Alta fedeltà in miscelazione

B-Side apertura
Nel cuore dell’Alta Badia, B-Side intreccia listening culture e miscelazione con un menu costruito sulle frequenze sonore. Un progetto che unisce impianto hi-fi, design e tecnica. Ma oltre il concept, la domanda è una sola: senza racconto, cosa resta di vero?

A La Villa, in Alta Badia, nel cuore delle Dolomiti, B-Side prova a riscrivere il rapporto tra suono e miscelazione partendo da un presupposto chiaro: la musica non è solo atmosfera, è architettura. Inaugurato pochi mesi fa all’interno del Soleil Alpine Lifestyle Hotel, il locale si presenta come un hi-fi listening bar dove ogni elemento - impianto audio, design, cocktail - è pensato per lavorare in sinergia. Il fulcro è il Frequency Menu, una drink list costruita sulle frequenze sonore espresse in Hertz, che traduce nel bicchiere profondità, struttura e luminosità del suono.

A guidare il progetto è Christopher Sanchez, ceo e co-founder, con oltre vent’anni di esperienza nell’ospitalità internazionale tra Mediterraneo, Londra e Alpi: un percorso che passa da realtà come il Savoy Grill di Gordon Ramsay, il ristorante di Hélène Darroze al Connaught e il Sanderson Hotel, dove ha sviluppato una visione contemporanea del lifestyle alberghiero.

Accanto a lui Emanuela Pezzei, managing owner, con una formazione tra Parigi e Londra tra marketing, pr e gruppi come Hilton e Accor, e un passaggio nel tech applicato all’hospitality con SiteMinder e Freespee, prima del ritorno in Alta Badia, dove rappresenta la terza generazione di una famiglia attiva nel turismo locale. Due traiettorie diverse che si incontrano su un punto: costruire un’esperienza coerente. Ma tolta la narrazione, resta il cocktail? È da qui che parte la nostra intervista.

Se tolgo Qr code e storytelling, il drink sta in piedi da solo? In una degustazione alla cieca, senza sapere la frequenza, il cliente lo riordinerebbe?

Sì, assolutamente. Ogni cocktail viene elaborato seguendo un approccio di mixology ponderato, indipendente dalla narrazione. Ogni drink parte da un ingrediente principale, che viene poi valorizzato attraverso tecniche come infusione, estrazione, macerazione e chiarificazione. L’obiettivo è costruire equilibrio e complessità stratificata, restando però sempre fedeli al profilo aromatico originale. Il concetto di frequenza aggiunge un ulteriore livello di interpretazione, ma il drink in sé è completo. In blind tasting è progettato per reggere il confronto e per essere qualcosa che un ospite sceglierebbe nuovamente basandosi esclusivamente sul gusto.

Chi ha sviluppato il Frequency Menu? Esiste un team dedicato o il progetto è stato costruito in collaborazione con consulenti esterni?

La cocktail list e il concept del Frequency Menu sono stati sviluppati internamente dai founder. L’idea era quella di applicare in un progetto proprio l’expertise accumulata negli anni, traducendo una visione maturata tra ospitalità internazionale, cultura del bere e listening culture. Il processo è collaborativo e unisce direzione creativa, competenze operative e affinamento continuo. In questo ha un ruolo importante anche Emanuela Pezzei, che ha contribuito a orientare il progetto verso un equilibrio di sapori e sensibilità più coerente con il territorio altoatesino.

Qual è il processo tecnico dietro la costruzione di un drink legato a una frequenza? Parliamo di bilanciamento gustativo tradizionale adattato a un concept o esiste un vero metodo replicabile?

Esiste un vero metodo replicabile, pur partendo sempre da una base di bilanciamento gustativo tradizionale. Il punto di partenza è che il sapore è un’esperienza multisensoriale: ciò che sentiamo plasma in parte anche ciò che gustiamo. Il lavoro sulle frequenze non viene usato come storytelling aggiunto a posteriori, ma come principio di costruzione. In termini semplici, il ragionamento parte da un’associazione diretta tra suono e percezione gustativa: le frequenze basse richiamano corpo, densità e calore; la gamma media lavora su struttura, aromi ed equilibrio; le frequenze alte introducono invece slancio, nitidezza e chiarezza. Da questa mappa si sviluppa l’architettura del drink. Le frequenze più alte tendono a enfatizzare percezioni più brillanti, spesso anche più dolci, mentre quelle basse spingono verso profondità, componente amara e una maggiore sensazione materica. La filosofia, in pratica, è che l’equilibrio in ingegneria del suono rispecchia l’equilibrio nel gusto. Ogni drink viene quindi costruito attorno a una gamma di frequenze definita: il suono non viene aggiunto dopo come branding, ma entra nella struttura stessa del cocktail. Poi naturalmente tutto viene verificato con assaggi, iterazioni e messa a punto tecnica, in modo che il risultato resti prima di tutto un drink ben costruito.

Un menu così narrativo quanto impatta sui tempi di servizio e sulla gestione del banco? Avete trovato un equilibrio tra esperienza e rotazione, soprattutto nei momenti di alta affluenza?

Sì, questo aspetto è stato considerato attentamente fin dall’inizio. L’esperienza è stata progettata tenendo conto del flusso degli ospiti, del tempo medio di permanenza e delle esigenze pratiche del servizio. Gli elementi narrativi - Frequency Menu, ascolto e Qr-based storytelling – sono integrati in modo da sostenere il funzionamento del locale, non da rallentarlo. L’obiettivo è mantenere coerenza e qualità senza compromettere il ritmo operativo del bar. Nel tempo il team ha osservato le dinamiche interne, raccolto feedback operativi e monitorato il comportamento degli ospiti, fino a trovare un equilibrio in cui l’esperienza resta coinvolgente, ma il servizio continua a essere fluido ed efficiente anche nelle ore di punta.

Nella retention, cosa pesa di più? Il sistema hi-fi e la programmazione musicale o la qualità del bere? Se uno dei due venisse meno, il progetto reggerebbe comunque?

Entrambi gli elementi sono fondamentali per l’esperienza complessiva, ma dovendo stabilire una gerarchia direi che la qualità del bere viene prima: se il drink non funziona, il progetto perde credibilità. L’impianto hi-fi e la programmazione musicale definiscono l’atmosfera e il modo in cui gli ospiti si relazionano allo spazio; la qualità delle bevande rafforza il concept attraverso gusto ed esecuzione. Sono pensati per lavorare insieme, creando un ambiente coerente in cui suono, sapore e spazio sono allineati. Ciascun elemento può esistere autonomamente, ma l’identità completa di B-Side si esprime davvero solo quando vengono vissuti insieme.

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