Cachaça, distillato dal gusto brasiliano

Spirit –

Dalla canna da zucchero nasce la cachaça, tipico distillato brasiliano. Affinata in botti di quercia diventa di qualità premium

Da aguardente de cana, bevanda riservata agli schiavi che lavoravano nelle piantagioni ai tempi della prima colonizzazione del Brasile nel 1500, a distillato di tendenza e ingrediente principe della mixability verdeoro con le grandi famiglie delle caipirinhas e delle batidas (ma si può degustare anche liscia o con ghiaccio o miscelata in frullati). È questa, in estrema sintesi, l’evoluzione della cachaça, distillato del succo concentrato e fermentato estratto dalla canna da zucchero: diffusissimo in Brasile dove è conosciuto con un’infinità di nomi diversi (circa 200 termini e oltre 5mila marche) e vanta una produzione record valutata attorno ai 2 miliardi di litri (in Brasile, occupa il secondo posto nei consumi di alcolici subito dopo la birra).
Il procedimento di lavorazione è simile a quello del rum e ha inizio con lo sfibramento e la pressatura della canna da zucchero per estrarne la frazione zuccherina. Poi si passa alla fermentazione e, successivamente,alla distillazione che generalmente è ottenuta secondo due procedimenti: continuo e discontinuo. Il prodotto così ottenuto è quindi messo a riposare in contenitori neutri. La cachaça raggiunge a questo punto il suo aspetto finale e si presenta cristallina e incolore. All’olfatto evidenzia note erbacee e fruttate e, in bocca, lascia ricordi di frutta matura (tenore alcolico, dai 38° ai 50° a seconda delle tipologie). Viene nella stragrande maggioranza dei casi commercializzata nella versione bianca, senza subire aggiunte di caramello e senza passare in botti per la maturazione come avviene invece per il rum o altri distillati ambrati. Solo una piccola parte è messa ad affinare in botti di quercia bianca (il periodo di affinamento varia da uno a 3 anni) o in legni di origine locale come il bàlsamo o l’amburana.
Nell’ultimo decennio, l’export di questo prodotto ha registrato una crescita esponenziale (dai 500mila litri del 1995 ai 20 milioni del 2003) anche se manca ancora una regolamentazione che ne tuteli la denominazione fuori dai confini del Brasile. Da segnalare, infine,che non solo l’immagine del distillato si è raffinata, ma anche i processi di produzione sono diventati più elaborati. Non è raro, infatti, anche per la cachaça parlare ormai di multidistillazione o di affinamenti per periodi superiori ai 3 anni.

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