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Il prodotto tipico approda al bar

Menu –

Bar, hotel e ristoranti possono diventare nuovi mercati di sbocco per i prodotti tipici. Con benefici per tutti. L’invito arriva da Sardegna Ricerche. Ne parliamo con il gastronomade Chef Kumalé e il gastronauta Davide Paolini

La Sardegna custodisce un repertorio di prodotti tipici fortemente identitari e di grande valore. Come la preziosa bottarga di Cabras, i formaggi o i numerosi pani non lievitati. Sono prodotti che si prestano oggi a nuove reinterpretazioni culinarie, come si è visto in occasione di Gustosamente, evento curato dal consorzio Sardegna Ricerche (sardegnaricerche.it) e che a fine novembre ha proposto a otto giovani chef di talento dell’area euro-mediterranea di mettere a frutto la propria creatività in una gara di cucina, a partire da un paniere di 50 prodotti. L’occasione è stata lo spunto per riflettere sull’uso dei prodotti tipici al bar.

Due parole con Chef Kumalè
Perché invitare Spagna e Francia a una manifestazione sul prodotto tipico sardo?

Sono stati invitati alla manifestazione chef francesi e spagnoli per sperimentare possibili usi alternativi dei prodotti tipici sardi e per "saggiare" l’interesse di questi due Paesi verso il paniere di prodotti proposto. Sono stati molto apprezzati la bottarga, i diversi formati di pasta, i formaggi e i vini, oltre al mirto, utilizzato anche in cucina. La carta musica (pane carasau) nei suoi diversi formati si è dimostrata estremamente versatile per la preparazione di rollinsalata ai crostoni, piade e farciture.

Gustosamente s’inserisce nell’ambito di un progetto teso a valorizzare le strutture ricettive come nuovo mercato di sbocco per i prodotti tipici. Includeresti anche il bar, oltre ad alberghi e ristoranti?
Perché no? Gli ottimi vini sardi, specie i bianchi, ben si prestano ad accompagnare un pasto veloce o un aperitivo, magari a base di un tagliere di formaggi e affettati. Volendo sperimentare una specialità già pronta per l’uso, penso alle panadas farcite di carne, formaggio o verdure oppure al porcetto arrosto che un’azienda propone già cucinato e conservato senza additivi sottovuoto, da servire dopo un breve passaggio al microonde.

Esiste in Italia un problema di reperibilità e fruibilità del prodotto tipico per il bar?

Sardegna Ricerche sta sperimentando con alcune aziende la produzione di pani tradizionali lievitati naturalmente, in grammature ridotte per la preparazione di panini. Tuttavia siamo agli inizi. All’estero, specie in Spagna, invece, da sempre i bar offrono piatti e prodotti tipici, come pretesto per uno spuntino veloce: dai pimientos del piquillo di Navarra ai frutti di mare in conserva della Galizia. Perché non pensare, per emulazione, a una cucina alla "barra" dei nostri prodotti tradizionali.


In tempi di crisi e di riduzione dei consumi la leva prezzo è fondamentale, tanto più al bar, non credi?

Credo che il progetto di Sardegna Ricerche abbia voluto sensibilizzare le aziende anche su queste problematiche: nei fatti i prodotti che troviamo nel paniere sono in buona parte accessibili per i bar, con qualche eccezione (bottarga).

"Farla finita con gli eccessi" dice Davide Paolini
Dottor Paolini, promuovere una gara gastronomica di respiro internazionale sul prodotto tipico non significa decontestualizzare lo stesso dall’ambito locale?
Facciamo un distinguo. Un conto sono i giacimenti gastronomici: prodotti con tecniche artigianali, che non hanno potenzialità di crescita, senza diventare altro di sé, per carenza di materie prime e perché fuori dal proprio contesto perderebbero la valenza di medium economici e di comunicazione del territorio. Altro, sono i prodotti tipici che possono ancora crescere in termini di volumi. Pensiamo al Grana Padano o al prosciutto di Parma: sarebbe impensabile che nove milioni di prosciutti rimanessero nell’ambito dell’Emilia Romagna. Tanto meglio se questi prodotti sono declinati in modo intelligente come hanno fatto gli chef spagnoli in gara.

Se il prodotto tipico italiano può arrivare in Spagna, portando con sé la nostra cultura, un bar italiano può sfruttare questo mezzo per attirare a sé nuovi clienti?
Di più: si può mettere a frutto l’occasione per farla finita con le porcherie degli happy hour o per rivitalizzare la pausa pranzo. A patto però che tutto sia fatto in maniera degna: se parliamo di panini, è inutile usare prodotti di qualità per le farciture e un pane scadente. E ancora: è meglio offrire una scelta ristretta ma di qualità in luogo di una carta sterminata ma scriteriata e, magari abbinare al panino un calice di vino, una carta giustamente sempre più frequente.

Ammetterà che per il bar c’è un problema di fruibilità e reperibilità dei prodotti tipici?
Il bar non può aspettarsi che il grossista consegni a domicilio i prodotti tipici. Deve andarseli a cercare. Magari per un bar di Milano è opportuno puntare su un prodotto lombardo anziché siciliano. Senza dimenticare la possibilità di approvvigionarsi presso le botteghe italiane o, di creare legami con le aziende del territorio. Le degustazioni guidate nei wine bar già funzionano.
E come la mettiamo sul piano del prezzo?
Non è detto che tipico sia sinonimo di costoso.

