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Accesso al credito, ecco come

Fisco & Tributi –

L’accordo tra sistema bancario e imprese posticipa i pagamenti dei debiti anche delle PMI e consente di ricapitalizzare l’azienda.Quello che le banche non possono rifiutare di fare.

L’ accesso al credito è un passaggio fondamentale per consentire all’attività delle piccole e medie imprese (tra cui la ristorazione) di proseguire ma anche di effettuare investimenti. A fronte delle difficoltà più volte segnalate dal mondo imprenditoriale, si è cercato nel corso delle ultime settimane di trovare una soluzione condivisa.
Accordo Abi-imprese È del 3 agosto l’intesa per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio siglata il ministro dell’Economia, il presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana) e le associazioni dei rappresentanti delle imprese con l’obiettivo di dare respiro finanziario alle imprese con adeguate prospettive economiche e in grado di provare la continuità aziendale. All’accordo avevano aderito a fine settembre quasi 400 istituti di credito, pari a circa 31mila sportelli, oltre il 90% del totale del sistema bancario. Ma chi può beneficiarne? Le imprese con meno di 250 dipendenti e un fatturato minore di 50 milioni di euro o con un attivo di bilancio fino a 43 milioni di euro. Al 30 settembre 2008, gli interessati dovevano essere in bonis presso le banche, cioè le imprese non classificate a incaglio, «in ristrutturazione» o, peggio ancora, «in sofferenza». Al momento della presentazione della domanda di moratoria, i richiedenti non devono avere procedure esecutive in corso, una classificazione del loro credito bancario come «ristrutturato» o «in sofferenza». Inoltre possono sfruttare l’opportunità le Pmi con rate non scadute, o scadute ma da non più di 180 giorni alla data di presentazione dell’istanza. Per le rate dei mutui, la moratoria dei debiti (posticipazione dei pagamenti) opera per un anno sulla sola quota di capitale. Tempi di rimborso Le rate di capitale possono quindi essere pagate dopo un anno dall’unica scadenza annuale o dopo un analogo periodo in caso di frazionamento infrannuale dei rimborsi (quindi con traslazione di un anno del piano di ammortamento), ma alle scadenze originarie vanno comunque pagate le rate per la parte di quota interessi. Per i canoni di leasing, la moratoria opera per un anno nel caso di leasing immobiliare, per sei mesi nel caso di leasing mobiliare e riguarda la sola quota capitale implicita dei canoni. Per gli anticipi su fatture o su altri crediti «certi ed esigibili», l’allungamento del credito a breve permette alle scadenze di arrivare fino a 270 giorni. Le banche non possono applicare o chiedere: aumenti dei tassi di interesse rispetto a quelli del contratto originario (rimangono in essere i tassi concordati e la periodicità contrattuale); interessi di mora; commissioni o spese di istruttoria, salvo il rimborso di eventuali spese vive sostenute dalla banca nei confronti di terzi e da documentare ai clienti; garanzie aggiuntive.
Corsia preferenziale Le imprese interessate possono presentare fino al 30 giugno 2010 domanda di pagamenti alle banche che hanno aderito all’iniziativa. Ciascun istituto dovrà fornire una risposta entro 30 giorni lavorativi dalla presentazione della domanda completa di tutti i documenti. Ma è prevista una corsia preferenziale per le imprese che, al momento della presentazione, si trovino ancora in bonis e senza ritardati pagamenti. In questo caso, la domanda è approvata in automatico, salvo esplicito e motivato rifiuto della banca. Gli istituti aderenti alla moratoria sono anche obbligati a realizzare un finanziamento specifico a favore delle imprese che intendono attuare al loro interno un rafforzamento patrimoniale, o aumentare il capitale con versamenti dei soci. Il finanziamento potrebbe consistere nell’erogazione di un importo multiplo del capitale (pari a tre volte) effettivamente versato dai soci.

Buoni lavoro: anche per la ristorazione

Organizzazione Personale –

La remunerazione dei dipendenti con semplici voucher è possibile con il sistema che regola il lavoro occasionale

