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Ristoranti – Imprese del Gusto ottobre 2009

Archivio Copertine Horeca –

News22 Idee Peter Brunel mette lo strudel in tubetto. 23 Hamburger di Chianina a filiera corta.24 Formazione Il sistema ristorazione a Host.26 Autori Paco Roncero e le tapas del futuro.28 Italians Il Mamounia sceglie Alfonso Iaccarino.29 Strumenti Cappello da chef con un tocco in più.30 Tipicità Prodotti del Veneto, interpreti eccellenti.31 Beverage È il momento delle Grapperie Aperte. 56 Aziende&Mercati Italiani e vino sotto la lente. 57 Marketing del vino al femminile….


News
22 Idee Peter Brunel mette lo strudel in tubetto.
23 Hamburger di Chianina a filiera corta.
24 Formazione Il sistema ristorazione a Host.
26 Autori Paco Roncero e le tapas del futuro.
28 Italians Il Mamounia sceglie Alfonso Iaccarino.
29 Strumenti Cappello da chef con un tocco in più.
30 Tipicità Prodotti del Veneto, interpreti eccellenti.
31 Beverage È il momento delle Grapperie Aperte.

56 Aziende&Mercati Italiani e vino sotto la lente.
57 Marketing del vino al femminile.
58 A Rimini è l’ora di Sapore.
59 Le Pmi fanno business a Matching.
60 Biscaldi 40 anni ben spesi.
74 Vino&Cantine Gaja 150 anni di grandi etichette.
75 Pizzini rilancia con il biodinamico.
76 La cucina nazionale in scena a Marsala.
77 Vino&Territori Enoteca Provinciale Romana.
78 A Vicenza il primo Festival dell’enoturismo.
80 Vino&Cultura Winelove per bere con giudizio.
81 Tre giorni di vino, jazz e pace a Cormòns.
Rubriche
9 il gastronauta Per Davide Paoilini la maggiore consapevolezza dei propri diritti può difendere i consumatori da chi vuole “gabbarli”.
29 Strumentalia Risottiera in rame stagnato, mestola e cucchiaio con il buco in legno: dalla tradizione gli utensili per il risotto alla milanese.
75 decoder Momento di euforia nel mondo
per gli spumanti italiani. Merito di una strategia di valorizzazione. Anche dei territori.
Ristorazione
10 Più ecologia, meno bollette
Illuminazione naturale, recupero d’acqua, caldaia mangiatutto, non solo fanno bene all’ambiente ma raddrizzano i costi generali.
16 Il progetto aiuta il territorio
Il ristorante è anche un mezzo per promuovere il turismo e gli spazi raccontano storie. Purché siano credibili.
18 Whisky in tavola, invece del vino
Funzionali a dolce e salato, il single malt o il blended si addicono a cene sorprendenti.
36 Formula ristopizzeria
La profondità dell’offerta si addice a Pizzemporio di San Bartolomeo (Im). Mille specialità per tutti i gusti.
38 Formula steak house & pizza
Ricette nutrizionali Gift e gestione efficiente per una carta di sapori appaganti: è la ricetta di Acqua & Farina di Assago (Mi).
40 Formula family restaurant
Un baby ristorante che offre piatti sani e porzioni calibrate. Si chiama Saborea ed è in un negozio di giocattoli, a Barcellona.
70 Donne e vino, la metà del mercato
Dalla Francia alla California si sviluppano degustazioni con giurie tutte al femminile. Si apre il dibattito: è la strada giusta?
Fare Impresa
45 Ritorno alle origini Superare gli eccessi dettati dalle mode, riacquistare identità e mettere al centro il cliente. Una strategia per il dopo crisi.
46 Comunicare on e off line I mezzi da utilizzare sono scelti in funzione del target di riferimento. Ma il passaparola rimane la migliore forma di pubblicità.
48 Bimbi, clienti da non trascurare Ogni bambino si trascina due adulti e spesso altri bambini con altri adulti. Un effetto domino da gestire con servizi accurati.
50 Fare largo ad aromatici e passiti Vini dolci, naturali, muffati da proporre con dessert, formaggi o paté rendono dinamica l’offerta. Da proporre al calice.
51 Prodotti: salmone affumicatoCome distinguere il selvaggio dall’allevato, il metodo tradizionale dal fumo liquido.
52 Selezione e training L’inserimento di nuovi addetti nei team già affiatati può rompere equilibri delicati.
54 Gli sgravi per i beni strumentali Le agevolazioni della Tremonti Ter aiutano a rinnovare il parco attrezzature. Ecco spiegati i meccanismi principali.
Made in Italy
62 Speck del contadino Suini allevati nei masi, lunga stagionatura, varietà dei tagli. Ecco i segreti del Bauernspeck, un Igp per intenditori.
66 Nuova vita alla trota affumicata Dal Friuli un prodotto che attira sempre più l’attenzione di chef e ristoratori.
68 Città dei liquori, l’ora del tipico Amministratori locali e produttori, insieme per rinverdire antiche sapienze.
72 Franciacorta vino e territorioL’uno trascina l’altro ai vertici dei mercati. Parla il neo-presidente Zanella.
82 Cantina Cavit Per la grande cantina trentina un tour nei ristoranti per far conoscere il territorio
84 Cantina Tollo Dall’associazionismo cooperativo il rilancio dell’Abruzzo vinicolo e gastronomico. Food&Beverage
102 Zafferano in pasta Knorr Apre a nuove elaborazioni fondate sulla praticità l’insaporitore del marchio bandiera di Unilever Foodsolutions.
104 Pane mignon in sette gusti Da Pane Forno Italiano il precotto surgelato in piccole pezzature e sette gusti diversi che inventa nuove proposte.
105 Fagioli cannellini Bonduelle Pack innovativo, processo di sterilizzazione delicato, apertura a strappo per un prodotto ad alto contenuto di servizio.
105 Bitto valtellinese Dop TreValli Da servire tal quale se è stagionato, per preparare piatti sapidi se più giovane. In pezzature da due chili sottovuoto.
106 Ragù pronti Demetra Food Di coniglio o di agnello, due proposte innovative per primi piatti fuori dall’ordinario o per farcire pizze.
106 Gelato da bere Antica Gelateria Un gelato liquido in otto gusti ottenuto con ingredienti di qualità senza grassi idrogenati. Il sorbetto si evolve.
Strumenti
98 Sottovuoto, questione di metodo Conserva i cibi più a lungo ed è un sistema di cottura dai risultati impensabili.
108 Acqua naturizzata Sidea Un sistema brevettato, dal trattamento agli erogatori fino alla bottiglia a tavola.
110 Calice Bormioli Rocco per il rosé
Con la crescita della domanda di vini rosati il calice dedicato rende più completa la mise en place.
112 Cantine climatizzate Ellemme Dalle capacità variabili, sono in legno e acciaio con molteplici finiture.
112 Humidor Liebherr, sigari protetti Temperatura e umidità regolabili per un dopocena a regola d’arte.
Drink List
89 Tasting Vino del mese è Tanca Farrà, un Alghero Doc maturo con intense note erbacee.
90 Spumanti vip Per una serata “tutta flûte” cinque novità di cuvée e di vitigno perfetti compagni di un intero menu.
92 Champagne top class Tra i nuovi arrivi, tre protagonisti speciali per accompagnare non solo piatti di mare ma anche quelli invernali dai sapori forti.
94 Vini rossi di Sardegna Cannonau, Carignano del Sulcis, Monica. I tre vitigni che guidano l’eccellenza di una regione che ha saputo crescere.
96 Grappe d’origine Tre distillati che raccontano la forte identità del territorio d’origine.



