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Buono questo pollo gusto latte&miele

Tipicità Carne –

La razza padovana e la “collo nudo” sperimentano un’alimentazione con latte e miele, suggerita da Erminio Alajmo.Un successo di sapore E PRODUZIONE AVVIATA, ANCHE SE LIMITATA.

La carne di pollo è molto versatile da un punto di vista gastronomico e la sua magrezza la rende adatta in modo trasversale ad ogni esigenza dietetica. Una materia prima interessante per la ristorazione, e ben lo sanno i francesi, che del pollo di Bresse - unico a vantare una AOC (Appellation d'Origine Controllée) - fanno un vanto nazionale: un volatile allevato a terra, con mangimi naturali, la cui alimentazione è integrata con latte, che ne rende le carni succulente e saporite a un tempo.
Valorizzare il pollo nostrano migliorandone il sapore
Ora dal padovano arriva la risposta italiana ai pregiati polli francesi: è il pollo “latte&miele”, dotato di disciplinare e di nome depositato alla Camera di commercio di Padova. L'idea è di Pier Angelo Barontini, per molti anni ristoratore e cuoco stellato, che dopo aver lasciato i fornelli ha sfruttato le sue competenze in qualità di “consulente del gusto” per piccole aziende artigianali di qualità del settore agroalimentare. Di Barontini e di Erminio Alajmo(padre del più giovane tristellato italiano) è l'idea di valorizzare l'allevamento tradizionale del pollo, in particolare la razza padovana e il “collo nudo” italiano, seguendo e se possibile migliorando i criteri applicati dai francesi. «L'idea è nata un paio d'anni fa su impulso di Erminio Alajmo, consapevole dell'importanza di valorizzare le produzioni nostrane e di proporre un prodotto quanto più lontano possibile dai sapori omologati industriali. Sulla scorta dell'esperienza francese abbiamo iniziato ad aggiungere all'alimentazione dei polli ruspanti, cresciuti a erba medica e mais, non solo il latte ma anche miele, negli ultimi 40 giorni. Il risultato è un animale dalla carne tenera e saporita, con pelle appena più spessa, che fritta o resa croccante dalla rosolatura fa ben percepire note dolci».
Test universitari a conferma della qualità
Una valenza qualitativa che trova riscontro nei test effettuati dal professor Martino Cassandro, docente del Dipartimento di Scienze Animali della Facoltà di Agraria e di Medicina Veterinaria dell'Università di Padova, che con controlli a campione verifica la struttura ossea degli animali (potenziata grazie all'apporto di calcio) e quella muscolare, accresciuta grazie ai surplus calorici dell'alimentazione. Tutto ciò, naturalmente, ha un costo. La produzione è effettuata solo da due produttori, è tutt'ora piuttosto limitata e oscilla molto, in relazione alle richieste di mercato: dai 2-300 animali al mese nel periodo estivo (quando la richiesta della ristorazione cala, a vantaggio di altre materie prime), ai 2 -3000 in inverno, per un costo finale che si aggira attorno agli 8 euro al kg. Di questo pollo sono buone perfino le ossa Non è poco, naturalmente, ma per un prodotto d'eccellenza che vale tutto il suo prezzo, come conferma Eugenia Rubin del ristorante Nerodiseppia (Pd): «Abbiamo seguito il progetto dalla nascita, facendo anche degustazioni alla cieca di campioni a cottura al naturale e abbiamo davvero trovato un prodotto d'eccellenza che spicca per sapore. Basta anche il semplice esame olfattivo delle frattaglie: quelle del pollo lattemiele hanno un odore delicato, diverso da quello industriale che spesso è sgradevole. Non bisogna poi sottovalutare il fatto che non se ne butta via nulla, compresa la carcassa da cui si ricava un ottimo brodo». Unico limite: la produzione ancora limitata e una distribuzione circoscritta al territorio

Constellation Brands con Cantina di Soave

Aziende & Mercati –

Un nuovo accordo di distribuzione porta in Italia vini dal nuovo mondo

La casa vitivinicola veronese Cantine di Soave commercializzerà, accanto ai propri vini a denominazione di origine, anche vini del Nuovo Mondo, ottenuti da vitigni internazionali. È il contenuto dell’accordo siglato nelle settimane scorse tra l’azienda veronese - 2200 soci produttori, attivi su 6000 ettari di vigneto di proprietà, 30 milioni di bottiglie prodotte inmedia ogni anno per un fatturato che supera i 70 milioni di euro - e Constellation Brands - 60 sedi tra produzione e distribuzione in tutto il mondo, 120 milioni di casse di vino prodotte e commercializzate annualmente per un fatturato di 5,2 miliardi di dollari all’anno. Cantina di Soave (cantinasoave.it) distribuirà in Italia i marchi Flagstone e Kumala (Sud Africa), Kim Crawford e Nobilo (Nuova Zelanda), Hardys (Australia) e Mondavi (California),che consentiranno , come ha sottolineato il direttore generale Bruno Trentini, di «conquistare una ulteriore fascia di mercato in Italia - quella dei consumi di vini del Nuovo Mondo - senza erodere le attuali quote di mercato del core business dell’azienda, cioè Soave, Valpolicella e Amarone».

Le macerate di Belvedere

NEWS Beverage –

Le Vodke di grande successo

Negli States hanno fatto colpo: si è perfino scomodato il New York Times per definirle le migliori vodke aromatizzate al mondo. Si tratta delle “macerate” di Belvedere Vodka (belvedere- vodka.com), marchio di grande successo oltreoceano ora anche in Italia. In tre gusti, citrus, orange e black raspberry (limone, arancia e frutti di bosco), sono ottenute attraverso un processo di macerazione sviluppato apposta, che si basa sull’estrazione degli oli essenziali dai frutti (o dai fiori o dalle bucce), lasciandoli immersi nell’alcol per poi ridistillarli e ottenere una vodka dall’aroma particolarmente intenso. Tutt’altra cosa, quindi, rispetto alle vodke aromatizzate artificialmente e, soprattutto, nessuna aggiunta di zucchero, glicerina o altri additivi. L’aroma della Belvedere Orange, per esempio, è ottenuto da arance dolci spagnole, mandarini del Marocco, fiori d’arancio e lime. «Per gustarle al meglio», spiega Claire Smith, capo distillatrice Belvedere, «si servono ghiacciate, on the rocks o miscelate in sofisticati elisir».

