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Sali, questa drink list è un vero azzardo

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Hanafuda, uno dei cocktail della nuova drink list di Sali, a Milano
Riti e suggestioni del gioco d'azzardo giapponese ispirano le proposte della nuova drink list di Sali, cocktail bar in stile iyzakaya a Milano, firmata da Dario Baturi e Alessia Bellafante

Il Giappone seduce la mixology, ormai lo vediamo e lo raccontiamo da tempo. Lo sanno bene da Sali, cocktail bar dall'anima izakaya al settimo piano del Radisson Collection Hotel Santa Sofia Milano., dove è da poco stata varata una drink list tutta incentrata su una giocosa inspirazione: il gioco d'azzardo giapponese.

Trasformare un gioco in un cocktail

Sali è una creatura di Alessandro Mario Cesario e Christian Brigliadoro, fondatori del Gruppo Sequoia, che dopo Casa Tobago a Milano hanno affidato la proposta di questo elengante izakaya all'esperto bar manager Dario Baturi (ex House of Ronin), che è anche sake sommelier, affiancato da Alessia Bellafante, da poco uscita dall'esperienza da Gesto. A questo duo si deve una nuova drink list che trae ispirazione dal mondo del gioco d'azzardo giapponese, trasformando in cocktail d'autore riti e suggestioni di diversi giochi.

La carta drink va dai 18 ai 22 euro, con due proposte alcohol free a 14 euro. Abbiamo chiesto a Dario Baturi di raccontarci i più emblematici.

Sugoroku, uno dei cocktail della nuova carta di Sali, firmata Dario Baturi e Alessia Bellafante

Hanafuda, dal nome delle "carte dei fiori”, tradizionale mazzo giapponese usato in giochi come il Koi-Koi (un precursore delle nostre carte di scala 40). Elegante e setoso, il drink unisce Rump@blic con un taglio di rum agricole, canna da zucchero, crema di cocco e vetiver in un sorso che risulta floreale quanto basta, servito su una piccola tovaglietta e accompagnato dalla carte Hanafuda, che rimangono come omaggio ai clienti.

Pachinko, ispirato all'ibrido tra flipper e slot machine icona della cultura pop nipponica, è fruttato, bitter, acido ed effervescente, con Campari, Bulleit Bourbon, purea e succo di mango, vino acidificato e sciroppo alle cinque spezie.

Sugoraku è il nome di un gioco che ha varie declinazioni in Asia. Spiega Baturi: «Assume varie forme, a volte una sorta di backgammon, altre una specie di gioco dell'oca; da Sali diventa un drink di meditazione, di strategia, stile Old Fashioned: Sbollentiamo e grigliando la castagna, lavorandola con un whisky syrup. Poi aggiungiamo una generosa dose di whisky giapponese Hibiky Harmony e bitter al fungo hirochi, a legare le note del whisky e della castagna. Servito su cubo con fogliolina di Nasturzio».

Dario Baturi, bar manager Sali

Kakegurui, invece, non rimanda a un gioco specifico, ma al concetto di scommessa estrema, di brivido della scommessa. «È un po' la linea ispiratrice che sottende a tutta la drink list», spiega il bar manager. Il drink combina una foam di lemongrass, pepe Sichuan e cocco con l'acidità dello yuzu e le note dolci del melone invernale, esaltate dalle botaniche del gin e dai fiori di sambuco.

Obiettivo: distogliere lo sguardo dallo smartphone

Al di là dell'ispirazione e della tecnica, Baturi e Bellafante hanno impostato un servizio giocoso con un obiettivo preciso: «Ci eravamo stufati di vedere persone che invece di parlarsi si immergevano sui social, vogliamo che i nostri ospiti distolgano lo sguardo dallo schermo e tornino a bere qualcosa in compagnia. Portiamo volutamente una lista sola ogni due persone, a volte anche una ogni quattro. I menu sono accompagnati da un bicchierino scuro con dentro i dadi, invitiamo a scommettere e lasciare che siano i dadi a scegliere il cocktail». Insomma, una drink list che è una scommessa, in tutti i sensi.

Caffè Vergnano porta l’espresso italiano alle Olimpiadi Milano Cortina 2026

Caffè Vergnano Carolina Vergnano_CEO
Carolina Vergnano, ceo di Caffè Vergnano in uno dei coffee corner ricavati dal recupero di cabinovie dismesse
Dai coffee corner sostenibili alle tazze limited edition, la storica torrefazione piemontese sarà protagonista dei Giochi Olimpici e Paralimpici con oltre un milione di tazzine e un progetto che coinvolge tutto il mondo bar

Oltre un milione di tazzine servite ai visitatori delle Olimpiadi Milano Cortina. È la previsione di Caffè Vergnano, che è official coffee dei Giochi Olimpici e Paralimpici grazie all'accordo di distribuzione con Coca-Cola Hbc. La storica torrefazione piemontese, fondata nel 1882, sarà presente nei sei villaggi olimpici, nelle sedi delle gare e alla cerimonia di apertura allo stadio San Siro a Milano, mettendo in campo coffee corner speciali: sei cabinovie (la prima è stata presentata a Torino, davanti alla Gran Madre) dismesse dagli impianti di Livigno e chalet di montagna recuperati e riutilizzati in una logica di valorizzazione antispreco.

Le iniziative per le Olimpiadi

Il tutto senza rinunciare all'accessibilità delle strutture, in vista delle Paralimpiadi, e alla qualità: espresso, cappuccino e cioccolata verranno preparati da baristi professionisti, con le stesse macchine che si usano al bar e impiegando la miscela di punta di Caffè Vergnano, la Original (85% arabica e 15% robusta). Per soddisfare la voglia di caffè di atleti e spettatori, attesi per le Olimpiadi in programma dal 6 al 22 febbraio 2026.

«Ci saranno inoltre alcuni locali ambassador in giro per l'Italia, con attivazioni speciali, per rendere tutto lo Stivale orgoglioso di questa collaborazione», spiega Federico Rinaldi, responsabile del progetto olimpico di Vergnano. «Ma tutto il mondo horeca ne godrà: per l'occasione abbiamo disegnato una tazza limited edition nella tonalità carta da zucchero e abbiamo riportato i loghi di Milano Cortina su tutti gli oggetti che la fanno da padrone nel mondo del bar». Inoltre, è stata creata una latta con grafica a tema della tradizionale miscela 100% arabica di Vergnano.

