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L’effetto farfalla e il caffè al bar

La frase più famosa di Edward Lorenz, matematico e meteorologo americano fondatore della teoria del caos, recita: “Può il battito d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?” Oggi potremmo attualizzarla così: può una (mancata) pioggia in Brasile provocare un terremoto nei bar italiani?

Ma andiamo con ordine: il mondo del caffè è in forte fibrillazione. Il costo della materia prima non è mai stato così alto negli ultimi 40 anni. A gennaio, l’indice composito dei prezzi del caffè, secondo l’Ico (Organizzazione Mondiale del Caffè) ha registrato un +75% rispetto al gennaio 2024.

Le ragioni? Un misto di realtà e di fantasia (leggi speculazione). La realtà sono i cambiamenti climatici: la siccità ha colpito contemporaneamente Brasile e Vietnam, i due maggiori produttori di caffè al mondo.
Gli effetti sul mercato già si vedono anche da noi, con il fallimento dei primi broker del caffè verde e lo stato di crisi di alcune torrefazioni.

I listini delle torrefazioni nel 2024 hanno registrato i primi ritocchi, che in alcuni casi hanno superato l’euro al chilo. Nel 2025 gli adeguamenti saranno ancora maggiori. Inevitabile un adeguamento del prezzo della tazzina al bar, già ritoccato verso l’alto lo scorso anno, che potrebbe arrivare ai 2 euro (come, peraltro, è già avvenuto in Paesi come Francia o Spagna).
Un bene? Un male? Dipenderà da come verrà fatto, oltre che dal quanto. Innanzitutto c’è il contesto generale, che parla di un potere d’acquisto in calo per i consumatori (-7,9% negli ultimi 5 anni). Ergo: ogni aumento dei prezzi va ben ponderato, ben comunicato, ben giustificato.

Ma del contesto generale fa parte anche il fatto che gli avventori dei bar sono sempre più attenti nelle scelte, oltre che più informati e più consapevoli. Tradotto: i clienti “di bocca buona” sono una categoria a rischio estinzione.
Un elemento nuovo, per i gestori dei bar, è che la forbice di prezzo tra i caffè di primo prezzo e quelli di qualità si è ridotta di molto. In altre parole: continuare a scegliere un caffè di scarsa qualità non è più un risparmio significativo. Sempre ammesso che fosse un risparmio e non una scelta poco lungimirante.

Ecco allora che, se aumento del prezzo della tazzina dovrà essere, non andrà sprecata una grande occasione. Quella di chiedersi con maggiore consapevolezza rispetto al passato quale caffè scegliamo di servire ai clienti. E come scegliamo di servirlo. Non potendo più servire un caffè scontato (nel senso di “a un prezzo irrisorio”), non si potrà nemmeno più “darlo per scontato” (della serie: “Ma sì, uno vale l’altro”).

L’auspicio, quindi, è che il battito d’ali di una farfalla in Brasile (o in Vietnam) faccia alzare la qualità della tazzina del caffè al bar in Italia.

Prezzo del caffè alle stelle, adesso che succede alla tazzina?

tazzine caffè
No, non c'è davvero il pericolo che le tazzine restino vuote. Però l'escalation dei prezzi del caffè spinge le caffetterie a ripensarsi nel profondo
Il caffè c'è, ma il prezzo è in balia dell'incertezza (e di dinamiche finanziarie). Il settore vive una crisi senza precedenti, con un rincaro della materia prima che tocca il +300% dal periodo Covid. Abbiamo chiesto a tre esperti di spiegarci che cosa sta succedendo e come deve reagire il barista. Spoiler: deve studiare business e saper cogliere l'occasione

Ci siamo fatti contagiare da chi, come Davide Cobelli, monitora quotidianamente il prezzo del caffè e ne dà testimonianza su Instagram. Occhi puntati sui siti che danno in tempo reale le quotazioni delle materie prime: mentre scriviamo (5 marzo) l'arabica brasiliana quotata alla borsa di New York è a 8,93 dollari al chilo. «A gennaio 2020 era a 2,25 dollari al chilo», ricorda Cobelli. È un aumento di oltre 6 dollari al chilo, quasi il 300%, che coinvolge anche la robusta (quotazioni alle stelle sul mercato finanziario londinese). Un'impennata epocale.

Un mondo nuovo

Se ne parla dallo scorso anno, tra analisti che non vedono un rapido stop dell'escalation e trader e torrefattori intimoriti da un mondo nuovo. Un mondo in cui il prezzo della materia prima è diventato improvvisamente pesante nella composizione del costo dell'espresso. In parte questa spinta inflazionistica è arrivata sul banco: secondo Assoutenti nel 2024 il prezzo medio della tazzina al bar in Italia ha raggiunto 1,21 euro, con un aumento del 18% rispetto al 2021. Sullo sfondo, la voce di tanti baristi che chiedono uno sforzo di settore per portare il prezzo più su, chi a 1,50, chi a 2 euro.

Strategie per il rilancio

Non vogliamo trasformare questo piccolo approfondimento in un dibattito sul prezzo dell'espresso, ma provare a riassumere le ragioni e le dinamiche dell'escalation dei prezzi e la strategia che gli esercenti dovranno implementare in questo "mondo nuovo".

Perché sale il prezzo del caffè

Quella del prezzo del caffè è una dinamica simile a quella che abbiamo visto con tante altre materie prime nel quinquennio post pandemia. Un'azione combinata di diversi fattori. Guerre e tensioni geopolitiche, sofferenza lungo le catene di approvvigionamento, container che costano improvvisamente cinque volte tanto, porti chiusi, rotte delle navi cargo più lunghe: c'è più difficoltà nel movimento delle merci, e si paga. Ma queste forze sono sullo sfondo.

caffè piantagione raccolta

Il consumo globale sale

C'è anche più domanda di caffè, specie in Asia. Secondo il più recente rapporto dello United States Department of Agriculture (dicembre 2024), il consumo di caffè in Cina è aumentato di quasi il 150% negli ultimi 10 anni e si prevede che raggiungerà i 6,3 milioni di sacchi (da 60 kg) nel 2024/25. Con una produzione nazionale che si aggira intorno ai 2 milioni, la crescente sete di caffè si soddisfa con l'import per la maggior parte. Nell’ultimo decennio, le importazioni totali di caffè in Cina sono quasi triplicate. Vietnam e Indonesia erano inizialmente i primi fornitori, poi superati da Brasile e Colombia.

