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Cedri, erbe e bollicine: la collezione 2025 di Tassoni secondo l’erborista selvatico

Tassoni perugini
Graziano Perugini, master herbalist di Tassoni, racconta il lavoro di ricerca e sperimentazione che sta dietro le ultime nate, e non solo, della collezione di mixer per la miscelazione dello storico marchio

Eccoci qui, dopo 12 anni, a bordo di una piscina sui Navigli. Con noi c'è Graziano Perugini, l'erborista selvatico, il master herbalist di Tassoni. Per chi scrive, un vero signore delle erbe, in impeccabile abito verde. L'occasione è la presentazione della Collezione 2025 di Tassoni al nuovo The Sanctuary Milan di via Valenza. In mostra (e al bar) ci sono le nuove star Tassoni analcoliche - Cedrata Zero, il Pompelmo Soda La Biologica, la Limonata La Biologica - e le nuove tendenze della mixology, come lo Zebra Striping: il consumo alternato di bevande alcoliche e analcoliche. Un po’ come dire "un sorso sì e uno no", ma con più stile e meno rimpianti il giorno dopo.

Sono passati tanti anni dall'ultima volta che ci siamo visti. Graziano, nel frattempo, ha continuato a lavorare tra i monti, immerso nelle erbe, nella ricerca e nella sperimentazione. Una passione, ma anche una scelta di vita.

In questi anni hai sviluppato diversi prodotti. Quali sono stati i passaggi più importanti?

«Il primo grande passo è stato nel 2014 creando le prime importanti novità di casa Tassoni, tra cui il Mirto in Fiore e il Fiore di Sambuco, quest’ultimo tuttora in produzione. All'epoca, con la vecchia proprietà di Tassoni, avevamo osato con una bibita ai fiori di sambuco, proponendo gusti insoliti come pesca e mandorla. Quando il Gruppo Lunelli (di cui fa già parte Ferrari Trento e altri brand del Made in Italy) ha acquisito l'azienda, ho sviluppato un'altra tonica, stavolta specificamente pensata per la miscelazione. La mia prima tonica, invece, l'avevo creata senza consultare bartender: era semplicemente quella che piaceva a me, senza chinino, con il quassio. Oggi si chiama Tonica Agrumi Mediterranei ed è ancora in produzione. Con il Gruppo Lunelli abbiamo iniziato a progettare una tonica in parallelo con un gin, Gin Superfine al Cedro Diamante, per garantire un perfetto equilibrio in miscelazione. Poi sono arrivate le due ginger: Ginger Ale e Ginger Beer, una Soda Water, che è stata la più semplice da realizzare. Infine, le ultime due nate: Pompelmo Soda La Biologica e Limonata La Biologica».

Creare un prodotto adatto alla mixology è molto diverso dal produrre una semplice bibita. Quali sono le regole fondamentali che segui?

«Sì, è molto diverso, perché quando sviluppi un mixer devi già immaginartelo miscelato. In fase di assaggio, spesso nemmeno lo proviamo liscio. Certo, all'inizio lo degusto puro per comprenderne le caratteristiche, ma il vero test è in miscelazione. Per esempio, quando creiamo una tonica, prepariamo innumerevoli Gin&Tonic fino a ottenere l'abbinamento perfetto. Le toniche, la soda al pompelmo rosa, sono pensate per specifici tipi di gin o tequila, ma devono anche essere versatili. Se non conosciamo quale spirit verrà usato, cerchiamo un equilibrio che funzioni con la maggior parte dei distillati. Un aspetto cruciale è la bolla: la carbonatazione è essenziale nella miscelazione, perché può esaltare o smorzare gli aromi. Anche il contenuto zuccherino gioca un ruolo chiave. All'inizio puntavamo sempre a ridurre lo zucchero il più possibile, ma in mixology non è così semplice: una bibita troppo leggera rischia di perdere carattere una volta miscelata. Lo zucchero non dà solo dolcezza, ma struttura e armonia agli aromi. Per il Pompelmo Soda La Biologica, ad esempio, abbiamo usato nettare d'agave per bilanciare la dolcezza».

E per la Cedrata Zero? Come siete riusciti a ottenere un prodotto senza zucchero che mantenesse la stessa piacevolezza?

«La Cedrata Zero è stata una vera sfida. Ci abbiamo lavorato per anni. Ho sperimentato a lungo. Abbiamo dovuto intensificare l’aroma del pregiato Cedro Diamante, aumentandolo del 30-40% per coprire eventuali retrogusti. Inoltre, abbiamo aggiunto pectine di limone, che hanno dato corpo alla bevanda, compensando l'assenza di zucchero. Il risultato finale è stato un prodotto che mantiene il carattere della Cedrata originale, ma senza zucchero e senza calorie».

Un lungo percorso di ricerca, che continua ancora oggi. Grazie Graziano!

Giuliana Giancano vince il Dojo Program con il cocktail Shibumi

giuliana giancano dojo program
La tappa finale del Dojo Program, percorso di formazione ideato da Stock Spirits con i brand di The House of Suntory, ha visto otto bartender confrontarsi a suon di cocktail e nozioni di cultura giapponese
Shibumi è una parola giapponese che si riferisce a una idea di bellezza semplice, raffinata, non appariscente. Giuliana Giancano, del Pout Purri Vintage Café di Torino, ha interpretato alla perfezione questa idea di eleganza raffinata durante la finale del Dojo Program. E ha vinto con un cocktail - un twist sul Moscow Mule, appunto denominato Shibumi - dall'estetica davvero raffinata e accompagnato da una presentazione top e da un food paring d'eccellenza, pensato per massimizzare il gusto del cocktail. Tutto riuscito alla perfezione, e la performance le è valsa il primo premio: un viaggio in Giappone.
Shibumi, il cocktail presentato in finale da Giuliana Giancano

La ricetta di Shibumi by Giuliana Giancano

Ingredienti

45 ml Haku Vodka al rafano
30 ml cordiale di kombu dashi, miso e shitake
60 ml Genmaicha (tè verde giapponese) e yuzu kosho (condimento giapponese)

Preparazione

Tecnica: carbonazione diretta
Bicchiere: highball

Food pairing

Cavolo viola fermentato e zenzero, servito su craker di riso nero e semi. Shitake saltati con salsa di soia su letto di alghe croccanti al miso, grattuggiata di rafano e yuzu kosho.

