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Ora l’espresso è servito al museo

Rivisitazioni –

Una storica bottega artigiana fiorentina rivive e si trasforma in bar-caffetteria con annesso museo, libreria ed emporio. Un locale multiforme che “vive” di cultura

Se ne sta parlando bene e tanto in città soprattutto grazie al look personale e vincente con il quale si è presentato sul mercato fiorentino in veste non solo di bar e caffetteria, ma anche di contenitore di arte e cultura. Si chiama Volume ed il nome racchiude in sé un po' della sua anima. Il “volume” rappresentato dalle opere d'arte che dimorano al suo interno, “volume” come quello della musica, proposta in ogni sua forma ed espressione, ed ancora “volume” come sinonimo di libro, in un luogo dove la lettura è tra le attività elettive di una città che “vive” di cultura. Il locale si trova in uno dei quartieri più popolari di Firenze, in piazza Santo Spirito, e nasce dalle ceneri della bottega del mitico “Bini”, artista del legno, creatore di forme per cappelli e di tanti oggetti d'arte esposti anche al Moma di New York. Oggi, grazie all'idea dei gestori dell'attiguo ristorante Borgo Antico, la storica bottega è tornata a vivere, trasformata in locale multiforme. Apre le porte alle 9.30 augurando il buongiorno con colazioni dal passo slow e dal gusto casalingo. Il caffè dal prezzo ammiccante e popolare - solo 80 centesimi, una piacevole rarità a Firenze - è possibile sorseggiarlo al bancone oppure al tavolo senza sovrapprezzo ed è proposto a tutte le ore e, alla sera, anche come ingrediente di sfiziosi mix. La miscela utilizzata, a marchio Corsini, è tra le più note in Toscana e rispecchia il desiderio di Volume di voler promuovere ed identificarsi con il suo territorio. Caffè, cappuccino, cioccolata calda, tè e affini sono accompagnati da dolci e biscotti sfornati nella piccola cucina interna del locale: si può scegliere tra cinque tipi di torte, anch'esse dal prezzo invitante (3,50 euro il pezzo), e tra otto-nove varietà di biscotti. In alternativa brioche e cornetti, oppure crêpe al burro e zucchero, al cioccolato, al Grand Marnier che accompagnate da caffè e cappuccino risultano molto gettonate. Volume ha fatto di questa “frittella” il suo cavallo di battaglia tanto che un quarto del bancone del bar è dedicato proprio alle crêpe, proposte anche nella versione salata. Un altro quarto del bancone è destinato invece alle carapine che contengono gusti stagionali come creme in inverno e frutta in estate provenienti da una storica gelateria fiorentina.

Libri, musica ed eventi
All'interno il legno la fa da padrone, non solo le forme per cappelli della vecchia bottega dei Bini, ma anche i menu, ad esempio, trovano spazio su tavolette di legno. Tra un'opera e l'altra ci sono poi tanti libri pubblicati tra gli anni '60 e oggi, sia nuovi che usati, acquistabili o semplicemente consultabili. Volume vive anche di appuntamenti: si va da presentazioni di mostre, musica da vivo, conferenze stampa, presentazioni di libri, oltre che spettacoli di cabaret. L'aperitivo è inteso nel suo più tradizionale significato, ovvero quello di “stimolare l'appetito”: al bancone sono proposti stuzzichini di qualità, leggeri ed appetitosi come pomodorini secchi, peperoncini ripieni, olive, salse di olive e carciofi e fiori di cappero. Al tavolo arrivano invece vassoi con schiacciatine all'olio, salsa piccante e pomodori. Altra unicità del locale è la selezione musicale, che viene fatta dalla clientela stessa attraverso il juke box presente in sala e molto amato dal pubblico.

Spazio ai giochi

Appuntamenti –

La mostra riminese Enada è l’occasione per fare il punto su un mercato ipercompetitivo che richiede da parte dei pubblici esercizi forti investimenti sul piano culturale, dell’offerta gioco e dei servizi complementari

Ormai maggiorenne e giunta alla sua ventitreesima edizione, Enada Primavera 2011 porta con se due importanti obiettivi: proseguire la scalata al vertice delle principali fiere europee del settore e raccordare nel migliore dei modi un'offerta che appare oggi alla vigilia di nuove sfide.
Per quanto riguarda il primo obiettivo, Enada è già sulla buona strada. Non a caso, spiega il direttore Business Unit di Rimini Fiera Simone Castelli: «All'edizione primaverile sono attese grandi aziende italiane ed estere con proposte rivolte a esercenti di sale pubbliche da gioco, sale attrazioni, sale biliardo, bingo, pub, bar, ristoranti, locande, resort, stabilimenti balneari, parchi tematici e parchi giochi. Ma ci saranno anche soluzioni per costruttori, gestori, noleggiatori, tecnici e riparatori di apparecchi, centri commerciali ecc.».

