Gli Olandesi sbancano

Dal mondo –

Il nostro tour tra i locali più interessanti e innovativi della vivace nightlife di Amsterdam: tra location d’effetto, format innovativi e drink list fantasiose. Con il parere di un “vecchio amico” che si è ritagliato un ruolo da protagonista

Con una popolazione molto giovane (oltre un quarto degli abitanti ha tra i 20 e i 34 anni), un mix incredibile di nazionalità rappresentate (oltre 170), un flusso di oltre sette milioni di turisti l'anno e una (meritata) fama di città trasgressiva, non stupisce che la night life di Amsterdam sia particolarmente vivace. L'abbiamo toccata con mano di persona, scoprendo una serie di locali ai quali ispirarsi per qualche ottimo spunto (c'è sempre da imparare). Non parliamo di coffee shop, naturalmente: non per qualche strano pudore, ma semplicemente perché, in un locale italiano, vendere la cannabis ai propri clienti potrebbe non essere una buona idea. Vi raccontiamo, invece, di location d'effetto, di soluzioni intelligenti, di ottimi cocktail bar, di spazi polifunzionali dove cibi e drink stanno benissimo a braccetto e di birrerie di ultima generazione che scommettono forte sul design. Locali selezionati (anche) con l'aiuto di una “guida” d'eccezione: Ciro Adriano De Georgio, senatore del nostro Drink Team Lab, che ha lasciato il sole di Ischia per mettersi alla prova dietro il banco di uno dei più interessanti locali di recente apertura tra i canali della città olandese: il Dvars.
Un locale polifunzionale insolitamente grande per il centro di Amsterdam, che è andato ad arricchire quella sparuta pattuglia di locali cittadini che fanno della qualità dei cocktail un punto di forza della propria offerta. L'anima è Andrew Nicholls, bartender di fama internazionale, “maniaco” degli alti standard di accoglienza: i responsabili dei vari reparti si riuniscono una volta alla settimana per analizzare i risultati e pianificare il lavoro, il giovedì si fanno due ore di formazione per tutti, una volta al mese si programma un'attività di team building. Lo staff è internazionale, l'atmosfera informale, la cura del cliente un must per tutti.

La regia commerciale
Molto attenta anche la “regia commerciale”, fatta di party privati (il locale ha tre banconi, in modo che parte di esso possa essere riservato a gruppi senza inficiare l'attività normale), di appuntamenti musicali e d'arte periodici e di serate promozionali con drink a prezzi ridotti.
Nicholls viene dal Door 74, unico speakeasy del Benelux, a poca distanza dal Dvars: è il regno di Timo Janse-de-Vries, capace di “allevare” una pattuglia di bartender che spesso sono i protagonisti assoluti delle maggiori competizioni di cocktail nazionali. Come molti speakeasy, è il punto di riferimento della community internazionale dei bartender di passaggio ad Amsterdam. Un posto tranquillo (42 posti a sedere, quando sono tutti pieni non entra più nessuno) dove ci si esercita nell'arte di inventare drink e di confezionarli in modo insolito, spesso ironico. La drink list ruota sempre attorno a un tema (quello attuale è il mondo ei tatuaggi) e ogni bartender che lavora al Door 74 è “gentilmente invitato” a creare almeno un proprio signature cocktail (in pochi, però, si fanno pregare).Altro punto di riferimento per gli amanti della mixability è il Tales&Spirits. La creatività guida le scelte di questo piccolo locale “finto semplice”, dove c'è grande cura per l'accoglienza: nella creazione dei drink, nelle spiegazioni sul menu, nei contenitori scelti per servire i cocktail, nei piatti costruiti per accompagnarli. Ottima sostanza (è nei World's Best Bars) e grande ricercatezza formale: i piatti, sia quelli più semplici della linea “bar snacks”, sia quelli più ricercati del menu del ristorante, sono costruiti e presentati come ricette di alta cucina: si parla di “modern global cuisine”, fondata su un sapiente accostamento di opposti: classico e moderno, caldo e freddo, dolce e speziato, croccante e morbido. Sul filone della ricerca è da sempre orientata anche la politica del Vesper. In questo boutique bar, intitolato al celebre Vesper di James Bond sono passati, lasciando un segno evidente, mixologist del calibro di Andrew Nicchols, nato in Zimbabwe, cresciuto in Sud Africa ed arrivato ad Amsterdam dopo una parentesi sull'Isola di Man nel Mare d'Irlanda. Tra i fiori all'occhiello nella lista di questo locale di neanche 30 metri quadrati ci sono specialità come il Local Old Fashioned, una rivisitazione del classico a base dell'indigeno Jenever. Dopo averlo gustato possiamo condividere il pensiero dello scrittore e biologo olandese Midas Dekkers: «Due bicchieri di jenever cambiano un uomo più di migliaia di anni di evoluzione». Tra le frecce all'arco del Vesper ci sono anche i suoi cocktail serviti in tazze e teiere, un'idea vincente che è diventata un vero marchio di fabbrica. Non mancano nella “Venezia del Nord” anche i locali modaioli. Primo fra tutti, se non altro in ordine di apparizione, è il Momo, un polifunzionale in cui la cucina e la proposta di drink vivono in perfetto equilibro tra Oriente e Occidente. Il locale si trova a fianco del Park Hotel, albergo che propone agli ospiti delle sue superior room l'esperienza “Cruise around Italian style”, in pratica un noleggio gratuito di una Vespa per tutto il soggiorno.
Punta soprattutto sulla scenografia l'Harbour Club, terzo nato di una catena di locali super trendy che fa dell'interior design super ricercato il proprio biglietto da visita. Tra gli elementi di maggior fascino della location di Amsterdam ci sono l'enorme murales (vedi foto in apertura di servizio) e i separé di vetro a tutta parete al cui interno sono alloggiate, in orizzontale, una fila infinita di bottiglie di vino. Anche qui, una parte (ampia) del locale è studiata in modo da poter vivere di vita propria, accogliendo ogni genere di evento.

Pub dal volto nuovo
Concludiamo il nostro tour ad Haarlem, a neanche mezz'ora d'auto dal centro di Amsterdam, dove è sorto nel 2010 lo Jopenkerk, alla lettera “la chiesa del luppolo”.
Il perché è presto detto. La microbirreria con annessi pub e ristorante si trova all'interno di una chiesa: la Jacobskerk. Di questo locale colpiscono due elementi. Intanto la sua dimensione esperienziale. Qui i clienti possono assistere a tutte le fasi della produzione della birra mentre gustano un drink o mangiano un piatto di ostriche.
L'altro aspetto, forse più rilevante, è che questo spazio rappresenta una rivoluzione copernicana nell'arte di progettare birrerie. Siamo di fronte a un vero salotto della birra o, per dirla in altri termini, di un lounge pub. Dimenticatevi i legni scuri o i legni chiari dei tipici locali della tradizione anglosassone o tedesca. Qui siamo di fronte a uno spazio dove si mescolano elementi pop-art (come i variopinti pouf al piano sopraelevato) a complementi vintage come il divano chesterfield. Il tutto in una cornice mozzafiato in cui spiccano le vetrate colorate dell'antica chiesa e gli ottoni dell'impianto di produzione della birra. Quello che è già in parte successo nel mondo dei wine bar sta per contagiare anche i pub? Lo vedremo. Intanto in Olanda le prove generali sono già iniziate. n

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