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Il Belpaese si appassiona per i dolci

Indagini –

La pasticceria attira i nostri connazionali, ma solo il 23% si dichiara appassionato mentre il 36% se ne disinteressa. Pesa il confronto con la bilancia

Italiani tentati dal dolce? Sì, però con riserva. Indotti in tentazione da cannoncini e bigné, ma smaniosi di sentirsi in pace con la bilancia. Questi sono alcuni atteggiamenti significativi del consumatore nei confronti della pasticceria artigianale e dei suoi prodotti.
Ad analizzarli è un sondaggio di Ispo su un campione di 1.000 individui, reso pubblico in occasione di Dolcemente Prato, la kermesse dedicata all'alta pasticceria che a ottobre ha coinvolto i visitatori in degustazioni, laboratori e dimostrazioni (www.dolcementeprato.com).
Lo studio - firmato dal prof. Renato Mannheimer, presidente di Ispo e docente alla facoltà di Sociologia all'Università Bicocca di Milano - mette in luce un primo atteggiamento degli italiani: ben il 97% degli intervistati è irresistibilmente attratto dalla pasticceria.
La sorpresa arriva quando si chiede agli intervistati se amano mangiare i dolci. Sono solo il 23% i grandi appassionati (contro il 35% di chi non li ama affatto). Più considerevoli sono i consumatori (42%) che, pur amando i dolci, ne limitano i consumi per non ingrassare o perché non li ritengono adatti a un'alimentazione sana.

Differenziare l'offerta
È un aspetto su cui è opportuno riflettere: la pasticceria deve riuscire a prendere per la gola questi potenziali clienti. Le alternative non sono così impossibili, anche grazie alla varietà di edulcoranti a basso tenore calorico utilizzabili anche in pasticceria.
È questa, per esempio, la strada imboccata da Luca Montersino, che nel suo bar-pasticceria “Golosi di salute” di Alba (golosidisalute.com) ha messo al bando coloranti e grassi idrogenati e prepara impasti all'olio anziché al burro, addolcisce col miele e propone dessert adatti agli intolleranti ai latticini, alle uova o al glutine. Una scelta che per ora rappresenta un caso unico in Italia, il cui successo indica però nuove strade da percorrere.

Face orarie penalizzate
Significativo anche un altro dato: il 70% delle persone fra i 18 e i 49 anni si reca in pasticceria solo per colazione o merenda, abitudine che lascia desolatamente vuoti i locali nelle altre fasce orarie.
Potrebbe essere conveniente, allora, promuovere i consumi in altri orari con il lato “salato”, come fa la pasticceria Giorgio Medagliani di Pavia, che a quiche e pizzette dedica una vetrina, in par condicio coi dolci. Oppure inventarsi proposte per la pausa pranzo, degustazioni o incontri tematici come fa Peratoner (Pd), o la pasticceria Freni (Mi), solo per citare un paio di nomi.
Ultimo aspetto, ma non per importanza, è che la quasi totalità degli interpellati (94%) va in pasticceria per acquistare dolci da regalare.

Packaging inadeguato
Fin qui tutto bene. Un po' meno bene, invece, l'aspetto del confezionamento. Sottolinea Danilo Freguja, maestro pasticcere di chiara fama: «Oggi sono molto apprezzati i dessert de voyage, per i quali la confezione è fondamentale. Esistono bellissime confezioni di legno, in cartone, scatole dalle forme moderne, confezioni in atmosfera protettiva, che salvaguardano estetica e conservazione. È ora che anche il pack della pasticceria si rinnovi».

Fotografia: Meridiana Immagini
(Staccoli Caffé Pasticceria di Cattolica - Rimini)

L’arte al cioccolato del Capitano Rosso

Personaggi –

Il pasticcere torinese non smette di stupire gli amanti del cacao: ecco la sua storia dalle navi mercantili alle creazioni più fantasiose

Difficile raccontare qualcosa di nuovo sul pasticcere Gianfranco Rosso, un personaggio che a Torino conoscono tutti. O forse no. Perché Gianfranco, capitano di nome e di fatto, ha sempre qualche storia nuova da raccontare. Abituato com'è a guardarsi continuamente intorno a mostre e fiere in giro per l'Europa, a "fare il giapponese", come dice lui, le idee nuove gli vengono per forza e sono più quelle che mette da parte di quelle che riesce a realizzare.