Vodka, c’è anche la via italiana

NEWS Beverage –

La vodka? Un liquore italianissimo. Tradizionalmente in Russia viene prodotta da frumento o anche da bucce di patate, ingredienti ricchi di amido, e quindi di zuccheri, pronti per essere trasformati in alcol. Ma in teoria ogni sostanza ricca in contenuti zuccherini può essere impiegata per produrla. Ed ecco allora che gli italiani hanno pensato di trasferire il loro stile a un distillato finora considerato nordico al 100%, per dargli un connotato mediterraneo: impiegando cereali tipi…

La vodka? Un liquore italianissimo. Tradizionalmente in Russia viene prodotta da frumento o anche da bucce di patate, ingredienti ricchi di amido, e quindi di zuccheri, pronti per essere trasformati in alcol. Ma in teoria ogni sostanza ricca in contenuti zuccherini può essere impiegata per produrla. Ed ecco allora che gli italiani hanno pensato di trasferire il loro stile a un distillato finora considerato nordico al 100%, per dargli un connotato mediterraneo: impiegando cereali tipici delle nostre latitudini e anche vinacce provenienti dalla lavorazione del vino. È il caso di I-Spirit Vodka, primo prodotto, in commercio da settembre per la ristorazione, di una curiosa jointventure italica. L’azienda, I-Spirits, vede la partecipazione di nomi classici del settore, come quello del distributore Paolo Domeneghetti,di Marco e Stefano Fantinel, di Giuseppe Cipriani figlio dell’Arrigo patron dell’Harry’s Bar, e di Francesco Cosulich, armatore e vinificatore. Accanto a loro, Lapo Elkann, che interviene ovunque veda possibilità di promozione e business. Del resto, che nel mondo della vodka ci fosse spazio per il genio italiano lo ha già dimostrato Roberto Castagner (robertocastagner. it) con la sua Vodka di Prosecco, nata dopo cinque anni di prove e, a quanto pare, graditissima anche ai moscoviti. «Un esempio delle opportunità », ha commentato Castagner, «che il mercato russo offre ai prodotti italiani, che sempre di più in Russia vengono identificati come sinonimo di alta qualità». Del resto, se una vodka piace in Russia ha buone probabilità di spopolare anche nel resto del mondo.

Ristoranti – Imprese del Gusto settembre 2009

Archivio Copertine Horeca –

News14 Idee Addio al nubilato con buona regia. 15 Concept A tavola nella galleria ferroviaria. 16 Professione Host e Hotel09 fiere d’autunno. 18 Cultura Schedati e fotografati 2.000 pesci. 19 Autori Le carni nelle interpretazioni dei top chef. 20 Accessori Grattugia: a ciascuno la sua. 22 Beverage La via italiana alla vodka, con stile. 24 Tipicità Griglie e barbecue, sfida mondiale. 44 Aziende&Mercati Vino italiano in frenata. 45 Primo bar per Ferrarelle. 46 La convivialit…


News
14 Idee Addio al nubilato con buona regia.
15 Concept
A tavola nella galleria ferroviaria.
16 Professione
Host e Hotel09 fiere d’autunno.
18 Cultura
Schedati e fotografati 2.000 pesci.
19 Autori Le carni nelle interpretazioni dei top chef.
20 Accessori
Grattugia: a ciascuno la sua.
22 Beverage
La via italiana alla vodka, con stile.
24 Tipicità
Griglie e barbecue, sfida mondiale.
44 Aziende&Mercati
Vino italiano in frenata.
45 Primo bar per Ferrarelle.
46 La convivialità premia.
47 Prodotti sicuri dal Sudtirolo.
48 L’opzione del franchising.
49 Crai guarda al foodservice.
60 Vino&Territori
Pecorino, supermarchigiano.
61 Doc Tullum rilancia l’Abruzzo.
62 Santa Margherita per i ristoratori.
64 Vino&Strategie
Il salotto del vino di Ceretto.
65 Vino&Ricerca
Territori Divini con la scienza.
66 Vino&Spumanti
La cantina in fondo al mare.
68 Vino&Eventi
Jazz&Wine a Castello Banfi


Rubriche


7   il gastronauta Davide Paolini rende onore ai microbirrifici artigianali che hanno aperto la strada alla birra nei ristoranti. 


18 Strumentalia Dal “servo muto” ai moderni e tecnologici carrelli, il racconto dell’evoluzione di un’utile attrezzatura per il servizio in sala. 


