Aloha Cocktail Bar, Hawaii formato compact

Pareti ricoperte da canne di bambù, colorate mug in ceramica, arredi retrò. Non siamo in Polinesia ma all'Aloha Cocktail Bar di Caserta, mini bar di 30 mq guidato da Aldo Bruno Russo.

Sapete bene che il sogno di ogni imprenditore della notte o di chi gestisce un pubblico esercizio è quella di ricreare atmosfere uniche all’interno del proprio locale capaci di trasportare il cliente in un altro posto, in un diverso luogo della Terra.

Tale prerogativa è di pochi riuscitissimi locali, capaci di abbinare un’offerta commerciale originale a ambienti e allestimenti con una forte e chiara identità. Mauro Arciuolo e Francesco Luongo, imprenditori campani, sono riusciti a trasformare il sogno in realtà, sposando uno degli stili più evocativi del panorama della mixability: il tiki.

Il loro Aloha, street bar di recente apertura, ne è la dimostrazione. Situato in via Ferrante, nel cuore della “nightlife” casertana, da fuori apprare come un semplice “baretto” da strada. All’interno la sorpresa con sgabelli in legno, oggettistica e arredi da buen retiro hawaiano: dal pappagallo in legno alla piccola abat-jour in stile coloniale posizionata vicino la cassa fino alle pareti ricoperte da canne di bambù ecc.

La sensazione è di stare per entrare in un’ altra epoca, in un altro mondo o in un documentario sulle isole del Pacifico. Un viaggio nel tempo illuminato sapientemente da poche e calcolate fonti luminose e dal sorriso di Aldo Bruno Russo, capo barman dell’Aloha.

Dietro di lui, un bottigliere particolarmente ricco, con tanti rum in bella vista. Oltre una dozzina di brand e con specialità di ogni tipologia: scuri, Demerara, chiari, ambrati e l’inevitabile “overproof” ad altissima gradazione. Tutti necessari per una miscelazione tiki a regola d’arte. «A volte abbiamo difficoltà a farli amare per le loro singole particolarità e caratteristiche - spiega Russo -. Tutti legano l’amore o il rifiuto verso questo distillato a solo poche marche e tipologie. Occorre fare ancora molto cultura sul rum». Russo è un bartender che unisce la smisurata passione per la propria professione a un intento divulgativo serio, proiettato verso una vera e propria “educazione” del cliente.

 

Progetto divulgativo

«Aloha - aggiunge Russo - nasce da due imprenditori che volevano proporre qualcosa di diverso e che fosse anche il frutto dei loro viaggi in tutto il mondo. Tale volontà si è incrociata con il mio percorso professionale. Collaboro, infatti, con una scuola di bartendering e partecipo a un progetto di studio e divulgazione della miscelazione tiki: il Marama Project».

Presentarsi come uno street bar, peraltro al centro di una movida, come quella casertana, che coinvolge diverse migliaia di persone provenienti da tutte le aree circostanti e che vede in azione concorrenti molto agguerriti non è facile. Aloha ci prova, sorprendendo e giocando anche la carta della convenienza. Particolarmente significativa, ad esempio, la scelta di fissare il prezzo di alcuni dei drink principali a 5 euro.

Al di là della leva del prezzo, la volontà, chiara e decisa dell’Aloha è quella di abituare il cliente a nuove prospettive nel bere miscelato. Lo stile Tiki è, dunque, onnipresente con presentazioni dei drink altamente curate: dal servizio nelle apposite mug alla storia di ogni mix. Totale assenza di menu. Tutto è infatti lasciato all’intraprendenza ed alla missione divulgativa di Aldo Russo.

Tra i drink proposti, innanzitutto, i classici del genere. Come il Mai Tai del pioniere Trader Vic, presentato rispettando fedelmente la ricetta originale con rum jamaicano e martinicano e un’orzata artigianale. «Per la frutta ci riforniamo da un esercente del quartiere - aggiunge Russo - che ci propone prodotti freschissimi. Qui all’Aloha abbiamo una cura quasi maniacale per la qualità di ogni tipo di materia prima». Cultura tiki non è però solo rum o suggestioni hawaiane, è anche commistione con altri alcolici o tendenze apparentemente lontane dal Pacifico, come quella dell’aperitivo italiano.

 

Rivisitazioni e nuovi mix

Ad esempio, il Jungle Bird, cavallo di battaglia del locale casertano, reso noto in tutto il mondo da una ricetta del famoso campione della mixability esotica Jeff “Beachbum” Barry. Creato per la prima volta nel 1970, in un noto albergo di Kuala Lumpur, combina rum giamaicano, lime e sciroppo di zucchero Demerara. All’Aloha ci aggiungono un “ospite d’eccezione” come il Bitter Campari. E il risultato finale è davvero sorprendente. Un’altra rivitazione di un super classico è il Tai 43, personale twist di Aldo Russo: si tratta di una variazione del Mai Tai che vede tra gli ingredienti il raffinato Licor 43 de Cartagena (liquore spagnolo premium) e della Ginger Beer. Il mondo tiki è davvero senza confini.

 

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