L’espresso guarda al mondo

L'idea della sponsorizzazione nasce dalla volontà di portare l'espresso italiano in un ambiente internazionale (sono coinvolti più di 90 Paesi partecipanti e sono attesi due milioni di visitatori). E non è un caso visto che, spiega Carolina Vergnano, amministratore delegato dell'azienda, l'ambizione è di raggiungere quota 50% per quanto riguarda il mercato estero. Presente in 85 Paesi, Caffè Vergnano ha infatti rafforzato la propria presenza internazionale grazie all'accordo con Coca-Cola Hbc per la distribuzione in 27 Paesi, sia nell'horeca sia nel retail.

Intervenendo su un tema «caldo», quello del costo dell'espresso al bar, Carolina Vergnano ha poi commentato che oggi non rispetta tutta la complessità della filiera, «ma capisco anche che in Italia il prezzo della tazzina è un simbolo. Quindi non mi sono ancora formata un'opinione su questo, ma penso che ci sarà una naturale evoluzione e che sarà graduale». Le fa eco Enrico Vergnano, presidente del consiglio di amministrazione e a sua volta membro della quarta generazione della famiglia, sottolineando che la tazzina non dovrebbe costare meno di 1,50 euro per rispecchiare la qualità che contiene.

“Amaro è solo l’inizio”: il nuovo corso di Fernet Branca

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Uno spot e una nuova strategia di comunicazione in occasione dei 180 anni del prodotto di punta di Fratelli Branca Distillerie. Obiettivo giovani consumatori

Tre sorsi per centottant’anni. Fernet Branca celebra un compleanno tondo e per l’occasione non si cambia d’abito: ne disegna una versione nuova, ricalcando lo stile di sempre, ma rinfrescando il taglio. Nicola Olianas, global brand amabassador, lo segnala come meglio non si potrebbe mentre ripercorre i capitoli fondamentali del libro di una delle aziende più identitarie d’Italia, ancora presente con il sito di produzione nella città di Milano (l’unico altro è in Argentina, Paese che consuma da solo il doppio del Fernet Branca del resto del mondo): «Come trasferire quasi due secoli di storia, nei gusti dei nuovi consumatori?».

Intanto magari iniziando dai vecchi: il prodotto Fernet Branca è impresso nella memoria collettiva grazie a un consumo quasi da liturgia, un dopo pasto che secondo le abitudini nazionali non comporta troppe domande, serve come digestivo e poco altro. La nuova campagna del brand mira proprio a sbugiardare questa credenza: “Amaro è solo l’inizio” recita il nuovo claim strategico, impreziosito da uno spot di dieci secondi di grande impatto, ideato dall’agenzia creativa LePub, e sottolineato dalla marketing director di Fratelli Branca Distillerie Martina Cerbone come «il via a una nuova era del nostro corso».

Nuova teoria di degustazione

Olianas conduce e divulga la nuova teoria di degustazione, disegnata per portare il consumatore alla scoperta del gusto non sempre approcciabilissimo di Fernet Branca, tramite tre sorsi che rivelano altrettanti strati di contenuto: il primo sorso è un incontro deciso con l’amaro autentico delle 27 erbe aromatiche, il secondo rivela la complessità che spezie e aromi cominciano a sprigionare con le proprie forze, il terzo dimostra le sorprendenti note dolci ed esotiche che finalmente tolgono il dogma di un amaro storicamente definito come “troppo amaro”. È qui che si gioca la partita con i consumatori meno avvezzi (quando non addirittura con chi non consuma Fernet Branca in assoluto), quelli da convincere con un approccio anche culturalmente più fresco: non a caso, lo spot gioca sui silenzi di chi comprende di non essere fuori luogo, come il Fernet potrebbe sentirsi se ordinato al bar dai più giovani.

A circa un milione di euro ammonta l’investimento di Fratelli Branca Distillerie in questa specifica campagna di comunicazione (l’intero comparto della comunicazione del gruppo richiede uno sforzo che si aggira sul 25% del fatturato annuo), con lo spot TV, nei formati da 30’’ e 15’’, in ondar dal 7 al 28 dicembre sulle principali reti nazionali – Rai1, Rai2, Canale 5, Italia 1 e La7. La campagna proseguirà online con una declinazione dedicata da 15’’ su YouTube e contenuti nativi per i social.

Tra memoria e sperimentazione, gli spiriti campani di Antica Distilleria Petrone

Antica Distilleria Petrone Limoncello sottomarino
Dal liquore con latte di bufala campana Dop al Limoncello affinato nelle profondità marine, la storica azienda casertana firma un portafoglio di prodotti che unisce ricette storiche e visione contemporanea

È su un fecondo equilibrio tra passato e contemporaneità che si muove l’intera produzione di Antica Distilleria Petrone, fondata nel 1858 da Domenico Petrone a Mondragone (Caserta), terra tra i monti e il mare nel cuore della Campania. Una produzione saldamente radicata nel territorio e nella tradizione liquoristica campana, ma capace, al tempo stesso, di parlare il linguaggio del bere bene moderno. Guappa, AmaRè, Elixir Falernum, il Limoncello le etichette di punta dell’azienda, oggi guidata da Andrea Petrone della quinta generazione della famiglia, nascono infatti da ricette secolari con l’aggiunta di un tocco di innovazione. Un incontro tra passato e modernità che ha permesso ad Antica Distilleria Petrone di affermarsi oltre i confini regionali e sul mercato estero, dove oggi realizza la metà del suo fatturato.

Il liquore che nasce dalla memoria popolare

Una delle espressioni più rappresentative di questa attitudine a coniugare memoria e sperimentazione è Guappa, un liquore (17% alc. vol.) realizzato con latte di bufala campana Dop e brandy invecchiato tre anni. La sua origine affonda nella tradizione popolare del territorio di Mondragone, quando nelle fredde mattine d’inverno, i bufalari di ritorno dalla mungitura mescolavano il latte con il brandy distillato dai Petrone, dando vita a una bevanda calda e corroborante.