Il Capitano Rosso è un grande affabulatore, con quella sua barba sale e pepe da vecchio lupo di mare, tanto che la sua vicenda privata e professionale sembra un romanzo e forse, prima o poi, lo diventerà. È la storia del figlio di un pasticcere che a sei anni già riempiva bignè dopo la scuola, ma leggeva troppo Salgari e amava il mare. Così, invece dell'Istituto di Arte Bianca di Torino, al momento buono, aveva scelto quello Nautico di Genova e appena diplomato si era imbarcato sul primo mercantile per girare il mondo. Cosa che ha fatto per quasi vent'anni, finché le necessità della famiglia lo hanno richiamato a terra.

E qui è cominciato un altro capitolo, quello che s'intreccia con il rinascimento del cioccolato a Torino negli anni '80.
A sentir lui, ha avuto la fortuna di trovare un grande maestro, Guido Bellissima, artista che usava cioccolato e zucchero come marmo e pennelli, finito su Life a metà degli anni '80 per le uova giganti che esponeva in piazza San Carlo al Caffè Torino. E poi l'occasione di vivere il momento in cui una generazione di cioccolatieri torinesi si è trovata a fare qualcosa di nuovo nel momento giusto. La rinascita del Gianduiotto, a suo dire, ha giocato un ruolo importante: per poterlo lavorare come si deve, occorre partire da paste di cacao molto chiare, già molto aromatiche, dolci di natura come i cacao del Centro America. La qualità delle materie prime acquistava finalmente il giusto peso.

Oggi chiunque può permettersi una degustazione di aromi e profumi di cacao esclusivi. Dal Capitano Rosso, ad esempio, Santo Domingo, Sao Tomè, Grenada, Cuba, Tanzania stanno tutti in un cofanetto dorato. Il Capitano Rosso lavora per sé e per gli altri. Dichiara di aver avuto anche la fortuna di capire quando i tempi sono cambiati, ma a questo punto ci viene il dubbio che si tratti di fiuto.Quando le tavolette vanno per la maggiore e diventano il marker dell'aumento del consumo personale di cioccolato, lui non si ferma a peperoncino e cannella. Le sue tavolette sono anche all'infuso di rosa canina, all'olio essenziale di mandarancio, al tè verde giapponese; per quelle alla menta stipula un contratto in esclusiva con i produttori di menta di Pancalieri.

Intanto crea delle linee speciali. Comincia da personaggi e cose, creando le matrici e gli stampi. Un soggetto dopo l'altro - dalla caffettiera alle forbici - arriva a produrne più di 1.200. Per l'anniversario della Nikon smonta pezzo per pezzo una D 70 e la riproduce in cioccolato fondente. La novità di quest'anno sono gli agnolotti di cioccolato bianco farcito di cioccolato al pistacchio. «Seguo l'onda della fantasia» dice, mentre la gente resta a bocca aperta davanti alle sue vetrine, e il suo importatore francese fa incetta di animaletti in cioccolato pieno marmorizzato.

Giochi virtuali per aspiranti sommelier

Idee –

Un sito Web e una consolle istruiscono sull’arte enologica sfruttando l’intrattenimento

Grazie a due novità, da qualche tempo a questa parte è entrata nel vocabolario degli appassionati del vino la parola interattività. In entrambi i casi vale un principio fondamentale: imparare giocando. Si tratta, infatti, di giochi che permettono ai partecipanti di approfondire la conoscenza dell'argomento in maniera divertente.

Il sito Web
La prima novità è un sito italiano, Mywinefarm.com, in cui si gioca a fare i vignaioli. Basta registrarsi gratuitamente e scegliere tutto (per ogni decisione vengono offerte tutte le informazioni necessarie): dal vitigno al vigneto, dai recipienti al tipo di potatura, dagli anticrittogamici all'assicurazione. Si possono fare fino a tre partite ogni giorno e il migliore del mese - nella homepage del sito è presente una classifica aggiornata in tempo reale - vince vere bottiglie di vino astigiano.
Il progetto è stato lanciato da un'associazione che si occupa di promuovere il vino della zona, come il Dolcetto e il Barbera. Rispetto ad altri esempi italiani come quello degli ormai “classici” giochi online dell'azienda Santa Margherita, questo sito risulta più “didattico”.