 


Zafferano in pasta Knorr

Foodservice –

Apre a nuove elaborazioni fondate sulla praticità l’insaporitore del marchio bandiera di Unilever Foodsolutions

In linea con la filosofia dell'azienda partner di almeno due generazioni di chef.

Cavit, l’identità regionale dà più sapore al vino

Cantine strategie –

per la grande cantina trentina un tour dei ristoranti per far conoscere il territorio

E infatti la grande cantina trentina va in tour nei ristoranti arricchendone la proposta dei vini con studiati abbinamenti alla cucina del territorio

Vuoi la pizza? Ne ho mille

Formula ristopezziaria –

la profondità dell’offerta si addice a Pizzemporio di San Bartolomeo (IM). Mille specialità per tutti i gusti.

L'esagerato numero di specialità è in realt à l'asso di Pizzaemporio. Un locale ligure fuori dalcomune, dove si lavora con i monitor.

Più ecologia e meno bollette

Attualità ambiente –

Illuminazione naturale, recupero d’acqua, caldaia mangiatutto, non solo fanno bene all’ambiente ma raddrizzano i costi generali.

Luce, elettricità e climatizzazione sono i maggiori csti energetici per il ristorante. ma con interventi mirati si possono ridurre drasticamente. Ispirandosi a tecnologie verdi come il solare, le pompe di calore o il riscaldamento a legni.

