Febbre da gioco, un fenomeno ormai di massa

Società –

Cresce il numero di giocatori, complici la liberalizzazione delle scommesse sportive e i casinò virtuali. Ed è già allarme sociale. C’è chi mette sotto accusa bar e ricevitorie e chi ne sostiene il ruolo di controllo. La nostra analisi dei possibili scenari

Tutto è nato da uno studio dell’Anit, l’Associazione nazionale per l’incremento turistico, intitolato “Il gioco pubblico in Italia - Dati, analisi, proposte”. Il documento, che ha sollevato un vero e proprio polverone con tanto di interpellanze parlamentari e disegni di legge, traccia un profilo del mondo del gioco in Italia alquanto preoccupante. Un documento di 59 pagine, che mostra come ancora una larga fetta delle scommesse e del gioco d’azzardo in Italia sia in mano alla criminalità organizzata e come stia crescendo il numero di adulti, soprattutto donne, affetti da sindrome da gioco compulsivo. In pratica persone che non riescono a rinunciare al gioco e rovinano se stessi e le loro famiglie.

L’effetto negativo della deregulation

La causa di questo fenomeno che ha i contenuti di una vera e propria emergenza sociale, secondo l’Anit, starebbe nella schizofrenia legislativa dello Stato italiano che in molti ambiti è rigidamente monopolista e restrittivo, ma che per quanto riguarda il settore del gioco d’azzardo ha dato il via a una liberalizzazione assolutamente pericolosa. L’unica soluzione, sempre secondo l’Anit, sarebbe quella di confinare le macchine da gioco con vincite in denaro nei casinò, strutture oggi in crisi ma che andrebbero riformulate, valorizzate ed estese su tutto il territorio nazionale (sono attualmente solo quattro i casinò italiani, Saint Vincent, Campione d’Italia, Sanremo e Venezia, e tutti concentrati nel nord del Paese). Strutture che, secondo alcuni analisti e opinion leader, dovrebbero diventare gli unici luoghi deputati dove un italiano può giocare d’azzardo.
La “denuncia” dell’Anit ha suscitato un tale putiferio che in Senato, attualmente, sono depositati ben otto disegni di legge sulla creazione di nuovi casinò, ma tutti quanti orientati a rendere più restrittiva l’attuale normativa sul gioco. Inutile dire che gli esercenti non sono d’accordo. La Fipe, con un suo comunicato, ha sottolineato che “togliere le slot machine per confinarle in sale esclusive è proprio il sistema migliore per stimolare il gioco compulsivo. Fino a prova contraria gli impianti installati nei pubblici esercizi sono tutti collegati direttamente in rete con l’Agenzia delle entrate, sono tutti controllati dai Monopoli di Stato e sono studiati proprio per disincentivare il gioco d’azzardo. I bar hanno vetrine e tutti, anche i clienti non giocatori possono ben controllare quanto avviene all’interno dei locali. E i nostri baristi sanno ben riconoscere i maggiorenni dai minorenni”.

Il boom delle cosiddette lotterie istantanee

Polemiche a parte che il gioco “tiri” sempre di più non è certo un mistero. I dati del primo semestre 2008 forniti da Agipronews parlano di ben 23.062 milioni di euro raccolti tra macchine da gioco, scommesse, gratta e vinci e lotterie. Un affare anche per lo Stato, che si è ritrovato in cassa a fine giugno la bellezza di 3,9 miliardi, frutto dei prelievi erariali sui vari tipi di gioco. A fine 2008 si potrebbero superare i 46 miliardi, circa 4 in più del 2007. Il successo più significativo va ascritto al settore delle scommesse, con una crescita di oltre il 30%, seguito dalle lotterie istantanee, come il Gratta & Vinci, che ha fatto registrare un incremento del 25%. Bene anche gli apparecchi da intrattenimento (+ 11,54%), mentre il Lotto si mantiene stabile e il Bingo fa registrare un incoraggiante +4%.

Giovani attratti dai giochi via Internet

Per studiare meglio il fenomeno, Nomisma ha creato un Osservatorio Gioco&Giovani, integralmente dedicato alla tematica. Già ad aprile l'istituto aveva pubblicato i primi risultati di uno studio dedicato all’identikit dei giovani scommettitori, tra i 18 e i 26 anni. A luglio è stata poi pubblicata una seconda “tranche” dell'indagine, che identifica ancora meglio il profilo delle nuove generazioni di giocatori. Da questa seconda indagine si evince che, alla faccia di proibizionisti o liberizzatori, è soprattutto Internet a far presa sulle giovani leve. In futuro, vista la dimensione e gravità del fenomeno, il vero sforzo sarà quello di attuare qualche forma di controllo sociale su questi giovani. Una soluzione, subito praticabile, potrebbe essere quella di rendere più confortevoli i luoghi pubblici dedicati alle giocate e alle scommesse. Quello che i giovani giocatori amano meno di Internet è, oltre al rischio percepito nell’utilizzo della carta di credito per le transazioni on line, la mancanza di socializzazione. Il bar, come il luogo di aggregazione sociale per definizione, potrebbe rivelarsi in certi casi un’ancora di salvezza.

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