Il videogioco
All'estero già da tempo è stata sviluppata una serie di giochi da tavolo dedicati al vino, a cui si è da poco aggiunto un videogioco interattivo. Si tratta di How to Begin Wine DS, lanciato in Giappone in concomitanza con l'uscita del Beaujolais Nouveau e sviluppato per Nintendo DS (nella foto, la consolle da gioco). Il database include 120 etichette diverse e un migliaio di domande ed è disponibile in versione principianti, cosa che permette di supporre una futura versione per esperti. I contenuti sono stati realizzati in collaborazione con la rivista giapponese “Winart”.

L’accoppiata vincente di vino e caffè

Locali –

Una torrefazione storica di Arezzo abbina alla ricercata scelta di miscele una vasta selezione di bottiglie

È un caffè alla moda, con eventi artistici e gallerie fotografiche; dove si naviga wireless ma al tempo stesso tutto è concepito con materiali naturali. Un caffè creato da una torrefazione storica, che ha sviluppato un suo concept di locale al passo con i tempi. Ma soprattutto, un caffè dove non si beve solo arabica o miscele ricercate con diversi livelli di tostatura, ma si può anche sorseggiare un calice di vino.

Il locale in questione è il Coffee O'Clock: l'azienda che lo ha ideato è Caffè River (www.cafferiver.com). Dove nasce la scelta di proporre insieme caffè e vino, di solito percepiti come prodotti molto diversi? Non è facile proporli con uguale competenza nello stesso locale.
«L'affinità è, per così dire, “culturale” - spiega Massimo Dalla Ragione, amministratore delegato di Caffè River - Per arrivare a una tazza di caffè si parte da una drupa, per arrivare a un bicchiere di vino da un chicco d'uva. Entrambi questi frutti percorrono un lunghissimo cammino, insieme a uomini di grande passione e conoscenze profonde. Quando si parla di vino e di caffè si parla senz'altro di cultura».

Dato l'approccio, non stupisce quindi che il locale si proponga anche come spazio di conoscenza. È abbonato a decine di riviste e quotidiani italiani, consultabili liberamente, e dispone di una rete wireless e di postazioni internet fisse. A frequentarlo sono soprattutto studenti, professionisti e anche turisti.

Il vino è servito attraverso un distributore automatico. «Abbiamo scelto - ci spiega Massimo Dalla Ragione, amministratore delegato di Caffè River - le macchine di Enomatic, che garantiscono una conservazione ideale delle bottiglie aperte e, attraverso un software, di gestire card ricaricabili. Con una di queste card il cliente può scegliere l'assaggio, la mezza dose oppure la dose intera delle 16 bottiglie costantemente in offerta. L'assaggio in modo particolare permette di provare diverse etichette “totalizzando” alla fine un solo bicchiere. E consente così di degustare vini molto importanti anche con una modica spesa».
La scelta varia tra vini italiani e francesi, con qualche puntata anche su quelli tedeschi e austriaci. I prezzi al calice partono da 2,50 euro e possono andare fino a 20 euro per i vini più rari.

I pizzaioli che imitano gli chef

Eventi –

Ricette sfiziose, abbinamenti inconsueti e tanta fantasia nella finale di Pizzatime 2007, organizzata da Bargiornale

La pizza, pur senza rinnegare le ricette più semplici, ha fatto un salto di fantasia, ispirandosi alla cucina moderna e creativa per tecniche di preparazione, abbinamenti e presentazione. Questa è l'osservazione principale che scaturisce dalle proposte dei 37 finalisti di Pizzatime, l'evento organizzato da Bargiornale a metà novembre al Montecarlo Beach Hotel della città monegasca.

I nuovi ingredienti
Il territorio sembra essere il punto di partenza più gettonato nella ricerca delle materie prime: si spazia dalla mocetta (un salume valdostano), alle lumachine tipiche di Sassari, ai cecenielli della tradizione catanese (i pesciolini che i liguri chiamano gianchetti, in sostanza il novellame di pesce). Senza dimenticare la scamorza silana, 'nduja calabrese, e i pomodori Pachino, esempio lampante di globalizzazione gastronomica.

Interessante è anche vedere come la lezione dei grandi chef è stata “digerita” dai pizzaioli, ad esempio Alessandro Porto che ha osato rielaborare un super-classico come la pizza margherita in chiave gourmand: ciliegini confit come base - per eliminare la nota acidula del pomodoro - foglie di basilico fritte e mozzarella miscelata con panna, poi frullata, refrigerata e sifonata sulla pizza, stile Ferran Adrià.

