Formazione per promuovere la grappa

Distillati –

Maggior impegno da parte dei distillatori nel comunicare le loro specialità e tanta formazione per gli esercenti. Così si possono generare più consumi e conquistare nuovi target di clientela

La fascia dei bevitori di grappa rappresenta in maniera ormai abbastanza fedele l'intera popolazione italiana adulta, e dimostra in media un'elevata frequenza di consumo. A testimoniarlo è una ricerca presentata lo scorso novembre dalla società Talos - Am nel corso di un convegno organizzato a Levico (Tr) dall'Istituto Tutela Grappa del Trentino. L'incontro ha offerto l'occasione per fare il punto della situazione sulle vendite di questo distillato al bar, un canale che ha sempre rispecchiato le mutevoli abitudini di consumo degli italiani. «La grappa va sorseggiata lentamente, assaporandone aromi e profumi - spiega Beppe Bertagnolli, presidente dell'Istituto - ma questo particolare approccio mal si adegua alle caratteristiche di molti bar di oggi, che da spazi di ritrovo si sono ormai trasformati in luoghi di transito. Senza poi dimenticare che il consumo di alcolici fuori casa è ormai oggetto di una sempre più accesa campagna discriminatoria. Il risultato è che nei bar la grappa viene talvolta servita da bottiglie senza etichetta, soprattutto per correggere il caffè». Se questa tendenza dovesse consolidarsi, tuttavia, i bar rischierebbero di perdere un'occasione preziosa. La grappa, infatti, è un distillato che nel canale fuori casa si trova in piena sintonia con quelli che nei prossimi anni saranno i più importanti trend di consumo. «Gli effetti della crisi economica porteranno gli italiani a voler riscoprire le loro radici - afferma a questo proposito Maurizio di Robilant, presidente dell'omonima società leader nella consulenza di marca e nel design strategico- e a cercare conforto nelle piccole gratificazioni, e nella semplicità del quotidiano». Insomma, i motivi che potrebbero portare a una futura rivalorizzazione della grappa nel canale del bar sono assolutamente concreti, e varrebbe la pena che si cominciasse a guardare a questo distillato con occhi nuovi. «Sotto il profilo sensoriale alla grappa non manca proprio nulla per ottenere un maggior successo al bar- spiega Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori - ma in questo canale, purtroppo, si avverte sempre più spesso la mancanza di un elemento fondamentale: la ritualità. In fondo un grappino è un piacere, e i gestori dei bar potrebbero farsi venire nuove idee per aumentare la frequenza di consumo nei loro locali. Senza naturalmente scimmiottare le altre acqueviti». Non è un'impresa facile, tuttavia, perché i consumatori di grappa in purezza tendono ad essere particolarmente attenti alle caratteristiche organolettiche del prodotto, e allo stesso tempo si dimostrano poco influenzabili dalle mode. L'aspetto sul quale i distillatori dovrebbero investire maggiormente, di conseguenza, è soprattutto la comunicazione nei confronti degli esercenti.
«Il termine che in assoluto viene utilizzato più di frequente per descrivere le singole grappe - afferma Manuela Violoni, responsabile r&s del Centro Studi Assaggiatori - è la morbidezza. Ma come è possibile costituire un carattere di unicità e di inconfondibilità ricorrendo solo a questa caratteristica?». Riuscendo a comunicare in maniera più precisa l'identità di ogni grappa, i distillatori finirebbero anche per aiutare i gestori a presentare in maniera adeguata la gamma di grappe. Soprattutto a quel segmento di consumatori, sempre più numeroso, che si dimostra interessato e curioso rispetto all'universo delle grappe. «Per reagire al momento non facile - conclude Bertagnolli - noi distillatori dovremmo cominciare ad agire più compatti, cercando di fare comunicazione e formazione ai baristi che rappresentano una figura professionale molto più attenta e ricettiva di quanto non fosse in passato».

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