61  decoder Le piacevoli sorprese dell’enologia sarda, in pieno rilancio con vini di qualità, grazie a un’imprenditoria determinata e innovativa.
Ristorazione
8    Catering, chi ferma i dilettanti?
Il banchetto è un business, ma aumentano anche le contestazioni dei clienti. Contro l’improvvisazione arriva il Garante.
12  Certificazioni, costi e benefici
I paradossi di Dop e Igp, che da soli non bastano a creare mercato. E così molte denominazioni sono solo sulla carta.
26  Formula bistrot & pesce
Tra ostriche, Champagne, pesce fresco e arredi urban style, il Soho di Camogli non è il solito ristorante ligure.
30  Formula neotrattoria
Ambiente informale ma cucina raffinata: è la nuova formula low cost dello chef Luigi Pomata a Cagliari.
50  Assapori, rete di ristoranti
Il Consorzio di ristoratori calabresi, un modello di sviluppo per l’agroalimentare regionale sotto l’ala di Assindustria.
54  Certificazione e ricerca scientifica
La famiglia Bianconi, ristoratori a Norcia, capofila di un progetto di certificazione alimentare dal campo alla tavola.
Fare impresa
33   Trend, pizzeria in evoluzione
La pizza è il vero comfort food e la pizzeria è il format che definisce meglio il made in Italy. Ma è tempo di rinnovarsi e percorrere nuovi territori, dal ludico al trendy.
34  Comunicazione web coordinata
I consigli su come progettare un sito, che deve sapere comunicare ed essere allineato con l’immagine e il target del ristorante.
36  Norme per avviare l’attività Con una recente sentenza del Consiglio di Stato la liberalizzazione fa un passo avanti verso la semplificazione delle procedure.
38 Qualità e acquisti: funghi Ovuli, porcini, gallinacci e chiodini: i funghi spontanei sono una materia prima eccellente, ma delicata. Occhio agli scarti di lavorazione.
39  Il punto di pareggio Le scelte di gestione sono corrette solo individuando il punto di equilibrio dei conti.
40  Il vino si promuove con gli eventi Se le vendite languono occorre rivitalizzarle con serate di cucina a tema e proposte di abbinamento. E la cantina ruota.
42  La comanda è già vendita Il cameriere è un vero e proprio agente di vendita ed è decisivo per il business. Alcune regole di comportamento per non sbagliare.
 Made in Italy
56  Pollo latte e miele Nel Padovano il pollo allevato a latte e miele incanta i ristoratori che ne valorizzano le carni compatte e tenere.
58  Amarone d’élite Contro la globalizzazione e lo svilimento del prezzo dieci cantine della Valpolicella danno vita ad Amarone d’Arte.
70 Cantina Frescobaldi Vini di qualità, Toscana, cultura e storia. Da trenta generazioni il vino è una questione di famiglia. Sui mercati di tutto il mondo.
72 Cantina Terre del Barolo La cantina sociale di Castiglione Falletto coniuga volumi e qualità con un vino regale. E un progetto sostenibile.
Strumenti
86 Abbattitori di temperatura Razionalizzano i processi in cucina portando i cibi rapidamente a temperature di sicurezza per la loro conservazione.
90  Arredi su misura Tecnoarredamenti
L’arredo della sala come protagonista del processo di vendita: polifunzionalità, atmosfera, scenografie e creazioni su misura.
91  Linea La Locanda Calligaris La convivialità della tavola italiana nella linea di tavoli, sedie e sgabelli in legno massello dall’inconfondibile linea cool.
91  Affettatrice mini-pro Ariete Attrezzatura complementare in cucina, è una affettatrice di dimensioni contenute ma dalle prestazioni professionali. 
Food&Beverage
92  Insalata di cereali Orogel Ultimi nati della Linea Prodotti Benessere, surgelati che coniugano gusto e salute, come vogliono le tendenze più attuali.
94  Fiocchi di patate Menù Sono un classico che si presta a innovativi utilizzi. Non solo puré, quindi, ma ricette creative ideate dagli chef dell’azienda.
95  Mozzarella julienne Granarolo Alto contenuto di servizio per la mozzarella vaccina, sempre perfettamente sgranata e facile da dosare.
95  Dispenser oli monodose Santa Tea Cinque differenti oli extravergine d’oliva toscani in un elegante espositore. È l’idea di Santa Tea.
Drink List
75  Tasting Vino del mese è Bouquet Rapitalà, Igt Sicilia dai profumi marcati ed equilibrati.
76  Vini da pesce Bianchi e rosati dalle spiccate vocazioni alla cucina di mare.
78  Vini da funghi Per il principe della tavola di tarda estate  la sorpresa di bianchi dal gusto minerale.
80  Vermentini sugli allori Lunigiana, Gallura e Maremma, tre campioni dalle aree altamente vocate.
82  Liquori, gusto mobido Bassa gradazione alcolica e innovazione per tre spirit adatti anche alle signore.
84  Amari dai profumi intensiTre infusi di erbe di alta gamma, per un dopopasto con una carica d’energia.



 


Il Barolo in cantina sociale un nobile con mente aperta

CANTINE Strategie –

La Cantina sociale Terre del Barolo coniuga volumi e qualità. E racc oglie i frutti di un progetto agronomico sostenibile.