Bevande antistress per i nuovi cocktail

Ricettario –

I relaxation drink spopolano negli Usa. Dedicati a chi cerca un aiuto contro la tensione, sono a base di ingredienti naturali, antiossidanti e vitamine. E sono anche ben miscelabili con vodka, gin o rum

Negli States sono già tendenza. Qui da noi siamo in attesa che arrivino. Stiamo parlando dei relaxation drink, ovvero bevande a base di estratti naturali, antiossidanti, vitamine e minerali prodotte con uno scopo preciso: rilassare il consumatore. Qualcuno li ha definiti gli anti energy. E in effetti il marketing del relaxation drink è molto simile a quello messo in campo dagli energy. Unica differenza il messaggio veicolato. Energia nel primo caso, relax nel secondo. Calma, relax, no stress, il tutto garantito da ingredienti che a prima vista possono lasciar dubbiosi, ma che in realtà non hanno niente di misterioso e che per di più sono tranquillamente mixabili con gli alcolici. Vediamo qualche prodotto.
A cominciare da Malava Novocaine, nato nel 2006, tra i primi, se non il primo in assoluto, relaxation drink a comparire sul mercato. È nato grazie a un viaggio alle isole Fiji, nel quale Steve Schneider e la moglie Cheryl conoscono la kava, una pianta già ben utilizzata nella farmacopea internazionale per le sue doti rilassanti e calmanti; garantisce senso di benessere e relax psico fisico a chi consuma la bevanda ottenuta dalle radici di questa varietà.
Tra valeriana e teanina
Drank, in vendita negli Usa a circa due dollari la lattina, ha ingredienti base come valeriana (ha funzione sedativa naturale), rosa canina (anti stress) e melatonina, un ormone prodotto da una ghiandola posta alla base del cervello che ha funzione di regolare il ciclo sonno-veglia. Ma niente paura, la melatonina non ha effetti collaterali, tanto da essere già venduta sotto forma di integratore alimentare nelle erboristerie e nei supermercati italiani.
Ingredienti simili anche per iChill, che usa una formula particolarmente ricca (in pratica una lattina fornisce l'intero fabbisogno giornaliero) di vitamine B3, B6, B12 e B5 e offre un piacevole sapore di frutti di bosco (mirtilli, fragole e lamponi). Bevande rilassanti che, in più, conciliano il sonno e per questo da evitare se ci si deve mettere alla guida.
Non dà questa controindicazione Vib acronimo di Vacation in a bottle, proposto in due versioni: al succo di melograno oppure al mango e lime. Entrambe vantano tra i principali ingredienti la L-teanina (o semplicemente teanina), aminoacido presente nel té verde, che ha doti calmanti e rilassanti senza però agire negativamente sulla concentrazione e il livello di attenzione. C'è teanina anche alla base di Blue Cow, “completato” poi con camomilla, papavero e frutto della passione. Varia gamma di sapori invece da Purple Stuff: Classic Lemon, Berry Calming, Classic Grape, Lean Apple. Un marchio di successo questo, indicato da Datamonitor tra i dieci brand da tenere sott'occhio in questo 2009.
Ma i relaxation drink non finiscono qui. Marchi come Mellow drink e NutriSoda+Calm si stanno ritagliando un loro spazio in un segmento che molti vedono come grande occasione per il prossimo futuro.

Quando l’ospite giudica il bartender

Competizioni –

I mixologist di San Francisco si sfidano in una gara itinerante nei migliori cocktail bar della città. Giudice della Nirvino Mixology Contest è il pubblico invitato alle serate

Ci sono due presenze fisse nelle gare di cocktail. Da un lato i concorrenti, dall’altro i giurati. Talvolta la giuria è composta da professionisti e giudici in gamba. Altre volte il giurato è estratto nel mucchio, si trova con una scheda di valutazione sul tavolo, penna in mano, cannuccia in bocca e le idee un po’ confuse. Dal 2008 qualcuno ha cambiato le carte in tavola. A valutare i barman, al “Nirvino Mixology Contest” di San Francisco, è solo il pubblico. Un po’ come succede ogni sera in tutti i locali. Dove sono gli ospiti a decretare il successo di questo o quel cocktail. Il concorso è itinerante e tocca, una volta al mese, i posti migliori sotto il Golden Gate Bridge. La Cantina di Duggan McDonnell, l’Absinthe Brasserie di Jeff Hollinger, lo spettacolare Jardiniere di Brian MacGregor, l’Alembic Bar, ecc. Una decina di locali in tutto. Il sistema di votazione non è quello di una gara tradizionale. Si guadagnano punti per le qualità organolettiche del drink e per il modo in cui lo si prepara. Visto però che anche l’occhio e l’orecchio del pubblico vogliono la loro parte, si è deciso di valutare anche il modo in cui il barman presenta e racconta il drink. Se lo fa con maestria, proprietà di linguaggio e in modo simpatico è premiato. Altrimenti lo abbandonano al suo bancone.