Da questo frammento di storia collettiva nasce l’idea del prodotto, un liquore dalla texture cremosa e vellutata, dove la struttura del distillato si armonizza con la dolcezza del latte, delineando un profilo aromatico che richiama note di vaniglia, caramello e frutta secca. Adatto al consumo liscio o con ghiaccio, come dopo pasto o in abbinamento al dessert, Guappa è particolarmente apprezzato anche nella miscelazione ed è uno degli ambasciatori dell’azienda sui mercati internazionali. È disponibile anche in una speciale edizione firmata Giugiaro Architettura.

L’amaro dei giardini borbonici

Dal recupero di una gemma del proprio archivio storico nasce AmaRè, l’amaro del Real Giardino Inglese della Reggia di Caserta, prodotto secondo l’originale ricetta del fondatore dell’azienda. 100% naturale (alc 33% in vol), l’amaro è ottenuto da un’infusione di erbe e piante officinali raccolte nei giardini borbonici e si distingue per il profilo aromatico fresco, agrumato e leggermente balsamico. Nato come classico digestivo, AmaRè trova spazio anche nella miscelazione contemporanea per interpretare twist su grandi classici come il Negroni o l’Americano, ai quali conferisce una sfumatura mediterranea riconoscibile ed equilibrata.

Il sole della Campania

Se Guappa e Amarè rappresentano l’anima storica dell’azienda, il Limoncello (alc 33% in vol) incarna l’espressione più solare della tradizione campana. Realizzato secondo la ricetta di famiglia, nasce dalla macerazione lenta delle scorze di limoni provenienti da un limoneto di proprietà, situato su una collina di pietra tufacea affacciata sul mare della Riviera Domizia. Un processo che consente di preservare la naturalezza degli oli essenziali e di restituire un profilo aromatico intenso e pulito. Fresco ed equilibrato, si presta sia al consumo tradizionale a fine pasto sia per la preparazione di cocktail di ispirazione mediterranea, valorizzando il ruolo del limone come elemento di freschezza e aromaticità.

Un dopo pasto d’autore

Completa la gamma dei prodotti di punta dell’azienda Elixir Falernum (alc 25% in vol), liquore che unisce la struttura del brandy invecchiato tre anni alla dolcezza dei frutti di bosco. Di colore rosso amarena, si caratterizza per intensi aromi di mandorla, mora selvatica, mirtillo e piccoli frutti rossi, e per un gusto dolce e avvolgente, che lo rendono ideale come fine pasto, liscio o con ghiaccio, anche in accompagnamento di dolci al cucchiaio, gelati e pasticceria tipica, dalla pastiera napoletana ai mandorlati, e liquore da meditazione e in abbinamento a un buon sigaro.

Le cantine sottomarine

E proprio a partire da Elixir Falernum Antica Distilleria Petrone ha avviato uno dei progetti più innovativi del proprio percorso recente: l’affinamento subacqueo dei liquori. La sperimentazione ha preso forma nei fondali dell’antica città romana di Sinuessa, dove alcune bottiglie del prodotto sono state immerse per dodici mesi.

Oggi anche il Limoncello viene affinato a circa 15 metri di profondità nel Golfo di Napoli, in un ambiente caratterizzato da temperatura costante, luce filtrata e microcorrenti marine. Studi condotti in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II e l’Irccs San Raffaele di Roma, partner del progetto, hanno evidenziato come l’immersione subacquea incida in modo misurabile sulla struttura fenolica e sul profilo organolettico del prodotto, amplificandone la rotondità gustativa e intensificando le note minerali e agrumate. Un progetto che unisce sperimentazione, ricerca scientifica e valorizzazione della tradizione, ponendo l’azienda all’avanguardia nel settore spirit.

Campari vende a Illva Saronno i marchi Amaro Averna e il mirto Zedda Piras per 100 milioni

La vendita dei due amari fa parte del piano di razionalizzazione del portafoglio di Campari. Per Illva Saronno una conferma del suo percorso di espansione

Il primo indizio era stato l'annuncio di Campari, circa un mese fa, di aver messo in vendita gli amari storici del suo portfolio. Oggi la prova, con i comunicati stampa sull'avvenuta cessione da parte di Campari Group dei marchi Amaro Averna e mirto Zedda Piras, che sono stati acquisiti da Illva Saronno, già proprietaria, oltre a Disaronno, di Tia Maria e degli storici brand vinicoli siciliani Florio, Corvo e Duca di Salaparuta. Il valore dell'operazione è di 100 milioni e segue, per Campari, la strategia di rifocalizzazione del portafoglio, come conferma il ceo Simon Hunt: «La cessione di Averna e Zedda Piras segna un ulteriore passo fondamentale nella nostra strategia di razionalizzazione del portafoglio, con l’obiettivo di concentrarci su un minor numero di iniziative, ma di maggiore impatto strategico, mentre continuiamo a favorire la riduzione della leva finanziaria, come evidenziato nel Capital Markets Day». Un percorso già iniziato nel corso dell'anno, con la cessione di uno stabilimento di produzione e co-packing australiano in marzo, quella di Cinzano a giugno e l'annuncio della vendita della piattaforma di e-commerce di vini e spirits, Tannico.

Dal lato di Illva Saronno, è un'ulteriore conferma del suo percorso di espansione, già iniziato con le recenti acquisizioni del Sagamore Rye Whisky nel 2023 e di Engine Gin nel 2024. «Grazie alla loro qualità e al loro patrimonio riconosciuti, i due marchi Amaro Averna e Zedda Piras - commenta Marco Ferrari, ceo di Illva Saronno - rappresentano un'ottima aggiunta al nostro portafoglio internazionale e rafforzeranno significativamente la nostra posizione in tre dei nostri mercati prioritari (Usa, Germania e Italia)».

I due marchi di amari vantano una solida reputazione e un ricco heritage. Nato nel 1868, il siciliano Amaro Averna è uno degli amari più conosciuti al mondo, con una forte presenza internazionale: il 70% delle vendite è all’estero, principalmente Stati Uniti, Germania e Austria). Simbolo della Sardegna e dei suoi profumi, Zedda Piras, nato nel XIX secolo, ha soprattutto una forte focalizzazione sul mercato italiano.

