
Lo avevamo anticipato con la nostra preview. Ora finalmente lo abbiamo visto dal vivo. Il Drink Kong Campo Marzio ha ufficialmente aperto e ha già iniziato a farsi notare, con un’inaugurazione che ha ben raccontato le ambizioni di questo progetto che dichiaratamente vuole ridare luce al centro storico di Roma. Un quartiere troppo spesso chiuso su se stesso, fra angoli a misura di turisti e strade in cui la memoria corre al buio che rincorreva la luce della Roma rinascimentale. Solo a pochi passi da via dei Prefetti, dove sorge il nuovo Drink Kong, Caravaggio uccise Ranuccio Tomassoni.
Quello di Patrick Pistolesi e soci è un atto di coraggio e di amore per la città: prendono un locale adiacente a una lussuosa struttura ricettiva appena inaugurata, Casa JK, e creano un rifugio per appassionati di miscelazione classica, in cui si riconosce subito la firma del Drink Kong. Tornano alcuni stilemi come il logo al neon, il bancone con la barra, il Giappone e le atmosfere alla Blade Runner, riproducendo in maniera tridimensionale un angolo della stanza di Deckard dell’iconico film del 1982. Il tutto in una versione più matura e misurata, per dare un’idea di lusso contemporaneo e di luogo esclusivo, ma non troppo, perché in fondo Drink Kong sotto sotto nasconde sempre un’anima street.
Qualche cenno all’architettura, prima di affidarci alle parole dello stesso Pistolesi, che abbiamo intervistato. Sono circa 50 i coperti, che si suddividono in tre aree distinte, che potrebbero essere anche quattro, se distinguiamo la zona di ingresso e quella che corre per lungo insieme al bancone di 8 metri. Nel nuovo progetto, curato dall’architetto Roberto Antobenedetto, si entra, infatti, in un ambiente più rilassato, con sedute comode e una luce più calda e accogliente, che sembra quasi la hall di un hotel, per poi immergersi nella notte del bar, costeggiando il bancone fino in fondo, dove si trova la saletta giapponese. All’ingresso, il poster che vede protagonista Bill Murray in Lost in translation (edizione originale giapponese, una vera chicca) fa quasi da santino. Dietro, coperta da boiserie in legno, la sala lounge, dove ugualmente l’accoglienza prevede uno spazio rilassante, in cui attira l’occhio la riproduzione di una porta di un caveau in bassorilievo, collocata sulla parete, che si ispira alla residenza Hollyhock House di Los Angeles, commissionata a Frank Lloyd Wright dall’ereditiera Aline Barnsdall.
Tornando nella sala principale, gli otto metri di bancone sormontati da una bottigliera a tutta altezza portano la firma di Patrick Pistolesi, fra dettagli tecnici e collezioni di bottiglie che sicuramente si impreziosiranno nel tempo. In fondo, la saletta giapponese vuol fare un po’ da zona Nite Kong: un tavolo centrale, pochi coperti e una porta scorrevole in stile giapponese. Il Giappone è in numerosi richiami, inseriti qui e lì grazie all’intervento di art direction di Studio LordZ, che ha realizzato anche tutte le grafiche.
Il mood del locale
Partiamo dalla progettazione tecnica: quali sono state le richieste per il bancone?
Il mio modo di fare bar è abbastanza classico, sul bancone sono state previste station di impostazione classica, appunto, ma con accorgimenti moderni, come la giusta distanza dal banco, essenziale per lavorare di precisione, l’altezza e piccoli accorgimenti come lavandini speciali e altri piccoli dettagli che fa di loro una postazione moderna ma accessibile a tutti.
Parlando invece del lighting, quali sono gli accenti luminosi che sono stati messi?
Noi abbiamo sempre puntato sulle luci, come un teatro: per questo il Drink Kong Campo Marzio è allestito con luci puntuali e scenografiche. Ogni luce tende a creare un’atmosfera a se stante intima e discreta.
I dettagli visual sono stati curati da Studio LordZ, ma come avete reperito le riviste, i vinili, le stampe originali? Hai portato tu qualcosa dai tuoi viaggi in Giappone?
Con Alessandro Gianvenuti (mente di Studio LordZ, ndr) condividiamo molto il gusto per il design e la fascinazione per un Giappone anni Ottanta, pregno di un gusto visual unico nel suo genere. Nel mio ultimo viaggio in Giappone ho reperito tutte le riviste e i vinili vintage che sono esposti a Campo Marzio. È stata una caccia a un vero e proprio tesoro per noi, che mi ha entusiasmato.
A fine lavori, cosa ti entusiasma di più di questo nuovo locale? Cosa pensi sia venuto particolarmente bene?
Credo che la cosa che mi ha entusiasmato di più è stata la trasposizione e il sapore della nostra idendità, il nostro mood inconfondibile valorizzato da elementi direttamente ripresi da Blade Runner e il Giappone degli anni Ottanta, insomma un vero sogno per me. Naturalmente la vera soddisfazione è nel vedere il mio bancone, sempre grande e presente, con la mia firma: la lunga barra o “armrest” che metto in tutti i miei banconi.
Obiettivi del locale sul lungo periodo: hai in mente di organizzare anche qui un palinsesto di eventi come hai fatto per DK e Nite? Puoi anticipare qualcosa?
Assolutamente, l’obiettivo è quello di differenziare le offerte, ma non troppo. In questo bar ci concentreremo di più sui cocktail classici e ci ispiriamo ai grandi bar che hanno fatto la storia in tutti i centri storici del modo, in quanto ad eventi particolari partiremo con un format che speriamo diventi mondiale chiamato “Classic Cocktail Society”, un format che ospiterà le giacche bianche dei gradi alberghi in tutto il mondo… Le cicche nere (noi) che ospitano le giacche bianche! Sarà stupendo, siamo già partiti con il primo appuntamento, con l’Harry’s Bar di Parigi, per non farci mancare nulla.