Le ricette
Il vincitore, Vincenzo Cardone, sostiene l'idea che ormai i confini tra dolce e salato sono sempre più labili. Il pizzaiolo ha presentato una specialità a base di formaggi, la cui sapidità era sapientemente stemperata dalla dolcezza di datteri e pere. Grande sfoggio di fantasia anche per quanto riguarda lo stile di presentazione: pizze a forma di stella o pesciolino, quadrate oppure a salsicciotto, da tagliare a fette, e persino una sorta di “millefoglie”, con quattro strati alternati di pizza e farciture differenti. E c'è anche chi, come Emanuele Sabatino, si è ispirato alla grande moda del bocconcino da aperitivo per creare la pizza Appetitosa. La sua particolarità? Dei finger food infilzati con lo stecchino sulla pizza, da piluccare con le dita.

La finale dell'evento
I concorrenti hanno così combattuto a suon di fantasia e tecnica, ingredienti d'eccellenza, abbinamenti fuori dagli schemi e insolite presentazioni. Notevole la qualità delle pizze proposte, alcune presentate per la prima volta alla nostra competizione e che a breve saranno introdotte nelle carte dei rispettivi locali; altre già collaudate, che spesso rappresentano il “cavallo di battaglia” del pizzaiolo in gara. Insomma, una scelta difficile, che i concorrenti si sono giocati con scarti minimi di punteggio quanto a originalità, estetica, gusto e abbinamenti. Il vincitore, Vincenzo Cardone della pizzeria Rosa dei Venti di Mede (Pv), si è aggiudicato un soggiorno di una settimana per due persone a Marsa Alam, in Egitto. A tenere alta la bandiera del gentil sesso, Manuela Magliano (trattoria Risorgimento, Caltignaga, No): un'affezionata della sfida, che si è guadagnata un weekend per due a Barcellona. Terzo posto per Gianni Calaon della pizzeria Penelope (Pd), la cui specialità gli ha valso un fine settimana per due a Praga.

Diversissime le ricette proposte, ma con un denominatore comune: l'accuratezza nella preparazione dell'impasto, i cui tempi di lievitazione erano per tutti i concorrenti assai lunghi e direttamente proporzionali alla digeribilità della base di pasta: in media dalle 36 alle 48 ore e anche oltre. Un particolare di rilievo che - ammettiamolo, vale una tiratina d'orecchie alla categoria - ci piacerebbe trovare più spesso non solo in gara, ma anche da comuni clienti.

I partecipanti
Alessio Agostini
Claudio Bono
Massimo Bosco
Andrea Bosio
Giuliano Bressan
Carlo Brogna
Gianni Calano
Vincenzo Camunita
Vincenzo Cardone
Andrea Carlin
Massimiliano Cilia
Daniele Corrucci
Giuseppe Cravero
Gustavo De Leo
Vitaliano Fronterrè
Luca Faccione
Antonio Gioia
Salvatore Gravina
Maurizio Lombardo
Manuela Magliano
Michele Maresca
Cristian Mazzolato
Daniele Melis
Irene Olivieri
Omar Pagni
Carlo Alberto Piacquadio
Domenico Piano
Antonio Pulzella
Alessandro Porto
Stefano Reina
Emanuele Sabatino
Giorgio Sabbatini
Giuseppe Santoro
Antonio Serra
Giorgio Villegas Cantù
Ciprian Zamfir
Alessandro Zompatori

Più calici e made in Italy nella carta dei vini

Ristorazione –

I locali si stanno adeguando alle preferenze dei clienti: etichette nazionali, degustazioni a bicchiere e attenzione al portafoglio

Le carte dei vini proposte dai locali stanno assecondando i nuovi gusti dei clienti: molte enoteche e wine bar hanno già modificato la loro offerta, ma per chi invece non si è ancora adeguato, tornano utili le indicazioni emerse al Salone del Vino di Torino.

Prima mossa: sfoltire l'assortimento. Il 33% dei ristoratori dichiara di averlo già fatto e i consumatori non se ne sono lamentati, visto che il 72% si dichiara soddisfatto della scelta di etichette che trova nei locali. Questo significa ridurre il magazzino e quindi le immobilizzazioni finanziarie, oltre alla maggiore flessibilità e velocità nell'adeguarsi alle richieste dei clienti.