Full immersion nella cultura giapponese

La Kaizen Competition, andata in scena al Finger's Garden di Milano, è stata l'ultimo passo del Dojo Program, un innovativo programma per i bartender firmato The House of Suntory, la casa artigiana giapponese conosciuta per la produzione di whisky e spirits di alta qualità. A idearlo è stato Stock Spirits Italia, produttore e importatore storico nel settore degli spirits. L’iniziativa è nata con l’intento di offrire un’opportunità unica per i barman di immergersi nell'arte autentica del bartending giapponese. Un percorso di scoperta che non si è limitato alla tecnica, ma esplora la filosofia profonda che da secoli anima i maestri giapponesi.

Giuliana Giancano all'opera durante la finale

Giuliana (per inciso, Senatrice del Drink Team di Bargiornale, il gruppo di campioni della mixology che ogni anno la rivista seleziona per la rubrica fissa di ricette, nell'edizione 2023/24) ha prevalso su un gruppo di otto bartender che hanno partecipato alla finale. Il risultato della competizione, durante la quale i ragazzi dovevano presentare un twist su un classico assegnato loro all'inizio del programma, si è unito al "voto" preso in un test teorico finale su quanto appreso dai bartender durante la formazione sui prodotti. In giuria, oltre a chi scrive per Bargiornale, c'erano Sossio Del Prete (Bar Manager di Rumore, a Milano, e BeefBar Global) e Francesco Basei, Area Manager di Stock Spirits.

Questi gli altri partecipanti alla finale, tutti molto coinvolti e determinati (in rigoroso ordine di apparizione durante la gara): César Araujo, bar manager del Bob di Milano; Vito Laselva, bar manager del Kanpai di Milano; Simone Sacco, bartender del Piano35 di Torino; Marco Caffù, bartender del Gallia di Milano; Alan Sozzi, bartender del The Seen di Roma; Vasyl Voloshchuk, head bartender dello Zuma di Roma; Michelangelo Pierluigi, bartender del St. Regis di Roma.
I bartender giunti al termine del percorso di formazione Dojo Program

Il percorso di formazione

Il percorso affrontato dai bartender è stato distribuito in quattro tappe tra Roma e Milano, e ha offerto ai bartender l'opportunità di perfezionare le proprie conoscenze dei prodotti The House of Suntory e della cultura e dei valori giapponesi. Lo stesso nome "Dojo" nasce dalla composizione di due parole giapponesi, Do (via) e Jo (luogo), e indica il luogo in cui si apprende e si perfeziona un'arte. Il percorso di masterclass era partito con l’esplorazione del concetto di estetica, con Roku Gin e la sofisticata arte dell’Ikebana, tecnica della composizione floreale. Poi, il blending e il balance, dove il whisky Toki e la vodka Haku sono stati protagonisti di un incontro con l’arte culinaria giapponese alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra sapori, immergendosi nella preparazione di piatti tradizionali come il dashi e il sushi. Poi un viaggio nell'idea di ospitalità giapponese attraverso la cerimonia del tè seguita da una masterclass whisky Hibiki e una masterclass di Ice Carving, in cui i ragazzi hanno svolto una challenge sulle migliori forme create con il ghiaccio. A chiudere, la già citata competizione Kaizen - termine giapponese che unisce Kai (cambiamento) e Zen (migliore) e simboleggia l’evoluzione continua verso la perfezione - e una mini masterclass di Tsukuriwake, la serie di Whisky giapponesi The House Of Suntory.

Un sussurro che si fa ascoltare

Più che la perfezione, ha vinto il sussurro di Giuliana Giancano. «Shibumi è l’eleganza discreta e naturale, qualcosa che non grida, ma sussurra. Un concetto legato a una sofisticazione che non ha bisogno di apparire. Ha a che fare con il piacere silenzioso e pacato che nasce da qualcosa di semplice ma profondo - spiega Giancano a proposito del su cocktail -. In ambito gustativo, Shibumi può riferirsi a un sapore o a un’esperienza gustativa complessa e bilanciata, senza eccessi di dolcezza, acidità, sapidità o umami, ma che con eleganza li comprenda tutti». Missione compiuta.

Gaggia Milano: l’eccellenza del caffè per la tua clientela

Gaggia Milano La Solare
La Solare
Alta qualità, prestazioni ed estetica accattivante caratterizzano la gamma di macchine da caffè professionali dello storico marchio italiano. Soluzioni studiate per offrire esperienze di gusto in tutti i contesti del fuoricasa.

Gaggia Milano, con la sua proposta di macchine da caffè superautomatiche, è la scelta ideale per offrire esperienze di gusto in tutti i contesti Horeca. Il brand offre una gamma di prodotti in cui l’innovazione si fonde perfettamente con la tradizione, garantendo qualità e performance senza compromessi.

La Radiosa: design e tecnologia al servizio di ogni locale

La Radiosa è la macchina da caffè superautomatica con un design accattivante, esaltato da raffinati profili a Led dai colori completamente personalizzabili. Il valore aggiunto è la tecnologia: con il sistema EvoMilk è possibile preimpostare dosi, temperatura e densità del latte fresco, ma anche erogare bevande a base di latte caldo e freddo perfettamente montato.

Questa macchina è perfetta per le locazioni che desiderano distinguersi, offrendo non solo un caffè di qualità, ma anche un impatto visivo unico.

