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Davide Gibertini è il nuovo amministratore delegato di Stock Spirits Italia

Stock Spirits Italia Davide Gibertini
Il manager, che vanta una lunga esperienzza in realtà multinazionali e di private equity, dove ha ricoperto ruoli di primo piano, succede alla guida della storica azienda italiana a Evelina Teruzzi

Cambio al vertice di Stock Spirits Italia. La storica azienda fondata a Trieste nel 1884 e oggi parte di Stock Spirits Group, ha un nuovo amministratore delegato: è Davide Gibertini, che succede nella carica a Evelina Teruzzi, che ha ricoperto il ruolo dal 2022.

Gibertini vanta una lunga esperienza in realtà multinazionali e di private equity, nelle quali ha ricoperto incarichi di primo piano. È stato group commercial director per la realtà della farmaceutica Havea, dove ha gestito con successo l’integrazione nel di più realtà aziendali. Ha inoltre un'ampia conoscenza del settore dei beni di largo consumo, grazie ai ruoli di leadership commerciale svolti in aziende come Reckitt-Benckiser e, nel settore del food&beverage, come The Kraft Heinz Company e Birra Peroni. Ruoli che gli hanno consentito di acquisire competenze strategiche in ambito commerciale e trade marketing e nella gestione di team complessi.

Costruire esperienze memorabili

Ora per lui comincia una nuova avventura in una storica azienda italiana degli spirit, che lo scorso anno ha festeggiato i suoi primi 140 anni di vita (leggi Stock Spirits Italia festeggia i 140 anni lanciando Bitterissimo Stock), con il compito di proseguirne il percorso di crescita forte di un portafoglio spirit di alto livello.

«Questo è un nuovo capitolo entusiasmante della mia carriera che mi riporta in un mercato estremamente appassionante, in un periodo di profonda e positiva trasformazione – ha commentato in una nota che ne annuncia la nomina il neo amministratore delegato -. In Stock Spirits, siamo pronti a costruire esperienze memorabili per i nostri consumatori, affrontando con coraggio le sfide e anticipando i cambiamenti. Il mio obiettivo è far crescere questa realtà internazionale in Italia, puntando su una solida strategia e su una forte collaborazione con i nostri clienti. Non vedo l'ora di lavorare con un team appassionato, pronto a fare la differenza guardando al futuro con visione e determinazione».

Felice della nuova nomina Jean-Christophe Coutures, ceo Stock Spirits Group. «Siamo entusiasti di avere Davide con noi ha dichiarato il numero uno del gruppo -. Porterà la sua passione e competenza per supportare la realizzazione della nostra strategia. Uniamoci nell'augurargli successo nel suo percorso in Stock Spirits».

Indie Bartender lancia il primo database mondiale di cocktail menu

Cocktail Menu Collection Indie Bartender Danil Nevsky
Danil Nevsky, fondatore di Indie Bartender
La Cocktail Menu Collection raccoglie drink list da tutto il mondo, consultabili gratuitamente. Danil Nevsky: «Così forniamo ispirazione e democratizziamo il merito»

Sono 106 al momento, ma l’obiettivo è già fissato sulle quattro cifre. Sono i menu già disponibili nella Cocktail Menu Collection, il nuovo strumento integrato in Indie Bartender: la creatura di Danil Nevsky, probabilmente il comunicatore più noto del settore bar, si arricchisce di un archivio di file PDF, presso il quale gli iscritti possono consultare gratuitamente menu raccolti dallo stesso Nevsky in giro per i continenti, o forniti dai bar di tutto il mondo.

«I menu sono una parte fondamentale del lavoro di un bar», spiega Nevsky, eletto al secondo posto tra le personalità più influenti del mondo bar da Bar100 nel 2024. «Se però non si ha la possibilità di viaggiare regolarmente, l’unica alternativa è beccarsi una serie di fotografie postate su Instagram da chi visita questo o quel locale. Ci si perde così la visione più ampia del modo in cui il menu è strutturato, descritto, presentato: la Cocktail Menu Collection vuole colmare questo vuoto, permettendo ai bartender di tutto il mondo di consultare il lavoro dei colleghi, ovunque».

Ispirare i bartender e dare visibilità ai team

L’obiettivo del progetto, descritto in esclusiva per Bargiornale dallo stesso Nevsky, è fornire ispirazione ai bartender e al tempo stesso garantire visibilità e traccia (la cosiddetta digital footprint, ndr) ai team che lavorano alla creazione dei menu e troppo spesso non ricevono l’apprezzamento che meriterebbero: «I menu hanno vita breve, cambiano regolarmente: magari vincono un premio ma il bar si sta già dedicando a costruire il successivo, e a raccogliere i riconoscimenti sono sempre i frontmen, non tutti i membri del team che contribuiscono. Io vorrei permettere a tutti di avere merito, una democratizzazione, anche solo per poter realizzare un portfolio da presentare come referenza nella carriera futura».

In un momento in cui l’attenzione sui menu va intensificandosi (i BarAwards di Bargiornale conferiscono un premio speciale dedicato), è anche facile incontrare bar che addirittura cambiano lista ogni tre mesi. E magari è un po’ troppo: «Forse mancano proprio le risorse per comprendere che non è necessario», prosegue Nevsky. «La Collection è una sorta di guida: quanti bartender sono anche designer, grafici, artisti? Far da bere è un conto, ma realizzare un menu vero e proprio, da principio a fine, è un’altra cosa e servono strumenti e conoscenze più specifiche di quanto sembri».