Ok la Cina, ma il consumo globale? Si prevede un aumento da 5,1 milioni di sacchi, per toccare quota 168,1 milioni, con le maggiori crescite in Unione Europea, Stati Uniti e Cina (appunto). Anche la più recente indagine dell'International Coffee Organization (datata dicembre 2023) stimava una crescita del 2,2% per l'anno 2023/24, con i Paesi non-produttori a dare il maggior contributo alla crescita della domanda

L'offerta è in preda all'incertezza

Intanto il caffè subisce anche uno shock negativo di produzione? Ni. Più che altro, subisce l'incertezza. E l'incertezza fa diminuire le scorte e stressa i prezzi. Sempre dal report dello United States Department of Agriculture (dicembre 2024): la produzione mondiale di caffè per il periodo 2024/25 è di 6,9 ​​milioni di sacchi in più rispetto al periodo precedente, per arrivare a quota 174,9 milioni. Crescita dovuta principalmente alla ripresa della produzione in Vietnam e Indonesia. Si prevedono esportazioni mondiali leggermente maggiori rispetto al 2023/24, con i guadagni di Vietnam e Indonesia che andrebbero a più che compensare la riduzione di spedizioni dal Brasile.

Però, c'è un però: il report attesta qualche sofferenza nella produzione. In Brasile, a causa di siccità e alte temperature durante il periodo di sviluppo e maturazione dei frutti, le rese di arabica e robusta sono scese al di sotto delle proiezioni iniziali. C'è una importante correzione nel report: rispetto alle ultime stime di giugno 2024, la produzione globale è scesa di 1,2 milioni di sacchi. Cos'altro va giù? Le scorte: si prevede che le scorte diminuiranno di 1,5 milioni di sacchi per arrivare a quota 20,9 milioni. Erano intorno ai 37 milioni nel 2020/21.

Meno rese, meno persone

Ci spiega Davide Cobelli, consulente, proprietario di Garage Coffee Bros e - tra le altre cose - ex coordinatore nazionale Sca: «Il caffè sta subendo sempre di più gli effetti del cambiamento climatico. Vale sia per l'arabica che per la robusta. Stiamo parlando di piante che hanno un delicato ecosistema di riferimento e l'innalzamento delle temperature unito a più frequenti fenomeni di siccità causa problemi di produzione. In aggiunta, in tanti Paesi produttori si assiste alla migrazione della popolazione verso le città, a discapito delle aziende agricole. Ricordiamo che degli aumenti beneficia una parte della filiera del caffè e chi specula sul prezzo, e che i soldoni non vanno certo a finire nelle tasche dei farmers. C'è meno forza lavoro per curare coltivazioni e raccolte».

«Il caffè c'è»

Andrea Matarangolo, consulente esperto di caffè con una lunga esperienza proprio nel commercio di caffè crudo, smonta l'idea che tutte queste tensioni possano aver generato una crisi di offerta così forte da causare una tale escalation dei prezzi (ricordiamo quel +300% dal 2020 che citavamo in apertura). «Il caffè c'è», dice. Può avere meno raccolta uno specifico Paese in uno specifico anno, ma si trovano sempre le alternative. Siccità in Brasile? Va bene, io sto dirottando clienti su altre origini con caratteristiche simili al caffè brasiliano, con prezzi anche inferiori in qualche caso. Io resto convinto che il climate change possa influenzare i raccolti con una resa minore, ma non stiamo parlando di una dinamica che può influenzare così tanto il prezzo del crudo. È una questione di speculazione finanziaria, di grandi fondi di investimento che stanno realizzando soldi a palate».

Può fermarsi, questa pazza corsa al rialzo? Di nuovo Cobelli: «A maggio arrivano le prime stime di raccolto dal Brasile che si chiuderà a luglio, riferimento per l'arabica. A ottobre/novembre quelle del Vietnam, riferimento per la produzione di robusta. Se saranno buone, potrebbe essere un bene per il mercato e si potrebbe raffreddare il prezzo. Il timore? Che nel frattempo, in Italia, dove siamo costretti per tradizione culturale e problemi congeniti a tenere il prezzo del caffè al bar piuttosto basso, ci si ritrovi più deboli sul mercato. E che si finisca con l'abbassare la qualità pur di riuscire ad approvvigionarsi a prezzi bassi».

«Nel frattempo è crisi nera come non si era mai vista, perché tantissimi torrefattori e crudisti piccoli e più esposti finanziariamente chiuderanno nel 2025», prevede Andrea Matarangolo. «Le torrefazioni non possono alzare di colpo il prezzo, perché trovano ostruzionismo da parte del mondo bar». Ed ecco che siamo finiti dove ci aspettavamo: al banco.

barista genericoChe cosa può fare il barista

«Come risolvi un aumento di prezzo di approvvigionamento? Vendendo qualcosina in più, ma soprattutto vendendo meglio», dice Matarangolo. «Cioè differenziando l'offerta, non basando il business del bar sul prezzo basso, ma sulla qualità alta. Per fare tutto questo, non puoi essere un improvvisato, ma devi investire in formazione tecnica e formazione sulla vendita, rivedere le procedure». Una provocazione, sempre dell'esperto giramondo: «Metti un banco bello ma non "firmato", che costi un po' meno e che permetta di lasciarti risorse per investire in formazione dei dipendenti e in strumentazione». Nel mirino torna la pratica di farsi finanziare macchinari e fornitura insieme dal torrefattore.

Gianni Tratzi di Mezzatazza Consulting ha seguito e accompagnato nel mondo del caffè di qualità un centinaio di locali, tra indipendenti e piccole catene, negli ultimi cinque anni. «Che cosa fare sul fronte retail in questa situazione? Studiare business!», dice. «Se hai in mano una materia prima che di colpo è più preziosa, devi sapere che cosa stai usando, come trasformarla, quanta usarne e come venderla. Perché per quanto tu voglia alzare il prezzo del caffè, non puoi farlo di botto. Perdi markup sul caffè al banco perché costa troppo di più la fornitura? Lo recuperi da un'altra parte, svecchiando la proposta di bevande caffè e introducendo pezzi di offerta nuovi. Un esempio: introducendo il filtro, con un prezzo di 3 euro, si arricchisce il menu con una proposta che è ad alto margine, perché il costo in tazza si può stimare in 50 centesimi. È una bevanda con tempi di consumo lunghi, facile da abbinare a una proposta food dolce o salata (alzando così lo scontrino), che il consumatore non conosce e quindi svincolata dalla tradizione rigida che caratterizza l'espresso». Una novità da scoprire. Un menu della caffetteria da ripensare.

Test, valutazione, decisione

Con un processo ponderato, però, e non con un cambio di rotta drastico. «Suggerisco sempre di procedere con una sequenza di test e valutazioni, per correggere il tiro piano piano. Inserisci un nuovo alimento, lo provi, vedi se funziona, vedi se cambiarlo o se toglierlo. Allestisci diversamente il banco o il corner caffè, concedi al nuovo assetto un periodo di prova, monitora e vedi se e cosa cambiare», spiega Tratzi. Sempre in un'ottica di miglioria che fa bene al business, a vendere di più e meglio.