Il closing dell’operazione è previsto entro la prima metà del 2026. Per Illva Saronno Holding Spa hanno agito PwC in qualità di consulente commerciale, finanziario e fiscale e BonelliErede in qualità di consulente legale.

La qualità del caffè come leva di successo per il bar

Costadoro

Calo dei consumi, forte concorrenza, cambiamento delle abitudini di acquisto: sono diverse le sfide che il mondo del fuori casa si trova ad affrontare. In questo scenario complesso, la qualità del caffè rappresenta una leva decisiva per la sostenibilità economica delle attività. Ne è convinto Giulio Trombetta, amministratore delegato di Costadoro, che individua nella qualità, nella formazione e nella professionalità del barista le chiavi per restare competitivi.

Giulio Trombetta, amministratore delegato di Costadoro

Quali sono oggi le principali difficoltà economiche con le quali si confrontano i baristi?

Le difficoltà maggiori in questo particolare momento congiunturale sono tutte correlate al calo della domanda a causa del basso potere di acquisto delle persone. Per quanto riguarda il mondo caffetteria, a questo si somma la forte concorrenza, legata sia all’elevato numero di locali che caratterizza il nostro Paese, sia alla diffusione massiccia di sistemi a capsule e cialde nelle case e negli uffici.

Tale quadro come influisce sulle scelte di acquisto dei gestori, in particolare per quanto riguarda il caffè di qualità?

In questa situazione molti finiscono per optare per prodotti più economici e di scarsa qualità, ma si tratta di una falsa soluzione che, invece di migliorare il risultato economico del locale, ne genera il collasso definitivo. Purtroppo, è una tentazione molto diffusa presso i gestori meno evoluti o mal consigliati. Alla base vi è un errore di ragionamento, impostato esclusivamente sull’aspetto dei costi e non dei ricavi. Acquistare prodotti di bassa qualità genera sicuramente una diminuzione della spesa, ma con uno scadimento della qualità dell’offerta del locale, che, a sua volta porta a una diminuzione anche dei ricavi. Il risparmio, dunque, è solo apparente e porta al peggioramento del risultato economico finale.

Quali rischi comporta proporre un caffè di qualità inferiore ai clienti?

Oltre a diminuire il numero di espressi venduti, si rischia di perdere anche altro fatturato. Il cliente sceglie il bar per l’espresso e spesso lo accompagna con altre consumazioni, come un croissant, un panino, l’acqua, un succo. Il bar che perde il primo perde anche queste altre vendite.

Qual è la chiave allora per garantire la sostenibilità economica dell’attività?

È sempre la qualità, anche e soprattutto in un quadro complesso come quello attuale. Un espresso di qualità attira un maggior numero di clienti e permette di applicare un prezzo più elevato, che il consumatore è disposto a pagare se ne vale la pena. Poi, come dicevamo, favorisce il consumo di altri prodotti, migliorando i ricavi e, più in generale, qualifica e aumenta il valore del locale, permettendo di distinguersi dalla concorrenza.

Oltre alla materia prima, quali altri aspetti concorrono alla qualità dell’espresso?

La formazione e le competenze sono aspetti fondamentali. Se da un caffè cattivo non si potrà mai avere un espresso buono, è anche vero che da un caffè buono non è scontato che si ottenga un espresso eccellente. La variabile del barista può vanificare tutto il lavoro del torrefattore. Per questo ritengo che debba cambiare la natura del rapporto tra barista e torrefattore: non più cliente-fornitore, ma partner, accomunati da un obiettivo condiviso, ovvero vendere più espressi. Il torrefattore ha il dovere di guidare il barista e di formarlo, e quest’ultimo, nel suo interesse, ha convenienza ad ascoltare e seguire le indicazioni del torrefattore.

Quali altri aspetti possono aiutare il barista a mantenere o elevare il livello qualitativo dell’offerta caffè?

L’aggiornamento continuo delle competenze, la frequentazione di scuole e corsi e una grande curiosità sono gli elementi che determinano il successo di un locale. Ogni attività deve investire sul proprio personale in modo da creare professionisti in grado di preparare al meglio, vendere e spiegare quello che somministrano ai clienti.

Come crede evolverà il rapporto tra qualità del caffè e sostenibilità economica nei prossimi anni?

La qualità e la sostenibilità saranno sempre più importanti poiché i consumatori sono più informati ed esigenti e, soprattutto, hanno imparato a relativizzare la loro spesa. Oggi il consumatore riduce le visite al bar, ma quando vi si reca, pretende un espresso di qualità. C’è stato un cambiamento radicale delle abitudini e delle modalità di consumo: non si ragiona più in termini di numeri, ma esperienziali. Il consumatore frequenta il locale capace di soddisfare i suoi bisogni e capace di dare valore al suo acquisto: una tazzina di espresso non risponde più solo alla necessità di “ricaricare le pile”, ma per il consumatore ha un significato più ampio, è un rito, una coccola che si concede. E se la qualità del caffè è scadente tutto questo aspetto si perde e si perde anche il cliente.

Come i bar possono prepararsi a vincere queste sfide e a restare competitivi?

La vera sfida è credere nella propria professione. Per molti, purtroppo ancora oggi, il bar è un lavoro di ripiego. Invece, è vero il contrario: quella del barista è una professione vera e difficile, che richiede competenze, sempre più ampie e profonde, volontà, grande determinazione e una forte indole imprenditoriale. Sono tutte componenti indispensabili per svolgere al meglio un mestiere che, se fatto nella maniera giusta, regala grandi soddisfazioni.

Beefeater Black, la nuova espressione dell’iconico London dry

Beefeater Black
È in distribuzione da questo mese la nuova versione, elegante e sofisticata, di Beefeater firmata Desmond Payne. Per il lancio Pernod Ricard ha messo a punto un calendario di serate che andranno avanti fino alla prossima estate e toccheranno l'intera Penisola

È disponibile da questo mese Beefeater Black, la nuova espressione firmata dal marchio di gin premium di Pernod Ricard. Il nuovo arrivato è l’ennesima creazione dell’acclamato master distiller del brand, Desmond Payne, che ne ha messo a punto la formula omaggiando la ricetta del super classico Beefeater London Dry Gin, sviluppata oltre due secoli fa dal fondatore della distilleria londinese, James Burrough.