Il linguaggio è cruciale

Oltre all’archivio, Nevsky produrrà una serie di contenuti digitali per commentare i singoli menu presenti in collezione, descrivendone tre criteri: concetto, aspetto e struttura, perché il discorso va ben oltre i semplici cocktail. «Il linguaggio è il dettaglio cruciale», insiste Nevsky. «Lo scopo di un menu dovrebbe essere permettere agli ospiti di scegliere con consapevolezza: i miei preferiti sono quelli che riportano il nome del drink, chiaro e facile da pronunciare, e tre o quattro parole che descrivano sapori e aromi, piuttosto che tutti gli ingredienti. Se un menu è chiaro, fa risparmiare tempo e fatica anche al personale di sala, che non deve spiegare ciascun drink a ogni ospite».

Non si corre il rischio di avere bartender che si iscrivono alla piattaforma con il solo scopo di “rubare” ricette altrui? «Sì, potrebbero anche solo copiare da lì e rendere le proprie offerte simili alle altre. Ma non sarebbe una novità e in ogni caso si innescherà una selezione naturale: si può copiare quanto si vuole, ma chi sarà più critico, analitico e soprattutto maturo, evolverà. Noi intanto forniamo l’ispirazione». Infine, menu digitale o fisico? «Il QR Code fa risparmiare, per carità. Ma volete mettere un file whatsapp rispetto alla consistenza, l’aspetto e l’esperienza di un menu cartaceo di qualità?».

 

English Version

Indie Bartender launches the world's first global cocktail menu database

The Cocktail Menu Collection gathers drink lists from around the world, accessible for free. Danil Nevsky: «This way, we provide inspiration and democratize recognition»

Currently, there are 106 menus available, but the goal is already set in the four-digit range. These are the menus included in the Cocktail Menu Collection, a new tool integrated into Indie Bartender. Created by Danil Nevsky—arguably the most well-known communicator in the bar industry—this platform now features an archive of PDF files where registered users can freely browse menus collected by Nevsky himself from across the globe or submitted directly by bars worldwide.

«Menus are a fundamental part of a bar’s work», explains Nevsky, who was ranked the second most influential personality in the bar world by Bar100 in 2024. «However, if you don’t have the opportunity to travel regularly, your only alternative is scrolling through a series of Instagram photos posted by people visiting different venues. This way, you miss out on the broader perspective of how the menu is structured, described, and presented. The Cocktail Menu Collection aims to bridge that gap, allowing bartenders worldwide to explore the work of their peers anywhere».

The project’s goal is to inspire bartenders

As Nevsky revealed exclusively to Bargiornale, the project’s goal is to inspire bartenders while also providing visibility and a digital footprint for the teams behind these menus—professionals who often don’t receive the recognition they deserve. «Menus have a short lifespan; they change regularly. A menu might win an award, but the bar is already working on the next one, and the recognition usually goes to the frontmen, not to all the team members who contributed. I want to ensure that everyone gets the credit they deserve—a democratization of recognition—while also helping them build a portfolio to use as a career reference».

At a time when the focus on menus is increasing (Bargiornale’s Barawards even includes a special award dedicated to them), more bars are changing their menus as often as every three months. But is that too much? «Perhaps it’s simply a lack of resources to understand that constant change isn’t necessary», Nevsky continues. «The Collection serves as a guide: how many bartenders are also designers, graphic artists, or creatives? Making great drinks is one thing, but crafting a full-fledged menu from start to finish requires specific skills and tools that aren’t always obvious».

Language is the key detail

Beyond the archive, Nevsky will produce a series of digital content analyzing the menus in the collection based on three criteria: concept, aesthetics, and structure. After all, it’s about much more than just the cocktails themselves. «Language is the key detail», Nevsky emphasizes. «A menu’s purpose should be to help guests make informed choices. My favorites are those that include a clear, easy-to-pronounce drink name, along with three or four words describing the flavors and aromas rather than listing all the ingredients. A well-structured menu saves both time and effort for the service staff, reducing the need to explain each drink individually to every guest».

But what about the risk of bartenders joining the platform simply to “steal” recipes? «Yes, they could just copy from there and make their offerings look similar to others. But that wouldn’t be anything new. Ultimately, a natural selection process will take place: you can copy all you want, but those who are more critical, analytical, and mature will evolve. Our job is to provide inspiration».

Finally, digital or physical menus? «QR codes save money, sure. But can a WhatsApp file really compare to the texture, design, and experience of a high-quality printed menu?».

Parte la dolce sfida del Campionato del bergamotto in Pasticceria

Campionato del bergamotto in Pasticceria
Aperte fino al 10 maggio le iscrizioni per la prima edizione del concorso organizzato da Apei, che sfida pasticcieri, gelatieri e lievitisti a creare originali dolci con il bergamotto di Reggio Calabria

Il bergamotto, agrume simbolo della Calabria, è il grande protagonista di un nuovo contest dedicato all’arte dolciaria. A organizzarlo è Apei, l’associazione degli Ambasciatori pasticceri dell’eccellenza italiana, presieduta dal maestro Iginio Massari, che ha aperto le iscrizioni per la prima edizione del Campionato del bergamotto di Reggio Calabria in Pasticceria. Una sfida lanciata ai pasticcieri professionisti, senza vincoli territoriali o associativi, chiamati realizzare creazioni originali che valorizzino ed esaltino le qualità del bergamotto.

Il concorso è aperto a tutti i professionisti del settore, pasticcieri, gelatieri, lievitisti, che lavorino presso una pasticceria o un punto vendita e che abbiano un’attività al pubblico e, in più, che utilizzino Instagram e/o Facebook. I concorrenti dovranno partecipare a due sezioni a loro scelta tra Pasta lievitata, Torta da forno e Torta gelato, e le loro creazioni dovranno avere il bergamotto di Reggio Calabria come gusto aromatico prevalente.