Concorrenti interni ed esterni

Alle sfide s’iscrivono sia i barman “resident”, sia gli esterni. Bartender che sembrano usciti da un video new bohemien, con finto Borsalino, gilet a rombi rubati al mercato del vintage, occhialoni neri da Clark Kent, anelli con i teschi e una costellazione di tatuaggi. Modelli? Non direi. Sono semplicemente lontani dai barman in giacca e cravatta. Come i Red Hot Chili Peppers dall’orchestra di Duke Ellington. Dietro a ogni cocktail c’è una grande ricerca. Usano tecniche, alchimie, ingredienti simili a quelli dei pionieri della mixability (leggi Jerry Thomas o Donato “Duke” Dantone), che oggi chiamiamo bar chef.

Bitter e cordiali fatti in casa

Creano bitter che gestiscono con il contagocce; usano colini fatti su misura per filtrare con cura le creme preparate con oli essenziali (rosa, violetta, vaniglia ecc.) e jigger personalizzati per dosare i cordiali a base di liquori speziati alla cannella o al cardamomo.
Per le basi dei loro cocktail preferiscono i buoni prodotti, da quelli conosciuti anche sul nostro mercato (Plymouth gin, Knob Creek Bourbon, Averna, Punt e Mes ecc.) ai premium in voga negli Stati Uniti come cachaça Cabana, gin n. 209 di San Francisco, Skyy 90, Hangar One Buddha’s hand vodka. Per le aromatizzazioni si sbizzarriscono con ogni sostanza profumata e commestibile: miele di lavanda, nettare d’agave o i pomodorini ciliegia dell’orto, che Joe Lee dello Zeitgeist usa per “il migliore Bloody Mary della città”. «Ogni sera riusciamo a radunare dai 250 ai 500 ospiti-giurati. L’ingresso è libero e, per partecipare, è sufficiente che siano iscritti al nostro club», dicono gli organizzatori del Nirvino Mixology Contest: Christian Schroeder e Phil McGarr, ex colleghi alla University of California, più Meli James, laureata alla Cornell University. Sono loro i fondatori di Nirvino (nirvino.com), il social network dedicato a informazioni, recensioni e notizie sul mondo del vino, dei distillati e dei cocktail, fatte direttamente dagli utenti.
Il nome è il “portmanteau” delle parole nirvana e vino. «Il nostro obiettivo all’inizio era quello di creare una comunità critica per separare il vino buono da quello cattivo. Poi l’affare si è esteso a liquori e cocktail».
Per permettere alla comunità di interagire, i tre hanno sviluppato un sito ad alto contenuto tecnologico, da cui gli utenti possono votare i loro prodotti preferiti, recensire i cocktail, taggare il miglior barista dall’iPhone o stringere amicizia con “Redazione Bargiornale” su Facebook. Cosa che hanno appena fatto.

Alcol e schiamazzi nel mirino dei sindaci

Normative –

Giro di vite contro la vendita e somministrazione di alcolici e lotta all’abuso tra i più giovani. Per i trasgressori, previste multe fino a 500 euro e, in caso di recidiva, la sospensione della licenza