La ricetta di Payne mantiene tutte e nove le botaniche del London dry (ginepro di Toscana, mandorla, semi e radici di angelica, radici di giaggiolo, scorza di limone, scorza di arance di Siviglia, semi di coriandolo e radici di liquirizia), aggiungendovi due ulteriori ingredienti, il timo e la verbena al limone, che dona una nuova sfumatura al profilo agrumato del distillato.

La nuova referenza è un London dry perfettamente bilanciato, dalle note agrumate e classiche di ginepro, accompagnate da sentori più erbacei e aromatici di coriandolo fresco, pino e lavanda. Il gusto è fresco ed elegante, con una dolcezza floreale conferita dagli agrumi e dalle note di angelica e violetta, pur mantenendo tutto il carattere dell’originale Beefeater.

Un vestito su misura

Come la ricetta, anche la veste con la quale si presenta il nuovo arrivato in parte rinnova l’iconico pack dell’originale. Il classico mattone londinese, cui si ispira il design della bottiglia, tributo alla città di Londra, è impreziosito da una sofisticata etichetta nera e oro, simbolo di eleganza e raffinatezza, che richiama il fascino senza tempo della City. Sull’etichetta, sotto l’iconica immagine della guardia della Torre di Londra, compare su sfondo dorato la dicitura “London dry gin”, accompagnata dall’indicazione delle due nuove botaniche che caratterizzano Beefeater Black e dalla firma del master distiller.

Le Beefeater Black Nights

La nuova referenza, il cui arrivo segue il lancio a inizio primavera della versione zero alcol del distillato (leggi Beefeater lancia la versione zero alcol) è stata presentata ufficialmente in Italia in un evento svoltosi al Volt di Milano. Appuntamento che ha dato il via alle Beefeater Black Nights, il calendario di serate dedicate, delle quali la seconda si è svolta al Duel di Pozzuoli (Napoli), che proseguirà fino ad agosto del prossimo anno e che toccherà alcuni dei più importanti locali e club di tutta la Penisola.

Bruno Vanzan lancia l’Art Mixability con Distilled Dry Gin Superfine al Cedro Tassoni

Bruno Vanzan (al centro) miscela Tassoni Gin con i collaboratori della sua Academy
Il campione del mondo Bruno Vanzan ha presentato nella propria Academy storia e possibilità di art mixability offerte da Distilled Dry Gin Superfine al Cedro Tassoni.

Con l'acquisizione nel 2021 della storica azienda Cedral Tassoni (nata a Salò sul lago di Garda nel 1793 come spezieria), il Gruppo Lunelli di Trento ha puntato sul settore della miscelazione luxury, mettendo a punto una serie di nuovi o rinnovati prodotti alcolici come Distilled Dry Gin Superfine al Cedro, Bitter del Lago e Sambuca, accompagnati dalla ricca gamma di undici bevande gasate come Cedrata, Tonica al Cedro, Tonica Superfine, Soda Water La Classica, Ginger Ale La Biologica e Ginger Beer La Biologica.

Per mettere a punto un ricettario cocktail di livello, è stato chiamato un pluricampione mondiale dello shaker come il dinamico Bruno Vanzan che ha all'attivo molteplici attività nel settore, la partecipazione a più di 200 competizioni e programmi televisivi, la scrittura le libro "Cocktail - Il Bicchiere d'Argento" (Domus Editore) e la creazione di nuovi prodotti come l'aperitivo "viola" Iovem e il liquore al caffè Black Sinner.

Ultima iniziativa è stata la fondazione della propria Bruno Vanzan Academy a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, nella zona ex-industriale delle acciaierie Falck, un vero e proprio laboratorio di idee e un istituto di formazione professionale per bartender e bar manager che punta al riconoscimento ministeriale per il corso The University.

Nel corso del recente evento A Taste of Tassoni, Exploring The Art of Italian Premium Mixology, Bruno Vanzan ha cominciato con ripercorrere la storia del distillato al ginepro, diventato noto con il nome di Gin, quindi ha presentando una serie di cocktail a base del raffinato Distilled Dry Gin Superfine al Cedro Tassoni.

Rivista e curata dal master herbalist Graziano Perugini, la ricetta di Distilled Dry Gin Superfine al Cedro Tassoni prevede l'infusione e distillazione in alambicchi di rame del 1872 di nove botaniche: a cominciare dalle bacche di ginepro e dalle scorze di cedro Diamante, per proseguire con scorze di bergamotto, radici di angelica, foglie di fico, rizomi di iris, boccioli di rosa centifolia, semi di coriandolo e foglie di alloro.
Ne deriva un distillato limpido, dal gusto morbido e fresco dato dalle decise note agrumate (41,5% alc), proposto in una bottiglia da 70 cl di vetro trasparente e ruvido (a ricordare le scorze degli agrumi) il cui grande e originale tappo verde scuro conferisce all'insieme un insolito profilo cilindrico. La grafica dell'etichetta in colore verde scuro dalle scritte dorate aggiunge infine una decisa aria liberty.

Di seguito riportiamo le due ricette più interessanti.

Highball del Lago
Ingredienti
40 ml Distilled Dry Gin Superfine al Cedro Tassoni
10 ml liquore al mirto
top 100 ml soda all'insalata iceberg home made
Preparazione
Tecnica build direttamente nel tumbler alto raffreddato insieme con cubetti di ghiaccio, guarnire con foglia di shiso (basilico giapponese). La soda all'insalata iceberg (lattuga compatta e croccante) va infusa a freddo in acqua, quindi aggiungere zuccheri e acidi naturali, gasare nel sifone Twist'n Sparkle. Grado alcolico 12,7%.

Tassoni Gimlet
Ingredienti
40 ml Distilled Dry Gin Superfine al Cedro Tassoni
10 ml sciroppo alla rosa home made
40 ml cordiale alla salvia e alloro home made
15 ml verjus (succo d'uva acido)
Preparazione
Tecnica stir & strain all'interno del mixing glass raffreddato insieme con cubetti di ghiaccio, filtrare in coppetta Nick & Nora congelata e affumicata. Grado alcolico 18,5%.

