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Dug Barista: la nuova bevanda vegetale per i cappuccini

Dug Barista
A base di patate, la nuova bevanda vegetale piace ai baristi per il suo gusto neutro, vellutato e la facilità di montatura. Scopri perché è ideale per cappuccini e altre bevande plant-based

Nel mondo del barista non esiste il cappuccino ma i cappuccini, soprattutto quando si parla di veg: di mandorla, di avena, di soia e ora anche di patata. Con l’aumento della domanda di alternative vegetali, molte bevande sono state introdotte sul mercato, perché nei cappuccini, come nei drink plant-based, la bevanda fa la differenza. Dug Barista, una bevanda innovativa a base di patate, è arrivata sul mercato italiano per proporre una nuova alternativa ai baristi.

Tra le sue caratteristiche promette un gusto neutro, un mouthfeel vellutato e proprietà organolettiche che garantiscono una schiuma stabile e uniforme.

Un'evoluzione nelle alternative vegetali

Dug Barista è un prodotto unico nel suo genere, nato dalla volontà di proporre una soluzione nuova nel mercato delle bevande vegetali. A differenza di molte alternative, che aggiungono una nota caratteristica al gusto del cappuccino, intaccando il flavor del caffè, questa bevanda promette un profilo aromatico neutro e morbido. Inoltre, è priva di lattosio, soia, glutine e noci, allergeni molto comuni. È anche ricca di proteine, oltre a vitamina D, B12, Riboflavina in percentuali simili a quelle di una classica bevanda di avena.

Una delle caratteristiche principali di Dug Barista è la sua capacità di montare facilmente, grazie alle proprietà naturali della patata. La schiuma che si ottiene assicura di essere densa, stabile e vellutata, capace di mantenere l’emulsione anche dopo diversi minuti, senza separarsi nella tazza. Questo è un vantaggio non solo per la presentazione estetica, ma anche per l’esperienza di consumo, che resta piacevole fino all’ultimo sorso.

Performante e sostenibile

Un’altra particolarità che il barista può mettere in evidenza al consumatore che chiede di assaggiare la bevanda di patate riguarda la sostenibilità. Dug Foodtech, l’azienda che produce Dug Barista, è una startup con sede a Lund, Svezia. È un'azienda di tecnologia alimentare che mira a creare prodotti alimentari sostenibili e sani utilizzando tecnologie innovative. Attualmente è l’unica azienda che utilizza le patate per le bevande, un ingrediente che Dug afferma essere a basso impatto ambientale perché produce basse emissioni di carbonio e richiedono una minima quantità di acqua, rendendo Dug una scelta veramente sostenibile per il pianeta.

Sul territorio italiano, l'azienda ha scelto Davide Cobelli, consulente e giudice internazionale, come portavoce del marchio. «È un onore collaborare con Dug», afferma Davide Cobelli, nuovo brand ambassador. «Credo fortemente nel potenziale di questi prodotti unici, che non solo rappresentano un'ottima opzione per chi ha allergie o intolleranze, ma sono anche una scelta significativa per il nostro pianeta. Sono entusiasta di condividere la mia esperienza con i baristi italiani per aiutarli a offrire un’esperienza di caffè esclusiva e memorabile».

L’arrivo di Dug Barista sul mercato italiano segna un nuovo capitolo nell’evoluzione delle alternative vegetali. Schiuma perfetta, gusto bilanciato, sensazione al palato e sostenibilità sono i capisaldi di un buon cappuccino veg e il punto di arrivo di tutte le alternative vegetali in circolazione.

Caveau, il nuovo cocktail bar del Giardini del Fuenti

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Aperto all'interno del resort esclusivo situato nella Costiera Amalfinata, il nuovo cocktail bar propone una drink list con 13 signature, creati dal bar manager Antonio Carta con il direttore artistico Luca Perfetti, raccontati in forma di fumetto

Siamo alla fine degli anni Settanta e una banda di ladri tenta un colpo grosso: rubare la statua tutta d’oro di Paperon de’ Paperoni conservata all’interno di un Caveau. Tuttavia, una volta dentro, invece del bottino, trovano una serie di ricette segrete di cocktail originali, dal valore inestimabile di migliaia di Fuentes, la moneta locale. É la storia che ha ispirato la creazione della drink list del Caveau, il nuovo cocktail bar, inaugurato lo scorso ottobre, all’interno del Giardini del Fuenti, un resort esclusivo situato in Costiera Amalfinata, fra Vietri sul Mare e Cetara.

La cocktail list

Presentato come un fumetto, ogni drink prende il nome da uno dei personaggi che vengono narrati in questo storytelling fluido. «L’idea di raccontare la nostra proposta attraverso un fumetto è nata da un brainstorming fra me e Luca Perfetti, direttore artistico - dice Antonio Carta, bar manager, 44 anni -. Il locale è costruito all’interno di una grotta (da qui il nome Caveau, ndr) e pertanto volevamo trasmettere nel nostro menu l’atmosfera un po’ misteriosa che si respira qui, giocando anche con l’ironia».

Un colpo da collezione, come titola il menu, che raccoglie all’interno 13 signature cocktail, dei quali tre analcolici. C’è Il Perfetto (20 euro), ispirato al personaggio di Luca, il capo della banda. «Si tratta di un twist a un classic, l’Old Fashion, dove abbiamo uno sciroppo di liquirizia e cannella, un bitter di spezie, mezcal e whisky mix», spiega Carta. Incarna un po’ la sensualità femminile il cocktail Nina, «un drink in coppetta, uno shakerato con succo d’uva, un mix di rum, dello sciroppo di vino e qualche nota piccante. Il tutto sottoposto a una breve affumicatura». Pungente e viperino è, invece, il Sandra (22 euro), «la nostra interpretazione del Paloma con tequila oleo saccarum, succo di limone, qualche goccia di soluzione salina e soda al basilico e melograno». Infine, Comandante (22 euro), che prende spunto dalla personalità energica del bar manager. «Si compone di una soda alla mandorla con cognac e un’aria di orzata di nocciola, che viene finito con una spolverata di pepe. Ogni drink, rispecchia un po’ anche le varie personalità che compongono il team di bartenders – spiega Carta -. In generale ho cercato di creare un menu che potesse accontentare i gusti della nostra clientela che è molto varia».

