La lezione di Javier

Ho incontrato Javier de las Muelas poco meno di due anni fa, una sera d’estate a Milano. Il giorno dopo, il guru del bartending catalano sarebbe stato ospite alla prima edizione di Baritalia Hub. Parlammo ore, quella sera, del Dry Martini, tra i migliori bar del mondo e, dei tanti progetti per il futuro. Ma allora non fece accenno alcuno all’Italia.  Tant’è, Bargiornale e il Bel paese devono essergli rimasti nel cuore! Lo scorso gennaio ci ha voluto  presentare in anteprima la nuova impresa: un Dry Martini a Sorrento al Majestic Palace Hotel, dopo aver aperto succursali in Messico, Brasile, Tailandia ecc.

Converrete che, un brand globale che mette piede in Italia vale già una notizia (se escludiamo il tormentone dell’apertura in autunno di Starbucks). Se a ciò aggiungiamo che de las Muelas ha scelto Sorrento, la notizia è ancor più appetitosa. Perché parrebbe che, almeno al bar, abbiamo superato il mito di un’Italia a due marce. Non a caso, a Napoli e provincia dedichiamo due delle storie più interessanti del numero di febbraio 2018 di Bargiornale: quella di Sette Piterà e del Brusco Wine a Pozzuoli e di Vincenzo Fioretto e dei suoi specialty coffee.  E ancora: il prossimo 28 maggio Napoli sarà la spettacolare cornice della prima tappa di Baritalia, il nostro laboratorio di miscelazione itinerante che quest’anno, per la prima volta, è aperto a tutti i professionisti. E, ça va sans dire, de las Muelas sarà tra gli ospiti più attesi di questa tappa (segui su bargiornale.it tutti gli aggiornamenti). Maniacale nello studiare i dettagli che rendano ogni suo locale un posto capace di far vivere esperienze da ricordare ai clienti, ci parlerà di come costruire l’esperienza perfetta per l’ospite. Nell’intervista che ci ha rilasciato ci ricorda come al Dry Martini la creatività e l’innovazione siano valori fondanti del lavoro, guai però a dimenticarsi l’obiettivo per cui si fa tutto questo. Che è soddisfare il cliente. Una lezione che certo non guasta nel periodo di euforia che sembriamo vivere e di ossessione collettiva nel diventare quello che fa il cocktail più stravagante. Mentre il punto di partenza di ciascuno di noi dovrebbero essere le osservazioni del cliente. E, pure, ciò che non ci dice.

Quante volte vi siete soffermati a osservare se il cliente dinnanzi a voi si pizzica il volto, si mordicchia le unghie o ritrae il mento? Sono segnali negativi che indicano disagio. Ce ne ha parlato Ivonne Porto nello speciale dedicato all’arte dell’ascolto. 

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