La crescita dei vini italiani
Eliminare delle bottiglie, però, comporta giocoforza delle scelte: quali buttare dalla torre e quali tenere? Il 43,6% dei ristoratori dichiara di aver razionalizzato il menù di cantina puntando su bottiglie di minor prezzo, vitigni autoctoni e cantine locali. Una scelta dettata dal comportamento dei consumatori, che mostrano una spiccata propensione per il “made in Italy”.
I clienti dei ristoranti scelgono nell'89% dei casi vini italiani; 6 volte su dieci si tratta di vini a denominazione e 7 volte su dieci di bottiglie provenienti dalla regione dove si trova il ristorante. Concentrarsi sull'offerta nazionale, cercando etichette di nicchia e cantine di prossimità che consentono di stringere un rapporto più stretto con il produttore, sembra un'idea molto al passo con lo spirito dei tempi.

L'importanza del fattore prezzo
È anche importante valutare attentamente il prezzo, considerando che la maggioranza del mercato è collocato nella fascia 10-20 euro (più del 47% dei clienti), che oltre i 25 euro si colloca solo il 16,2% dei consumatori e che sotto i dieci euro troviamo il 9,9% dei clienti.
Un altro modo per assecondare la maggiore oculatezza dei consumatori, è aumentare l'offerta di vini al calice o in piccoli formati, visto che 6 clienti su 10 dichiarano di preferire il servizio a bicchiere. È un'opzione molto apprezzata perché consente anche di togliersi qualche sfizio e di soddisfare molte curiosità.

Non va dimenticato che, secondo le ricerche presentate a Torino, i ristoratori sono concordi nell'affermare che i loro clienti preferiscono la degustazione al consumo massiccio di vino. Una sensazione supportata dalle cifre: nell'ultimo anno il 37% dei ristoratori ha visto diminuire i consumi di vino nel proprio locale, contro un 32% che li dichiara aumentati. Tuttavia c'è una certa fiducia sulla ripresa del mercato: il 48% crede che tornerà a crescere, contro un 44% che lo ritiene stabile o in leggero calo e un 8% che vede decisamente nero.

Menù e bottiglie
Un altro fattore importante da tenere in considerazione nella scelta della propria carta dei vini, sono le oscillazioni dei consumatori nei confronti delle varie etichette. Da un lato ci sono tendenze di lungo periodo, come l'exploit dei rossi barricati che prosegue da anni; dall'altro ci sono mode passeggere, ma che lasciano comunque il segno. La situazione in Italia è questa: i vini rossi mettono i bianchi al tappeto. Per il 60% dei ristoratori il vino più venduto è il rosso, soprattutto Doc e da vitigno autoctono, mentre per metà dei ristoratori diminuiscono le ordinazioni di bianchi. Intanto i rosati iniziano a rialzare orgogliosamente la testa, e le bollicine vivono un momento di grande frizzantezza. Spumanti e Champagne sono in grande spolvero: il 35,5% dei ristoratori ne sottolinea il momento positivo. In leggera ripresa anche i passiti, che stanno sostituendo i superalcolici a fine pasto.

A guidare la dinamica degli in e degli out del vino non sono solo i cambiamenti dei gusti dei consumatori. Molto influisce anche l'evoluzione degli stili in cucina. Oggi si assiste a un ritorno alla cucina di territorio e quindi si cerca la compatibilità tra il menù e la cantina; invece, chi ha sposato la filosofia della cucina molecolare, etnica, fusion o ipercreativa, può puntare solo su alcune tipologie di vino (come le bollicine) per esaltare il proprio menù.

In Franciacorta una cantina ecologica

Progetti –

La creazione di Barone Pizzini è stata concepita pensando al vino, all’estetica e al risparmio energetico

A vederla da fuori, così lineare in legno e pietra, non fa presagire i contenuti innovativi del suo progetto. Ma un occhio attento può capire immediatamente che la nuova cantina realizzata da Barone Pizzini, produttore di Franciacorta biologico a Timoline di Corte Franca (Bs), ha qualcosa di particolare.

I presupposti «eco»
Dal prato antistante l'ingresso e affacciato sui vigneti dell'azienda, sporgono curiose “pipe”, allineate tra loro, che ricordano gli sfiatatoi di un transatlantico. «Si tratta - spiega l'architetto Claudio Gasparotti che ha progettato la struttura - delle prese d'aria per il sistema di ventilazione naturale che abbiamo pensato per la cantina sotterranea. Un dispositivo che ci ha permesso di evitare l'installazione dei condizionatori e di ricreare il clima ideale per l'affinamento dei vini senza alcun consumo energetico».
Del resto è questo il concetto della nuova cantina: funzionare senza sprechi, minimizzando le emissioni inquinanti e impiegando materiali naturali. Nel pieno rispetto della filosofia di Barone Pizzini, che produce soltanto vini biologici, e che in questo nuovo sito arriverà a confezionare 500.000 bottiglie l'anno.