Allora, siamo nel mezzo delle tenebre o c'è una piccola luce a dare speranza? «C'è che questa, secondo me, è una fase preziosa. Una fase in cui lo schiacciamento verso l'alto del mercato può imporre a tutto il settore di guardarsi allo specchio e dirsi che è ora di cambiare». In meglio, naturalmente.

La voce dell’Africa al bar in una guest night al Moebius: «Serve più supporto dai brand»

L’incontro con Front/Back di Accra (Ghana) e Funky Monkey di Diani Beach (Kenya) racconta di un continente in fermento, anche se i riflettori restano bassi

L'Africa lontana dagli stereotipi, dai villaggi turistici, dalle ritrosie culturali è pronta al grande salto nel mondo dell'ospitalità che conta. O meglio, che non la sta contando adesso e commette un enorme errore: la guest night organizzata dal Moebius di Milano lo scorso febbraio è stata un'occasione per ascoltare musica del Sud del mondo, ma soprattutto farsi raccontare il bar che avanza dove non c’era fino a poco fa.

Dal Regno Unito, Hal McRitchie Pratt e Oli Prev sono approdati a Diani Beach, sulla costa a sud di Mombasa, in Kenya, dove hanno aperto Funky Monkey a metà 2022: un cortile ombreggiato da enormi palme, un ibrido tra cultura keniota e sapori internazionali che unisce cocktail bar (Hibiscus Ginger Mezcalita venduto a secchi), ristorante e locale di musica dal vivo, oggi uno dei punti di riferimento dell’ospitalità locale. Il tempo ha dato loro ragione: «Ci eravamo stabiliti in Kenya già da qualche anno, avendo così la possibilità di testimoniare come i palati del luogo si stessero evolvendo: si è passati rapidamente da richieste dolci e mainstream, all’utilizzo di ingredienti di qualità e soprattutto a una maggiore comprensione della miscelazione, in generale».

L’Africa, tutta, è la nuova frontiera del bar d’alto livello, con un’incredibile fertilità da entrambi i lati del banco, che non vede l’ora di esplodere: «C’è voglia, sia tra i professionisti che tra i consumatori, di fare un ulteriore passo in avanti, ci si rende conto che i locali di alto livello sono lì: c’è finalmente maggiore disponibilità economica nei grandi centri, per cui si ricercano l’esperienza, la qualità. I prodotti più noti sono disponibili senza problemi adesso, i bevitori li conoscono e questa è una grande chiave di volta, perché noi possiamo giocarci, sperimentare, spingere».

C’è fermento, dunque, ma la strada è ben lunga. Manca soprattutto il supporto dei brand: «Ci rendiamo conto i nostri volumi siano inferiori rispetto a quelli di altri mercati, ma sarebbe importantissimo avere più sostegno: la presenza dei brand garantisce più formazione. Solo per dirne una, in Kenya abbiamo professionisti più giovani che non hanno mai provato una cucina estera, per cui abbiamo più difficoltà a emergere. Ed è così un po’ ovunque, in Africa».

Dal lato opposto del continente, a Ovest, per esempio: al Moebius era ospite anche il Front/Back di Accra, capitale del Ghana, aperto dal frontman Kojo Aidoo nel 2017. «Abbiamo bisogno di opportunità - dice -. E le aziende devono prestare più attenzione a partire dalle basi, basti pensare agli ostacoli che incontriamo per viaggiare. A noi servono sei mesi per ottenere un visto». Eppure il contesto si sviluppa, si evolve, soprattutto cresce: Front/Back è un members club, simbolo della qualità che avanza prepotente. «Africa is rising, è chiarissimo. Abbiamo tutto da sempre, siamo una destinazione turistica, abbiamo solo bisogno di maggiore esposizione. E si badi, non è certo solo dai visitatori che generiamo il maggior volume: la comunità di appassionati locali è enorme».

L'atmosfera è vibrante, il Ghana è la patria di eventi travolgenti come il Detty December, celebrazione di fine anno che coinvolge l’intera popolazione: forte ovviamente del patrimonio di ingredienti locali pressoché introvabile altrove, per qualità e varietà. Front/Back, nello specifico, ha addirittura uno spirits corner arricchito di distillati di frutti a chilometro zero, come mango o ananas, che già solo in etichetta dimostrano la ricerca che qui si porta avanti. Occhio al futuro, quindi, perché è dietro l’angolo: a partire dall’Accra Bar Week and Bar Show del prossimo 5-10 agosto: «È la nostra occasione».

Credit foto: Julie Couder

Al Pastificio San Lorenzo di Roma la nuova drink list firmata Nausica Vitali

Classici da riscoprire e cocktail dedicati alla gastronomia romana nella nuova carta del locale romano, che punta anche sulla sezione bar food

Una telefonata di Federico Tomasselli: «Vieni al Pastificio, ti devo far conoscere una persona». Stiamo parlando del Pastificio San Lorenzo di Roma, realtà consolidata in cui Tomasselli fa base, fra le altre attività che cura.

La persona è Nausica Vitali, che da qualche mese è diventata bar manager di questo locale del quartiere San Lorenzo, che miscela sapientemente un’ottima proposta beverage, sia sul versante cocktail che su quello vino (della stessa famiglia è anche il Vinificio), e una altrettanto interessante cucina. Benché giovane, Nausica di strada ne ha già fatta parecchia, essendo passata nella sua carriera da banconi prestigiosi, come quello del Jerry Thomas e del Sips a Barcellona. Aveva voglia di tornare nella Capitale e così Federico l’ha presentata e fatta entrare nella squadra del Pastificio, con tutta l’intenzione di valorizzare ancor di più il lavoro del reparto miscelazione.

Il primo risultato di questo felicissimo innesto è la prima drink list firmata da Nausica, che ha strutturato una carta solida, senza troppi fronzoli e con una dichiarata attenzione ai classici.

Quattro le categorie di drink che spaziano dal classico al contemporaneo. La prima, chiamata Deja booze è una selezione di cocktail immortali, dal Bloody Mary all’Espresso Martini, con solo qualche piccola attenzione tesa a modernizzarli: proprio quest’ultimo è l’esempio lampante, essendo realizzato con un caffè estratto in cold brew di Aliena Coffee Roasters. Poi nella sezione Classic & contemporary drinks si va a riscoprire qualche twist on classic magistrale, come il White Negroni di Wayne Collins (trovate la storia, raccontata da Stefano Nincevich, nel numero di Bargiornale di marzo). E ancora qualche Special, fra cui la selezione di Martini della casa.

Poi vengono i sei signature pensati da Nausica, con un occhio alla cultura gastronomica romana. Fra questi un drink dedicato ad Apicio, personaggio della Roma Antica, scrittore, gastronomo e cuoco, che è considerato il primo autore di un libro di ricette della storia: per lui Nausica ha pensato un viaggio Roma-Bordeaux, per scoprire come si combina bene con il Gin e il Sauternes, il “vino meraviglioso” della ricetta di Apicio, oggi riscoperto da Garbata Spirits of Rome (Conditium Paradoxum). E ancora una rivisitazione della ricetta del Cardinale, drink nato ai piedi di via Veneto, o un impressionante gastro-cocktail che va a riprendere con rara eleganza la ricetta della torta Ricotta e visciole.

