo del gelato, piatti da condividere. Di più: introduce nuove forme di consumo: dagli ice cream drink (per soli adulti), il gelato bevanda-cocktail,  fatto con gelato, alcolici (champagne, rum, bourbon) e soft drink (ginger beer, mexican coke ecc), al piatto da convidere in stile tapas, una selezione dei 12 migliori gusti di gelato, al sandwich di gelato fatto con le ciambelle o con i biscotti tipo american cookies, fino alle fette di torta con il gelato all’interno.

Anime del pogetto sono due imprenditori di origine palestinese, ormai americani, Sameh e Saed Wadi, entrambi appassionati di cucina, che hanno creato un piccolo impero del food a Minneapolis. Tanto che l’idea del gelato come pasto è stata replicata anche in un luogo storico della città, il chiosco di Dave’s Popcorn, un drive-in stile American graffiti, dove oltre ai gelati si mangiano hot dog ripensati come snack golosi con ricette provenienti da tutto il mondo.

A tutto showcooking

Il locale è un incrocio tra la memoria della gelateria all’americana (grafica e materiali) e il layout di una gelateria all’italiana (grande banco di esposizione). L’insegna al neon è la sagoma di un grande cono, facilmente comunicabile rispetto alla complessità del concetto. I gusti in assortimento al momento sono presentati attraverso un monitor. Il focus visivo è sulle preparazioni che diventano rito, come è ormai abitudine nel mondo del food contemporaneo. Accanto alla vetrina dei gelati c’è quella dei biscotti, torte e ciambelle.  I tavoli in vetrina e nel locale consentono di consumare sul posto. Il locale rientra come costo al metro quadro nella media del settore, mentre le operation sono più lente e complesse proprio per la tipologia di preparazione, ma i prezzi del prodotto sono adeguati a garantirsi i corretti margini di guadagno.

Inediti connubi

I gusti sono tutti innovativi e legati alla nuova tipologia di servizio e consumazione del gelato. Così “Uma Thurman” è fatto con yogurt greco e con uno swirl di frutto della passione e litchi, “Milkjam” con crema di latte di mucca, di capra e concentrato caramellizzati, “Chasing Marrakech” con cioccolato, arancia e spezie marocchine, “Violent Skye” con arachidi, burro di arachidi, chili e cocco tostato. Il gelato è venduto a singola pallina da $ 3,75, due palline $ 7,25.

Tra gli ice cream drink, solo per chi ha compiuto 21 anni, il più venduto è quello allo Champagne e birra lambic al lampone a $ 9. La degustazione in stile tapas di tutti i gusti di gelato su un letto di granella di coni sbriciolati, costa $ 58. I sandwich sono fatti con i donut di Glam Doll, produttore artigianale di Minneapolis mentre le torte cambiano settimanalmente e costano $ 5-6.  Da portare a casa o da ordinare on line esistono le pinte a 10 dollari l’una. Per tutte le creazioni è possibile, se non già incluse nella ricetta, la possibilità di aggiungere extra topping divisi in “salse” e “cose” a un dollaro l’una, come salsa al caramello salato, olio extra vergine di oliva o ciliegie al Maraschino Luxardo o le fruit streusel, crumble alla frutta di solito usato come guarnizione per le torte casalinghe.

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