Pianeta Hotel febbraio-marzo 2009

Archivio Copertine Horeca –

AGENDAGli appuntamenti più importanti per gli operatori dell’ospitalità e del benessere 12NewsNuove aperture, catene, turismi, associazioni, ambiente, arredo bagno, contract 16tendenze esterniLo spazio in più genera fatturato e nuova clientela. Arredi e idee per allestire un dehors di successo 35focus prima colazioneBuffet memorabile? Ecco le regole da seguire per fare colpo sull’ospite. Tendenze, prodotti e sistemi 38speciale ristrutturazioniRistrutturare l’hotel, istruzioni per l’uso. Dalla ri…

AGENDA
Gli appuntamenti più importanti per gli operatori dell'ospitalità e del benessere 12
News
Nuove aperture, catene, turismi, associazioni, ambiente, arredo bagno, contract 16
tendenze esterni
Lo spazio in più genera fatturato e nuova clientela. Arredi e idee per allestire un dehors di successo 35
focus prima colazione
Buffet memorabile? Ecco le regole da seguire per fare colpo sull'ospite. Tendenze, prodotti e sistemi 38
speciale ristrutturazioni
Ristrutturare l'hotel, istruzioni per l'uso. Dalla ricerca del partner alle strategie di riconversione 53
Porte che arredano
Con materiali e finiture ricercate ogni porta è una soluzione d'arredo funzionale e personalizzata 58
ingressi intelligenti
Gli ingressi automatici qualificano l'hotel e sono creati per integrarsi in qualsiasi contesto architettonico 60
pavimenti senza stress
Dal gres porcellanato alle resine. Materiali per ogni budget ed esigenza per creare ambienti originali 62
rivestimenti di design
Personalizzare camere e aree comuni è possibile con decori sofisticati e creazioni in legno o pelle 64
elevazione di qualità
Ascensori ultracompatti e impianti ad elevata flessibilità che si adattano ad ogni tipo di edificio 66
camere da casanova
Dalla ristrutturazione di un palazzo veneziano nasce il 947Rooms, boutique hotel fuori dagli schemi 68
affari con vista sull'expo
Apre a Milano il primo Doubletree by Hilton dell'Europa Continentale: business e tecnologia 72
è l'ora dell'AlBERGO rifugio Mama Shelter di Parigi, un kibbutz urbano dove l'ospitalità fa rima con socialità e entertaiment 76
hotel monitor italia
La stagione 2008 ai raggi x con tutti i dati su tassi d'occupazione e prezzi medi degli alberghi di città 80
osservatorio congressuale
Gli ultimi numeri sui trend della domanda congressuale: tengono gli eventi medio-piccoli 82
comunicazione digitale
Grazie alle applicazioni digital signage
la comunicazione dell'hotel diventa dinamica 84
come generare un sito web
Miniguida alla creazione o rigenerazione di un sito: dalla scelta del team alla struttura dell'home page 86
pulizie chiavi in mano
Liberarsi dalla gestione del riordino e pulizia delle camere è possibile con il servizio Ready Room 88
master per grandi manager
La nuova proposta formativa di Bar University. Mini master di un giorno anche per f&b manager 90
responsabilità dell'hotel
Le fattispecie considerate: favoreggiamento della prostituzione e clienti privi di permesso di soggiorno 92
notebook
Selezione di prodotti, arredi, tecnologie, servizi per la gestione delle strutture ricerttive 94

Bargiornale febbraio 2009

Archivio copertine Horeca –

Locali case history11 Tram di Crema (Cr) Così il tramezzino mise le radici a Crema14  Bloom di Milano La favola di Alice ispira gli affari18 Kapuziner Platz di Castelseprio (Va) Tema Baviera, birra e marketing20 Agrigelateria sull’Aia di Desenzano (Bs) Un buon gelato va raccontatotendenze&progetti22  Intervista a Marco Lucchi Abbasso i trend, viva l’arte dal mondo26 Bangkok, la notte svelata32 Gourmet&Savory Cocktail per clienti buongustai34 Double Club di Lo…

Locali
case history
11 Tram di Crema (Cr) Così il tramezzino mise le radici a Crema
14  Bloom di Milano La favola di Alice ispira gli affari
18 Kapuziner Platz di Castelseprio (Va) Tema Baviera, birra e marketing
20 Agrigelateria sull’Aia di Desenzano (Bs) Un buon gelato va raccontato
tendenze&progetti
22  Intervista a Marco Lucchi Abbasso i trend, viva l’arte dal mondo
26 Bangkok, la notte svelata
32 Gourmet&Savory Cocktail per clienti buongustai
34 Double Club di Londra Un club dall’anima multietnica
attività
38 L’usura, il pizzo e le relazioni pericolose
40 Abusivi, circoli, negozi all’assalto del bar
tecnologia
42 La cassa diventa amica giochi e scommesse
46 Riesplode la febbre da Gratta e Vinci
50 Salvi i guadagni grazie alle newslot
layout
53 Arcadia di Milano Pane e caffè in vetrina. Stile boutique
protagonisti
54 Debora Cicero, bartender Dietro al bancone del Gold
c’è una giovane alchimista
il cliente misterioso
56 Pregi e difetti dell’aperitivo in quattro locali di Milano
professione
norme & fisco
60 Giochi in sala: i passi giusti da fare
61 Il bottino delle newslot tra imposte e utili
62 Sì ai tornei di poker, ma solo virtuali
64 Sicurezza sul lavoro: slitta a maggio la valutazione dei rischi
gestione
66 Bar University lancia i mini master
68 Intervista a Roberto Provana Il bar manager perfetto?
Quello un po’ cabarettista
69 Grand Prix della Pasticceria:
i consigli del maestro pasticcere Danilo Freguja
70 Quanto paghi se accendi la radio
71 Non serve autorizzazione per la musica d’ambiente
72 La musica registratae i diritti connessi
food&drink
rassegne