La geografia del progetto
«Un investimento da 6 milioni di euro - ci tiene a sottolineare Nanni Pagnoni, presidente della cantina - per realizzare una struttura da 6.000 metri quadri sviluppata su tre livelli sovrapposti». A livello del terreno si trovano gli uffici e una zona di accoglienza-degustazione ancora in fase di ultimazione. Cinque metri più in basso è stata collocata la zona di vinificazione, con le vasche d'acciaio, le presse per la pigiatura soffice indispensabile per i Franciacorta, e anche il magazzino e la zona destinata all'imbottigliamento. Dieci metri sotto terra si trovano la barricaia e la zona dove le bottiglie di Franciacorta vengono raccolte nelle griglie d'acciaio utilizzate per il “remuage”, secondo i dettami del metodo classico.
L'interno colpisce per la diversa modulazione della luce. La zona di vinificazione è quanto mai suggestiva: alla tecnologia delle attrezzature si abbina il calore della copertura interamente in legno. Una luce morbida e soffice penetra da aperture ricavate vicino al soffitto: illuminazione naturale, dunque, per risparmiare energia. La barricaia è molto scenografica, al buio, con una parete su cui scorre acqua per dare la giusta umidità. L'acqua poi viene depurata con un sistema naturale e riutilizzata per irrigare la campagna, senza sprecare nulla.

Come resistere dietro al banco

Salute –

Qualche consiglio utile ai barman, per evitare problemi alla schiena e alla circolazione

Stare in piedi tutto il giorno dietro al bancone del bar non è un toccasana né per la schiena né per la circolazione. Dolori alla zona lombare, gonfiori alle gambe e mal di piedi sono il minimo che ci si può aspettare se non si prendono precauzioni. A lungo andare si potrebbero avere problemi di postura scorretta, con inarcamento delle spalle e spostamento in avanti del bacino.
Inoltre, l'appoggio costante del peso sui piedi può portare all'appiattimento della pianta (il piede piatto). È quindi importante sgranchire e distendere i muscoli del corpo, che lo sforzo richiesto dalla posizione eretta mantiene contratti più di un'attività fisica come la camminata. I muscoli di chi sta tanto in piedi, infatti, lavorano in modo statico e si affaticano velocemente se non gli diamo l'occasione di rilassarsi. Anche articolazioni, legamenti e vertebre sono sottoposti a un carico importante. Per limitare, o meglio ancora prevenire, i problemi bisogna adottare alcuni accorgimenti che aiutano a sciogliere i muscoli, riattivare la circolazione e dare sollievo alle articolazioni. La parola d'ordine è movimento. Alcuni esercizi possono essere svolti lavorando.

I movimenti sciogli-muscoli
Ad esempio, spostare spesso il peso da un piede all'altro, in modo da garantire una corretta circolazione del sangue nelle gambe e nei piedi. O ancora, utilizzare uno sgabello di sostegno per rilassare le gambe di tanto in tanto. Se più persone si alternano dietro il banco, meglio uno sgabello regolabile (nella foto, uno sgabello Stokke) che possa essere adattato all'altezza di ognuno.
Anche l'abbigliamento ha la sua importanza e dovrebbe essere scelto prima di tutto in base alla comodità. Per non aggiungere un elemento di costrizione a una posizione di per sé impegnativa, è importante indossare scarpe e indumenti comodi e tenere a disposizione anche un paio di calzature di ricambio. Nei momenti in cui il lavoro è meno frenetico, è necessario sgranchirsi le gambe, passeggiando avanti e indietro, oppure sedersi, tanto per cambiare la posizione del corpo. Bastano interruzioni brevi, anche solo di uno o due minuti, purché frequenti, per ottenere un certo sollievo.

Qualche esercizio specifico
Rilassare la schiena: l'ideale è stare qualche minuto sdraiati con le gambe sollevate; aiuta anche a far defluire il sangue da gambe e piedi.
Sgonfiare le gambe: per migliorare la circolazione periferica e alleviare i gonfiori agli arti inferiori è ottimo pedalare con le gambe stando stesi sulla schiena.
Allungare la schiena: sedersi su una sedia con le gambe divaricate; espirare piegando il busto il più possibile in avanti, cercando di toccare terra con le punte delle dita; e poi, inspirando, tornare lentamente alla posizione di partenza.