Nell’album dei ricordi dell’estate 2009, un posto di rilievo lo avranno sicuramente le ordinanze emesse dai sindaci per vietare o limitare il consumo di alcolici. Ordinanze che “toccano” la somministrazione e quindi da vicino il mondo dei bar. Come nel caso di Roma. In questo caso è stata prevista anche la sospensione della licenza fino a 60 giorni, o la revoca in caso di recidiva, per tutti quei bar che vendono alcolici ritenuti corresponsabili di rumori o danneggiamenti all’esterno del locale. Il Comune di Milano ha puntato a bloccare l’utilizzo di alcol per i minori di 16 anni, con un divieto di acquistare o consumare alcolici in strada o nei locali. Per i trasgressori è stata prevista una contravvenzione da recapitare ai genitori per un importo fino a 450 euro (500 se la multa non è pagata entro cinque giorni).
Per capire dove risiedano i poteri dei sindaci nell’imporre questo tipo di regolamentazione, bisogna riavvolgere il nastro del tempo e andare a un anno fa. Nel primo Consiglio dei ministri della nuova legislatura fu approvato un pacchetto sicurezza, che comprendeva tra l’altro il Dl 92/2008. Il provvedimento, poi convertito dal Parlamento nel luglio del 2008, ha riconosciuto nuovi poteri e competenze ai primi cittadini e alle amministrazioni comunali, delineando un percorso che ha portato a codificare il concetto di sicurezza urbana. E cosa debba intendersi per sicurezza urbana lo ha specificato il ministero dell’Interno con il decreto del 5 agosto 2008: “Un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale”.
È lo stesso decreto del Viminale a fissare la tipologia dei casi su cui deve indirizzarsi l’intervento del sindaco: le situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi come lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, l’accattonaggio con impiego di minori e disabili e i fenomeni di violenza legati anche all’abuso di alcol, le situazioni in cui si verificano comportamenti quali il danneggiamento al patrimonio pubblico e privato o che ne impediscono la fruibilità e determinano lo scadimento della qualità urbana; l’incuria, il degrado e l’occupazione abusiva di immobili tali da favorire quanto precedentemente indicato. Non solo. L’opera di prevenzione e contrasto messa in campo dai sindaci deve riguardare anche i comportamenti che turbano il libero utilizzo degli spazi pubblici o la fruizione cui sono destinati o che ne rendono difficoltoso l’accesso.
Un primo monitoraggio sulle ordinanze comunali emesse anche in materia di contrasto alla vendita e alla somministrazione di alcolici è stato compiuto da Cittalia, la fondazione dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani). La rilevazione si riferisce a un periodo temporale precedente all’ultima estate. Il panorama che emerge è quello di disposizioni tarate sulle specificità di un territorio: spesso i divieti riguardano solo alcuni quartieri; possono essere stati vincolati a particolari ore o giorni. Le ordinanze si differenziano anche relativamente alla previsione di sanzioni. Ai bar, in qualche caso, viene imposto il divieto di vendere bibite alcoliche da asporto con bicchieri e bottiglie di vetro. In alcuni contesti, poi, l’intervento sull’alcol è di fatto rivolto a scongiurare - rileva Cittalia - lo stazionamento di gruppi di giovani in aree pubbliche nelle ore del riposo. «Vero è che - sottolineano i ricercatori - ordinanze di questo tipo mettono in gioco un difficile e delicato equilibrio, negli spazi urbani, tra la tutela dei diritti dei residenti e la fruibilità degli spazi pubblici».

El coctelero di Barcellona

Protagonisti –

Javier de las Muelas, il rivoluzionario barman spagnolo, fa il punto sulle tendenze. Dopo anni di ricerca e sperimentazioni, di gelatine, mousse e piante carnivore, ha pensato di rivisitare i classici. In punta di piedi, con stile e alcol quanto basta

Novecentosettantamila. Questo è il numero che appare sul contatore elettronico del cocktail bar Dry Martini di Barcellona. 970.000 è il numero che si trova sull'ultimo scontrino. A scanso di equivoci, visti i tempi, non indica il prezzo da pagare. Segnala il numero dei cocktail serviti fino a oggi. Per avere un locale dal nome importante come Dry Martini, bisogna avere i numeri. E il Dry Martini ne ha in abbondanza. Il numero uno è il suo titolare, Javier de las Muelas, imprenditore del settore, miglior coctelero spagnolo, volto tv. Uno e trino. Spirituale come la sua miscelazione, che chiama “la liturgia”. El rey fa presente che non si è mai interessato a «el beber por el beber», il fare cocktail tanto per fare. Nei suoi locali lavorano persone che hanno in comune la passione e la cultura del bar. Attenti alle novità, alle tendenze, ma soprattutto con un solido background.

Uno staff di cultori della materia
Barman che sanno scegliere il bicchiere e sanno porgerlo. Gente che rispetta il rituale, la liturgia. «Una volta alla barra sedevano solo gli uomini. Bevevano, senza prestare troppa attenzione. Da quando nei locali sono arrivate le signore, in particolare dalla fine degli anni Novanta, c'è stata una svolta radicale nel nostro mondo: sia nella forma sia nei contenuti. I bicchieri che usiamo, per esempio, sono cambiati. Si usano coppe più grandi, più leggere, maneggevoli, di design. E i cocktail proposti sono più lunghi, leggeri e morbidi di prima. Quando le signore si sono avvicinate al cocktail c'è stato un cambio di mentalità che ha coinvolto tutta la Spagna e che è stato amplificato da film e serie tv come Sex and the City e Notting Hill. Anche per un fenomeno imitativo, signore e signorine hanno iniziato a bere il Cosmopolitan o gli altri cocktail “pubblicizzati” da questa o quell'altra diva». La “grande incorporaciòn” del mondo femminile al bar ha portato Javier de las Muelas a studiare specialità originali dedicate «al pubblico femminile che - dice - è più sensibile alle novità». Per uno che lavora nella patria dell'avanguardia gastronomica catalana - quella di Ferran Adrià, dei fratelli Roca e di Jordi Butron - è quasi naturale assorbire le tecniche della gastronomia molecolare.

