Il Danieli rinasce: agitato, mescolato e di nuovo sulla riva

Il nuovo design del celebre hotel veneziano valorizza storia, luce e i colori della laguna e riporta ai fasti il celebre Bar Dandolo

Il più antico grand hotel di Venezia ha un nuovo nome sull'ingresso. Il 30 luglio 2026 il Danieli, sulla Riva degli Schiavoni, ha riaperto come Danieli, Venezia, A Four Seasons Hotel, diventando in breve tempo una delle aperture più chiacchierate dell'anno in Italia. E porta con sé un pedigree cinematografico che pochi hotel al mondo possono vantare, sebbene, già molto prima che arrivassero le macchine da presa, il Danieli possedeva già la storia, il fascino e il mistero affacciato sui canali. Four Seasons ha saggiamente preservato questa identità iconica, invece di reinventarla, rinnovando lo storico palazzo e mantenendo le sue carte classiche, e affidandosi a un bartender che prepara un Vesper servito alla temperatura perfetta, lo stesso che James Bond ordinerebbe.
Licenza di check-in: anche se sono molti gli hotel che possono vantare un incontro con 007, il Danieli ne può vantare persino due. Nel finale di Dalla Russia con amore (1963), il Bond di Sean Connery e Tatiana Romanova, interpretata da Daniela Bianchi, prendono una camera al Danieli per un meritato riposo dopo la missione. In Moonraker (1979), la dottoressa Holly Goodhead soggiorna nella Suite del Doge prima del suo intervento alla Commissione spaziale europea, e il Bond di Roger Moore si presenta con la battuta «Bollinger? Se è del '69, mi stavi aspettando». Per una volta, uno Champagne millesimato ha fatto anche da espediente narrativo.
Bond è solo una voce di un registro degli ospiti lunghissimo. Qui hanno soggiornato Charles Dickens, Richard Wagner e Salvador Dalí, seguiti negli anni da Harrison Ford, Martin Scorsese e, in carne e ossa, sia Sean Connery sia Roger Moore. Alle spalle di tutto c'è Palazzo Dandolo, costruito nel 1471 per una famiglia che diede alla Repubblica diversi dogi. Nel 1822 un albergatore friulano, Giuseppe Dal Niel, per tutti "Danieli", prese in affitto un piano del palazzo per ospitare i viaggiatori; due anni dopo acquistò l'intero edificio e lo trasformò in albergo. Il soprannome gli è sopravvissuto.

Il restauro è stato affidato a Pierre-Yves Rochon, che finora ha ripensato due dei tre edifici dell'hotel
: Palazzo Dandolo, tra i più begli esempi di gotico veneziano in città, e Palazzo Casa Nuova, che un tempo ospitava il Tesoro della Repubblica di Venezia. Il terzo, Palazzo Danieli Excelsior, è ancora in fase di restauro e dovrebbe riaprire nel 2027. Rochon ha costruito il progetto attorno a tre idee: storia, luce e materiali. La palette si ispira alla laguna, alle facciate in marmo della città e ai suoi antichi intonaci. Gli specchi veneziani moltiplicano la luce e l'artigianato locale è ovunque, dal vetro di Murano ai pavimenti in terrazzo alla veneziana. Nella lobby gli artigiani hanno restaurato completamente il soffitto dorato dipinto a mano, con il suo motivo a quadrilobi su fondo azzurro, insieme alle colonne, agli elementi in pietra e alla celebre scalinata d'onore.

Per quanto tutto questo sia splendido, però, la storia più interessante si sta scrivendo al Bar Dandolo: un esempio imbattibile di bar da grand hotel. Il Bar Dandolo si apre sulla lobby, all'interno del palazzo della famiglia Dandolo. Di giorno serve caffè e afternoon tea, poi al calare della luce passa ai cocktail. Qui il pianoforte è il fulcro architettonico dello spazio, non un semplice sottofondo. È il bar da grand hotel per eccellenza: poltrone imbottite, Martini serviti perfettamente freddi e un'atmosfera senza fretta, mentre poco lontano la lobby mormora sommessamente.

La carta d'esordio punta sui classici, come si addice a un bar con tanta storia, ma il drink da ordinare è From Venice with Love, un twist sul Vesper che rende omaggio alla prima avventura di Bond all'hotel. La ricetta: 3,5 cl di No. 3 Gin, 1,5 cl ciascuno di Altamura Vodka, Mancino Bianco Ambrato e Nardini Acqua di Cedro, 1 cl di Tio Pepe fino e un dash di Aphrodite bitters di Dr. Adam Elmegirab. Il Nardini aggiunge un tocco di Veneto, lo sherry una nota secca e sapida. Il drink è prediluito e conservato in freezer a −18 °C, così arriva nel bicchiere denso e ghiacciato non appena ci si siede.

In cima, la Terrazza Danieli guarda oltre l'acqua verso San Giorgio Maggiore, una delle grandi vedute da cartolina di Venezia. Un luogo così chiede uno Spritz fatto a regola d'arte, un Negroni, un Bellini in onore della città e magari un calice di Bollinger per chi si sente in vena di cinema.
Stefano Ruocco, director of bars del Danieli, è colui che decide cosa finisce nel bicchiere. Nato in Costiera Amalfitana, arriva a Venezia dopo un percorso nei migliori bar d'albergo di Dubai e al Rosewood Guangzhou. Al Bar Dandolo attinge al passato dell'hotel e ai suoi ospiti celebri, abbinando quelle storie a distillati selezionati con cura e a ingredienti locali. Visti i nomi presenti nel libro degli ospiti del Danieli, difficilmente rimarrà a corto di idee. Ruocco ci ha raccontato la sua visione per il rinnovato Bar Dandolo: «Vogliamo che questo spazio sia un elegante salotto italiano, versatile, capace di accogliere gli ospiti di giorno per un afternoon tea o uno Champagne, il pubblico dell'aperitivo per un Negroni o un Martini e anche chi arriva per il rito del nightcap con un Old Fashioned, il tutto accompagnato dalla musica dal vivo del nostro pianoforte». Ruocco sa anche quanto il Danieli significhi per i veneziani, e ci tiene ad accoglierli, cocktail o meno. «Vogliamo che anche i veneziani vivano la grandiosità e la bellezza del Bar Dandolo e del Danieli, e sarei felice se passassero a trovarci, anche solo per un caffè».
Il suo spirito autunnale emerge nel Casanova, un drink che Ruocco e il suo team hanno creato per la recente Venice Cocktail Week: 6 cl di Michter's US*1 Single Barrel Straight Rye infuso alle noci, 1 cl di Amaro Nazionale, 1 cl di sciroppo d'acero, bitter al cioccolato e bitter al cardamomo, mescolati e filtrati in un tumbler basso. Intitolato al seduttore più famigerato della città, è scuro, dalle note di frutta secca e avvolgente: il drink perfetto per una serata d'autunno al Bar Dandolo.

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