Le appetizers boxes

Con arredi in marmo, ampie sedute e sviluppato su 240 metri quadri, oltre al menu da bere, che include anche una wine list con champagne, bollicine italiane, rossi, bianchi e rosati, sia locali sia internazionali curata da Wladimir Giordano, F&B manager, la proposta culinaria del Caveau porta la firma di Michele De Blasio, executive chef del ristorante fine-dining Volta del Fuenti, che ha appena ottenuto una stella Michelin, sempre all’interno del Giardini del Fuenti, «Si tratta di una proposta di finger food in cinque, sette e nove assaggi serviti all’interno di appetizers box che richiamano la forma della grotta», spiega Carta.

La proposta Bronze (5 pezzi, 20 euro) contiene due versioni di tacos, ovvero una con alga nori, crudo di tonno rosso e maionese cajun, e una con verdure e astice alla catalana, una frittata alla genovese, bao bun con pulled pork e maionese alle erbe, crocchetta prosciutto e mozzarella, e pane con burro e alici. La box Silver (7 pezzi, 30 euro) è un connubio fra l’offerta Bronze con l’aggiunta di hamburger bun con bacon, cetrioli in agro, cipolla fondente e cheddar e una brioche al pomodoro con burrata e patata negra. Infine, la Gold (9 pezzi, 35 euro), riunisce i contenuti della Silver a una mousse di tonno e toast alle alghe e una crostata di cacao e funghi.

«Il Caveau - continua Carta - completa il progetto legato all’ospitalità del Giardini del Fuenti, che include appunto, oltre al Volta del Fuenti, anche la Terrazza Limoneto e il Riva Beach, il ristorante sulla spiaggia. L’idea è quella di crescere nella sfera del bartending, e in particolare modo del bar industry nazionale, sviluppando in Costiera Amalfitana il concetto di American Bar».

 

 

Celebra i personaggi che hanno fatto la storia di Firenze la drink list del Caffè Paszkowski

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Giuseppe Ungaretti, Gabriel Omar Batistuta, Margherita Hack sono alcune delle grandi figure celebrate dal nuovo cocktail menu dello storico locale che sorge nel cuore della città., spaziando tra creazioni originali e reinterpretazioni dei classici

Piazza della Repubblica a Firenze è il punto di incontro tra le due strade principali della città, quello che nel gergo degli accampamenti romani veniva definito come l'incrocio tra il Cardo e il Decumano, testimoniato dalla Colonna dell'Abbondanza, che segna l'esatto centro della Città. Il Caffè Paszkowski sorge qui nel 1904, inizialmente come birreria in stile viennese, e successivamente come “Caffè Concerto”, una caratteristica che mantiene ancora oggi, con una programmazione quotidiana di musica dal vivo che aleggia dal palco che si affaccia sul grande dehor esterno.

13 twist sui classici e loro evoluzioni

In questo simbolo di eleganza nella piazza principale di Firenze, crocevia continuo di turisti e di residenti, non è facile presentare un'offerta che possa soddisfare tutti e mantenere alte le aspettative che si hanno su un eccellente team di bartender e su di un outlet che vuole mantenere ben salda la sua tradizione storica, affacciandosi però a un pubblico di amanti della miscelazione di autore.

È con questi presupposti che è stata appena presenta la nuova lista di cocktail, un vero e proprio omaggio alle figure straordinarie che hanno attraversato le porte del locale storico nel corso degli anni. Ispirata ai personaggi storici, artisti, scienziati e atleti che hanno lasciato il segno a Firenze, la drink list offre una reinterpretazione di 13 grandi classici della miscelazione e attraverso le sue “13 evoluzioni”. Ad accompagnare ogni cocktail, un disegno esclusivo e il nome del personaggio che ha ispirato la creazione, come segno tangibile del legame profondo tra il passato e il presente.

Dai versi poetici di Giuseppe Ungaretti (Golden Hills) alla passione sportiva di Gabriel Omar Batistuta (El Número Nueve), dal genio di Margherita Hack (Negroni che Passione) al carisma di Renato Zero (Martini Distratto). C'è spazio per personaggi dello sport come Bartali - ovviamente omaggiato con un twist su La Bicicletta - e per icone comiche come Francesco Nuti, personaggio di Caruso Pascoski di padre polacco.

Leggere le esigenze di una clientela trasversale

La lista, curata da Nicolas Di Maria e Davide Nasti, sotto la supervisione del corporate bar manager Luca Manni, spazia tra creazioni originali e reinterpretazioni dei classici. Manni spiega come la creazione di una drink list da 26 cocktail, in un contesto di questo tipo, non è un'operazione semplice: da un lato bisogna saper “leggere” le esigenze di una clientela internazionale, che fruisce del locale a ogni ora del giorno e che – essendo in vacanza – non ha orari. I cocktail devono essere comprensibili nella descrizione, avere un'attenzione nella selezione dei brand strizzando l'occhio a realtà locali, e soprattutto devono poter essere eseguiti agilmente da tutto lo staff, a qualsiasi ora. Partire dal linguaggio dei classici e presentare un'alternativa “della casa” è uno dei sistemi efficaci attraverso il quale si crea il giusto connubio tra comfort e curiosità nel cliente. Lo stesso vale per i clienti fiorentini, che conoscono il Caffè Paszkoski come punto di ritrovo sia diurno sia serale, e che vedono di buon grado una sperimentazione creativa tra queste quattro mura storiche.

Un team affiatato

Il team del bar è composto da ragazzi giovani e affiatati, che sempre più spesso si fanno riconoscere a livello nazionale nelle varie competizioni, e che trainano con energia questo “virare sulla miscelazione” che è una delle puntate più promettenti attuate dal Gruppo Valenza di Firenze, titolare di altri 3 outlet centralissimi in città (Move On, Giacosa, Caffè Gilli).

Oltre ai 13 + 13, il menu prosegue con una selezione di highball e di long drink, e con un bottled cocktail da 100 ml prodotto a marchio Paszkowski che è possibile sia consumare in loco sia portare a casa. Interessante, infine, la possibilità di ordinare direttamente bottiglie di distillati, servite insieme a vari soft drink, da consumare in compagnia al tavolo, ascoltando con piacere l'eco chantant di questo Caffè storico che – con i suoi 120 anni – dimostra di sapersi accompagnare bene al passo con la Storia.