Per arrivare nel cuore del Barolo bisogna fermarsi prima di Barolo. Sembra un gioco di parole, eppure Terre del Barolo, la cantina sociale che, da sola, produce il 15% delle bottiglie del “re dei vini”, si trova a Castiglione Falletto, sulla strada che collega Alba alla culla del vino più pregiato del Piemonte. La sede di questa importante enocooperativa non colpisce certo per la bellezza architettonica. Terre del Barolo ha sede in un immenso capannone, identico a quelli che fanno tribolare i puristi del paesaggio, dove le grandi cantine con le autoclavi e le vasche inox convivono con botti e barrique (terredelbarolo.com). Eppure il complesso di Terre del Barolo, così lontano dalle corti medievali e barocche delle aziende griffate del vino, dalle “cattedrali sotterranee” degli spumanti piemontesi o dalle fantascientifiche strutture che sorgono tra i vigneti di nebbiolo, ebbene la “cantinona” di Castiglione Falletto in qualche modo si fonde con il paesaggio di Langa, dove i vignaioli ancora lavorano duro per continuare a vivere tra le vigne.
Innamorati della vigna
Gli inizi risalgono ad una decina d’anni dopo la Seconda Guerra mondiale. Nel 1958, Arnaldo Rivera, maestro elementare ed ex comandante partigiano, decide di giocare la carta della solidarietà e, con un gruppo di viticoltori, costituisce una cooperativa. Era una novità. Allora in Piemonte a battere la strada della cooperazione in ambito vinicolo erano i preti. In questo caso invece, fu un socialista con l’ideale del cooperativismo. Per la neo cooperativa i primi passi furono difficili, anche per l‘ostilità di vinificatori e mediatori che temevano di perdere il monopolio del mercato. Ma alla prima vendemmia, da 22 che erano i soci fondatori raggiunsero la quota di 362. Molti agricoltori avevano visto nella cooperativa l’opportunità per continuare a lavorare la vigna, senza dover andare in città per lavorare. Insomma, rimanere era un’opportunità che i soci-conferenti di Terre del Barolo sfruttarono al meglio. A cominciare dal nome. La scelta di non chiamarsi “cantina sociale” e di puntare sul nome blasonato del Barolo, fece infuriare più di un vinificatore. Ci furono persino grane giudiziarie, ma alla fine la spuntò la cooperativa di Castiglione Falletto.
Il futuro in un nome
Terre del Barolo è una definizione che evoca suggestioni eclatanti anche oggi, a distanza di mezzo secolo. Negli anni a seguire la cantina brucia le tappe e realizzaprogetti innovativi: linee di produzione e imbottigliamento interne, struttura commerciale autonoma, il primo progetto sui cru, consulenze agronomiche nei vigneti dei soci, selezioni delle migliori vigne per dare vita a pregiatissime partite di vino. Insomma Terre del Barolo già dalla nascita si impose come una cantina sociale all’avanguardia, al centro della zona di produzione di uno dei vini più storici e blasonati d’Italia. Non basta. Per Terre del Barolo il vino è un tramite per promuovere cultura e territorio. Su queste basi poggiano varie iniziative, tra cui il Premio Terre del Barolo che ogni anno va a persone che si sono distinte in vari campi dell’attività umana. Nel 2009 il riconoscimento, dedicato alla Luna nel quarantennale dello sbarco degli astronauti sulla superficie lunare, è andato a Tito Stagno, il giornalista che, nel luglio del 1969 condusse la telecronaca dell’evento.
Il cooperativismo secondo Matteo Bosco
Presidente Bosco, con il Progetto Qualità Terre del Barolo ha inaugurato un nuovo modo di produrre per il canale Horeca. Di cosa si tratta?
«Il progetto, avviato nel 2001, nasce da uno studio delle diverse microzone viticole negli 11 Comuni che fanno parte della zona di produzione del Barolo. A fronte di questo lavoro di zonazione si sono scelti i vigneti più vocati dei nostri soci nelle migliori esposizioni rispettando precisi parametri qualitativi, monitorati dai nostri agronomi lungo tutte le fasi vegetative del vigneto. L’obiettivo è l’ottenimento di basse rese, la riduzione drastica dei trattamenti antiparassitari, tempi di vendemmia rispettosi della completa maturazione dell’uva fino ad una accurata vinificazione».
Dall’iniziativa è nata una gamma di vini per la ristorazione. Cosa c’è alla base?
«È la linea Vinum Vita Est che oggi comprende Barolo, Nebbiolo d’Alba, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Diano d’Alba e che ha avuto un’ottima accoglienza dei clienti. Ma il vero motore del progetto resta la collaborazione tra soci e cooperativa. Il lavoro dei primi, a fronte di un’adeguata retribuzione di uve selezionate, mette Terre del Barolo in condizione di conservare un corretto rapportoqualità-prezzo». 
Territorio e produzione
Terre del Baroloha circa 400 vignaioli soci, proprietari di 650 ettari di vigne nei comuni di Grinzane, Serralunga, Monforte d’Alba, Diano d’Alba, Barolo, Novello, La Morra, Verduno, Roddi e Castiglione Falletto. La produzione di uva è circa 53.000 q. Le uve, selezionate per zona, maturazione e contenuto zuccherino, consentono una produzione di circa 38 mila ettolitri di vino, suddivisi nelle varie qualità, di cui Barolo, Nebbiolo d’Alba, Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Diano d’Alba ed il Barbera d’Alba sono la parte più importante. Le bottiglie prodotte sono 3 milioni, il fatturato 14 milioni di €. (a sin. la Cantina negli anni ‘60 e il fondatore A. Rivera. A destra il punto vendita).

Cereali e verdure, c’è voglia di salute

FOOD Surgelati –

Dal foodservice soluzioni in linea con le tendenze salutistiche. Ad esempio l’uso dei cereali.Come spiega Daniele Lambertini,di Orogel.

Una gamma di piatti, contorni e prodotti pronti a base di verdura. Oltre cento referenze surgelate al naturale, ricettate, pastellate. Questa è la realtà di Orogel (www.orogel. it), da più di trent'anni impegnata nella ricerca di prodotti di qualità che rispettano la tradizione della cucina italiana. Nel 2000 nasce la Linea Prodotti Benessere che offre sostanze utili per l'organismo e che negli anni si è arricchita di nuove referenze. Una gamma in evoluzione, in linea con le esigenze di un consumatore sempre più spesso alla ricerca di una alimentazione in grado di coniugare gusto e salute. Per il ristoratore una potenziale clientela alla quale rivolgersi, meglio se con prodotti ad alto valore di servizio, senza dover affrontare lunghe preparazioni, operazioni di pulitura, ammollo, lunghe cotture. Così la Linea Prodotti Benessere si è ora arricchita di quattro novità a base di cereali, ingredienti versatili ricchi di fibre, sali minerali, vitamine. Ne parliamo con Daniele Lambertini, direttore vendite food service e industria di Orogel.
Perché la scelta di puntare sul binomio alimentazione-benessere?
L'interesse all'alimentazione cresce ogni giorno. Il salutismo e la ricerca di apporti nutrizionali calibrati non sono più patrimonio di una nicchia di consumatori: il 73% dei clienti del mondo della ristorazione dichiara di preferire prodotti light che giovano alla salute. Frattanto nel foodservice si colgono i primi segnali di cambiamento: la scelta dell'operatore non è più vincolata a prodotti che si caratterizzano per economicità, ma al concetto di food cost, che premia aziende come Orogel che puntano su qualità, innovazione e prodotti ad alto contenuto di servizio e altissima resa. In quest'ottica si deve leggere l'introduzione di nuove ricette a base di cereali, che abbinate alle verdure sono fonte di benessere perché naturalmente ricche di fibre, vitamine antiossidanti e di spiccate proprietà salutistiche.
Gusto e salute possono dunque tranquillamente convivere?
Senza dubbio. Nel nostro Centro Ricerche e Sviluppo sono state elaborate ricette appetitose che esaltano il sapore della cucina italiana. Così, considerando le nuove referenze, l'Insalata leggerezza ai 5 cereali è un piatto unico che diventa pietanza con l'aggiunta di una julienne di prosciutto e formaggio o abbinato a crostacei e molluschi. Della Linea Prodotti Benessere fanno parte anche il misto 5 cereali, l'orzo perlato e il farro perlato, ricchi di fibre e sostanze salutistiche. Precotti e surgelato sono la base ideale per zuppe di legumi, insalate estive, primi piatti in sostituzione del riso.
Com'è recepito oggi il prodotto surgelato?
Il nostro cliente si pone in una fascia medio-alta e cerca prodotti italiani con un gusto superiore. L'accettazione del surgelato aumenta, ma non mancano i pregiudizi. Il concetto che vogliamo trasferire agli operatori è che, oltre a fattori di praticità, il sottozero è non solo equiparabile, ma spesso superiore al prodotto fresco. Per questo un team di chef promoter realizza eventi rivolti a utilizzatori e consumatori, fornendo informazioni sul prodotto e sul suo utilizzo, sul valore aggiunto in termini di servizio, resa e costanza qualitativa. È un lavoro diffcile, ma se ben condotto, può dare ottimi risultati. Orogel li vuole raggiungere. 

