Spirit avanti tutta, grazie all’Oriente

Beverage –

Nonostante le turbolenze nei consumi, a livello internazionale, il settore del beverage mostra dei segnali di ripresa. La carica viene dall’Asia (+5,2% in valore), mentre le Americhe e soprattutto l’Europa restano al palo con un meno 0,7% nel settore degli alcolici

Siamo di fronte a un pubblico più attento e orientato al valore dei beni, al benessere psico-fisico, al consumo responsabile e al tema della sostenibilità. Questo il ritratto del consumatore-tipo scattato da Dario Righetti, partner Deloitte e responsabile nazionale consumer business. Questa foto la mostra in occasione dell’intervento “Aziende e consumi, il beverage tra le turbolenze dei consumi”, all’ultima edizione di Barmood, seminario sul nostro settore diretto da Paola Gallas.

Panorama mondiale

L’analisi di Righetti, che riguarda il panorama internazionale del settore beverage, mostra l’andamento nel mondo sia degli alcolici sia degli analcolici. Prima notizia. Dai dati emerge una crescita debole del settore sia in valore (+2,2%) sia in volumi (+2,8%). Il comparto a livello mondiale, nel 2010, ammonta complessivamente a 1.034 miliardi di euro. Il numero, se scorporato, sorride più agli analcolici (valgono 326,9 miliardi di euro, con incrementi del 3,2% sia in valore sia in volumi) che agli alcolici. Per le bevande spiritose la crescita sale dai 694,8 ai 707,1 miliardi, ovvero un +1,3% in termini di valore. Ovviamente il dato globale può essere letto meglio se si prendono in considerazione le singole realtà locali. A cominciare dalla distribuzione geografica del mercato, dove l’Europa è protagonista assoluta nel comparto mondiale degli alcolici con una quota ben al di sopra del 50%, seguita alle Americhe (26%) e dall’Asia-Pacifico col 18%. Più equilibrata invece è la situazione nel mercato degli analcolici. Con le Americhe a guidare la classifica (44%) e l’Europa che segue a distanza col 36%. La crescita, come dicevamo all’inizio, è debole e viene spinta essenzialmente da due fattori: l’incremento della popolazione mondiale e la crescita in termini numerici della classe media nei Paesi emergenti.
L’Asia in particolare è quella che ha compiuto il vero exploit: nell’area si registra una crescita complessiva del 5,2% a valore e del 5,8% in termini di volumi. Complici del momento buono sono sia il progressivo cambiamento degli stili di vita e delle diete (si legga più consumi di vino), ma soprattutto la crescita dei salari che incoraggia la spesa anche per bevande non essenziali come le grandi etichette o gli spirit premium. A fare da contraltare all’Oriente c’è l’Europa dove gli alcolici decrescono addirittura del 0,7% in termini di volumi e segnano un modesto + 0,6% in valore.

In ascesa l’Est Europa

Le migliori opportunità nel Vecchio Continente vengono dai Paesi che hanno da poco aderito all’Unione Europea, specie per quanto riguarda le vendite di analcolici. Quest’ultime, a differenza degli alcolici, crescono del 3,3%.
Come va interpretato il dato? Intanto sottolineando la maggiore predisposizione da parte del consumatore europeo a un consumo più responsabile: le campagne di sensibilizzazione e le strette normative ai codici della strada, in Italia e nel resto d’Europa, sembra abbiano sortito gli effetti desiderati. Ma questa è soltanto una parte della faccenda.
Perché a incidere sono state al contempo la maggiore attenzione verso un consumo più qualitativo che quantitativo e in generale l’attitudine a un consumo più moderato, sostenibile, da green shopper.
C’è infine da rilevare la crescita contenuta del Nord America (0,7% in volumi e 1,2% in valore), che in parte è dovuta alla maturità del mercato che qui vale 225,5 miliardi di euro contro i 200,64 miliardi dell’Asia e i 513,8 miliardi dell’Europa. I premium brand sono in affanno negli Stati Uniti sia a causa dell’aumento della sensibilità al prezzo sia di riflesso alla crescente attenzione verso gli aspetti salutistici (vedi i tanti problemi legati al problema dell’obesità). L’analisi presentata da Dario Righetti di Deloitte, oltre a tracciare un quadro generale, ha posto l’accento su alcuni punti chiave “universali” sui quali dovrebbero concentrarsi le aziende del beverage e, a cascata, anche gli operatori del nostro canale.
Intanto bisognerebbe focalizzarsi su nuovi prodotti, ma anche ai nuovi modelli di distribuzione per adeguarsi ai modelli di consumo che stanno cambiando in modo radicale.
Per riuscire nell’operazione bisognerebbe sfruttare, per dirne una, le nuove opportunità di marketing che creano i social media. Poi bisognerebbe prestare maggiore attenzione alle nicchie di mercato. Per ultimo, ma non per importanza, si suggerisce di concentrarsi sulla sostenibilità come ispiratrice delle strategie aziendali.

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