Carte molecolari
Nelle carte del Dry Martini e degli altri suoi locali (Speakeasy e Gimlet) ci sono specialità come il Negroni in gelatina, il White Russian in versione solida da mangiare al cucchiaio («meglio se di plastica, altrimenti si altera il gusto»), le spume. Cocktail che sono raccontati, passo dopo passo, anche nel portale drymartinibcn.com. Miscele furbe, studiate per catturare gli sguardi e i palati, come Carnyvore, il drink servito nella pianta carnivora. Nel blender, senza ghiaccio, si versano setti fiori (piccanti) di Sechuan, 2 cl di purea di fragola, 2 cl di succo di lime, maracujà e papaya, un cl di vodka Grey Goose (precedentemente infusa con peperoncino) e 4 cl di pisco. Gli ingredienti vanno frullati per un minuto e versati in una bottiglia da mettere nel congelatore fino a quando si raggiunge la temperatura di 1° o 2° C. Prima di servire si agita bene e si serve in un'elegante pianta carnivora nota come Venus Vase. «Non tutte le ciambelle riescono col buco. Sperimentiamo mille volte, senza paura di sbagliare. L'importante, sia nella preparazione di drink di ricerca sia nella miscelazione di cocktail classici, è partire da ingredienti di prima scelta, le sottomarche alla fine non pagano. Per questo scegliamo prodotti premium, nessuna polvere liofilizzata e soltanto frutta fresca».

Wasabi nel Dry Martini

Sono i casi degli inediti Wasabi Frappé, un Martini a base di wasabi di Hotaka (Giappone) e gin premium o dell'inedito Hot Berries, medium drink preparato con pestato di frutti di bosco, gocce di vodka aromatizzata al peperoncino, liquore di pera e una base, leggera, di gin Bombay Sapphire. Noterete che in entrambe le miscele, il carattere non lo dà una robusta base alcolica, ma l'uso sapiente della cartella aromatica. Questi equilibri si adattano ovviamente anche alla miscelazione analcolica. Juan de las Muelas ha riportato alla luce il Virgin Spritz, vecchia ricetta di un certo David di Palermo, barman sui transatlantici negli anni Cinquanta. Nello shaker si versano 2 cl di pompelmo rosa, 2 cl di succo di mirtilli, 2 cl di succo di limone, 2 cl di bitter analcolico. Da servire nel tumbler con ghiaccio e fettina d'arancia. Una ricetta profumata, dolce e aromatica. Una versione analcolica dello Spritz che al Dry Martini conquista i palati femminili e gli ospiti che amano i cocktail leggeri, ma gustosi. Secondo il re spagnolo dei barman qualsiasi cocktail può essere rivisto, perché la ricerca non si deve fermare, ma è meglio farla in punta di piedi. Anche un “semplice” Gin Tonic può trasformarsi in un'esperienza a Barcellona. Allo Speakeasy, ristorante e lounge dall'arredo ispirato al periodo del Proibizionismo, lo staff di de las Muelas serve sei tipi di Mojito, da quello aromatizzato alla rosa a quello alla fragola. A distinguerli non sono solo gli aromi. C'è il ghiaccio, a temperatura polare e profumato con aromi, il tumbler modificato dall'ampio bevante che fa emergere i profumi e la fetta di limone appena tagliata. Guapisimo, come si dice qui.

Krisstal, quando la tradizione abbraccia il glamour

Formule –

Caffetteria di giorno, con tanto di laboratorio interno per pasta fresca e prodotti da forno, di sera diventa un lounge bar. Così il Krisstal di Bologna interpreta al meglio il format polifunzionale

Grandi superfici, vetrate continue, sedute e banconi di design, sapiente valorizzazione dello spazio esterno di una nuovissima piazza urbana. Con queste caratteristiche, ben integrate con il progetto generale del nuovo municipio di Bologna firmato da Mario Cucinella, il Krisstal nasce nemmeno 2 anni fa in nuovo complesso, in zona ex Mercato Ortofrutticolo: un bar dal taglio decisamente metropolitano, in un grande palazzo che gioca sulle trasparenze del cristallo, che però tende ad armonizzare la tradizione, passando per situazioni in apparenza opposte. Da un lato, c'è il sicuro impatto architettonico e indubbiamente contemporaneo dell'edificio in cui il Krisstal è incastonato; dall'altro si percepisce la tensione meticolosa alla tradizione, intesa come ricerca della qualità delle materie prime e delle preparazioni da parte dei titolari, i romagnoli Stefania Amadei e Gianluca Selvi, che hanno traslato qui qualcosa della felice esperienza di Redipane, il primo “Bakery Café” italiano.