Come partecipare

Per partecipare al Campionato del bergamotto occorre iscriversi sul sito apeiitalia.it (dove è disponibile il regolamento completo), compilando l’apposito form e inserendo le proprie ricette per le due sezioni di gara che ha scelto, oppure inviandole alla mail segreteria@apeiitalia.it. In ogni caso, la data ultima per le iscrizioni e per l’invio delle ricette è il prossimo 10 maggio.

Per le categorie Pasta lievitata e Torta da forno, però, l’invio della ricetta non è sufficiente: occorre anche spedire le creazioni, entro il 22 maggio a Cast Alimenti (Via Serenissima, 5, 25135 Brescia). I prodotti per la categoria Torta gelato, invece, verranno valutati esclusivamente sulla base della ricetta e dei bilanciamenti.

Entro il 10 maggio i concorrenti dovranno anche pubblicare sui propri profili social una foto delle creazioni, inserendo i tag/link che verranno loro comunicati dall’organizzazione e segnalando la pubblicazione sempre alla mail segreteria@apeiitalia.it

La finale a Reggio Calabria

Una commissione valuterà le proposte e, sulla base della somma dei punteggi ottenuti nelle due categorie, selezionerà i 10 professionisti che prenderanno parte alla finale del concorso, in programma il 19 luglio a Reggio di Calabria nell’ambito della 25esima edizione del BergaFest, la kermesse che celebra il bergamotto organizzata dall’Accademia Internazionale del Bergamotto di Reggio Calabria.

A valutare le tre creazioni saranno tre giurie: tecnica, composta da pasticceri di livello mondiale; critica, formata da rappresentanti del mondo della stampa; giuria popolare, composta dal pubblico.

Il vincitore del Campionato del bergamotto di Reggio Calabria in Pasticceria sarà il concorrente che avrà ottenuto il punteggio più alto dalla somma dei voti nelle due categorie assegnati dalla giuria tecnica. Ma saranno premiati anche gli autori del dolce preferito dalla critica e di quello più votato dal pubblico.

 

L’Artusi senza confini, aperte le iscrizioni al contest firmato Surgital e Casa Artusi

Il concorso è riservato a chef under 35, stranieri ma in Italia per lavoro, che dovranno creare una loro ricetta utilizzando uno dei prodotti contenuti nella gamma di Laboratorio Tortellini, marchio Surgital

Surgital, in collaborazione con Casa Artusi, lancia “l’Artusi senza confini”, un contest dedicato a giovani chef stranieri che lavorano in Italia. Spirito dell’iniziativa, quello di celebrare la cucina italiana in un’ottica internazionale, favorendo contaminazioni culturali e reinterpretazioni creative.

I partecipanti dovranno ideare un piatto originale a base di pasta fresca, ispirato a una ricetta del celebre libro di Pellegrino Artusi, “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”, rielaborandola con influenze del proprio Paese d’origine.

Tra i requisiti, l’utilizzo obbligatorio di un prodotto della linea Laboratorio Tortellini di Surgital, senza altre restrizioni sugli ingredienti o sulla tipologia di piatto.

La finale

I finalisti, tutti under 35, si sfideranno in un live cooking il 12 maggio 2025 presso Casa Artusi a Forlimpopoli, e verranno valutati da una giuria presieduta dallo chef stellato Luca Marchini, patron del ristorante L’Erba del Re di Modena, e della quale faranno parte l’accademico Andrea Gianotti, professore all’Università di Bologna e Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze e cultura della gastronomia, la giornalista Martina Liverani, il direttore di Grande Cucina Federico Lorefice, e a un rappresentante del marketing di Surgital e uno di Casa Artusi.

Le iscrizioni

Le iscrizioni sono aperte da metà febbraio a fine aprile 2025 sul sito italiangourmet.it/lartusisenzaconfini.

In palio, oltre alla pubblicazione delle ricette in un ricettario digitale, la partecipazione alla Festa Artusiana 2025 come guest chef per i primi tre classificati. Il vincitore assoluto otterrà inoltre un corso di formazione professionale “one to one” di 20 ore al Congusto Institute di Milano.

 

 

Il doppio colpo di Champagne Lallier: arrivano Réflexions 0.21 e Réflexions 0.21 Brut Rosé

Lallier _REFLEXIONS_R.021
Le due novità presentate al Lubna di Milano. Sono la prima creazione completa dello Chef de Cave Dominique Demarville

Tre "prime volte", una di maggior rilievo dell'altra. Champagne Lallier arriva sul mercato italiano con le sue novità e apre nuovi scenari, prima di tutto nel proprio corso ultracentenario iniziato nel 1906 ad Aÿ, nel pieno centro della regione Grand Cru della Champagne. Al Lubna di Milano dello chef Enrico Croatti, il nuovo spazio multiforme in zona sud che ha visto ospite anche lo chef Peter Brunel dell’omonimo ristorante stellato, lo Chef de Cave Dominique Demarville ha presentato una doppia nuova uscita che racconta di tre piccoli, enormi dettagli mai vissuti prima.

La linea Réflexionscreata nel 2010 da Francis Thibault, si arricchisce di due nuove referenze che rappresentano la prima creazione completa di Demarville, dalla vigna alla bottiglia: il Réflexions 0.21 e il Réflexions 0.21 Brut Roséche per la prima volta in assoluto fa il suo esordio in gamma. Due espressioni accomunate dalla coerenza con il credo Lallier, fatto delle quattro "emozioni" che si rincorrono nel lavoro tra terra e cantina: freschezza e purezza del terroir, intensità e profondità dal fare vino in senso stretto, così che, come racconta Demarville, «il tocco Lallier rimanga inconfondibile, ma ogni Réflexions mantenga una propria identità».