Un alcolico che viene da lontano e va dappertutto

Messo a punto dalla Scuola Medica di Salerno a cavallo dell'anno Mille, come bevanda ricostituente e digestiva, il distillato aromatizzato al ginepro, con l'abbreviazione di Gin, diventa ben presto utilizzato come bevanda euforizzante e socializzante, a cominciare dai pub inglesi, anche diluito con acqua.
Conosciuto in Olanda anche con il nome di Jenever, a metà del Seicento, il distillato al ginepro ha avuto (è il caso di dire) il battesimo del fuoco internazionale durante le guerre europee del Seicento, distribuito ai soldati e marinai di varie nazionalità, a cominciare dalla Royal Navy inglese, come bevanda rinfrancante e parte del compenso (o soldo).
Due le versioni storiche: con il nome Distilled Gin, alle bacche di ginepro distillate insieme ai cereali, vengono aggiunti varie erbe aromatiche, mentre la versione "certificata" London Dry (prodotta anche nei più diversi Paesi) deve mantenere il ginepro come unico aromatizzante.
Di recente il Gin sta vivendo una nuova stagione di successi con la proposta di nuove versioni della bevanda, a cominciare da varie proposte italiane. Palcoscenico è l'evento internazionale The Gin Day (12 edizioni), organizzato a Milano fin dal 2012 dal team di top barman bartender.it come Dario Comini, Luca Pirola e Ago Perrone, ha totalizzato il record di oltre 35mila ingressi (a pagamento), con la partecipazione di più di 500 aziende e 1.500 etichette in degustazione, oltre al coinvolgimento di tanti locali mixability con l'evento fuorisalone The Gin Week.

 

 

 

Nasce la Coalition Clairin, il progetto di Velier per diffondere la cultura del rum di Haiti

Clairin
La nuova iniziativa coinvolge un gruppo selezionato di locali di tutto il mondo con l’obiettivo di condividere e far crescere la passione per un distillato unico

Situata nel cuore dei Caraibi, Haiti è una terra ricca di tesori. Uno dei più preziosi è disseminato nei suoi villaggi rurali, dove sono attive oltre 500 microdistillerie, a fronte di appena una settantina attive complessivamente nel resto dell’area caraibica. È in queste microdistillerie a conduzione familiare, chiamate guildive, che viene prodotto il Clairin, il rum di Haiti. Un distillato 100% naturale e artigianale ottenuto da puro succo di canna da zucchero autoctona appena tagliata, coltivata senza chimica, fermentato spontaneamente con lieviti indigeni, distillato a fuoco diretto, imbottigliato a pieno grado in contenitori di fortuna e destinato interamente al consumo locale. Un prodotto che esiste da secoli, profondamente radicato nella cultura di Haiti, che riporta le lancette indietro nel tempo alle origini del rum.

Il merito della scoperta e di aver fatto conoscere al mondo questa autentica gemma del patrimonio mondiale degli spirit è di Luca Gargano e Daniele Biondi, rispettivamente patron e responsabile export di Velier, che in un viaggio nell’isola nel 2012 si sono imbattuti in questo universo parallelo. Da allora Velier ha avviato un percorso di valorizzazione del Clairin, lavorando in collaborazione con i produttori per portare sul mercato dei co-imbottigliamenti. Nello stesso anno è infatti nata The Spirit of Haiti, società creata da Velier con la famiglia haitiana Lenge, per supportare i produttori locali e che, insieme a Slow Food, ha dato vita al protocollo che certifica i produttori del vero Clairin traditionnel di Haiti. Fanno parte del presidio Michel Sajous della distilleria Chelo, che ne è anche il responsabile, affiancato da produttori come Faubert Casimir, Fritz Vaval e Romelus Bethel, tutti nel catalogo Velier, oltre a un gruppo più ampio di distillatori che, pur non essendo imbottigliati, seguono rigorosamente tutti i criteri del protocollo.

Nasce la Coalition Clairin

Un percorso di valorizzazione che ora inaugura un nuovo capitolo: la Coalition Clairin, progetto internazionale con il quale Velier vuole rilanciare e far crescere la cultura del Clairin nel mondo del bar. «Fin da subito il Clairin ha fatto breccia nel cuore dei bartender e degli appassionati di rum per la sua unicità: un distillato ancestrale, ancora oggi prodotto come si faceva tre secoli fa – racconta Daniele Biondi, responsabile globale dell’iniziativa –. Ogni Clairin è un mondo a sé, per varietà di canna utilizzata, per tecniche di fermentazione e distillazione, ed è l’espressione più pura della biodiversità e delle tradizioni di Haiti. È proprio questa identità così forte che vogliamo riportare al centro della cultura bar internazionale».

La Coalition coinvolge un gruppo selezionato di locali di nove Paesi di tutto il mondo, Italia, Danimarca, Belgio, Germania, Francia, Polonia, Norvegia, Svezia, Singapore e Regno Unito, dieci per ognuno, scelti per sensibilità, qualità e attenzione verso il Clairin. «L’intento è di creare una rete internazionale che dialoghi, condivida idee, ricette e interpretazioni del distillato, ampliando la famiglia dei Clairin lovers», spiega Biondi.

Protagonisti i Clairin Ansyen Single Cask

Al centro del progetto delle vere e proprie chicche: gli Ansyen Single Cask, i Clairin invecchiati in clima tropicale. «Sono il primo esperimento di Clairin invecchiati, avviato nel 2015, quando The Spirit of Haiti ha costruito una piccola warehouse a Port-au-Prince, dove abbiamo imbottato una selezione di Clairin di Sajous, Vaval, Casimir e Le Rocher in barili che hanno custodito rum e distillati leggendari come Caroni, Hampden, Worthy Park e Bielle o whisky e cognac di prestigio – racconta Biondi -. Una vera rarità e i locali aderenti alla Coalition di ciascun Paese ne scelgono uno che diventa un’esclusiva nazionale, disponibile solo presso di loro».

La scelta dell’Ansyen avviene attraverso un percorso condiviso: i bar manager dei locali coinvolti di ciascun Paese si ritrovano per una degustazione guidata da Biondi, introdotta da una breve masterclass sul distillato. Si procede poi con l’assaggio dei campioni di botte, confrontandosi sulle diverse espressioni per arrivare alla decisione finale. «È un momento di confronto e di scelta collettiva che mette al centro i bartender e che risponde in pieno allo spirito della Coalition, far crescere il Clairin insieme a chi lo produce, lo serve e lo racconta».