Anche in un Paese come il nostro, abituato a una mentalità eccessivamente burocratica e bizantina, attualmente è concreta la possibilità che un ristoratore, all’interno della sua impresa, nei momenti di intenso lavoro possa far lavorare degli addetti di sala, dei cuochi o altri dipendenti remunerandoli direttamente con la consegna di buoni lavoro onnicomprensivi di retribuzione, contributi previdenziali e assicurativi. Tutto questo grazie al sistema che regola il lavoro occasionale di tipo accessorio (D.L. n. 112/2008 convertito nella Legge n. 133/2008), attraverso l’utilizzo di buoni lavoro o voucher, introdotto per la prima volta dalla legge Biagi, con l’intento di regolamentare tutti quei rapporti di lavoro saltuari e occasionali, di ridurre le faticose lungaggini burocratiche, di combattere il fenomeno del lavoro nero e soprattutto di tutelare i lavoratori senza alcuna prestazione assicurativa e previdenziale. Si tratta di uno strumento flessibile, particolarmente interessante non solo nei momenti di picco del lavoro (pensiamo ai week end), ma in quei periodi in cui occorre rafforzare lo staff (feste o banchetti, la stagione estiva quando ci sono le turnazioni per le ferie, ecc.). I buoni lavoro permettono, nel completo rispetto della legge, senza rischiare alcun forma di vertenza sindacale, di assumere immediatamente dei dipendenti, senza recarsi in nessun ufficio e remunerarli con la consegna di un voucher.
?1 In che modo un ristoratore può utilizzare questo innovativo strumento?
Solo nel maggio scorso la Circolare n. 76 (26 maggio 2009) ha chiarito le modalità applicative per l’impresa familiare operante nell’ambito del commercio, del turismo e dei servizi. Qualora il ristoratore svolga la propria attività sotto forma di impresa familiare (con la collaborazione del coniuge, dei parenti entro il terzo grado e degli affini entro il secondo grado), la recente normativa gli consentirebbe di poter assumere lavoratori, remunerandoli con i buoni lavori, per delle prestazioni che in un anno non possono superare i 10.000 euro per la singola impresa familiare. Se l’imprenditore non fosse un impresa familiare, potrebbe utilizzare i voucher solo nei confronti di lavoratori che siano studenti con età inferiore ai 25 anni, regolarmente iscritti ad un corso di studio, nei periodi di vacanza, di festività e nei week end.
?2 Quali sono le categorie di lavoratori ai quali ci si può indirizzare?
Oltre agli studenti al di sotto dei 25 anni, vi sono i pensionati, i disoccupati, i cassintegrati, i lavoratori in mobilità e i cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale. Il lavoratore però non può percepire più di 5000 euro di compenso annuo dallo stesso committente. La legge inoltre non sancisce alcun divieto sul lavoratore-familiare: questo può essere remunerato con i buoni tranne nel caso in cui non ci siano altri accordi con l’imprenditore.
?3 Qual è la procedura da seguire per l’acquisto dei voucher?
I voucher possono essere acquistati tramite due procedure: in maniera cartacea o telematica. La procedura cartacea prevede una comunicazione preventiva all’Inail, in seguito i carnet dei buoni potranno essere ritirati presso le sedi provinciali dell’Inps, esibendo la ricevuta dell’avvenuto versamento effettuato dal datore di lavoro, il quale prima di consegnarli al lavoratore dovrà compilare gli appositi spazi del buono e firmarli; il buono cartaceo potrà essere riscosso presso gli uffici postali. La procedura telematica, obbligatoria nell’ambito delle imprese familiari, prevede che il datore di lavoro si dovrà registrare presso gli sportelli dell’Inps o attraverso il sito www.inps.it o tramite contact center al numero gratuito 803.164; il lavoratore dovrà accreditarsi presso l’INPS per ottenere la tessera magnetica per ricevere gli accrediti della prestazione.
?4 In che modo avviene il pagamento del lavoratore?
Il pagamento delle prestazioni avviene attraverso il sistema dei buoni o “voucher”, il cui valore nominale è di 10 euro o buoni multipli, del valore nominale di 50 euro; il valore nominale di questi buoni comprende la posizione individuale contributiva del prestatore, quella per l’assicurazione anti-infortuni e altri compensi che riducono il valore netto di questo buono da 10 euro nominali a 7,50 euro, mentre per i buoni retribuiti dalle imprese familiari il valore netto è di 5,80 poiché è comprensivo della contribuzione a favore del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (33%), di quella in favore dell’INAIL (4%) e di una quota pari al 5% per la gestione del servizio. I buoni sono riscuotibili presso gli uffici postali.
VANTAGGI  
Per il lavoratore: ■ Immediato pagamento ■ Immediata riscossione presso gli uffici postale o tramite accredito sulle tessere magnetiche ■ Riduzione del lavoro nero ■ Certezza del versamento dei contributi INPS e INAIL ■ Compenso annuo massimo del lavoratore di 5000 euro per ogni imprenditore  
Per l’impresa ■ Possibilità di gestire meglio i momenti di intenso lavoro, senza dover assumere a tempo determinato altri lavoratori ■ Completa libertà del datore di lavoro di riassumere nuovamente quel lavoratore ■ Si evitano le lungaggini burocratiche per le assunzioni. ■ Si evitano rischi legati a vertenze sindacali ■

Canevel lancia il tour di Music Club

Aziende –

Al via la prima edizione di Canevel Music Club, iniziativa che tene a scoprire e lanciare solisti o gruppi nel campo della musica “di gusto”

Produttrice di una particolare gamma di Prosecco spumante Valdobbiadene Docg, l’azienda Canevel Spumanti (Valdobbiadene, Tv) ha lanciato la prima edizione di Canevel Music Club, iniziativa che intende sollecitare, scoprire e lanciare solisti o gruppi nel campo della musica “di gusto”, colta o raffinata.
Le iscrizioni al contest si chiuderanno il 30 dicembre 2009 e, entro il 15 gennaio 2010, una qualificata commissione artistica guidata dal giornalista specializzato Franco Zanetti (direttore di Rockol.it) selezionerà le 12 migliori proposte che verranno ammesse alle semifinali.
Sotto la direzione artistica di Umberto Labozzetta, i concorrenti si esibiranno, rigorosamente dal vivo, di fronte a una giuria di qualità composta da giornalisti e tecnici del settore.
Le semifinali avranno luogo nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2010 nel corso di tre serate, alle quali parteciperanno quattro artisti ciascuna. Aperti al pubblico, i tre eventi avranno luogo in locali selezionati fra i migliori clienti Canevel a Tessera (Venezia), Parma e Roma.
Al termine della serata sarà ammesso alla fase finale l’artista ritenuto più meritevole. L’evento finale sarà avrà luogo presso Le Cantine dell’Arena (Verona) venerdì 9 aprile, in concomitanza con Vinitaly edizione 2010.
In premio sarà offerta la possibilità di girare un video di uno dei brani presentati durante il concorso per farsi conoscere dal grande pubblico.
Nella foto in alto, Carlo Caramel, presidente dell’azienda Canevel Spumanti, stappa una bottiglia mathusalem di Prosecco Canevel, nel corso della serata di presentazione dell’iniziativa Music Club nel lounge bar Noy di Milano. A fare da apripista ai futuri concorrenti è stato il trio di musica jazz Smoma (www.smoma.com), composto da Andy G (tromba), Simona (voce) e Tobia (basso) che hanno eseguito brani dal CD Casual Lounge.