Nuovo concetto di vintage

Réflexions 0.21 tiene fede al "nuovo concetto di vintage" di Lallier, che punta a valorizzare il carattere del raccolto che domina il blend (Il nome indica che la maggioranza delle uve utilizzate deriva appunto dal 2021). «È il blend più importante cui ci dedichiamo ogni anno - prosegue lo Chef de Cave -, studiando la varietà che caratterizza l'annata. Il 2021 è stato un anno molto sfidante in Champagne, con pioggia continua e freddo soprattutto all'inizio della stagione: è stata una delle annate con meno raccolto degli ultimi dieci anni. Poi ad agosto e settembre una sorta di miracolo, un clima perfetto per la maturazione delle uve, bellissime anche se non troppe, ed è da queste che nasce Réflexions 0.21». 

Qui la terza "prima volta": un tocco di Meunier (7%) che aggiunge complessità e intensità al blend, composto anche da 44% Chardonnay e 49% Pinot Nero, per un dosaggio zuccherino leggerissimo a 7 grammi per litro, a donare una minima, ma apprezzabile cremosità. Naso agrumato e di fiori bianchi, palato elegante con una freschezza lunghissima e di pregevole persistenza.

Un rosé dallo stile identitario

Réflexions 0.21 Brut Rosé è invece un blend di Réflexions e una minima percentuale (7%) di vini rossi da vigneti gran cru nell’area di Busy: ne deriva lo stile identitario per colore, freschezza e un riflesso di amarezza. «Volevamo - spiega Demarville - creare un rosè che avesse un alto livello di freschezza, intensità e un finale molto lungo». Si percepiscono frutta rossa, ciliegia, fragole, al palato è di corpo pieno con una leggera acidità bilanciata da una minima nota tannica: 43% di Pinot Noir (di cui il 7% vinificato in rosso), 41% di Chardonnay e 6% di Meunier. In attesa, già da oggi, della prossima annata (di successo).

Julius Meinl: oltre 160 di eccellenza tra tradizione, innovazione e sostenibilità

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La linea di miscele The Originals Bio Fairtrade di Julius Meinl
Punto di riferimento nella cultura del caffè, l’azienda prosegue la sua crescita fatta di ricerca della massima qualità, rispetto per l’ambiente e innovazione costante. Valori esaltati dalla linea di miscele pregiate The Originals Bio Fairtrade, certificate Bio e Fairtrade

Da oltre 160 anni, Julius Meinl rappresenta un punto di riferimento nella cultura del caffè, unendo la tradizione viennese all’innovazione e alla sostenibilità. L’azienda, con un cuore produttivo a Vicenza, continua a distinguersi nel settore grazie a una filosofia che coniuga qualità, responsabilità ambientale e ricerca costante dell’eccellenza.

L’attenzione alla qualità e alla sostenibilità ha portato Julius Meinl a sviluppare prodotti che incontrano le esigenze di un mercato in continua evoluzione. La crescente sensibilità verso scelte etiche e responsabili ha guidato il successo della linea The Originals Bio Fairtrade, che nel 2024 ha superato i 6 milioni di euro di vendite, conquistando oltre 2000 clienti attivi.

Questa gamma di miscele pregiate, certificate Bio e Fairtrade, incarna perfettamente l’impegno dell’azienda nel garantire non solo eccellenza nel gusto, ma anche un impatto positivo sull’ambiente e sulle comunità di coltivatori. Blend come Gloriette Gold, Belvedere Blend e Danube Delight si distinguono per profili aromatici unici e una lavorazione attenta che esalta la purezza delle materie prime. Nel corso dell’anno, la gamma si è ampliata con il lancio dei formati da 500 g, con pack riciclabile, per Belvedere Blend e Danube Delight, rispondendo alla crescente richiesta di soluzioni sostenibili e pratiche per il settore Horeca.

Rispettare la qualità del caffè e l’ambiente

Ogni dettaglio del processo produttivo è studiato per rispettare la qualità del caffè e l’ambiente. L’uso di packaging riciclabile, l’installazione di pannelli fotovoltaici e l’adozione di tecnologie all’avanguardia hanno permesso una riduzione significativa delle emissioni di CO₂. L’azienda punta, inoltre, a raggiungere il 100% di approvvigionamento responsabile entro il 2025, attraverso iniziative come il Generations Program in Colombia e Uganda, volto a migliorare le condizioni di vita dei coltivatori e promuovere pratiche agricole sostenibili, e l'iniziativa Responsibly Selected Coffee, che garantisce l’acquisto del caffè attraverso schemi di sostenibilità conformi al Coffee Sustainability Reference Code della Global Coffee Platform.

Le miscele conquistano l’alta pasticceria

Il prestigio delle miscele Julius Meinl si riflette anche nel mondo dell’alta pasticceria. Antonio Bachour, pastry chef di fama mondiale e Global Brand Ambassador del brand, utilizza questi caffè nelle sue creazioni, dimostrando come il connubio tra qualità e innovazione possa dare vita a esperienze sensoriali straordinarie. La cultura del caffè viennese, con la sua storicità e raffinatezza, continua a influenzare il modo in cui Julius Meinl interpreta e trasmette il piacere di un caffè d’eccellenza.

Un futuro fatto di innovazione e sostenibilità

Guardando al futuro, Julius Meinl prosegue il suo percorso di crescita con un impegno costante verso la sostenibilità e l’innovazione. Il 2025 vedrà ulteriori novità, con l’obiettivo di rendere il caffè un’esperienza sempre più consapevole e rispettosa dell’ambiente. Con una tradizione secolare e una visione proiettata al domani, Julius Meinl continua a scrivere la storia del caffè, una tazza alla volta, portando avanti i valori della cultura viennese e trasformandoli in un’esperienza moderna e sostenibile.