74 Nuove ricette per l’aperitivo: 11 spirit rigorosamente italiani in degustazione
78 Salumi, formaggi, olive e condimenti.Stuzzicare il cliente con lo snack tradizionale
80 Happy hour, puoi osare con le birre doppio malto: 7 specialità provate per voi ricettario
84 Vermouth per tutti i gusti: segreti dagli esperti della miscelazione
86 Salse, oltre la solita maionese
vini al bar
88 Merlot o Bardolino? L’aperitivo si fa rosso
letti al bar
89 Champagne, in viaggio alla ricerca del meglio
birra & co.
90 Abbinamenti con i formaggi Dire lager è quasi come dire parmigiano
mixati
91 La doppia vita del Tom Collins
imprese&mercati
zoom
92 Chi mai si fermerebbe qui? Una ricerca svela il potenziale dei bar on the road
industria
94 Techfood punta sul franchising
con Sfizio Misto
96 Le magnifiche sei del food&beverage
97 Accordo tra Sweet Years e Eraclea
distribuzione
98 Sconto al cash&carry? Si può rifare
giù il cappello
101 Gigi, nemico dello sballo
agenda
102 Appuntamenti, tour, eventi,
fiere per i professionisti del bar
annunci
104 Domanda e offerta lavoro e attività
indirizzi
106 Aziende e personaggi citati in questo numero


L’aperitivo ai raggi X

Inchiesta –

Le ultime tendenze sull’aperitivo raccolte tra i 31 campioni del bartending che abbiamo intervistato alla finalissima della Barfestival Cocktail Competition a Bangkok

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/mix.pdf” target=”_blank”>L’aperitivo ai raggi X
gennaio 2009 / pdf / Numero pagine: 4 / Lingua: italiano / di Stefano Nincevich

Guadagnare di più (a costo zero)

Gestione –

Un gruppo di gestori ha colto al volo l’offerta di Bar University e Fiera di Genova per un corso gratuito a Più Menu Expo. Scoprendo, in una sola lezione, che basta un’idea al giorno per migliorare il business

Guadagnare tanto. Tanto da potersi permettere (anche) di pagare fornitori validi, selezionati in base alla loro capacità di fornire prodotti di adeguata qualità, e tanto da assicurarsi di poter pagare bene il personale che merita di essere pagato bene: è questo, secondo Roberto Provana, esperto in tecniche di vendita e formazione e docente di Bar University, l'obiettivo che deve avere chiaro in testa ogni gestore di locale. Soprattutto in tempi di crisi.
Lo ha spiegato, a una platea attenta e incuriosita, nel corso delle due seguitissime sessioni di lezione che Bar University e la Fiera di Genova hanno offerto, gratuitamente, a un gruppo di una sessantina gestori di locali (provenienti dalle regioni nord-occidentali) in occasione di Più Menu Expo, fiera dedicata ai settori del fuoricasa e della ristorazione collettiva.
«I momenti di crisi - ha detto Provana - nascondono in realtà grandi opportunità. Non per tutti, però. Solo per chi si dimostra capace di fare innovazione, di inventarsi qualcosa. Perché chi sta fermo, va inesorabilmente incontro a difficoltà sempre più grandi». La domanda di partenza che ogni gestore deve porsi - praticamente tutti i giorni - deve essere una: in che cosa il mio locale si differenzia dagli altri bar della via, del quartiere, della città? «Chi di voi non riesce a trovare una risposta sensata - provoca Provana - si consideri potenzialmente nei guai. O in ogni caso è opportuno che cominci a preoccuparsi seriamente. Di che cosa? Di trovare valide risposte a questa domanda». E se la risposta fosse la nebbia assoluta? Bisogna non scoraggiarsi, continuare a metterci la testa, a dedicare pensieri e risorse mentali.

Il quaderno delle idee

Provana suggerisce un sistema semplice e apparentemente banale, ma che assicura sia efficace. Quanto costa? Da pochi euro, quelli necessari per l'acquisto di un quadernetto e una penna (sempre ammesso che non le abbiate già), a niente, per i più tecnologici avvezzi all'uso del computer (a parte l'energia elettrica consumata dal pc).
«Createvi un vostro quaderno, o un vostro file, delle idee - spiega Provana -. Dovrà essere riempito, ogni giorno, con le nuove pensate che vi sono venute in mente per rispondere alla domanda “Come guadagnare di più”. Sforzatevi di metterne una al giorno. Senza preoccuparvi se sono cose sognanti, strepitose, o se vi sembrano strampalate, fuori dal gregge, assurde. Scrivete tutto. A un patto: devono essere tutte idee a costo zero. Altrimenti non vale: fare grandi innovazioni con tanti soldi sono capaci tutti. Bisogna invece essere capaci di inventare qualcosa di nuovo che non vi costi nulla. A meno che, naturalmente, non abbiate i soldi per fare nuove iniziative». Un esempio? Fare accordi di comarketing con altre attività commerciali del territorio: dal negozio di abbigliamento al meccanico, dall'estetista al parrucchiere, dal solarium al supermercato. Offrendo ad esempio buoni sconto a chi viene per l'aperitivo in certi giorni. O assaggi gratuiti ai clienti di un determinato negozio.
«Il vostro obiettivo - continua Provana - deve essere quello di arrivare ad avere almeno qualche decina di idee. Dopodiché, scegliete le due o tre che vi convincono di più, studiatele, poi cominciate a sperimentarle e ad applicarle. Senza farsi scoraggiare da qualche insuccesso. L'innovazione deve essere un vostro compagno quotidiano».

