Un bar-opera d’arte “a costo zero” per il titolare

Grazie al coinvolgimento nel progetto di un team di aziende, l’architetto Simone micheli ha ristrutturato interamente un bar di quartiere trasformandolo in una sorta di showroom “vivente”

Sembra una favola. C’era una volta un bar di quartiere, ottimo nella sostanza (la qualità di cibi e bevande e del servizio) ma vecchiotto nella forma, che aveva tra i sui clienti un noto architetto con lo studio nei dintorni. Siccome l’obiettivo di ogni professionista è far toccare con mano a quante più persone possibili la qualità e il valore del proprio lavoro, all’architetto viene un’idea: realizzare un luogo vero, ben diverso dal classico showroom, che rappresentasse al meglio le proprie capacità progettuali. Potrebbe essere un bar, pensa: è vicino allo studio, è sempre aperto, e si possono portare i propri clienti a mangiare e bere (bene) qualcosa mentre osservano il progetto realizzato. Manca un “piccolo” dettaglio: trovare il bar e convincere il gestore della bontà della sua idea. Il bar ce l’ha sotto il naso: ci va a prendere il caffè (quasi) tutti i giorni. Resta però la questione di come “convincere” il gestore: occorre una soluzione che porti beneficio a entrambi. Così l’architetto tira fuori dal cappello un altro “coniglio magico”: offrire al gestore di rifargli il locale a costo zero. In che modo? Regalandogli il progetto e coinvolgendo le aziende fornitrici a partecipare come partner. Con un nuovo scambio: la fornitura gratuita degli arredi in cambio di una visibilità assicurata. Assicurata dal fatto che il bar si trova in zona Ventura, uno dei fulcri del FuoriSalone, manifestazione che porta per le strade di Milano centinaia di migliaia di persone, e assicurata dal fatto che il bar diventa una case history da raccontare e da mostrare su riviste e siti di architettura e di design italiani e internazionali (per quanto riguarda le riviste professionali, Bargiornale si è assicurato l’esclusiva).
Sembra una favola, appunto, ma invece è una storia vera. è la storia della collaborazione tra l’architetto Simone Micheli e i coniugi Angelo Dellisanti e Bianca Fisso, proprietari di quello che era il Caffè del Borgo. Il loro locale è stato tra i protagonisti delle ultime due edizioni del Salone del Mobile di Milano: lo scorso anno Micheli ha presentato il progetto, quest’anno insieme hanno potuto mostrare la realizzazione.
Come nelle favole, l’anatroccolo è diventato cigno: il Caffè del Borgo ha cambiato pelle ed è diventato The Bar.
«Abbiamo lavorato in modo da mantenere il più possibile inalterata la struttura esistente - bancone, muri, spazi - e gli impianti, ma facendo cambiare pelle: questo ci ha permesso di contenere al massimo i costi dell’intervento e di completare i lavori in sole quattro settimane, praticamente il tempo di chiusura estiva». La collaborazione con il fotografo Maurizio Marcato ha prodotto dei tavolini-opera unica, su ognuno dei quali emerge il ritratto di un cliente tipo del bar, con tanto di nome e cognome e professione.

Unico o replicabile?
Raccontata la storia, resta una domanda. Come ogni favola, è una storia irripetibile? «Il bar resta un unicum, ma l’idea progettuale è assolutamente replicabile - risponde Micheli -. Con gli ingredienti giusti: una città attrattiva, la giusta location e dei gestori bravi e lungimiranti, l’operazione si può benissimo rifare». Tanto è vero che Micheli sta già progettando un intervento simile nel cuore di Tirana, capitale dell’Albania.

CONDIVIDI

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here