La Solare: l’esperienza del vero caffè

Frutto di una serie di soluzioni tecnologiche all’avanguardia, La Solare consente di offrire ai clienti bevande che combinano il gusto intenso del caffè in grani con la cremosità del latte fresco, per una pausa caffè davvero unica.

Pensata per rispondere alle esigenze specifiche di diverse realtà – dalle caffetterie alle pasticcerie, dall’hotel al ristorante – La Solare è perfetta per adattarsi a qualsiasi ambiente, offrendo un servizio completo e altamente performante.

La Brillante: eleganza e precisione per il caffè perfetto

La Brillante è una macchina disponibile in diverse configurazioni ed è dotata del sistema PrimeMilk, che permette di ottenere un latte schiumato perfetto per ogni tipo di bevanda. Grazie a un touchscreen da 7 pollici, è possibile dosare con precisione la quantità di schiuma per ciascuna ricetta, per risultati sempre impeccabili.

Con il suo design elegante e funzionale, La Brillante è facile da utilizzare anche per il personale meno esperto, rendendo la manutenzione quotidiana semplice e veloce.

Gaggia Milano: il partner ideale

Gaggia Milano, grazie alle sue molteplici soluzioni all’avanguardia, è il partner ideale per tutte quelle locazioni che vogliono unire alta qualità, estetica e soddisfazione della clientela.

Scopri di più su: www.gaggiaprofessional.com

 

Il 2024 è stato un altro anno d’oro per illycaffè

illycaffè
La torrefazione triestina ha chiuso l'anno con ricavi record per 630 milioni, nonostante il contesto difficile per il mercato del caffè, e conferma il piano di investimenti da 120 milioni. Ottimo l'andamento nel fuoricasa, canale creciuto del 6%

Il 2024 è stato un altro anno da incorniciare per illycaffè: il terzo consecutivo di forte crescita, ma per gli ultimi 12 mesi con numeri record. A dirlo il bilancio consolidato della torrefazione triestina, dove alla voce ricavi si legge 630 milioni di euro, cifra cresciuta del 6% rispetto all’esercizio precedente. A due cifre è l’incremento del margine operativo lordo, pari a 110 milioni di euro, in aumento del 19%, del margine operativo netto, attestatosi a 61 milioni di euro, con un incremento addirittura del 50%. Così come a doppia cifra è stata la crescita dell’utile netto, pari a oltre 33 milioni di euro, con un più 42% rispetto al 2023. A fronte di tali risultati il gruppo riconoscerà un premio straordinario a oltre 1000 suoi dipendenti nel mondo per un valore complessivo di un milione di euro.

Il fuoricasa cresce del 6%

Numeri che mostrano lo stato di salute del gruppo, che così rafforza ulteriormente la sua posizione di primo piano nel segmento super-premium del mercato. Stato di salute confermato dal fatto che che l’incremento dei volumi di vendita si è verificato in tutti i mercati nei quali illycaffè opera, sia a livello di tipologie di canali sia di aree geografiche. Brillante la performance registrata nel fuoricasa, dove la crescita è stata del 6% sul 2023, con un andamento particolarmente positivo in Italia, Stati Uniti, Spagna e Francia. L’aumento è stato ancora più forte nel canale distribuzione moderna, +10%, ancora una volta con Italia e Usa in testa, seguiti da Regno Unito e Spagna. Soddisfazioni hanno regalato anche le vendite online, salite del 18%.

Investimenti per 120 milioni per continuare a crescere

Gli ottimi risultati sono un bel segnale in un momento particolarmente complicato per il mercato del caffè. «Il 2024 è stato il terzo anno consecutivo di forte crescita organica, con un incremento a doppia cifra del margine operativo e dell’utile netto, nonostante un contesto macroeconomico e geo-politico sfidante unito al costante aumento dei prezzi della materia prima – ha sottolineato in una nota Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè -. Nel 2024 abbiamo accelerato ulteriormente sull’innovazione sostenibile e sulle strategie di espansione internazionale avviate nell’ultimo triennio».

Un contesto complicato che comunque non frena i piani di sviluppo del gruppo. «Il 2025 si prospetta un anno complesso per il nostro settore a causa dell’incremento del prezzo della materia prima che, dopo essere cresciuto di circa il 40% nel 2024 rispetto all’anno precedente, ora è ulteriormente raddoppiatoha proseguito la ceo -. Cercheremo di mitigare l’impatto negativo sui margini derivante dal caffè verde e continueremo a investire in innovazione ed espansione internazionale. Confermiamo inoltre il piano di investimenti da 120 milioni di euro per raddoppiare la capacità produttiva e logistica a Trieste».

A tutto tiki a Livorno con la prima di Tikitaly

Tikitaly
L'appuntamento è dal 2 al 5 maggio al Surfer Joe, presso la Terrazza Mascagni sul lungomare della città, con alcuni dei migliori tiki bar del mondo e un ricco programma di seminari e approfondimenti per un'immersione completa nella tiki culture

Arte, musica e, soprattutto, tanta, tanta miscelazione. È così che si presenta Tikitaly, l’evento tutto dedicato alla tiki culture. L’appuntamento è dal 2 al 5 maggio al Surfer Joe, il locale ispirato alla surf music, organizzatore della manifestazione, alla Terrazza Mascagni di Livorno, uno degli scenari più suggestivi del lungomare della città.

Nato da un'idea di Luca Valdambrini e Paul Campese, e organizzato con il supporto del Comune di Livorno e di Confcommercio, Tikitaly promette ai partecipanti una piena immersione nell’universo tiki, con grande protagonista, ovviamente, la miscelazione.

La vetrina della moderna tiki mixology

L’evento offrirà infatti una vetrina completa delle diverse scuole della moderna tiki mixology, riunendo alcuni dei migliori tiki bar d’Italia e del mondo che con i loro bartender che presenteranno e proporranno una drink list di loro ricette d’autore.