Accanto alla proposta cocktail, Tomasselli e Vitali ci presentano un’altra novità nel reparto bar food: per il bancone e l’aperitivo, accanto alle proposte del ristorante, è stata studiata dalla cucina del Pastificio una carta dedicata in esclusiva a chi vuole stare nella zona bar, fermo restando che nulla vieta di pescare anche dalla carta del ristorante. «Con la cucina - spiega Tomasselli - ci siamo divertiti a pensare a una serie di proposte veloci che possano essere mangiate con facilità, anche con le mani».

Ostriche a parte, la carta del bar food del Pastificio, che promettono cambierà spesso, riscopre vecchie ricette come le uova tonnate, stuzzica con delle crocchette di baccalà, stupisce con un Pan brioche con patè di fegatini rustico al punto giusto. «Poche proposte, che vogliamo cambiare spesso, anche in base alla stagione, e che ci servirà a strutturare un’idea che da un po’ mi frullava nella testa e che presto vedrà la luce: organizzare qui al Pastificio dei cocktail party.

Astronomia: il secret bar di Napoli che miscela i segni zodiacali

Una porta rosa nascosta nel retro della "merenderia" Gaaastronomia porta a questo speakeasy partenopeo, in cui i cocktail sono ispirati ai segni zodiacali

Si accede aprendo una porta rosa nascosta nel retro di Gaaastronomia, una gastronomia, appunto, o “merenderia”, come si definisce, che propone prodotti prevalentemente campani, da acquistare e da utilizzare per farcire panini. La sera l’atmosfera si trasforma e varcando quella piccola porta una sfilata di scalini conducono da Astronomia, il nuovo secret bar di Napoli. Luci soffuse, arredamento pop e un’aria misteriosa e sensuale fanno da preludio a quello che si trasformerà in un’esperienza interattiva. Sviluppato su 90 metri quadri con 54 sedute disponibili, Astronomia e Gaastronomia sono il risultato di un’idea di tre soci, Matteo Russo, Raffaele Persone e Luca Esposito già conosciuti nel panorama della mixologia napoletana per Audioteca, il listening bar di San Giorgio a Cremano.
Da Astronomia il format si basa sui segni zodiacali, interpretati in 12 signature. «Il nome stesso - spiega Matteo Russo, uno dei fondatori - è un invito a guardare oltre ciò che è visibile all’occhio umano, oltre il possibile, per fare spazio a ciò che è ignoto e ancora tutto da scoprire».

Il menu ce lo descrive Manuel Falconi, 38 anni, bar manager di Astronomia: «È rappresentato da una serie di carte, custodite in un cofanetto, dove su ogni carta troveremo il nome del segno e del cocktail, al centro il bicchiere in cui verrà servito, e sotto la dicitura ascendente che riporta in auge i grandi classici un po’ dimenticati che hanno una connessione nel gusto con il drink».
Prima di addentrarsi nella scelta del cocktail (in media intorno ai 14 euro), a ogni ospite viene servito un drink analcolico di benvenuto, solitamente un infuso per preparare il palato. Una volta aperto il cofanetto le carte vengono disposte sul tavolo. Gemelli è un cocktail rappresentato da due mini drink serviti in coppetta, con sapori opposti (dolce vs piccante), che si completano a vicenda. «Non esiste, in questo caso, un ordine di bevuta - spiega il bar manager - ci piace lasciare l’ospite libero di sperimentare». L’ascendente in questo caso viene rappresentato dal drink Ultima Palabra. Interattivo e instagrammabile è il cocktail dedicato al Toro, che viene servito in un bicchiere in 3D che raffigura appunto la testa di Toro con le corna da cui esce del fumo. Un twist sul Negroni, dal sapore avvolgente. Nella lista anche 4 cocktail che riprendono figure leggendarie di Napoli, fra cui il Munaciello e Partenenope (20 euro). Quest’ultimo, servito in un bicchiere 3d che raffigura una fontana dalle cui bocche esce il cocktail, è dedicato all’iconica sirena ed è stato creato per una bevuta in condivisione.
Tutti i cocktail vengono accompagnati dal menu food in sette proposte che provengono da Gaaastronomia, fra cui un tagliere misto, la bruschetta del salumiere, un tris di mini bun e la merenda della nonna, ovvero pane con olio della Masseria Coviello, sale e pepe (6 euro). Piatti semplici, non troppo elaborati, che si sposano bene con la drink list.

Roma Whisky Festival: prodotti rari e da miscelazione a confronto

Giunta alla tredicesima edizione, la manifestazione romana ideata da Andrea Fofi ha premiato le migliori etichette, fra cui un whisky italiano