Fondata nel 1976 con sede a Cesena, Orogel opera nel mercato con due linee di prodotto: retail e foodservice.
Orogel foodservice
Assortimento ampio e profondo di piatti surgelati ricettati, verdure surgelate provenienti da coltivazioni a produzione integrata e biologica certifi cata, puree di frutta surgelata in gocce, aromi, prodotti monoporzione. I prodotti sono commercializzati con quattro brand: La cucinaItaliana di Orogel, Il Sole di Orogel, Solo Sole Bio, Gocce di Frutta.  Presso il centro di ricerca LaCucina Italiana di Orogel sono studiati e testati i nuovi prodotti per il foodservice; si svolgono inoltre corsi di formazione per forza vendita e personale di settore con test gustativi, comparativi e analisi sensoriali; corsi di cucina rivolti ai professionisti e al pubblico.
Comunicazione
Segno di una rinnovata vitalità dell'azienda, il nuovo logo è stato reso più moderno e fresco con l'introduzione del verde e del giallo; il movimento grafi co del tricolore richiama il concetto di solarità. Un elemento grafi co segnala il percorso del prodottodal campo alla tavola

INSALATA LEGGEREZZA AI 5 CEREALI
PRODOTTO 5 CEREALI 50% (ORZO, FARRO, AVENA, GRANO E RISO) MIXATI A CAROTE, FAGIOLINI, BROCCOLI, PEPERONI.
CONFEZIONE BUSTA DA 1 KG PER 6 PORZIONI.
RESA 98% CON UN 2% DI CALO FISIOLOGICO DELLE VERDURE IN COTTURA. PREPARAZIONE
UTILIZZARE IL PRODOTTO SURGELATO: IN PADELLA CON 1 CUCCHIAIO D'OLIO, CUOCERE A FUOCO MEDIO PER 6 MINUTI; NEL FORNO A MICROONDE A 900 W PER 4-5 MINUTI; IN FORNO A VAPORE RISCALDATO A 100°C; IN TEGLIA FORATA PER 4-5 MINUTI DALLA RIPRESA DEI 100°C.


Pizzeria in evoluzione

Fare Impresa TREND –

Sull’onda del grande favore di pubblico è tempo di rinnovare e percorrere nuovi territori, come il locale ludico o quello trendy

Bisogna prenotare con una settimana di anticipo per trovare un tavolo da Tropy Pizza a Milano, un nuovo concept di pizzeria in una ex-fabbrica arredata con stile dove si mangia con la formula del rodizo brasiliano: i camerieri girano tra i tavoli facendo assaggiare più di 40 tipi di pizza per la modica cifra di 12€, bevanda e caffè inclusi. Se non ce la fate più basta girare il cubo che avete sul tavolo sul rosso: stop alla pizza! Intanto a Londra e Dubai Marco Pierre White, lo star chef, e Frankie Dettori, il fantino della regina, hanno aperto la catena Frankie’s Italian Bar & Grill, pizza e cibo italiano di qualità. In tempi di prezzi esagerati, di budget ristetti, ma di tanta voglia di uscire per divertirsi e dimenticare i problemi, la pizzeria sta vivendo una nuova vita. Rispetto al ristorante ha prezzi inferiori, rispetto al- Pizzeria in evoluzione nuovi modelli premiati l’happy hour propone cibo di qualità, rispetto all’etnico fa sentire più a casa propria, o almeno in una dimensione “mediterranea”. E tutto sommato costa poco e rende molto: con 15 euro ci stanno pizza, birra e dolce e con qualcosa di più un primo piatto o un secondo.
Uno: rinnovarsi
Il successo della pizzeria fa leva sull’immaginario collettivo. La pizzeria è il luogo della memoria delle prime uscite in compagnia con gli amici, con la fidanzata, con i figli. Un concetto di ristorazione che ha accompagnato tutti i momenti piacevoli della nostra vita, e che oggi ritorna di successo. A patto di rinnovarsi. In tempi di ipersegmentazione,la pizzeria generica è un controsenso: foto del Vesuvio e legno alle pareti vanno bene per qualche nostalgico intenditore ma non per il mercato del nuovo divertimento. La pizzeria tradizionale è storicamente troppo sbilanciata sull’aspetto produttivo - il forno e la bontà della pizza - e ha trascurato invece concept e arredo del locale.Faccio notare che in tempi in cui è di moda la cucina a vista, la pizza è da sempre show-kitchen ma non è stato mai valorizzato questo aspetto.
Due: concept e target
Alcuni concept ci sono già e sono ben declinati specialmente da insegne nazionali - per esempio la pizzeria tradizionale in stile napoletano, come Rosso Pomodoro e affini - ma anche il singolo imprenditore può rinnovare la propria pizzeria ispirandosi a questo modello.Altri concept mancano del tutto: la pizzeria per la famiglia, ludica, giocosa e semplice, con tanti servizi per i bambini, ma soprattutto la pizzeria trendy quella che fa diretta concorrenza nello stile e nell’arrredo al sushi bar. Una pizzeria può avere un bar per aperitivi, il parquet per terra, le pareti scure, le tovagliette all’americana. E poi si possono fare locali diversi per target diversi: il cliente normale che vuole un luogo emozionale, i nottambuli della notte per il pre-post discoteca, la pizzeria per i cliente della moda.
Tre: pizza e cucina
Per quanto riguarda l’offerta di prodotto esistono due strade: “solo pizza” o “pizza con cucina”, secondo il gergo della tradizione. La prima è semplice nella gestione delle preparazioni, ma punta tutto sulla qualità del prodotto e sulla gestione dei flussi e dei volumi elevati. Siamo nel laboratorio della pizza, all’origine/genesi del prodotto: vedi Michele a Napoli o Spontini a Milano.La strada della cucina che si affianca alla pizza è invece quella oggi più interessante perché riassume in sé il meglio della cucina italiana: mediterraneità, freschezza, velocità e gusto. A parte i grandi chef di nicchia, il format più esportabile e replicabile come made in Italy è sicuramente la pizzeria. Nota bene: pizzeria e non pizza.
Un locale semplice dove ci si trova a proprio agio, dove si mangiano piatti genuini senza cadere nei gusti complessi del localismo,dove pochi piatti di carne e pesce completano l’offerta, spendendo una cifra onesta. Un locale di questo genere non è facile da creare e da gestire. Fare una buona pizza non vuol dire essere dei bravi cuochi, la pizza ha margini elevatissimi mentre i piatti cucinati margini inferiori, gli acquisti sono più complessi, la gestione delle comande ha tempi e centri di produzione diversi. Attenzione, però, a non cadere nella genericità del menu del vecchio ristorante che offre la focaccina calda al posto del pane…

