
La tazzina del caffè a due euro è una minaccia, uno spauracchio o un’opportunità? Dipende dall’approccio con cui il barista affronta la questione. I consumi di caffè al bar continuano a calare, almeno a volumi: nel 2024, secondo i dati di Competitive data, di oltre l’1%, mentre l’aumento del prezzo della tazzina fa aumentare i ricavi.
Quel che è certo è che l’esplosione del costo del caffè verde rende la riflessione sull’adeguatezza del prezzo della tazzina al bar non più rimandabile. E il calo del potere d’acquisto dei clienti non permette di scherzare. Traduzione: aumentare (ulteriormente) il prezzo della tazzina senza porsi seriamente la questione di quale caffè sto offrendo e di come lo sto preparando rischia di essere un harakiri per i gestori di bar.
Già, perché il mal-trattamento della materia prima è uno dei principali crucci che i torrefattori impegnati nella promozione di un caffè di qualità lamentano.
La frase che fa accendere la lampadina rossa è “Faccio il caffè da 30 anni...”, variante mascherata di quel “ho sempre fatto così” che di solito campeggia sulle bocche di chi ha qualche colpevole a cui affibbiare i cattivi risultati del proprio locale.
Sembra arrivato (finalmente) il momento di alzare l’asticella.
La strada da percorrere ce la indicano le caffetterie di successo: puntare sulla qualità del caffè, sulla capacità di valorizzarla preparandolo al meglio, sul saperlo raccontare, sul proporlo in nuove modalità incuriosendo i clienti, almeno quelli pronti ad andare oltre la tazzina che bevono da anni (dopo aver provato quanto può essere buona la “solita” tazzina di espresso). La storia di copertina, dedicata al Bugan, può dare qualche buono spunto.

La buona notizia è che mai come oggi le opportunità per chi vuole davvero fare del caffè di qualità la propria bandiera sono disponibili e pronte, non solo per gli “impallinati”. Dalla formazione, ai video tutorial, alla gamma di soluzioni disponibili per dar vita a un’offerta di valore, sia sul fronte della materia prima che delle attrezzature necessarie a lavorarla. Sulle pagine di questo numero di bargiornale trovate tante idee, tanti spunti, tante soluzioni innovative. Che ognuno allora disegni la strada giusta per sé: dalle capsule professionali di qualità per chi ha un locale con poca produzione di caffè ma non per questo vuole rinunciare a proporlo fino alle macchine tecnologicamente all’avanguardia per chi vuole curare ogni dettaglio legato alla preparazione in modo preciso (ma anche capace di liberare tempo-lavoro), per concentrarsi meglio sulla relazione con il cliente.
Anche l’allargamento della proposta a nuove modalità di estrazione del caffè oltre l’espresso è resa più semplice dalle macchine per espresso che montano accessori in grado di preparare, ad esempio, un caffè filtro perfetto in un tempo molto ridotto, insieme a cold brew, infusioni ecc. Tutte proposte gradite alle nuove generazioni e anche ai baristi che le hanno sapute cogliere, perché garantiscono marginalità migliori del tradizionale espresso. Non resta quindi che ri-mettersi a studiare: a ringraziare ci penseranno i clienti e... il commercialista.