Valrhona lancia il cioccolato senza burro di cacao aggiunto

Valrhona presenta Confection 80%, cioccolati senza burro di cacao aggiunto. La nuova linea, con soli due ingredienti, è stata studiata per ripieni, mousse, creme e gelati

Nel mondo del cioccolato arriva il cioccolato senza burro di cacao aggiunto. A lanciare la nuova linea Confection 80% è la francese Valrhona. Pensati per garantire un’intensità unica, questi cioccolati rispondono alle esigenze specifiche degli artigiani, offrendo una lavorazione perfetta per ripieni, mousse, creme e gelati. Con una lista di ingredienti ridotta all’essenziale, solo fave di cacao e zucchero, garantiscono sapori autentici e una lavorazione semplificata.

Perché nascono i cioccolati senza burro di cacao

I cioccolati di copertura, indispensabili per applicazioni come il modellaggio e le tavolette, non sono sempre ideali per altre lavorazioni. Confection 80% nasce per offrire un’alternativa specifica e mirata per ganache, creme e altre preparazioni che non richiedono la fluidità del burro di cacao. L'azienda di Tain l'Hermitage ha sviluppato questa gamma per soddisfare le richieste degli artigiani che cercano cioccolati intensi, con meno ingredienti e massima versatilità. Grazie all’80% di fave di cacao, ogni referenza regala infatti un profilo aromatico puro, che valorizza la creatività degli chef pasticceri.

Sostenibilità e valorizzazione dei territori

La sostenibilità è un pilastro della filosofia Valrhona e si riflette nell’intero processo produttivo della gamma Confection 80%. In Madagascar, la collaborazione con la piantagione Millot, attiva da oltre 30 anni, ha permesso di sviluppare pratiche agroforestali innovative, come la piantumazione di alberi da ombra per migliorare la biodiversità e garantire la stabilità economica dei produttori. In Ghana, l’impegno educativo di Valrhona ha portato alla costruzione e ristrutturazione di scuole, offrendo a oltre 1.600 studenti nuove opportunità formative. Progetti simili in Ecuador e Repubblica Dominicana puntano alla conservazione delle varietà di cacao locali e alla diversificazione delle colture. Questi interventi non solo rafforzano le comunità locali, ma si integrano perfettamente con la missione di Valrhona di produrre cioccolati di altissima qualità rispettando l’ambiente e le persone.

La gamma Confection 80%

La gamma Confection 80% comprende quattro cioccolati distintivi, ciascuno caratterizzato da un profilo aromatico che riflette l’essenza del territorio di origine. Il Madagascar 80% si distingue per le sue note di frutti rossi aciduli, grué tostato e una leggera amarezza. L’Équateur 80%, invece, offre un viaggio nel cuore dell’Amazzonia, con le sue sfumature amare e vegetali, arricchite da spezie dolci. Il Ghana 80% si caratterizza per le dolci note di vaniglia, frutta secca tostata e cacao. Infine, il République Dominicaine 80% offre un profilo aromatico più morbido, con note acidule di frutta matura e cacao delicato.

Non c’è niente da scherzare?

«Cosa cerca il cliente quando entra al bar?». È un’ottima domanda da farsi, ma per seconda. Perché la prima deve essere: «Come faccio a farlo entrare?».
Chi imbrocca entrambe le risposte, non avrà bisogno di chiedersi «Come faccio a farlo tornare?» perché ci penserà da solo il cliente a ripresentarsi (volentieri) alla porta.

Un cliente che, ci dicono le ricerche di mercato, è oggi sempre più cauto e selettivo nelle scelte. Perché i soldi che ha in tasca, che sono meno di quelli che vorrebbe avere, li vuole spendere bene. Nel senso di uscire soddisfatto dall’esperienza. E per fare una buona esperienza, nel bar dove va “deve succedere qualcosa”. Qualcosa di piacevole, di coinvolgente, che lo faccia uscire meglio di come è entrato. Più sollevato, più gratificato; esagerando: più felice.

E allora il bar diventa un luogo di sostanza: dove quello che conta, oltre a offrire cibi e bevande che non lesinano sulla qualità (le scelte da “braccino corto” mai come oggi sortiscono l’effetto boomerang) è la capacità di offrire una parola antica tornata moderna: ospitalità.


Con un coté moderno che si chiama sostenibilità. Questa volta nel senso di fare meno cose, ma meglio. Non per francescanesimo, ma per realismo. Anche per la necessità di fare i conti, sempre più spesso, con meno persone dello staff di quelle che occorrono. E che devono riorientare l’attenzione da quello che stanno facendo (nel bicchiere, nel piatto) alla persona per la quale lo stanno preparando.

Non è più tempo di orpelli, di sofisticatezze estreme, di menu senza fine. Non diciamo “poco ma buono”, ma “non troppo, ma eccellente”.

Il mercato si divide in maniera sempre più netta tra chi lavora troppo poco e chi non riesce ad accontentare tutti. Questione di fortuna? «La fortuna è un dividendo del sudore. Più sudi, più diventi fortunato» è una delle frasi celebri di Ray Kroc, uno dei fondatori di McDonald’s.
Sudore, anche qui, inteso come sostanza. Quella cerebrale, che spinge a studiare come fare sempre meglio. E quella dei contenuti della relazione con il cliente.

Ma è richiesta più attenzione anche alle sostanze. Da maneggiare con cura. Nel cibo, è tempo di eliminare l’etichetta di “alternative” a tutte le scelte che sempre più persone fanno di rinunciare a questo, quello o quell’altro qualunque sia il motivo. Semplicemente, devono far parte del menu.

Nel beverage, va tenuta in seria considerazione (e adeguatamente soddisfatta) la tendenza di un numero crescente di giovani a ridurre o eliminare il tenore alcolico dai loro bicchieri. E il giro di vite dato dalla recente revisione del codice della strada contribuirà a rafforzare la tendenza.

La buona notizia è che il bar resta un luogo di riferimento per le persone di ieri e di oggi. Un luogo e un’esperienza a cui non si rinuncia a cuor leggero. Soprattutto se chi è dall’altra parte del banco è capace di trasformarlo in un “luogo del cuore.