Alice Musso vince la finale italiana di The Vero Bartender 2025

Alice Musso_vincitrice della Finale Italia di The Vero Bartender 2025
Alice Musso, vincitrice della finale italiana di The Vero Bartender 2025
La giovane bartender del Drink Kong di Roma, Alice Musso, vince la finale italiana della competizione promossa da Amaro Montenegro, con il cocktail Chronosphere. Appuntamento per la finale global a Bologna il 9 aprile, dove Alice sfiderà i migliori professionisti selezionati in 8 Paesi.

Futuro distopico e ambientazioni da fantascienza nelle narrazioni degli otto finalisti italiani di The Vero Bartender 2025. Alla fine l’ha spuntata Alice Musso - classe 1995, volto del Drink Kong di Roma e terza a Barawards 2024 nella categoria Bartender dell’anno - con un concept di drink volto a rappresentare un'umanità all’opera per adattarsi al nuovo clima del pianeta.

Alice Musso in azione TVB Finale Italia 2025
Alice Musso in gara. Location della finale italiana era lo spazio ARCA Milano

Amaro Montenegro festeggia 140 anni

L’orologio virtuale della competition si è spostato sul 2165, il tema della gara - competizione internazionale proposta da Amaro Montenegro, che quest’anno festeggia i 140 anni del brand, giunta alla settima edizione - era proprio il futuro (Shaping the future). I partecipanti - selezionati in tutta Italia nei mesi scorsi - sono stati invitati a proiettarsi 140 anni avanti nel tempo, sfidandosi nella creazione di cocktail all’avanguardia a base di Amaro Montenegro con tecniche, preparazione e forme che testimoniassero uno sforzo di innovazione e anche di visione.

Il futuro in un bicchiere

Otto finalisti si sono Abbiamo assaggiato bicchieri commestibili, ascoltato storie su party dell’altro mondo (su Marte), applaudito ad alleanze tra esseri umani e organismi monocellulari o funghi. Questi cocktail del futuro sono stati assaggiati da Rudi Carraro (Global Brand Ambassador Amaro Montenegro), Luca Bruni (vincitore dell’edizione passata di The Vero Bartender, oltre che Bartender dell’anno a Barawards 2024)), Fabio Bacchi (Fondatore Bar Tales Magazine e Roma Bar Show) e Edoardo Nono (proprietario del Rita & Cocktail’s e del Rita’s Tiki Room di Milano), seduti al banco della giuria.

Alice Musso_cocktail TVB
Cronoshepre, il cocktail presentato da Alice Musso

Il drink vincente: Chronosphere

Il cocktail presentato da Alice Musso - sulle note di Interstellar e con citazioni orwelliane - si chiama Chronoshpere. «Dentro c’è una idea di futuro - ci ha spiegato lei ancora emozionata poco dopo la proclamazione - che ci presenta un pianeta molto diverso, per via di tutti i cambiamenti climatici e l’inquinamento che gli esseri umani hanno causato. Allo stesso tempo c’è la consapevolezza di questo e la volontà di adattarsi a tutti questi cambiamenti. Nel drink, oltre ai 45 ml di Amaro Montenegro, prodotto icona della mixology italiana, anche una soda composta da sherry al cocco - un prodotto tradizionale e un frutto identificato come nuovo prodotto autoctono della zona di produzione dello sherry stesso - e un cordiale al mango senza aggiunta di acidi o di zuccheri, a simboleggiare un’altra pianta tropicale che è già entrata a far parte delle coltivazioni mediterranee e, insieme, l’attenzione all’alimentazione sana».

«Il livello quest’anno era veramente alto, tutti i finalisti hanno portato dei cocktail incredibili. Quello che più mi ha colpito delle proposta di Alice è il gusto del cocktail», ci spiega Luca Bruni, giurato ed ex campione di The Vero Bartender. «Al di là delle performance e dello storytelling di tutti i finalisti, pensa che lei abbia fatto la differenza proprio in termini di gusto».

Alice Musso con i finalisti TVB Finale Italia 2025
Alice Musso con i finalisti The Vero Bartender Finale Italia 2025

I drink dei finalisti di The Vero Bartender

Sforzi di immaginazione davvero imponenti, quelli visti in finale. Martina Bracca, dello Smile Tree di Torino, ha presentato Nova Aurora. Tra gli ingredienti konbucha al caffè e melassa e una fermentazione di bucce di ananas con zucchero e spezie come cannella, cardamomo, anice stellato, a simboleggiare una inusuale “collab” tra esseri umani e batteri. Christian Costantino del Marina del Nettuno di Messina, si è proiettato Su un altro pianeta!, con un cordial in polvere con camomilla, aceto di mele, acido citrico e zucchero all'arancia, a completare un drink servito al Monte, il bar più esclusivo di Marte, dove umani e marziani si ritrovano a fare festa. Vestito da astronauta, Daniele Ventura dello Smiley Steakhouse di Capo d’Orlando (Sicilia) si è lanciato anche lui nello spazio al Montenegro Space, cocktail bar situato più o meno tra Venere e Marte. Ecosfera il suo drink, con liquido al plasma di frutta galattica e garnish con omino spaziale. Shakerato a gravità zero. Marco Giovani, dell’Eclectica Lab de La Spezia, ha immaginato il ritrovamento di una cassa di Amaro Montenegro come ristoro per i sopravvissuti a un futuro distopico. Amaro accompagnato, nel drink Booster, da acquavite di teff (un cereale antichissimo e privo di glutine) e un survival cordial. Luca Goracci ha immaginato anche lui una inedita alleanza tra mondo degli umani e mondo dei funghi per salvare il Pianeta, con un cordiale a base di funghi a caratterizzare il suo drink, Simbiosi. Funghi protagonisti anche in Cosmic Mycota, cocktail di Lalita D’Alessandro dell’Inn Cafè di Alessandria, con infusione di shiitake in Amaro Montenegro e shrub alla carota, impreziositi da un’aria cosmica allo zenzero e sale. Federica Di Lella di Puntosette (Torino) ha presentato l’ingrediente principale della competition come un elisir di longevità e ha ingaggiato i giudici perché “rianimassero” i quattro elementi aria-acqua-terra-fuoco in un nuovo mondo, brindando con il cocktail Ava (cordial di avocado ed estratto fresco di barbabietola chiarificato).

