La Gen Z beve di meno? Che cosa vogliono quando escono la sera?

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Credit foto ©Dario Fanelli
Cambia il rapporto tra i giovani e l'alcol, ma cambia soprattutto il modo di vivere una serata fuori. Quattro protagonisti della nightlife italiana, tra festival, club e locali, raccontano cosa sta ridefinendo davvero l'esperienza del pubblico

Il dato sul minor consumo di alcol da parte delle generazioni più giovani è un tema ricorrente. Perché si sceglie di bere meno e, soprattutto, che cosa si cerca al posto di un modello di socialità costruito per decenni intorno al bicchiere?

Lo spunto per questa riflessione arriva da un recente post pubblicato su Instagram, che invita a guardare oltre le statistiche sulla Gen Z e a interrogarsi su come stiano cambiando le aspettative del pubblico nei confronti dei festival: musica, certo, ma anche cibo, accoglienza, attività, benessere e occasioni per stare insieme. Diversi studi e analisi continuano di mercato a registrare una maggiore attenzione verso moderazione, salute e consumo consapevole, mentre il rapporto tra giovani adulti, bar e club sembra diventare meno automatico rispetto al passato. La Gen Z non ha smesso di bere, sta scegliendo diversamente: quando bere, cosa bere, quanto spendere e, soprattutto, per quale motivo uscire. Una prospettiva che va estesa anche a discoteche e festival.

Ed è qui infatti che la questione diventa interessante per chi organizza festival, gestisce club e costruisce occasioni di socialità. Se il drink non è più necessariamente il centro della serata, quali sono gli altri elementi che possono determinare la scelta del pubblico? La musica resta naturalmente fondamentale, ma entrano in gioco anche la qualità dell'offerta, il rapporto con gli altri, il contesto, il servizio, il cibo, la possibilità di vivere una serata senza che tutto ruoti necessariamente intorno all'alcol.

Abbiamo quindi rivolto una domanda a quattro realtà molto diverse tra loro, ma accomunate da un rapporto diretto con il pubblico che esce la sera: Gin & Tonic Festival, Hollywood di Milano, Ca' Margherita di Lignano Sabbiadoro e Aperyshow di Treviso.

Parola ai protagonisti della nightlife italiana

Gin & Tonic Festival: che cosa succede intorno al bicchiere?

«Non leggo quello che sta succedendo come una generazione che smette di bere, ma come una generazione che sceglie molto di più quando, cosa e perché bere – spiega Guido Gerardi, ideatore e fondatore di Gin & Tonic Festival -. Per noi è un cambiamento importante: dieci anni fa poteva bastare mettere insieme tanti gin e tante persone; oggi dobbiamo costruire un’esperienza molto più ampia intorno a quel bicchiere. Il prodotto rimane centrale, anzi probabilmente diventa ancora più importante la sua qualità, ma musica, esperienze, scoperta, contenuti, socialità e partecipazione sono ciò che dà alle persone un motivo per restare. L’alcol non sta necessariamente uscendo dalla notte: semplicemente non basta più, da solo, a definirla».

Hollywood: perché si sceglie ancora di uscire?

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«Oggi la sfida più grande per chi fa impresa nel settore dell'intrattenimento notturno è l'estrema selettività delle nuove generazioni – parole di Fabricio Lanfredi, ceo di Hollywood, Loolapaloosa e Nomad -. La Gen Z non esce per "andare in discoteca" per inerzia; sceglie di investire il proprio tempo, le proprie energie e il proprio denaro solo se l’uscita sia all'altezza delle aspettative. Quello che funzionava fino a cinque anni fa oggi è superato. Tre sono le direttrici fondamentali da seguire: intrattenimento immersivo e continuo: il club deve offrire uno show multisensoriale, curato nei dettagli, che fonda musica, performance e design. Il cambiamento nei consumi: meno qualità più valore, che comunque non si traduce in un minor fatturato, bensì in una spesa molto più mirata. Spazi ed esclusività: si cercano luoghi che sappiano offrire una narrazione condivisibile, dove sentirsi protagonisti e non semplici spettatori».

Ca' Margherita: è cambiato il modo di vivere una serata?

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«Rispetto al passato la clientela è molto più esigente – commenta Riccardo Badolato, titolare del Ca’ Margherita –. Richiede giustamente un servizio e un prodotto curati nei dettagli, un giusto equilibro tra qualità e prezzo, con molta attenzione al soundsystem ed alla programmazione del locale. Tutto questo perché il pubblico adesso viaggia molto, frequenta Ibiza, Berlino, i festival internazionali e quando tornano a casa o vanno nelle località estive vogliono lo stesso trattamento. Se si resta in questi parametri il pubblico risponde e risponde bene: non si esce più di casa tanto per, ma devono esserci stimoli adeguati e ogni uscita deve valerne davvero la pena».

Aperyshow: esiste ancora il rito del sabato sera? 

«Negli ultimi anni è cambiato quasi tutto: le nuove generazione non vivono più la discoteca come un rito fisso del sabato sera, scelgono con più attenzione, escono meno spesso ma pretendono di più da ogni serata – è il punto di vista di Riccardo Checchin di Lobby Agency, event manager di Aperyshow –. Non si cerca più soltanto un luogo dove andare a ballare, si cercano momenti da vivere e raccontare anche sui social; i giovani preferiscono bere meno ma bere meglio, un bancone professionale è un biglietto da visita essenziale di ogni locale. Contano però soprattutto l'identità musicale e artistica, perché il pubblico segue i format e i Dj più che il locale in quanto tale. Alla fine, vince il club che riesce a far sentire le persone parte di una community: è quello che le fa tornare».

Non è soltanto una questione di alcol

Il punto, alla fine, potrebbe essere proprio questo: parlare di giovani che bevono meno rischia di essere riduttivo se non si osserva contemporaneamente tutto ciò che sta cambiando intorno al consumo. Il festival, il club e più in generale la nightlife continuano ad avere nella musica il loro elemento centrale; il cambiamento più interessante non riguarda quindi il bicchiere in quanto tale, ma il valore attribuito al tempo libero. E se le nuove generazioni stanno diventando più selettive su come spendono tempo, denaro ed energie, la sfida per locali e festival non è convincerle a bere di più. È offrire loro un motivo per esserci.

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