Le cene a tema spingono il vino

Cantine Promozioni –

Le vendite languono? Rivitalizzatele con una cucina speciale e una serie di proposte di vini in abbinamento. Così la cantina ruota e il ristorante si valorizza.

Visto che è sempre più diffusa la tendenza a bere meno vino al ristorante, cerchiamo di capire cosa si può fare per invogliarne il consumo. Limitarsi a posare la carta dei vini sul tavolo del cliente e andarsene non assolve il servizio, sebbene sia importante che il cliente abbia modo di vedere quanti e quali vini ci sono e a quali prezzi siano proposti. A questo punto, è bene che entri in gioco la figura del proprietario, del sommelier o dell’addetto ai vini, con tutta la loro professionalità e competenza. Spiegare, raccontare e offrire suggerimenti motivati, senza però imporre i propri pareri o, peggio, far sentire il cliente un incompetente. Anche questo però può non bastare. Un aiuto alla vendita può venire dalle promozioni studiate apposta.
Vini della settimana
La più semplice è la proposta, a rotazione, di alcuni vini in offerta, i cosiddetti “vini della settimana”. Per invogliare alla scelta di questi vini, li si può selezionare in base alla loro capacità di abbinarsi ai piatti del giorno. In pratica, accanto a “Lo chef consiglia”, un analogo “Il sommelier consiglia”. Un passo in più può essere la realizzazione di offerte a pacchetto comprensive di vino. In particolare, si possono lanciare delle settimane di cucina a tema con i relativi vini (per esempio: la settimana del pesce spada o della carne di Chianina e sbizzarrirsi a proporre nuove ricette con i vini più indicati).
Incontri a tema
Un’altra possibilità consiste nell’organizzare periodicamente cene a tema con abbinamento dei vini. Questo tipo di eventi, perché abbia effetto, deve essere seguito in maniera molto puntigliosa e non può essere lasciato al caso. Occorre creare un tema “attrattivo” sia agli occhi del cliente abituale che dell’estemporaneo. Le possibili motivazioni da dare alla serata sono infinite. Si può partire con i classici incontri dedicati a determinati territori, con prodotti tipici di una terra, le sue ricette tradizionali e ovviamente i vini locali Oppure allestire serate che abbinino a piatti esteri vini italiani: una cena con goulash (la tipica zuppa di carne) e altri piatti di carne stufata e aromatizzata azzardando abbinamenti insoliti, quali un rosso non molto tannico (tipo un Cabernet Sauvignon Veneto o un Rosso di Montepulciano). Un buono spunto si può prendere anche da manifestazioni che si svolgono in città, come mostre d’arte, concerti, anteprime teatrali, che possono dare l’idea per una serata particolare: basta pensare a una mostra su Picasso come scusa per una cena spagnola, a un concertodi musica latino-americana per una cena creola, a una commedia di Goldoni per una cena veneziana e via dicendo.
Comunicare gli eventi
Queste serate possono essere arricchite dalla presenza di un personaggio che racconti i vini, il loro territorio, la loro storia: il produttore o un esperto. Oppure sarà il titolare del locale e fare una breve presentazione, per trasmettere la suggestione di quei vini e invogliare i clienti anche all’acquisto futuro. Il cliente deve essere puntualmente informato, se possibile personalmente via e-mail, altrimenti con appositi inviti da consegnare al termine della cena almeno a partire dalle due settimane precedenti l’evento; preparando volantini da lasciare all’ingresso e con locandine esposte nel locale. Ma sarà bene pensare anche a un altro tipo di comunicazione, per esempio coinvolgendo la stampa locale tramite l’invio dei programmi mensili e, nel caso, effettuando anche la classica pubblicità tabellare.



osare si può
Nella definizione delle serate a tema non c’è limite alla fantasia e agli argomenti. Anzi a volte si percorrono territori inesplorati che trovano il gradimento del pubblico.Ecco due esempi un po’ speciali.
Degustazione verticale
Per una serata che vede protagonista indiscusso un solo vino proposto in diverse annate, una verticale costruita intorno a una serie di piatti, è indispensabile accordarsi con un produttore vinicolo di fiducia. La collaborazione del produttore è indispensabilenon solo per la fornitura delle vecchie annate (in un caso del genere ce ne vorrebbero almeno quattro), ma anche per definire insieme quali ricette potrebbero meglio sottolineare le caratteristiche che emergono nell’invecchiamento del vino. In questo caso, quindi, la presenza del produttore che illustrerà le particolarità delle diverse annate è d’obbligo.
A tutto fuoco
La cucina piccante con la sua ricchezzadi condimenti e di spezie (noce moscata, pepe, chiodi di garofano, cannella, cumino, chili) conferisce alle pietanze aromi e sapori di difficile abbinamento. Un Gewürztraminer o un Riesling Italico riescono a equilibrare i sapori forti tipici di questi piatti. Sulla carne piccante, indicati i rossi poco tannici, come il Pinot Nero o un Santa Maddalena. Sono vini inusuali, che stuzzicano la curiosità