Appuntamento al 9 aprile per la finale global a Bologna

In attesa di verificare cosa davvero ci riserverà il futuro remoto al bancone del bar, possiamo guardare un poco più vicino e segnare in agenda la data del 9 aprile, quando Alice Musso si farà portabandiera italiana nella finale global di The Vero Bartender, sfidando i migliori colleghi selezionati in altre otto nazioni: Australia, Canada, Cina, Emirati Arabi, Messico, Regno Unito, Spagna e USA.

Tappa a Napoli per la Negroni Room Experience di Campari

Negroni Room Experience
Approda nella città partenopea (fino al 31 marzo) il tour nella Penisola firmato dal marchio, che propone un'esperienza immersiva, tra arte, miscelazione e cultura, dedicata all'iconico cocktail

Approda a Napoli la Negroni Room Experience, la nuova iniziativa itinerante firmata Campariper celebrare il cocktail italiano per eccellenza, attraverso un’esperienza immersiva di alto livello. Un progetto ispirato al format della Negroni Room creato da Carico Milano (leggi Inaugurata la Negroni Room by Carico. La nostra prova sul campo) che la collaborazione con Campari ha trasformato in un tour per la Penisola, che in ogni sua tappa propone un percorso multisensoriale che unisce arte, cultura, miscelazione e gastronomia, nel segno dell’iconico aperitivo.

Un tour che, partito lo scorso settembre da Firenze, dove il Negroni è nato, nel 1919 al Caffè Casoni, è proseguito a ottobre a Torino, per arrivare ora nella città partenopea, prima tappa del 2025, dove farà sosta fino al prossimo 21 marzo.

Nel pop-up bar presso Lhttps://www.bargiornale.it/wordpress/wp-admin/post-new.phpa Galleria Lia Rumma, gli ospiti potranno vivere la loro esperienza attraverso un percorso multisensoriale che li condurrà alla scoperta della storia e dell’evoluzione del grande cocktail e che culmina in una stanza immersiva dove, durante l’aperitivo o la cena, potranno degustare diversi drink accompagnati da piatti in abbinamento. A rendere l’esperienza ancora più ricca il contributo di alcuni importanti cocktail bar della città, quali L’Antiquario, il Riot Concept Store, il MobyD e il Primo Maggio, i cui bartender proporranno le loro interpretazioni del Negroni, rendendo la serata ancora più speciale.

Dopo Napoli il tour ripartirà per fare tappa in altre città italiane, tra le quali Roma.

Come partecipare

L’esperienza della Negroni Room Experience è a pagamento, con accesso esclusivo per piccoli gruppi. I biglietti sono possono acquistare sul sito dell’iniziativa o presso i cocktail bar partner delle varie tappe. Due le formule possibili: aperitivo, che prevede tre portate con altrettanti cocktail in abbinamento (cisto 48 euro); cena, con cinque portate sempre con altrettanti drink in abbinamento (costo 78 euro).

Iscrizioni aperte per la Tiki Master Cocktail Competition by Daniele Dalla Pola

Tiki Master Cocktail Competition
Creare un moderno cocktail che sappia esaltare in tutti i suoi aspetti la tiki culture è la sfida della nuova competizione ideata e organizzata dal bartender e imprenditore, tra i protagonisti indiscussi della new wave tiki internazionale. Iscrizioni aperte fino al prossimo 10 aprile

In palio per il vincitore c’è il titolo di Tiki Master. Parliamo della Tiki Master Cocktail Competition, nuovo cocktail contest tutto focalizzato sulla miscelazione tiki. A idearlo e organizzarlo, uno dei massimi esperti e cultori della materia e della esotic mixology, Daniele Dalla Pola, tra i protagonisti indiscussi della new wave tiki internazionale, fondatore del Nu Lounge di Bologna, dell’Esotico Miami, ora chiuso, dall’altra parte dell’Oceano, e del Kaona Room, sempre a Miami.

La competizione va alla ricerca dei nuovi eredi di Donn Beach, al secolo Ernest Raymond Beaumont Gantt, il padre della tiki culture, e di Trader Vic (Victor J. Bergeron), altro grande esponente del movimento. La sfida lanciata ai bartender è dunque di dare fondo alla loro creatività per dare vita a un moderno cocktail tiki, fondendo tradizione e innovazione, capace di evidenziare la profondità dei sapori, l’immaginario e la maestria che definiscono il mondo tiki.

Molto più di un contest

Ma la Tiki Master Cocktail Competition è un progetto che nasce con ulteriori ambizioni. Il debutto in Italia è un primo passo verso l’estensione a livello internazionale: obiettivo di Dalla Pola è infatti di portare la competizione nei principali festival a tema rum e nei bar show di tutto il mondo. Un progetto che ha come missione di costruire una comunità globale dei bartender tiki, che celebri la miscelazione esotica e la cultura del rum sul palcoscenico planetario.

