I giochi d’azzardo nei locali pubblici

Non impedire il gioco d’azzardo può comportare gravi conseguenze sul gestore

La tecnologia avanza, e cambiano le abitudini dei clienti, ma i pericoli di violare la legge per i gestori sono sempre gli stessi.

Un controllo discreto a quello che succede ai tavoli del proprio locale è sempre consigliato.

Gli articoli dal 718 al 723 del nostro vecchio codice penale disciplinano in generale i giochi d'azzardo.

Il legislatore ha fornito una definizione all'art. 721, dichiarando che "sono giochi d'azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria". Requisiti essenziali del gioco d'azzardo, pertanto, sono l'alea e il fine di lucro.

E' invece irrilevante che il gioco sia o meno inserito negli elenchi di cui all'art. 110 Testo Unico di Pubblica Sicurezza, che sarebbe altrimenti costretto ad un continuo aggiornamento dalle innumerevoli novità nazionali, regionali e locali.

L'alea è il caso fortuito e deve essere valutato oggettivamente sulla base della natura e delle regole del gioco, non in relazione all'esperienza della persona che vi partecipa.

Naturalmente non rientra nella nozione di alea il risultato che dipende da manovre fraudolente, come il barare. In questo caso il reato è un altro e si chiama truffa.

D'altro canto, non sono da far rientrare nel novero dei giochi d'azzardo quelli in cui la vincita o la perdita dipendono esclusivamente dalla perizia del giocatore. Sono, invece, giochi d'azzardo quelli in cui il risultato è affidato esclusivamente alla sorte, come la tombola, i dadi, la roulette.

In moltissimi casi, tuttavia, l'esito di una partita dipende tanto dal caso fortuito quanto dall'abilità del giocatore.

Il rapporto tra queste due componenti varia molto da caso a caso. In questi ipotesi la legge considera d'azzardo quei giochi in cui "la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria", ovvero i casi in cui l'incidenza del fortuito prevale in modo assoluto.

Tale caratteristica è stata riconosciuta dai giudici, ad esempio, al baccarà, al poker, al ramino, al pinnacolo, al biliardino, allo zecchinetto, al sette e mezzo, al domino al gioco delle tre tavolette (o campanelle o dei tre), i quali, perciò, sono da considerarsi d'azzardo.

L'aleatorietà dei giochi vietati dall'art. 718 c.p., insomma, deve essere valutata oggettivamente sulla base della natura del singolo gioco e delle sue regole, considerate nella loro concreta applicazione. Pertanto, un gioco in astratto non d'azzardo, deve essere considerato tale quando, anche per il solo fatto dell'abilità di chi tiene il gioco, l'abilità dell'altro concorrente ha un ruolo minimo, rispetto alla fortuna e al caso, per determinare la vincita.

Ma oltre all'aleatorietà, è richiesta, per l'applicazione delle norme penali, anche il "fine di lucro".

Per questo, non possono essere considerati d'azzardo quei giochi di natura aleatoria fatti a puro fine di passatempo o di divertimento.

Attenzione: la semplice esiguità della posta giocata non vale ad escludere il fine di lucro.

Ovviamente, però, la particolare modestia della scommessa - ad esempio, la consumazione di una bibita al bar -, esclude il fine di lucro.

E' possibile fare il punto della situazione sugli italiani, popolo di affezionati giocatori ?

Se i giochi di carte sono meno diffusi, gli ultimi anni hanno visto l'esplosione dei video poker, prima, e delle slot machines, poi.

L'azzardo non calerà mai, e le leggi mirano a regolamentare, certo, ma anche ad incassare.

Come limitare in modo sensato il gioco d'azzardo ed evitare gli abbrutenti spettacoli di uomini soli in catalessi davanti al minidisplay ?

I problemi sono molti, e molti, per fortuna, non riguardano unicamente bar e locali.

Il primo è Internet. Il gioco d'azzardo è sempre più on-line. Ci sono migliaia di siti, e basta una carta di credito. Se il gestore del sito è italiano, la Finanza può ordinarne la chiusura: casi rari.

Il secondo è l'aggiramento della legge. Non basta proibire i videopoker e i giochi basati sulla logica del poker. Che cosa succede se viene installata una videobriscola?

Cambiare i poker in slot non cambia. Dato che lo Stato ha il suo solido prelievo fiscale, gli italiani continueranno a giocare, dappertutto e, a volte, di nascosto.




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