In futuro il mercato del whisky si dividerà sempre di più fra due grandi macrosettori: da un lato quello premium, con imbottigliamenti vintage che si collegano al mondo delle aste e dei prodotti rari, dall’altro, quello destinato alla miscelazione. Parola degli organizzatori di Roma Whisky Festival, Andrea Fofi in testa, che da ormai tredici anni sono l'anima della manifestazione per appassionati e addetti ai lavori che si tiene annualmente nella capitale (quest’anno l’1 e 2 marzo).
Per chi appartiene alla prima categoria, segnare i seguenti nomi di etichette, le bottiglie vincitrici del premio Whisky & Lode, frutto della selezione che annualmente viene compiuta tramite un blind tasting condotto da un panel di esperti. Per la categoria Best Scotch Whisky, la medaglia d’oro è stata ottenuta da Caol Ila 2011 Berry Bros. & Rudd (11yo single cask single malt scotch whisky, con un tenore alcolico di 54,6% vol., distribuito da Pallini): un whisky Islay dal caratteristico stile torbato, con note affumicate e sentori speziati sul finale. Per la sezione Best Cask Strength, sul podio è salito Wolfburn Cask Strength (single malt scotch whisky, sherry and bourbon cask con un tenore alcolico di 56,9% vol., distribuito da Spirits&Colori): qui i profumi del toffee e caramello incontrano il gusto dolce del cioccolato al tartufo, il tutto reso intenso da sentori di fumo di torba. Infine, un whisky italiano è stato premiato come Best World Whisky: Erètico 7yo della distilleria Psenner (Finest Italian single malt whisky aged in grappa & Gewürztraminer cask, con un tenore alcolico di 47% vol.), le cui note sono un mix di vaniglia, mandorle, noci e uva passa, che al palato si presenta con il gusto dolciastro del caramello e i resti speziati e legnosi con un finale un po’ vinoso, dati dall'affinamento in botti ex grappa e Gewürztraminer.
Sessanta gli espositori presenti alla manifestazione, giunta alla tredicesima edizione, mille le etichette provenienti da tutto il mondo, 15 masterclass e circa 6mila visitatori nazionali e internazionali. «Il Roma Whisky Festival - racconta Andrea Fofi ideatore e fondatore della manifestazione -, nonostante la sua propensione al consumer, vede una forte partecipazione del mondo trade. Sono molti gli operatori del settore, dal bar owner, al bartender, ai distributori, ai buyer che, soprattutto durante la giornata di domenica, hanno preso parte alla manifestazione per avere una visione non solo su quelle che sono e saranno le tendenze del mercato del whisky, ma anche per provare e conoscere etichette e bottiglie che poi magari porteranno nei loro locali».
Fra le novità dell’anno l’ampliamento dell’area dedicata ai Brown Spirits con prodotti che condividono con il whisky una relazione di processo, di produzione e di natura, fra cui cognac, armagnac, rum e brandy. Inaugurata nel 2024, l’area vintage è una piccola private room dedicata alla degustazione di bottiglie rare, che mette insieme pezzi da collezione acquistati da Fofi durante le sue numerose ricerche. Macallan Sherry Oak 10yo del 1990, Rosebank 17yo del 1991, e un Clynelish proveniente da un imbottigliatore indipendente, sono alcune delle collezioni di altissimo pregio. «Ogni anno - spiega Fofi - arricchiamo questa sezione con nuovi pezzi. Alcuni li acquisto grazie a soffiate di amici o nei mercatini, altri arrivano direttamente da collezionisti privati. Questo tipo di bottiglie è molto ricercato e di grande valore. Quest’anno, per esempio, abbiamo anche una selezione davvero unica che ci è arrivata da un collezionista privato che voleva vendere alcuni lotti». Come per ogni edizione non poteva mancare la bottiglia signature del 2025 a tiratura limitata: un Armagnac 17 anni. Imbottigliato nel 2008 si tratta di un Highland Single Malt non filtrato e invecchiato in botti di Bourbon per 17 anni, con una gradazione di 51,3 gradi.
Non solo whisky, il festival ha ricreato in diverse aree dello spazio espositivo il mondo che ruota attorno al distillato. Nell'area cocktail la drink list curata da Francesco Cimaglia e Daniele Gentili, rispettivamente bar manager e general manager di Oro Whisky Bar; in un’ala esterna è stata allestita una tasting room per degustazioni abbinate a sigari; al piano rialzato, il whisky è stato accompagnato da assaggi di cioccolato da un lato, e ostriche dall’altro. Infine, per completare l’esperienza, il corner dedicato alla birra: perché come vuole la tradizione scozzese un buon whisky si sposa sempre con una pinta di birra.

Carlos Bitencourt: «Continua l’espansione di Cafezal»

Il fondatore e ceo della caffetteria e torrefazione specialty, annuncia l'apertura del quarto punto vendita milanese. Un nuovo tassello nel piano di espansione di una realtà in continuo sviluppo, che con la Cafezal Academy è attiva anche nella formazione dei professionisti

Fresca vincitrice del Barawards Premio Bloom Specialty Coffee La San Marco Bar Caffetteria dell’Anno, Cafezal è una realtà in costante evoluzione. La caffetteria e torrefazione, tra le prime di coffee specialty a Milano, conta tre punti vendita tutti nel capoluogo lombardo, ai quali ad aprile, annuncia il fondatore e ceo Carlos Bitencourt, negli studi di Bargiornale Tv a Sigep 2025, si aggiungerà il quarto.

Nell’intervista con Andrea Mongilardi, vicedirettore di Bargiornale, Bitencourt racconta il mondo Cafezal, nel quale una parte importante è costituita dall’offerta formativa, con il progetto della Cafezal Academy che, partito nel 2022, eroga differenti tipologie di corsi dedicati ai professionisti e agli appassionati di caffè. Il fondatore esprime la sua visione sul futuro degli specialty: un futuro “più democratico”, dove accanto alla ricerca di caffè particolari, dai profili estremamente complessi, che caratterizza il panorama attuale, deve trovare spazio una proposta di caffè, sempre di altissima qualità, ma dalle caratteristiche più affini al gusto del consumatore italiano.

Campari Group chiude il 2024 con vendite per oltre 3 miliardi

Campari Group
Nonostante il contesto sfidante, le vendite del Gruppo hanno continuato a crescere del 2,4% lo scorso anno, trainate dalla corsa di aperitivi e tequila

Campari Group archivia il 2024 con un altro segno più alla voce vendite. Queste hanno toccato i 3 miliardi e 70 milioni, con un incremento organico del 2,4% sull’anno precedente, cha sale al 5,2% considerando i marchi distribuiti ma non di proprietà del Gruppo. La corsa delle vendite è dunque proseguita, sebbene a un ritmo inferiore a quella degli anni precedenti (leggi Altro boom di vendite per Gruppo Campari nel 2023), anche in un anno complicato a causa della volatilità macroeconomica e geopolitica e dall’altro  dalle cattive condizioni meteorologiche, che hanno interessato in particolare l’Europa, che hanno impattato sui consumi e sui canali distributivi degli spirit.

Un contesto complicato che ha fatto sentire i suoi effetti sulle performance della profittabilità del Gruppo, con il reddito operativo rettificato attestatosi sui 605 milioni, in calo del -2,5% su base organica, il margine operativo lordo rettificato a 733 milioni, salito dello 0,1% organicamente, e l'utile netto del gruppo pari a 202 milioni, in calo del -39%.

Ottimismo per il futuro

Risultati che comunque fanno guardare al futuro con ottimismo: per l’anno in corso il Gruppo prevede un incremento delle vendite organiche ancora moderato, con un miglioramento del trend nella seconda metà del 2025, per poi tornare, nel medio-lungo termine, a tassi di crescita medio-alti. «Dopo due mesi nel ruolo, sono felice di annunciare che Campari Group ha conseguito nuovamente risultati positivi e una sovraperformance rispetto ai competitor nel 2024, che è stato un anno sfidante – ha commentato il neo ceo Simon Hunt (leggi Simon Hunt è il nuovo ceo di Campari Group) -. Guardando al futuro, posso dire che, dopo un periodo di transizione nel 2025, rimaniamo molto fiduciosi nel continuo mantenimento di una sovraperformance nel lungo termine, sfruttando la forza dei nostri marchi. La nostra leadership negli aperitivi rappresenta un’opportunità in continua espansione che, insieme al tequila e al portfolio di spirit premium, possiede un potenziale anche per l’espansione geografica a livello globale».