Giro del mondo con Prosecco Doc

Aziende –

Distilleria Bottega è tra le prime aziende a brindare con le bottiglie del suo spumante che ha recentemente ottenuto la Doc. Un’occasione celebrata con feste organizzate in contemporanea in varie metropoli

Distilleria Bottega è stata tra le prime a poter brindare con il nuovo vino Prosecco, che ha recentemente ottenuto la Doc (Denominazione di origine controllata), prodotto presso il nuovo stabilimento enologico posto accanto alla distilleria. Per l’occasione è stata organizzata una spumeggiante serata con musica e cena di gala nella prestigiosa sede (un ex convento ristrutturato) di Bibano di Godega (Treviso), con l’intervento in costume d’epoca della pirotecnica Compagnia de Calza “I Antichi” (tra i protagonisti del Carnevale di Venezia) che hanno, tra l’altro, recitato versi di poeti libertini del Settecento.
I titolari, Sandro e Stefano Bottega, per l’occasione hanno stappato una grande bottiglia dorata mathusalem da 6 litri di Prosecco Bottega Doc “Il vino dei Poeti”. Non solo.
Per l’occasione i tappi di altrettante bottiglie di Prosecco Bottega Doc sono stati fatti saltare nel corso di analoghe feste in varie città del mondo come Nairobi (Kenya), New Delhi (India), Hanoi (Vietnam), Hong Kong (Cina), Toronto (Canada) e Mosca (Russia), coinvolgendo personaggi vip del posto e una serie di modelle in costume (nelle foto d’apertura). Un modo per sottolineare la vocazione internazionale dell’azienda trevigiana, particolarmente nota per la diffusione di un’ampia gamma creativa di grappe, distillati e liquori proposti in raffinate bottiglie appositamente realizzate da una vicina vetreria.

Vocazione internazionale

«Dal primo agosto 2009 - precisa Sandro Bottega - tutto il vino Prosecco è stato protetto a livello europeo e internazionale dalla Doc. In particolare sono nate una Doc per il vino Prosecco prodotto nelle provincie di Treviso, Trieste, Gorizia, Belluno, Padova, Venezia, Vicenza, Udine e Pordenone. Tra queste provincie solo i nomi di Treviso e Trieste possono essere riportati in etichetta. Sono state inoltre istituite due Docg come Conegliano Valdobbiadene e Asolo (o Colli Asolani), che offrono piena tutela a queste due storiche zone di produzione del Prosecco. Grazie a un recente impianto di uve prosecco - conclude Bottega - abbiamo potuto brindare già il 30 ottobre con il nuovo vino Prosecco Bottega Doc».

Occhio alle frodi con le carte di credito

Gestione –

L’esercente può essere pagato con carte di credito clonate, rubate o contraffatte e può subire la manomissione del Pos, ma può mettere in pratica una serie di accorgimenti per evitare gli illeciti

Attenti al rischio di truffe attraverso carte di credito e bancomat. Il problema riguarda tutti gli operatori commerciali ed è fortemente sentito dai consumatori, dal sistema bancario, dalle aziende che emettono le carte di credito e dalle forze di Polizia che sono tenute a contrastarlo. «Naturalmente non è tanto coinvolto il bar dove si beve il caffè e si paga con gli spiccioli - spiega il vicequestore aggiunto Sabrina Castelluzzo, responsabile della sezione crimini informatici della Polizia Postale e delle Comunicazioni a Roma -. Se parliamo di carte di credito clonate, dobbiamo pensare a pubblici esercizi misti, bar tabaccherie dove si possono fare anche gli acquisti, ricevitorie e bar ristoranti o pizzerie dove c'è un conto da pagare. È bene fare attenzione. È importante aggiornare e controllare gli strumenti in dotazione e apportare gli accorgimenti necessari a limitare il fenomeno delle clonazioni e delle truffe via etere e via telefono».

La piaga della clonazione

Di solito, per clonare le carte di credito si utilizza la tecnica dello skimming, cioè si copiano i dati contenuti nella banda magnetica, senza che il legittimo proprietario ne venga a conoscenza. Ciò avviene per mezzo di un lettore che all'atto di pagare con il Pos, strisciando la card nell'apposita fessura, cattura i dati della banda magnetica. Basta un registratore e il gioco è fatto: carpisce e immagazzina centinaia di dati che, in un secondo momento, vengono trasferiti su una carta di credito falsa con cui il truffatore mette a segno i suoi colpi. Come ci si può difendere? Ci sono Pos più o meno difficili da manomettere e carte di credito con codici di riconoscimento. Ma è sempre bene stare attenti a chi si da il compito di strisciare le carte.
Secondo un'indagine dell'Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo), il 52% degli esercenti italiani vede di buon occhio l'uso del denaro elettronico per le transazioni sopra i 20 euro. Il 68% è convinto che in futuro i pagamenti saranno fatti quasi esclusivamente con le carte (l'81% tra quanti possiedono il Pos). Ma il pagamento elettronico ha determinato un calo delle rapine? «Difficile dirlo - risponde il vicequestore -. Probabilmente sono cambiate le modalità degli scippi, delle rapine e dei furti presso gli uffici postali e gli sportelli bancari».

