
Da semplice scatola a kit esperienziale
Di più: se un tempo il packaging serviva “solo” per conservare il prodotto oggi le sue funzioni sono diverse. Farsi notare grazie alla confezione è infatti un’arma competitiva per farsi preferire rispetto ai concorrenti. Ci sono pack che in realtà sono “kit” esperenziali: come le pesche di Sirani, vendute con il contenitore a parte per la crema. Altri pack giocano sulla sorpresa, per esempio tutte le confezioni “maxi”. E la stessa funzione di ogni packaging, trasportare e conservare, evolve verso la necessità di portare a casa tal quale il prodotto, come esposto in vetrina. Si parla di freezzare, “fissare” l’esperienza. Cosa cambia rispetto al passato? Il fatto che la conservazione è legata totalmente all’immagine del prodotto, meno al suo stato fisico di conservazione; “freeze” è un verbo legato solo all’immagine. Anche qui c’è un pack che ha fatto storia: quello a forma di fantasma, disegnato in Giappone dall’Hara Design Institute, per conservare i macarons con lamponi interi e cioccolato di Pierre Hermé. Ma il vero risultato finale che fa capire l’importanza del packaging è la sua conservazione dopo l’uso. Non si butta via niente: scatole, astucci e contenitori sono riutilizzati in altri modi e nelle nostre case diventano un simbolo di status. Non a caso i più accorti pasticceri cambiano pack di frequente. Rarissima e molto ambita, ad esempio, è la scatola di Ladurée firmata John Galliano datata 2010. Se vuoi approfondire le nuove tendenze sul packaging in pasticceria clicca qui per leggere il nostro articolo. Carlo Meo, esperto di marketing, è titolare di Marketing&Trade, società specializzata nell’innovazione nel campo del design strategico e nel design dell’esperienza, nell’individuazione dei nuovi significati di consumo, nel lancio e riposizionamento di brand, nella realizzazione di progetti retail e progettazione di esperienze di acquisto profittevoli e di successo.