Esclusivo, noto, vantaggioso per tutti

Senza prima provare, difficile scoprire se un'idea potrà o meno funzionare. Ma, secondo Provana, qualunque idea per funzionare deve soddisfare tre requisiti. Il primo: l'esclusività. Non dovrete certo essere gli unici al mondo a fare quella particolare cosa (ma se lo siete tanto meglio), ma almeno gli unici in città o nella vostra zona.
Il secondo: deve essere noto. Se avete un'offerta unica, ma lo sapete solo voi, è inutile. Quindi: coltivate i rapporti con i media, a partire da quelli locali. Terzo e ultimo: deve dare vantaggi per tutti. Per voi, naturalmente, ma anche per i vostri collaboratori (ad esempio perché diventano più protagonisti), per i partner commerciali coinvolti, e non da ultimo per i vostri clienti.
Compito a casa: scrivetevi (per domani) una buona idea a costo zero. Se la provate e funziona, saremo curiosi di conoscerla anche noi.

Gli italiani e il pranzo, momento di svolta

Mezzogiorno –

Crisi economica, poca capacità di spesa, nuove abitudini alimentari. Cosa vogliono gli italiani che pranzano fuori casa e cosa offrono i bar che li accolgono

Da una parte la crisi economica, dall’altra nuove abitudini alimentari. In mezzo ci sono i bar che, soprattutto tra mezzogiorno e le due, si ingegnano per riattirare una clientela sempre più difficile da conquistare. Una clientela che sta cambiando abitudini, gusti e soprattutto disponibilità economiche.
È quanto emerge da una ricerca commissionata dal settimanale Salute di Repubblica a Format Research e da un’indagine che Bargiornale ha svolto durante l’ultima edizione di Snacktime tenutasi a Milano lo scorso ottobre quando abbiamo chiesto a tutti i partecipanti di compilare un questionario che ci aiutasse a conoscerli meglio e, soprattutto, a tracciare le tendenze attuali nel mondo del bar.
Format Research ha indagato sulle preferenze degli italiani a tavola. Due gli anni presi a riferimento (il 2007 e il 2008) e interviste centrate sul cliente.
Le preferenze degli italiani
Da notare subito che gli italiani gradiscono poco i pasti completi freddi, solo il 2,8% li apprezzava nel 2007 e un ancor più basso 2,6% li sceglie quest’anno. Perdono terreno anche panini e pizze, scelte nel 2007 dal 12,4% dei clienti contro il 7,1 del 2008. E perdono anche i pasti completi caldi 43,95% lo scorso anno contro il 42,5% del 2008. Unica tipologia di “pranzo” a salvarsi sono i piatti unici che in dodici mesi hanno guadagnato quasi il 7%, dal 40,9% del 2007 al 47,8 del 2008.
Quali alimenti scelgono gli italiani per il proprio pasto? Principalmente gli alimenti “sicuri”, ovvero si preoccupano di evitare alimenti non salubri (fattore indicato come molto importante dall’82% degli intervistati) o peggio ancora transgenici (evitati con cura dal 77% dei consumatori).
E poi grande attenzione al prezzo. Aspetto tenuto in grande considerazione da due italiani su tre. Da non sottovalutare, nella creazione della proposta per la pausa pranzo, nemmeno fattori “psicologici”. Ovvero la voglia di sapori tradizionali, considerati molto importanti dal 64% degli italiani, l’abitudine al consumo di prodotti conosciuti (un fattore questo molto legato al precedente) importante per il 61,8% dei clienti e la voglia, o necessità, di seguire una dieta (circa la metà dei clienti).
Altri aspetti considerati importanti dagli intervistati di Format Research sono, in fase di scelta e quindi di acquisto, quelli che nei bar possono essere intelligentemente sottolineati dai gestori accorti. Per esempio, gli italiani prestano grande attenzione alla qualità del prodotto, termine sempre piuttosto generico che riassume vari aspetti di un prodotto. Ovviamente il gusto (indicato come importante o molto importante dal 86,5% dei clienti) e poi anche freschezza e provenienza di un alimento. La freschezza si palesa al bar mostrando la proposta quotidiana attraverso il banco frigo, giustamente impiegato da molti gestori per evidenziare la propria offerta di panini, tramezzini, primi piatti o piatti unici proposti. Un’insalata soda e lucida, un prosciutto crudo dal colore rosso brillante e vivo, un piatto di pasta (anche se da riscaldare) che non dimostri i segni del tempo. La provenienza è invece un fattore che si può esplicitare attraverso cartellini che raccontino l’origine, la tipologia, la denominazione delle diverse materie prime utilizzate per la preprazione di una ricetta. Se si usano alimenti biologici è bene sottolinearlo, così come se si impiegano materie prime a denominazione di origine. Insomma un po’ di marketing quotidiano non fa certo male.

La proposta dei bar
Ma cosa propongono i bar italiani. Dalla nostra indagine svolta a Snacktime è emerso, innananzitutto che la propensione al cambiamento dei locali italiani in fatto di food c’è, ma non è dirompente. Il 57% circa dei gestori ha cambiato impostazione negli ultimi due anni della proposta di mezzogiorno allargando o modificando l’offerta. Per contro il 43% non ha modificato sostanzialmente nulla. Gli ingredienti più usati? Ai primi posti si trovano prodotti tradizionali, ma non manca qualche sorpresa. Tra i salumi prosciutto crudo e prosciutto cotto la fanno da padroni e vengono impiegati rispettivamente dall’88 e dal 77% dei gestori italiani. Seguono, un po’ a sorpresa due salumi tipicamente regionali come speck e bresaola (Alto Adige e Valtellina, Lombardia) che sembrano aver perso la loro connotazione territoriale. Tra i formaggi, invece, troviamo al primo posto la mozzarella usata nel 90% dei locali e al secondo il brie (71%). Due prodotti che hanno in comune la morbidezza e la versatilità di utilizzo. Diffusi anche grana e gorgonzola, due formaggi tipici e gustosi con i quali evidentemente i gestori possono dar vita a ricette molto caratterizzate dal punto di vista del sapore.

