Rumore e riverberi: soluzioni per rendere piacevole l’ambiente al bar

Gestire il rumore è possibile. Tra pannelli e tessuti infatti c'è l'imbarazzo della scelta, fare quella giusta però richiede l'aiuto di un esperto

I riti del fuori casa si consumano sempre di più al bar. Ma per rispondere alle aspettative del pubblico non bastano più soltanto la qualità dei drink e del cibo: che sia per un panino veloce o per qualche ora passata con gli amici, chi frequenta un locale oggi cerca sempre di più il benessere di un’esperienza complessiva, a tutto tondo. Ben consapevoli di questa esigenza, i gestori avveduti da tempo non trascurano più gli aspetti del comfort: curano l’arredamento del locale, i colori, l’estetica, gli spazi a disposizione degli avventori. Spesso però si dimenticano ancora, invece, di un aspetto fondamentale: l’impatto del rumore. Un’indagine Doxa commissionata da Groupon ha messo in evidenza, per esempio, come il 58% degli italiani si innervosisca per l’eccesso di decibel all’interno di un locale e per questo motivo decida di non frequentarlo più. La necessità di alzare la voce per farsi sentire quando il disturbo di fondo è troppo alto, lo sforzo di concentrazione per capire quello che viene detto e l’esposizione prolungata a livelli troppo elevati rischiano, infatti, di trasformare un’esperienza piacevole e conviviale in fastidio, anche con conseguenze fisiche, come mal di testa. È stato anche dimostrato da ricerche scientifiche che, in ambienti con rumore di fondo eccessivamente elevato, può aumentare il rischio d’infarto.

I suoni e il riverbero

La soglia di rumore considerata critica per evitare danni all’udito è indicata in 90 decibel, grosso modo quelli emessi da un urlo o dal trillo di un fischietto. Un livello facilmente superabile in un locale dove si ascolta musica dal vivo, in cui si possono anche oltrepassare i 100 decibel, ma che può essere avvicinato pure in ambienti affollati per il solo effetto del contemporaneo chiacchiericcio. Una delle principali cause del disturbo, e del malessere che ne deriva, non è tanto l’intensità della fonte sonora, quanto il riverbero, cioè, per dirla in modo un po’ grossolano, il “rimbalzo” dell’onda sonora sulle superfici perimetrali dell’ambiente e, cioè, pareti, soffitto ed eventuale vetrina. Meno queste superfici sono in grado di assorbire e neutralizzare le onde sonore, più il tempo di riverbero si allunga, facendo sì che il suono continui ad essere percepito nel locale anche quando la fonte da cui proviene ha smesso di emetterlo. In questo modo il suono continua a propagarsi e a sommarsi a quello emesso in tempi successivi, producendo un effetto moltiplicatore del disturbo che, a sua volta, si autoalimenta, costringendo le persone ad alzare sempre di più il volume della voce per coprire il rumore di fondo.

Il trattamento acustico

Il controllo del tempo di riverbero è quindi la cosa essenziale da fare in un locale per renderlo confortevole. È qualcosa a cui si può badare in fase di allestimento, scegliendo materiali di rivestimento adatti, come intonaci, cartongesso o anche pitture fonoassorbenti. In questo caso tutto dipende dalla competenza degli architetti interpellati. Ma nella maggior parte dei casi il gestore di un bar si trova ad allestire il suo locale in un ambiente concepito male in origine, per esempio con grandi superfici vetrate che sono altamente fonoriflettenti. Quindi è molto più frequente il caso in cui si debba agire in un secondo tempo per eliminare i difetti di diffusione sonora di un locale, realizzando quello che viene comunemente definito “trattamento acustico” per distinguerlo dalla progettazione acustica. Il trattamento è un intervento correttivo e oggi è molto più semplice da realizzare rispetto al passato, grazie allo sviluppo di nuovi materiali e, soprattutto, prodotti, che possono essere inseriti in un arredo preesistente in modo coordinato e senza creare effetti antiestetici.

Tante soluzioni

Stiamo parlando di una gamma di soluzioni che vanno dai tendaggi fonoassorbenti ai pannelli da soffitto o a parete, realizzati in materiali che possono essere stampati e armonizzati ai colori e alle decorazioni dei locali, diventando anche motivi decorativi. All’effetto positivo garantito da questi prodotti specializzati si va poi ad aggiungere anche quello prodotto da tutti gli oggetti imbottiti o rivestiti con tessuti che si decide di collocare nel locale. La scelta e la collocazione dei pannelli fonoassorbenti così come di altri arredi con effetto positivo sul rumore vanno sempre studiate e, per ottenere risultati ottimali, la strada migliore permane quella di ivolgersi a un esperto del settore. Sono numerosi i professionisti con competenze in progettazione sonora, un aspetto sempre più importante dell’architettura sostenibile, e molte aziende che rivendono soluzioni per il trattamento acustico “fai da te” sono anche in grado di fornire un supporto per il loro utilizzo. In definitiva, la propagazione del suono in un ambiente, spesso non regolare come quello di un bar ma caratterizzato dalla presenza di nicchie, vetrate, pilastri, va sempre studiata con cognizione di causa per capire dove sia meglio disporre gli elementi destinati a neutralizzare il disturbo acustico. Le misurazioni vanno fatte anche con dispositivi certificati, secondo determinate procedure. Per un locale, soprattutto se aperto in orario serale, è sempre utile disporre di una perizia acustica per verificare il rispetto delle norme che impongono di non disturbare il vicinato.

Nella foto in alto Silente, pannello fonoassorbente di Caruso Acoustic

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