Non a caso la finale della competition si terrà prossimo 5 maggio a Livorno, nell'ambito di Tikitaly, il più importante raduno tiki della Penisola. L’evento organizzato da Surfer Joe, da un'idea di Luca Valdambrini e Paul Campese, andrà in scena presso lo stesso locale ispirato alla surf music dal 3 al 5 maggio, e vedrà la partecipazione di alcuni dei migliori tiki bar del mondo, con i loro bartender che presenteranno le loro ricette d’autore.

Come partecipare

Tornando alla Tiki Master Cocktail Competition, i bartender che vogliono prendere parte alla gara possono farlo fino al prossimo 10 aprile, compilando il modulo d’iscrizione sul sito del concorso (dove c’è il regolamento completo) con i propri dati e inserendo la ricetta del proprio cocktail. Questo deve essere una originale creazione, composta da massimo 7 ingredienti che dovranno essere esclusivamente quelli compresi nell’elenco dei marchi partner, che il concorrente trova sempre sul sito del contest. È permesso l’utilizzo di un ingrediente homemade, preferibilmente però realizzato con prodotti Reàl, così come creare un rum blend, ma sempre composto solo con i distillati dei brand nell’elenco.

Come funziona

Gli autori delle 10 migliori ricette si sfideranno nella finale a Livorno, che sarà presentata da Julian Biondi, firma di Bargiornale, dove presenteranno il loro cocktail a una giuria presieduta da Dalla Pola e composta da altri big del panorama della miscelazione tiki e tropicale, quali Marie King, Gianni Zottola, Scotty Schuder e Simone Pastanella.

Giuria che valuterà la performance dei finalisti considerando l’originalità del cocktail, la capacità di riflettere l’essenza della cultura tiki, l’esperienza gustativa che offre, ma anche le abilità tecniche del concorrente, la sua capacità di creare e raccontare una storia attorno alla sua creazione e di intrattenere e coinvolgere il pubblico.

Oasium, la nuova edizione limitata di Hendrick’s arriva dal deserto

Oasium Hendrick's Oasium
Arriva in Italia l’ultima uscita del Cabinet of Curiosities di Leslie Gracie, ispirata all’incontro con un’oasi dopo una gita particolare

La mitica master distiller di Hendrick’s, Leslie Gracie, ha messo la sua firma inconfondibile su un nuovo prodotto parte del suo Cabinet of Curiosities, la collezione di edizioni limitate che lo scorso anno aveva visto il lancio di Hendrick’s Grand Cabaret (leggi Hendrick’s Grand Cabaret: la nuova release del Cabinet of Curiosities). È la sesta meraviglia della serie, e per realizzarla, Ms Gracie si è spinta fino ai luoghi più disparati e lontani: «L’ispirazione mi è venuta dopo un’escursione in un deserto», racconta dopo essere stata raggiunta in esclusiva da Bargiornale.

«È stata un’esperienza illuminante, perché ci siamo fermati in un’oasi ricchissima di erbe e profumi dopo aver fatto un’escursione a dorso di cammello, e da lì mi sono venute le idee migliori per lavorare a Oasium: è stato come imbottigliare un momento pieno e significativo, per sempre».

Bevibilità e versatilità

Come anche in passato, Hendrick’s (proprietà di William Grant & Sons) rimane piuttosto silente circa le erbe aromatiche specifiche utilizzate per la ricetta: rimane lo scheletro identitario del brand, quella freschezza tipica data dal cetriolo che si accompagna a profumi floreali di rosa e al ginepro. La novità, come segnala l’azienda, si concretizza in “un romantico intreccio di lussureggianti aromi verdi, toni erbacei delicati e un finale leggermente agrumato”, che la master distiller definisce come la chiave per la bevibilità e la versatilità di questa nuova versione. Al palato si esaltano note di frutta matura (albicocca, pesca, fragola) e sentori tropicali.

Nuova risorsa per i bartender

A Leslie Gracie si affianca il Global Brand Ambassador Ally Martin, che non esita a guardare la dimensione del gin con addirittura rinnovato entusiasmo. Se è vero che sono ormai innumerevoli le etichette presenti sul mercato, l’altra faccia della medaglia è «una quasi infinita possibilità e serie di risorse per i bartender, per poter proporre anche alle nuove generazioni di consumatori delle soluzioni orizzontali e mai banali: un Gin Tonic, un Martini, una rivisitazione di Paloma (l’Oasium Fizz, con succo di pompelmo, è il signature di Hendrick’s Oasium, ndr) ma anche ricette più complesse se trattate con le conoscenze di miscelazione contemporanea. Il mondo del gin è tutt’altro che saturo o finito».

Hendrick’s Oasium, distribuito in Italia in esclusiva da Velier, è imbottigliato a 43.4% nell’ormai riconoscibilissimo packaging che richiama le vecchie boccette da farmacista (750 ml) e una nuovissima etichetta arancione.

 

Transazioni più rapide e accesso immediato ai fondi, sono le premesse di Dojo

Dojo, brand commerciale di Paymentsense Ireland Limited, ha annunciato il suo ingresso nel mercato italiano ad ottobre 2024, portando un'innovativa tecnologia di pagamento pensata per supportare le imprese, con un focus particolare su quelle della ristorazione.

«La piattaforma è progettata per rispondere alle esigenze degli esercenti che desiderano velocizzare i pagamenti e semplificare la gestione operativa quotidiana – dice Antonio Di Berardino, Country Manager per l’Italia di Dojo -. In sostanza un’unica soluzione che elimina i ritardi negli incassi e che consente alle aziende di ricevere i pagamenti in poche ore, affrontando così le principali criticità legate alla lentezza delle transazioni e alla complessità della riconciliazione contabile».
Una suite completa per semplificare i pagamenti
Dojo offre una gamma di strumenti di pagamento digitali e in presenza, ideati per rendere le transazioni più rapide, agevolare la gestione contabile e garantire un accesso immediato ai fondi incassati.