Seguire i locali anche dopo la consegna delle chiavi, con l’aiuto dell’AI: la proposta di Localiarreda

Con le partnership con TeamSystem, Foodcost in Cloud e Think Up, Localiarreda propone un servizio che va oltre la progettazione del locale

Offrire un servizio chiavi in mano, che non comporti solo la progettazione, ma anche servizi post-vendita, che seguano l'attività anche dopo la consegna del locale, con l'aiuto delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale: la cassa, la gestione dei costi, gli aspetti di comunicazione e marketing. È questa la direzione intrapresa da Localiarreda, azienda romana leader nella progettazione e restyling di locali commerciali, con un occhio in particolare al mondo dell'horeca.

Andrea Nonni, ceo e fondatore di Localiarreda

Per Andrea Nonni, ceo e fondatore di Localiarreda, è un win-win: «Per noi è importante che un locale di cui abbiamo curato il restyling funzioni, non ci interessa solo fare un bel locale, se poi non è frequentato dai consumatori. La fortuna del locale in questione, alla fine, è un buon biglietto da visita anche per noi».

In un evento di formazione e networking a Roma, Nonni e la sua squadra hanno presentato le recenti partnership messe a segno dall'azienda e che si rivolgono al settore horeca, con l'obiettivo di agevolare la gestione del lavoro, dei costi e delle risorse, attraverso software innovativi e l'utilizzo dell’intelligenza artificiale. La prima è la piattaforma di TeamSystem che digitalizza il registratore di cassa: Cassa in Cloud. Un software utile per gestire pagamenti come scontrini fiscali e fatturazione elettronica. Uno dei vantaggi di Cassa in Cloud è anche quello di poter dematerializzare il cartaceo, con fatture e scontrini digitali, ed è funzionale anche per servizi di delivery e asporto. Foodcost in Cloud è il secondo sistema che è stato presentato ed è un Restaurant Management Control System, che si va a integrare con le soluzioni di Cassa in Cloud. «Rappresentano un po’ un binomio - dice Vincenzo Liccardi, Ceo & Founder di Foodcost in Cloud -. I due sistemi funzionano bene uniti perché dobbiamo immaginare Cassa in Cloud un po’ come il front-end della nostra attività, lo strumento che vende e che manda tutti i dati a Foodcost in Cloud, che è il back-end». In questi sistemi sono integrate funzioni di intelligenza artificiale, capaci di "caricare" i prodotti, estraendo i dati dalle fatture. Questo aiuta per esempio a creare sistemi di etichettatura automatici, oppure alert che avvisano di un cambio prezzo o di un errore in fattura.

Terza opzione offerta da Localiarreda è quella legata alla comunicazione e al marketing, con la collaborazione con Think Up, azienda che si occupa di creare contenuti social, progetti di grafica, organizzazione di eventi, foto shooting e video. Un esempio di come si possono utilizzare queste funzioni è il format social lanciato da Localiarreda in stile Locali da incubo, con la guest dell’influencer TheMinoo. Attraverso un ciclo di "puntate" realizzate per Youtube si racconta la ristrutturazione di attività prima, durante e dopo il lavoro di Localiarreda, con un taglio giovanile.

Assenzio, menu e idee chiare: la fine d’anno di Norah was Drunk

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Niccolò Caramiello e Stefano Rollo, proprietari del Norah di Milano
Il locale di Lambrate, a Milano, svela la nuova lista cocktail e presenta un prodotto proprio, lo stesso che sta consolidando l’identità di questo locale ormai punto di riferimento nel quartiere e nella città

Il prossimo gennaio la boa dei tre anni di apertura, in questi giorni novità e riflessioni. Norah was Drunk, in Milano, chiude il 2024 innanzitutto con un nuovo menu. La carta del «bar di quartiere con respiro internazionale», come racconta Stefano Rollo, patron insieme a Niccolò Caramiello, parte dai nuovi signature: «Manca di un vero tema, che noi riteniamo essere più una perversione estetica, quasi limitante per gli strumenti del barista. La lista è un puzzle di quello che piaceva a noi quattro (il team conta anche di Francesca Mannina e Sebastiano Sergio, ndr), con Niccolò che ha tirato le fila per una maggiore eterogeneità e varietà di soluzioni». Grande attenzione ai cocktail da aperitivo, pallino di Rollo, con twist su classici che siano «familiari e facili da raccontare, non per risparmiare tempo ma per mantenere immediatezza, leggerezza, comfort».

Il Romantico a Milano è per esempio un Americano che combina il retrogusto riconoscibile del Cynar con i toni più umami del chimichurri, mentre il Peter Rabbit è un Negroni bianco con distillato di mela e lavato al burro (primo esperimento di fat washing in assoluto per il locale) e camomilla. «Per altri cocktail siamo partiti da una preparazione particolare, come nel Volver, per il quale Francesca ha realizzato un’infusione di huacatay, la menta nera sudamericana, cui abbiamo aggiunto una chicha fatta in casa».

Restano le sezioni dedicate ai Martini e ai best seller del locale, «che ancora raccolgono il 60% delle vendite. Ricette come il Menage a Trois con vodka e cordiale di lemongrass, e il Tea Smash con gin e sciroppo di tè allo zenzero, sono i più richiesti sin dal primo menu a gennaio 2022». Trenta cocktail in tutto, inclusa la categoria divenuta marchio di fabbrica: quella dei drink all’assenzio, prodotto bandiera del bar, tanto da portare il team a creare la propria ricetta.

L’assenzio targato Norah

Asteroid è infatti il nome dell’etichetta di assenzio targata Norah, prodotta dalla distilleria cesenate Breaking Booze: «Il nome deriva dalla famiglia delle asteroidee cui appartiene l’artemisia, l’erba necessaria perché l’assenzio sia assenzio - prosegue Rollo -. Abbiamo commissionato il nostro specifico perché in miscelazione serve un tenore alcolico più basso rispetto ai 70° che si trovano generalmente (per disciplinare l’assenzio deve rientrare in Abv 40°-75°). Abbiamo curato gli ingredienti, il nome e l’estetica con un’etichetta pop, fumettistica, che si lega alle grafiche dei menu di questi anni, coinvolgendo il disegnatore Lorenzo Colangeli (gli artisti coinvolti in passato erano stati Stizzo e Luca Font)».