Corrono gli aperitivi e il tequila Espolòn

Tornando all’anno passato, interessante è andare a vedere le performance dei vari brand. Molto positivo l’andamento dei marchi raccolti nella House of Aperitif (43% delle vendite del Gruppo), che hanno registrato un incremento delle vendite del 6%. Ottimi, in particolare, l’andamento di Campari, cresciuto del 9%, grazie soprattutto ai mercati di Brasile, Francia e Grecia, e Aperol, +5%, le cui vendite sono incrementate a doppia cifra nell’ultimo trimestre dell’anno, trainate dai mercati delle Americhe (sia Usa e Canada sia i mercati emergenti come il Brasile e il Messico) e da Germania, Grecia, Spagna e Australia. Solida la performance anche degli altri marchi.

Le vendite della House of Agave (10% delle vendite) sono salite del 10%, con Espolòn cresciuto del 14%, trainato dal mercato principale degli Stati Uniti, nonostante la base di confronto alta (2023 +36%) con un’accelerazione anche in nuovi mercati come Australia e Italia.  Gli altri marchi a base agave hanno registrato invece un calo del 14% a causa del focus sulla rapida crescita di Espolòn.

Frenata per i whiskey e i rum

Positivo anche l’andamento dei marchi della House of Cognac and Champagne (8% delle vendite), in aumento del 2%. Se più limitata è stata la crescita di Grand Marnier, 1%, influenzata dalle dinamiche di mercato altamente competitive negli Usa, decisamente migliori sono state le performance degli altri cognac e champagne che hanno registrato un incremento dell11%, guidate dalla solida crescita di Lallier +27% che ha compensato l’andamento di Bisquit&Dubouché. Mentre Courvoisier, acquisito a fine 2013, per il quale Campari Group sta sostenendo investimenti per il mercato Usa e sta definendo piani per il mercato Asia Pacifico, ha registrato vendite per 75 milioni.

In flessione del 6%, invece, le vendite dei brand della House of Whiskey and Rum (14% delle vendite).  Wild Turkey e Russell’s Reserve sono stati impattati dalla debole performance nel loro mercato principale, Stati Uniti e in Australia, compensando la crescita a doppia cifra in Giappone e in altri mercati europei, mentre gli altri whiskey hanno registrato un calo del 10% a causa di trend di categoria deboli. In calo del 5% anche il portafoglio di rum giamaicano, la cui frenata è una conseguenza delle difficoltà nella fornitura del prodotto causate dall’uragano dello scorso luglio.

Un piccolo arretramento, -1%, hanno registrato anche i marchi locali (25% delle vendite), principalmente per effetto del calo, -8%, di Skyy. A compensare le performance degli altri marchi la continua crescita di spumanti e vermouth +9%.

 

Martini rinnova bottiglia ed etichetta: torna la denominazione vermouth

Martini
Operazione rebranding per il marchio simbolo dell'aperitivo italiano. Ad aprile la nuova bottiglia, dal design ispirato a Torino, che riporta in etichetta la denominazione vermouth per Martini Rosso, Bianco ed Extra Dry. Arriva anche un nuovo signature e una campagna globale

Gruppo Bacardi punta forte sull’aperitivo, fenomeno globale e momento di consumo a più alto tasso di crescita in Italia. E lo fa con il rebranding del marchio iconico dell’aperitivo italiano: Martini. Un progetto di rinnovamento ad ampio raggio che prevede una nuova bottiglia per alcuni dei prodotti della storica casa di Pessione (Torino), ma che include anche una campagna marketing globale, il lancio di un altro signature drink e un programma esperienziale dedicato. Un’operazione pensata per accompagnare l'evoluzione dell'aperitivo, consolidare ulteriormente la posizione di Martini nel settore e conquistare le nuove generazioni di consumatori.

Partiamo dalla nuova bottiglia, che sarà disponibile dal prossimo mese di aprile. A vestirsi “di nuovo” sono le referenze Martini Rosso, Bianco ed Extra Dry, Fiero e la gamma di proposte a zero alcol Vibrante e Floreale, indossando un "vestito" dal design contemporaneo e distintivo, ispirato ai portici di Torino, a suggellare il legame tra il marchio e la sua città, che è anche la patria del vermouth.

Torna la parola vermouth

E a proposito di vermouth, altra novità non da poco è che la denominazione ricompare sulle etichette, anche queste innovate, di Martini Rosso, Bianco ed Extra Dry. Demominazione che era stata abbandonata quando la gradazione del Martini Rosso e del Bianco era stata abbassata al 14,4% in vol, inferiore alla soglia del 14,5% che per legge permette di classificare un vino fortificato come vermouth rosso o bianco (e anche rosè). Ora la gradazione è stata portata al 14,5% in vol per le due referenze, mentre quella dell’Extra Dry è rimasta pari al 18% (per i vermouth dry il grado minimo richiesto è del 16%).

Il nuovo intervento sulla gradazione è l’unico fatto sulla ricetta dei tre vermouth, prodotti secondo le formule, messe a punto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento e tenute rigorosamente segrete. Una tradizione che combina qualità e artigianalità e fedelmente rispettata dai master blender della casa, che nei suoi 162 anni di storia ne ha avuti solo 8 compreso l’attuale Beppe Musso, in Martini dal 1994.

Un packaging più green

Tornando alla bottiglia, nel suo sviluppo non è stato trascurato il tema della sostenibilità: il formato da 1 l è più leggero di 30 grammi (equivalente al 5% del peso totale) rispetto alla versione precedente, mentre la forma più snella permette di trasportare con ogni pallet 48 bottiglie in più da 75 cl (un aumento dell'8%), rendendo così più efficiente il trasporto e riducendo le emission di gas serra.

Le altre iniziative

Altri pezzi forti dell’operazione sono la nuova campagna di comunicazione globale e il lancio di un nuovo signature cocktail, il Martini Bianco Spritz. La prima, intitolata Martini Dare to Be, con le sue immagini colorate e vivaci vuole riflettere l’evoluzione delle occasioni di consumo e il passaggio dall’aperitivo serale a quello diurno.

Il secondo, che sarà presentato ufficialmente con l’arrivo della bella stagione, è una reintrepretazione dello Spritz leggera e dal sapore dolce-amaro, preparata con vermouth Martini Bianco, Martini Prosecco e soda e da servire guarnendo con menta fresca, fette di limone e fragola (in fondo all’articolo la ricetta completa).

Sempre in estate, infine, un’altra iniziativa riguarderà la Terrazza Martini a Milano, inaugurata nel 1958 e rimasta sempre uno spazio privato accessibile solo su invito. Il format esperienziale di eccellenza della Terrazza, fatto di drink iconici del marchio e tanto intrattenimento, sarà portato in altri spazi nelle principali città italiane ed europee, tra le quali Milano e Torino.