Spazio alle tipicità

Quasi naturale che assumessero un ruolo da protagonisti i prodotti tradizionali italiani. Quindi, pane fresco (anche da asporto), schiacciate, pizze al taglio, brioches e altri prodotti da forno (con proprio laboratorio), che affiancano - fisicamente, di pochi metri - una proposta attenta di caffetteria di giorno e aperitivo prolungato di sera. Allo stesso modo, il Krisstal fa sue altre innovazioni originali, moderne ma al contempo legate al dna della città di Bologna: la pasta fresca (tagliatelle, lasagne, strichetti, tortellini, strozzapreti romagnoli) realizzata nel laboratorio interno è valorizzata ed esposta in bella vista nei grandi banconi vetrati per l'acquisto d'asporto, oltre a costituire caposaldo del menu. E la stuzzicheria stessa servita a buffet (o al tavolo, per chi consuma a servizio) durante il momento clou dell'aperitivo, è saldamente ancorata alla tradizione emiliano-romagnola: quindi pasta fredda di semola o integrale o all'uovo fatta in casa, piadina (o 'pidaza', alla maniera della zona di Dozza Imolese), mortadella e salumi locali, ciccioli, formaggi, con solo qualche prudente puntata nel mediterraneo o nell'internazionale (tartine, tramezzini, riso bianco o venere). Ma la specialità è la bruschetteria, con la ormai famosa bruschetta da 40 cm. Sul tardi, infine, spuntano anche paste alla crema, pane e nutella.
Beneficiare del passaparola

Accanto a questa offerta di sostanza, basata sulle specialità prodotte in casa, è interessante notare come il Krisstal cerchi di interpretare anche l'evoluzione dell'entertainment di oggi, puntando alla polifunzionalità e alla diversificazione dei servizi, con l'obiettivo di ottenere un business duraturo e regolare, in tutte le fasi della giornata, e durante le varie stagioni dell'anno. E così largo merito per il lancio definitivo del locale in chiave polifunzionale 'a tutte le ore' va riconosciuto a una serata di grande successo, gestita dal noto professionista dell'entertainment serale Lorenzo Lodi (ora entrato nello staff come consulente regolare) e dal dj Umbi. Il mercoledì nella bella stagione arrivano anche 2.000 persone (in vista dell'inverno, la serata verrà riproposta in una chiave diversa, più soft), di cui fino a 300 sedute ai tavoli con prenotazione obbligatoria. La prima consumazione obbligatoria al tavolo, con stuzzichini portati dal cameriere, è stata fissata a 10 euro a persona. Al banco, il drink costa 7 euro con accesso libero al buffet sistemato su un bancone dedicato. «Forse solo il 50% delle persone in piedi consumano, e non è poco. Il resto delle persone viene per incontrare gente - osserva Lorenzo Lodi -. Ma non è un problema. Le serate, nonostante l'assembramento, non sono mai degenerate; il pubblico è di livello alto, è attento a una proposta qualitativa e l'indotto positivo è formidabile. Gente chiama gente. E la zona è decollata». Il circolo virtuoso si è esteso in parte a tutte le serate e all'intera giornata, determinando così il successo attuale dell'attività del Krisstal. Lorenzo Lodi segnala a tal proposito un'altra cosa interessante: «La gente al tavolo, oltre ai soliti cocktail pestati e allo spritz che va ora per la maggiore, ama ordinare bottiglie di vino italiano, in particolare bollicine: sempre più Franciacorta. L'atteggiamento è quello del tavolo da discoteca di qualche anno fa, dove si vuole anche fare un po' di cerimonia con il brindisi e il secchiello. Con la differenza che ora si fa attenzione a scegliere un prodotto italiano, anziché sfoggiare una maison di Champagne».