Il prezzo, sempre più cruciale 

Capitolo prezzi. Qui i fattori che si sommano o si scontrano sono tanti. Dagli aumenti reali a quelli percepiti dai clienti, dalla situazione di oggettiva crisi economica alle iniziative volte a calmierare il costo della pausa pranzo da parte delle istituzioni. Per esempio, Fipe e Anseb (l’Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto), hanno recentemente svolto una ricerca dalla quale è emerso che sette lavoratori su dieci sono impossibilitati a pranzare con i soli buoni pasto: in pratica devono aggiungere contanti di tasca loro per pagare il conto finale. Due le strade possibili per fronteggiare la situazione economica: aumentare il potere di spesa dei clienti, difficile in questo periodo, ma non impossibile, oppure, o in aggiunta alla prima soluzione, calmierare i prezzi al consumo. La direzione per seguire la prima strada viene indicata, tra gli altri, dall’Adoc, l’associazione nazionale per la difesa e l’orientamento dei consumatori, che chiede l’innalzamento della soglia dell’esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto, attualmente a 5,35 euro, adeguandola al costo della vita e invogliando magari le aziende a erogare buoni pasti più sostanziosi. La seconda strada è già praticata materialmente dagli stessi esercenti, per iniziativa delle associazioni di categoria. Come accade con “Un prezzo da amico”, iniziativa Fipe Confcommercio con la quale si è deciso di bloccare i prezzi al bar nel periodo dal 1 novembre al 28 febbraio prossimo. In sostanza uno stop all’aumento dei prezzi nei bar per caffè, colazioni, pasti di mezzogiorno.
Ma, in definitiva, i prezzi nei bar dopo l’avvento dell’euro sono aumentati o no oltre quanto sarebbe stato lecito aspettarsi per l’inflazione registrata in questi anni? Qui è la Fipe che risponde. E risponde “ni”. Ovvero un po’ no un po’ sì. Dipende dalla merceologia presa in considerazione. Per quanto riguarda la tazzina di caffè, che pur rientra nelle abitudini del mezzogiorno, il prezzo è addirittura sceso, pur se in termini reali di un solo e modesto centesimo di euro. I panini, invece, sono aumentati, sempre parlando in termini reali, di diciassette centesimi di euro (circa 330 vecchie lire). Un dubbio sui prezzi reali relativi ai panini di cui parla la Fipe. Per la federazione dei pubblici esercizi italiani un panino costava in media 1,89 euro nel periodo di riferimento preso in considerazione contro i 2,48 euro del 2007.
Una delle domande poste ai partecipanti Snackfestival con il nostro questionario era relativa ai prezzi praticati (abbiamo chiesto ai gestori di indicare il prezzo mimino e quello massimo dei panini in lista). Da questa inchiesta è emerso che il prezzo medio dei locali che propongono panini è di 3,98 euro, ovvero 1,5 euro in più rispetto ai dati Fipe. Non è poco. Per quanto riguarda il piatto unico, dalla nostra ricerca è infine emerso che il costo medio al bar per il piatto unico è di 11,19 euro. E non si creda che il costo alto sia prerogativa delle grandi città. I prezzi più alti li abbiamo infatti registrati a Savona e Ancona.

E il panino fai-da-te salvò il pranzo

Snackbar –

A Roma il Pansito punta sulla personalizzazione con panini e insalate preparate in base ai gusti dei clienti. Quasi inifinite le combinazioni possibili. Business che funziona a pranzo e a sera

Combinazioni di gusto quasi infinite per un panino veloce, da consumare durante la pausa pranzo o la sera prima di andare al cinema. È l’idea di “Pansito - Inventa il tuo panino”, un locale romano di appena 70 mq (pansito.it). Aperto due anni fa, ha immediatamente incontrato il favore dei consumatori, tanto da servire ogni mese una media di oltre 10 mila “pasti”. L’idea è di due giovani, Renato e Stella Teodori. «Prima di aprire la panineria lavoravo in un’agenzia di viaggi del quartiere e a pranzo, a parte la solita pizza o tramezzino, non sapevo dove andare a mangiare qualcosa di diverso che avesse un ottimo rapporto prezzo-qualità» spiega la titolare Stella Teodori. Così con un approccio di marketing artigianale ma efficace i due giovani sono partiti dal cliente business tipo (professionisti, impiegati) che frequenta il quartiere Prati, noto per la forte concentrazione di studi legali e notarili.

L’idea vincente della personalizzazione

Per il panino la scelta del cliente può ricadere su 4 opzioni: la “barchetta” (90 g, croccante e con poca mollica), la “ciabatta integrale” (90 g), la “ciabattona” (120 g), la “pagnotella” fatta a mano e con lievitazione naturale (130-140 g). Ci sono anche una quinta e una sesta possibilità: la piadina romagnola, maxi piadina da 100 g, e la pizza romana al sale e olio, pezzi da 100 g l’uno. Deciso il tipo di pane il cliente sceglie come farcirlo tra una rosa di 35 ingredienti tra affettati, formaggi, verdure fresche, salse e prodotti sott’olio. A un prezzo compreso tra i 2,80 e i 4,30 euro - a seconda del tipo di pane - il cliente può scegliere fino a 4 gusti. Per ogni ingrediente in più c’è invece un sovrapprezzo di 0,50 centesimi. A conti fatti, tra il pane e i 4 ingredienti base il consumatore fa un pasto a un prezzo decisamente abbordabile e con il massimo della varietà. Una volta scelto, il panino viene riscaldato per una decina di secondi a 300° in un classico forno scaldapizza a due piani.

