Dal territorio al banco: a Bolgheri il cocktail incontra chi produce

Bars in the Field BOLGHERI GREEN apertura
Al Bolgheri Green, Bars in the Field ha riunito bartender, produttori e materie prime locali in una giornata dedicata alla miscelazione di territorio. Un’occasione di confronto per valorizzare le filiere agricole e costruire nuove collaborazioni tra i professionisti della mixology

Il cocktail “del territorio” funziona davvero quando non si ferma alla scelta di un ingrediente locale, ma racconta anche chi lo coltiva, come viene trasformato e quale storia porta con sé. Unisce poi sotto uno stesso tetto produttori di liquori, coltivatori diretti, bartender e clienti curiosi. È questo il filo che ha guidato Bars in the Field, la giornata ospitata domenica 27 settembre al Bolgheri Green a Castagneto Carducci (Livorno). A ideare e organizzare l’evento è stato Lorenzo Ghironi, bar manager di Bolgheri Green, con l’obiettivo di cominciare a costruire una comunità unita tra i bartender della costa Toscana e creare occasioni d’incontro con guest di altre città, come Marella Batkovic (bartender, ma nell'occasione brand ambassador per Santoni), arrivata da Genova, e Diego Melorio del Quanto Basta di Lecce. La giornata è stata così un momento di confronto professionale oltre che un’occasione per dare visibilità alle materie prime locali e far nascere collaborazioni capaci di proseguire nel tempo.

Gli incontri nel bicchiere

Nei bicchieri si sono incontrati spirits, frutta, erbe aromatiche e ingredienti agricoli, con lavorazioni che hanno cercato di conservarne carattere e stagionalità. L’obiettivo era mettere in relazione cocktail bar e filiere del territorio, mostrando come il lavoro con i produttori possa diventare una risorsa concreta per le drink list e per il servizio. La pesca è stata il punto di partenza di Marco Puccini, di Carbonifera di Piombino. Grigliata sul fuoco — elemento centrale anche nella cucina di Bolgheri Green — ha dato vita a un twist sul Pornstar Martini: al posto del passion fruit, la pesca; al posto del rum caraibico, Din’s Senior (un gin prodotto a Bolgheri e invecchiato in botti di rovere). Un modo per far dialogare la miscelazione da spiaggia con quella che Puccini definisce «l’elegante ruralità» del luogo.

Anche Foglie, il cocktail presentato da Marco Notari del Sal8 Bar Agricolo di San Vincenzo, nasce da un contatto diretto con la campagna. «Nasce letteralmente da una breve passeggiata all’interno della nostra azienda agricola», racconta Notari: lì vengono raccolte foglie di fico, verbena e melissa, poi frullate con acqua per ottenere un cordial da abbinare al gin. La semplicità della preparazione lascia spazio alla materia prima e al suo ritmo: raccogliere ciò che è disponibile, valorizzare anche parti meno consuete della pianta e costruire un drink che resti leggibile per il cliente.

Per Elia Greco di Strafichi di Cecina, il bicchiere doveva offrire «un sorso di campagna fresca». Il suo CAMPIfizz combina vodka lavorata a bassa temperatura con fieno di campo, Din’s al rosmarino, sciroppo d’origano, limone e soda all’alloro. Il risultato cerca il profilo della macchia mediterranea mantenendo una beva immediata: un esempio di come una ricetta possa tradurre suggestioni rurali senza perdere equilibrio e accessibilità.

Simone Quercioli, di Sketch di Livorno, ha scelto invece un sour costruito attorno a due prodotti del territorio: Din’s Senior, per dare spinta alcolica e una nota riconoscibile, e Yerbito, prodotto a Firenze, che porta «una delicata nota erbacea». Per Quercioli, la giornata è stata anche un’occasione per conoscere meglio i cocktail bar della zona. Da questi incontri, racconta, potranno nascere collaborazioni e guest durante l’anno, per far conoscere ai clienti nuove realtà e nuovi approcci alla miscelazione.

Una rete di persone e competenze

La dimensione di community è emersa anche nel bilancio di Diego Melorio, di Quanto Basta a Lecce, abituato a partecipare a eventi dedicati all’incontro tra bartender. Per lui questa prima edizione è stata «un’ottima partenza, ben organizzata e coinvolgente». Guardando alla prossima, propone di valutare un numero più contenuto di bar partecipanti oppure una formula su due giornate: due possibilità per dare più risonanza all’iniziativa e più spazio a ogni guest. Il valore di Bars in the Field sta così nel tenere insieme il racconto e la pratica: la provenienza degli ingredienti, il dialogo con chi li produce, la gestione della stagionalità e la possibilità di trasformare un incontro in una collaborazione continuativa. Perché il territorio, nel cocktail, non è soltanto una nota aromatica: è una rete di persone e competenze che può continuare a lavorare anche dopo la fine dell’evento.

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