Tra i grandi locali e bartender ospiti ci saranno: Daniele Dalla Pola, tra i big della new wave tiki internazionale, fondatore del Kaona Room di Miami; Marie King, beverage director del gruppo americano 23 Restaurant Services, Georgi Radev, cofondatore del Laki Kane di Londra; Davide Mitacchione fondatore del Luau Tiki Bar di Bari; Scott Schuder e Matteo Braguti del Dirty Dick di Parigi. E poi ancora i ragazzi della Rita's Tiki Room di Milano, del Nu Lounge di Bologna, Cory Starr del Ma-Kai a Fort Lauderdale in Florida (Usa), Adam Rains di The Golden Tiki di Las Vegas, ed Emanuele Codispoti, da tre anni guest bartender al festival tiki The Hukilau a Fort Lauderdale.

Degustazioni, seminari e approdondimenti

Il menu di Tikitaly prevede un ricco programma di attività, a base di degustazioni, seminari e incontri che ripercorreranno la storia della miscelazione tiki, dalla sua nascita all’inizio degli anni Trenta negli Usa ad opera di Donn Beach, al secolo Ernest Raymond Beaumont Gantt, alla sua diffusione, con i locali di Trader Vic (Victor J. Bergeron), altro grande esponente del movimento, e al suo rilancio dai primi anni del nuovo secolo, dopo il periodo di declino negli anni Settanta del Novecento, ma anche le elaborate tecniche di preparazione dei cocktail e gli ingredienti. Così come incontri e presentazioni di video e documentari ripercorreranno e approfondiranno l’immaginario tiki, unico stile di miscelazione che ha creato un vero e proprio stile di vita, ispirato all’esotismo delle isole del sud del Pacifico e riletto e riproposto in chiave “pop”.

Anche in questo caso, a salire in cattedra sarà un parterre di esperti di altissimo livello, tra i quali Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, Jochen Hirshfeld, cineasta, regista e fotografo tedesco, Xavier Junqueras, in arte Dr Junx, che sta lavorando a documentario sul tiki spagnolo, Paul Campese, pittore e scultore che si ispira all’arte polinesiana e al mid-century modern, il grafico spagnolo Ivan Castro, Stefan Immke, co-ideatore e produttore esecutivo di Squeezed Up, un documentario e un libro che propongono un viaggio nel Sud della California, tra hot rodding, pop polinesiano, cultura tiki, tatuaggi e kustom kulture.

La finale della Tiki Master Cocktail Competition

Tra gli appuntamenti clou di Tikitaly c’è poi la finalissima della Tiki Master Cocktail Competition, il cocktail contest targato Daniele Dalla Pola tutto focalizzato sulla miscelazione tiki (leggi Iscrizioni aperte per la Tiki Master Cocktail Competition by Daniele Dalla Pola). A darsi battaglia il 5 maggio dietro il bancone del Surfer Joe per aggiudicarsi il titolo di Tiki Master ci saranno i 10 bartender da tutta la Penisola, che hanno superato la fase di selezione, con i loro originali cocktail tiki nei quali dovranno esaltare la profondità dei sapori, l’immaginario e la maestria alla base di questo stile di miscelazione. Per entrare a far parte della rosa dei finalisti c’è ancora tempo fino al 10 aprile, candidando la propria ricetta sul sito del concorso. A decretare il vincitore sarà una giuria presieduta da Dalla Pola e composta da Marie King, Gianni Zottola, Scotty Schuder e Simone Pastanella.

Spazio a musica e arte

Fedele all’intento di offrire ai visitatori un’immersione a tutto tondo nell’universo tiki, la manifestazione ospiterà anche alcuni intagliatori, come Alexander Thalofer (Thaly's Tiki Art), Andreas Klappstein (Klapistikis), Paul Ruhaltinger (The Ru), Tim Dyson (Tiki Tim), Jordi Mulet (Krab Tiki), Matin Loosly (Tiki-Works), che creeranno sculture in legno e racconteranno le loro tecniche e ispirazioni in seminari dedicati.

Ad animare i pomeriggi e le serate le esibizioni dal vivo di diverse band, I surfoniani, Waka-Doo, Dome la muerte E.x.p., Les Agamemmonz, I belli di Waikiki, Surfer Joe & Band, che proporranno hula, surf music e rock and roll, i dj set di Lukino Ungawa, Matin Hemmel e Matt the Cat, e gli spettacoli di balli polinesiani con il gruppo Hula Ohana Italy, composto da esperte e appassionate delle danze e della cultura Polinesiana.

Come partecipare a Tikitaly

Tikitaly va in scena dal 2 al 5 maggio al Surfer Joe, presso la Terrazza Mascagni a Livorno. L’ingresso dalle ore 14 alle 19 è a pagamento: si può acquistare il pacchetto Vip, limitato a 300 biglietti, che consente l’accesso esclusivo alla Tiki Room e alla Glass Room per tutta la durata dell'evento, con degustazioni speciali, seminari e incontri con i bartender e l’accesso agli after party privati, oppure il biglietto giornaliero. Dopo le ore 19, l’ingresso è gratuito.

GinArte limited edition by Piero Lissoni, purezza in primo piano

GinArte ltd edition by Piero Lissoni
Presentata alla prestigiosa terazza Ceresio 7 di Milano la limited edition di GinArte firmata da Piero Lissoni che si caratterizza per i due oblò simmetrici che valorizzano la purezza del distillato toscano.

Premium dry gin dedicato al mondo dell'arte, GinArte è stato lanciato con una nuova limited edition in occasione della Design Week di Milano. Per l'occasione la distilleria di Greve in Chianti (Firenze) si è affidata alle mani del noto architetto e designer internazionale Piero Lissoni.

Il risultato è una bottiglia in vetro bianco, da 70 cl, squadrata, parzialmente sabbiata, con due oblò simmetrici trasparenti (davanti e dietro la bottIglia) che valorizzano la purezza del distillato in essa contenuto. Da notare anche l'impiego di un tappo di vetro trasparente.