Antonio Di Berardino, Country Manager per l’Italia di Dojo

Tra le novità del sistema Dojo anche l’integrazione della connettività Wi-Fi e 4G così da garantire transazioni fluide.
Una tecnologia, in sostanza, che consente alle imprese dell’ospitalità italiana di migliorare l’efficienza operativa: il personale può servire più clienti in meno tempo, mentre i titolari possono concentrarsi sulla crescita del business.
E i costi per l’esercente? “Dipendono da vari fattori, ma vengono tagliati su misura del singolo locale” conclude Di Berardino

Espansione europea e crescita record

Dojo ha individuato l’Italia come un mercato strategico, in cui l’uso delle carte di pagamento è in forte crescita: nei primi sei mesi del 2024, il volume delle transazioni ha registrato un aumento dell’8,6% su base annua, raggiungendo i 223 miliardi di euro. In un contesto caratterizzato da una forte presenza di PMI e un crescente interesse per la digitalizzazione, la tecnologia di Dojo rappresenta una soluzione innovativa.

Una tappa fondamentale

Il lancio nel nostro Paese segna una tappa fondamentale nell’espansione europea di Dojo, che nel 2024 ha già debuttato in Spagna e ha aperto il suo quartier generale europeo a Dublino. Questa crescita si inserisce in un anno straordinario per la fintech, che nel Regno Unito e in Irlanda ha registrato ricavi record di 367 milioni di euro (£310m) nell'anno finanziario chiuso il 31 marzo 2024, con un incremento del 28% rispetto all’anno precedente.
Ad oggi, Dojo serve oltre 150.000 aziende tra Regno Unito, Irlanda e Spagna, spaziando dai piccoli esercenti alle grandi imprese. Nel 2023, la fintech ha gestito oltre 2,2 miliardi di transazioni per un valore totale di 50 miliardi di euro (£42bn).

 

Andrea Villa firma la nuova drink list di Starbucks Reserve Roastery

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Andrea Villa, tre volte campione italiano di Coffee in Good Spirits
Sei le creazioni del pluricampione italiano di Coffee in Good Spirits che arricchiscono l'offerta di Arriviamo, il cocktail bar di Starbucks Reserve Roastery a Milano. Drink no e low alcol, con il caffè come naturale protagonista e che puntano sulla multisensorialità

Nuova drink list (con il caffè al centro) per Starbucks Reserve Roastery, il primo avamposto della catena americana ad aver aperto in Italia nel 2018. Sette anni dopo il menu di Arriviamo, l'elegante cocktail bar ritagliato all'interno dello scenografico ex Palazzo delle Poste in piazza Cordusio a Milano, si arricchisce con sei drink firmati da Andrea Villa, tre volte campione italiano della competizione Coffee in Good Spirits. Caratteristiche: spazio al low alcol e al no alcol, focus sull'esperienza del cliente, attenzione per la replicabilità e per gli ingredienti made in Italy. E naturalmente un posto d'onore per il caffè, ottenuto tramite diverse estrazioni di Milano Roastery Microblend, una miscela 100% arabica creata ad hoc dalla torrefazione interna di Starbucks Reserve Roastery.

Caffè cardine della drink list

«Il caffè è il cardine della drink list», spiega Villa. «E per me il caffè è condivisione e svago». I cocktail, disponibili dal 10 marzo e presentati al pubblico il 20 marzo da Villa in una serata con musica live, pescano dai ricordi d'infanzia del loro creatore e puntano sulla multisensorialità (da bere ma anche da guardare, annusare, toccare).

«Ho inoltre optato per una realizzazione che sia facilmente replicabile, semplice ma non banale». Tra i nuovi cocktail, che costano 12/16 euro, ce ne è anche uno da gara, vale a dire quello che Andrea Villa ha presentato alla competizione internazionale Coffee in Good Spirits del 2024 a Copenaghen (dove si è classificato al terzo posto). Si chiama Le mie radici e si ispira al Centro Italia: viene preparato con doppio espresso, succo di barbabietola, vermouth di uve Sagrantino, sciroppo al timo e Gardeum Floral Punch con acmella che dà un effetto frizzantino. Il risultato, grazie al passaggio in sifone caricato ad azoto, è vellutato, di un colore rosso intenso e decisamente low alcol, servito con un rametto di timo.

Drink che puntano sulla multisensorialità

In drink list si trovano poi Eden Elixir, un all day low alcol a base di caffè filtro ed espresso, porto Saneman Ruby, liquore alla foglia di fico, sciroppo di fiore di sambuco e liquore alla mora, guarnito con un fiore edule e servito con un fico essiccato spolverato con una nota citrica, Drops of Gold in cui il whisky e l'olio extravergine d'oliva vengono lavorati con il fat-washing e uniti a caffè filtrato, ratafià e succo d'ananas (il tocco finale sono tre gocce d'olio lasciate cadere sulla superficie) e l'agrumato Don't Pink about it, low alcol e senza caffè. Al suo posto un infuso di lampone, fiori di ibisco e ribes rosso, che regala al drink un acceso colore rosa, con gin Tanqueray 10, limoncello Villa Massa e una spruzzata di olio essenziale al bergamotto. Due i cocktail senza alcol: Aria di Primavera, con cold brew infuso alla lavanda, succo di mela verde, sciroppo di fiore di sambuco, ginger beer e aria di lavanda, e Beyond the Star, con sciroppo di zafferano, tè alla pesca e bevanda alla mandorla, con una stella di anice come garnish.

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