Donne Fipe: più colpite dalla crisi, ma con tanta voglia di ripartire

Imprenditrice e lavoratrici del fuoricasa stanno pagando il prezzo più alto alla crisi. Tutti i numeri dello studio presentato alla prima assemblea annuale delle Donne Fipe

Donne Fipe
Foto di shooterbenjamin da Pixabay

La crisi generata dall’emergenza sanitaria sta colpendo duramente il mondo del fuoricasa. All’interno del comparto, però, c’è una categoria di imprenditori e lavoratori che stanno pagando ancora di più il difficile momento: le donne. A svelarlo lo studio presentato durante la prima assemblea annuale del gruppo Donne Imprenditrici di Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi.

Report che ha evidenziato come, rispetto al 2019, il numero di attività gestite da donne si sia ridotto di 705 unità, lo 0,7% in meno, nel corso di quest’anno. Un dato in netta controtendenza con le imprese maschili, cresciute complessivamente dello 0,4%. Calo effetto della sfiducia determinata dalla pandemia e, soprattutto, dall’obbligo per molte donne di far fronte ad altre necessità, in particolare quelle familiari, prima tra tutte la cura dei figli costretti alla didattica a distanza, soprattutto durante la prima parte dell’anno.

Non migliore la situazione delle lavoratrici. Queste nel complesso rappresentano la quota maggiore di addetti nel settore, pari al 51,5% del totale, quota che sale addirittura al 77,8% nelle imprese di catering e banqueting. Ma proprio queste ultime attività sono state, e continuano a essere, anche le più penalizzate dalla crisi, con una perdita di fatturato media registrata quest’anno del 90%. Un disastro destinato a tradursi in un crollo dell’occupazione nel corso del nuovo anno.

Proprio la voglia di non mollare e di reagire a tale situazione è alla base della crescita di adesioni da parte di imprenditrici al gruppo donne di Fipe registrata negli ultimi mesi.  «A ottobre eravamo in 22 a dicembre già 70 – ha infatti sottolineato la presidente del gruppo Valentina Picca Bianchi –. Segno che le imprenditrici hanno sempre più voglia di contare, dentro e fuori la Federazione, e dare il loro contributo alla rinascita del settore. Le idee non mancano, a cominciare dal potenziamento del marketing territoriale che vedrà le donne diventare vere e proprie ambasciatrici dell’eccellenza enogastronomica locale. Abbiamo le qualità e le capacità per guidare il settore verso un rilancio culturale ed economico. Quello che a volte manca è la consapevolezza».

Del resto, nonostante la maggior percentuale di chiusure, la presenza di locali gestiti da donne rappresenta una bella realtà ormai consolidata nel settore, sebbene con forti differenze territoriali. I numeri dello studio dicono infatti che i pubblici esercizi gestiti da imprenditrici nel terzo trimestre 2020, erano pari a 100.043, rappresentando il 29,4% del totale. A livello geografico il tasso più alto di imprese femminili si registra nel Nord-est, con una quota del 31% del totale delle realtà attive nell’area. Solo nel Mezzogiorno la quota scende al di sotto della media italiana, attestandosi al 27,7%. A livello regionale è la Valle d’Aosta a piazzarsi in testa alla classifica, con il 36,4%, mentre la maglia nera va alla Campania, dove la quota di pubblici esercizi “rosa” scende al 27,2%. Guardando invece al numero assoluto, sono la Lombardia, con 14.352 realtà, e il Lazio, con 11.085, le regioni nelle quali si concentra il maggior numero di imprese gestite da donne.

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