Da usare “alla vecchia maniera”

Una novità in un momento storico che Rollo fotografa piuttosto chiaramente, soprattutto per quanto riguarda il mercato di Milano. «Il fatturato si è attestato al ribasso in questo ultimo anno – racconta -. La ristorazione è al -30% da aprile/maggio a oggi, per ragioni di macroeconomia chiare a tutti. Si vedono locali che adottano politiche di scontistica e prezzo che all’estero sono ben conosciute, ma in Italia sono associate a idee di bassa qualità (vedi formule aperitivo), oppure un taglio dei costi, che possono coinvolgere la gestione dei social, il personale, aperture extra (molti aprono alla domenica per il mese di dicembre). Noi siamo riusciti a tenere stabili i prezzi, rimaniamo su una media di 10/12 euro, ma è indubbio sia un periodo piuttosto intenso».

Asteroid potrà arrivare anche su altre bottigliere? «Non abbiamo idee di mercato perché non esiste un vero e proprio mercato per l’assenzio. Abbiamo cinquanta bottiglie per le nostre necessità per i prossimi mesi, anche perché la produzione può essere rapida. Sarà “esportato” presso alcuni bar amici suggerendo loro di usarlo alla vecchia maniera, sporcando il bicchiere del Sazerac, magari con uno spoon per un Absinthe Martini, un Obituary. In realtà è un’operazione che vediamo più didattica che commerciale».

Minimarket, il secret listening bar nel cuore di Palermo

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La cocktail room del Minimarket di Palermo (foto: Caterina Fisichella per Palermo Cocktail Week)
Dalla porta-scaffale di un piccolo negozio di alimentari in piazza San Carlo si accede al locale ideato dai fratelli Bellavista: uno speakeasy hi-fi Listening bar con cucina, che reinventa la notte palermitana con un tocco internazionale, ma senza perdere le radici siciliane

A Palermo, la notte si reinventa con un tocco internazionale, dove passato e futuro si incontrano. Nel cuore del centro storico, in piazza San Carlo, nasce Minimarket, il primo secret listening bar del Sud Italia. Un luogo che sembra uscito dalle metropoli più audaci, ma che respira l’identità della città. Ideato dai fratelli Bellavista Daniel, Greta e Priscilla – Minimarket è una scommessa avanguardista, ma con una profonda anima territoriale e che attinge a piene mani alla tradizione nipponica dei jazz kissa anni Cinquanta, dove la musica si trasformava in esperienza grazie a impianti hi-fi di qualità straordinaria.

Dietro la porta-scaffale

Tutto è ammantato da una sottile forma di anonimato, della serie - “Da fuori non sembra”. Immaginatelo. All’esterno si vede un’insegna rossa con la scritta “minimarket”. All’interno un piccolo negozio di alimentari dove è realmente possibile acquistare generi di prima necessità, dalla pasta agli assorbenti, come da tradizione. Ecco, questa piccola bottega nasconde l’accesso a un luogo unico. Si accede da una porta-scaffale (è uno scaffale vero con tanto di prodotti) e per entrare bisogna conoscere una parola d’ordine e un prodotto da richiedere alla cassa.

Oltrepassata la porta, si entra letteralmente in un altro mondo, dove design e acustica si fondono. Tre sale all’insegna del calore e dell’intimità per un intrigante viaggio sensoriale: la cocktail room dalle superfici specchiate, la saletta relax avvolgente e, infine, la listening room, cuore pulsante del locale. Qui, un impianto poderoso, composto dai mitologici giradischi Technics SL 1200 icona del djing, amplificatori McIntosh e casse Klipsch regalano un’esperienza d’ascolto senza pari. Rosso, verde e nero dominano gli ambienti, evocando minimalismo ed eleganza.

Cucina e cocktail in dialogo con il territorio

Minimarket è anche cucina, chiaramente innovativa, grazie all’executive chef Lorenzo Muratore e al giovane Alberto Ferrara. I piatti, definiti “lista della spesa”, sono pensati per valorizzare le materie prime siciliane con tecniche di ispirazione internazionale. Le tapas, servite spaziano da fusion territoriali a ricette globali, puntando sempre sull’essenza dei sapori.

La mixology è affidata a Francesco Di Verde e Umberto Cangelosi, che firmano una drink list in continua evoluzione. Ogni cocktail trae ispirazione da un ingrediente da mettere nella lista degli acquisti al minimarket. Non può mancare L’olio nuovo, per esempio, che dà origine al cocktail composto da vodka, olive, vermut e bitter. E le patatine? Ecco che si trasformano nel cocktail Lime&Pepe Rosa, tequila, pepe rosa, agave, acido citrico e lime. E i mandarini freschi? Quelli conducono all’omonimo cocktail con bitter bianco, vermut, mandarino e soda. Sono solo alcuni esempi di una drink list particolare, che attinge ai prodotti alimentari della spesa, tra stagionalità, tipicità territoriali (come i mandarini siciliani), e richiami internazionali.

Atmosfera futuristica e accogliente

Da Minimarket ogni dettaglio, dagli arredi alle luci, è stato curato per evocare un’atmosfera futuristica e accogliente. Il progetto mescola materiali innovativi e tradizionali, dai marmi rossi di Castellammare agli specchi e all’acciaio satinato, creando un dialogo tra passato e presente. «Volevamo che il nostro secondo progetto nascesse a Palermo – spiegano i Bellavista -. È una città con tanto potenziale, pronta per accogliere una nightlife più audace e raffinata». Il concept riflette un’idea di ospitalità moderna, dove la convivialità si intreccia con il piacere di ascoltare musica. Con Minimarket, Palermo si inserisce in una rete di locali che non sono solo luoghi di ritrovo, ma veri e propri simboli di una cultura urbana globale. Mentre in città emergono nuove mode, il progetto dei Bellavista punta a durare nel tempo, regalando agli ospiti un’esperienza che li trasporta a Londra, Parigi o New York, senza mai perdere il legame con le radici siciliane. Minimarket sembra essere una delle grandi novità del 2025 perché, come dicono loro, non tutto quello che cerchi è sugli scaffali.