Tutti i protagonisti dell'intrattenimento
In sintesi, sarà presente in forze l'intera filiera dell'intrattenimento con proposte sempre mirate ai differenti canali. Più complesso, invece, il secondo obiettivo. Dopo una decennale fase di espansione, oggi sembra arrivato il momento di una riflessione. Tutto il settore dei giochi pare, infatti, in cerca di nuovi equilibri, funzionali non solo ad accrescere i proventi totali (per il 2011 la previsione è di oltre 80 miliardi di euro) ma anche a rivalutare le reti fisiche “minacciate” dallo sbarco dei giochi di fortuna online, del poker cash e delle Vlt.
«La verità è che i bar sono stati finora trascurati, quasi fossero figli di un dio minore - spiega Fabio Felici, direttore dell'agenzia di stampa specializzata Agicos -. Vista la loro capacità di attrarre clientela, meriterebbero una serie di novità, a cominciare da nuovi giochi specifici. Il prodotto venduto oggi è pensato solo per il giocatore e non per l'ambiente che lo ospita».

Un errore evidente di strategia secondo molti addetti ai lavori maturato all'interno di uno scenario in continuo movimento.
Negli ultimi anni alcuni giochi sono virtualmente spariti (Totocalcio, Totogol, BigMatch, giochi ippici), altri operano sub judice o comunque nell'incertezza di sentenze spesso contrastanti (tavoli da poker on line, punti di commercializzazione, totem, poker fisico). Altri ancora creano evidenti distorsioni nella libera concorrenza (Vlt, contingentamento delle newslot).

Bar protagonisti
Uno scenario “mobile”, dunque, in cui diventa fondamentale per l'esercente migliorare i propri servizi. Chiarisce a questo proposito il presidente di Assotrattenimento, Massimiliano Pucci: «Come per il bar il modo migliore per vendere tanti caffè è saperli fare correttamente con una buona miscela e una buona macchina, così il gioco lecito produce ricavi proporzionati allo scrupolo con il quale lo si “maneggia”, premiando l'esercente che vi dedica attenzione e penalizzando quello che si limita a ospitare un macchinario pensando che produca denaro automaticamente». Ciò significa che i margini di crescita sono ancora ampi a patto però che il gestore s'impegni in prima persona a valorizzare l'offerta. «La spesa iniziale è economicamente limitata, sia per installare delle newslot, sia per diventare un corner per l'accettazione di scommesse - sottolinea ancora Felici - e questo consente di rientrare dall'investimento abbastanza velocemente. Indubbiamente la concorrenza sul territorio non manca, ma qui entra in gioco l'abilità dell'esercente nell'organizzare servizi dedicati alla clientela. Ad esempio, l'offerta dei giochi deve essere la più completa possibile e il parcheggio deve essere facilmente fruibile».

L'online fisico sarà il futuro
Se è vero, come affermano gli esperti, che il futuro è verso l'online fisico, un concetto ben rappresentato da sale eleganti realizzate appositamente per offrire un'esperienza in grado di andare oltre i naturali confini del gioco, è evidente che i pubblici esercizi possono giocare un ruolo da protagonisti solo se comprendono correttamente cosa significa diventare punto di gioco. «Il vero investimento - conclude Pucci - che un potenziale punto deve sostenere è quello della conoscenza e degli strumenti di discernimento tra l'offerta lecita di gioco e quella illecita, nonché tra le offerte che coinvolgono nel rischio di impresa e quelle che si limitano a produrre aggi automatici». Non c'è che dire, una bella sfida.

L’occasione fa il consumo

Intervista –

Anticipare la domanda e allargare l’offerta di food con attrezzature, merchandising e servizi dedicati: la mission di Techfood. Ne parliamo con il presidente, Angelo Iori

Ne ha parlato in toni entusiastici tutta la stampa specializzata. La notizia relativa al lancio del Chocokebab è rimpallata di qua e di là, ma chi conosce Techfood di Castelnovo di Sotto (Re) sa che non è la prima né l'ultima “macchinetta”. Per noi la notizia è un'altra: siamo di fronte a un'azienda tutta italiana che ha saputo strizzare l'occhio alla crisi mettendo a segno una crescita costante a due cifre, con una quota di export pari al 30% . Una storia di successo e successi che il presidente, Angelo Iori, ha voluto commentare con Bargiornale.
Gennaio '93: è presentata al Sigep di Rimini la gamma La Crêperie.

Nel 2011 è la volta del Chocokebab. Come è cambiata la proposta Techfood?

Come diceva un mio vecchio maestro di lavoro e di vita, Giuseppe Barbieri, non s'inventano nuovi consumi, ma si migliorano quelli che ci sono. Così vecchi consumi o consumi domestici sono stati, a volte, lo spunto e la chiave di volta del nostro pensiero produttivo. Complice anche il mutato quadro normativo, mi riferisco ai decreti sulla semplificazione che hanno definitivamente liberato un settore ingessato da anni sulla vendita e la distinzione merceologica tra bar e ristoranti. Per il resto siamo certi che il futuro va giocato sul servizio. Così, già da alcuni mesi, per i modelli della gamma La Crêperie, Patatwist e Ghirotto forniamo una garanzia di tre anni, e indipendentemente dal periodo di garanzia, forniamo assistenza post vendita gratuita con un numero di telefono dedicato per tutta la vita tecnologica della macchina. Ogni mese scegliamo nuovi clienti testimonial per le nostre campagne pubblicitarie e pubblichiamo sul sito la loro esperienza. Un altro aspetto già operativo da due anni, è la consulenza sul punto vendita gratuita a chiunque voglia approfondire le proprie conoscenze prima o dopo l'acquisto delle nostre attrezzature. Non ultimo, due chef sono a disposizione presso la nostra sede non solo per consigliare al meglio sull'uso delle macchine ma per supportare il cliente nella scelta degli ingredienti per il buon funzionamento delle macchine.

Quali le proposte che vi hanno dato le maggiori soddisfazioni?

I modelli della gamma La Crêperie, nostro sicuro cavallo di battaglia, hanno ottenuto negli anni ampi consensi e oggi sono presenti nei locali di tendenza, anche in Francia. Nel '95 poi abbiamo creduto fortemente nel rinvenimento dei prodotti precucinati e fritti attraverso l'applicazione dei raggi infrarossi a convezione senza l'utilizzo dell'olio: oggi il 60%  dei fritti precucinati rinvengono con il nostro sistema e la vendita di queste macchine trova il suo più importante sbocco nel mercato scandinavo, particolarmente sensibile a stili di consumo sostenibili. La stessa tecnologia ci ha consentito di ottenere un brevetto per la cottura di kebab con un risparmio energetico del 40%. Non a caso il Ghirotto, oggi, è riconosciuto come la macchina più affidabile nel panorama europeo.

Qual è l'investimento necessario per chi voglia aprire un bar, spaziando dal dolce al salato?

Abbiamo circa 18 modelli base di macchine e oltre 100 varianti, secondo il tipo di servizio che s' intende offrire all'interno del locale, con l'aggiunta di carretti che altro non sono che banchi refrigerati in grado di caratterizzare la proposta fuori e dentro al punto vendita. Il sistema più economico parte da poche centinaia di euro per la produzione di crêpe con carrello dosatore, ma l'investimento medio si aggira intorno 3-4mila euro.

E in termini di redditività…

300% per una crêpe, 500% per un piatto di pasta secca al sugo, oltre il 700% per una porzione di patatine. Ma il vero vantaggio sta nell'avere a disposizione una serie di macchine personalizzate che rendono unico il locale, con menu board, totem e ogni altra idea per accattivare il consumatore.
 

Per i bar già avviati, invece, in che modo rispondete alla classica fame di spazio presente nei locali?

Una novita' è il “simple point” che abbinato a un bar esistente o a un'ex area dedicata al gioco delle carte può ospitare fino a 6-7 proposte alimentari diverse in soli 7 metri quadri. Il nostro punto di pareggio giornaliero a macchina in un anno è il seguente: 6 crêpe, 5 porzioni di pasta, 8 di patatine, 8-10 di churro e cioccolata, 10-15 kebab.
 

Parliamo di Techfoodonline. Come si integra con la proposta Techfood, quali i vantaggi per i gestori?

Søren Kierkegaard, filosofo danese dell'800, nella sua più celebre frase dice: “La vita va guardata all'indietro e vissuta in avanti”. Un pensiero che condivido e che ha motivato le mie decisioni. Techfoodonline, divisione di Techfood, è figlia del nostro tempo, perché siamo convinti che anche in rete la tecnologia debba essere gestita dalle imprese produttrici. Attraverso il nostro sito il gestore ha a disposizione le informazioni tecniche necessarie sulle attrezzature migliori che il mercato mette a disposizione, al miglior prezzo di vendita, grazie a una gestione efficiente del magazzino. Uno sforzo che vale un ottimo feedback su eBay.

Cosa ci dice invece di Sfizio Misto?

Sfiziomisto è la somma delle nostre proposte in chiave dolce e salata, per proporre così a pranzo un classico piatto di pasta all'italiana, nel pomeriggio una crêpe alla nutella o il più corposo kebab e far crollare psicologicamente i clienti davanti a un chocokebab con gelato all'una di notte. L'investimento di un punto vendita nella formula meno costosa è decisamente contenuto con la sicurezza di rientrare in soli due anni. A oggi con solo il 30% dell'investimento sono possibili formule di finanziamento fino a 5-6 anni, con oltre 120 proposte alimentari gestite direttamente attraverso un programma di cassa di nostra ideazione che lavora in tempo reale con i nostri magazzini.
 

E adesso quale idea le sta ronzando in testa…
Le devo confessare che la testa fa fatica a non ronzare. Si tratta del mio lavoro, della mia azienda, costruita con una meravigliosa moglie, compagna di vita e di lavoro. Ho tre figli: Beatrice, che si occupa dell'estero, Gabriele, iscritto al secondo anno presso l'Università di Parma, e Sofia, diplomanda in ragioneria. Poi, c'è il gruppo di ragazzoni 40enni (e non), da Gianni Bruno a Lucio Fontanesi, che hanno consentito a quest'azienda una crescita a due zeri. Un piccolo gruppo che fattura 10 milioni di euro e che riesce ancora a prendersi in giro: siamo quelli delle “macchinette”, che fanno fare i soldi ai clienti (e non solo allo Stato).

Happy hour ecologici

Idee creative –

Foglie esterne di lattuga, gambi di broccoli, croste di formaggio. Da questi “scarti”, adottando particolari procedimenti, si possono ottenere gustose e rapide ricette. Un libro vi dà tutte le dritte

Circa il 20% dei prodotti alimentari che acquistiamo, dagli ortaggi alla frutta, dai formaggi alla carne, finisce nel cestino della spazzatura. È a partire da quest’eloquente constatazione che Lisa Casali e Tommaso Fara, due appassionati di cucina con una particolare sensibilità per l’ambiente, hanno costruito la serie di ricette contenute in un libro appena stampato, “La cucina a impatto (quasi) zero” (144 pagg, 22 euro, Gribaudo editore). Una carrellata di soluzioni sorprendenti, che consentono di utilizzare parti insospettabili delle nostre forniture alimentari, ricavandone piatti o snack ricchi di sapore, belli a vedersi e anche rispettosi dell’ambiente.
Cominciamo con il capire in che cosa consiste l’idea di ecocucina sviluppata da Lisa, che ne è l’ideatrice, e da Tommaso, che ha aiutato la sua amica ad affinare alcune proposte e a renderle più fantasiose. «L’idea - spiega Lisa Casali - è di sfruttare alcune parti, soprattutto di frutta e verdura, che finiscono abitualmente nel cestino della spazzatura, per tradizione più che per reale necessità, ma che invece hanno importanti proprietà nutritive, sono saporite e possono rivelarsi vere e proprie risorse. Parlo per esempio delle foglie esterne della lattuga o dei carciofi, spesso gettate perché coriacee; delle bucce delle patate; dei gambi di broccoli o asparagi; delle rifilature delle carote. Ma lo stesso principio di recupero può applicarsi al “quinto quarto” di pollo (interiora e altre parti meno nobili), agli scarti grassi di carni e prosciutti, alle croste di formaggio, perfino ai rimasugli di frutta che restano dopo le spremute o le centrifughe. Da questi scarti, adottando particolari procedimenti, si possono ottenere ricette che nulla hanno da invidiare a quelle ottenute con le parti nobili di questi ingredienti». Ma con un appeal in più, aggiungiamo noi: quello di presentarsi come piatti ecologici, rispettosi dell’ambiente e quindi perfetti per tutti quei locali che hanno sposato una conduzione attenta alla sostenibilità ambientale e al risparmio delle risorse naturali.

Soluzioni (anche) per i bar
Per quanto la proposta di Lisa e Tommaso nasca per essere applicata all’ambiente domestico, molte delle loro idee trovano applicazione nei ristoranti, anche stellati. Tanto che la presentazione del loro libro è avvenuta attraverso una sorta di giro d’Italia delle cucine più prestigiose, che si sono prestate a sperimentare le idee dei due cuochi-ambientalisti per passione.
Alcune idee poi si sposano benissimo anche con quei locali che possono proporre soltanto una cucina leggera o preparazioni a freddo, come è il caso dei bar. Tutto all’insegna di un ragionamento di partenza che non è affatto scontato: «Il recupero degli scarti - spiega Lisa Casali - può avvenire soltanto se le materie prime di partenza sono sane e genuine. Ecco perché riteniamo che la nostra filosofia sia praticabile soprattutto con il biologico, che rifugge dai trattamenti chimici e consente di utilizzare per esempio le bucce di frutta e verdura senza rischi per la salute. Impiegare gli scarti impone quindi una scelta a monte, che è quella del prodotto tipico, locale, genuino, a chilometri zero ed è quindi doppiamente benefico per l’ambiente: da un lato perché diminuisce il volume dei rifiuti che produciamo, dall’altro perché ci impone di scegliere prodotti che provocano meno inquinamento, sia per la loro coltivazione sia per il trasporto e la vendita».
Tra l’altro i consigli di Lisa non si esauriscono soltanto con le oltre 50 ricette presentate nel libro, divise per stagione (i prodotti biologici sono soprattutto stagionali) e per ingrediente (una ventina). La vulcanica autrice ha anche realizzato un blog di successo (www.ecocucina.org), e insieme al suo dinamico compagno di avventura, Tommaso Fara, organizza spesso eventi, cene, corsi di cucina ecologica. Che, perché no, potrebbero avere luogo anche in un bar, per inventare aperitivi o happy hour all’insegna della sostenibilità ambientale.

A caccia di clienti a colpi di sconti

Web marketing –

Si moltiplicano i siti di groupage, che offrono ai clienti che si iscrivono riduzioni fino al 50% per acquisti di beni e servizi. Uno strumento a bassissimo costo a disposizione dei gestori di locali per accrescere la visibilità e farsi conoscere

Coupon per prove gratuite, buoni sconto e omaggi sono da sempre molto popolari. Ancor più in tempi di vacche magre.
Gli italiani, costretti a tirare la cinghia, stanno aguzzando l’ingegno a caccia di soluzioni che consentano loro di conservare lo stile di vita a cui si sono abituati spendendo meno. Così sempre più persone “smanettano” sul web a caccia di opportunità di tutti i tipi, compreso il godersi una serata o un ricco aperitivo a condizioni di favore. Non stupisce, perciò, che il sistema degli sconti digitali inizi a spopolare anche da noi. Si stanno infatti ampliando e moltiplicando i siti Internet che permettono ai consumatori di ottenere (gratis o a pagamento) sconti, agevolazioni e tariffe privilegiate in vari punti vendita, dal centro estetico al bar, al pub, al ristorante ecc.
Nato negli Usa, il fenomeno ha avuto un boom immediato: all’esordio, tra il 2007 e il 2008, il traffico sui siti che dispensavano buoni acquisto è cresciuto del 38% a fronte di un incremento globale del traffico in rete del 5%. Secondo Nielsen Usa oggi il 95% degli internauti statunitensi ama i buoni sconto. Del resto chi non vorrebbe pagare un servizio la metà del prezzo normale?

Le due formule base

Le formule più diffuse, in questa nuova tipologia di e-commerce, sono due: l’offerta di un certo servizio a un costo definito (ad esempio, un aperitivo con due cocktail e stuzzichini al costo di 5 euro anziché i 10 di listino) o un voucher proposto a un prezzo molto inferiore al suo valore reale (ad esempio, un buono del valore di 50 euro per comprare bottiglie di vino vendute on line al prezzo di 10 euro). Le offerte vengono raccolte dai siti cosiddetti di groupage, che fanno da aggregatori delle proposte e le diffondono via mail al proprio database di clienti; quest’ultimo viene alimentato da un meccanismo di passaparola tra gli iscritti, invitati a coinvolgere altri amici in cambio di buoni spesa.

Misurazione immediata

Una volta accettata l’offerta il cliente paga con carta di credito o Postepay. Poi gli basta stampare il coupon virtuale e portarlo all’esercizio commerciale per usufruire del servizio. «La ristorazione è tra i settori in cui la formula è più apprezzata dagli italiani - dice Giulio Mario Limongelli, cofondatore di Groupon Italia, il sito leader con oltre 1 milione di iscritti e 500mila coupon acquistati nel 2010 -. Anche i baristi hanno i loro vantaggi: possono allargare la clientela e farsi conoscere». La super offerta, infatti, attira nuovi avventori. Un altro vantaggio per l’esercente è che, essendo un’offerta a tempo predeterminato, si può vagliare subito l’efficacia della promozione nel portare clienti e misurare il ritorno dell’investimento per capire se vale o meno la pena di ripeterlo. «Siamo una piattaforma - sostiene Alberto Vita, marketing manager di Letsbonus.com - grazie alla quale l’esercente, senza dover sostenere costi fissi, può aumentare la sua visibilità e attirare l’attenzione di migliaia di persone».

Spiragli per il poker sportivo al bar

Regole&divieti –

In mancanza di un regolamento governativo, la giurisprudenza sembra sposare un orientamento permissivo, autorizzando di fatto i tornei live all’interno di circoli e pubblici esercizi. Le sentenze e le linee guida per non incorrere nel reato di gioco d’azzardo

A distanza di oltre due anni dal lancio degli skill games on line, dai Ministeri competenti (Interni ed Economia) non sono ancora arrivate le tanto invocate linee guida sulla regolamentazione del poker Texas Hold’em giocato, fisicamente, nei pubblici esercizi. Un preoccupante vuoto normativo riempito, di volta in volta, dalle decisioni dei Tribunali. L’ultima arriva dalla Prima Sezione di Lecce del Tar Puglia. Il poker in versione Texas Hold’em può giocarsi anche nei locali pubblici purché il costo della partecipazione non superi i 30 euro e le vincite non siano in denaro. Questo il sunto dell’ordinanza emessa dai giudici che hanno così accolto il ricorso dei gestori di un circolo che si erano visti negare l’autorizzazione per l’organizzazione di tornei di poker texano da parte della Questura di Taranto.
I giudici hanno ritenuto che se da un lato la normativa in vigore (L. 88/2009) affida la disciplina del poker sportivo non a distanza all’emanazione di un regolamento governativo, dall’altro, in presenza di una lacuna regolamentare non colmata, viene ritenuto possibile dare vita a tornei purché siano rispettate le condizioni individuate dal Consiglio di Stato nel parere n. 3237 del 22 ottobre 2008, ossia iscrizione limitata a 30 euro e premi non in denaro.
Il pronunciamento, di fatto, riapre così ai circoli e locali pubblici le porte del poker live. Per dovere di cronaca, è bene ricordare che bisognerà attendere il prossimo 28 aprile per il via libera definitivo (al momento il provvedimento è al riesame da parte della Questura di Lecce). Ma la strada sembra ormai tracciata: il poker sportivo in versione Texas Hold’em potrà giocarsi anche nei locali pubblici, purché il costo della partecipazione non superi i 30 euro e le vincite non siano in denaro.

Vince il più abile

Orientamento confermato di recente anche dal Tribunale del Riesame di Palermo, che ha decretato il poker Texas Hold’em quale puro gioco di abilità, nel quale il singolo giocatore deve guadagnare quante più chips possibili. Chips che, non avendo alcun valore monetario effettivo, non rivestono alcuna funzione di carattere economico. Assente, di conseguenza, il reato di gioco d’azzardo.

Perchè serve motivare i collaboratori

Gestione- lo staff –

La Leadership nasce dalla capacità di gestire il personale. E il clima aziendale è determinante per ottenere buoni risultati

Ogni ristoratore avveduto ha l'obiettivo di raggiungere una certa fama nella zona in cui opera. Il responsabile del ristorante, esercitando la leadership, ha il difficile ruolo di comprendere, organizzare, stimolare, sostenere e sviluppare questo obiettivo. I collaboratori, invece, raramente trovano da soli la motivazione per lavorare “con” e non “per” l'azienda. Per questo motivo all'interno di qualsiasi organizzazione le azioni di cambiamento incontrano generalmente molte resistenze da parte dei collaboratori. I lavoratori resistono al cambiamento perché temono di perdere qualcosa, perché non hanno capito le ragioni che spingono al cambiamento, perché non hanno fiducia nel loro leader, o infine perché non credono di essere all'altezza del ruolo.
Identità aziendale Il leader svolge un compito fondamentale nella fase di cambiamento e nella fase di motivazione dei collaboratori, per far sì che seguano attivamente un progetto e vi collaborino attivamente. Il compito di un leader è poi quello di saper selezionare i migliori collaboratori, inserirli nel ruolo e formarli a quel ruolo, oltre che di traghettare verso l'eccellenza l'impresa grazie alle competenze di ciascuno. Ognuno di essi, dal cuoco all'aiuto cuoco, al cameriere, al cassiere, dall'addetto alle pulizie, al capo sala, contribuisce all'immagine del ristorante e ne trasmette l'affidabilità. L'immagine aziendale deve pertanto essere chiara ai clienti, ma prima di tutto deve essere chiara a tutto il personale. Quando però il leader è impossibile da sopportare, quando è difficile valorizzare le proprie idee, quando il clima e l'umore generale è scivolato nel pettegolezzo, nell'antagonismo e nel non rispetto delle persone, il collaboratore lascia il ristorante. Certo c'è anche chi abbandona per mancanza di soddisfazione economica o perché vuole cambiare settore oppure desidera mettersi in proprio; ma la maggior parte delle dipartite sono frutto di una cattiva gestione dei collaboratori. Molti di loro decidono anche di non essere dei leader per una precisa scelta esistenziale: comprendere questo passaggio motivazionale è importante sia per i capi, che per i collaboratori in modo da creare un buon equilibrio all'interno della gestione e del clima aziendale.
Un errore accentrare Il leader che crede di essere seguito grazie al suo carisma, farà di tutto per rafforzare e potenziare alcuni tratti del suo carattere che ritiene carismatici; i collaboratori, invece, potrebbero essere attratti dall'immagine del locale, dalla sua posizione, o altro ancora. Spesso le persone diffidano del personaggio carismatico perché tende ad essere accentratore e preferiscono i capi “compagni di viaggio” con i quali porsi insieme determinati obiettivi. Qui di seguito alcune domande che nelle risposte forniscono delle indicazioni per rafforzare lo stile di un leader e attivare l'attitudine alla formazione, fidelizzazione e motivazione dei collaboratori.
? 1 Perché le persone lavorano per voi?
Non “tirare a indovinare” può essere utile per fi delizzare il collaboratore. Non è sempre una questione di denaro. I fattori motivanti sono spesso molteplici. Il leader deve poi conoscere le famiglie dei suoi collaboratori, deve mandare dei biglietti d'auguri per le occasioni importanti e invitare le famiglie a pranzo o a cena per un evento.
? 2 Qual è il tipo giusto da assumere? È quello che ha competenze comunicative, buona volontà nell'imparare e con interessi che collimano con quelli richiesti dal ristoratore.
? 3 Aiutate i vostri collaboratori a crescere? Li affiancate nella loro maturazione professionale? Se i collaboratori sentono l'interesse da parte dell'azienda alla loro crescita professionale si sentiranno parte di una squadra. Il collaboratore lasciato a se stesso, invece, matura con il tempo atteggiamenti o procedure che possono non essere in linea con l'immagine del locale. I collaboratori periodicamente vanno affi ancati nelle loro mansioni e corretti. Questa azione aiuterà anche a migliorare il clima aziendale.
? 4 Come comportarsi da leader con loro? Il leader può essere determinato, esigente, rigoroso, distaccato, amichevole, ma deve tenere ben in mente che l'educazione e il rispetto devono sempre esserci. Non vanno scaricati i malumori e le proprie mancanze. I collaboratori vanno sempre salutati e presentati. Ricordiamo che clima e l'umore generale fidelizzano i lavoratori ancora di più dello stipendio.
? 5 È importante informare lo staff? Il monopolio delle informazioni rallenta l'attività dell'impresa, perché viene dato ampio spazio al pettegolezzo. Occorre quindi infeormare periodicamente i collaboratori sulle decisioni prese per sviluppare l'attività
? 6 Come fi delizzate i vostri collaboratori? Un collaboratore lascia più facilmente un ristorante quando non si sente accolto nel gruppo, quando con i colleghi non si instaura un clima di amicizia e supporto. Anche la diffi coltà di esprimere le proprie idee e di poterle realizzare diventa un ostacolo al proseguimento del lavoro. Il compito del leader nel creare un ambiente accogliente e stimolante è fondamentale. Anche la lode inaspettata per un lavoro ben fatto è strategica.
? 7 Sapete mettere in discussioni le regole? L'innovazione si persegue uscendo dagli schemi. Ripetendo le stesse scelte si otterrà quello che si è sempre ottenuto. I collaboratori devono essere incoraggiati a fare proposte e le proposte vanno ascoltate. Attivare delle riunioni periodiche è un ottimo strumento per scambiare idee e trovare nuove soluzioni.

Cibi conservati, scegliere bene

Gestione - Forniture –

Alimenti surgelati, sottovuoto, in atmosfera protettiva: i vantaggi per il ristoratore, per orientarsi negli approvvigionamenti

Surgelato, conservato sottovuoto o in atmosfera protettiva: tre modalità di conservazione che è bene conoscere meglio per scegliere il prodotto che poi utilizzeremo nel ristorante. Surgelato: l’alimento è solo lavorato (IV gamma) ed eventualmente cucinato (V gamma); viene poi abbattuto a -18°C in un tempo massimo di 4 ore, temperatura che deve essere garantita sia durante il trasporto sia nello stoccaggio. Sotto l’aspetto nutrizionale la surgelazione (specie dei vegetali) preserva la qualità, tanto da essere in alcuni casi superiore a prodotti che di fresco hanno solo lunghi periodi di sosta nelle celle.
Sottovuoto: l’alimento, in base al tipo di ricetta, viene rosolato o meno, abbattuto di temperatura, confezionato in sacchetti di materiale plastico idonei alla cottura e cotto in forni a vapore o per immersione. Poi viene di nuovo abbattuto e stoccato. In questo caso l’alimento avrà un calo peso minimo e manterrà profumi e gusto molto intensi. La cottura in sottovuoto elimina buona parte delle problematiche di conservazione: il cibo cuo-assenza di ossigeno, senza contatto diretto con la fonte di calore, col vantaggio che il sacchetto impedisce agli aromi di volatilizzarsi. L’alimento va mantenuto a 2°C in frigorifero e richiede tutte le accortezze di conservazione del prodotto fresco, ma con una shelf life più lunga.
ATP (Modified Atmosphere Packaging) ovvero contenitore ad atmosfera modificata: in questo caso l’alimento è lavorato (se cotto) in modo tradizionale, abbattuto a temperatura positiva, confezionato grazie a un’apposita macchina confezionatrice che leva l’aria ed aggiunge una miscela di gas inerti. Anche in questo caso il prodotto va conservato a 2°C. Sia nell’aspetto che nella lavorazione, l’alimento conserva una certa “mentalità” artigiana.
Come fare gli acquisti Ciò detto, nell’effettuare i rifornimenti è bene conoscere quali benefici può portarci lo scegliere un prodotto o l’altro. In merito al surgelato, in cucina il vantaggio è più che altro legato alle materie prime pronto uso da cui partire per costruire una ricetta. Inoltre è di facile stoccaggio nel congelatore e la sua shelf life è mediamente da 6 mesi a un anno. Va sempre mantenuto a -18°C poiché ogni sbalzo termico crea fioriture che aumentano la grandezza dei cristalli di ghiaccio e un calo peso durante lo scongelamento, cui si associa una sensazione spugnosa al palato e difficoltà ulteriori in fase di cottura. Il locale in cui trova più applicazioni è quello tradizionale, dove gran parte del lavoro è svolto dagli operatori di cucina.
Sottovuoto home made Il sottovuoto è una tecnica che può essere usata sia per conservare prodotti base sia per prodotti finiti, solo da rigenerare al momento del servizio. Anche il sottovuoto “home made” è una tecnica utile al ristoratore per prolungare la conservazione dei cibi (fino a 90-120 gg, a 2°C) e programmare meglio il proprio lavoro; ma oltre alla conoscenza della tecnica bisogna mettere in conto l’acquisto delle attrezzature (sottovuoto a campana, forno trivalente o bagno termostatato, abbattitore). L’atmosfera protettiva, infin e, è una tecnica di conservazione che consente di avere un alimento finito a temperatura positiva che si rigenera in pochi istanti. In realtà essendo tutta la tecnica di ricettazione “tradizionale” anche l’aspetto risulta spendibile come artigianale. Per queste sue caratteristiche è ideale per servire a qualsiasi ora, previa veloce rigenerazione con qualsiasi strumento che sviluppa calore, ogni tipo di pietanza. La durata dei cibi in Atp a +2°C è di circa 30 giorni.

MEMO Tecniche del freddo
Il freddo non è un processo sterilizzante e si limita a mantenere a “riposo” i microorganismi, fi nché l’alimento è conservato a basse temperature (D.P.R.327/80 allegato C. art. 31). Le tecniche di conservazione col freddo sono le seguenti.
REFRIGERAZIONE 0-4°C per conservare a breve termine ogni cibo deperibile (D.P.R. 327/80 all. C e art. 31 D.P.R. 327/80). In questo stato si ha l’arresto quasi totale della replicazione dei patogeni mesofi li.
CONGELAMENTO metodo per garantire una conservazione a più lungo termine (D.P.R. 327/80); il congelamento, come la surgelazione, non ha un’azione battericida ma blocca soltanto le reazioni metaboliche. Il processo di congelamento avviene a temperature più alte e per tempi più lunghi rispetto alla surgelazione.
SURGELAZIONE La differenza rispetto al congelamento sono i tempi di applicazione del freddo: in meno di 4 ore si devono raggiungere i -18°C, temperatura che va mantenuta fi no all’uso. L’alimento ha caratteristiche organolettiche e valori nutritivi più alti rispetto al congelato.


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