Alchimie a Miami un concorso a base di grappa

La grappa è quella vecchia signora saggia che ha sempre un buon consiglio da dispensare. La nostra parente più anziana, portavoce di secoli di tradizione e storia del Bel Paese. Ama solitamente accompagnarsi da sola, con i suoi pregi e difetti, forte della consapevolezza di essere unica e speciale. Diversa dalle altre, difficile da domare. In questi ultimi anni i barman italiani più intrepidi hanno cominciato a sedurla, portando grandi risultati e soddisfazioni: nomi come Samuele Ambrosi, Mauro Uva, Gian Nicola Libardi e Leonardo Veronesi sono i capofila di una cerchia sempre più larga di professionisti che si lasciano ammaliare da questa orgogliosa signora. Accanto a loro anche le aziende storiche di grappa hanno saputo rinnovarsi e creare prodotti che vengano incontro alle esigenze della mixability, con grappe a 40° vol. (invece delle tradizionali gradazioni più elevate) e metodi di produzione che favoriscano un risultato finale meno pungente e spigoloso.

Grappa ad hoc

Tra queste le distillerie Bonollo di Padova, che dopo tre anni di ricerca e sviluppo insieme a Luca Fabris (primo ideatore del progetto) hanno messo finalmente a punto un distillato frutto del blend di sette tra le vinacce provenienti più celebri della nostra Penisola: Nebbiolo, Moscato d’Asti, Aglianico, Sangiovese, Glera, Corvina e Nero d’Avola. Il prodotto finale ha un forte appeal sia nel nome - che è un gioco di parole tra il termine inglese “great” (grande) e l’acronimo di “Grappa Italiana”- che nelle sue implicazioni: il sapiente blend aromatico delle diverse grappe, unito all’abilità in distillazione di temperare gli aromi terziari del distillato (quelli relativi alla materia prima, che in un drink emergono attraverso la diluizione e che nel caso della grappa portano con sé odori non sempre piacevoli) hanno dato vita a “Gra’it”, la prima grappa pensata unicamente per la miscelazione.

Il tour americano

Invece di renderla nota in Italia per poi, incrociando le dita, svilupparla in tutto il mondo, gli ideatori hanno deciso di presentare questa grappa proprio partendo dalla patria del cocktail: l’America. “Gra’it” appare per la prima volta al “Tales of the Cocktail” di New Orleans nel 2016, dopo di che non perde tempo e comincia a farsi conoscere in tutto il continente tramita una competizione a cinque tappe nelle principali città degli Stati Uniti. New York, Los Angeles, Austin, Chicago e Miami sono stati i palcoscenici in cui tre dei cinquanta barman per tappa si sono sfidati per accedere alla finale il 21 Giugno scorso al Byblos bar di Miami Beach. Una competizione che anche Bargiornale ha seguito in video-diretta dalla pagina Facebook Redazione Bargiornale.

Dei quindici finalisti il Fato ha voluto che la vincitrice assoluta di questa gara fosse italiana. La barlady che ha conquistato la giuria si chiama Giorgia Crea, romana e con esperienze significative a The Bassoon Bar del Corinthia Hotel di Londra e al Co.So. Cocktail & Social a Roma da Massimo d’Addezio. Attualemente lavora allo Zucca a Coral Gables in Florida e si è guadagnata, grazie al suo “A Care Affaire”, un biglietto di ritorno per l’Italia insieme ai successivi 6 qualificati (Hector Acevado, Franky Marshall, David Bonatesta, Meredith Barry, Ryan Wainwright, William Benedetto). Nei dieci giorni di viaggio premio, in programma a fine settembre, i bartender avranno modo di conoscere la distilleria Bonollo, mostrare le loro abilità dietro il banco di diversi locali della Penisola, ma soprattutto godersi una vacanza all’insegna del buon vivere all’italiana. La scommessa di Gra’It 22è molto ambiziosa. Posizionare la grappa accanto ai grandi spirits mondiali è una operazione complessa che richiederà tempo, considerando un mercato globale della grappa  principalmente interno, e un consumo relegato quasi esclusivamente al dopo pasto. Cominciare dall’America è una mossa che ha un potenziale esplosivo, e non è da escludersi che se funziona oltre Oceano a breve il trend potrebbe arrivare anche da noi. Certo che, farci insegnare dagli americani a miscelare la nostra Vecchia Signora sarebbe veramente il colmo.

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