Nuovi spazi ben miscelati

Forse il nome di Philip Jodidio a molti di voi dice poco. Ma tra pochi attimi potreste scoprire di invidiarlo. Il suo lavoro, infatti, è andare a scovare le migliori architetture del nostro tempo, per poi raccontarle in splendidi libri illustrati. L’ultima sua “fatica” è il frutto di un viaggio nel nostro mondo: il risultato si chiama “Restaurants&Bars”, un grosso tomo della serie “poca spesa, tanta resa”: con meno di 30 euro vi portate a casa oltre 400 pagine tutte da studiare, piene di splendide foto, che vi regalano un giro del mondo in oltre 50 tra i più bei locali sorti nell’ultimo decennio, dal Lago Maggiore alla baia di Sydney. Una miniera di idee da cui prendere spunto.
Leggendo bene tra le righe del libro, emerge un elemento che è meglio non dimenticare: un locale straordinario dal punto di vista dell’architettura e del design non è affatto sinonimo di successo assicurato. E infatti alcuni dei “luoghi magici” mostrati da Jodidio sono durati solo pochi anni. Perché un bel corpo senz’anima, anche nel caso dei locali, fa poca strada.

Mixare con sapienza

Curiosamente, i locali del terzo millennio assomigliano sempre di più, nelle loro caratteristiche intrinseche, a un ottimo cocktail: sono cioè il risultato di una sapiente mescolanza di ingredienti diversi. E, come se non bastasse, spesso chi osa abbinamenti insoliti (che non vuol dire fatti a caso) ottiene risultati che spiccano.
Gli accostamenti innovativi si sprecano: moda e architettura, antiquariato e arte moderna, cibo e arte contemporanea, luoghi dismessi e design d’effetto, ma anche pitture cinesi e oggetti d’antiquariato francesi.
Si dissolvono i confini culturali per creare nuovi mondi, dove il cliente ama perdersi e vivere un’esperienza coinvolgente, o addirittura memorabile (nel senso che se la ricorda per sempre). Un’esperienza alla cui creazione contribuiscono architettura, arte e design ma anche le luci, i colori, i materiali, la musica.
Per non parlare dell’ambiente circostante: le vedute spettacolari – afferma Jodidio – sono un punto di forza e una garanzia di successo. Interessante, ma poco utile per chi deve gestire un locale con vista su capannoni industriali o strade trafficate.

L’uso dell’umorismo

Più interessanti – e replicabili – sono invece gli esempi che fa Jodidio su come l’uso sapiente dell’umorismo e dell’effetto sorpresa possa regalare a un locale una marcia in più. È il caso per esempio dell’S Bar di Los Angeles, firmato da un big come Philippe Starck, che nel cuore di Hollywood ha creato un ambiente a metà strada tra la reggia di Versailles e il mercatino delle pulci, con grandi (finti) ritratti d’epoca alle pareti e sedie tutte spaiate. Tocco finale: i lampadari sono in realtà abat-jour appese a testa in giù. Più lieve invece il tocco umoristico di Masamichi Katayama di Wonderwall per il Tokyo Curry Lab, alle cui pareti compare una decorazione stile “cameretta dei bambini” fatta di maiali e polli stilizzati. E le spezie sono messe in bella mostra dentro enormi provette appese.

Scenari che cambiano

Un elemento forte che accomuna molti di questi locali star è la capacità di mutare pelle. Chiamatela come volete: polivalenza, convertibilità, eclettismo. Il succo è uno solo: permettere allo spazio di conciliare destinazioni opposte o di assecondare il passaggio da attività diurne ad attività serali. Nei Peacock Club di Stoccolma e Goteborg, per esempio, con minimi spostamenti negli arredi lo spazio per la cena si trasforma in pista da ballo. Per non parlare del Neogama Plug Bar di San Paolo, in Brasile, che ha creato una reception di un’agenzia di p.r. insolita, con alle spalle un’enorme scenografica bottigliera. Sembra una semplice trovata pubblicitaria, ma in realtà quando chiudono gli uffici la reception si trasforma in un banco bar.
Un ennesimo esempio di come l’effetto sorpresa e un pizzico di humour siano delle armi potentissime per conquistare la mente (e i cuori) della clientela.

CONDIVIDI

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome