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Il mix dolce e salato del maestro manager

Ritratti –

Premiato Pasticcere dell’Anno, Gino Fabbri è anche un sapiente imprenditore che conosce a fondo i meccanismi delle lavorazioni e del marketing. Tanto da conquistare clienti anche nella pausa pranzo

Una ricetta semplice e complicata allo stesso tempo: materie prime “vere”, cioè naturali e di alta qualità; più talento organizzativo (a volontà). Con questi due “soli” ingredienti Gino Fabbri è artefice del successo consolidato e duraturo del suo bar pasticceria omonimo a Cadriano, nell'hinterland di Bologna. Un successo suggellato dalla nomina a “Pasticcere dell'Anno” ottenuto a Napoli l'11 novembre scorso in occasione del simposio dell'Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani (Ampi). Di sicuro, questo riconoscimento ha proiettato Fabbri, pacato ma gioviale come ci si aspetta da un bolognese doc, alla ribalta nazionale. Anche se è da anni che delizia i clienti, provenienti da ogni quartiere e dai paesi limitrofi, con la sua famosa pasticceria salata (un'usanza bolognese, questa, ma curiosamente piuttosto ignota nel resto dell'Italia) gettonatissima per la pausa pranzo, e naturalmente dolce, nel suo bar negozio “Gino Fabbri Pasticcere”. E per lui, a 58 anni, questo prestigioso riconoscimento potrebbe segnare un altro punto di svolta, dopo quello del 1996, anno del suo ingresso nel prestigioso sodalizio dell'Accademia.

L'equilibrio tra tradizione e ricerca

Da allora sono nate occasioni di confronto e stimoli importanti. «Negli anni '80 mi ero un po' demotivato - confessa - ma poi sono riuscito a rivedere la mia proposta e le metodologie, facendo riscoprire sapori dimenticati. E il pubblico ha capito, perché il lavoro è decollato». L'indirizzo oggi è tradizionale con un pizzico di fantasia. L'introduzione di nuove linee avviene con molta cautela. «L'80% del fatturato si fa con le brioche, i tiramisù, i bignè…», ammette, lui che ha appena vinto in trasferta il titolo di “Pasticcere dell'Anno” interpretando prodotti locali come le mele Annurca e il limone della costiera. In tutta la produzione non si utilizzano grassi idrogenati come la margarina ma solo grassi di origine naturale, non si utilizzano surrogati ma solo cioccolati senza grassi diversi dal burro di cacao. E nemmeno aromi di sintesi, ma solo aromi naturali. Per i panini, fatti con pane prodotto in proprio, si utilizzano salumi di linee di prima scelta, senza polifosfati, da salumifici quotati come Alcisa e Villani. Per la crema pasticcera, si usano ben 18 tuorli ogni litro di latte. Anche i lieviti sono assolutamente naturali, prodotti in proprio dalla “madre”. E la lievitazione, a temperatura controllata (il lievito va rinfrescato ogni 3 ore), dura ben 12 ore. E lì sta la differenza sostanziale: brioche più soffici e digeribili. E quindi gradite. «Costa, in termini di organizzazione del lavoro, ma alla fine paga. La lavorazione è più complessa, ma una volta avviata la macchina, si riescono a sovrapporre e far viaggiare in parallelo più cicli, e le cose funzionano». Una giornata tipo? Dopo la lievitazione della notte, il mattino inizia alle 5.30 con la preparazione delle brioche dolci (15-18 tipi, a 1,10 euro al pezzo: glassate, uvette, crema, cioccolato, confettura ecc.) e salate per le colazioni, per poi alle 7 avere anche il banco pasticceria ben rifornito di pasticceria dolce e salata mignon (30 euro al kg) e non; durante la mattinata si prepara anche tutto ciò che serve per la fornitura giornaliera di salato da pranzo (pizzette, calzoni, brioche salate imbottite di prosciutto o anche vuote), e la produzione di pasticceria di varia tipologia, mignon, salata e dolce (30 euro al kg, 20 tipi) o grande. La produzione è completata da linee da cocktail come quiche e vol-au-vent (le uniche a richiesta, non esposte), da 20 tipi di torte (32-37 euro al kg, spopolano i millefoglie ma anche la ricetta originale della Tentazione, mousse di cioccolato con bavarese di nocciole pralinate e sfoglia di wafer).

L'asporto vale il 70% del fatturato

Alcune torte sono proposte anche in monoporzione; non mancano la pralineria da ottobre a Natale (vanno molto i “bicchierini” da finger food), né i dolci stagionali. L'esercizio di Fabbri è un modello di razionalità ed equilibrio per un'impresa che vuole stare al top della qualità e fare profitto, senza che questo abbia un “costo” troppo elevato in termini di salute del titolare. «Non credo nella polifunzionalità. Meglio poco ma bene - proclama Fabbri, paladino della specializzazione -. I primi anni avevo anche la gelateria. Ma la tolsi ben presto: la gente ti percepisce o come gelateria o come pasticceria, non tutte e due le cose». E in effetti il suo locale funziona. «Tutto quello che vendiamo è prodotto qui a Cadriano e viene venduto al banco. Il 70% del fatturato è realizzato con l'asporto, il 30% dal bar e dal consumo sul posto». La prossima sfida? «Continuare a dare il miglior prodotto, riuscendo a contemperare le esigenze pratiche e concrete della realtà lavorativa. Nel nostro lavoro il valore aggiunto sta nella capacità di razionalizzare e ottimizzare il lavoro. Noi pasticceri dobbiamo essere manager e imprenditori di noi stessi. E quando questa ci può aiutare, non dobbiamo aver paura della tecnologia».

Compra una macchina e riduci le tasse

Agevolazioni fiscali –

La Tremonti Ter introduce sgravi fiscali fino al 50% sull’acquisto di apparecchiature come macchine da caffè, forni, frigoriferi, lavastoviglie, strumenti per la cucina e la preparazione di bevande. Il beneficio riguarda Irpef e Ires e si applica anche a chi chiuderà il bilancio in rosso

L'occasione è ghiotta anche per bar e pubblici esercizi. Gli investimenti effettuati dal primo luglio 2009 al 30 giugno 2010 in macchinari nuovi sono “coperti”, infatti, da un regime agevolato di tassazione. L'importo che si potrà scalare dal reddito d'impresa sarà pari al 50% del valore degli investimenti stessi. È il meccanismo della Tremonti Ter contenuta nel Dl 78/09, convertito in legge nell'agosto scorso dal Parlamento. Macchine da caffè, forni, apparecchi per la refrigerazione e la ventilazione, lavastoviglie, macchine per la preparazione di pasti e bevande sono alcuni dei beni che rientrano nell'ambito applicativo di questo sconto fiscale.
È stata l'Agenzia delle Entrate, con la circolare 44/E, a chiarire le modalità con cui opera la detassazione. L'agevolazione si applica a tutti i soggetti residenti nel territorio dello Stato, anche se neo-costituiti, intesi come tali quelli che aprono i battenti nel periodo compreso dal primo luglio 2009 al 30 giugno 2010. Sono interessate le attività produttive di redditi d'impresa, senza distinzione per quanto riguarda la loro natura giuridica, la dimensione e il settore produttivo di appartenenza. Sono invece esclusi dall'agevolazione i soggetti esercenti attività non produttive di reddito d'impresa.

Interessati Irpef e Ires

Il beneficio opera esclusivamente ai fini Irpef e Ires, di conseguenza non tocca minimamente l'Irap.
I periodi d'imposta interessati sono il 2009 e il 2010. Gli investimenti effettuati dall'entrata in vigore del decreto e fino al 31 dicembre 2009 producono una detassazione nella dichiarazione sui redditi d'impresa 2009 (quella che si presenta nel 2010), mentre gli investimenti effettuati nel primo semestre del prossimo anno avranno effetto sulla dichiarazione da presentare nel 2011. Rispetto alle precedenti edizioni della Tremonti non è necessario alcun confronto con gli investimenti effettuati nei precedenti periodi d'imposta.
La detassazione opera indipendentemente dal risultato di esercizio ottenuto e, pertanto, concorre a determinare il risultato reddituale anche in presenza di una perdita.
L'esclusione dall'imposizione sul reddito di impresa del 50% del valore degli investimenti si applica “esclusivamente” nella determinazione del saldo Irpef/Ires dei periodi d'imposta interessati, senza quindi incidere sul calcolo né sul versamento degli acconti che dovranno essere determinati comunque al lordo dell'agevolazione.

L'usato è escluso

Baristi ed esercenti devono comunque fare attenzione. Non possono infatti accedere allo sgravio se il macchinario che hanno acquistato è stato a qualunque titolo già utilizzato. L'unica eccezione prevista riguarda i beni utilizzati solamente per scopi dimostrativi (per esempio, un macchinario esposto in uno show-room) e mai entrati in funzione. L'impiego per simili finalità non fa infatti smarrire la caratteristica della novità. Ai fini dell'agevolazione, precisa infine la circolare, non è importante la provenienza dei beni oggetto dell'investimento: quindi è indifferente che siano stati prodotti da imprese italiane o estere.
L'acquisto del macchinario deve poi effettivamente avvenire per finalità relative all'esercizio d'impresa. L'investimento è, quindi, assolutamente funzionale all'attività svolta nel bar o nell'esercizio pubblico.

Non si può cedere a terzi

Per questo, come specificato dall'Agenzia delle Entrate, il diritto all'incentivo fiscale viene meno quando, prima del secondo periodo d'imposta successivo all'acquisto, si dovesse verificare una di queste quattro condizioni: la macchina viene ceduta a terzi; viene destinata a finalità estranee all'attività d'impresa; è acquisita tramite leasing o è oggetto di un successivo contratto di lease-back e non viene riscattata; è acquistata mediante contratto con riserva della proprietà, successivamente risolto per inadempimento del compratore.
In linea generale, la detassazione è cumulabile con altre agevolazioni, a patto che le norme relative a tali misure non dispongano il contrario. Per esempio, il beneficio previsto dalla Tremonti Ter è cumulabile con il credito d'imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate o con quello per le attività di ricerca e sviluppo. Lo sconto fiscale per gli investimenti, invece, non si può sommare con l'agevolazione sull'Irpef spettante per le spese di riqualificazione energetica. Nel caso in cui siano per esempio applicabili entrambe le detrazioni, l'acquirente deve quindi fare una scelta. E, di conseguenza, in relazione al medesimo bene oggetto di investimento, il contribuente deve decidere se escludere dall'imposizione sul reddito d'impresa il 50% del valore dell'investimento oppure avvalersi della detrazione che gli spetterebbe per la riqualificazione energetica.

Per gli hotel a quattro stelle Internet è un dato di fatto

Ricerche –

Nell’85% dei casi le categorie superiori utilizzano le tecnologie, ma il Web è ancora un miraggio per il 42% delle strutture a una e due stelle

Un'Italia a due velocità quella che risulta dall'indagine sulla “competitività delle Pmi del turismo di fronte al cambiamento” presentata durante l'assemblea Asshotel-Confesercenti, tesa a fare il punto sull'utilizzo delle tecnologie, e in particolare del Web, presso le strutture ricettive del nostro Paese.
Se le strutture alberghiere con 3 o 4 stelle utilizzano in modo massiccio Internet e i sistemi informatici in oltre l'85% dei casi, il 42% degli alberghi con 1-2 stelle è invece privo del Web. Internet ha rivoluzionato soprattutto i sistemi tradizionali di vendita limitando l'intermediazione tradizionale. Come canale di vendita prevale nettamente la “diretta” con il 43,5% di risposte (internet ha il 17,4%) mentre cresce anche l'intermediazione tramite siti online (11,8%). Quella con le agenzie di viaggio si attesta invece all'8,6%.
Il sondaggio ha indagato anche la propensione al marketing delle Pmi turistiche, evidenziando che, anche in questo caso, c'è una certa disparità a seconda della categoria di appartenenza: in generale il 59% delle imprese fa ricorso a tecniche di marketing, con un minimo del 46,4% per le strutture ad 1-2 stelle e un massimo del 72,5% per i 4 stelle.

Sul fronte degli investimenti per migliorare struttura e offerta (programmati o realizzati dall'88% degli intervistati), i più dinamici sono risultati invece i 3 stelle con il 93,3%, poi i 4 stelle con l'87,5%” e infine gli 1-2 stelle con il 62%.
Ecco dove vanno gli investimenti: prevale l'attenzione a ristrutturare camere o spazi comuni con il 24,5%, ma spicca soprattutto la destinazione verso efficienza energetica e ammodernamento degli impianti (17%). Tra i servizi offerti si impone il centro benessere con 11,3% di risposte, mentre solo il 5,7% investe in servizi tecnologici.
L'indagine presentata da Asshotel-Confesercenti rileva anche quali sono, secondo le imprese, gli elementi che limitano la competitività dell'Italia e quelli che, al contrario, rappresentano i punti di forza. A pesare sul piatto negativo della bilancia sono soprattutto la carenza di infrastrutture e servizi del territorio, seguita dall'assenza di strategie e politiche turistiche delle Amministrazioni pubbliche, senza trascurare il degrado ambientale ed umano e la mancanza di iniziative di stimolo della crisi economica. In positivo pesano invece qualità del servizio e attenzione ai clienti, localizzazione in aree strategiche, rapporto qualità-prezzo e, ovviamente, qualità della ristorazione.

Il Nobile di Montepulciano è un vino da export

Prodotti –

Nel 2009 il mercato estero ha assorbito il 68% delle bottiglie vendute

Il Consorzio del vino Nobile di Montepulciano punta sull'export per sviluppare il proprio mercato nel 2010: secondo quanto segnala l'Agenzia Italia, anche i dati relativi alle vendite del 2009 confermano che l'estero rappresenta per il Vino Nobile la percentuale più alta delle destinazioni, assorbendo ben il 68% delle bottiglie vendute. In particolare l'export si rivolge ai paesi europei per il 70%; Germania (28%) e Svizzera (26%) restano le capofila, anche se crescono le quote destinate a Gran Bretagna e paesi nordici. Resta in forte sviluppo anche il mercato americano, che nel 2009 ha assorbito il 18% delle esportazioni di vino Nobile, segnando un +8% rispetto all'anno precedente. I produttori puntano poi alla conquista dei mercati emergenti, dove il Nobile di Montepulciano esporta attualmente circa il 5% del prodotto, in particolare nei paesi asiatici.

Le fiere all'estero
Per favorire ulteriormente le esportazioni, il Consorzio ha  programmato un'intensa attività promozionale: nella prima settimana di febbraio il Consorzio del vino Nobile volerà negli Stati Uniti per l'appuntamento "The Italian Wine Masters", in programma all'Hilton di Chicago e al Waldorf Astoria di New York. Al rientro dagli Usa il Consorzio sarà impegnato nel tradizionale appuntamento con l'Anteprima del Vino Nobile, che si svolgerà a Montepulciano dal 14 al 18 febbraio 2010 e che prevede giornate di degustazione con i produttori locali sia per il pubblico degli operatori del settore che per quello della stampa specializzata. Il calendario di appuntamenti proseguirà nel mese di marzo con la partecipazione alla Prowein di Duesseldorf. Successivamente il Consorzio sarà presente con le sue aziende a Vinitaly, in calendario dall'8 al 12 Aprile 2010. Previste per il prossimo autunno anche una serie di giornate di degustazione in Giappone e Cina.

Il franchising si fa largo in gelateria

Formule –

Sei punti vendita in quattro anni e altri in arrivo. RivaReno punta su qualità e formazione

La voglia di mettersi in gioco dopo che per anni si è vissuti, professionalmente parlando, in un'impresa di proprietà di altri. È la storia di molti uomini approdati al mondo dei locali pubblici non in giovane età. Alcuni hanno trovato ostacoli che li hanno frenati, altri hanno sfondato, dando vita a realtà di successo. Tra questi c'è Nicola Greco che qualche anno fa, smessi i panni del manager, ha unito la voglia di indipendenza con la passione per il gelato dando vita a RivaReno, prima un singolo locale (inaugurazione a Milano nel 2005) e poi una rete in franchising. Segreto del successo? L'aver trasformato la passione per il gelato buono, ma buono davvero, in realtà. Il come ce lo spiega lo stesso Greco: «L'idea di base era quella di dar vita a una gelateria moderna, capace di produrre gelati di alta qualità e che potesse essere replicata in franchising. Oggi pensiamo di aver raggiunto l'obiettivo. Offriamo gelati sempre freschi prodotti nel laboratorio di ogni locale».

Più qualità meno quantità

Nei locali RivaReno non è l'elevato numero di proposte ad attirare i clienti, quanto la particolarità e la bontà delle ricette. I banchi ospitano ogni giorno una ventina di gusti che cambiano a seconda delle stagioni. In tutto sono una quarantina le specialità RivaReno proposte nel corso dell'anno. Tra le tante vale la pena citare il mango indiano con yogurt bianco, la crema di mandorle e nocciola con amaretti e mandorle caramellate, la crema di zafferano con sesamo caramellato e tostato. Ma anche tra i classici l'attenzione e la cura produttiva si nota. Il cioccolato può essere quello fondente o extrafondente con cacao rosso, il pistacchio è prodotto con i frutti di Bronte (città catanese dove si produce uno dei migliori pistacchi al mondo). Insomma, la produzione punta su materie prime scelte e di stagione. I prezzi di vendita sono medio alti, ma non spaventano i clienti: 20 euro il chilo di gelato con cono base sui 2 euro.
Fattore vincente di RivaReno è la sua “replicabilità”, ovvero la possibilità per chiunque (anche per chi non ha esperienze precedenti nel settore) di aprire una propria gelateria. A patto ovviamente che rispetti gli standard qualitativi stabiliti da Greco. Oggi sono sei i punti vendita RivaReno: Milano, due a Torino, Milano Marittima, Venezia e Ferrara, più uno di prossima apertura a Firenze e un altro l'anno prossimo, in gestione diretta, a Milano.

Liberi di scegliere

«Prevediamo un periodo di formazione iniziale di tre settimane - spiega Greco - e, pur illustrando gli accordi e la scontistica che abbiamo con i fornitori (Rossi Dimension, Carpigiani tra gli altri), lasciamo liberi i futuri affiliati di acquistare le attrezzature dove preferiscono, ovviamente rispettando gli standard RivaReno». 15 mila euro la fee di ingresso (include insegne e formazione del personale) e un locale di circa 70metri quadrati sono le richieste di RivaReno agli aspiranti franchisee. La reddività? Alta.

Usa, l’ondata dei club per obesi

Nuovi target –

Negli Stati Uniti si diffondono i locali dove gli “oversize” sono i benvenuti. Non ghetti, ma luoghi dove possono socializzare senza timori, stereotipi o pregiudizi. Un modello che si sta estendendo

Sono una “tribù” vastissima, che si sente sempre più discriminata: parliamo degli obesi. Negli Stati Uniti, stando ai dati del Cdc (Center for Disease Control and Prevention), sono oltre 60 milioni: dopo un quarto di secolo di vero e proprio boom, negli ultimi anni il loro numero si è stabilizzato. Ma la percentuale resta molto alta, toccando il 30% della popolazione adulta americana (dai 20 anni in su), e si prevede che nel 2018 raggiungerà il 43%. Lisa Marie Garbo è una di loro. Famosa per l'aver lanciato, nel 2003, un modello di nightclub dove gli obesi possono sentirsi a loro agio e scatenarsi nel ballo. Il suo locale di Long Beach (con tanto di succursale a Phoenix) si chiama Club Bounce; nell'affezionata clientela figurano anche diverse celebrità ed atleti. Spiega: «Fa piacere trovare un posto dove andare la sera, senza doversi preoccupare della gente che fa commenti sgradevoli. In alcuni locali capita addirittura che rifiutino l'ingresso a una cliente perché grassa; a me è successo a Hollywood». E aggiunge: «Da noi invece nessuno riceve un trattamento speciale; ogni singolo cliente è uguale agli altri e non esiste assolutamente nessun tipo di discriminazione». Regole ferree anche nel modo di vestire: uomini con camicia elegante, niente scarpe da ginnastica o berrettini; e per le donne un look “sexy, ma di classe”. Club Bounce può ospitare fino a 400 persone (donne in maggioranza e anche i magri, ovviamente, sono ben accolti) e organizza frequenti serate a tema (la filosofia è quella della “one night”) come la “Camouflage Night” o la “Glam Night”. Il suo esempio è stato imitato in diversi locali degli Stati Uniti: ad esempio, sono sorti nuovi club per obesi in California (The Butterfly Lounge a Costa Mesa), Arizona (Club FullFilled di Phoenix) e in Florida (Club Tastebuds a Orlando).
Un modello frutto del web 2.0
«La triste realtà è che noi obesi siamo ancora ghettizzati - spiega Garbo - e la colpa è soprattutto dei media. Così capita spesso che disertiamo i club normali per la pressione e gli sguardi di amici e avventori. Non siamo accettati in tanti ambienti: dalle linee aeree, che non installano sedili adatti alle nostre misure o ai ristoranti che non pensano ad ambientazioni ed arredamenti calibrati». Agli inizi per promuovere le sue serate, l'imprenditrice è ricorsa a Internet e al passaparola. «Il web - spiega - è stato di grande aiuto: un canale straordinario per scambiare informazioni e socializzare». Ora si parla addirittura di portare Club Bounce in tourné in diverse città: «Ho ricevuto tante richieste, un po' da tutt'America. Vorrebbero che il club diventasse un modulo itinerante». Kat Fay, analista della società di ricerche di mercato Mintel International di Chicago, evidenzia il fatto che esistono pochi imprenditori che hanno per target la comunità degli obesi: «Quei pochi possono ottenere grandi guadagni. E osservando le abitudini degli americani a tavola, si può ben capire il perché».

Sigep 2010, alla scoperta delle novità

Anteprima –

Abbiamo studiato due itinerari di una giornata per chi vuole visitare con profitto l’edizione numero 31 del salone riminese dedicato a gelateria e pasticceria. Una guida a cosa cercare tra gli stand, tra nuovi prodotti e grandi appuntamenti

Si rinnova l'appuntamento del Sigep, fiera specializzata in gelateria, pasticceria e panificazione, con spazi dedicati anche ad arredo contract, cioccolato, pizza, caffè e confezionamento. Senza la pretesa di essere completi, visto il gran numero di espositori presenti (745 la scorsa edizione), vi suggeriamo un percorso alla scoperta di cose interessanti ed eventi da non perdere. Abbiamo scelto la giornata del lunedì, la più utilizzata dai professionisti per visitare l'esposizione. Vi proponiamo due possibili tour, il primo dedicato alla pasticceria, il secondo alla gelateria.

Area pasticceria

Ore 9,30 Si parte dall'ingresso Sud, in prossimità della stazione ferroviaria. Sbrigate le formalità d'ingresso e recuperata una piantina, ci si avvia verso l'ala destra della fiera e i padiglioni dedicati alla pasticceria, senza dimenticare che molte aziende che espongono nell'area dedicata al gelato hanno prodotti, organizzano dimostrazioni e offrono degustazioni inerenti anche all'area pasticceria e viceversa.
Ore 10 Nel padiglione B1, vari gli stand da non perdere. Bene prevedere una sosta presso Irinox (stand 034) che presenta Multifresh, macchina innovativa frutto di due anni di studi, che rivoluziona la gamma aziendale. Non solo raffredda e surgela, ma anche lievita e scongela, grazie a una serie di cicli personalizzati. Gli interessati possono testarne le prestazioni nello spazio “E lavora con…”, al fianco di noti maestri come Danilo Freguja, Leonardo di Carlo e Christian Beduschi.
Stesso padiglione per Rational (stand 197), dove dolci e pizze sono sfornati a ritmo continuo dal Self Cooking Center Rational, a dimostrazione delle potenzialità del tecnologico forno.

Ore 11 Un giro da Sagi (Pad B1, stand 106) per scoprire le prestazioni delle vetrine tecnologiche Luxor. In rassegna anche i nuovi modelli, estensione della gamma, pensati per la pasticceria e il cioccolato, con regolatore di temperatura e umidostato.
Da Electrolux (stand 63), sponsor della Coppa del Mondo di Gelateria, dimostrazioni a ritmo continuo di pasticceria, panificazione e gelateria tenute da Roberto Lestani, campione del mondo di pasticceria che darà spiegazioni e consigli su come usare il conservatore professionale Air-O-Store, gli abbattitori e i forni Air-O-Steam.

Ore 12.30 È il momento dell'indispensabile pausa relax, per un rapido panino o per un pranzo al self service o alle varie tavole calde.

Ore 13,30 Una visita allo stand dell'azienda padovana Luxardo è immancabile, per provare le novità della gamma confetture Extra: oltre al'Amarascata e all'Albicocca, alla gamma si aggiunge la Prugna. In mostra tutta la gamma di prodotti, dai rum alle bagne (Pad B3, stand 152).

Ore 14 Vale la pena di fare un giro al Forum della pasticceria (Pad B5), dove si tengono eventi e gare. Uno di questi è Europa Eventi Pastry, dove tutti i giorni è attivo un laboratorio didattico. Qui maestri pasticceri italiani e stranieri realizzano ricette su temi riguardanti la pasta frolla e la pasta sfoglia. Sono stati invitati pasticceri italiani e provenienti da Israele, Spagna, Germania. Sempre nel Forum, per tutta la giornata, si tiene la Selezione Nazionale per la Coupe Du Monde De La Pâtisserie.

Area gelateria

Ore 9,30
Dall'ingresso Sud ci si avvia a sinistra. Raggiungendo il padiglione A3 (stand 007) si incontra Bocchini, presente con numerose novità. Prima fra tutte la B45 by Pininfarina, una vetrina gelateria, pasticceria, pralineria e gastronomia calda/fredda. Inoltre viene presentata una parte di arredo della catena egiziana “La Carnaval”. Particolare la sezione pasticceria, con vetrine che richiamano le gioiellerie. Viene presentato anche il nuovo sistema di refrigerazione per le vetrine pasticceria e - per la gelateria - la vetrina Castalia Max a doppia ventilazione.
Da segnare in agenda una tappa presso Industrie Ifi (pad A3). Varie le novità: la vetrina per pralineria “Chocolat” ed Estetica “Maxim”, new entry di fascia medio-alta. Inoltre in mostra la famosa Vetrina “Tonda”, l'unica al mondo rotonda e rotante, scelta per entrare nella Collezione Farnesina Design - la Collezione sarà “in tour” in numerose sedi estere. In fiera è presente la versione 4 Stagioni, in configurazione gelato + pasticceria.

Ore 10 Nel padiglione A5 (stand C5) campeggia lo spazio di Fabbri 1905, con oltre 400 mq di esposizione. Grande attesa per le novità, su cui ancora vige un ferreo silenzio. Dall'azienda assicurano che saranno numerose, sia nel campo della gelateria che in quello della pasticceria.
Si prosegue il percorso e si incontra Eraclea (pad A5 stand 033). Varie le novità, specie legate alla cioccolata in tazza. A dimostrazione che la cioccolata è sempre un prodotto che fa tendenza, l'azienda ha dedicato per la prima volta uno spazio monotematico proprio al cioccolato (Pad B3, stand 003).

Ore 11 Da Essse Caffè (Pad A5, stand 161/200) la sosta è d'obbligo per un buon espresso e scoprire i nuovi prodotti. In arrivo una miscela esclusiva per il canale bar. Un prodotto da conoscere e degustare, e scoprire nel merchandising dedicato.
Il tour prosegue con una sosta da Natfood (Pad. A5, stand 155), che rinnova il gelato al bar. Come? Per ora è tutto top secret, per scoprirlo bisogna visitare lo stand.

Ore 12,30 Sosta per la pausa pranzo, un caffè e poi si riprende il giro, piantina alla mano.

Ore 13,30 Ci si sposta nei padiglioni della zona C e si incontra lo stand Bravo (Pad. C1, Stand 200 e 166). All'avanguardia nel campo del dessert, si presenta con molte idee e novità. Main sponsor della Coppa del Mondo di Gelateria, nell'area dedicata all'evento Bravo ha una zona Vip riservata.

Ore 14 Poco distante, Frigomat (Pad C1, stand 80). Forte di 40 anni di esperienza nelle macchine per gelato è sponsor di “Verso l'eccellenza”, evento che in fiera mette in luce le declinazioni regionali del gelato italiano. Da non mancare la visita, per scoprire la nuova gamma di macchine elettromeccaniche (G60 e G30 mantecatori verticali e Peb Mec, pastorizzatore) robuste, di semplice uso e dall'ottimo rapporto qualità/prezzo.

Ore 14,30 Per Elenka (pad C3 stand 121) la grande novità è la presentazione de “La Cremeria del Presidente”: la ricostruzione di una tradizionale gelateria di stile italiano dove sono esposti 6 gusti d'eccellenza, i preferiti del compianto presidente Antonino Galvagno. In programma degustazioni con modalità “a sorpresa” e la presentazione di nuovi sistemi di lavorazione; 12 maestri tengono dimostrazioni sulla frutta intagliata.

Ore 15 Nello stesso padiglione (C3) presso il Forum della gelateria si tengono eventi da non mancare, come il Concorso internazionale per gelatieri e la Coppa del Mondo di Gelateria, con dieci squadre che si sfidano nella produzione di nuove creazioni.

Ore 17 Spostandosi al pad. C5 si fa visita a Lippolis (stand 043). L'azienda lancia una novità: la Linea Bio, che consente di produrre un gelato con oltre il 95% di ingredienti bio; 12 i gusti presentati.
Poco oltre, lo spazio Tre Valli Cooperlat (stand 115) dove lo chef Marcantognini tiene dimostrazioni sull'uso della crema vegetale Hoplà Più senza grassi idrogenati. E la giornata può dirsi completa.

Il “matematico” dell’azzardo

Dietro le quinte –

Per Ernst Knam la pasticceria è anche una questione di numeri e formule. Il suo imperativo? Osare sempre

Stupire gli occhi, conquistare i palati: si potrebbe riassumere così la filosofia che guida il lavoro quotidiano di Ernst Knam. Dopo un lungo girovagare tra ristoranti stellati dei grandi alberghi europei, ha trovato stabilmente casa a Milano. Da oltre tre lustri il suo regno è L'Antica, classica ma innovativa pasticceria (senza bar) che dell'anno scorso ha una piccola appendice dall'altra parte della città. Le parole chiave, per Knam, sono passione, conoscenza, equilibrio, emozione: passione per il proprio lavoro, conoscenza delle materie prime, equilibrio nella creazione delle ricette, il cui primo obiettivo deve essere quello di trasmettere emozione al cliente: «Una torta, così come un cioccolatino - spiega - per prima cosa deve far venire voglia di assaggiarla. Poi, in bocca, deve dare una sensazione fantastica, che però deve sparire in un minuto. Solo così potrà far venire la voglia di riassaggiare. È per questo che cerco sempre di evitare di fare cioccolatini o torte troppo dolci; perché diventano nauseanti e non fanno venir voglia di fare il bis o di assaggiare altro».
La sua lunghissima giornata («il pasticcere è un lavoro che richiede passione e dedizione, entrambe nemiche dell'orologio») è tutta dedicata alla sua professione. Declinata però nel modo più ampio possibile: il laboratorio, naturalmente, ma anche i banchetti, i libri di ricette (ne ha scritti più di una decina), i concorsi, i viaggi. Tra i viaggi che ricorda con più intensità c'è quello fatto con Gualtiero Marchesi in Asia, che gli ha lasciato come bagaglio una grande passione per la cucina giapponese. Tanto che oggi è Knam a fornire i dolci all'ampia comunità nipponica milanese. Almeno un mese l'anno Knam va in giro per il mondo per far conoscere le sue creazioni («ma anche per assorbire idee e stimoli») o per prender parte a qualche concorso.

Oltre limiti e convenzioni

I concorsi, per Knam, sono un'attrazione fatale. «Mi piacciono le sfide - ammette -, mi piace continuare a mettermi in gioco. E confrontarsi con gli altri è sempre stimolante: si creano amicizie tra persone che fanno lo stesso lavoro, ci si confronta, si vedono gli altri lavorare e si scoprono cose nuove. Perché di imparare non si smette mai». Anche nei concorsi, l'approccio di Knam non è mai banale: punta a sfidare il limite, ai confini dell'azzardo. Anche a costo di sbagliare, o di non essere compreso. Fa parte del gioco e non toglie il gusto della sfida.
Quello che invece i suoi clienti comprendono al volo, quando entrano nei suoi negozi, è la qualità dei prodotti, frutto di abbinamenti spesso inconsueti ma sempre ben bilanciati.
«L'importante - spiega Knam - è che la fantasia e la gestione degli equilibri vadano di pari passo. Le ricette sono anche una questione di numeri: in pasticceria, la matematica è fondamentale».
A proposito di numeri, ecco i prezzi: da 32 a 40 euro al kg per le torte (30 per quelle salate), 38 per i biscotti, 80 per le praline di cioccolato: «Non li aumentiamo da cinque anni - spiega -. Al contrario, in qualche caso li abbiamo diminuiti. Nella crisi, non si può recuperare i mancati guadagni o l'aumento dei costi di alcune materie prime aumentando i prezzi, perché poi i clienti, cui magari gli stipendi sono rimasti uguali, non ti seguono. Noi abbiamo fatto la scelta di non ritoccarli e i risultati sembrano averci dato ragione».
La qualità, per Knam, oggi è una scelta quasi obbligata: «O si sceglie la qualità, o si decide di produrre per la massa dei clienti. Lo spazio che resta tra questi due poli opposti è e sarà sempre più esiguo». Qualità significa anche produrre tutto giornalmente e non far uso di conservanti, «un vero veleno per il corpo». Una filosofia che Knam ha applicato anche al gelato, dando vita - insieme a un gastroenterologo svizzero - a Giolito, azienda di gelati artigianali che produce 42 gusti senza conservanti nè coloranti.

Maestro del cioccolato

La creatività di Knam trova uno dei suoi terrenti d'elezione nel cioccolato, di cui è campione italiano in carica. Alle praline, come quelle della linea Pois, si sono aggiunte negli ultimi anni una serie di creazioni speciali: come il “Kubo di Knam”, cioccolato fondente al 72%, o il “Mondo di Knam”, sfera di cioccolato decorata con oro o argento gastronomico, o le Schock Praline, con gusti arditi quali il tartufo o il foie gras. Tutti creati con un packaging sofisticato, capace di trasformare un dolce in un oggetto regalo, quasi da collezione.
Oltre al cioccolato, nel regno di Knam fanno bella mostra di sé le torte, i cui ingredienti rispettano fedelmente la stagionalità; i biscotti, tradizionali e non, e le torte salate, linea che ha il suo punto di forza soprattutto nei segmenti del catering e dell'asporto.

Un catering ricercato

Dopo aver fondato nel '98 La Nuova Arte del Catering ed essersi specializzato nella banchettistica per conto delle maggiori maison di moda milanesi («facevamo tutto personalizzato, dalla mise en place ai cibi, compresi il casting dei camerieri»), Knam ha scelto di tornare a concentrarsi sul proprio laboratorio e sui propri punti vendita (il secondo l'ha aperto un anno fa «per non costringere i mei clienti che abitano dall'altra parte di Milano a fare il giro della città per venire da noi»).
Il catering, comunque resta una linea di business interessante: «Facciamo banchetti per una rosa selezionata di clienti, in tutto una cinquantina. Abbiamo preferito concentrarci su un numero minore di eventi e con numeri contenuti. Continuando a perseguire quello che è il nostro obiettivo principale: offrire un prodotto di grande qualità».

Se cento gusti vi sembrano pochi

Nuove insegne –

Un maestro gelatiere romano e due giovani appassionati danno vita a Il Gelato a Milano, nuovo format di gelateria che fa degli abbinamenti originali il proprio punto di forza

Milano, quartiere Isola. Un luogo in piena evoluzione, che in vista dell’Expo dovrebbe cambiare volto e diventare un’area dove sorgeranno grattaceli “ecologici”, un grande parco, nuovi spazi culturali. Proprio in questa zona, affacciata su piazzale Lagosta, dove fino a poco tempo fa c’era un grande negozio di armi ai primi di giugno ha aperto una gelateria. Il nome lascia poco spazio alla fantasia, tanto è essenziale: Il gelato. Ma che gelato: ben cento gusti differenti fra gelati e sorbetti, esposti in cinque vetrine indipendenti, disposte a semicerchio. Cento gelati che lasciano stupiti anche solo a un rapido sguardo: nessuna “montagna” di pistacchio fosforescente, nemmeno una “collina” di turchese gelato al puffo, ma solo sobrie vaschette da tre chili, in cui nessun gusto sovrasta di un centimetro il bordo d’acciaio del contenitore, perfettamente nitido.
Altro che moda del gelato “alto”, in omaggio al comune pensiero che lo vuole gonfio e ben in vista come efficace strategia di vendita. Qui il gelato ha tutto l’aspetto di quello delle latterie di una volta. Ma ad adocchiare i cartellini dei gusti si capisce di essere di fronte a una proposta innovativa: accanto a rassicuranti gusti come gianduia, crema o cocco, spiccano abbinamenti choc come “riso, sesamo e miele di castagno”, “Philadelphia e noci”, “pesto gentile”, fino ad arrivare a combinazioni provocatorie (per un gelato) come “Anacardi e birra Ceres” o “Frittata di cipolle”.
Titolari del negozio sono Alessandro Meco, biologo ed esperto in alimentazione, e Lorenzo Franchini, giornalista fotografo: due amici, entrambi romani, appassionati di gelato, desiderosi di creare una propria attività, ma del tutto digiuni in fatto di produzione di gelato artigianale. Almeno fino a quando, a Roma, non hanno conosciuto Claudio Torcè, gelatiere artigiano che nella capitale ha tre gelaterie (in via dell’Aeronautica, nel centro commerciale Roma Est e l’ultima aperta in viale Aventino).
Spiega Franchini:«Alessandro e io siamo sempre stati grandi fan del gelato. Quando ha preso forma l’idea di aprire un nostro locale abbiamo cercato un maestro e abbiamo avuto la fortuna di conoscere Claudio Torcè, che a sua volta aveva intenzione di portare il suo gelato fuori Roma. In un certo senso ci ha “adottati”: con lui abbiamo lavorato a lungo in laboratorio, ci sono voluti circa due anni per mettere a punto questo progetto. In un primo tempo si era pensato a Barcellona, poi abbiamo optato per Milano, che ci è sembrato il luogo ideale per partire. Qui i consumi sono abbastanza stabili anche in inverno, il milanese è aperto a tutto ciò che è nuovo e incuriosisce: il cliente ideale per il nostro gelato».
Per la clientela - curiosa di nuovi sapori o super tradizionalista - non c’è che l’imbarazzo della scelta. Cinque le vetrine frigorifere, divise per tipologie. Una è dedicata al gelato alla frutta fresca, preferibilmente di stagione, ma anche gusti meno consueti come pera, porto e mandorle oppure Strudel. La seconda è incentrata su cioccolato, in una ventina di varianti, e sorbetti. La terza vetrina è dedicata ai gelati a base di frutta secca (ad esempio Halvà e pistacchio o mandorla e limone) e alle varie declinazioni del gelato alla crema. La quarta vetrina è riservata a gelati a base di risi, ricotta, zabajone, zenzero. L’ultima è quella degli “estroversi”, ad esempio gelato agli anacardi salati, al sesamo nero, alla crema di sedano o l’habanero piccantissimo, un gusto che sta incuriosendo molto la clientela.

Obiettivo cento chili al giorno

Declinazioni infinite della fantasia di Claudio Torcè, cui chiediamo come nasce un nuovo gusto: «A volte chiaccherando con i clienti, a volte in qualche supermercato dove vado a caccia di spunti. Mi piace anche rivisitare vecchie ricette di dessert tipici. Qualche gusto invece nasce così, per caso. Un giorno stavo tostando le mandorle; nello stesso tempo la mia collaboratrice stava spremendo i limoni. La somma dei profumi era splendida… Così è nato il “mandolimo”, buonissimo: ricorda i torroncini». La sinergia Roma-Milano è molto stretta e la formula ideata ha alla base un’idea che sta facendosi largo, con altri esempi eccellenti anche in campo artigianale: un laboratorio unico di produzione, da cui viene spedito il gelato necessario ai vari punti vendita.
Basta un apposito corriere, attrezzato per il trasporto a -18° C, un’attenta gestione delle scorte e della rotazione del magazzino e il gioco è fatto. Il negozio milanese è rifornito due volte la settimana e ogni trasporto corrisponde a circa 100 kg di gelato. «Il nostro obiettivo - puntualizza Meco - è quello di consolidare una media di 100 kg al giorno; per ora ci stiamo facendo conoscere, ma la risposta della clientela è già ottima; la richiesta maggiore è per il cono due gusti (venduto a 2 euro, ndr). Adesso abbiamo in progetto di creare uno spazio attrezzato con tavoli e proporre delle coppe, magari ideando anche abbinamenti particolari con il cibo, in modo da costruire una proposta innovativa per il pranzo».
La formula sembra ben avviata e propizia a una moltiplicazione seriale in stile franchising. Ma Claudio Torcè è prudente. «L’idea di aumentare le aperture mi stuzzica, ma non vorrei che il mio marchio si identificasse in una catena. Mi piace ancora che tutto nasca da una passione, da un sogno. La logica del cassetto a tutti i costi non mi entusiasma. Prenderò in considerazione ogni proposta, ogni occasione, ma solo se l’energia che spinge il progetto proviene dal cuore».

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