La Starbucks degli infusi conquista gli Usa

Tendenze –

Argo tea, una catena di locali fondata 4 anni fa a Chicago da due informatici armeni, non smette di crescere

Argo Tea è una catena americana in rapida crescita, dedicata al tè. In soli 4 anni di attività è riuscita a catturare i cosiddetti “giovani professionisti” e perfino l'attenzione del New York Times.  Quest'anno le vendite dovrebbero raggiungere i 5 milioni di dollari, ma le previsioni indicano un raddoppio del fatturato già per il 2008. Agli attuali 9 locali, nell'area di Chicago, se ne aggiungeranno altri in diverse città, a cominciare da Boston o Washington, nel 2009. Al timone di Argo Tea ci sono due esperti di tecnologia, Arsen Avakian e Simon Simonian, amici sin dall'infanzia a Yerevan, in Armenia. Nel 1990 i due approdano a Chicago per gli studi post-universitari e finiscono entrambi nel campo della tecnologia. Aprono una ditta di software, ma in una fase di crisi del lavoro Avakian si ritrova a passare molto tempo nei coffee shop. «Mi domandavo quale potesse essere il prodotto più vicino al caffè; in Europa è facile rispondere: è il tè, mentre qui negli Usa era una delle bevande meno consumate. Ma era l'opportunità che cercavo». Avakian convince l'amico Simonian a partecipare al progetto e i due ingaggiano Mark A. Cuellar, architetto di Chicago, per ideare gli interni, con lunghi tavoli stile biblioteca e punti d'accesso per wi-fi e Web.

Le specialità di Argo Tea
Il debutto avviene nel giugno 2003: il successo è stato tale che oggi da Argo Tea lavorano 150 persone. Molte le specialità che stanno facendo la fortuna della catena: Teappuccino, un cappuccino di tè preparato a scelta con infuso nero, rosso o earl grey; Maté Laté, con mandorle e latte oppure Tea Sangria, con tè all'ibisco ghiacciato e frutta fresca. Apprezzati anche il MojiTea, con menta dell'Armenia e lime fresco, l'Hibiscus Steamer, ricco di vitamine e il Tea Squeeze, con ibisco egiziano, limonata fresca e zucchero di canna. E la lista continua... «Per gli americani il tè è ancora un'area da esplorare, anche se nel mondo è al secondo posto nei consumi di bevande, dopo l'acqua - spiega Kari Ginal, responsabile del marketing -. Per questo, ancora oggi, durante i weekend, un barista offre assaggi da 5,9 cl ai passanti». Oltre a tè caldo e ghiacciato, Argo Tea serve anche sandwich, pasticcini e caffè, ma quest'ultimo esclusivamente di marca Illy.

La conchiglia di Littlehampton

Locali –

Sono le sembianze dell’East Beach Café, un locale di tendenza che ha risollevato le sorti turistiche di una cittadina dell’Inghilterra meridionale

Molti la considerano una sorta di cattedrale nel deserto, eppure questo incredibile locale ha da solo risollevato le sorti di un'intera località della costa inglese, tanto da convincere la rivista di moda Vogue a nominarla “la cittadina più cool della costa britannica”. Stiamo parlando di Littlehampton, amena cittadina a est di Portsmouth affacciata sulla Manica, mentre il locale è l'East Beach Café, meraviglia postmoderna emersa dalle ceneri di un vecchio chiosco di gelati (eastbeachcafe.co.uk). Per molti, la visionaria costruzione del ristorante in stile Guggenheim e simile a un vecchio scafo abbandonato sulla spiaggia ha avuto un “effetto-Bilbao” sull' intera area costiera, che ha registrato un incremento esponenziale di turisti e visitatori a partire dal giugno di quest'anno, mese in cui ha aperto il locale.

Un locale da rivista di design
L'East Beach Café è diretto da un team di amazzoni composto da Jane Wood e dalla figlia Sophie, amanti tanto del buon cibo quanto dell'ottimo design, che hanno commissionato l'ambizioso progetto ad uno dei più giovani e ambiti designer del Regno Unito: Thomas Heatherwick. Già vincitore del prestigioso premio Prince Philip Designer Prize del 2006, Heatherwick è stato nominato quest'anno agli FX Design Awards, proprio per l'ideazione dell'East Beach Café. Del suo progetto, il designer dice: «Volevo creare un edificio che assomigliasse a qualcosa dall'origine sconosciuta abbandonato sulla spiaggia, come un sasso o una grande conchiglia». Per ragioni di impatto ambientale, il locale doveva integrarsi con il paesaggio naturale circostante e avere misure precise, ovvero una lunghezza di 30 m e una larghezza di 5.5 m.