La prevenzione, la miglior cura

Per Luca Squeri, presidente della Commissione per la sicurezza e la legalità di Confcommercio, la riduzione del contante in cassa è in ogni caso il primo fattore di prevenzione. Non a caso Confcommercio ha ottenuto anche per il 2010 che i Pos rientrino fra gli “strumenti” finanziabili con il credito d'imposta. Ma ci sono dei ma. «Le commissioni d'esercizio possono arrivare al 2 o 3% - spiega -. Questo non facilita la diffusione del sistema per i piccoli importi (in altri Paesi si paga anche il caffè con la moneta elettronica) e per chi ha un margine di guadagno molto ridotto. Proprio nelle categorie più a rischio di rapine come le tabaccherie, i benzinai e i bar, l'utilizzo del denaro virtuale va incentivato e gli esercenti e clienti devono essere tutelati anche da possibili truffe. Ben vengano l'invio di sms al cliente ogni volta che viene eseguita una transazione e lo snellimento delle procedure “conciliative” fra le banche in caso di utilizzo improprio delle carte da parte di terzi».

L’innovazione passa dal web

Tendenze&Progetti –

Solo il 17% dei locali italiani punta sull’hi-tech. Ma la crisi impone una svolta, che secondo gli esperti arriverà da Internet e porterà nuovi prodotti e servizi da proporre alla clientela

Nell'oceano dell'imprenditoria italiana, i locali pubblici non rivelano una particolare propensione all'innovazione. A dirlo sono i dati presentati al recente Smau di Milano nel corso di un convegno organizzato dalla Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, in collaborazione con Comufficio, l'associazione che rappresenta le aziende che distribuiscono prodotti e servizi per l'ufficio, l'informatica e la telematica. Poco più del 17% di bar, ristoranti e hotel si distingue nel nostro Paese per aver scelto la strada delle nuove tecnologie, nella maggior parte dei casi applicate a migliorare il processo di produzione e solo in minima percentuale adottate per introdurre nuovi servizi o prodotti.

Esempi all'estero

Un ritardo tecnologico che è meno visibile nelle grandi città ma che comunque sembra porci un passo indietro rispetto ad altre realtà europee, dove l'innovazione, basata soprattutto sulle tecnologie informatiche e sui sistemi per il risparmio energetico, sta portando alla nascita di nuove generazioni di locali pubblici. Solo per fare qualche esempio, basti pensare all'Inamo di Londra (nella foto in alto), bar e ristorante dove i tavoli sono dotati di un sistema di ordinazione incorporato che consente agli avventori di scegliere cibi e bevande semplicemente cliccandoli su un touch-screen. Oppure al Wash Bar aperto a Parigi dall'azienda coreana di elettronica LG, dove insieme a un buon cocktail si può fare il bucato e curiosare tra novità hi-tech per la casa.

La rivoluzione di Internet

Ma questi sono modelli limite, che richiedono progettazione e grandi investimenti. Cosa può fare invece il locale pubblico italiano per aggiornarsi ai tempi? Secondo Marco Schianchi, presidente di Comufficio, la strada da seguire è quella di Internet. «La rivoluzione telematica - dice - sta trasformando le abitudini dei consumatori, che usano la rete per acquistare ma soprattutto per informarsi. Questa trasformazione deve interessare i locali pubblici attraverso l'impiego della banda larga, che porta con sé servizi sempre più diffusi e richiesti. E soprattutto non costa molto. Con un investimento minimo in termini di software e di hardware, un locale potrebbe aggiungere in un attimo servizi interessanti e aumentare gli incassi».
La vera scommessa è far capire ai gestori le potenzialità della rete e dimostrare loro che a fronte di un modesto investimento i guadagni possono trarne un beneficio immediato. «L'esempio - spiega Schianchi - è quello delle tabaccherie, che solo 20 anni fa erano negozi “poveri” e in un attimo, con l'arrivo dei computer, hanno cominciato a erogare servizi come giochi, ricariche di cellulari, pagamenti di bollette. Questo è successo perché i tabaccai hanno capito i vantaggi della trasformazione e l'hanno sposata subito con entusiasmo».
Anche tra i bar si potrebbe creare una rete, la più ampia a livello nazionale ma anche europeo, che consentirebbe l'erogazione di servizi interessanti per tutti. E allo stesso tempo garantire a tutti un accesso a Internet, anche gratuito, per prolungare i tempi di sosta nei locali e aumentare le occasioni di consumo.
Come avviare questa trasformazione? Secondo Schianchi la ricetta è semplice, ma impegnativa: «Sensibilizzare i finanziatori istituzionali, coinvolgere le aziende che producono e distribuiscono innovazione tecnologica e spiegare ai baristi, a livello capillare su tutto il territorio, i vantaggi dell'innovazione».

Serate d’autore meglio con i produttori

Partnership –

Promuovere vini al ristorante con l’aiuto delle aziende, Attraverso eventi che stimolano la domanda e creano interesse.

Mettere il proprio ristorante sempre al centro di nuove iniziative è fondamentale, al giorno d’oggi, per fidelizzare la propria clientela oltre che per trovarne di nuova. Molte persone non vanno più al ristorante solo per mangiare qualcosa di diverso o per bere vini differenti da quelli che hanno in casa, ma soprattutto per trascorrere una serata insolita o per divertirsi. Occorrono sempre nuovi stimoli per far preferire il nostro locale. 

Serate speciali


I partner migliori per organizzare eventi in un ristorante sono i produttori di vino, essi stessi alla continua ricerca di nuove opportunità per far conoscere ed apprezzare la produzione. Le esigenze di entrambi, quindi, si sposano perfettamente: l’azienda vinicola cerca promozione, il ristorante ha la necessità di creare eventi per chi ricerca serate speciali.


Identificare il produttore idoneo non è difficile, considerando che già nel predisporre la propria carte dei vini, il ristoratore avrà fatto una selezione delle aziende di cui maggiormente apprezza i prodotti e che gli sembrano più affidabili. Ci sono anche aziende che hanno nei propri piani di marketing tour di serate presso i propri clienti e che quindi sono in grado di proporre un pacchetto già collaudato di proposte (è il caso, per esempio, di Càvit, di Santa Margherita, delle Tenute Folonari...), ma nulla vieta di costruirsi la propria serata secondo le esigenze del momento e di modulare diverse proposte durante l’anno, ottenendo maggiore incisività grazie ad una serie di produttori e di zone differenti. 


Due impostazioni


Basterà parlarne con il rappresentante dell’azienda prescelta e, tramite lui, mettersi d’accordo sulle modalità organizzative.


Le impostazioni sono essenzialmente due: la prima è proporre la cucina abituale, puntando sull’ecletticità degli abbinamenti, per cui lo stesso piatto potrà accompagnarsi in un’occasione con un vino piemontese, la volta successiva con un campano. Prendiamo la classica frittura di paranza, che abitualmente proponiamo - per esempio - con un Soave Classico; nella serata in cui abbiamo coinvolto il piccolo produttore siciliano la faremo assaggiare con un Etna Bianco mentre la volta successiva la abbiniamo ad un Trento Brut di buona struttura.


La seconda possibilità consiste nel distaccarsi dalla proprio ricettario per osare delle novità, per esempio i piatti provenienti dallo stesso territorio nel quale ha sede il produttore selezionato: se il ristorante è in Veneto, un menu toscano per il produttore chiantigiano. È bene che gli abbinamenti siano studiati insieme al produttore, che nel caso dei menu tipico potrà aiutare a trovare tra i suoi vini quelli che meglio si addicono ai piatti proposti. Mentre per le serate “territoriali” potrà suggerire le etichette tradizionali della sua zona. Ma non è sufficiente impostare gli abbinamenti, occorre definire il programma dell’evento. Naturalmente è indispensabile la presenza del produttore: è l’ospite d’onore, che insieme al ristoratore darà il benvenuto spiegando i vini. L’importante è che non venga con l’idea di tenere una conferenza, non dimentichiamo che si tratta sempre di una serata conviviale, dove il valore aggiunto è dato sì dalla presenza di chi il vino lo fa. Ma senza imposizioni. 


L’esperienza insegna


In questo senso, si può imparare molto da Luciano Rappo, esperto di analisi sensoriale, responsabile del Càvit Tour: «I clienti vengono coinvolti tramite un gioco sul vino e al termine della serata i vincitori ricevono un magnum o un gadget importante. Quando capita che ci siano in sala dei bambini, proponiamo loro piccoli giochi sui profumi dei vini che i loro genitori degusteranno, in modo che non si sentano esclusi dalla serata. Insomma, il nostro approccio è quanto di più lontano dai tecnicismi del vino, cerchiamo di trasmettere un’emozione prima che una nozione, in modo che all’uscita tutti abbiano imparato qualcosa senza rendersene quasi conto».


COMARKETING


Orizzontale e verticale


Le attività di collaborazione per ottenere benefici nell’approccio al proprio mercato di riferimento riguardano iniziative di marketing di tipo diverso, come la negoziazione o la comunicazione.


Si possono distinguere partnership verticali e partnership orizzontali. Nel primo caso si tratta di accordi miranti all’integrazione verticale delle imprese costituenti i vari anelli della catena del valore: dal produttore al distributore al consumatore finale e viceversa (è il caso delle attività che coinvolgono produttori di vino e ristoratori). Le partnership orizzontali coinvolgono invece imprese che si trovano sullo stesso livello della catena del valore.


Le variabili coinvolte dalla cooperazione possono essere relative ad una o più delle 4P del Marketing.


 


Prodotto: nel caso in cui la cooperazione riguardi la creazione di nuovi prodotti o di innovazioni nei prodotti.


Promo-vendita: la promozione dei prodotti, dei servizi e dell’immagine sfruttando eventualmente i reciproci vantaggi competitivi, la messa in comune di alcuni canali commerciali.


Mercato (place): l’acquisizione di nuovi clienti cooperando nella condivisione dell’esperienza e dei clienti.


Prezzo: l’integrazione della gamma di prodotti con altri di differente prezzo e caratteristiche.


 


 


vantaggi































AZIONI


 



per il ristorante


 



per l’azienda partner


 



concordare menu e vini


 



eventuale sconto sui vini


 



creatività e disponibilità dello chef


 



preparare la scheda dell’evento
(vini e abbinamenti)


 



fornitura di vini particolari (vecchie annate non
in commercio, novità)


 



possibilità di vendita
diretta ai clienti intervenuti


 



proporre un prezzo conveniente


 



condivisione della pubblicità (stampa inviti, locandine)


 



 



coinvolgere più
persone possibile


 



ufficio stampa
(coinvolgimento media locali)


 



diffusione della conoscenza del marchio


 



 

L’export di vino italiano tiene anche con la crisi

Settori –

Esportazioni in aumento del 9% nei primi sette mesi del 2009 in quantità, anche se in valore si registra una flessione del 4%

A più di un anno dal fallimento di Lehman Brothers e nel pieno della crisi economica, l'analisi sullo stato degli scambi internazionali di vino, sul posizionamento competitivo del prodotto italiano e sul ruolo della cooperazione vitivinicola nelle esportazioni mette in luce l'inaspettata tenuta delle nostre spedizioni all'estero.
Dando per assodata la rilevante pressione concorrenziale esercitata nel mercato internazionale dai produttori vinicoli dell'Emisfero Sud (una competitività che ha portato la quota in volume di questi Paesi negli scambi mondiali di vino dal 3% del 1990 al 30% del 2008), analizziamo i fattori che hanno permesso tale imponente conquista.

Produrre per vendere o vendere per produrre?
In Italia la viticoltura è una pratica agricola largamente diffusa dalla Valle d'Aosta alla Sicilia su qualsiasi tipo e dimensione di appezzamento e l'export diventa una scelta delle imprese perché gli italiani non riescono a bere tutto il vino che viene prodotto sul territorio nazionale. In Cile o in Australia la viticoltura è una pratica industriale realizzata su estensioni di diverse centinaia di ettari e l'esportazione è la scelta prioritaria delle imprese. In altre parole, mentre le imprese italiane vendono per produrre, quelle dell'Emisfero Sud producono per vendere.
Dalla comprensione della differenza nella “filosofia imprenditoriale”, si arriva così a dare un senso a quell'86% di incidenza dei volumi di vino esportati rispetto a quanto prodotto dal Cile contro il 65% della Nuova Zelanda, il 59% dell'Australia e “solo” il 36% dell'Italia. Allo stesso modo, si capisce perché tra le principali imprese vinicole mondiali per fatturato quotate in borsa, in cima alla classifica si colloca una multinazionale australiana (Foster's Group, che tra l'altro ricava dal vino solamente la metà dei suoi 2,8 miliardidi euro di fatturato ma per il 37% arriva dall'export) seguita da una statunitense (Constellation Brand, 2,6 miliardi di euro di fatturato, di cui 46% ottenuto fuori dai confini americani), da una sudafricana (Distell Group) e da una cilena (Viña Concha y Toro).
A questi “colossi” l'Italia risponde con un universo fatto di piccole e medie imprese, fortemente polverizzato, tanto che le prime 10 società per fatturato arrivano ad incidere sull'export di settore per appena il 25%. E in seno al mondo cooperativo tale frammentazione non è di certo inferiore. Sebbene siano cooperative le prime quattro aziende vinicole italiane per fatturato (GIV, Caviro, Cavit e Mezzacorona), in tale ambito le imprese con un giro d'affari superiore ai 10 milioni di euro sono appena il 10% di tutte le cooperative vitivinicole. Ma, cosa ancor più preoccupante, è che la metà delle cooperative che non raggiunge tale soglia (cioè il rimanente 90%) non esporta.
Suscita un moto d'orgoglio sapere che in Germania, dove le prime tre catene distributive concentrano il 60% delle vendite alimentari, l'Italia rappresenta il principale esportatore con una quota pari al 35% del valore di tutto il vino importato. Anche in tutti gli altri più importanti mercati mondiali di consumo di vino - Usa, Regno Unito, Canada, Giappone - dove le vendite passano principalmente attraverso pochi player della Gdo, l'Italia continua a conquistare quote di mercato e, tutto sommato, a tenere testa ai “fuori classe” dell'Emisfero Sud.

Una competitività extra organizzazione
Le ragioni di tale competitività “extra-organizzazione” sono diverse e l'attuale momento di crisi sembra evidenziarle. Innanzitutto la recessione ha ridotto la capacità di spesa dei consumatori e c'è stata una rimodulazione degli acquisti di vino. I dati sull'export nei primi sette mesi del 2009 confermano tale tendenza. A livello complessivo, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, l'Italia ha esportato il 9% in più di vino in quantità ottenendo però una remunerazione più bassa del 4%.
La variazione nei valori è stata comunque positiva per gli spumanti (+4,4%), mentre è risultata negativa per un -4,3% per i vini fermi imbottigliati e per un -4,8% per gli sfusi. In merito ai volumi, all'opposto, i segni sono tutti positivi +10,1% per le quantità di spumante esportato, +6,3% per gli imbottigliati e +14,8% per gli sfusi, indice di un prezzo medio all'export più basso rispetto all'anno passato.
Le quantità esportate crescono dappertutto, salvo che in Cina, India e Stati Uniti. I valori, invece, calano in maniera significativa negli Usa e meno pesantemente in Canada, Giappone e Svizzera mentre trovano la forza per crescere in Germania e in Russia.
Il mercato che suscita la maggiore apprensione è quello statunitense, dove la crisi ha pesato più duramente nelle tasche dei consumatori. Si badi bene però: nei prezzi, non nei volumi. I dati sulle importazioni complessive di vino negli Usa per i primi 9 mesi del 2009 evidenziano un calo - rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente - del 17% nei valori a fronte di una crescita del 13% nelle quantità importate. 

Negli Usa spumante al posto dello Champagne
In questo rimescolamento delle carte in tavola, chi ci rimette di più è la Francia che, posizionata soprattutto sulla fascia alta di prezzo (con Champagne e vini rossi), subisce un calo del 37% nei valori e del 15% nei volumi dei propri vini importati. Al contrario, le importazioni di vini argentini registrano una crescita del 32% in valore e del 18% in quantità, così come quelle cilene aumentano del 22% sul fronte economico e praticamente raddoppiano (+104%) sul versante delle quantità.
L'Italia riduce la propria posizione, subendo  un calo del 14% nei valori e del 4% nei volumi; una riduzione che ci fa perdere il ruolo di primo fornitore di vino per il mercato statunitense, venendo sorpassati dall'Australia che, come noi, accusa una riduzione nei valori del 9% ma contestualmente registra un +31% nelle quantità: le importazioni statunitensi di vino da tale paese arrivano così, nell'intervallo di tempo considerato, ad oltre 180 milioni di litri, contro i nostri 169 milioni.
L'Italia riduce la perdita grazie alla crescita delle esportazioni di spumanti che si avvantaggiano dell'effetto sostituzione avvenuto ai danni del più costoso Champagne.

*Nomisma - Estratto dall'articolo tratto dalla relazione presentata all'Assemblea Nazionale del settore vitivinicolo di Fedagri - novembre, Trento

Il dolce da ricordare è corrente di pensiero

La ristorazione si prende la rivincita sulla pasticceria. E grazie al foodservice si prende la rivincita sulla pasticceria.E grazie al foodservice traina un fenomeno di consumo in rapida diffusione.

Lo chef del Georges di New York, Jonny Iuzzini, è il re dei “dessert stories”: dolci che ti fanno vivere emozioni attraverso un percorso di degustazione di 3/4 assaggi diversi per colore, gusto, texture e temperatura. Il dolce sta tornando di gran moda nella ristorazione: piace alle persone e fa guadagnare gli operatori. Dal punto di vista psicologico è l’ultimo ricordo che un ristoratore lascia ai propri clienti e quindi risulta essere un ottimo strumento di fidelizzazione. Addirittura al ristorante La Brioschina a fine cena vi regalano un pan meino, antico dolce milanese, per la colazione del giorno dopo, per rinforzare il ricordo l’indomani. Al contrario, rischia di rovinare un pranzo impeccabile. Rispetto ad altri piatti/ricette, per esempio a base di carne e pesce, il dolce ha una marginalità molto alta per il ristoratore: gli ingredienti principali sono in qualche modo “low cost”, farina, acqua, zucchero, uova e burro. L’evoluzione del settore dolciario negli ultimi anni ha poi dell’incredibile: dalla tradizione e dal consumo in famiglia si è passati all’individualizzazione dei consumi e alla potenzialità quotidiana. Canale elettivo Il rito non è più collettivo ma individuale, si enfatizza il valore di peccato-consumo, una liberazione dalle regole a cui siamo sottoposti, uno sfizio da concedersi contro lo stress della vita. Vissuto in questo modo, il prodotto deve soddisfare tutti i sensi, il gusto del peccato deve essere preceduto dall’immagine dello stesso: bello e buono! Il dolce è uscito dal canale specializzato per esser presente ovunque: al bar, al ristorante, nelle stazioni di servizio. Potremmo dire che la pasticceria è ovunque, si è smaterializzata come luogo, ma diffusa come prodotti. Ma è la ristorazione il canale elettivo di consumo e quello dove oggi si creano le tendenze e si investe sulla qualità, tanto che nascono nuovi format specializzati come i restaurant o dessert bar, locali dedicati solo al consumo del dolce e dei suoi migliori abbinamenti. Produrre o acquistare? Come deve muoversi un ristoratore medio rispetto alla carta dei dolci? Mai come in questo caso l’alternativa “make or buy” ha delle implicazioni dirette su qualità e costi: comprare un prodotto industriale finito può essere difficile in un mercato italiano che non brilla per innovazione in questo settore, mentre è più facile trovare fornitori locali disponibili a produrre per il canale ristorazione. Portare in tavola la torta della nonna o il semifreddo al caffè è come farsi dire in anticipo di no dal cliente… invece un buon gelato o una torta di un laboratorio vicino hanno un sicuro successo. Produrre in cucina è difficile, se si pensa che la gran parte dei ristoranti medi ha solo uno chef e un aiuto e quindi non si può permettere un pasticcere. Oggi però è comunque possibile creare e assemblare dolci senza essere dei pasticceri provetti: ogni cuoco, con l’aiuto dell’industria e della tecnologia, può specializzarsi in 4/5 dolci semplici e di sicuro effetto. Tutti i dolci lievitati come le torte tradizionali sono relativamente facili, i preparati per le creme sono prodotti comuni, i cestini di pastafrolla devono essere solo riempiti, l’abbattitore permette di realizzare ricette in pochi minuti rispetto alle ore di un tempo. Gusti e tentazioni Che dolci fare? Le persone preferiscono sapori più equilibrati e meno zuccherini, “dolci-salati” per usare un termine oggi di moda, porzioni più piccole ma più indulgenti. Il cioccolato è e sarà sempre uno degli ingredienti più gettonati: in una carta almeno un dolce non può che essere preferibilmente a base di cioccolato fondente. L’utilizzo della frutta come ingrediente è uno dei filoni da perseguire, idealmente si crea un equilibrio con il dessert: l’attenzione alla linea insieme alla golosità. Siate sempre semplici, il cliente vuole una tentazione, non una accozzaglia di gusti, guarnizioni e decorazioni. Il dessert buono è quello “puro” come una crème caramel o una torta alle mele fatta in casa.
RIFERIMENTI Il Chikalicious (chikalicious.com) è il dessert bar più famoso di New York: 20 posti davanti a una cucina a vista dove si preparano i dolci in diretta. Il menu comprende 3 portate per $ 14: un amuse, un dessert a scelta, delle petites fours. Per accompagnarlo con un vino bisogna aggiungere $ 8. Dessert americani, presentazione alla francese, porzioni giapponesi! DESSERT EMOZIONI il dolce è l’ultimo ricordo che si lascia all’ospite MULTISENSORIALITÀ il gusto si associa alla vista e il peccato di gola gratifica

Frappé al volo da Scotsman

Novità attrezzature –

Scotsman, il noto marchio di fabbricatori di ghiaccio, ha presentato al recente Host di Milano un’ampia serie di novità per il 2010. Tra questi un’originale combinazione tra il proprio dispenser per ghiaccio e acqua TCl80 e un sistema di preparazione di frappè (o smoothie) di One Shot. Il sistema funziona così: si impiegano speciali bicchieri che contengono la giusta dose di prodotto liofilizzato. Si aprono eliminando una pellicola protettiva e si posizionano sotto l’erogato…

Scotsman, il noto marchio di fabbricatori di ghiaccio, ha presentato al recente Host di Milano un'ampia serie di novità per il 2010. Tra questi un'originale combinazione tra il proprio dispenser per ghiaccio e acqua TCl80 e un sistema di preparazione di frappè (o smoothie) di One Shot. Il sistema funziona così: si impiegano speciali bicchieri che contengono la giusta dose di prodotto liofilizzato. Si aprono eliminando una pellicola protettiva e si posizionano sotto l'erogatore Scotsman, che li riempie con la giusta dose di acqua, per rigenerare il frappè liofìlizzato, e di ghiaccio, per conferirgli la classica "texture" cristallizzata. Si chiude poi il bicchiere con un coperchio speciale, con lame simili a quelle della caraffa di un frullatore. Rovesciato il bicchiere si colloca nel frullatore One Shot che, con un tempo selezionabile tra 20 e 40 secondi, rende omogenea e perfetta la bevanda. Si completa il servizio rimuovendo una linguetta dal tappo e inserendo la cannuccia. Il tutto in un tempo calcolabile tra 30 e 50 secondi di lavorazione. Il sistema può essere fornito anche nella combinazione con dispenser e due frullatori, che consente una produttività eccezionale, fino a 200 porzioni l'ora. Tutto ciò con il vantaggio di non avere bisogno di frigoriferi, congelatori e nemmeno di lavastoviglie o lavandini, perché tutte le parti necessarie alla preparazione restano in mano al cliente.

Canevel lancia il tour di Music Club

Novità aziende –

Un’occasione per giovani talenti

Produttrice di una particolare gamma di Prosecco spumante Valdobbiadene Docg, l'azienda Canevel Spumanti (Valdobbiadene, Tv) ha lanciato la prima edizione di Canevel Music Club, iniziativa che intende sollecitare, scoprire elanciare solisti o gruppi nel campo della musica "di gusto", colta o raffinata. Le iscrizioni alcontest si chiuderanno il 30 dicembre 2009 e, entro il15 gennaio 2010, una qualificata commissione artistica guidata dal giornalista specializzato Franco Zanetti (direttore di Rockol.it) selezionerà le12 migliori proposte che verranno ammesse alle semifinali. Sotto la direzione artistica di Umberto Labozzetta, i concorrenti sie sibiranno, rigorosamente dal vivo, di fronte a una giuria di qualità composta da giornalisti e tecnici del settore. Le semifinali avranno luogo nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2010 nel corso di tre serate, alle quali parteciperanno quattro artisti ciascuna. Aperti al pubblico, i tre eventi avranno luogo in locali selezionati fra i migliori clienti Canevel a Tessera (Venezia), Parma e Roma. Al termine della serata sarà ammesso alla fase finale l'artista ritenuto più meritevole. L'evento finale sarà avrà luogo presso Le Cantine dell'Arena (Verona) venerdì 9aprile, inconcomitanza con Vinitaly edizione 2010. In premio sarà offerta la possibilità di girare un video di uno dei brani presentati durante il concorso per farsi conoscere dal grande pubblico. Nella foto in alto, Carlo Caramel, presidente dell'azienda Canevel Spumanti, stappa una bottiglia mathusalem di Prosecco Canevel, nel corso della serata di presentazione dell'iniziativa Music Club nel lounge bar Noy di Milano. A fare da apripista ai futuri concorrenti è stato il trio di musicajazz Smoma (www. smoma.com), composto daAndy G(tromba), Simona (voce) eTobia (basso) che hanno eseguito brani dal CD Casual Lounge.

Da grappa Frattina la linea UT

News beverage –

Distillati per l’horeca

• Grappa Frattina ha lanciato
lJT Frattina, una linea
di distillati per l'horeca
composta datre grappe
eun'acquavite: Grappa di
Zibibbo diTrapani, Grappa
di Pinot Nero dell'Oltrepo
Pavese, Grappa diAmarone
della Valpolicella e
Acquavite d'uva di Miiller
Thurgau. Particolare la
bottiglia con il tappo "taglia-
goccia".

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