La bottiglia limited edition GinArte by Piero Lissoni con i due originali oblò

Nella visione di Piero Lissoni: «Ginarte è un dialogo tra geometria e trasparenza, una sintesi equilibrata tra semplicità e autenticità, dove il visibile e l’invisibile si fondono in un’esperienza armonica – proprio come il gusto del gin».

«Con questa collaborazione – spiega Francesco Bargellini, Senior Marketing Advisor di GinArte - riaffermiamo con forza la nostra identità: un gin che è più di un distillato, ma un’esperienza estetica, sensoriale e culturale».

Presentata nel corso di un cocktail party presso la panoramica terrazza con piscina del prestigioso Ceresio 7 Pools & Restaurant, la bottiglia di GinArte by Piero Lissoni ha dato vita a tre drink creati per l'occasione dal bar manager Abi El Attaoui, alla presenza di Ilaria Cocco, National Sales Marketing Manager di GinArte.

GinArte Tonic con GinArte e Tonica Classica Galvanina.
Martini Cocktail con GinArte e Vermouth Extra Dry (con l'immancabile oliva verde su spidino).
Ma soprattutto un drink originale di grande impatto gustativo come
Hinoki
realizzato con 4 cl di GinArte, 4 cl cordiale di shiso & foglie di lime kaffir, 1,5 cl sake yuzu e top di Tonica di Pompelmo Giallo Galvanina, servito build in tumbler alto su ice block e guarnito con una crustas di polvere di capperi.

GinArte by Piero Lissoni è protagonista per tutto il Fuorisalone della Design Week milanese in diverse altre location di prestigio, come Mio Lab by Park Hyatt Milano, Officina, Bob Isola, Chinese Box, Just Me, Pineta Milano.
Inoltre GinArte by Piero Lissoni sarà protagonista di una esposizione esclusiva curata dallo studio Lissoni & Partners nelle vetrine di Argenteria Dabbene (nel cuore di Brera) dal 7 al 16 aprile prossimo.

In programma anche la partecipazione alla prossima Florence Cocktail Week e a vari eventi a Parigi e Barcellona.

Il distillato che nasce in Toscana, terra ricca di artisti e opere d'arte

Di piacevole gusto secco, GinArte è un distillato dal gusto raffinato e dal sapore unico aromatizzato con bacche di ginepro, rigorosamente raccolte in Toscana, infuse in alcol puro ottenuto da frumento a circa 65% e poi distillate in alambicco discontinuo sotto vuoto, perché il sotto vuoto riduce il punto di ebollizione dell’infuso in modo da preservare i profumi più delicati. Oltre al ginepro sono state selezionate 13 botaniche, alcune delle quali hanno con l‘arte un legame particolare. Elementi come nepitella, cartamo, eseda odorata, guado di Montefeltro e robbia, erano infatti usati anche per la creazione di pigmenti colorati da molti importanti pittori del Rinascimento.

In aggiunta, erbe come angelica, lavanda, ibisco, fiori di sambuco, germogli di pino, pino mugo e aghi di pino completano la gamma di botaniche e consentono di realizzare un gin pulito e complesso allo stesso tempo. Sia questi elementi sia le erbe ispirate all’arte, vengono infusi in due batch separate in alcool puro di frumento al 55%, distillati poi in un piccolo alambicco discontinuo non sottovuoto per mantenere le componenti aromatiche di tutti gli ingredienti.
I distillati dei tre infusi vengono quindi miscelati tra loro e lasciati riposare per alcuni giorni, prima di aggiungere acqua purissima di origine glaciale e portare la gradazione alcolica a 44%. A questo punto si procede alla filtrazione a bassa temperatura (-7 °C) attraverso pannelli di purissima cellulosa che hanno il compito di trattenere eventuali parti oleose ancora presenti nella miscela dei tre distillati.

 

Vandemoortele acquisisce Délifrance e lievita nei prodotti da forno surgelati

Vandemoortele Délifrance
Con la nuova operazione, la multinazionale belga si rafforza ancora nel comparto dei prodotti da forno surgelati diventando un player globale con un fatturato da 2,4 miliardi di fatturato e un'offerta di soluzioni sempre più ricca

Dopo Lizzi, lo scorso febbraio (leggi Vandemoortele acquisisce Lizzi e si rafforza ancora in Italia), e prima ancora Dolciaria Acquaviva (leggi Vandemoortele acquisisce Dolciaria Acquaviva Spa, specialista della pasticceria italiana), è ora la volta di Délifrance. Prosegue il processo di espansione di Vandemoortele, che ha concluso un accordo con la cooperativa agricola francese Vivescia per acquisire la società, tra i principali produttori di prodotti da forno surgelati in Europa. Un’operazione con la quale la multinazionale belga della frozen bakery fa lievitare ulteriormente la sua posizione nel settore.

Riconosciuta per la qualità dei suoi prodotti, espressione della panetteria francese, Délifrance è una realtà che opera attraverso una rete di 14 siti produttivi, generando un fatturato di circa 930 milioni di euro, servendo la ristorazione gdo e forni principalmente in Europa e Asia.

Un big nel settore della frozen bakery

Il suo ingresso in Vendemoortele, che sarà concluso entro la fine dell’anno, va ad arricchire il portafoglio di brand del gruppo, che già comprende Agritech, Lanterna, Acquaviva, Banquet d’Or,  Doony's, Patisserie du Chef e Lizzi, dando vita a un player globale dal giro di affari nei prodotti da forno surgelati di circa 2,4 miliardi di euro e con una gamma estremamente varia e completa. Gamma che spazia dai croissant e viennoiserie per la prima colazione ai pasticcini danesi, dal pane artigianale a ciambelle, focacce e salatini italiani ai prodotti di pasticceria.