Una monoscocca d'acciaio
Heatherwick ha quindi ideato una costruzione che in qualche modo ricordasse una struttura levigata dal mare, creando, dunque, una monoscocca di acciaio patinato composta da una serie di “nastri”, larghi quanto delle persiane a scomparsa (30cm l'una), disegnate apposta per proteggere l'enorme vetrata sul lato sud dalle intemperie e dai vandali. «Questi nastri di acciaio avvolgono l'edificio - continua Heatherwick - e ricordano delle tagliatelle». L'edificio incorpora anche un chiosco che in estate serve gelati all'interno di coppette a forma di secchielli per la sabbia (riutilizzabili poi sulla spiaggia per far giocare adulti e bambini), mentre d'inverno propone fish and chips “on the go”, ovvero pronte per l'asporto.

La struttura architettonica 
La monoscocca di acciaio è interamente chiusa e senza finestre, ad eccezione dell'enorme muro di vetro che chiude il lato sud affacciato sul mare. Un lato formato da una sontuosa vetrata, alta quanto l'edificio, che regala incantevoli panorami marini. Gli interni sono in perfetta sintonia con la struttura e il locale può arrivare ad ospitare fino a 60 persone, mentre, nelle stagioni meno rigide, altri 45 coperti sono disponibili all'esterno sulla terrazza in teak che da sul mare. Il menu prevede soprattutto pesce a un prezzo medio di 9 euro per gli antipasti e di 16 euro per i piatti principali. Particolare attenzione per i bambini, con menu dedicato a base di pesce, pasta e gelato.

Quali sono i principali adempimenti per intraprendere l’attività di catering a domicilio?

Catering a domicilio: ecco cosa fare

Sempre più spesso i clienti chiedono al loro bar/pasticceria di fiducia di effettuare un piccolo servizio catering presso le loro abitazioni in occasione di feste o eventi particolari, quali anniversari e compleanni.

In questi casi i principali adempimenti per iniziare l'attività sono:

- denuncia di inizio della attività di somministrazione al domicilio del consumatore;

- denuncia di occupazione unità immobiliare per la tassa smaltimento rifiuti (TARSU);

- relazione Tecnico Descrittiva per la richiesta all'ASL della autorizzazione sanitaria.

Va evidenziato che in questi casi la prestazione principale del gestore è la somministrazione di cibi e vivande in loco.

Solitamente il gestore è comunque tenuto anche ad alcune prestazioni accessorie, quali, ad esempio, la messa a disposizione del personale, il rifornimento e la conservazione degli alimenti, la pulizia della cucina ed eventualmente degli altri locali.

Da un punto di vista normativo, la disciplina applicabile è quella prevista per l'appalto di servizi.

Vorrei aprire un pub/birreria, con mio fratello. Cosa dice la legge?

La normativa in materia di pub e e birrerie

L'articolo 5 della legge 25 agosto 1991 n. 287, che disciplina le attività di somministrazione di alimenti e bevande, distingue i pubblici esercizi, ai fini del rilascio delle autorizzazioni, in tipologie. In particolare, appartengono alla tipologia B "gli esercizi per la somministrazione di bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, nonché di latte, dolciumi, compresi i generi di pasticceria e gelateria ed i prodotti di gastronomia (bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari)", alla tipologia A "gli esercizi di ristorazione, per la somministrazione di pasti e bevande, comprese quelle aventi un contenuto alcolico superiore al 21 per cento di volume e di latte (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari)".

Pertanto, se si somministrano solo bevande, si dovrà richiedere un'autorizzazione di tipologia B.

L'apertura di un esercizio di somministrazione è soggetto ad autorizzazione che viene rilasciata dal Comune nel cui territorio è ubicato l'esercizio, sentito il parere della Commissione competente.

Ai fini del rilascio dell'autorizzazione a esercitare attività di somministrazione di alimenti e bevande è necessaria l'iscrizione del titolare dell'impresa individuale (o del legale rappresentante della società o di un suo delegato) nel REC - somministrazione (Registro degli Esercenti il Commercio). Si ricorda che l'iscrizione al REC è subordinata al possesso dei requisiti richiesti.


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