“I due italiani perduti in Messico”, Cristian Bugiada e Roberto Artusio lanciano la loro docu-serie sul Messico. Presto su Bargiornale TV

La prima proiezione in un cinema di Perugia della docu-serie nata dai viaggi dei due bartender de La Punta nella patria di tequila e mezcal

Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila, mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave, il Messico non lo considerano solo una destinazione turistica, ma lo vivono come una continua scoperta, un arricchimento continuo che espande le loro conoscenze viaggio dopo viaggio. Una vera e propria storia d'amore, quella con la patria di tequila e mezcal, che comincia a portare i suoi frutti: un documentario sul Messico dal titolo "Los dos italianos perdidos en Mexico - La Punta documental", già in parte montato, con cui i due bartender stanno per uscire sul grande schermo, in forma di docu-serie, che presto verrà pubblicata anche sul canale Bargiornale.Tv: un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque e della pianta dell’agave.

«Il 5 dicembre, al cinema Postmodernissimo di Perugia ci sarà la prima assoluta, con le prime tre di 6-7 puntate della nostra docu-serie - annuncia Roberto Artusio -. Sono pillole da poco più di 20 minuti, che vogliamo proporre in un format tutto nostro, aggiungendo la degustazione di distillati di agave fra una proiezione e l'altra».

L'idea della docu-serie nasce da una parte per un'esigenza, anzi un'urgenza, di comunicare e di cominciare a dare una forma al lungometraggio, suddividendolo in macro-temi. Le prime due puntate della serie sono dedicate a "Ciudad de México", e vanno a esplorare la complessità di una città come Città del Messico, dove vivono oltre 9 milioni di abitanti e che oggi è uno dei palcoscenici della miscelazione più importanti, con punte di eccellenza come l'Handshake Speakeasy che è appena stato eletto miglior bar dell'anno dalla classifica The World's 50 Best Bars. A Perugia sarà inoltre proiettata una terza puntata inedita della docu-serie, dal totolo "El viaje a Puebla".

L'intervista a Roberto Artusio

Perché avete scelto questo format?

La scelta di ridurre in puntate il documentario è un modo per rendere più fruibile un lavoro più esteso, salvando dei pezzi che sarebbero andati perduti nel montaggio. Inoltre questa formula di visione e degustazione fa parte degli eventi che abbiamo messo in piedi per festeggiare i dieci anni del progetto La Punta e può essere vista come un format riproducibile in qualsiasi città. Vogliamo che il pubblico sia coinvolto anche attraverso il gusto, inoltre ci saremo noi a raccontare in prima persona, spiegare, rispondere alle domande sul Messico e sugli spirits. Iniziamo da Perugia, ma ci stiamo già muovendo in altre dimensioni, a cominciare naturalmente da Roma, dove abbiamo la nostra sede.

Il motto è: «Non si può separare il Messico dal mezcal», cosa vuol dire?

La docu-serie mescola sia l'aspetto tecnico, con una parte esplicativa di produzione dei distillati di agave, sia l'aspetto romantico, ovvero il rapporto che abbiamo instaurato con Messico. La domanda ricorrente che facciamo alle persone è “che cosa vuol dire essere messicani”, ognuno ha la sua risposta ma abbiamo notato che viene fuori un’identità ricorrente, che segue un filo comune. C'è la parte azteca, la parte magica e spirituale dei curanderos, la parte umana dei produttori di agave.

Quali sono le caratteristiche di questi ultimi?

Chi è venuto in Messico rimane completamente affascinato dall’umanità e dalla personalità di questi produttori. In Messico c’è una unbranded community, che mantiene i prodotti di qualità al giusto prezzo, senza andare né a deprezzarli né a sovrapprezzarli.

In questa linea si inseriscono le grandi aziende della bar industry, che distribuiscono le etichette messicane e che oggi stanno vivendo un momento di boom.

Siamo i creatori dell’International Paloma Day e abbiamo un po’ dato il “la” alla drink strategy di molte aziende, orientata a far emergere tequila e mezcal attraverso cocktail come questo o il Margarita. Il drink è un percorso, è il primo passo per i neofiti per avvicinarli alla purezza del distillato. Quelli fatti con agave sono distillati che non invecchiano in botte, non c’è quella fascinazione legata ai percorsi di degustazione classici, a cui i nostri palati sono stati abituati da whisky e rum. Sono distillati dalla spigolosità estrema, che passano per la terracotta e in cui il terroir fa la differenza. Il nostro lavoro, da dieci anni e più è raccontare tutto questo e anche il documentario va in questa direzione.

 

La nuova drink list di Argot Prati, la prima del nuovo bar manager Livio Morena

Un debutto dedicato alla cultura Pop, con cocktail che fanno da sponda al food, nel locale street all day long della famiglia Argot

Il bar di oggi secondo Livio Morena, un bar Pop, ovvero popolare e diretto. Un format perfettamente rappresentato dall'Argot Prati, street bar in zona Prati a Roma, a un passo dal Palazzaccio, di cui Livio Morena è il nuovo bar manager. A volerlo al timone è stato il team di soci di Argot, capitanato da Sirio Di Francesco, che spiega come l'arrivo di Morena sia stato il culmine di un percorso di crescita per questo locale.

«Il progetto Argot Prati - racconta Di Francesco - nasce sulla base dello speakeasy di Campo dei Fiori, in una versione diurna. Il focus è sempre stato sui cocktail, ma in questo caso, avendo un'apertura all day long, non potevamo trascurare la parte food. Anche su questo abbiamo lavorato per migliorarci anno dopo anno, un percorso culminato con l'arrivo di Manuel Nardo, un ragazzo di 25 anni che ha girato parecchio, e la cui ultima esperienza è stata da Cracco in Galleria. Non potevamo non proseguire in questa direzione senza implementare il reparto cocktail, così abbiamo chiamato Livio».