Organizzazione ferrea di tempi e lavoro


Un servizio di questo tipo, flessibile, rapido ed economico, ha ovviamente un forte impatto sull’organizzazione del lavoro. Il Pansito è aperto tutti i giorni, domenica esclusa, dalle 10,30 alle 15,30 e dalle 19 alle 23,30. Durante il pranzo (circa 250 pasti) punta principalmente al target di impiegati e professionisti, la sera invece (150 pasti in media) rimane aperto per il vasto pubblico del vicino cinema Adriano, uno dei multisala più grandi di Roma. Il servizio di panini e insalate veloci è garantito da uno staff di 7 persone: 5 a pranzo e 3 persone a cena grazie a un doppio turno. Gli ingredienti sono pronti ogni giorno entro le 12, preparati in anticipo la mattina nel piccolo laboratorio del locale. Il bancone è organizzato in tre sezioni distinte: affettati, verdure e condimenti e insalate. Il pane è posizionato alle spalle del bancone in apposite ceste a portata di mano del cliente. Entro le 12 vengono accettate le consegne a domicilio, effettuate senza sovrapprezzo per ordini di almeno 10 euro. Panini e insalate sono normalmente per l’asporto, ma ci sono anche una ventina di posti a sedere.

Attenzione, non facciamoci del male

Prevenzione –

Malattie professionali, incidenti, forti carichi di stress: lavorare dietro al banco non è affatto una passeggiata. I pericoli sono sempre in agguato: ma con una serie di accorgimenti si può (e si deve) ridurre i rischi

Sono muscoli e ossa, insieme alla pelle, i “punti deboli” dei lavoratori del settore horeca. Il 50% delle malattie professionali, infatti, riguarda l'apparato locomotore, mentre i problemi alla pelle riguardano il 29% dei casi. È la fotografia che emerge dallo studio “Protecting workers in hotels, restaurants and catering” realizzata dall'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (Eashw). Uno studio che mette in luce come, nell'horeca, malattie professionali e incidenti sul lavoro non siano affatto casi rari. La percentuale di persone che subisce infortuni che causano oltre tre giorni di assenza dal lavoro, infatti, è analoga a quella del resto dei settori economici. Con una (fortunata) eccezione: le morti bianche sono poche. Gli infortuni mortali nei bar italiani sono stati 13 nel 2006 e 8 nel 2007.
Tornando alla Ue, lo studio citato evidenzia due gruppi di possibili cause di incidenti, rispettivamente legati all'ambiente fisico di lavoro e all'organizzazione dei compiti. Sul primo fronte, l'elenco è lungo: ci sono i problemi legati a suoni e rumori eccessivi (tipici delle discoteche), quelli legati all'insufficiente illuminazione, quelli respiratori (causati per esempio da ripetuti passaggi dal caldo al freddo, dalla cattiva qualità dell'aria o dall'aria condizionata), quelli legati agli sforzi fisici, come sollevare e trasportare pesi, salire e scendere scale o trascorrere lunghi periodi in piedi. Senza dimenticare i rischi sempre in agguato: da cadute e scivolate per ostacoli mal segnalati, a tagli, ferite e scottature, non di rado causati - almeno in parte - dall'uso improprio delle attrezzature.

Il secondo fronte è spesso sottovalutato, ma altrettanto problematico e da monitorare con grande attenzione: dall'eccesso di stress, legato a ritmi di lavoro particolarmente intensi e/o a un prolungato orario giornaliero, al rischio di violenze o molestie da parte di colleghi, superiori o clienti, alle difficoltà legate ad assenza di riposi, orari indefiniti ecc. Risolvere la questione con un'alzata di spalle è poco utile. Chi fa così non di rado finisce con il trovarsi a gestire altre problematiche: tassi di assenteismo e livelli di turnover decisamente maggiori della media, ma anche onerose cause di lavoro con ex dipendenti.
Il nuovo decreto su salute e sicurezza

Insomma, chi lavora dietro al banco non ha affatto giornate semplici da affrontare. Fin qui i problemi: ma, fortunatamente, esistono anche le soluzioni. Lo studio dimostra - con una gran quantità di esempi - come una buona legislazione e intelligenti iniziative di prevenzione possano contribuire a ridurre sensibilmente incidenti e malattie professionali.
Nel nostro Paese, la grande novità in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro è stata la recente pubblicazione del D.Lgs 9 aprile 2008, n.81, che ha per la prima volta riunito, in un testo unico, tutte le norme sull'argomento. Fissando un nuovo principio fondamentale:la sicurezza è responsabilità di tutti. Ciò significa che del rispetto delle norme devono d'ora in avanti farsi carico tutti, dal datore di lavoro fino all'ultimo lavoratore, anche se a livelli diversi di responsabilità. Tradotto: il datore di lavoro che non rispetterà gli obblighi di legge avrà i suoi guai. Ma anche il lavoratore che non avrà assunto i comportamenti necessari per ridurre i rischi (ad esempio, manomettendo i dispositivi di sicurezza di un macchinario per lavorare “meglio”) sarà chiamato a prendersi la sua bella parte di responsabilità.
Il D.Lgs. n.81/2008 prevede, a carico dei titolari di locali, l'obbligo di redigere un documento di valutazione dei rischi. Per facilitare una prima mappatura dei possibili problemi, l'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro ha predisposto all'interno del proprio sito (ispesl.it) nella sottosezione “Banche dati” (ci si arriva dal link “Documentazione”) una serie di “Profili di rischio” settoriali, tra cui quelli per gli hotel (che comprende la parte bar) e per la ristorazione.
Sara Stabile, ricercatrice dell'Ispesl, ci aiuta a focalizzare l'attenzione sugli elementi più critici per il mondo del bar, suggerendo altresì possibili soluzioni per attenuare i rischi di incidenti: «Una buona base di partenza - afferma - è la corretta progettazione delle postazioni di lavoro. Occorre fare attenzione da un lato agli aspetti ergonomici, facendo in modo di minimizzare i movimenti innaturali e le torsioni, dall'altro a quelli legati al microclima. I problemi classici, in quest'ultimo caso, sono quelli legati a frequenti passaggi da ambienti caldi a freddi e viceversa e all'esposizione a correnti d'aria».