La Coalition Clairin Italia

In Italia il processo di selezione si è svolto lo scorso novembre nella sede di Velier a Genova e ha coinvolto i bar manager di undici locali da Nord a Sud della Penisola: Daiquiri Cocktails Bar di Cormano (Milano), Piro Piro di Reggio Calabria, Il Mercante di Venezia, Volare di Bologna, Lève Office Bar di Torino, L’Antiquario di Napoli, Vinoteca di Siracusa, Aguardiente di Marina di Ravenna, Jerry Thomas Speakeasy di Roma, Depero di Rieti e Gradisca di Genova.

La scelta collettiva è caduta su un Clairin Le Rocher distillato nel 2022 e invecchiato in un ex-Benriach whisky cask. «Un distillato molto particolare, che riflette la maggior diffusione della cultura del prodotto presso i nostri bartender – spiega Biondi -. Prodotto da Romelus Bethel a Pinon, nel nord dell’isola, si differenzia dagli altri perché nasce da sciroppo, ovvero il succo di tre varietà diverse di canna da zucchero sottoposto a ebollizione. Altra peculiarità la fermentazione, che avviene in tini aperti di legno, aggiungendo nel mosto il dunder, il residuo disalcolato di precedenti distillazioni, processo che permette di sviluppare delle aromaticità molto intense».

Le prossime fasi del progetto

Oltre all’Italia, la fase di selezione dei barili si è già conclusa in altri quattro Paesi, mentre nei restanti verrà completata all’inizio del prossimo anno. In primavera, invece, è attesa l’uscita delle bottiglie: ogni locale riceverà la propria quota dell’Ansyen selezionato, con un’etichetta dedicata illustrata a mano, che racconterà la distilleria di origine e riporterà sul retro i nomi dei bar partecipanti al progetto nazionale. «Volevamo che ogni bottiglia fosse anche un oggetto identitario, qualcosa che raccontasse il legame tra Haiti e la comunità dei bartender che ha scelto quel Clairin - spiega Biondi -. I locali riceveranno anche contenuti esclusivi, come materiali video, approfondimenti sui produttori e sulla cultura haitiana, pensati per supportare il racconto del Clairin dietro al bancone e rafforzare il legame con l’isola».

Nel frattempo, i locali della Coalition sono chiamati a portare avanti la cultura del distillato nel lavoro quotidiano. Ogni bar si impegna infatti a mantenere sul back bar l’intera gamma dei Clairin imbottigliati da Velier e ad avere nella drink list almeno un cocktail con Clairin Communal. Quest’ultimo nasce dall’assemblaggio di quattro Clairin – Sajous, Casimir, Vaval e Le Rocher – ed è l’unica espressione diluita a 43% per un carattere più soft in miscelazione, senza perdere l’identità del distillato. «Il Communal è il nostro strumento di dialogo con il pubblico – conclude Biondi –. Un Clairin più accessibile, ma non semplificato: mantiene la complessità del prodotto e permette ai bartender di raccontare Haiti attraverso i cocktail. Da lì nasce la curiosità, e la curiosità porta a scoprire anche i Clairin dei singoli produttori».

Altamura Distilleries porta il Paradiso a Roma per una sera

Una guest night con Giacomo Giannotti del Paradiso Barcelona, organizzata da Vodka Altamura all'Aleph di Roma per promuovere i bar d'hotel

«Portare sempre più pubblico nei bar degli hotel». Questo l'obiettivo raccontato da Lorenzo Di Cola, Head of brand di Altamura Distilleries, che ha dato un saggio di questa intenzione con la serata organizzata a Roma all'hotel Aleph, in cui sono stati ospiti Giacomo Giannotti e Riccardo Cristiani del Paradiso Barcelona. E non è un caso se, nell'elegante hotel a due passi da via Veneto, che fa parte della Curio Collection by Hilton, si sia registrata un'incredibile e inaspettata affluenza di pubblico. Una guest bartending night di calibro internazionale, che ha mostrato come non ci sono barriere mentali che tengano, quando la proposta di un bar d'hotel è accattivante e coinvolge guest star come i bartender di uno dei locali più famosi al mondo.
«La c
ollaborazione con la catena Hilton e con l'Aleph in particolare, è una collaborazione iniziata nel 2025 e che culminerà a febbraio 2026 con la finale della competition interna, organizzata a livello internazionale, fra i bartender degli hotel della catena, di cui siamo partner», aggiunge Di Cola. Il focus di questa vodka premium dal cuore pugliese è di presentarsi «come un prodotto italiano, ma dall'anima internazionale».
E quale posto migliore, per un Martini fatto a regola d'arte, quindi, che un bar di un hotel di lusso come l'Aleph? Il Vodka Martini, non a caso, era nella drink della serata organizzata da Altamura Distilleries con Giacomo Giannotti, con la collaborazione del resident bar manager, Lorenzo Politano, e delle cucine guidate dall'executive chef Carmine Buonanno, da cui sono arrivati i finger food in abbinamento. Oltre al Martini, il celebre cocktail bar che nel 2022 ha toccato la vetta della classifica The World's 50 Best Bars (e che è tuttora in top ten, in quarta posizione), ha portato a Roma altre tre proposte, realizzate con vodka Altamura. Hanno conquistato il pubblico con il gusto savoury di Atlantide (con Altamura Vodka, Mastica liquor, acqua di bergamotto  e di pomodoro, salicornia, basilico  e liquore di coriandolo), il primo ad andare sold out; accontentato bevitori esigenti con il raffinato Banana Eclipse (Altamura Vodka, JW whisky, acqua di banana, dry vermouth and white vermouth, amontillado sherry, Topinambur and coffe bitter); addolcito il palato con il Mist (Altamura Vodka, Italicus, acqua di pera, miele di eucalipto, cordiale ai frutti rossi e pepe bianco, ghiaccio affumicato, albume), uno scenografico cocktail chiuso con un fumo e un pairing con un gelato affumicato.
Con l'occasione, Giannotti ci ha mostrato il suo ultimo colpo di genio, un trucco degno di un mago con il coniglio nascosto nel cilindro: il bicchiere che diventa nero quando si versa il drink. Succede grazie a un trattamento della superficie del vetro, in particolare lo abbiamo visto realizzato sulle coppette Martini, questo reagisce all'ingresso della bevanda ghiacciata, facendo diventare il bicchiere istantaneamente nero.