Benché abbia bisogno di poche presentazioni, ricordiamo chi è Morena: classe 1979, da vent'anni dietro a un bancone, Livio nasce a Maratea ma giunge presto nella capitale, dove entra in quel dream team leggendario che è stata la squadra del fu Micca Club. Il passo successivo è il Caffè Propaganda: era lì quando nel 2016 ha rappresentato l’Italia alla finale mondiale delle Bacardi Legacy Global Competition. E ancora, sempre al fianco di Patrick Pistolesi, nel 2018 si è reso protagonista della nascita del Drink Kong, dove ha ricoperto il ruolo di bar manager. Pochi mesi fa è uscito dalla compagine del bar numero uno in Italia per la classifica World's 50 Best Bars (n.33), prendendosi qualche mese di riflessione. «Erano più di vent’anni che non mi fermavo - racconta Morena -, avevo bisogno di una pausa e di dedicarmi un po' a me stesso, ai progetti che mi frullano in testa, a mio figlio che non avevo ancora avuto il tempo di godermi. Dopo attenta riflessione, sono entrato con entusiasmo nella squadra di Argot Prati. È un gioiellino che è già aperto da quasi cinque anni, con un format fresco, agile, ma ricercato: questo mi ha affascinato. E aveva un bancone con uno staff già rodato ma con il bisogno di una guida, quindi sono entrato in gioco io».

Livio Morena, a destra, con Mauro Fogante e Simone D’Ingiullo

Il riferimento è a Mauro Fogante e Simone D’Ingiullo: «Due bravi barman, che mi hanno accolto con la voglia di imparare e lavorare insieme». Con loro Morena ha costruito la nuova drink list, che verrà presentata fra pochi giorni e di cui ci dà un'anteprima. «L'ho chiamata Pop non solo pensando alla Pop Art, ma a tutto ciò che significa un bar popolare, con un respiro di quartiere, ma anche internazionale. Pop è una parola palindroma e tutti i cocktail hanno nomi palindromi. Il palindromo ha un suo equilibrio, con una centralità: nel caso del drink è il punto di equilibrio fra l’ospite e chi viene ospitato».

Per Morena la nuova cocktail list vuole essere un omaggio ai suoi primi vent'anni di bar: «Miscelazione diretta, perché qui non c’è un laboratorio, seguendo la mia linea di minimalismo, ovvero drink essenziali, senza garnish e un ritorno al ghiaccio in cubetti classico. Inoltre ho rimesso in linea le coppe Martini vecchio stile per fare il Martini. Qui tutto deve essere comprensibile».

Comprensibile quindi classico? «Più che ai classici ci siamo ispirati a categorie di classici, giocando sul twistare anche qualche drink meno noto come il Corpse Reviver, il Bamboo e il Japanese Ice Tea. Molti highball e una media alcolica molto bassa, la maggior parte dei drink si attestano sugli 11 gradi Abv». Per la parte grafica la promessa è una grande esplosione di colori. Staremo a vedere.

Dall’orto al bancone: un’esperienza tutta senese al Castello di Casole

Castello di Casole Head Bartender 2. Credit Andrea di Lorenzo
Credit foto: Andrea di Lorenzo
Oggi parte del circuito Belmond, la tenuta storica del decimo secolo sorge sulle colline senesi. Dai suoi giardini arrivano le materie prime che si trasformano nei piatti e drink del ristorante e del lounge bar dell'hotel: una celebrazione della Toscana a chilometro zero

Il Castello di Casole è una tenuta storica del decimo secolo oggi parte del circuito Belmond Hotel. Sorge sulle colline di Casole d'Elsa (Si) e con i suoi 1700 ettari è una delle proprietà più estese d’Italia. Restaurato da poco, il Castello ha un programma enogastronomico curato da Tommaso Ondeggia, già bar manager dell’Atrium Bar di Firenze. A ospitare i locali del Castello, il ristorante Tosca e il cocktail lounge Bar Visconti è il cuore stesso della struttura medievale, anch’esso ristrutturato.

La biodiversità protagonista dei giardini

Nei giardini del Castello di Casole, dal quale provengono le materie prime per i piatti e i drink dell'hotel, la biodiversità è protagonista, con centinaia di varietà di ortaggi, frutti ed erbe aromatiche che si affiancano ai prodotti di produzione propria già esistenti nella tenuta, come il vino, l'olio d'oliva e il miele. Dall'ingresso del Castello gli ospiti possono percorrere un sentiero fiancheggiato da cipressi per raggiungere gli orti, scoprirne le modalità di coltivazione e degustare gli stessi ingredienti destinati alla preparazione dei piatti del ristorante e dei cocktail del bar.

Tommaso Ondeggia, premiato come console dell'ospitalità italiana con l’Order of Merit (il riconoscimento attribuito a chi si è distinto nel mondo del bar, ideato dal decano del settore Danilo Bellucci), è arrivato al Castello di Casole lo scorso febbraio e ci ha parlato del legame tra i giardini e il programma di ristorazione della proprietà Belmond. «Stiamo lavorando per realizzare quello che possiamo considerare sia un giardino botanico sia un orto, con ingredienti freschi che possono essere utilizzati direttamente dall'executive chef Daniele Sera e dallo chef Michele Raggi al ristorante Tosca e dal bar manager Alessio Onida al Bar Visconti – racconta Ondeggia -. Ci avvaliamo della guida esperta di uno specialista che gestisce meticolosamente l'orto, assicurando un perfetto allineamento con la stagionalità dei suoi prodotti. Un'attenta ricerca permette poi di individuare le note aromatiche, tra cui quelle fresche, balsamiche, amare, dolci, salate, speziate e i profili gusto-olfattivi insoliti, ideali per valorizzare al meglio ogni creazione in cucina e al bar».

Piatti e bevande che celebrano la Toscana

“L'orto del Castello” del Belmond Hotel è un angolo dove la natura regala nutrimento, trasformandosi in piatti e bevande che celebrano la Toscana. Il Bar Visconti, con i suoi eleganti marmi e le pareti affrescate, offre un'atmosfera pensata per favorire la convivialità. Il bar manager Alessio Onida ha condiviso con noi la filosofia dietro l’offerta drink del bar, ispirata alle colline che circondano il Castello di Casole e finalizzata a esaltare le eccellenze regionali: «Il nostro approccio enfatizza la regionalità, sia in cucina sia al bar. Per questo motivo abbiamo esplorato a fondo i migliori ingredienti per cocktail che la Toscana ha da offrire».