Gli accorgimenti per lavorare più sicuri

Inciampi, scivolamenti e cadute sono insidie sempre presenti. Per ridurre i rischi, si possono apportare una serie di migliorie ai locali: la presenza di eventuali gradini o dislivelli, per esempio, va adeguatamente segnalata con bande antisdrucciolo colorate o luminose, a seconda che si lavori di giorno o di notte. La workstation andrebbe pavimentata e ricoperta di superfici antiscivolo. «Ma anche chi lavora deve fare la sua parte - afferma Manlio Mazziotta, responsabile del settore salute e sicurezza di Filcams-Cgil -, usando calzature antiscivolo. Che riducono drasticamente, per esempio, le scivolate dovute alla presenza di acqua nella zona di lavoro».
Spesso - lascia intendere Mazziotta - gli indumenti più adeguati vengono messi da parte per valutazioni estetiche (è il caso delle calzature antiscivolo) o di presunta comodità: «I problemi di schiena, legati al dover stare in piedi a lungo, si riducono indossando apposite fasce elastiche, studiate per sostenere il tronco».
L'utilizzo delle apparechiature professionali è un'altra potenziale fonte di pericolo. La prima attenzione deve riguardare l'apparecchio stesso, che deve essere a norma. Poi c'è il rischio di scosse, che si previene verificando periodicamente l'integrità dei cavi e delle attrezzature elettriche, evitando di far passare i cavi vicino all'acqua o di maneggiare le prese con mani umide. Fondamentale anche la manutenzione periodica delle macchine secondo istruzioni, da fare sempre previo spegnimento dell'interruttore e distacco della spina. «Spesso gli incidenti legati all'uso delle macchine, come tagli e bruciature - afferma Stabile -, accadono a persone che non conoscevano il corretto funzionamento dell'attrezzatura che stavano maneggiando. Una corretta formazione su come utilizzarle al meglio e su quali cautele avere può ridurre di molto gli incidenti».
Un'ultima potenziale fonte di pericolo è legata all'utilizzo di prodotti chimici per la detergenza.
Le raccomandazioni base? Conservare i prodotti nei contenitori originali muniti di etichetta e riporli in zone ben definite, separate da quelle dove si conservano cibi e bevande.

Whisky al bar, raccontalo per bene

Distillati –

Personalizzare e valorizzare la proposta di whisky è possibile. Non mancano buoni modelli e una platea di consumatori sempre più esigenti e colti. L’importante è non improvvisare

Sono 11,2 milioni gli adulti che consumano alcolici e superalcolici (esclusi vino e birra) fuori casa, pari al 22,8% della popolazione over 18 anni (fonte Consumer Insight, Nielsen 2008). Il luogo di consumo principe è il bar dove si concentra il 39,5% dei consumatori e in termini di diffusione sono gli spumanti prosecco insieme a limoncelli, amari, grappa, aperitivi monodose e rum a registrare le maggiori frequenze di consumo. Una premessa, questa, fatta di numeri e percentuali, indispensabile per parlare di whisky al bar. Sì perché il nobile distillato occupa le ultime posizioni nella classifica degli alcolici più consumati fuori casa (14% delle consumazioni), davanti solo a vermouth, tequila, Cognac e brandy. Per gli addetti ai lavori non è certo una novità.
D’altronde, la mescita di whisky nei bar non soffre solo della concorrenza di aperitivi e di liquori o distillati nazionali, ma spesso anche di una scarsa attenzione sia sul fronte della proposta (numero di marche e specialità), sia su quello del servizio. Questo nonostante l’Italia sia un Paese di cultori di malti speciali e che, a livello europeo, sia dopo Regno Unito e Francia il mercato più importante per quanto riguarda il malt scotch (fonte IWSR, International Wine and Spirit Record).
Non è un caso che l’ultima edizione del Milano Whisky Festival (whiskyfestival.it) ha registrato la presenza di oltre 70 distillerie, 7 imbottigliatori indipendenti, 4 collezionisti specializzati e l’affluenza di oltre 1.500 visitatori, con una significativa presenza femminile. E, senza contare le associazioni di cultori già storicamente consolidate, nascono spontaneamente gruppi di appassionati di single malt, club di collezionisti e circoli di amatori: ad esempio, il Whisky Festival ha tenuto a battesimo I Love Laphroig, fun club dedicato al famoso distillato delle Isole che conta in tutto il mondo una comunità di oltre 300mila appassionati.
Un terreno fertile per gestori con la mente vispa. «Molto dipende dalla passione e dall’intraprendenza del titolare - spiega Angelo Matteucci, esperto del settore e presidente del Single Malt Club of Scotland -. Per chi vuole emergere e personalizzare la propria offerta di distillati alla mescita, il whisky nelle sue svariate declinazioni rappresenta una notevole opportunità».

