
In un mondo che aveva conosciuto l’alcol solo ai tempi del Proibizionismo, come spiegare cosa significa la distillazione, il bere miscelato, la gioia di una degustazione ben fatta? Lo scopriamo dalla fatica letteraria di Charles Browne (1875–1947), medico, gourmand e figura politica di rilievo, già autore di The Gun Club Cook Book, pubblicato nel 1930. Pur non essendo un professionista della ristorazione, era considerato un raffinato buongustaio, tanto che nel 1939 diede alle stampe un ideale seguito del primo volume, The Gun Club Drink Book. Il libro che segue e che affronta un’epoca di passaggio, nasce dagli incontri conviviali del Nassau Gun Club di Princeton, circolo alla cui fondazione Browne contribuì in prima persona.
Il libro è interamente dedicato alle bevande alcoliche e ai loro derivati, comprese le preparazioni miscelate che, per oltre mezzo secolo dalla pubblicazione, sarebbero state considerate vere e proprie bevande nazionali degli Stati Uniti d’America. Uscito pochi anni dopo l’abrogazione del Diciottesimo Emendamento, che segnò la fine del Proibizionismo, il volume aveva l’obiettivo di raccontare cosa fossero realmente le bevande alcoliche. Era pensato soprattutto per un pubblico cresciuto durante gli anni del divieto, abituato quasi esclusivamente a prodotti illegali e spesso di bassa qualità, come il celebre bathtub gin e altre preparazioni clandestine.
Il testo è organizzato in capitoli che affrontano i diversi aspetti del bere, dalla storia delle bevande alcoliche alle principali tipologie, fermentati, distillati e vino, fino a un capitolo specificamente dedicato al cocktail. Qui Browne non si limita a proporre ricette, ma offre uno spaccato significativo del mondo del bar durante e subito dopo il Proibizionismo. Racconta, ad esempio, come il gusto sgradevole di molti distillati clandestini portasse a mascherare i drink con succhi di frutta e zuccheri, allontanandoli dalla concezione originale di cocktail.
Il capitolo sui cocktail è solo uno dei nuclei del volume, che prosegue con sezioni dedicate ai punch e ad altre bevande miscelate, per poi affrontare l’uso del vino in cucina, le regole del servizio e l’attrezzatura del bar. L’opera si chiude con un capitolo dedicato alla legislazione e al controllo dei liquori.
In questo modo, The Gun Club Drink Book si presenta non soltanto come un ricettario, ma come un vero documento storico, capace di raccontare il Proibizionismo e le sue conseguenze sulle abitudini del bere negli Stati Uniti.


