Distributori associati o indipendenti? Vince chi presidia meglio il territorio

Osservatorio –

Un’analisi sui bilanci dei grossisti di bevande realizzate dalla società specializzata Progettica mostra una sostanziale somiglianza nella redditività delle due tipologie di aziende. La crescita della marginalità si lega alla capacità di conservare una leadership locale

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Associati e indipendenti (circa) pari sono, almeno in termini di performance economiche: è il risultato che si evince dall’analisi comparata dei conti economici di un campione di distributori del beverage del mercato italiano realizzata dalla società bergamasca Progettica per conto di Cda (Consorzio Distributori Alimentari).
Il confronto mostra una sostanziale somiglianza nella capacità di produrre reddito in tutti gli indicatori, dal margine lordo giù giù fino all’Ebt. E se i grossisti associati – che comunque detengono circa il 54% del mercato – mostrano una redditività di un paio di decimi inferiore rispetto agli indipendenti, la situazione si ribalta quando si prendono in considerazione solo i best performer delle due categorie.
«La scelta di associarsi – spiega Alberto Scola, responsabile pianificazione strategica di Progettica – è legata a criteri più ampi della pura convenienza economica. Tra i valori riconosciuti come fondamentali spicca la possibilità di scambio e di confronto con altri colleghi che l’appartenenza a un gruppo offre».

Leadership locali
L’analisi del gruppo dei best performer rivela un elemento chiave dell’attività dei grossisti. Non si riscontrano, infatti, particolari concentrazioni dei “campioni di redditività” né sulla base delle dimensioni d’impresa (i grandi non sono più performanti dei piccoli), né sulla base dell’area geografica in cui opera l’azienda (Nord, Centro, Sud). «Nella maggioranza dei casi – rivela Scola – le aziende con i risultati migliori sono quelle che hanno saputo meglio di altre costruire e difendere una posizione di leadership territoriale».

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