 

Addio a Duccio Abbo, presidente onorario di Costadoro

Costadoro Duccio Abbo
Figura centrale nello sviluppo della torrefazione torinese, ne ha accompagnato la crescita industriale e commerciale con impegno e passione, unendo competenza tecnica e visione commerciale

Lutto nel mondo del caffè: si è spento Duccio Abbo, presidente onorario di Costadoro. Figura chiave nella storia dell’azienda, per anni è stato un riferimento in Costadoro, contribuendo in modo determinante a consolidarne il posizionamento nel settore in Italia e all’estero. La sua scomparsa segna la fine di una stagione imprenditoriale che ha inciso in modo profondo sull’identità e sull’evoluzione del marchio.

Fondata nel 1890 in via Pietro Micca a Torino da Emilio Oreste Beccuti, come piccola torrefazione con vendita al minuto, Costadoro ha attraversato oltre un secolo di grandi trasformazioni. La svolta arriva nel 1979, quando la fusione con Fratelli Trombetta & C. e Caffè Abbo dà vita alla Costadoro Spa. Un passaggio chiave, che vede proprio Duccio Abbo tra i protagonisti, contribuendo a consolidare un progetto industriale destinato a crescere negli anni successivi. Un passaggio chiave, con la famiglia Abbo che entra stabilmente nella struttura dell’azienda, contribuendo a definirne l’assetto industriale e commerciale.

Una realtà moderna e strutturata

Negli anni Novanta Costadoro compie un ulteriore salto di qualità, trasformandosi in una realtà moderna e strutturata, attraverso l’adozione di innovazioni tecnologiche e il trasferimento degli stabilimenti nell’attuale sede di Lungo Dora Colletta. Con l’inizio del nuovo millennio si avvia il graduale ricambio generazionale ai vertici e un deciso progetto di internazionalizzazione, con l’apertura di filiali commerciali in Francia, Spagna e Regno Unito e una rete di concessionari in Europa, Stati Uniti, Russia ed Estremo Oriente.

Un percorso che ha consolidato Costadoro nel panorama del caffè di qualità e al quale Abbo ha dato un notevole contributo con la sua capacità di coniugare competenza tecnica, visione commerciale e profonda conoscenza della materia prima.

Un esempio di impegno e passione

Un esempio di impegno e passione che continuerà a ispirare l’azione dell’azienda, come sottolineato nel ricordo di Giulio Trombetta, presidente e ceo Costadoro, lasciato nella nota che ha annunciato la scomparsa.

È mancato il Signor Abbo, per tutti Duccio. Non so quanti di voi hanno avuto la fortuna di conoscerlo e il privilegio di lavorarci assieme. Io sì, per quasi trent’anni, e mio padre forse anche di più - ha commentato il umero uno della torrefazione torinese -. Duccio era una persona speciale, unica, un fuoriclasse senza eguali. Instancabile, entusiasta con una volontà e una determinazione veramente rare. La fortuna e il successo della Costadoro sono dovute anche e soprattutto grazie a lui. Un commerciale straordinario, un tecnico capace e un profondo conoscitore di caffè. Instancabile, generoso, onesto, leale e senza filtri, sarà difficile poterlo dimenticare. Al di là delle preghiere, credo che la maniera migliore per ricordarlo e onorarlo sia lavorare meglio e sempre di più come lui ci ha insegnato. A Duccio un grazie speciale da parte della Costadoro tutta, della mia famiglia e mio in particolare»”.

Una partnership fra Hendrick’s Gin e il The Rome Edition per portare la cultura del gin a Roma

Dalla Punch Room al rooftpo, passando per Anima e la Jade Room: al The Rome Edition presentate le nuove experience in collaborazione con Hendrick's
Il bar manager di Punch Room, Riccardo Di Dio Masa, e l'ospite coreano Mr. Lee

Una serata di guest con un ospite d'eccezione, Mr. Lee, Bar Captain di Le Chamber, uno dei 50 Best Bars in Asia con sede a Seoul, è stata l'occasione per presentare la partnership siglata fra Hendrick’s Gin e il The Rome Edition. L'hotel di lusso, inaugurato nel 2023 nell'ex sede di una banca storica a Roma, fondendo il design razionalista dell'architettura originale ed elementi contemporanei, ha fra le sue punte di diamante i suoi quattro bar, guidati dal bar manager Riccardo Di Dio Masa.
D'inverno, la sua Punch Room è il posto giusto per una serata intima e raffinata, con gli scenografici cocktail dell'ultima drink list (l'abbiamo raccontata qui), ed ha fatto da cornice alla serata con l'ospite arrivato dalla Corea. «Questa guest shift - spiegano da Velier, che distribuisce Hendrick's Gin - fa parte di un format annuale di programmazione che Velier stanno sviluppando presso la Punch Room, con l’obiettivo di portare ospiti nazionali e internazionali del panorama della mixology». La prossima guest shift si terrà il 15 dicembre e vedrà protagonista Gregory Camillò e Michele Garofalo del Jerry Thomas.
Ancor di più, Hendrick's ha sviluppato con il The Rome Edition un serving ritual dedicato a ciascuno dei bar dell’hotel, abbracciando il loro concept, con il loro stile unico ed inimitabile. Nella Punch Room il gin scozzese ha battezzato uno dei drink presenti in menu, il King’s Garden Cocktail, che vede come base i sentori freschi e agrumati di Oasium, la nuova release di quest’anno. Per il bar esterno Anima, con il suo sfondo green, Hendrick's si propone per regalare agli ospiti una "Botanical Alchemy": in pratica a ogni drink sarà abbinata una botanica fresca, che va a esaltare la bevuta. L'esclusiva Jade Room, un tripudio di verde aperto a tutti i clienti che sono alla ricerca di un'esperienza superpremium, sarà invece la cornice di una Martini Experience unica nel suo genere. Infine, per la bella stagione, quando il rooftop sarà in piena attività, è in preparazione un Sun Down Ritual, un aperitivo con food pairing in cui il gin scozzese sarà protagonista.

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