PROVARE
Brunch domenicale
La proposta di una tipologia di vino con   stuzzichini adeguati: 
- Carpacci di pesce                   Selezione di spumanti Metodo Classico
- Formaggi di media
  stagionatura 
                        10 etichette di Chianti Classico
- Salumi crudi                          Scelta di Rosati Italiani


Giovedì italiano
La cucina regionale (ogni settimana “ospite”una regione diversa)- Cucina tipica piemontese    Carrellata di 3 vini:Gavi, Barbera
                                                 Superiore di Nizza, Barolo
oppure
                                                 Erbaluce di Caluso, Dolcetto di
                                                 Dogliani, Barbaresco


Protagonista l’anatra
Menù interamente dedicato ad esaltare un ingrediente
Spiedini d’anatra                       Chardonnay in barrique
Pappardelle in salsa d’anatra  
Montescudaio rosso
Anatra farcita                            
Valpolicella Classico
dessert                                        e vino dolce


Santa Margherita stimola e i ristoratori rispondono

News vino –

Sono stati 53, in rappresentanza di quasi tutte le regioni italiane, i ristoranti che hanno aderito lo scorso luglio all’invito di Santa Margherita, la cantina veneta che, per lanciare i suoi nuovi vini della linea Impronta del Fondatore, ha ideato l’iniziativa “Sulle Tracce del Gusto”

Si trattava di inventare una ricetta di impronta mediterranea da abbinare a uno (o a entrambi)dei due vini che per il momento compongono la linea, il Pinot Grigio
Alto Adige e lo Chardonnay Trentino.
«Abbiamo organizzato l'evento in tempi molto
rapidi», spiega Lorenzo Biscontin, direttore
marketing dell'importante gruppo vinicolo,
«e quindi siamo rimasti piacevolmente
colpiti dall'adesione e dalla creatività dei ristoratori».Impronta del Fondatore è una linea di vini che nasce espressamente
per il circuito della ristorazione
e Santa Margherita ha pensato,per la sua promozione, a un coinvolgimento diretto dei propri clienti-partner, integrato anche da
un'interessante iniziativa su Internet. All'interno del sito dell'azienda
(santamargherita.com), andando a cercare il menu “Sulle Tracce del Gusto”, si accede a una cartina dell'Italia, sviluppata sulla base di Google Maps, che riporta con
un logo l'ubicazione dei i ristoranti
che hanno partecipato.Cliccando sulle icone si aprono le schede relative ai locali. «È una delle idee per dare maggiore visibilità
ai ristoratori che abbiamo pensato di attuare per questoevento», spiega Biscontin, «a cui si è aggiunta anche una pagina sul settimanale Panorama in cui abbiamo pubblicato l'elenco dei ristoranti
coinvolti».

Frescobaldi, vini di famiglia

CANTINE Strategie –

Dopo un decennio di acquisizioni di tenute in Toscana, lo storico produttore, arrivato alla 30a generazione, riparte con punti vendita internazionali e nuovi supertuscan.

