Happy hour: giovani a caccia di qualità

Per il momento dell’aperitivo il vino avrà un ruolo sempre più importante: è la conclusione emersa dalla ricerca presentata da Viralbeat, una società di consulenze e di analisi di mercato che studia i flussi su Internet, a una tavola rotonda organizzata da Fipe nel corso di Vinitaly: «Su social media come Twitter e Instagram – spiega Alessandro Caliandro, esperto di netnografia, cioè di studi di etnografia digitale -, se si valutano gli hashtag, cioè le parole chiave usate dagli utenti per definire le proprie esperienze legate all’aperitivo, dopo la parola Spritz figura il termine vino. Un fatto significativo, soprattutto se si considera che in particolare Instagram, il social con cui si pubblicano le foto sul web, è usato soprattutto da un pubblico giovane, tra i 18 e i 26 anni».

L’interesse dei giovani
Anche una fascia di consumatori che non ne è notoriamente forte consumatrice individua quindi nel vino un prodotto ideale per l’aperitivo e “qualificante”. In che senso? «Dalle foto postate dal pubblico – continua Caliandro, che nella sua ricerca ha analizzato oltre 63mila post di Instagram – si nota come i soggetti ritratti non siano soltanto cocktail, bicchieri o cibo, ma anche le persone: i protagonisti dell’happy hour si fotografano per attestare come la partecipazione al rito serale non sia per loro soltanto un’occasione di consumo, ma anche e soprattutto di convivialità, di divertimento e abbia quasi una funzione di status symbol».
Il pubblico giovane dà grande importanza all’aspetto sociale dell’aperitivo ma allo stesso tempo cerca di evidenziarne anche i valori qualitativi: «Si cerca sempre di più – osserva il netnografo – una maggiore qualità dei prodotti consumati, sia cibi sia bevande, con una predilezione sempre maggiore per il vino, che in questo contesto viene considerato un sinonimo di qualità».

Un rito di massa
I dati forniti da Maurizio Lamparelli, esperto di marketing e partner della società milanese di analisi di mercato TradeLab, certificano l’importanza di un rito diventato ormai di massa: «In Italia – dice Lamparelli – ogni mese fanno l’aperitivo almeno una volta ben 14 milioni di persone, su un totale di circa 900 milioni di consumazioni. L’happy hour, quindi, genera l’8% di tutto il fatturato del fuori casa. Lo scontrino medio si attesta appena sopra i 6 euro. Ma nei locali serali l’happy hour comporta di norma per i clienti un esborso di oltre 10 euro a testa». n

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