La sezione della drink list I Classici in Toscano reinterpreta in chiave locale, e quindi con distillati regionali, i classici che hanno definito la storia della mixology italiana e internazionale. «Per esempio, l'Ameriano, di cui abbiamo volutamente omesso la “C”, ci lega alla nostra lingua locale. La toscanità della ricetta è data dal Bitter Amaranto e dal Vermouth riserva 2PR della Distilleria Elettrico & Figli di Livorno – spiega Onida -. Oltre ai distillati e ai liquori toscani, tutto ciò che utilizziamo proviene dal territorio e, in molti casi, dal nostro orto. Uso i limoni dei nostri alberi, raccogliendoli io stesso tra un drink e l'altro, e le botaniche e i prodotti del nostro giardino sono regolarmente utilizzati per sciroppi e infusi fatti in casa».

Con radici fortemente radicate nelle tradizioni agro-alimentari toscane, il Castello di Casole è un'autentica tenuta agricola che invita i suoi ospiti a vivere la terra, dando loro la possibilità di apprezzare concretamente il significato di “chilometro zero” con creazioni gastronomiche e drink freschi e originali.

La ricetta

Ameriano di Alessio Onida

Credit: Riley Harper

Ingredienti:
45 ml Vermouth riserva 2pr di Livorno, 45 ml Bitter Amaranto di Livorno, splash di soda Toscana
Tecnica:
build
Guarnizione:
fetta di arancia, scorza di limoni dell’orto del Castello, uno squeeze di essenza di cedro Toscana
Bicchiere:
tumbler basso, cubetti di ghiaccio

Hibiki 40 Year Old al vertice mondiale dei premium whisky

HIBIKI 40 Year Old di House of Suntory
House of Suntory ha presentato a Milano Hibiki 40 Year Old, ottenuto miscelando i whisky invecchiati di tre diverse distillerie del gruppo. Nell'occasione è stata allestita una vasta area dedicata negli spazi food de La Rinascente di piazza Duomo, seguita da una degustazione cocktail con abbinamenti creati per l'occasione dallo chef Carlo Cracco nel suo raffinato ristorante di Galleria Vittorio Emanuele. I prodotti House of Suntory sono distribuiti in Italia da Stock Spirits.

La distillazione di cereali era diffusa in Giappone a livello artigianale già nell'Ottocento, ma è solo nel 1924 che viene allestita la prima distilleria dedicata alla produzione di whisky secondo la tradizione scozzese, distilleria capostipite del Suntory Group. La località prescelta dai due soci fondatori, Shinjro Torii e Masataka Taketsuru, fu quella di Yamazaki (vicino Kyoto) per la bontà delle sue sorgenti d'acqua.

Dopo aver rallegrato solo i consumatori giapponesi per lunghi anni, grazie alla vittoria conseguita nel 2001 nel concorso internazionale Best of The Best, i distillati di cereali giapponesi si posero all'attenzione mondiale per la loro indubbia qualità ed eleganza di gusto, scalando le classifiche di vendita internazionali, anche con distillati invecchiati, raggiungendo il traguardo di ben quattro nomination come Distiller of The Year all'International Spirits Challenge di Londra.

Controllo dell'invecchiamento dei whisky che comporranno il blend Hibiki 40 Years Old

Considerato il campione della categoria dei japan whisky invecchiati, la limited edition Hibiki 40 Year Old (solo 400 esemplari per tutto il mondo) è stata di recente presentata a Milano dal distributore Stock Spirits Group in un apposito e scenografico spazio espositivo nella zona food dei magazzini La Rinascente di piazza Duomo, chiamando lo chef Carlo Cracco a proporre degli speciali abbinamenti gastronomici nel suo elegante ristorante nella vicina Galleria Vittorio Emanuele.
A completare la scenografia dei prodotti House of Suntory erano presenti altri speciali prodotti di House of Suntory,  Roku Gin, Toku Whisky e Haku Vodka.


Motivo di ulteriore richiamo è stato il banco allestito con un'artista giapponese in kimono che ha mostrato come esercitare lo shodo, l'arte della calligrafia per ideogrammi giapponese.

In lingua giapponese il termine Hibiki (Risonanza) vuole onorare l'armonia tra la Natura e le Persone attraverso l'arte della miscelazione ispirata al giusto equilibrio. Hibiki 40 Year Old è il risultato della miscelazione di premium whisky diversamente invecchiati per almeno 40 anni, prodotti negli impianti di Yamazaki, Hakushu e Chita di House of Suntory.

Morbido, pulito e ricco di sfumature, il dorato distillato si caratterizza per aromi di nespola giapponese, scorze di limone secco e chiodi di garofano, mentre al palato si evidenziano sapori di miele di acacia e fico secco. Non poteva mancare una giusta attenzione per la confezione: la bottiglia in vetro trasparente cristallino è caratterizzata da 30 sfaccettature ed è decorata con il tradizionale metodo maki-e che utilizza polvere d'oro o argento su superfici laccate, intarsi in madreperla e lacca d'oro. Realizzata con 12 tipi diversi di legno giapponese, la scatola è composta da 12 facce ispirate ai mesi dell'anno, con disegni di fiori ed erbe.

Degustazione al ristorante di Carlo Cracco

Solo una selezionata schiera di operatori professionali ha potuto intervenire alla speciale degustazione di Hibiki 40 Year Old presso il vicino ed esclusivo Café Ristorante Cracco in Galleria, prima in purezza, poi miscelato in versione highball (con soda e ghiaccio) seguendo le indicazioni di Valentina Simonetta (Direttore mkt Stock Spirits Group), Veronika Zennikova (Brand Manager House of Suntory) e Nicolò D'Andrea (Brand Ambassador House of Suntory). A seguire una serie di gustose proposte del famoso chef Carlo Cracco come paninetti con lo sgombro e risottino con le lenticchie.

In arrivo la gamma Tsukuriwake Limited Edition 2024

Accanto a un campione dei whisky invecchiati come Hibiki 40 Year Old, House of Suntory sta lanciando la gamma Tsukuriwake Limited Edition 2024, altri quattro whisky limited edition come Yamazaki Golden Promise, Yamazaki Islay Peated Malt, Yamazaki 18 Years Old Mizunara, Hakushu 18 Years Old Peated Malt.

Gamma Whisky Tsukuriwake Ltd Edition 2024

 

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