Wi-fi libero, ancora non ci siamo

Professione –

Aboliti gli obblighi di chiedere licenza al questore, identificare gli utenti e tenere registri cartacei con i dati relativi alla navigazione. Rimane da chiarire le responsabilità del gestore qualora venissero riscontrate attività illecite nella sua rete

Dal 2011 il wi-fi è più libero. L’approvazione del decreto Milleproroghe a fine 2010 ha infatti abolito gli obblighi fissati dal decreto Pisanu che tanto ostacolavano la diffusione della tecnologia senza fili nei locali pubblici italiani. In particolare i bar, ma anche alberghi, ristoranti, caffetterie e tutti i pubblici esercizi non hanno più l’obbligo di identificare gli utenti. Per quanto riguarda gli Internet point dovranno invece continuare a fare richiesta di una specifica licenza al questore fino al dicembre 2011. Per Internet point si intendono “gli esercizi pubblici che forniscono l’accesso a Internet in via principale” non importa se con wi-fi o con altre tecnologie: dalla categoria sono quindi esclusi i bar.
Ma la strada verso la completa liberalizzazione del web senza fili non è ancora conclusa. Occorrerà infatti vedere quali norme sostitutive verranno approvate in futuro per quanto riguarda le norme sulla sicurezza. Il controllo dei punti wi-fi era definito dal decreto Pisanu del 2005, nato dall’esigenza di controllare eventuali terroristi che potessero usare la rete da un posto pubblico per ordire piani criminosi. Non teneva conto però delle tecnologie già allora esistenti, che consentono a chiunque abbia un minimo di infarinatura informatica di navigare sulla rete in modo anonimo da qualsiasi computer, anche domestico (come fanno per esempio da anni i dissidenti cinesi, o come è possibile fare con Skype).
L’unico risultato è che l’Italia è diventata il fanalino di coda in Europa per l’apertura di hotspot (i punti di connessione wi-fi pubblici): circa 4.200 secondo il ministero, meno della metà secondo altre fonti e, in sostanza, il 70% in meno rispetto alla media europea. Lo stesso ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha ammesso in una sua relazione al Senato che i contenuti del decreto Pisanu sono superati. Ma ha anche sottolineato che esistono altri mezzi tecnologici, più efficaci dei registri cartacei che gli esercenti dovevano tenere, per tenere sotto controllo il traffico wi-fi su Internet. Esistono al riguardo diversi disegni di legge, che in qualche misura potrebbero reintrodurre nei prossimi mesi nuovi obblighi per gli esercenti.

L’orientamento futuro

Secondo gli esperti, di cui si trovano ampiamente le opinioni sul web, si tratta perlopiù di soluzioni nate vecchie. Come sottolinea per esempio nel suo blog Piero Nuciari, agente di polizia municipale specializzato in temi legati agli esercizi commerciali (www.pieronuciari.it), leggendo i progetti di legge presentati negli ultimi anni c’è da sperare che i parlamentari che li hanno firmati siano in cerca solo di un po’ di visibilità.
L’orientamento futuro potrebbe essere, sempre secondo Nuciari, di imporre identificazione e registrazione soltanto per esigenze investigative consentendo alle forze dell’ordine di richiedere a certi esercenti, per un determinato periodo e per scopi precisi, il monitoraggio degli accessi sullo stile delle intercettazioni telefoniche.

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