La sfida dei professionisti del bere bene

«Ci stanno provando con successo - continua Matteucci - le nuove generazioni di gestori che sanno fare ricerca su Internet e soprattutto riescono ad interpretare al meglio la nuova tendenza di consumo trasversale a tutto il mondo dei distillati del “bere meno, bere meglio”. E se c’è un prodotto che dà certezze in termini di qualità e certificazioni è proprio il whisky e l’abilità del professionista sta proprio nel trasmettere al cliente tutto il vissuto e lo spessore culturale del whisky». Quella di specializzati del “bere bene” però non è una mission alla portata di tutti. «Occorre conoscere specialità e gusti in modo da far ruotare il bottigliere ed evitare che si accumuli polvere sulle etichette. Per un bar normale, l’offerta base dovrebbe comprendere due specialità americane (un Tennessee Whisky e un Bourbon), uno scotch blended invecchiato, due single malt di 10 anni e due single malt dai 12 anni in su. Non è moltissimo, ma si può intelligentemente mettere a frutto questo piccolo stock, coinvolgendo il cliente in degustazioni estemporanee o valorizzando il distillato in occasioni di consumo non canoniche come l’aperitivo». C’è chi ha sfidato usi e tradizioni locali pur di far vincere il distillato ambrato. È il caso dell’Inverness Pub di Mareno di Piave (invernesspub.it), uno dei pochi locali della marca trevigiana specializzati in birre real ale e whisky in una terra dove la grappa regna sovrana insieme a “ombre” e Spritz.«Abbiamo una cinquantina di whisky alla mescita tra blended e soprattutto single malt - spiega il titolare Tonino Ronchi - e andando controcorrente siamo riusciti a conquistarci una schiera di fedelissimi. Non ci limitiamo a servire il whishy con tutti i crismi, ma ne spieghiamo il valore culturale, l’origine, le valenze organolettiche. Un’attenzione che anche in momenti di crisi come l’attuale ci sta premiando».

La tendenza è verso i malti premium

«D’altronde - continua Ronchi - è nostro interesse far ruotare il più possibile il bottigliere (la media è di 8-10 bottiglie la settimana) e offrire proposte al bicchiere, anche di malti speciali o invecchiati, con un ottimo rapporto prezzo-qualità (in media 9 euro al calice)». La tendenza di proporre malti premium è vincente come conferma anche Stefano Carlucci, titolare de Le Bon Bock Cafè di Roma (lebonbock.com):«Oggi si beve meglio e la clientela ricerca e apprezza le tipologie più pregiate. Abbiamo in carta 250-270 tipologie di whisky e i prezzi variano a seconda della specialità, da 4,50 a 50 euro al bicchiere. Ovviamente sono le referenze che in termini di prezzo-qualità si pongono su un livello medio del mercato a far ruotare maggiormente lo stock. Ogni whisky deve essere proposto a regola d’arte: non si può servire un single malt nel bicchiere con ghiaccio, ma bisogna fare lo sforzo di “comunicare” il prodotto e consigliarne la corretta degustazione». Tutti d’accordo. Ma sono operazioni a portata di tutti, anche del locale despecializzato? Risponde Giorgio D’Ambrosio, titolare del Bar Metro di Milano, esperto del settore e collezionista (barmetro.it):«È innegabile che ci sia una tendenza generale verso la riscoperta dei distillati in generale: rum, vodka, gin e ovviamente anche il whisky, single malt soprattutto ma anche blended invecchiati. Per lavorare bene, il gestore deve trasformarsi un po’ in venditore. Facendo azioni di comunicazione sul distillato: il whisky non si vende da solo, occorre un forte impegno sul piano promozionale. Soprattutto se si è aperti la sera, fascia di consumo ideale». Certo una bella fatica, ma alla fine chi ci ha provato è stato premiato dal mercato.

Il 2009 non spaventa le imprese del vino

Ricerche –

Secondo un sondaggio Winenews.it, il 65% degli imprenditori del settore si attende un anno positivo

L'Italia del vino non perde le speranze per il 2009: la crisi c'è ma, secondo un sondaggio condotto dal portale winenews.it su 50 importanti aziende vitivinicole nazionali, le sensazioni degli imprenditori del settore sono tutto sommato positive. Il 60% del campione, infatti, reputa in prospettiva il 2009 come un anno abbastanza positivo, il 5% lo vede positivo e il 35% negativo. Guardando “in casa” propria, le aziende non cambiano sostanzialmente le loro previsioni: il 60% si aspetta un 2009 abbastanza positivo, il 15% positivo, ma c'è anche un 25% che teme un peggioramento dei propri bilanci. A sostenere questo dato le previsioni sul volume d'affari 2009, che indicano, nel 65% delle risposte, almeno una confortante stabilità e nel 15% addirittura un fatturato in crescita, contro un 20% che lo prevede, invece, in calo. L'export continuerà a rappresentare un punto di riferimento: il 75% delle cantine si aspetta almeno di ripetere i risultati 2008. Quello che preoccupa di più gli imprenditori del vino italiano è piuttosto la debolezza dei consumi, soprattutto interni (46%); al secondo posto, con la stessa percentuale (22%), i problemi valutari e la possibile perdita di competitività internazionale, e, al terzo posto, (5%), la concorrenza degli altri paesi produttori e le incognite politico-economiche.

PianetahHotel International. Best Italian Contract – Hotel & Real Estate

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