«Questa unione ci consentirà di creare potenti sinergie in termini di crescita ancora più rapida, servizio ai clienti, gamma di prodotti, innovazione e branding – ha commentato Yvon Guerin, ceo del Gruppo Vandemoortele, in una nota che annunciava l’operazione –. Metteremo insieme talenti da entrambe le parti e creeremo nuove opportunità per tutti i nostri dipendenti. Con un solido piano di investimenti, siamo convinti di poter accelerare la crescita futura».

Un’operazione che apre nuove importanti prospettive di crescita anche per Délifrance. «L'unione con Vandemoortele ci consentirà di investire insieme per costruire sui nostri team di livello mondiale, sui nostri valori condivisi di innovazione di prodotto ed eccellenza nel servizio, per supportare e accelerare la crescita attraverso la partnership con i nostri clienti in Europa, Asia e Nord America – ha dichiarato nella stessa nota Robert O’Boyle, amministratore delegato dell’azienda -. Non vediamo l'ora di sviluppare questo prossimo capitolo nella storia di Délifrance e di intraprendere un lungo e positivo viaggio insieme negli anni a venire».

Leonardo Milani: «Una squadra vincente si costruisce con il benessere»

Per 20 anni mental coach delle Frecce Tricolori, autore di Squadre vincenti, edito da Tecniche Nuove, Leonardo Milani detta le regole per la costruzione di un gruppo di lavoro d'eccellenza

Costruire un team vincente è determinante per il successo di ogni attività imprenditoriale e le realtà del fuoricasa non fuggono a questa regola. A spiegare come si fa è Leonardo Milani, psicologo e per 20 anni mental trainer delle Frecce Tricolori. Esperienza questa che ha raccontato nel volume Squadre vincenti, edito da Tecniche Nuove, dove spiega i segreti del successo della pattuglia acrobatica italiana, la migliore al mondo, per spiegare cosa rende un team efficiente e vincente. Per formare una squadra non basta mettere insieme le persone, né è sufficiente dire a ognuno cosa deve fare. Motivazione, senso di appartenenza e condivisione di obiettivi comuni sono invece i pilastri che permettono a ogni membro di dare il meglio di sé e che mantengono saldo il gruppo nel tempo. Più che le competenze tecniche, che si possono sempre apprendere e costantemente migliorare, a fare la differenza è dunque l’elemento umano, ovvero la capacità delle persone di applicarle con passione e impegno.

Nell’intervista con Andrea Mongilardi negli studi di Bargiornale Tv a Sigep 2025, Milani si sofferma su altri aspetti cruciali che concorrono a costruire una squadra e a cementarla, come il ruolo del leader, l’evoluzione del concetto di leadership, l’importanza di creare momenti di confronto, che concorrono a migliorare  l’affiatamento tra le persone dello staff e svilupparne la solidarietà, gli elementi sui quali fare leva per relazionarsi con le nuove generazioni e i clienti, la corretta gestione degli errori, che inevitabilmente si compiono, e come questa permetta di trasformarli in occasioni di crescita per tutto il gruppo. Buona visione!

Compagnia de Caraibi distribuisce i preparati premium per la mixology Finest Call e Reál Infused Exotics

Compagnia dei caraibi preparati per cocktail
Dal primo aprile, l'azienda piemontese distribuirà in esclusiva le gamme di ingredienti per cocktail di American Beverage Marketers. Prodotti di alta qualità, che includono cocktail mixer, creme e sciroppi infusi con puree di frutta, dedicati ai bartender, ma ideali anche per la pasticceria

Sempre più ricco e diversificato il catalogo di Compagnia de Caraibi. Nuove entrate nell’offerta sono le linee di ingredienti per cocktail, che comprendono puree mixers, single pressed juices, one-step cocktails e sciroppi infusi, Finest Call e Reál Infused Exotics prodotte dalla statunitense American Beverage Marketers (Abm), che l’azienda distribuirà in esclusiva a partire dal prossimo primo aprile.

Praticità e qualità per i bartender

Finest Call è una linea di cocktail mixer di alta qualità pensata per la mixology, che comprende 60 referenze in formato da 1 l. I prodotti, senza glutine, vegani, certificati Kosher e Halal, sono realizzati con frutta selezionata manualmente proveniente da tutto il mondo che viene lavorata in un breve arco di tempo e nel momento di massima maturazione, con un processo produttivo che ne mantiene intatta la fragranza naturale. Le ricette prevedono inoltre l’esclusivo impiego di zucchero di canna e di aromi e coloranti naturali, senza utilizzo di ingredienti Ogm.

All’insegna dell’alata qualità anche la gamma di creme e sciroppi infusi con puree di frutta, gluten e lactose free, certificati Kosher e vegani, Reál Infused Exotics. Le materie prime impiegate anche in questo caso sono frutta accuratamente selezionata e zucchero di canna. Elemento distintivo delle 27 referenze della linea è che queste non contengono solo il succo, ma anche la polpa della frutta, garantendo una qualità superiore. A custodirle una bottiglia da 500 ml che assicura praticità e sicurezza al bartender, grazie al tappo a chiusura rapida, e al design studiato per facilitare e controllare il dosaggio del prodotto. Inoltre, l’impiego di conservanti naturali, estratti dalla stessa frutta, mantiene intatta la qualità del prodotto anche dopo l’apertura.

Prodotti versatili che guardano anche alla pasticceria

Molto apprezzate nella mixology, dove si prestano alla perfezione anche per la preparazione di drink no e low alcohol, trend in forte crescita, i prodotti delle due gamme si prestano altrettanto bene all’utilizzo nella pasticceria come ingredienti di dessert e viennoiserie, ma anche di altre preparazioni da bar, come frullati e granite. L’accordo con American Beverage Marketers, che ha sede a New Albany, Indiana, oltre a rafforzare l’offerta per i bartender, apre a Compagnia dei Caraibi anche nuove opportunità di business e la possibilità di entrare in segmenti di mercati differenti da quello degli spirit.