Un ricco calendario di eventi
Il segreto, a questo punto, stava nel non essere percepiti come locale serale tout court, trainato dal pierre del momento. «Abbiamo un progetto più generale, che con il prosieguo della stagione e il consolidamento del posizionamento dovrebbe trasmettere un'idea di locale elegante, bello, ma soprattutto versatile», spiega Lodi. In programma la domenica sera “Aperitivo su misura”, che elimina il buffet libero e prevede tre fasce di prezzo per rispettive categorie di stuzzichini. L'aperitivo della domenica sera punta su un'offerta sofisticata, con ricercati video selezionati e 'mixati' da Marco Osanna, già famoso dj del Pineta a Milano Marittima. Il martedì sarà una serata a tema “magia” ed esoterismo, mentre il giovedì sarà dedicato a esplorazioni culinarie e concerti unplugged. Infine, la novità del sabato sera, pensato per la coppia con figli: loro si gustano l'aperitivo, i bimbi sono intrattenuti dalle animatrici.

Brunch e cocktail, tutti i giorni

Formule –

Succede al Permanent Brunch di New York dove è sempre domenica con uova e waffles che si abbinano a Champagne e a mix creativi. Ma i tradizionalisti restano fedeli al weekend

Tanti americani aspettano sabato e domenica per gustare il pasto preferito della settimana, il brunch, termine nato dalla combinazione di breakfast e lunch, servito solo in quei due giorni, di solito dalle 11 alle 16. I newyorkesi, adesso, possono invece gustarlo tutti i giorni. Con vari piatti tipici: uova, soprattutto “benedict” e “florentine”, waffles (le classiche cialde con l'immancabile sciroppo d'acero) e come drink una flûte di Champagne o cocktail aristocratici come il Mimosa (a base di Champagne e succo d'arancia) o il Bloody Mary. Sono alcune delle proposte del brunch inventato da Lesly Bernard nel suo nuovissimo locale Permanent Brunch (una decina di tavoli, con 40 posti a sedere), aperto quest'estate nell'East Village a New York. Menu a parte, la particolarità di questo bar con servizio di cucina sta nel fatto che il brunch è servito sette giorni su sette con orari estremamente flessibili e aperture che in alcuni giorni si prolungano fino alle 23.30. In carta, come premesso, tutti i piatti classici del brunch tradizionale con in più una lista speciale battezzata “Artisanal Bacon Bar” ($ 3 per un paio di strisce di pancetta). Il bacon viene qui proposto in 5 varietà diverse a seconda dell'origine della materia prima utilizzata e della tipologia di cottura: New Braunfel's Smokehouse Comal County Peppered dal Texas; Hungarian Smoked Kolozvari dall'Illinois; Swiss Sugar-Cubed Cottage dal Wisconsin; Burger's Smokehouse Country Bacon Sugar Cureddal dal Missouri e Meacham Hams Country dal Kentucky. «Una vera e propria festa per gli amanti del bacon - spiega Bernard - che sta conquistando diversi clienti alla causa del brunch quotidiano». Lo stesso eclettismo si trova nella mixability abbinata alla cucina espressa del brunch con, per esempio, 5 ricette diverse di Bloody Mary e il sempreverde “cocktail del giorno”.

Code di clienti, ma solo nei weekend

Il successo del Permanent Brunch è stato immediato con lunghe code di clienti fuori dal locale soprattutto nei weekend. Difficilissimo trovare un tavolo la domenica pomeriggio e in certi casi l'attesa può durare fino a 2 ore. Bernard spiega: «Ho creato questo locale per “destagionalizzare” il brunch, ma devo dire che non è un'impresa facile. Perfino gli amici mi telefonano per prenotare un tavolo solo al sabato o alla domenica. La gran ressa si verifica ancora nei weekend e anche la formula del brunch in versione serale stenta al momento a decollare».
Materie prime locali e biologiche
Il menu è stato ideato da un'esperta di brunch, la “consulting chef” Meg Grace, che impiega quasi esclusivamente materie prime locali, molte provenienti da agricoltura biologica. Tra le specialità inventate dalla Grace: coscia di pollo in grasso d'oca con funghi e waffle ($14); sandwich di salmone affumicato con avocado, pomodori e lattuga ($13). E, come dessert, un creativo parfait di yogurt con pesche al basilico e ginger ($ 6). Da segnalare che la formula del “Permanent Brunch” sta ovviamente piacendo molto non solo ai sostenitori del break domenicale ma anche ai cultori della cucina creativa e biologica. Non mancano le critiche: gli insoddisfatti lamentano porzioni “minuscole” e prezzi troppo elevati in rapporto alle quantità servite. Inoltre si può, al momento, pagare solo in contanti. Quasi un'eresia a New York.

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