La ricetta

Martini Bianco Spritz


Ingredienti:
50 ml Martini Bianco, 75 ml Martini Prosecco, 25 ml soda
Preparazione:
build
Guarnizione:
menta fresca, fette di limone e fragola

Baritalia a Firenze il 24 Marzo. Registrati per l’ingresso gratuito

Riparte il tour di Baritalia. Appuntamento alle Serre Torrigiani, in via Gusciana 27. Ben 15 le Masterclass in programma. Registrati per ottenere l'ingresso gratuito
Il tour nella Penisola di Baritalia 2025 riparte da Firenze. Appuntamento lunedì 24 marzo alle Serre Torrigiani, in via Gusciana 27 a Firenze, dove verranno selezionati i primi 16 finalisti per la finalissima che si terrà il 24 novembre a Venezia. Primo appuntamento dell'edizione 2025, Firenze è un grande ritorno per il laboratorio itinerante di Baritalia, che era già stato sulle rive dell'Arno quattro anni fa e che riparte, non a caso, dalla culla del Negroni per parlare nuovamente di Back to Basics.
La campanella per i professionisti del bancone che parteciperanno a Baritalia Lab suona alle ore 9.00 alle Serre Torrigiani (via Gusciana, 27). Una location unica e scenografica, all'interno dello storico Giardino Torrigiani, che con i suoi sette ettari è il parco privato più grande d'Europa all'interno delle mura di una città. Una serra storica di 500 mq, che ospita rare specie di piante monumentali e tropicali, ma soprattutto un'offerta mixology che spazia fra classici intramontabili e twist all’avanguardia.

Baritalia Lab, le Masterclass, il Signature Bar

Come sempre ad attendere i partecipanti alla tappa c’è una ricca giornata di sfide e di masterclass, possibilità di confronto, incontro e networking.
Oltre alle challenge del Baritalia Lab, il pezzo forte della tappa di Firenze è il ricco programma di Masterclass, ben 15, dedicate alle tecniche di miscelazione. A salire in cattedra saranno esperti di fama nazionale e internazionale. Le lezioni saranno aperte e gratuite per tutti i professionisti che si saranno registrati all’evento.

Durante tutta la giornata presso il Signature Bar della manifestazione troverai i ragazzi di Serre Torrigiani, capitanati dal bar manager Lapo Scacciati, pronti a servire i cocktail unici delle aziende partner del nostro evento. Ospiti speciali della giornata, come giudici d'onore, saranno i protagonisti di alcuni dei migliori cocktail bar della scena fiorentina.

Il programma della giornata

Ore 9.00
Accoglienza e registrazione dei partecipanti
c/o Serre Torrigiani - via Gusciana 27 - Firenze

Ore 10.00-12.00
Baritalia Lab
La sfida – parte I
In collaborazione con Bonaventura Maschio, Compagnia dei Caraibi, Santoni

Ore 10.00
MASTERCLASS
L’Equilibrio perfetto: Orsini Soda e la mixology Made in Italy
A cura di Antonio Bisceglia e Mariano Cleri by Orsini Soda

Ore 10.30
MASTERCLASS
Wild Turkey e la storia del Bourbon
A cura di Riccardo Pennacchia by Campari Academy

Ore 11.00
MASTERCLASS
L’importanza del colore nella miscelazione e la matematica degli ingredienti
A cura di Terry Monroe by Marie Brizard

Ore 11.30
MASTERCLASS
Il premium quotidiano
A cura di Igor Tuliach by Gamondi

Ore 12.00
Blood Bitter: Il Bitter differente nella miscelazione contemporanea
A cura di Fabrizio Tacchi e Luca Della Valle by Caffo

 Ore 12.00-14.00
Baritalia Lab
La sfida – parte II
In collaborazione con Campari Academy, Marie Brizard, Montosco, The Organics by Red Bull

Ore 12.30
MASTERCLASS
I segreti dell’Ancienne Pharmacie
A cura di Danny del Monaco e Lindon Zulbeari by Ancienne Pharmacie

Ore 13.45
MASTERCLASS
Barcelò Rum - storie dominicane
Mancino & La scienza delle bolle Three Cents
A cura di Andrea Natalino, Elena Urbani e Martina Proietti by Coca-Cola Hbc Italia

Ore 14.30-16.30
Baritalia Lab
La sfida – parte III
In collaborazione con Alpestre, Ancienne Pharmacie, Gamondi, Orsini Soda

Ore 14.30
MASTERCLASS
Santoni Aperitivi Low-Abv
A cura di Luca Missaglia by Santoni

Ore 15.00
MASTERCLASS
La Rivoluzione importante: storia, liquori e botaniche
A cura di Domenico Dragone by Compagnia dei Caraibi

Ore 15.30
MASTERCLASS
Back to Basic... L’essenza in un gioco a due!
A cura di Daniele Gentili by The Organics by Red Bull

Ore 16.00
MASTERCLASS
Back to Origins: quando la mixology inizia dalla produzione
A cura di Matteo Di Ienno by GrosMarket

Ore 16.30-19.00
Baritalia Lab
La sfida – parte IV
In collaborazione con Caffo, Coca-Cola Hbc Italia, Three Cent

Ore 16.30
MASTERCLASS
Sale Maldon e spezie in miscelazione
A cura di Gian Maria Ciardulli e Terry Monroe by Montosco

Ore 17.00
MASTERCLASS
Aperitivo 2.0 – Squadra che vince non si cambia: i perché e i per come del miglior momento per bere
A cura di Steve Righetto by Bonaventura Maschio

Ore 17.30
MASTERCLASS
L’Alchimia di Alpestre: radici antiche, spirito contemporaneo
A cura di Walter Gosso by Alpestre

Ore 18.00
MASTERCLASS
L’aperitivo perfetto: un’esperienza di gusto
A cura di Carlo Sutto by Lanterna

Ore 19.30
Baritalia Lab
LA PREMIAZIONE
In collaborazione con Alpestre, Ancienne Pharmacie, Bonaventura Maschio, Caffo, Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, Gamondi, Marie Brizard, Montosco, Orsini Soda, Santoni, The Organics by Red Bull, Three Cents

Ospiti speciali della giornata
I GRANDI BARTENDER PROTAGONISTI DELLA SCENA TOSCANA

Martina Bonci, Daniele Cancellara, Marco Colonnelli, Simone Corsini, Simone Covan, Francesco De Rosa, Federico Diddi, Neri Fantechi, Francesca Gentile, Mosè Giordani, Marco Macelloni, Luca Manni, Claudio Mariottini, Sacha Mecocci, Denis Paonessa, Manuel Petretto, Elisa Randi, Edoardo Sandri, Lapo Scacciati, Antonino Sciortino, Nicola Spaggiari, James Todd

Maestri dell’arte bianca all’opera per i 150 anni di Molini Pivetti

Molini Pivetti Ciro Poppella
Ciro Poppella, Pastry ambassador di Molini Pivetti con la nuova creazione La Perla Nera
L'azienda ferrarese, specialista delle farine, ha festeggiato il prestigioso traguardo a Identità Milano con pizze gourmet e dolci innovativi creati dai grandi maestri dell’arte bianca

Pizza in tutte le sue sfumature e una novità assoluta firmata da Ciro Poppella. Sono questi gli ingredienti della presenza di Molini Pivetti a Identità Milano 2025, congresso di alta cucina dal 22 al 24 febbraio all'Allianz Mico di Milano. L'azienda ferrarese specializzata nella produzione di farine ha debuttato al congresso milanese in occasione dei suoi 150 anni dalla fondazione. E ha portato in fiera specialisti dell'arte bianca impegnati in show cooking e assaggi. Tra i protagonisti il pasticciere Ciro Poppella, famoso per il suo Fiocco di Neve. Pastry ambassador di Molini Pivetti, ha presentato un nuovo lancio: La Perla Nera. Un dolce scrigno con base di pasta frolla al cacao, ripieno di soffice crema di latte e caramello, copertura di cioccolato.