Chi fa da sé fa per tre. Ma non è detto che basti

C’era una volta il barista tuttofare. Era il barista di una volta, capace (almeno quello bravo) di far da bere e da mangiare come si deve, di servire un buon caffè e di accogliere il cliente, facendolo uscire dal locale con un umore migliore di quando era entrato. Una persona che si faceva in quattro, lavorando per tre con il doppio della fatica di chi faceva un lavoro normale. Ma alla fine di tutto questo i conti tornavano: il motto “Chi fa da sé fa per tre” poteva essere un buon programma di lavoro, perché una sola persona, a prezzo di grandi sacrifici, poteva portare avanti con successo il proprio bar, magari con qualche dipendente ad aiutarlo. Il bar non era ancora un’impresa: era un’attività commerciale, qualcosa di più semplice (ma non di più facile). Oggi non è più così: la concorrenza è superiore, i margini di guadagno inferiori, la complessità maggiore (regolamenti, controlli, adempimenti fiscali: lasciamo a ognuno fare il proprio personale elenco delle cose da fare). Il cliente è diventato più competente, più esigente, più attento. Le recensioni hanno reso evidente al mondo chi lavora bene (siete in tanti) e chi no; pur essendo lontane dall’essere uno strumento perfetto (sappiamo dei vostri mal di pancia per recensioni immeritate, o addirittura inventate), alla fine, comunque, rendono lustro ai più bravi. Tutto questo per dire cosa? Che per gestire un’impresa bar in modo profittevole servono molte più competenze di una volta. La base della professione è rimasta quella descritta all’inizio dell’articolo. Ma poi bisogna saperne di food e drink cost, di controllo di gestione, di legislazione, di marketing, di comunicazione. Sono davvero pochi quelli che possono vantare di essere sufficientemente esperti di tutto (e che vogliono lavorare 24 ore al giorno per fare tutto da soli). E allora la strada, per l’imprenditore, è quella di fare un’auto analisi onesta, capire quali sono le aree in cui ha un deficit di competenze o di cui non si occupa volentieri (spesso le due cose coincidono) e scegliere bravi consulenti a supporto. Nelle nuove generazioni di gestori, si è diffusa una soluzione più interessante: il lavoro di squadra.

Al posto dell’imprenditore singolo, dirigente-lavoratore (un po’ come l’allenatore-giocatore nel calcio) c’è sempre più spesso un gruppo di soci, non per forza operativi. Nella composizione ideale, ognuno apporta le proprie competenze specialistiche, siano nel food&beverage, nel controllo di gestione, nella comunicazione o in altro. Il team di Pavè a cui abbiamo dedicato la copertina del numero di aprile 2024 di Bargiornale ne è un esempio. Così, ognuno fa al meglio quel che è più portato e più capace di fare.

 

Gabriele Ferrieri: «Così si crea una cultura dell’innovazione»

I consigli del presidente dell'Associazione nazionale giovani innovatori per costruire una vera cultura dell’innovazione, aspetto fondamentale per la competitività delle aziende. Anche nel fuoricasa

II tema dell’innovazione è sempre più centrale per la vita e il successo delle realtà del fuoricasa e, più in generale, del settore food & beverage, mercati dove il livello di competitività è molto elevato. Per sapere la direzione da intraprendere occorre però possedere a monte una vera cultura dell’innovazione. Come si costruisce lo spiega Gabriele Ferrieri, presidente dell'Associazione nazionale giovani innovatori (Angi). Il primo passo è superare la paura del fallimento, investendo su capitale umano, branding e controllo qualitativo.

Nell’intervista negli studi di Bargiornale Tv a Sigep 2025 con Andrea Mongilardi, vicedirettore della rivista, Ferrieri affronta il tema a 360°, illustrando le evoluzioni in termini di prodotto, processi e tecnologie che riguardano i due settori e toccando diversi altri punti cruciali, come il problema del reperimento dei fondi, problema con il quale si scontra chi vuole trasformare un’idea innovativa in una soluzione concreta. Senza trascurare aspetti quali le nuove modalità di comunicazione, dove le più avanzate tecnologie digitali, come la realtà virtuale e la blockchain, permettono di compiere un salto qualitativo notevole nella fidelizzazione del cliente e nella valorizzazione dell’attività. O come il tema dell’automazione di processi e attività, dagli smart payment ai robot camerieri.

 

Origini e la miscelazione sperimentale a Melfi

Origini - Esperienza Liquida
Ritorno alle origini per il giovane bartender Paolino Nigro che ha aperto nella sua cittadina natale un cocktail bar focalizzato sulla ricerca e la sperimentazione. La prima drink list è dedicata all'imperatore Federico II di Svevia

Le vie della miscelazione sono infinite e ormai da qualche tempo hanno imboccato anche la direzione della provincia, mettendo radici anche nei piccoli centri al di fuori del classico circuito delle metropoli. A portarla a Melfi, cittadina all’ombra del Monte Vulture, in provincia di Potenza, ha pensato Paolino Nigro, giovane e talentuoso bartender, finalista in diverse edizioni di Baritalia (primo classificato per il team Galvanina nel 2023), che, dopo diverse esperienze dietro il bancone di importanti locali in Italia e all’estero, tra i quali il Mag a Milano e il Sips di Barcellona, ha fatto ritorno nella città natale, dove lo scorso autunno ha aperto Origini - Esperienza Liquida, un cocktail bar con piccola cucina.

«Origini è un progetto che ha il suo focus sulla miscelazione sperimentale, una tipologia di locale che mancava nell’area del vulture-melfese, che comprende Melfi e altri 15 comuni che la circondano, dove ci sono diversi locali che propongono drink, ma nessun cocktail bar. Il più vicino è la Barmacia (premiato con la menzione Menzione speciale Video promo dell’anno agli ultimi Barawards, ndr), che però si trova a Potenza, distante oltre 60 chilometri, racconta Nigro.