Quando un'azienda è sempre all'erta, immersa nella realtà in cui opera non si fa prendere in contropiede dalla crisi. Proprio per capire meglio come fronteggiare l'attuale situazione di mercato, i Frescobaldi, storici produttori toscani di vino, forti di un'esperienza di più di 700 anni, hanno commissionato al sondaggista Mannheimer una ricerca sul cambiamento dei consumi enogastronomici degli italiani dalla quale è emerso - in estrema sintesi - che il 38% degli italiani acquista di meno ma non rinuncia alla qualità. E in particolare nel campo del vino, la qualità si identifica con la storicità del brand per il 72% degli intervistati.
Dieci anni di espansione a colpi di acquisizioni
Risultati come questi incoraggiano un'azienda che sul proprio marchio, fortemente legato alla famiglia e alla sua storia secolare, nonché al territorio di origine, ha basato le proprio strategie. E spiega perché, negli ultimi 10 anni, il fatturato del Gruppo Frescobaldi è più che triplicato, attestandosi nel 2008 su un valore di 66,4 milioni di euro. In effetti, se si vuole guardare da vicino i cambiamenti che il gruppo toscano ha affrontato in questi ultimi 10 anni e poco più, risulta evidente che una notevole politica di acquisizione di nuove tenute ha portato a una crescita esponenziale. Dobbiamo tornare al 1995 per trovare il grosso salto della famiglia verso quella dimensione di grandi imprenditori agricoli internazionali che li caratterizza oggi. Fino ad allora, i Frescobaldi si erano mossi su terreni a loro noti da secoli: la produzione di vini di qualità, perseguita fin dal 1300, nelle tenute di famiglia situate nei dintorni di Firenze. Certo, negli anni '60 Vittorio Frescobaldi aveva avviato un'opera di modernizzazione dei vigneti e delle cantine che all'epoca era quanto meno all'avanguardia. Poi, verso la fine degli anni '80, si era completata l'acquisizione della grossa tenuta di Castelgiocondo a Montalcino, ampliando i vigneti di proprietà in una zona di primissimo livello.
Dalla visione americana lo stimolo alla crescita
Ma è stato l'incontro con un'altra grande famiglia del vino, quella italo-americana di Robert Mondavi, che ha segnato un nuovo punto di partenza. Correva appunto l'anno 1995, quando questi due grandi produttori decisero di unire le proprie esperienze per creare, sempre nel comprensorio di Montalcino, una nuova realtà di assoluta eccellenza: Luce della Vite. «È stato molto interessante per noi confrontarci con persone che avevano un'altra visione del mondo vinicolo, una visione “americana”, più integrata nei mercati internazionali, sebbene vicina alla nostra per qualità», ci ha spiegato Tiziana Frescobaldi, consigliere con delega ai rapporti con la stampa. «Il continuo scambio di idee, di punti di vista ha contribuito ad allargare i nostri orizzonti». A questo punto sarebbe il caso di dire che una tenuta tira l'altra. Infatti dalla fine degli anni'90 la politica di rafforzamento aziendale ha portato Frescobaldi a guardare in Maremma, con l'acquisizione di Santa Maria (1998), azienda dedicata alla produzione del Morellino di Scansano, seguita nel 1999 da Poderi della Capitana (poi ribattezzata Tenuta dell'Ammiraglia), anch'essa situata nel comune di Magliano in Toscana e dedicata non solo al Morellino, ma anche a Igt di razza, come un syrah in purezza e un blend di cabernet e syrah che vedranno la luce nel 2010.
Radici nel territorio e sfide internazionali
L'inizio del nuovo millennio vede i Frescobaldi, per la prima volta in 30 generazioni, uscire dalla propria amata Toscana e sconfinare in Friuli, nel comprensorio del Collio, dove diventano azionisti di maggioranza (70%) della Conti Attems, un'azienda di antica tradizione, alla quale i Frescobaldi erano legati per via di una grande amicizia con il proprietario Douglas Attems. Nel 2001 viene costituita una joint-venture con la famiglia Marchi per espandersi in un'altra zona “nuova”: il litorale medio tirrenico (livornese), con la tenuta di Costa di Nugola a Collesalvetti. Ancora un anno e l'espansione non si ferma: la Robert Mondavi Winery, che aveva acquistato nel 2000 da Ludovico Antinori la Tenuta dell'Ornellaia, in virtù della joint-venture di Luce della Vite, propone ai suoi soci toscani “storici” di condividere la proprietà della prestigiosa azienda bolgherese. Arriviamo infine all'anno in cui la Robert Mondavi viene acquistata dal colosso Constellation e i Frescobaldi devono decidere come comportarsi con i nuovi partner. La decisione non è facile, ma le dimensioni del socio che si trovano in casa spingono la famiglia a decidere di operare da sola, per evitare il rischio di snaturare quella che comunque rimane sempre un'impresa a carattere familiare. E così nel 2005 Marchesi de' Frescobaldi acquista la metà “americana” di Luce della Vite e di Ornellaia, rafforzando ancora una volta le proprie radici di impresa profondamente ancorate nella storia del territorio, ma capace di affrontare le sfide di mercati internazionali con un piglio sempre più moderno. Non per nulla gli ultimi quattro anni sono stati dedicati a consolidare le acquisizioni, migliorare i vigneti e studiare nuovi vini che presto saranno introdotti sul mercato.

COLAZIONE DA HARRODS
Diana Frescobaldi è la responsabile dei Progetti Speciali del gruppo e amministratore delegato “dei Frescobaldi Retail & Restaurant”.
A 10 anni dall'apertura del primo Wine bar a Fiumicino, qual è il bilancio di questa esperienza?
La domanda di qualità e lusso nella ristorazione degli aeroporti è cresciuta molto ed è stato proprio questo che ci ha spinto a rafforzare la presenza in un settore in grande espansione e sinergico con il core business aziendale, il vino di altissima qualità. Abbiamo deciso quindi di internazionalizzare il progetto aprendo nuovi punti vendita, negli aeroporti, nei top department store e negli shopping center di qualità, nonché i centri delle grandi città.
In quale direzione muoverete i prossimi passi?
A ottobre inauguriamo il primo punto vendita all'estero, a Londra, da Harrods nel basement, dove sono venduti i prodotti enogastronomici di qualità. Sarà il quinto punto vendita, dopo quello nel centro storico di Firenze e i tre nell'aeroporto di Fiumicino. Il progetto architettonico del nuovo format si ispira al Rinascimento Fiorentino per trasmettere l'idea che Frescobaldi non è solo vino di qualità, ma anche storia, cultura, autenticità dello stile toscano. Contiamo di passare dai 6 milioni di euro del 2008 a 18 milioni nel 2012, con 14 punti vendita.

LE TENUTE
Castello di Nipozzano nel cuore del Chianti Rufina, tra 250 e 400 metri di altitudine, 626 ettari, di cui 240 vitati. Vini: Nipozzano Chianti Rufina Riserva Docg e i cru Montesodi (Docg) e Mormoreto (Igt).
Castello di Pomino sulle pendici boscose degli Appennini Tosco Emiliani, si estende su 1458 ettari, di cui 108 vitati, a 350-750 metri di altitudine. Vini: due cru Pomino Benefizio (chardonnay) e Pomino Rosso Casafonte (pinot nero), vari Pomino Doc.
Tenuta di Castiglioni nel Chianti Colli Fiorentini, a Montespertoli. Gli ettari vitati sono 152. I vini prodotti: cru Giramonte Igt (sangiovese e merlot),
Tenuta di Castiglioni Igt (cabernet sauvignon, merlot e sangiovese) e Saltagrilli Rosato Igt.
Castelgiocondo sul versante sud-ovest di Montalcino, 815 ettari, di cui 241 vitati. Si producono: Brunello di Montalcino Riserva Docg, Brunello di Montalcino Docg, Campo ai Sassi Rosso di Montalcino Doc e Lamaione Igt (merlot in purezza).
Tenuta dell'Ammiraglia a Magliano in Toscana, nel cuore della Maremma, 300 ettari, di cui circa 100 vitati. Vini: Ammiraglia Maremma Toscana Igt (syrah in purezza), Pietra Regia dell'Ammiraglia Morellino di Scansano Riserva Doc e prossimamente un Supertuscan.
Santa Maria sempre a Magliano. Dai 55 ettari vitati si produce Morellino di Scansano Santa Maria.
Costa di Nugola, a Collesalvetti (LI), Superficie vitata 92 ettari. Vini: Nuvilia Vermentino Igt, Cenajo Syrah Igt, Caletta Rosato Igt (merlot).

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