Tempo di riscossa per i rossi di Puglia

Nero di Troia in purezza, sempre più sbicchierato, stellato, grappolato, coronato. C’è chi ancora lo chiama alla vecchia maniera “uva di Troia”, fatto è che colonizza il Tavoliere e il nord barese ed è il terzo vitigno a bacca rossa per estensione (1.800 ettari) dopo i salentini primitivo e negroamaro. A rafforzare l’appeal di quest’uva anche la recente scoperta del suo patrimonio fenolico assimilabile a quello dei grandi vini da invecchiamento. Per questo sconcerta sapere che, nonostante i suoi tannini vigorosi e una promettente concentrazione, per tutto il secolo scorso sia stato un vitigno concepito solo per la vinificazione da taglio. Da poco meno di un decennio, invece, il nero di Troia in purezza sta segnando l’allungo.

Proposte sempre più di qualità
Il primo a imbottigliarlo sic et simpliciter, con elevazione in barrique per temperarne i tannini, è stata Torrevento con il Vigna Pedale, nel 1998 (enologo Lino Carparelli). Un vino che quest’anno vanta i 3 bicchieri Gambero Rosso e che nasce da un cru di 5 ettari. Da altre vigne di proprietà, questo vino oltre al vetro viene condizionato in fusti alla spina. Un’idea che nasce da un progetto condiviso con la Cippone & Dibitetto beverage di Modugno (Bari). Nero di troia 100%, fermo, rosso, maturato solo in acciaio, più fruttato, per nulla speziato, giudicato più beverino delle altre versioni che fanno legno. Servito fresco è destinato a un pubblico giovane e a ristoranti o osterie che non vogliono stoccare troppe referenze in bottiglia. «Volevamo sfatare l’idea che un vino alla spina non fosse di qualità – spiega Pasquale Cippone -. Questo di Torrevento è un Igt con le stesse caratteristiche di quello in bottiglia». Sulla stessa scia numerose cantine. Nel 2000, ad esempio, dopo alcuni millesimi di sperimentazione, le cantine Rivera hanno imbottigliato il loro Nero di Troia in purezza chiamandolo “Puer Apuliae” (fanciullo di Puglia) uno dei tanti soprannome di Federico II. La barrique rende più austero e moderno il gusto. Di più. «La macerazione a temperature fra i 23 e i 25 gradi – spiega Leonardo Palumbo, enologo – esalta invece i profumi primari dell’uva, il frutto in particolare e rivela la fragranza floreale della viola rendendo il vino più morbido».

Le offerte della cantina Albea
Prugna in confettura, mora e ciliegia matura, tabacco, cuoio, liquirizia, caratterizzano invece il Lui, nero di Troia in purezza, della cantina Albea di Alberobello. Un vino in cui il frutto è esaltato in tutta la sua pienezza da un mix di uve provenienenti da Andria e dal primo sconfinamento a Sud del nero di Troia, nel tarantino, a Grottaglie. Da questo e dalla mano di Riccardo Cotarella (coadiuvato in cantina da Claudio Sisto) nasce questo vino che già alla seconda vendemmia ha ottenuto i 3 bicchieri e le super 3 stelle Veronelli. Sempre Albea affianca ai toni opulenti del Lui quelli più delicati del rosato R’Osé. Disincantato e provocante già nel nome, nato per i giovani, brioso, accattivante anche nel packaging che ricorre a una champagnotta informale.

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