Show cooking degli artisti della pizza

Ma è stato soprattutto il profumo di pizza a caratterizzare lo stand di Molini Pivetti, dove si sono esibiti per esempio Valerio Iessi e Daniele Ferrara di I Borboni Pizzeria di Pontecagnano Faiano (SA) con la pizza al padellino provola e pepe, fatta con farina Incanto della Linea Special di Molini Pivetti, cotta al vapore e rigenerata in forno. O Salvatore Billi, famoso per i suoi food truck e i ristoranti Billis Maremma Bona, che ha creato un panino morbido all'interno e compatto all'esterno, usando la farina Professional Pizza Blu. Ma sono tanti i nomi che si sono alternati in fiera, proponendo la pizza in tante varianti: dalla classica italiana alla napoletana, fino a quelle alla pala o al padellino.

Tra loro Pietro Accardo (Villa Zuccaro, Taormina), Edoardo e Riccardo Ammendola (Antica Pizzeria Di Matteo, Napoli), Francesco Buono (Capri Blu, Castellammare di Stabia), Antonino Cafiero (Karma Pizza e Fritti, Pompei), Nicola Cesarano (Panoramica53, Terzigno), Alessandro Cirillo (Capri Blu, Torre Annunziata), Davide Costabile (Marrecreo Pizzeria, Roncadelle), Giuseppe D'Anna (Terra Mia, Modena), Gianluca e Toni Di Costanzo (Span, Bologna), Francesco Lettieri (Civico 9, Siderno), Felice Mellone (Concetto Partenopeo, Castellammare di Stabia), Giuliano Schiuma (Il Punto Pizza da Giuliano, San Pietro In Casale), Osvaldo Serra (Serra Pane e Cucina, Siderno) e Gennaro Tommasino (Bellini Ristorante Pizzeria, Napoli).

Farine di eccellenza e formazione

«Da anni Molini Pivetti è impegnata a supportare i professionisti dell'arte bianca e della ristorazione, non solo come fornitore di farine, ma come vero partner nel loro percorso di crescita», spiega Giulia Chessa, marketing manager di Molini Pivetti. «Il nostro obiettivo è affiancarli nel loro business attraverso formazione di alto livello, aiutandoli a sviluppare una conoscenza approfondita delle farine e delle loro applicazioni».

L'azienda, fondata nel 1875, propone tre linee di farine dedicate ai pizzaioli: la Linea Professional Pizza per la pizza classica italiana, la Linea Special per le pizze regionali, dalla napoletana all'emiliana sottile e croccante, e Linea Gran Riserva da filiera corta Campi Protetti Pivetti delle province di Ferrara, Bologna e Modena.

Rinnovato il sostegno di illycaffè al progetto Visite Donate

Cristina Scocchia, amministratore delegato illycaffè
Cristina Scocchia, amministratore delegato illycaffè
La Torrefazione triestina garantirà 1580 controlli gratuiti a Lilt - Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori - per la diagnosi precoce di tumori a persone fragili.

illycaffè sostiene il progetto progetto Visite DonateChi acquista un carnet di 10 caffè nei bar partner di illycaffè, dona un euro alla Lilt - Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori -: per il secondo anno consecutivo la Torrefazione triestina supporta il servizio di controllo gratuito per la diagnosi precoce di tumori, rivolto a persone in difficoltà economica e sociale. Lo scorso anno questa attività ha garantito mille prestazioni diagnostiche e specialistiche a Bari, Milano, Palermo e Roma; a queste città nell’anno in corso si aggiunge Trieste, mentre le visite aumentano a 1580.

La Lilt distribuisce i fondi ricevuti alle sue sedi locali, aumentando la disponibilità di visite oncologiche gratuite in tutto il territorio. Chiunque si trovi in una situazione di fragilità economica può fare richiesta e accedere a una visita gratuita.

La prevenzione è fondamentale, anzi, come sottolinea Luisa Bruzzolo, direttrice generale di Lilt Milano, «è uno dei regali più preziosi per le persone fragili, spesso costrette a mettere in secondo piano la propria salute. Ma la salute è un bene primario soprattutto per loro, perché garantisce autonomia e abilità lavorativa a cui non possono rinunciare. Grazie alle “Visite Donate” di Illy già 1.000 persone hanno beneficiato di visite ed esami di senologia, dermatologia, urologia, otorinolaringoiatria e ginecologia. Una di loro ha scoperto di avere una neoplasia al seno in fase avanzata e l’abbiamo aiutata a curarsi. Ogni giorno leggiamo commozione negli occhi dei pazienti, grati che qualcuno si prenda cura del loro benessere».

L’Associazione ha un team di assistenti sociali in contatto costante con le istituzioni, associazioni come Caritas e Opera San Francesco, che segnalano persone con codice di povertà, stranieri in difficoltà che necessitano di una visita oncologica, detenuti nelle carceri del territorio. Questo sistema garantisce possa fruire di questi interventi chi realmente ne ha bisogno e non può permettersi di aspettare o di sostenere il costo di un controllo.

L’iniziativa ha preso il via in punta di piedi lo scorso anno e ha avuto un grande successo: la prevenzione e soprattutto la salute garantiscono autonomia e abilità lavorativa a cui le persone fragili non possono rinunciare.

Questa consapevolezza ha spinto illy, che da sempre ha orientato le proprie strategie verso un modello di business sostenibile, a sposare il progetto, auspicando un allargamento delle aziende donatrici: «Ho sempre creduto che le aziende siano corpi sociali con un impatto diretto sul benessere delle persone ed è per questo che ci siamo uniti a Lilt in un progetto in cui crediamo profondamente - afferma Cristina Scocchia, amministratore delegato -. Il successo dello scorso anno ci ha spinti a rinnovarlo e ampliarlo anche quest’anno, nonostante il periodo difficile per il settore del caffè. Se altre aziende si unissero e ci seguissero su questa strada, potremmo aumentare il numero di visite e garantire ad ancora più persone in difficoltà l’accesso a controlli fondamentali per la salute. Insieme, possiamo fare davvero la differenza».

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