Una novità accolta positivamente dal pubblico. «Il locale sta riscuotendo un bel successo, perché forte è la domanda di vivere esperienze che generalmente si possono fruire solo nei grandi centri urbani – prosegue il bartender -. La soddisfazione più grande è l’apprezzamento per il lavoro di ricerca che portiamo avanti, tanto che le nostre creazioni sono gettonatissime a discapito dei classici, che pure proponiamo. Un bel risultato in una terra molto legata alla cultura del vino, siamo nel cuore della Docg dell’Aglianico del Vulture, che testimonia come i consumatori siano ben disposti ad avventurarsi in percorsi di gusto per loro inusuali».

Alla ricerca delle origini

Creazioni che prendono vita nel laboratorio del locale, dove Nigro e il suo giovane team, sperimentano e costruiscono nuove combinazioni di sapori, lavorando con tecniche e attrezzature all’avanguardia, alle quali a breve si aggiungerà un Rotavapor, ingredienti di prima qualità, con un occhio di riguardo alle materie prime del territorio e stagionali e l’altro allo zero waste.

A orientare la ricerca è il tema delle origini: il nome scelto per il cocktail bar, oltre a richiamare l’esperienza del patron, è infatti anche un manifesto programmatico del lavoro di sperimentazione della squadra. «Tutte le drink list saranno sviluppate alla luce di questo concetto, applicandolo ai più diversi argomenti dei quali, appunto, andremo a indagare e raccontare le origini. Con il primo menu proponiamo un racconto liquido delle origini di Melfi, attraverso Federico II di Svevia, il grande imperatore che aveva eletto la nostra cittadina a sua residenza estiva – racconta Nigro -. Nella prossima, alla quale stiamo già lavorando e che lanceremo a giugno, esploreremo le origini dell’uomo».

Una drink list per l’imperatore

A buon cavaliere non manca bicchiere, è il nome del menu dedicato all’imperatore e composto tredici cocktail, tre dei quali analcolici. Uno dei più iconici e scenografici è Castelli in aria, servito all’interno di una riproduzione, realizzata con la stampa 3D del castello di Melfi, dal quale Federico II nel 1231 promulgò le Costituzioni di Melfi, il codice unico di leggi per l'intero Regno di Sicilia, pietra miliare nella storia del diritto. A comporlo una base di rum Zacapa Centenario 23 yo, cordiale homemade di mandorla e castagna, nello specifico il Marroncino di Melfi, un’eccellenza del territorio, e succo di limone.

Un alto esempio dell’offerta del menu è Un Lucano!, dedicato ai castelli federiciani in Basilicata, oltre quello di Melfi c’è quello di Lagopesole, dove l’imperatore si dedicava alla caccia con il falco, pratica sulla quale scrisse anche un trattato e che aveva appreso dagli arabi. Un sour, ma dalla struttura più importante, fatto con l’iconico Amaro Lucano, prodotto a Pisticci, miscelato con Bulleit Rye Whiskey, succo di limone e bitter al caffè e completato da una bolla sempre al caffè.

O ancora, Nel bene e nel male, un twist sul Negroni, più giocato sulla parte bitter, che racconta i contrasti tra Federico II e la Chiesa – l’imperatore fu scomunicato per ben due volte e da due diversi papi -. È preparato con Mancino Sakura Vermouth, Bitter Martini, brandy italiano e tintura d’incenso homemade e servito con un’ostia come guarnizione.

A comporre il racconto contribuiscono anche i cocktail analcolici, parte non trascurata dalla ricerca di Origini. «Il best seller del locale è proprio un drink no alcohol, Chicchi d’oro, che rende omaggio al frutto preferito di Federico II, la melagrana, che al di sotto della sua buccia custodisce tanti chicchi, ognuno differente dall’altro, formando un tutt’uno: una rappresentazione perfetta del mondo, dove uomini diversi l’uno dall’altro stanno insieme e cooperano per il bene di tutti – spiega Nigro -. La ricetta è composta da Martini Vibrante, aceto di melagrana e sciroppo al lampone homemade e ginger beer.

La proposta della cucina

Ad accompagnare la bevuta una proposta di cucina espressa. «Per il momento è un piccolo menu, con una selezione di piatti tipici di regioni dell’Italia o di altre parti del mondo che avessero un legame con Federico II – racconta il patron -. Per esempio, abbiamo le polpette al sugo napoletane, l’hummus di ceci, per il fecondo rapporto dell’imperatore con il mondo arabo, pane e panelle, street food tipico di Palermo, capitale del regno di Sicilia, la tartare di manzo servita con peperone crusco, prodotto tipico della cucina lucana, pomodori secchi e una maionese al Mojito, ovvero aromatizzata con menta e lime, il tortino di patate e verdure di stagione».

Stare bene insieme

I colori caldi, verde petrolio per le pareti e bordeaux per i soffitti, il lungo bancone in legno con due cocktail station, tavoli dal piano in marmo con bordo e piede dorato, il leggero sottofondo musicale, uniti all’accoglienza fresca e amicale dello staff concorrono all’atmosfera tranquilla e rilassata di Origini, aperto dal mercoledì alla domenica dalle 18.30 all’1.30. Atmosfera alla quale si conforma anche l’offerta di intrattenimento, studiata per accontentare il variegato pubblico che frequenta il locale, che va dai ventenni agli over 50, e che prevede diversi appuntamenti nel mese, come serate con musica dal vivo, per lo più jazz, un appuntamento ludico e spettacoli di stand-up comedy. Tutto è finalizzato a coinvolgere e far interagire il pubblico, perché il nostro obiettivo è di essere un punto di riferimento nella zona per il bere di qualità, ma anche un luogo dove i nostri ospiti possano vivere un’esperienza piacevole all’insegna dello stare bene insieme», conclude Nigro.

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