Occhio alle frodi con le carte di credito

Gestione –

L’esercente può essere pagato con carte di credito clonate, rubate o contraffatte e può subire la manomissione del Pos, ma può mettere in pratica una serie di accorgimenti per evitare gli illeciti

Attenti al rischio di truffe attraverso carte di credito e bancomat. Il problema riguarda tutti gli operatori commerciali ed è fortemente sentito dai consumatori, dal sistema bancario, dalle aziende che emettono le carte di credito e dalle forze di Polizia che sono tenute a contrastarlo. «Naturalmente non è tanto coinvolto il bar dove si beve il caffè e si paga con gli spiccioli - spiega il vicequestore aggiunto Sabrina Castelluzzo, responsabile della sezione crimini informatici della Polizia Postale e delle Comunicazioni a Roma -. Se parliamo di carte di credito clonate, dobbiamo pensare a pubblici esercizi misti, bar tabaccherie dove si possono fare anche gli acquisti, ricevitorie e bar ristoranti o pizzerie dove c'è un conto da pagare. È bene fare attenzione. È importante aggiornare e controllare gli strumenti in dotazione e apportare gli accorgimenti necessari a limitare il fenomeno delle clonazioni e delle truffe via etere e via telefono».

La piaga della clonazione

Di solito, per clonare le carte di credito si utilizza la tecnica dello skimming, cioè si copiano i dati contenuti nella banda magnetica, senza che il legittimo proprietario ne venga a conoscenza. Ciò avviene per mezzo di un lettore che all'atto di pagare con il Pos, strisciando la card nell'apposita fessura, cattura i dati della banda magnetica. Basta un registratore e il gioco è fatto: carpisce e immagazzina centinaia di dati che, in un secondo momento, vengono trasferiti su una carta di credito falsa con cui il truffatore mette a segno i suoi colpi. Come ci si può difendere? Ci sono Pos più o meno difficili da manomettere e carte di credito con codici di riconoscimento. Ma è sempre bene stare attenti a chi si da il compito di strisciare le carte.
Secondo un'indagine dell'Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo), il 52% degli esercenti italiani vede di buon occhio l'uso del denaro elettronico per le transazioni sopra i 20 euro. Il 68% è convinto che in futuro i pagamenti saranno fatti quasi esclusivamente con le carte (l'81% tra quanti possiedono il Pos). Ma il pagamento elettronico ha determinato un calo delle rapine? «Difficile dirlo - risponde il vicequestore -. Probabilmente sono cambiate le modalità degli scippi, delle rapine e dei furti presso gli uffici postali e gli sportelli bancari».

La prevenzione, la miglior cura

Per Luca Squeri, presidente della Commissione per la sicurezza e la legalità di Confcommercio, la riduzione del contante in cassa è in ogni caso il primo fattore di prevenzione. Non a caso Confcommercio ha ottenuto anche per il 2010 che i Pos rientrino fra gli “strumenti” finanziabili con il credito d'imposta. Ma ci sono dei ma. «Le commissioni d'esercizio possono arrivare al 2 o 3% - spiega -. Questo non facilita la diffusione del sistema per i piccoli importi (in altri Paesi si paga anche il caffè con la moneta elettronica) e per chi ha un margine di guadagno molto ridotto. Proprio nelle categorie più a rischio di rapine come le tabaccherie, i benzinai e i bar, l'utilizzo del denaro virtuale va incentivato e gli esercenti e clienti devono essere tutelati anche da possibili truffe. Ben vengano l'invio di sms al cliente ogni volta che viene eseguita una transazione e lo snellimento delle procedure “conciliative” fra le banche in caso di utilizzo improprio delle carte da parte di terzi».

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